SUONO&STUDIO

 

Stanze per l’Home Theatre

a cura del dr. marco Fringuellino*

 

l sistema di emissione dei segnali sonori in formato multicanale, ossia con un numero di sorgenti superiori alle due tipiche del tradizionale impianto stereo, si è sviluppato grazie all’evoluzione del sonoro nel cinema. Questo, infatti, è stato il campo in cui vennero realizzate le prime e fondamentali sperimentazioni, in quanto i produttori ritenevano importante calare il più possibile lo spettatore nell'esperienza sensitiva del film: un audio avvolgente e coinvolgente senza dubbio aiutava fortemente nel compito. Dalla pionieristica introduzione del sonoro nel cinema negli anni ’30 del secolo scorso, con l’audio analogico inserito su una traccia ottica monofonica (Academy Optical Mono Soundtrack), fu per prima la Walt Disney (nel 1937) con il film Fantasia, a realizzare la prima vera sperimentazione della riproduzione multicanale, battezzata Fantasound. Venne creata una pellicola proprietaria con 4 tracce ottiche dedicate al sonoro: tre audio ed una di controllo. I cinema erano attrezzati con tre sorgenti frontali (L/C/R) poste dietro lo schermo e 2 insiemi raggruppati di casse (quindi altri due canali) sulle due pareti laterali: nacque il concetto di canali di Surround (canali S). I segnali delle tre tracce audio erano indirizzati verso le cinque sorgenti per mezzo della traccia di controllo che azionava un complesso meccanismo. Una pietra miliare fu il film Star Wars, con tre canali frontali ed uno surround (L/C/R/S) più due tracce che portavano lo stesso segnale di basse frequenze per dare a queste maggiore dinamica, facendo così nascere per la prima volta il canale degli effetti in bassa frequenza (Low Frequency Effects LFE).

Per molti anni i formati cinematografici furono dettati dalle case di produzione (THX, Dolby, ecc.), fino a che degli enti internazionali di codificazione, come SMPTE ed EBU, decisero allora di adottare un nuovo standard per il cinema su 35 mm.

 

Caratteristiche

È la nascita del cinema con audio digitale a sei canali in PCM a 20 bit, consistenti nei canali sinistro (L), centrale (C), destro (R), surround sinistro (LS), surround destro (RS) ed il canale per le basse frequenze (LFE). Il riferimento attuale sul multicanale, formato 5.1, è la norma ITU-R BS. 775, di cui abbiamo già parlato nell’articolo n° 3 del 2007, che definisce i posizionamenti delle sorgenti e le loro caratteristiche:

1. i cinque canali sono da posizionare ad angoli precisi su una circonferenza, più un sesto canale dedicato alle basse frequenze di collocazione libera;

2. La distanza fra i canali L e R (detta larghezza base stereo B) è regolata per le sale di ascolto dalle norme ITU-R BS. 1116, e può variare da un minimo di 2 ad un massimo di 5 metri, restando preferibile dai 2 ai 3 metri;

3. Il raggio della circonferenza è legato all’ampiezza dello schermo per le immagini, e può essere compreso fra 3,3 e 6,6 volte l’altezza dello schermo;

4. I diffusori elettroacustici che riproducono i canali devono essere tutti uguali, a radiazione diretta, full range, posti alla stessa altezza (consigliata 1,2 m, l’altezza dell’orecchio umano in posizione seduta) e diretti verso il centro dove è posto l’ascoltatore;

6. Il subwoofer deve avere una banda di riproduzione da 20 a 120 Hz (monitorato attraverso un filtro passa basso a 120 Hz) e amplificato di + 10 dB rispetto agli altri canali.

L’introduzione del supporto laser DVD ha permesso la nascita dei cosiddetti home theatres, avendo una capacità di memoria che permise di ospitare sia il contenuto video, sia l’audio multicanale. Sempre più persone dotano le loro abitazioni di impianti per la riproduzione di audio multicanale (anche di elevato valore), collocandoli solitamente nei propri salotti, con un risultato di ascolto il più delle volte deludente. Il problema è l’acustica dell’ambiente, che se non è corretta rovina totalmente l’ascolto. Sarebbe dunque necessario dedicare una stanza apposta a questo impiego, cosicché la si possa allestire acusticamente ad hoc.

 

 

Necessità

Le necessità acustiche inerenti alle stanze dedicate ad home theatre sono le seguenti:

1. innanzi tutto migliorare la distribuzione modale per controllare le onde stazionarie, utilizzando stanze preferibilmente grandi, possibilmente con assenza di pareti parallele, aventi un corretto rapporto dei lati;

2. trattare acusticamente tutte le superfici con opportuni elementi assorbenti e diffondenti, per evitare l’interferenza fra le prime riflessioni ed il campo diretto;

3. inserire degli assorbimenti progettati per ottenere una certa linearità della risposta in bassa frequenza, così che i bassi siano pieni ma non risonanti;

4. contenere il tempo di riverberazione a valori inferiori di quelli di una stanza comune, il che migliora moltissimo l’intelligibilità del parlato e non va a sovrapporsi con l’effetto dell’ambiente già registrato nella colonna sonora;

5. aumentare la diffusione del campo per creare l’effetto psico-acustico di sentirsi in una sala più grande e favorire il surround;

6. posizionare correttamente sorgenti ed ascoltatore, in conformità alle norme ITU-R BS. 775.

Tutte queste correzioni devono essere meno invasive di quelle analoghe che si progetterebbero per una regia professionale (in cui lo scopo non è la fruizione, ma l’analisi chirurgica del segnale musicale), in quanto l’audiofilo comune in genere non gradisce ambienti con un'acustica troppo “spinta”, ossia troppo diversa dai suoi ambienti di riferimento naturali. Nelle due foto possiamo osservare gli interni di una TV Room realizzata a Milano per un privato dalla ditta S-M di Lissone.

 

 

Dott. Marco Fringuellino

m.fringuellino@smcontract.it

Consulente della S-M di Pino Stillitano

www.S-M.it