RUBRICA

OSSERVATORIO SWITCH OFF


Il punto, dopo un anno di esperienze: mettiamoci sul divano…

a cura dell’Ing. Davide Moro

 

Abbiamo ormai alle spalle un annetto di switch-off e switch-over, e vale la pena soffermarsi su alcune cosette di questi mesi per qualche riflessione. Non su come si sta assestando l'etere, sulle frequenze che vanno e su quelle che vengono. Vorrei parlarvi di quello che sta dall'altra parte, cioè a casa delle persone. Sono sempre convinto che realizzare la migliore rete TDT sia solo una parte dell'opera. Ma se chi sta a casa non accende il decoder, tutto il resto sarà servito a poco

 

Il modo migliore per far accendere il decoder a chi sta a casa è rendergli la vita semplice. Un annetto fa, appunto, la Sardegna apriva le danze. Esperimento riuscito, anche se per quanto riguarda la comunicazione ed il rapporto con i clienti (i cittadini) alcuni spunti meritavano di essere approfonditi. È stato fatto? Con quale risultato?

Vi chiedo scusa se vi racconto un episodio tratto dal mio quotidiano, ma potrebbe essere una delle possibili risposte alle due domande di cui sopra. Quest'anno abbiamo deciso tardi dove passare le vacanze. All'inizio dell'estate chiamo per verificare se il consueto alloggio in montagna è ancora disponibile. La mite signora dall'altra parte del filo mi dice che sì, è ancora disponibile, e mi da alcuni ragguagli su cosa è cambiato dall'anno scorso. Al termine della chiacchierata, la voce si fa timorosa e la signora con un sussurro mi dice: “Ah, e poi c'è un'altra cosa”. Sospira. Tono preoccupato, da roba seria. “C'è la cosa della televisione che non si vede”. Come scusi? “La cosa nuova della televisione che si vede e non si vede”. Faccio mente locale. La cittadina è al confine con l'Alto Adige, ma per pochi chilometri è ancora in provincia di Trento. Intende che non si vedono più RaiDue e Rete4, signora? “No, si vedono, però male”. E scusandosi mi lascia intendere che sta attraversando un momento difficile, il decoder (“la cosa nuova”) non l'ha messo né a casa propria né in quella (peraltro molto bella) da affittare, e che la spesa per il decoder proprio non ce la fa a sostenerla ora. Però ha chiamato l'antennista che le ha sistemato l'impianto per ricevere (male) RaiDue e Rete4 da impianti che, forse destinati all'Alto Adige, sono ancora in analogico. Inizio a sospirare io. Dico alla signora di non preoccuparsi, il decoder lo porterò io. La signora si illumina: davvero ne ho a casa uno?

Ce n'è abbastanza per incuriosirmi. Porto il decoder più piccolo che ho, uno zapper che sta nel taschino. Tutti i canali nazionali si ricevono perfettamente in TDT. Invece RaiDue e Rete4 in analogico si vedono, ma davvero male.

Durante il soggiorno la signora mi chiede come va la televisione. Le dico che ho portato il decoder e che si vede tutto benissimo, tranne le emittenti locali che sono tutte solo in analogico. Rimane di stucco. “Ma non c'è da cambiare tutta l'antenna per la cosa nuova?” No signora, potrebbe darsi, ma non è la regola. “Ma l'avevano detto in televisione che c'era da cambiare tutto!…”.

 

Le cose che non tornano

Ci sono un po' di cose che non tornano. Per quale motivo la signora crede che l'acquisto di un decoder possa essere una spesa così rilevante da metterla in difficoltà? Per darvi un'idea, la maniglia della porta di quella casa costerebbe più del mio zapperino. Per quale motivo la signora invece di affrontare la folle spesa del decoder chiama (paga) un antennista perché le adatti l'impianto per ricevere male gli ultimi residui di analogico, che peraltro dopo sei mesi verranno anch'essi spenti? Perché di tutta la comunicazione agli utenti, che pure in provincia di Trento è stata fatta con criterio, la signora ricorda distintamente solo che “per la cosa nuova bisogna cambiare tutta l'antenna, sennò si guasta”, informazione peraltro confermatale dall'antennista?

