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LETTERA A B&P: VIDEO, CRISI E MALCOSTUME. QUALE FUTURO? PDF Stampa
sabato 04 aprile 2009

Alla redazione di Broadcast e Production: Gentile redazione, il motivo che mi spinge  a scrivervi è finalizzato a far emergere la disastrosa situazione in cui si sono venuti a trovare  i tecnici televisivi italiani. Lavoro in questo settore da più di venti anni,  in qualità di Operatore di ripresa video e di RVM.  Ho sempre svolto il mio lavoro con passione, riconosciuta professionalità e tanti sacrifici. (segue)

Come è  noto   le produzioni dei  network sono  affidate in appalto ad aziende private (grandi, medie, piccole o piccolissime; ce n’è di tutte le taglie) conosciute col nome di video-services. naturalmente il criterio prevalente di attribuzione della “commessa” mediante  aste con ribasso del prezzo di partenza. Queste aziende video service, formate come società, cooperative o ditte individuali,  hanno investito enormi capitali in mezzi ed in tecnologia; alcune di queste hanno anche più di una sede  sul  territorio nazionale.Il personale specializzato a cui queste aziende affidano la realizzazione pratica dell’evento televisivo da trasmettere è formato in piccola parte da dipendenti, in parte massiccia da free-lance reperiti sul libero mercato col criterio della chiamata “a lavoro”. La legge prevede che ciò avvenga mediante assunzione “ENPALS”, con obblighi previdenziali, assicurativi e quant’altro. Nei fatti sempre più spesso si tenta di eludere questa modalità, ritenuta onerosa, aggirandola attraverso inquadramenti impropri (improbabili Partite Iva per lavori subordinati e senza noleggio di attrezzature, generiche “prestazioni occasionali”) o addirittura illegali o menzogneri (nero, semi-nero, occultamento della vera mansione svolta ecc).Voglio soffermarmi sulla qualità e modalità di lavoro eseguiti dai tecnici televisivi per conto di queste aziende:

1. Non esiste un vero contratto, né un tariffario di riferimento, sui  dovuti compensi: ogni azienda ha un suo tariffario, che negli anni ha subito continui ribassi, nonostante l’inflazione e il passaggio, dolente, da Lira ad Euro; non esiste quasi mai un’indennità di trasferta e lo straordinario riconosciuto solo in un caso su cento. Completamente defunte, invece, le indennità per il lavoro notturno e festivo.

2. La diaria per i pasti ei  rimborsi chilometrici sono arbitrari e mutano da ditta a ditta. Non immaginereste nemmeno quante volte mi è stato chiesto di presentarmi sul luogo di lavoro “già mangiato” –proposta indecente a cui  molte volte rispondo che al posto della colazione avrei dovuto consumare il pranzo –

       Anche per la tariffa  del rimborso chilometrico, i prezzi variano- ogni azienda  ha il proprio; in comune   

       hanno solo che sono tutte ampiamente al di sotto delle tabelle previste dal ministero o dall’ACI. 

3. Non esiste un orario di lavoro e le giornate spessissimo superano  le 16 ore.

4. Le mansioni sono sempre multiple. Molti di questi tecnici devono fare l’autista dei mezzi, il tira cavi, il facchino e poi, finalmente, il proprio mestiere e la propria mansione;

5. I tempi del pagamento della fattura ( che, si badi bene, non è l’inquadramento previsto dalla Legge) di solito (erano) “a 60 giorni”, poi  divenuti  90 e 120. Oggi, poi, in tempi di crisi e con il moltiplicarsi di ditte prive di scrupoli e dei requisiti minimi di legalità, non di rado capita di non vedere  neppure  un centesimo di euro: semplicemente non pagano. Considerate  quanti soldi si spendono per le  telefonate di sollecito!!

6. I trasferimenti del personale  sul luogo di produzione, se organizzate da alcune di queste ditte, avvengono con il criterio della stiva: per  ogni mezzo 5 o 6 persone. Che aumentano di numero quanto si tratta di spostarsi verso alberghi o ristoranti includendo anche gli autisti dei mezzi pesanti ormai “ormeggiati” nei TV Compound. Tutto diventa ovviamente ingestibile.

7. Scarsissime condizioni igieniche per i bisogni fisiologici: molte volte si va a chiedere  nei  Bar, da privati, o “ci si arrangia” per la strada.

8. Per lunghe trasferte invece si preferisce sempre il treno, o la cuccetta. l’alternativa del viaggio in aereo RARAMENTE esiste. Il tecnico spesso inizia un lavoro professionale già con 8 o 12 ore di viaggio sulle spalle, purtroppo a discapito della concentrazione sul lavoro. 

 

Ancora…. ricatti, preferenze accordate a chi garantisce sconti indipendentemente dalla qualità, mancate retribuzioni  di giornate  e di diarie riguardante i cosiddetti “rientri”, cioè giornate dedicate al viaggio di ritorno se svolto il giorno successivo a quello di fine-lavoro. Insomma una questione lavorativa  paragonabile a quella degli extracomunitari di cui spesso sentiamo parlare nelle cronache nazionali.Un lavoro senza  albo professionale , senza tutela sindacale e senza  un  contratto   nazionale. Considerate poi che la mancata richiesta di requisiti adeguati fa si che sempre più persone che pratichino questi mestieri  solo per  necessità e senza quella passione e vocazione  che sono l’unici criterio per non far scadere la qualità della nostra televisione. Questa è la triste realtà di un lavoro, un tempo Nobile con la “N” maiuscola!

 I services lamentano un crescente taglio dei compensi a fronte di aumenti continui di pretese di prestazioni da parte dei network. E la concorrenza sleale di chi non rispetta gli obblighi di legge, che, come è noto, comportano grossi costi.

Cosa ne pensate?  Sono tempi di crisi. Che sia il momento giusto per una grande rivoluzione?  Parliamone. Noi vogliamo dignità per il nostro lavoro e giustizia. Spero che non passi inosservata questa lettera; vorrei veramente sapere una vostra opinione in merito

Cordiali saluti Antonio Farina.

 

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Antonio Farina

Via G. Matteotti,56

71029 TROIA (FG)

 

Che aggiungere, se non: più che un "nostro parere" sarebbe certo il caso che si aprisse un dibattito sul tema tra professionisti.

La Redazione di B&P

 

 

 

 
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