SPECIALE

TRASMISSIONE RTV SUL WEB

 

Il ruolo centrale dei dispositivi IT nelle stazioni televisive

 

di Craig Norris

 

Il mio rapporto con il mondo della televisione è iniziato quando sono stato assunto dalla Sony nel gennaio del 1984; mi avevano preso in quanto avevo delle competenze informatiche avendo partecipato al processo di automazione della produzione dei giornali di Rupert Murdoch alla News Limited di Sidney. La piattaforma utilizzata all’epoca era un computer PDP-11/70, collegato a un hard disc delle dimensioni di una lavatrice!

La Sony aveva qualcosa che serviva alla News Limited: un leggero word processor  portatile utile agli inviati. Dopo aver lavorato con il portatile “Typecorder” della Sony e la relativa versione desktop alla News Limited, sono entrato direttamente a far parte dello staff della Sony. Il computer successivo di cui diventai responsabile era un piccolo gioiello – per la sua epoca – l’SMC-70GP Genlocker.

L’SMC-70GP aveva una cpu singola Z80A a 8 bit  con un clock di 8 MHz e 64 k di Ram; usava il sistema operativo CP/M. Lo vendevamo con il software per la titolazione e un software di grafica bitmap. Vi era un modulo plug-in per le sovrimpressioni e l’intero computer poteva essere sincronizzato con un segnale video di riferimento. Non c’era il mouse e non aveva, ovviamente, l’interfaccia grafica a finestre. Si disegnava con una speciale penna grafica sul vetro dello schermo tattile Crt. Funzionava davvero bene...

Abbiamo venduto l’SMC-70GP a diverse stazioni tv e case di produzione; i freelance lo adoravano in quanto potevano usarlo non solo per aggiungere grafica e titoli ai loro video, ma potevano anche farci girare SuperCalc e dBaseII, rendendolo a tutti gli effetti un personal computer “generalista”.

Era un prodotto avanzato, per l’epoca, e se la Sony avesse proseguito la produzione di modelli successivi,  questi sarebbero probabilmente stati molto competitivi nel mercato odierno per la computer-grafica e per la grafica 2D. Ma l’SMC-70GP rimane a oggi solo un ricordo sbiadito.

La volta successiva che il termine “computer” è stato associato al termine “video” è stata nelle conversazioni riguardanti il controller per l’editing su computer CMX, ossia la famiglia BVR della Sony di controller di editing e gli equivalenti della Ampex. Successivamente è uscita la BetaCart, un dispositivo robotizzato per la riproduzione di nastri Betacam completamente gestito da computer.

Nel 1987 è arrivato il “grande papà” di tutti i sistemi: l’LMS. L’LMS era un Betacart “pompato”; così come alcuni computer realtime su schede nella scatola controller per il Vtr e il controllo robotizzato, l’LMS disponeva, come controller di applicazione, di una potente workstation Unix a doppia Cpu.

Era una delle più potenti workstation desktop dell’epoca; una delle  Cpu elaborava le operazioni matematiche, mentre l’altra Cpu gestiva il traffico di I/O. Girava sotto Unix BSD4.3, un vero sistema operativo multiutente e multitasking. Paragonato con i Pc basati sull’MS-DOS (a singolo utente e mono-task) dello stesso periodo, la workstation Sony NEWS era paragonabile a un supercomputer. Ancora oggi, quasi vent’anni dopo, è possibile trovarne qualcuna in funzione in giro per il mondo, cosa che non si è mai sentita nell’ambiente dell’informatica.

Ciò è possibile solamente perché la Sony ha progettato e prodotto sia la workstation Unix, sia l’LMS, sia i Vtr. Nessun altro produttore di apparecchiature per il broadcast ha progettato e costruito dei computer generici che giravano sotto sistemi operativi generici.

Ma, da allora, una quantità di produttori di computer generici ha tentato di entrare nel mercato del broadcast.

Apple, IBM, Sun Micro e HP sono tra i nomi più riconoscibili nell’industria IT che sono presenti regolarmente alle fiere di settore. A dispetto del potente marketing di questo elenco stellare di produttori, l’unico marchio di questa lista che processa quotidianamente audio e video nell’industria televisiva è il Mac di Apple.

I pc sono ovunque nei moderni sistemi, ma non vi è una leadership nell’industria televisiva da parte di nessun produttore di Pc in particolare. Il Pc è ormai diventato un bene comune e l’acquirente comprerà un Pc basandosi sul prezzo, sulla disponibilità e sul supporto, e non tanto sul prestigio del marchio.

