SPECIALE

TRASMISSIONE RTV SUL WEB

 

2007: l’anno dell’effetto YouTube

Chiedete ai commerciali di caratterizzarvi gli incontri internazionali nel settore del broadcast avvenuti quest’anno, e vi diranno che tutto si è incentrato sull’alta definizione o sui flussi di lavoro basati su file, bitrate o compressione; sui cellulari, sull’audio 5.1, l’IPTV, la transizione al digitale e le date di scadenza, oppure vi diranno di YouTube. Specialmente di YouTube…

 

di Deborah D. McAdams

Tv Technology

 

“Sono anni che suggerisco che l’associazione dei broadcaster NAB consideri cambiare il proprio nome da Associazione Nazionale dei Broadcaster a Associazione Nazionale dei Mediacaster.” ha detto Rush Beesley, presidente della RushWorks, una società di automazione di Carrolton, in Texas. “Radicale? Si. Opportuno? Probabilmente. La linea di base sono i soldi, e con aziende come YouTube vendute per oltre un miliardo di dollari… ci deve essere una sensazione eccitante del tipo ‘hey, anche io posso farlo!’, e quello può essere fatto con un investimento insignificante.”

 

I commenti dell’industria

Degli eventi che lo scorso hanno fatto parlare di sé nel mondo del broadcast, la vendita di YouTube, un sito di contenuti video prodotti dagli utenti, a Google per 1,65 miliardi di dollari, ha catalizzato l’attenzione di tutti. Ciò si è verificato in un anno in cui il Congresso ha definito una data certa per la cessazione delle trasmissioni in analogico, le società telefoniche hanno lanciato servizi di tv via fibra ottica e società come Wal-Mart hanno cominciato a vendere film online.

Senza dubbio YouTube è stato quello che ha sparigliato i giochi; ha rappresentato una generale accettazione sia delle produzioni amatoriali, sia del video su Internet in generale, il che avrà delle evidenti conseguenze sull’industria delle apparecchiature A/V.

“Risponderemo certamente con uno ‘strumento per l’automazione’ su Internet nel prossimo futuro”  ha detto Beesley. Cameron Francis, CEO della divisione statunitense del produttore di router norvegese Network Electronics, ha affermato che la crescita del video su Internet piloterà i prossimi miglioramenti negli schemi di compressione. “La gente si aspetterà probabilmente di vedere su Internet una qualità simile a quella che ottiene sui propri schermi piatti”.

Teri Zastrow della Ikegami ha notato che vi è la stessa richiesta di qualità che si trova nell’acquisizione in alta definizione. “Qui la qualità è un fattore chiave” ha detto. “Migliore è la qualità del video originale, migliore sarà il risultato una volta che si è editato, compresso e immesso in Internet.”

Per Mark Gray, l’effetto YouTube rappresenta una opportunità per i vecchi media. Gray è il presidente della Samma Systems, una società impegnata nella preservazione di film con sede a New York.. “C’è una enorme quantità di materiale broadcast ancora archiviato su nastri analogici che necessita di essere trasferito su file digitali per essere monetizzato, ed è quello che noi facciamo” ha detto. In molti casi, l’effetto YouTube sta pilotando le società verso le loro più o meno tradizionali traiettorie. Per esempio, lo storage e il traffico non sono particolarmente diversi tra le diverse piattaforme distributive, ha spiegato Steve Krant, che è il vicepresidente vendite e marketing alla Sundance, la società di automazione di Dallas posseduta dalla Avid.

 

Attraverso le piattaforme

 “Sono ancora necessari la memorizzazione digitale dei contenuti e dei mezzi affidabili per catalogare, ripescare e mettere in onda – o qualunque cosa – nonché riportare tutto all’ufficio fatturazione” ha detto. “Questo è ciò che un’automazione broadcast fa normalmente.”

In maniera simile, Vizrt, la società di sistemi grafici con sede a Bergen, in Norvegia, sta semplicemente adattandosi al mezzo. “Il nostro approccio è di abilitare contenuti di elevata qualità su più piattaforme, mantenendo al contempo lo stesso processo creativo per i produttori di contenuti, “ ha detto il Dr. Francois Laboirie, vicepresidente del poduct marketing alla Vizrt. “Ciò comprende anche i contenuti video su Internet.”

Ascent Media Network Services è già dentro al mondo della distribuzione IP e del riposizionamento dei contenuti. Il video su Internet si aggiunge al momento, ha detto il vicepresidente senior della tecnologia della Ascent, Stavros Hilaris.

Anche le società con prodotti che non hanno un contatto diretto con Internet stanno risentendo dell’effetto YouTube. La Mayville Products Corp. è un produttore di rack di Mayville, Wisconsin. “Il video su Internet è un driver per tutto il nostro business generale, “ ha detto Dan Eder, presidente della società. “Più server, sia presso gli ISP che i broadcaster, significa una maggiore richiesta di rack e armadi.”

