SPECIALE
A scuola di Web-Radio con UnyOnAir
di Piero Rigolone*
Le prime esperienze
di Radio via Internet, fino all’arrivo del cosiddetto “Web
Produzione
La parola d’ordine
deve essere efficienza. Chi opera in una webradio deve potere acquisire ed
elaborare i contenuti sonori e i relativi metadati minimizzando le operazioni
ripetitive e i margini di errore, e deve essere in grado di vagliare una grande
quantità di informazioni che confluiscono in sede, tanto dalle fonti
istituzionali, tanto dal pubblico. Il pubblico, in particolare, manderà alla
stazione radio sia i semplici feedback rispetto a quanto ha ascoltato in onda,
sia – in caso di interazione “totale” – propri testi, o files sonori o
multimediali. Quando la conduzione dei programmi è realizzata in diretta, è
opportuno considerare la necessità di registrare automaticamente e rielaborare
agevolmente alcune parti di quel che è stato trasmesso, per alimentare
“podcast” e servizi simili. Anche in questo caso, sarebbe utile un software che
faccia qualcosa in più di un registratore digitale. Tutte le informazioni in entrata
nella webradio, e anche quelle prodotte “live”, insomma, devono essere
immediatamente indicizzate e facilmente lavorabili, così come devono essere
utilizzabili per alimentare, indistintamente, il palinsesto radiofonico,
l’ascolto “on-demand”, uno o più siti web con tanto di feed RSS ecc. La
soluzione a quanto sopra risiede in una piattaforma di content management che
sia flessibile e aperta, e che consenta anche – a differenza di quelle
interamente web-based – l’interazione con il software di emissione dei
programmi, senza i passaggi intermedi di export/import/apertura e salvataggio
con nome dei files nelle cartelle del sistema operativo. Ciò permette anche
notevoli risparmi di denaro. Restando al reparto produzione, e passando
all’“hardware”: in una configurazione minima degli studi, il PC di produzione
può fungere anche da backup del computer usato per l’emissione. In tal caso,
deve avere caratteristiche analoghe ad esso. La postazione di produzione è
utilizzata, solitamente, da un singolo operatore o speaker che lavora
direttamente sul computer. Il microfono, pertanto, è preferibile sia
unidirezionale. Se l’ambiente è rumoroso, o nelle postazioni “desk” dove si
vogliano comunque registrare dei dialoghi con degli ospiti al telefono, è
opportuno impiegare cuffie con microfono incorporato, purché di qualità
professionale. Il microfono e le eventuali altre sorgenti analogiche saranno
collegati al PC attraverso una scheda audio o, meglio, una “interfaccia audio”
esterna. Alcune si queste interfacce sono dotate di connessione USB e
contengono un limitatore dei picchi sui canali microfono, utile per evitare il
clipping mentre si registra la voce su file, specie se la persona incaricata è
poco esperta. È raro che nelle postazioni di produzione di una webradio occorra
un mixer. Anche le produzioni più complesse (promos, programmi di musica
“mixata”, traduzioni simultanee), infatti, si realizzano in modo non lineare
con i comuni software di editing multitraccia e i segmenti da assemblare nel
“mixdown” provengono di solito da CD, download del file, microfono locale (il
cui suono può essere “ripulito” ed elaborato nella dinamica e nella timbrica
successivamente alla sua registrazione in un file, attraverso vari plug-in
software). Se una postazione di produzione si trova in un ambiente isolato
dagli altri, abbiniamo ad essa anche una coppia di casse attive, altrimenti
monitoriamo il lavoro in cuffia, avendo cura di utilizzare sempre cuffie
chiuse, se in quella postazione facciamo la ripresa microfonica. Si sconsigliano
i kit di casse satellite con subwoofer per uso domestico, solitamente venduti
nei negozi di informatica, perché colorano notevolmente il suono, mentre
l’applicazione professionale richiede monitor da studio che lo riproducano in
modo fedele all’originale, su due sole casse, rispettivamente per i canali
sinistro e canale destro. Ultima cosa essenziale in una postazione di
produzione webradio, per realizzare interviste telefoniche, è un ibrido. Se il
budget è limitato, si può utilizzare un ibrido software, ma la maggiore parte
degli ibridi software richiede una connessione ISDN. Ove la linea ISDN non
fosse già disponibile in sede per altri usi, la soluzione dell’ibrido software,
molto economico di per sé, si dimostrerebbe sconveniente, calcolando che il canone
per linea ISDN è un maggior costo ripetuto ogni bimestre.