 

Guardandosi indietro

Facendo una analisi della presenza dei computer e delle connessioni Ethernet nelle stazioni televisive nel 1987, 20 anni fa, si può trovare quanto segue.

Studio: Nessuna Ethernet

Dipartimento grafico: diversi computer dedicati alla grafica (es. Quantel PaintBox); still stores; generatore di caratteri; nessuna connessione Ethernet, ma, probabilmente, qualcosa come una rete QUantel dedicata.

Post produzione: diversi controller per l’editing; diversi generatori di caratteri; diversi PictureBox della Quantel; nessuna connessione Ethernet, ma una rete Quantel dedicata.

Playout: forse uno o due controller di automazione, ma probabilmente no. Il controller di automazione potrebbe usare Ethernet per il collegamento con i controller. Ma potrebbe anche utilizzare una semplice cavo seriale RS-422 o RS-232.

 

Guardando  avanti

L’esplosione dei Pc nell’ambiente broadcast è apparsa all’autore di questo articolo per la prima volta nel 1993, mentre visitava Star Tv a Hong Kong. Star stava installando un sistema di playout a sei canali controllato da una automazione TAS della Utah Scientific. L’automazione TAS usava un intero Pc come interfaccia di controllo per ciascun dispositivo nel sistema di playout. Ciascun canale di playout disponeva dei seguenti dispositivi dedicati: 1 master switcher; 1 porta di controllo per il routing switcher; 1 PictureBox della Quantel; 1 Playlist.

Moltiplicate tutto ciò per sei canali e avrete 30 Pc. Erano necessari diversi rack per ospitare tutti quei Pc. Quello è stato il primo segno tangibile della tendenza che i Pc sarebbero diventati dispositivi universali nei sistemi broadcast.

Quando ho consegnato la soluzione di playout della Sony che ha sostituito il sistema della Utah Scientific nel 1996, c’erano, nel nuovo sistema,  solamente due Pc per ogni canale. Un Pc serviva per far girare la Playlist e controllare la Flexicart che controllava a sua volta i Vtr e i server con hard disc (i server cominciavano allora a diffondersi), mentre l’altro Pc serviva a controllare il master switcher.

Il master switcher  disponeva di una memoria di frame per memorizzare i loghi, il che rendeva superfluo l’impiego della PictureBox della Quantel su ogni canale.

Eravamo orgogliosi di aver ridotto il numero di Pc da 30 a 12 ed eliminato le sei PictureBox, che costavano ciascuna 40mila dollari, mentre avevamo al contempo incrementato enormemente le prestazioni, migliorando le caratteristiche e l’affidabilità del sistema.

Ma da quel momento i Pc (e il Mac della Apple) avevano iniziato ad affermare il loro dominio esclusivo nell’ambito della produzione broadcast e del playout. In un recente diagramma da me disegnato relativo a un sistema di produzione news end-to-end basato su server per un mio cliente, erano presenti qualcosa come 75 Pc e server montati su rack, con una rete Ethernet come dorsale dell’intero sistema. Gli swithcher per il routing video e i cavi coassiali non sono più la dorsale di un sistema broadcast. Gli switch Ethernet e i cavi di rete di cat.6 hanno assunto il compito di trasportare il segnale audio/video per tutta la stazione.

Vi sono argomenti forti in favore di questa tendenza; uno è il costo: l’equipaggiamento tradizionale per il broadcast è stato da molti considerato come troppo caro. Ma, con il senno di poi, il costo umano per la stabilizzazione, il supporto e il continuo sviluppo e aggiornamento di un sistema di produzione basato su Pc rappresenta probabilmente una uguale, se non maggiore somma di denaro di  quanto si sarebbe potuto spendere in un sistema tradizionale basato sull’hardware broadcast.

Ma i costi per far maturare una infrastruttura basata su Pc sono stati spalmati gradualmente in molti anni, e dunque il loro peso è stato relativamente poco avvertito.

È come la teoria del Big Bang contro quella dell’immutabilità dell’universo. Costruire una stazione televisiva basandosi su apparecchiature broadcast tradizionali necessitava di un enorme investimento iniziale, un vero “Big Bang”. Dieci milioni di dollari, più o meno 3 dB, era la cifra tipica.