Ovviamente un caso singolo non fa testo, ma secondo me tutti, operatori di rete, associazioni di categoria, enti ed istituzioni dovrebbero darsi rapidamente da fare affinché episodi come questo diventino semplicemente impossibili. Per esempio dicendo in TV quanto costa uno zapper. Trincerarsi dietro il libero mercato è una scelta tartufesca, che si ritorce contro il sistema intero. E a poco serve dire che sui volantini delle catene di elettronica ci sono i prezzi in bella evidenza. Chi vive in una pur splendida montagna, ed è lontano dai centri commerciali, ha ancora lo spauracchio dell'assistenza. Ho fatto notare la cosa alla signora, che mi ha detto “E se poi si guasta? Questi non vengono se non l'ha comprato da loro”. Ringraziamo il libero mercato. E facciamoci tutti un po' di domande, magari sforzandoci di trovare anche le risposte, possibilmente in fretta.

Il modo migliore per far accendere il decoder a chi sta a casa, dicevamo, è rendergli la vita semplice. Certo, sarebbe bene fare in modo che il cittadino che accende il decoder possa anche trovare dei programmi di proprio gradimento. Uno degli argomenti più cavalcati quando si parla dei vantaggi che il digitale terrestre offrirà ai cittadini è la moltiplicazione dell’offerta di programmi e contenuti. Stiamo andando in questa direzione?

 

Quanta abbondanza!

Una delle cose che mi balzò agli occhi quando, in una cittadina a nord della provincia di Trento e con un’antenna casuale, feci la prima scansione con il mio zapperino, fu il numero di “canali” trovati: 63 programmi TV. Sessantatré, e in un’area di switch-over, non in un’isola digitale! Ma allora stiamo andando nella direzione giusta! Andiamo a vedere che canali erano.

I tre canali Rai e i tre canali Mediaset, La7, Rai4. E sono nove. Tre canali “+1”, per ciascuna delle tre reti Mediaset. Dodici. 24 canali a pagamento. I restanti 27 erano PID “vuoti”, di quelli messi lì per “mettere il cappello”. Niente TV locali, niente contenuti gratuiti di qualità (Iris, Boing, Rai Gulp, …) o almeno diversi da quelli che si trovano in analogico, niente emissioni internazionali. Riepilogando: il gruppo più numeroso di canali era quello dei canali “segnaposto”, cioè che non ci sono. 27 su 63 significa che circa la metà del totale, semplicemente, non esiste. Seguono i contenuti pay, 24 su 63 ma con lo zapper non si possono vedere, e siamo a 51 su 63 che danno il nero. Degli altri 12, i tre “+1” rappresentano una indubbia comodità, ma non credo che abbiamo messo in piedi il digitale terrestre per questo. I rimanenti 9, beh, si vedono anche in analogico (per Rai2 e Rete4: male). Stando così le cose, il periodo di switch-over perde buona parte del proprio senso. Non serve a far familiarizzare le persone con la nuova tecnologia, attraendole con una nuova e molto più ampia offerta di contenuti. Riesce invece a costringere i più a vedere male due reti per un certo periodo di tempo, trascorso il quale non vedranno più niente del tutto e non si ricorderanno nemmeno come si accende il decoder, figuriamoci come si sintonizza!

 

E se non facessimo switch-over?