Emissione
Trasmettiamo in
diretta o in totale automazione? E la scaletta è scelta dal conduttore sul
momento, o programmata in anticipo? Intendiamo attivare, inizialmente o in un
secondo tempo, più di un canale webradio? Che livello di sicurezza e continuità
d’esercizio desideriamo, quando la sede non è presidiata?
Queste sono solo
alcune delle domande da porsi, per realizzare una struttura di emissione
adeguata. Non potendo entrare nei dettagli, ci limiteremo ad alcuni esempi. Se
la webradio trasmetterà in totale automazione, il mixer è superfluo. Sembra
banale, ma proprio il mixer sottrae, spesso, importanti fette di budget che
potrebbero essere destinate altrove. E’ preferibile impiegare due computer che
eseguano entrambi il medesimo palinsesto, con scambio automatico in caso di
arresto del principale. Ma attenzione: tale ridondanza ha senso solo se è
ridondata anche la macchina che fa l’encoding e, più in generale, tutta la
catena a valle dell’on-air!
Ove occorra il
mixer, è bene sceglierne uno progettato per applicazioni broadcast, anche se di
fascia economica: pochi comandi essenziali, funzioni preascolto che devono
essere attivabili premendo un solo bottone, sliders a corsa lunga, almeno una
mandata ausiliaria “pre” se non è disponibile un pgm oltre il principale.
Meglio diffidare dei mixer compatti che nascono per soddisfare le più svariate
necessità (come la registrazione di complessi musicali, home studio e webcast):
sono complicati e il loro uso sottrae troppa attenzione a chi conduce un
programma in diretta. Personalmente, ritengo che un mixer digitale possa essere
preso in considerazione solo nelle webradio più importanti, e a patto che
questo funga anche da matrice e possa condividere risorse tra più studi. Per la
maggiore parte delle webradio, un mixer analogico con 2 o 3 canali microfono e
4 di linea stereo è la scelta proporzionata alla portata dell’impresa. Ci sono
mixer con ibrido incluso, altri con convertitori D/A e A/D inclusi, e
connessione USB. Dettaglio utile, quest’ultimo, per potere passare
all’emissione con il PC di emergenza, senza spostare troppi cablaggi B.F. Tutti
i restanti dispositivi “hardware” per la postazione di emissione vengono scelti
secondo criteri molto simili a quelli degli studi radiofonici tradizionali. Il
software di messa in onda richiede attenzione. Quando la webradio è progettata
da persone che, per professione, sviluppano siti web e non hanno esperienza in
radio, succede che lo si banalizzi, e ci si accontenti addirittura di Winamp o
applicativi freeware. Questi “players” nulla hanno a che spartire con il
software nato dagli esperti di radiofonia, per organizzare e trasmettere un
palinsesto radiofonico. Può essere utile considerare un software che preveda
l’emissione multicanale, in modo da mantenere un unico database della musica,
ma potere gestire palinsesti diversi e “paralleli”, anche con elementi comuni
(ottimizzando altresì la routine di lavoro preparatorio e la quantità di
hardware impiegato). Esistono pure dei software di messa in onda che
comprendono uno o più encoder per generare, direttamente nel PC di emissione,
anche i flussi da mandare agli streaming server, addirittura processando il
segnale con dei plug-in che emulano i compressori multibanda. Attenzione, però:
l’esperienza insegna che tali plug-in richiedono molta potenza di calcolo, e
potrebbero compromettere la stabilità del sistema o, quantomeno, creare latenze
percettibili nell’accostamento di due files audio da suonare in sequenza. Il consiglio
è, compatibilmente con i budget, quello di spostare su un secondo computer il
trattamento della dinamica del suono e il successivo encoding.
Distribuzione
Ed eccoci
all’“antenna”. Qui, meno che mai, c’è una regola fissa. Il buon senso
suggerisce di partire senza eccessivi impegni nell’acquisto della “banda
garantita”, tenendosi aperta la possibilità di incrementarla con il crescere
degli utenti, valutare sistemi multicast ecc. La scelta opportuna varia di caso
in caso, e l’offerta di servizi di streaming e di connettività è comunque
ampia. Quanto ai formati, parallelamente ad un flusso di alta qualità (qualcuno
arriva a trasmettere “al pubblico” a 128k…), sarebbe bene attivarne uno a basso
bitrate, magari monofonico, per chi ascolta attraverso connessioni più
limitate.
