DOSSIER

MICRO WEB TV IN ITALIA

 

Netizen 2009: Italian Internet Citizen

Ecco la seconda parte della sintesi dei risultati del recente rapporto su micro web tv, video-blog,micro portali informativi e aggregatori di contenuto

 

 (Segue dal numero 2/2010 di B&P.) “Content is the king”, sostiene l'esperto di nuovi media Harry Gold in un suo recentissimo post online. Trionfa tra le micro web tv la natura generalista del proprio palinsesto: il 25% dei canali si definiscono monotematici, mentre il restante 75% realizzano programmazioni variegate. Considerando il totale delle produzioni realizzate, il 22% rientra nell’area tematica “cultura”: si tratta della percentuale più elevata. Da evidenziare anche il 20% relativo alla categoria eventi: soprattutto per ciò che concerne i contesti di provincia, la presenza di telecamere legittima e talvolta favorisce la riuscita degli avvenimenti pubblici. All’evento partecipa la comunità nella sua interezza, quella stessa comunità che ama raccontarsi e rivedersi attraverso le finestre della sua micro web tv. Ampio spazio viene lasciato poi anche ai temi della politica, della cronaca e dello sport, mentre risultano in coda alla classificazione il turismo e la religione. Per quanto riguarda in particolare la tematica religiosa è significativo il numero di emittenti che nascono in associazione a realtà parrocchiali locali: sono proprio questi i canali che dedicano maggiore spazio a determinate tipologie di contenuto. Nella maggior parte dei casi si cerca di evitare l’acquisizione di un’identità eccessivamente connessa ai vecchi media.

 

Contenuti e linguaggi:  “engagement” territoriale

Non si può parlare di micro web tv senza legarsi necessariamente nel luogo in cui si accende il canale. Molti sono le produzioni che risultano estremamente radicati al proprio contesto di riferimento, al punto che in alcuni casi essi diventano strumenti interamente finalizzati a servire la comunità e tutto ciò che ad essa è legato. Il dato appare piuttosto evidente: più della metà delle emittenti (62%) dedica oltre il 75% della programmazione al racconto della realtà territoriale.  Anche in questo caso, rispetto al totale della programmazione destinata al locale, la maggioranza dei prodotti viene realizzata su strada, ovvero in situazioni che promuovono lo stretto contatto con il contesto territoriale, mettendo così in risalto il forte legame tra comunità e ambiente.  Tale tipologia di narrazione non solo è continua e dettagliata, ma investe le più svariate aree tematiche. In ambito locale, la cultura registra la percentuale più elevata. A seguire la politica: numerose sono infatti le web tv che danno voce alle realtà partitiche e istituzionali del territorio, talvolta ricorrendo anche alla trasmissione dei consigli comunali. La tematica relativa agli eventi, merita un approfondimento specifico, in particolar modo in relazione a quella che è l’analisi del valore, delle motivazioni e delle logiche che ne muovono la scelta all’interno del più ampio processo di valorizzazione territoriale. Le emittenti seguono gli eventi sul territorio, li selezionano in base ai loro interessi e alle aree tematiche dominanti, inserendoli poi all’interno della programmazione ordinaria, creando in qualche modo una personalissima agenda setting destinata nel tempo ad accrescere il proprio peso specifico.  Essi diventano strumenti privilegiati del racconto, consacrati dalla tv che con la sua presenza crea un valore aggiunto, un motivo valido perché quel momento della vita comunitaria abbia successo. Una parte degli intervistati parla di “particolari contesti di provincia”, ovvero di quei luoghi dove le telecamere dei media generalisti solitamente non arrivano. Nella scelta della tipologia di eventi da seguire diventano determinanti le tematiche ordinariamente affrontate dal canale: la cultura e la politica riemergono in percentuali elevate con convegni e dibattiti, sagre e mostre. La volontà implicita è quella di restare saldamente ancorati alla cultura di riferimento senza dimenticare la necessità di un’apertura verso la realtà complessiva della rete. La ricerca di coinvolgimento del territorio si misura poi anche attraverso la penetrabilità del canale da parte di contributi esterni alla redazione, ma interni alla comunità, quelli che tra gli addetti ai lavori dei new media vengono apostrofati come “user generated content”, ovvero contenuti auto-generati dagli stessi utenti.