Mi viene un dubbio. Non sarebbe il caso di eliminare lo switch-over? E fare direttamente lo switch-off? Lo switch-over, per come è stato pensato, ha sicuramente un ruolo importante e ben definito nel processo di passaggio alla TDT. È utile per gli editori, che hanno modo di verificare sul campo la bontà delle proprie scelte prima del passaggio irreversibile, è utile per i cittadini, che hanno modo di toccare con mano i vantaggi offerti dalla nuova tecnologia. A patto che li mettano in condizione di vederli, questi vantaggi. Forse non tutti gli editori hanno colto la dimensione collettiva dello switch-over. E ne hanno invece messo in atto una versione formalmente ineccepibile, ma esclusivamente pro domo propria. Gli editori avranno sicuramente le loro buone ragioni, ma la sensazione è che non stiamo cogliendo appieno una importante opportunità, anche di mercato: se i cittadini vedono solo i lati a sé sfavorevoli del passaggio alla TDT, che li costringerà pure a mettere mano al portafogli per acquistare i decoder, la TDT parte male. E invece abbiamo bisogno di entusiasti, di gente che vede, tocca con mano e crede che i vantaggi ci siano, diversi a seconda delle proprie preferenze e del proprio profilo di consumo, ma vantaggi per tutti, e lo racconta in giro. Serve a creare un “sentimento” positivo, perché di cose che iniziano avendo tutti contro, e pure diversi editori sono in prima linea in questo sport inopportuno, francamente in questo periodo non ne sentiamo la necessità.

 

Polemiche

Un’altra cosa che mi ha dato molto da pensare sono le tante polemiche che ancora accompagnano il sistema di ordinamento automatico dei canali LCN. Le proposte sul tavolo sono tre: abolirlo, introdurre per tutti i canali la numerazione a tre cifre, lasciare tutto com’è. Nessuna di queste soluzioni mi piace e nessuna si colloca sufficientemente avanti dal punto di vista tecnologico. Da un lato provo un certo fastidio nel pensare che qualcuno, a mia insaputa, decida su quale tasto del mio telecomando io debba trovare un determinato programma. Vero che posso sempre modificarlo, ma allora a che serve? Dall’altro, il sistema della numerazione a tre cifre è un rimedio peggiore del male. I sostenitori delle tre cifre sostengono che così sarà molto attenuata la sensazione di disagio e di scomodità nel digitare il numero a tre cifre che inevitabilmente sarà toccato alla nostra piccola emittente locale preferita. Curioso: per rendere tutto uguale, rendiamo tutto più scomodo. Dovremmo invece rendere tutto più comodo, non credete? Vedi quanto detto sul “sentimento positivo” poco sopra.

 

Immaginando

Provate a pensare se si potesse fare così. Innanzitutto prendiamo atto che non è per nulla scontato che il cittadino medio ami farsi entrare nel decoder da una porta segreta e lasciare che qualcuno decida quale tasto deve pigiare per trovare il proprio programma preferito Tra l’altro, il tasto di quel programma sarà lo stesso in tutti i telecomandi della città o della provincia, cose da prima della rivoluzione francese. Poi si dovrebbe imporre per legge che tutti i decoder o i televisori integrati debbano poter comunicare (senza richiedere l’uso di opzioni aggiuntive) con un PC che, utilizzando un software gratuito messo a disposizione dall’Authority, indicherà loro su quale tasto mettere quel dato programma. E infine imporre ai rivenditori di elettronica e ai centri di assistenza di offrire, ad un costo giustificabile, un servizio del tipo: caro signore, scriva su questo foglio come sono messi i programmi sul  televisore che oggi ha a casa sua. Il nuovo decoder o televisore, opportunamente istruito dal personale di vendita o assistenza col software di cui sopra, li replicherà fedelmente. Se il cliente lo desidera, altrimenti farà da solo. Le indicazioni valgono solo per i programmi espressamente indicati dal cliente (in fondo è lui che paga il decoder, no?), il resto verrà ordinato in base alla frequenza di trasmissione, come è sempre successo da quando hanno inventato la ricerca automatica. Non nel digitale, nella TV analogica. Era così difficile?

 

 

Ing. Davide Moro

 Attivo nell'ambito delle telecomunicazioni e della grande impiantistica, Davide Moro si occupa tipicamente della gestione di grandi progetti operativi o strategici (comunicazione, metodi e strumenti per la gestione e l'ottimizzazione di processi aziendali, e la gestione del cambiamento). Ha lavorato per AGIP, Foster Wheeler, TIM - Telecom Italia Mobile, e Rai Way. Attualmente esercita la libera professione come consulente nel mondo del Broadcasting.