* UnyOnAir è il progetto ideato da Radio 24
che aiuta gli atenei italiani a creare la propria web radio.
Le Web radio Universitarie esistenti in
Italia
di
Tiziana Cavallo
In principio fu
Siena, poi arrivarono Verona, Padova, Trento, Teramo, Catania, Torino e via di
seguito. Il viaggio peninsulare e insulare nel mondo delle radio universitarie
nostrane oggi ha molte tappe e il fenomeno sembra assumere forme inaspettate. E
mentre nel resto d’Europa e del mondo – soprattutto nei campus americani – le
radio universitarie dettano persino le mode musicali o fanno scoop
giornalistici, l’Italia corre per lasciarsi alle spalle la posizione di solito
fanalino di coda. La radio universitaria porta su di sé alcuni segni tipici
delle radio libere anni Settanta come la libertà d’espressione e la
‘semplicità’ dei mezzi tecnici ma da esse si differenzia soprattutto per la
assenza di spinta politica e contestazione – anche se gli studenti universitari
in certi casi usano il medium radiofonico per esprimere ancora oggi dissenso
verso l’istituzione -. Anche con il concetto di radio comunitarie, le
universitarie trovano punti di contatto tanto da poterle annoverare in parte
sotto la stessa categoria. Rappresentano e danno voce a una comunità specifica
di riferimento come quella accademica e condividono valori come l’importanza
della ricerca e del sapere; grazie alla “comunione” di intenti le radio
universitarie possono diventare un potente mezzo di comunicazione soprattutto
se si crea una rete. Radio no profit, proprio perché radio istituzionali, le
universitarie sono media interessanti sotto molti aspetti. Come laboratorio
didattico e creativo perché permettono la sperimentazione di formati e modelli
che non sottostanno alle regole del mercato attuale; come laboratorio
multimediale e massmediale perché soprattutto nella forma di web radio si
prestano allo sviluppo di nuove modalità di linguaggio che tengano conto di
concetti come interattività e social networking; come mezzo di comunicazione
pubblica perché possono essere la voce di una struttura come un ateneo che deve
comunicare non solo verso il suo pubblico di riferimento ma anche verso delle
città e dei territori specifici. In America, Messico, Argentina, Canada le
radio universitarie sono parte integrante della tradizione universitaria per
non parlare, poi, dell’Inghilterra dove le radio universitarie sono una sorta
di istituzione nell’istituzione e godono di opportunità sconosciute in Italia.
Come frequenze gratuite o in temporaneo affido e supporti finanziari dallo
Stato; da noi il quadro sta cambiando velocemente ma sono lontani i tempi in
cui Stato e istituzioni varie investiranno con forza in questo fenomeno. La
storia della radiofonia universitaria italiana ha una data recente: il 1999
ovvero data di fondazione di Facoltà di Frequenza la radio dell’Ateneo senese
che diede il via a questa avventura. Per una mappa abbastanza aggiornata dello
stato attuale e delle prospettive future di questo fenomeno si guardi il sito www.raduni.org (per approfondimenti su
RadUni si legga l’articolo dedicato in questo stesso dossier). Vi si troveranno
link e informazioni per compiere il giro dell’Italia attraverso le radio
universitarie. Qui di seguito ecco alcune esperienze in rigoroso ordine
alfabetico passando dal Veneto al Piemonte attraverso Sicilia e l’Abruzzo solo
per citarne alcune.
RadioBUE
la radio dell’Università
di Padova
RadioBUE è il progetto di web radio d’ateneo per
l’Università degli studi di Padova.
Riguarda la programmazione via web H24 di un’emittente universitaria e la
realizzazione di rubriche radiofoniche in simulcasting (web/etere)
sull’emittente veneta RadioCooperativa. RadioBUE sarà on line nel prossimo anno
accademico. Per ora sono in fm su RadioCooperativa – un radio padovana in fm -
con il magazine Lorabuca, in onda dal lunedì al venerdì alle 13.30.
Info: www.radiobue.it.