La società di Maria Porco, la X20 Media Inc. di Montreal, in Quebec, produce segnaletica digitale. “Abbiamo avuto richieste da clienti che desideravano mostrare il video di Internet sugli schermi, “ ha detto, “così sta avendo decisamente un impatto.”

Anche alla CoolTouch Monitors di Marina Del Ray, in California, il vicepresidente Cian de Buitler non sconta l’effetto YouTube. “Come produttore di LCD, solo una piccola parte del nostro business è con lo streaming media, e ancora meno può essere correlato al video su Internet.” ha detto. “Tuttavia, indirettamente, potrebbe anche farsi in qualche misura sentire da noi. Se il mercato tradizionale del broadcast non si adatta adeguatamente alla crescita del video su Internet e sfrutta positivamente i suoi vantaggi su un crescente pool di contenuti e delle nuove  possibilità di delivery,  si andrà inevitabilmente verso una direzione di abbassamento dei costi, a causa della concorrenza.”

 

 

Il Ceo di Google descrive un nuovo futuro

 

di Geoff Poister

Tv Technology

 

Il Ceo di Google, Eric Schmidt, ha inviato un semplice messaggio a un vasto pubblico alla super session tenutasi durante l’ultima edizione del NAB e intitolata: “Innovators Spotlight: view from the top.” “Il nuovo modello dovrà stimolare la responsabilizzazione degli utenti – ha detto Schmidt. È una verità fondamentale.” Schmidt ha delineato  la sua idea nel corso di una discussione casuale con il precedente conduttore del MBC Nightly News Weekend, John Seigenthaler, nella quale ha descritto come una nuova generazione stia ridefinendo le regole della comunicazione mediata.

Seigenthaler ha introdotto Schmidt citando frasi in cui Schmidt veniva definito un “uomo con la capacità di cambiare il mondo”. Tuttavia, Schmidt ha preferito descrivere il suo ruolo come quello di persona che si adatta ai cambiamenti.

 

Fenomeno sociale

YouTube, che è recentemente stato acquistato da Google, viene citato come esempio di una società di Internet che abbraccia il “nuovo modello”. Schmidt ha descritto YouTube come l’appendice di un fenomeno sociale che si è allargato esponenzialmente. Ha raccontato come è iniziato tutto con della gente che mandava alcuni video sul web, e che quindi  hanno condiviso il materiale con degli amici, che a loro volta lo hanno condiviso con altri amici e, prima della fine, è stato creato un completo ambiente sociale. “Sono stato spesso citato per aver detto ‘non scommettete contro Internet’, ha detto Schmidt. Penso che la gente che usa il litigio per prevenire i cambiamenti sta scommettendo contro Internet.” Citando la legge di Moore, che essenzialmente predice che la densità di un chip raddoppia ogni 18 mesi, Schmidt ha rinforzato le proprie previsioni. “In cinque anni avremo 10 volte la capacità sui telefoni mobili; la rivoluzione tecnologica è appena cominciata.”

 

Numerose preoccupazioni

Naturalmente, parlando a un pubblico costituito principalmente da broadcaster, ci sono numerose preoccupazioni riguardanti la competizione sul fronte pubblicitario e il controllo del copyright. Molte di tali preoccupazioni sono cresciute dopo l’acquisizione da parte di Google della società di collocamento pubblicitario DoubleClick. Schmidt ha tentato di fugare queste preoccupazioni descrivendo i ricavi pubblicitari come qualcosa che è elastico. “Google produrrà più pubblicità mirata che farà crescere la torta pubblicitaria; non andremo a erodere i ricavi pubblicitari dei broadcaster.” Schmidt ha ripetutamente richiamato il fatto che Google e l’uso di Internet in ambito aziendale sono una manna per l’industria del broadcast. Ha poi ripetutamente enfatizzato il fatto che Google persegue una plicy di partnership nella quale sia Internet che i broadcaster possono allargare la propria base pubblicitaria e aumentare i guadagni. Ma alcune persone del pubblico hanno espresso preoccupazioni riguardanti il controllo del copyright nell’era di YouTube – dove i contenuti vengono copiati, condivisi e spesso rimodellati. Un membro del pubblico ha domandato se la sua compagnia avrebbe perso la proprietà del diritto d’autore qualora avesse messo dei contenuti su YouTube. “No, voi mantenete la proprietà sul diritto d’autore” ha affermato Schmidt. Ma ha poi concesso che sia possibile perdere una parte del controllo sul copyright.

 

Assistere al processo

 “Vi incoraggio a mettere i vostri contenuti online e ad assistere a come si sviluppa il processo” ha affermato Schmidt; egli ha spiegato che probabilmente verranno copiati, ma questo, alla lunga, creerà una base utenti più grande che andrà a beneficio del proprietario o dell’originatore dei contenuti. Il nuovo mondo è guidato dai giovani che vogliono prendere dei contenuti e inserirli nei propri telefoni cellulari, negli iPod e nei lettori di MP3 e “usarli tutti assieme in una volta”.