Ma acquisire e assemblare un’architettura basata su Pc è possibile sulle basi della “immutabilità”, poco a poco. Il peso di questa conquista è dimostrato dalla piccola, ma sicura conquista da parte di piccole società come la PlayBox in Bulgaria. Scaricando la lista di utilizzatori dal sito Internet della PlayBox sarete sorpresi di trovare oltre mille canali già in onda, da quello che, essenzialmente, è un generico server Pc montato su rack. E il resto è tutto gestito dal software PlayBox. Playout-Ingest-Traffico-Titolazione, è tutto lì, disponibile in un modo o nell’altro.

Quando i videoserver come il Media Pool BTS e il Profile della Tektronix sono stati immessi sul mercato, il motto di vendita è stato: “A chi servono tutte quelle costose e ingombranti macchine basate su nastro?” Ora gli utenti di PlayBox possono chiedere: “A chi servono tutte questi costosi e ingombranti server video dedicati?”. Una delle regole base della natura è appena stata cambiata: il pesce piccolo mangia il pesce grande e quindi il pesce piccolo viene mangiato da pesci ancora più piccoli. I server hanno mangiato i Vtr della Sony. I nuovi entranti nel mercato dei server stanno morsicando i produttori della prima generazione, e ora i moduli PlayBox per Pc si stanno mangiando quelli che erano i nuovi entranti.

La gran parte degli utenti mondiali di PlayBox sono quello che si potrebbero definire “piccoli broadcaster”; ma vi sono nell’elenco anche alcuni nomi importanti e di rilievo, come TVNZ in Nuova Zelanda e RTL in Germania.

Ciò che separa questo nuovo tipo di piattaforma basata su IT per il broadcast televisivo da nomi ben conosciuti quali Avid è che si può acquistare l’hardware per un sistema controllato da PlayBox in qualunque negozio di informatica e quindi limitarsi ad acquistare il software direttamente dalla PlayBox. Questo è ciò che separa le piattaforme IT “pure” da una da una piattaforma ibrida come Avid. I sistemi Avid incorporano alcuni elementi hardware proprietari che si possono acquistare solamente dalla Avid stessa – ad esempio lo storage condiviso “Unity”.

Sony sta giusto ora facendo progressi con il suo nuovo “Sonaps”, un sistema di produzione news che è completamente costituito da server IT generici, reti e workstation. Le prime installazioni di Sonaps in Europa sono ormai un fatto acquisito.

 

 

 

Il ruolo dell’IT in radio si evolve

 

di Tom Vernon

 

È passato almeno un decennio da quando l’information technology ha iniziato a entrare massicciamente nei sistemi di broadcast; inizialmente tenuta alla “periferia” delle aree operative, l’IT ha via via conquistato posizioni di maggiore importanza sino a divenire, per molte stazioni, il cuore dell’area tecnologica. Con il maturare della tecnologia, è cresciuto anche il ruolo dell’IT Manager. Abbiamo parlato con diversi responsabili IT confrontandoci sul passato, presente e futuro dell’information technology nel broadcast.

 

Oltre l’e-mail

Inizialmente, la maggior parte delle grandi stazioni radiofoniche aveva la sezione broadcast e la sezione computer/IT gestite come dipartimenti separati; “All’inizio i responsabili IT si occupavano di impostare gli account di posta elettronica, aiutare gli utilizzatori a formattare i floppy disc e a risolvere i problemi causati da Microsoft Word” dice Jeremy Schumacher, responsabile dei computer della newsroom alla Westwood One. Jeremy spiega che i computer hanno iniziato a essere utilizzati come strumenti di supporto alle questioni amministrative per poi, gradualmente, giungere a costituire sia l’infrastruttura che l’automazione che fanno girare le strutture di broadcast.

Schumacher aggiunge anche che le sfide quotidiane dei manager IT comprendono quella di mantenere efficienti e in funzione si sistemi. “È analogo a ciò che i tecnici di alta frequenza hanno sempre fatto con i trasmettitori”. David Julian Gray, senior architect dei sistemi di gestione dei contenuti alla National Public Radio, è d’accordo: “Mantenere un sistema con una elevata disponibilità di 24/7/365 è il massimo. Gli utenti si aspettano cose tipo la riproduzione immediata dei file audio, di solito in un arco di tempo di 100 ms.” Lo storage dei contenuti è un’altra sfida continua. Gray dice che la legge di Moore – ossia l’osservazione fatta da Gordon Moore della INTEL nel 1965, cioè che il numero di dispositivi all’interno di un chip si duplica di anno in anno – si applica ai dispositivi di storage e anche alla potenza dei processori. Mentre le cosiddette SAN – Storage Area Network – sono cresciute in capacità, le aspettative degli utenti stanno crescendo più rapidamente di quanto i sistemi riescano a stare loro dietro. “Un reporter può fare un’intervista di 2 ore e mezza – dice Gray – e usare in un servizio solo 30 secondi di quanto registrato. Egli o ella desiderano però che il sistema tenga in memoria tutta la registrazione.” Dunque, un problema crescente è quello che gli utilizzatori hanno sempre più la percezione di una capacità di storage illimitata.