Radio
Zammù
di
Catania
Nell'ambito
del Medialab della Facoltà di Lingue è nato il Laboratorio sulla Radio sul web
e adesso è nata "Radio Zammù". Dove Zammù sta per
"izZAuaMMaddUnivessiti". Dal laboratorio - e da altre esperienze
"esterne" alla Facoltà - nasce questo progetto di radio universitaria
che trasmetta su Internet, confezionando piccoli programmi ideati, scritti e
condotti dagli studenti. L'obiettivo è quello di ripetere l'iniziativa e creare
una piccola struttura al servizio della Facoltà, dell'Ateneo, degli studenti e
dei professori universitari in generale. Attualmente la radio universitaria
siciliana trasmette anche in fm per alcune ore al giorno grazie a una frequenza
locale.
Info: www.radiozammu.it.
Radio Frequenza è la
radio dell'Università degli Studi di Teramo. Prima radio
"comunitaria" di cui una Università italiana è proprietaria,
trasmette ventiquattro ore su ventiquattro sulle frequenze 102 (Teramo e
provincia) e 101.3 (Ascoli Piceno) e in streaming audio sul sito di Ateneo. Lo
studio, condotto da esperti radiofonici, è aperto a tutti gli studenti che
vogliono cimentarsi con la radio. Dispone di due laboratori: un'aula
informatica con 14 computer utilizzati per la preparazione dei programmi e uno
studio per la messa in onda dotato del Selector, il software di gestione
musicale più diffuso al mondo.
Info: www.unite.it.
110
dell’Università di Torino
In streaming audio e
video, 24 ore su 24, 7 giorni a settimana 110 è la voce della comunità
universitaria torinese, favorisce lo scambio di idee, contenuti ed esperienze e
valorizza la creatività incoraggiando la sperimentazione di linguaggi
multimediali e lo sviluppo di nuove tecnologie.
La programmazione di
110, ad alto contenuto internazionale, multiculturale e multimediale, è
principalmente rivolta al mondo universitario degli studenti, dei docenti e del
personale tecnico amministrativo dell'Ateneo e comprende tre grandi macro-aree:
informazione, musica e creatività.
Info: www.110.unito.it
FuoriAulaNetwork
dell’Università di Verona
“La radio è libertà, creatività e
professionalità”. Parole di uno studente dell’Università di Verona chiamato a
dire cosa rappresentasse per il lui il medium radiofonico. Siamo nell’aprile
del 2002 e nell’ateneo scaligero sta per iniziare un’avventura dai risvolti che
oggi si ritrovano sotto un solo nome: FuoriAulaNetwork. Ovvero FAN. L’Università
di Verona con il suo Ufficio Comunicazione in quell’anno decise di tuffarsi
nell’avventura radiofonica offrendo la possibilità ai propri studenti di
entrare a fare parte di un progetto allora denominato “Ateneo on air”. Agli
studenti si chiese inizialmente di partecipare ad una riunione informale per
conoscersi e verificare se ci fossero le basi per realizzare un progetto
radiofonico. Inconsapevole del ruolo educativo e, in parte professionalizzante,
di un tale progetto l’ateneo veronese aveva preso spunto da un’altra esperienza
italiana considerata da tutti oggi capostipite delle radio universitarie nel
nostro Paese. All’Università di Siena, infatti, da tempo era stata messa in
piedi una redazione che realizzava sulle frequenze di una radio locale, Radio
Siena, veri e propri programmi. Insomma una radio universitaria a tutti gli
effetti e che trasmise per prima anche online. A Verona, poi, si partì con il
primo step ovvero la partecipazione a trasmissioni su radio locali che
potessero ospitare sulle proprie frequenze studenti e personale universitario.