La maggioranza delle redazioni considerate, pur dichiarandosi “fissa ma aperta a chiunque voglia collaborare”, dimostra una tendenza inversa nell’ottica di un’apertura nei confronti di collaboratori esterni. Infatti nemmeno la metà dei soggetti intervistati (37%) si dice completamente disposta ad accogliere questo genere di contributi. Tali dati apparentemente in contraddizione con l’elevato radicamento territoriale che questi canali registrano, possono essere spiegati alla luce di un tentativo diffuso di professionalizzazione dell’attività che finisce per implicare un’attenta selezione  dei contenuti da trasmettere (50%).

 

Sistemi di distribuzione:  gratis è meglio

Perché questi canali scelgono il web e in che modo lo utilizzano? Alcune delle emittenti intervistate nascono su frequenze analogiche (i coni d'ombra delle sperimentali telestreet o le prime sperimentazioni di tv locali), sviluppandosi in Rete solo successivamente. È questo uno degli elementi che contribuiscono a differenziare l’insieme delle motivazioni che hanno spinto le singole micro web tv a vedere nella Rete lo strumento di trasmissione privilegiato. Dai dati risulta che si approda online soprattutto per abbattere i costi (28%) e per arginare i vincoli imposti dai media tradizionali (25%). C'è poi un 19% relativo all’interazione con gli utenti: sono pochi i canali che hanno sfruttato appieno questo tipo di potenzialità, nonostante l’importanza data a parole. In Rete la distribuzione avviene utilizzando piattaforme gratuite di distribuzione, quali YouTube o Mogulus: si tratta di una scelta significativa poiché tali portali intercettano un’utenza estremamente vasta e variegata, sganciata dalla comunità e dal territorio. Inoltre essi sviluppano una componente interattiva e di partecipazione che nei normali siti web non sempre trova spazio. Talvolta, anche laddove l’emittente sceglie di privilegiare altre forme di distribuzione (dominio proprio o dominio su altra piattaforma), YouTube rappresenta un'occasione di allargamento e di completamento dell’offerta: quasi la metà delle micro web tv considerate (42%) possiede, in aggiunta al sito, un proprio canale. È interessante capire se questo fenomeno contribuisce effettivamente ad un potenziamento del profilo e ad un aumento della penetrazione per ciascuna emittente.  Certamente la volontà è quella di allargare il proprio bacino d’utenza, superando le barriere del territorio e della comunità per arrivare anche agli altri abitanti della rete. Il riscontro è ancora basso: la maggioranza di questi canali è nata tra il 2007 e il 2008; da allora le visualizzazioni risultano, nella totalità dei casi, nettamente inferiori agli accessi mensili rilevati da ogni singola micro web tv. Allo stesso modo è molto basso il numero degli iscritti e quindi di coloro che dovrebbero prendere parte attivamente alla riuscita del progetto. In molti casi, il canale diventa quindi un luogo di pubblicazione di video che saltuariamente riesce a coinvolgere l’attività di navigazione dell’utente. Tornando alle piattaforme adottate, la quasi totalità delle micro web tv prevede l’opzione on demand per la selezione dei contenuti: la costruzione di un palinsesto strutturato non personalizzabile, tipica dei canali generalisti, appare in parte superata nell’ambiente della Rete. La metà dei canali inoltre comprende la possibilità per l’utente di scaricare contenuti video sul proprio computer, mentre solo il 30% consente la fruizione su cellulare o ipod.

Ecco allora che interazione e partecipazione restano spesso proclami teorici, poche volte messi in pratica. Nonostante l’importanza riconosciuta, solo una minoranza delle emittenti ingloba blog o community associate al sito. Lo stesso vale per l’inserimento di contenuti da parte dell’utente, che a stento viene visto come soggetto attivo in grado di influenzare direttamente le trasmissioni.

Per quanto concerne la scelta dei formati con cui realizzare i propri prodotti audiovisivi, solo una piccolissima parte sperimenta l’adozione dell’alta definizione (5%). Quello adottato maggiormente è il Flash Video (43%).  Tuttavia molti si dicono propensi a cambiare piattaforma di distribuzione nel tempo (25%), indicando un canale televisivo digitale terrestre come possibile scelta alternativa. Più della metà  di questi soggetti individua, come accordo ideale, la cogestione dell’ipotetico canale. È un dato significativo poiché rileva la presenza di una parte relativamente consistente di micro web tv che, in condizioni favorevoli, sarebbe disposta ad abbandonare la rete in favore di uno spazio, seppur minimo, nella distesa sconfinata della televisione digitale.

Per maggiori informazioni e per la versione integrale del lavoro, potrete contattare: info@altratv.tv.