 

Fondamentali

Robby Mossman, direttore IT alla Greater Media Boston, vede una doppia natura nelle proprie responsabilità quotidiane. “Sul lato tecnico, assicurarsi che l’Audio Vault funzioni correttamente e i sistemi di HD Radio parlino l’uno con l’altro e con il resto dell’infrastruttura sono elementi fondamentali. Il lato business, invece, comprende il fatto di impostare degli account di e-mail e di assicurarsi che il sito internet funzioni efficientemente.” Comunque, Mossman sostiene che  gli aspetti on tecnici dell’IT impegnano la maggior parte del suo tempo alla Greater Media.

È essenziale avere una giusta miscela di educazione formale nell’IT e di training pratico sul lavoro, specialmente per coloro che sono appena usciti dalla scuola e che cercano una posizione nel settore IT del mondo broadcast. Un diploma in informatica è importante, ma anche le competenze acquisite sul campo sono essenziali. “I trentenni sono cresciuti con i computer” dice Mossman “ e hanno appreso cose fondamentali quali il Dos, il Pascal, la programmazione e il setup dell’hardware. Queste cose  non sembra che vengano insegnate in molti programmi IT e questa mancanza di conoscenze fondamentali ha un forte impatto sul nostro settore.” Egli crede che i programmatori che lavorano per molti produttori del settore broadcast sviluppano del codice ridondante e inefficiente per i loro prodotti; i manager IT finiscono per sistemare il codice e fare le operazioni di ricerca di mercato che avrebbero dovuto fare i produttori.  Dopo la progettazione, costruzione e revisione dei sistemi IT, deve essere preparata e mantenuta l’idonea documentazione. Gray dice che vi è una necessità per i manager IT di creare sia mappe fisiche che logiche sulla rete. Alla NPR, le rappresentazioni fisiche vengono solitamente preparate con AutoCAD, mentre gli schemi logici sono fatti con Visio. Questi materiali devono essere disponibili per lo staff di secondo livello. Un freno nell’avere documentazione è dato dalla disponibilità di forza lavoro, la cui prima priorità è quella di mantenere in funzione i sistemi. Gray trova utili i più recenti sistemi IT con la funzione di “autodiscovery”, che consentono alla rete di identificare automaticamente i dispositivi collegati. Gli esperti sono d’accordo che il futuro dell’IT nella radio sarà differente, sebbene Schumacher sostenga che il tasso di cambiamento stia un po’ rallentando.

 

Convergenza

 “Non vi è più molto da convertire in digitale” dice; “I sistemi di processamento audio basati su computer continueranno a evolversi. La tecnologia mobile diventerà sempre più importante e molta ricerca deve ancora essere fatta su come veicolare al meglio i contenuti sulle piattaforme di telefonia cellulare.” Come aggiunta alla capacità di storage infinita, Gray vede i metadati come una delle prossime sfide nell’IT per il mondo broadcast. Egli sostiene che i metadati, ossia le informazioni sui contenuti che sono memorizzati su un supporto, debbono essere strutturati in maniera logica. La cosiddetta “fuzzy logic” sembra essere la strada per trovare rapidamente le informazioni richieste. “Stiamo andando verso una convergenza di piattaforme di distribuzione gestite attraverso un unico flusso di produzione. Più la gente interagisce con i dati attraverso il flusso, più diventa importante che i metadati vengano immessi una sola volta e in maniera corretta.” dice Gray. Guardando al futuro, Gray ritiene che i broadcaster dovrebbero pensare più in termini di distribuzione dei contenuti. “Il subset audio è oggi l’elemento più importante, ma chi lavora in radio può dover ripensare a questo man mano che il mezzo di distribuzione cambia e si evolve.”

Mossman crede che gli odierni responsabili IT saranno i futuri tecnici della radio, visto che il ruolo dei computer in ambito radiofonico non può che espandersi. “Tristemente, il carico di lavoro quotidiano in molte strutture tende a limitare la quantità di energia che può essere spesa nell’immaginare il futuro dell’IT nella radio.”