Per discutere di argomenti inerenti la vita accademica e non solo. In seguito,
dopo alcune stagioni come ospiti in format preesistenti, nacque Fuori Aula: la
prima trasmissione autogestita dall’ateneo in onda sulle frequenze di Radio
Verona tra il 2003 e il 2004. Il lavoro con la redazione coordinata
dall’Ufficio Comunicazione è sempre proceduto con
ritmo giornalistico
tra riunioni di redazione, studio di format e scalette per aggiungersi, poi,
nell’ultimo periodo di FM anche una parte tecnica. Gli studenti speaker,
infatti, autoproducevano il format muniti di mixer e microfoni editando in post
produzione il file che veniva consegnato alla radio su supporto cd. Il
desiderio, però, di poter dare vita ad una radio “tutta nostra” come ancora
oggi affermano i redattori veronesi portò alla elaborazione del progetto di
FuoriAulaNetwork la web radio dell’Università di Verona. La web radio fu scelta
come medium economico ma soprattutto
flessibile e interattivo. Con uno sforzo di investimento da parte dell’ateneo
si costituì il primo nucleo della web radio universitaria con tutte le
apparecchiature utili a rendere l’esperienza da subito non solo teorica ma
pienamente pratica. Inizialmente la programmazione si è assestata su 16 ore
mentre da febbraio 2007 FAN è online 24 ore su 24 con un palinsesto che prevede
musica, informazione, intrattenimento e che contiene tutti gli elementi del
menu radiofonico tra promo, jingle, sigle etc.. Oggi FAN è costruita “come una
radio vera e propria” quasi a voler sottolineare la differenza con le stagioni
precedenti in cui si è trattato di realizzare solo un prodotto radiofonico.
L’organizzazione di FAN prevede alcuni ruoli di responsabilità tra gli studenti
senior che hanno acquisito negli anni competenze professionali e sono in grado
oggi di coordinare la parte musicale, tecnica, di palinsesto e redazione.
Ognuno degli studenti che ogni anno accademico si avvicina, poi, al laboratorio
radiofonico impara in primis i
termini e le modalità del linguaggio radiofonico per passare immediatamente
alla realizzazione tecnica di quello che sarà il modello del format da mettere
in produzione. Con la formula dei moduli i nuovi arrivati affrontano tematiche
come il clock, il palinsesto, la musica, l’editing e la parte redazionale
giornalistica per spostarsi, in seguito, direttamente davanti ai microfoni. FAN
si inserisce oggi nel panorama della radiofonia universitaria italiana e, come
prima esperienza online a tutto tondo, ha anche dato spunto a molte altre
realtà per seguire lo stesso percorso. Un percorso arduo che naviga tra licenze
Siae ed Società Consortile Fonografici e che vuole portare alla creazione di un
modello di radio universitaria italiana che tenga conto sempre delle diverse anime
che la caratterizzano (e per questo Fan fa parte di RadUni). L’esperienza di
FAN ha due risvolti di particolare interesse a livello di comunicazione
pubblica e non solo. Se da un lato l’ateneo trova nel medium webradio uno
strumento ottimale di comunicazione anche istituzionale dall’altro tale medium
si presta agevolmente ad essere utilizzato per laboratori formativi che si
potrebbero inserire in un ambito di Media Education. Conoscenza, informazione e
divertimento, secondo alcune recenti indagini, è ciò che pare cerchino i
giovani nei media in generale mentre li disturbano volgarità, superficialità e
la volontà di imporre un punto di vista. La radio risulta spesso il mezzo di
comunicazione di massa più amato dai giovani perché è quello che più si avvicina
al modello della comunicazione/relazione e meno a modello di massificazione. Le
radio universitarie possono diventare un modello di comunicazione, con l’aiuto
del sistema radiofonico nazionale e non solo.
Info: www.univr.it
Telefono 045 8028030
La tecnica e la tecnologia per una web radio: l’esempio
di Verona
Di Alessandro
Fontanari
Nell’immaginario
collettivo si pensa che per creare una web radio bastino un buon computer, una
connessione veloce ad internet, un centinaio di file mp3, alcuni programmi di
gestione audio (gratuitamente scaricabili da internet), una cuffietta ed un
microfono. Teoricamente, ma anche praticamente, la cosa è fattibile ma per
mettere in piedi una web radio seria i passi da compiere sono tutt’altro che
semplici.
Per creare una web
radio è necessario sapere innanzitutto cosa sono webcasting e streaming.
Il webcasting è un neologismo creato
dalla storpiatura della parola “broadcasting”, ovvero la trasmissione di
informazioni attraverso un sistema trasmittente ad altri sistemi riceventi.
L’esempio più semplice è l’antenna radio che, grazie all’irradiazione delle
onde radio in un certo campo, permette a tutti gli apparecchi radiofonici
presenti in quel determinato campo di ricevere e riprodurre le informazioni.
È, quindi, tutto ciò che concerne
l’organizzazione e la messa in pratica delle azioni da compiere per riprodurre
su internet un contenuto audio o video. Il flusso di dati audio o video
trasmesso attraverso internet è detto streaming. Lo streaming permette
all’utente di poter accedere al contenuto dopo pochi secondi, poiché essi
vengono riprodotti continuamente invece che essere scaricati. Difatti lo
streaming non salva i contenuti sul computer del fruitore, ma riproduce il
contenuto e lo elimina immediatamente.
Per creare un
webcasting si ha bisogno di tre componenti fondamentali: codificatori, server e
riproduttori. I codificatori, nell’ambito della web radio, sono quegli
strumenti che permettono la conversione del segnale audio in dati trasmissibili
attraverso la rete: in primis, per poter trasportare la voce dal microfono alla
rete, è indispensabile avere un mixer (in caso si volesse avere più di un
canale di trasmissione, magari due microfoni o un microfono e la musica
riprodotta dal computer) collegato ad un computer dotato di un software per la
gestione, la registrazione e la modifica di flussi audio. Codificato il
segnale, abbiamo bisogno di uno “spazio” pubblico sul quale poter mettere a
disposizione il nostro prodotto. E’ la funzione che svolgono i server di
streaming, i quali “ricevono gli stream trattati in arrivo e li trasmettono al
pubblico”. Per quanto concerne le grandi web radio, un solo server non riesce a
sopportare il carico di lavoro che viene richiesto loro. Si tende perciò a
bilanciare il carico del server distribuendo il webcasting su più server,
favorendo così le prestazioni e l’affidabilità del servizio.
L’ultimo componente
facente parte della procedura di webcasting è il riproduttore. L’utente che si
collega al server per poter ricevere il flusso audio, ha bisogno di un software
che riceva lo stream e lo trasformi in flusso audio fruibile dall’utente.
Questi tre componenti formano la base teorica ed iniziale per allestire un
webcasting, ovvero i passi fondamentali per la costruzione di una web radio. A
livello di editing la radio veronese usa prevalentemente Audition, e Audacity
come supporto, mentre le apparecchiature ci sono microfoni e cuffie Akg, Sennheiser, Behringer
come il mixer.
Per quanto riguarda
FAN vi sono alcuni particolari programmi,poi, che fanno in modo che la radio
vada in onda. La radio basa il proprio funzionamento su un computer sempre
acceso e, più nello specifico, su uno scheduler, ovvero un programma
multitasking ovvero un programma che svolge più processi simultaneamente.
FuoriAulaNetwork usa come scheduler DRS
2006 Pro, un programma concepito da Tr-Systemtechnik,
costituito da più moduli, per modulo si intende un processo del software che
svolge il proprio lavoro in collegamento con gli altri, sempre aggiornabili
attraverso una guida online; la guida è anche una community ove i possessori
del programma si incontrano per misurarsi con i problemi ed i futuri
aggiornamenti del software.
Dopo un’attenta
impostazione delle caratteristiche di ogni singolo elemento (programma, jingle,
promo o pezzo musicale) da parte dell’utente attraverso il modulo Audio Manager. Inserendo le
caratteristiche di ogni singolo elemento in Audio Manager il programma stesso
pesca, a seconda della scaletta programmata tramite Autoplay Manager, gli elementi dalle cartelle che contengono i
programmi e la musica scelti dall’utente, lo stesso utente programma il flusso
audio del giorno o della settimana attraverso l’Autoplay Manager, il modulo che
fornisce al programma la scaletta di ciò che verrà eseguito. In questo modo la
riproduzione continua viene assicurata dalla scaletta dei programmi e dalla
rotazione musicale. Il segnale audio emesso dallo scheduler viene quindi
catturato da un altro programma, Windows
Media Encode.
Il software ha il
compito di codificare il flusso audio riprodotto dallo scheduler e portare il
segnale sul server dell’Università. Completata questa operazione, crea un
indirizzo al quale l’utente si connetterà per poter ascoltare il flusso audio
prodotto da FuoriAulaNetwork.
All’utente,
cliccando sull’icona che permette di connettersi al server, si aprirà un
lettore multimediale (se presente sul computer si aprirà di default Windows
Media Player) che ricodificherà a sua volta il segnale e riprodurrà il flusso audio,
ovvero FAN.
RadUni è l’associazione che raggruppa
gli operatori della radio universitaria italiana
Un network che possa rispecchiare la dinamicità e creatività delle radio universitarie italiane e valorizzi valorizzare l'adozione del mezzo radiofonico come strumento culturale, educativo e formativo. Nasce con questi principali intenti RadUni ovvero l’associazione culturale che raggruppa gli operatori della radiofonia universitaria italiana. Sulla scorta delle organizzazioni europee che in Francia e Inghilterra uniscono simili iniziative di media universitari, anche in Italia dal marzo 2006 è attiva una realtà che desidera diventare un punto di riferimento importante per chi crede nel valore culturale del medium radiofonico. RadUni intende, inoltre, promuovere la ricerca e la sperimentazione sulla radio, riconoscendo e valorizzando l’autonomia di questo mezzo di comunicazione all’interno del panorama dei mass media. Anche lo scambio di idee, contenuti ed esperienze trova spazio negli intenti dell’organismo che non rappresenta gli enti pubblici, ovvero nello specifico, gli Atenei ma li rispecchia da un certo punto di vista attraverso i propri operatori. Ne fanno parte studenti, ovvero i principali fruitori e realizzatori delle radio universitarie, e professionisti tra cui radiofonici di professione, ricercatori e professionisti nell’ambito di media e comunicazione pubblica. Come recita lo statuto “L'associazione promuove un modello di radio universitaria che agevoli la diffusione delle informazioni all’interno delle Università; sostenga la partecipazione attiva di tutte le componenti della comunità universitaria; favorisca la formazione di quanti vi collaborano; incoraggi la sperimentazione di nuovi linguaggi e format; rappresenti, attraverso i propri contenuti, l’identità del contesto al quale appartiene; costruisca relazioni sul territorio e stringa collaborazioni con soggetti attivi nel settore culturale e sociale e sia sensibile a idee, proposte, culture che hanno difficilmente visibilità sui media”. Il network ha gettato le basi per importanti collaborazioni ed ha prodotto in questo ultimo anno uno strumento di informazione dinamico e innovativo che dà voce alle sfaccettate realtà universitarie italiane superando quei confini, spesso sterili, di concorrenza tra atenei e condividendo percorsi e informazioni. “Un radio giornale universitario realizzato dagli studenti di vari atenei italiani nelle vesti di corrispondenti e trasmesso da tutte le emittenti universitarie della penisola – spiega il presidente di RadUni Romeo Perrotta – una prova di network che ha acceso la curiosità di molti soggetti istituzionali che attraverso un simile prodotto radiofonico potrebbero trovare un canale di diffusione alle tematiche accademiche o di ricerca spesso sotterranee e poco conosciute”. Il sito www.raduni.org, attualmente in restyling grafico e contenutistico, si offre come prima vetrina delle esperienze radiofoniche universitarie italiane proponendo un primo approccio al panorama frastagliato che negli ultimi mesi ha visto muoversi importanti gruppi editoriali interessati a tali nuovi scenari mediatici.
Associati
Ad oggi le realtà
radiofoniche rappresentate attraverso gli operatori soci provengono
dall’Università di Catania, Foggia, Padova, Pavia, Siena, Teramo, Torino,
Trento, Vercelli, Verona. Ciascuna di queste realtà ha una vita propria e la
volontà dell’associazione è proprio quella di utilizzare e valorizzare le
specificità delle esperienze. Formulare, però, linguaggi comuni e veicolare
tematiche condivise resta uno degli scopi principali oltre a quello di
sostenere la nascita di nuove radio universitarie affinché il panorama italiano
si arricchisca e possa dare vita a uno scenario innovativo e stimolante. Nuovi
contatti RadUni li sta avviando, monitorando la nascita di realtà a Roma,
Napoli e Milano. L’associazione, inoltre, è stata promotrice nel 2007 del primo
Festival delle Radio Universitarie –
FRU – organizzato in questa prima
edizione dall’ateneo patavino. Il 23 e 24 maggio 2007 il centro di Padova ha accolto
centinaia di studenti-radiofonici che si sono confrontati su prospettive future
della radiofonia in generale con i professionisti del settore e hanno condiviso
passioni e idee in momenti di musica e aggregazione. Rappresentate da alcune
band emergenti, le radio universitarie hanno diffuso nell’aria le note di una
musica giovane e indipendente. Proprio come le radio universitarie. RadUni,
inoltre, da due anni organizza convegni nell’ambito del Festival della radio, diretto da Massimo Cirri e Renzo Ceresa,
che si svolge a Riva del Garda. Nel
Info: www.raduni.org