La prossima generazione sta usando dei contenuti mediatici e li sta modellando per adattarli alle proprie esigenze; e i giovani stanno crescendo e costituiranno il nuovo mercato.

Queste persone diventano dei “fan” dei media, ha detto Schmidt, e le tecnologie utilizzate da Google sono specializzate nel trovarli o nel facilitare per loro di trovare voi.

Un altro membro del pubblico ha chiesto a Schmidt su cosa avrebbe investito in futuro. La sua risposta è arrivata senza esitazioni: “I dispositivi mobili sono i DVD della nuova generazione; trovare il modo di portare i vostri contenuti sui dispositivi mobili è la prossima grande sfida.”

 

 

 

Il Web ridefinisce la trasmissione da esterna

Può l’uso di Internet ridefinire il concetto di trasmissione “sul campo”? Può qualcuno con un telefono cellulare o una scheda wireless diventare un broadcaster? Se la quantità di persone che potenzialmente possono coprire un evento mediatico fosse in grado di coordinare le proprie attività, cosa significherebbe tutto ciò per la copertura di un evento? Come chiunque abbia mai guardato le riprese di news “di peso” può testimoniare, non è più la mera qualità dell’immagine ad avere la precedenza sui contenuti e a far decidere se un pezzo verrà mandato in onda o meno. Oggi più che mai, la gara è su quanto tempo ci si impiega ad avere i contenuti inseriti, rivisti e distribuiti. Vi è un momento nel film del 1987 “Broadcast News” dove l’attrice Joan Cusack deve inviare la videocassetta di un pezzo appena editato.  Quello che segue è uno dei momenti  più divertenti (e più veri!) che è riconoscibile da chiunque abbia lavorato nel mondo del broadcast. La Cusack, tenace, scansa tutti dalla gremita hall sino ai boccioni dell’acqua per precipitarsi a portare il nastro nella master control room per la messa in onda. Alla fine, ammaccata e zoppicante, riesce a portare il nastro, rispetta la scadenza e quindi se ne va tranquillamente.

 

Breaking news

Le breaking news, come siamo abituati a pensarle, sono tipicamente state caratterizzate da un’interruzione della programmazione regolare al fine di coprire un evento imprevisto dal vivo. I mezzi mobili con le telecamere vengono inviati e si stabiliscono dei collegamenti in microonde o satellitari. Naturalmente, vi è un certo ritardo tra l’invio del mezzo mobile e la reale disponibilità del segnale video. Ovviamente, tutto questo sta cambiando. Oggi, l’elemento temporale per mettere in onda le immagini è stato sensibilmente influenzato da tutte le forme di tecnologia. L’unione di telecamere portatili e telefoni cellulari in grado di trasmettere immagini fisse o video ha creato la possibilità di una virtuale estensione dello staff di broadcast. L’uso dell’Internet aperto assieme a questi dispositivi portatili per la cattura delle immagini sta rapidamente aumentando e, sostanzialmente, sta ridefinendo quella che è la classica definizione di trasmissioni “sul campo”. Oggi, chiunque con un telefono cellulare o una scheda wireless in un computer portatile può diventare un broadcaster.

 

Tempestività contro qualità

A prescindere dalla qualità delle immagini, dal frame rate, dalla composizione, da quanto un’immagine sia ferma o traballante, la natura del contenuto e quanto esso è trainante vincerà su qualunque considerazione tecnica. Sono andati per sempre i giorni in cui si era ancorati alla qualità. Non è che la qualità non conti più o sia stata dimenticata, ma la competizione per i telespettatori non è mai stata così feroce. Inoltre, il tipo di schermo, le dimensioni e il luogo in cui i telespettatori stanno guardando un certo contenuto stanno subendo dei rapidi cambiamenti. Ciascuno di questi canali di distribuzione e di consumo devono essere serviti; e quei canali di distribuzione devono essere serviti rapidamente. Con un numero così elevato di persone che potenzialmente è in grado di catturare delle breaking news, i broadcaster devono sviluppare delle strategie per gestire questi contenuti generati sul campo. Dall’uragano Kathrina alla tragedia del Virginia Tech, i telespettatori hanno dimostrato che andranno laddove ci sono contenuti, e li guarderanno sia che si tratti di immagini fisse che in movimento, e li guardano su una varietà di diversi schermi e dispositivi. Se siete un direttore delle news, un produttore, un reporter o un operatore di ripresa, tutti state condividendo un desiderio comune di acquisire il contenuto più rilevante nel tempo più breve per offrirlo ai vostri telespettatori. Avete programmato per la mattina dopo quali delle storie più importanti andrete a coprire. Naturalmente la copertura di determinati eventi è un aspetto importante per qualunque emittente. Ma, quando l’evento non è programmato, quando, sicuramente, si tratta di qualcosa che si sta rapidamente evolvendo, lo staff andrà a coprirlo. Quali sono i principali problemi che sorgono nel tentare di inserire, rivedere e distribuire contenuti generati sul campo e quale è l’impatto quando non è il vostro staff, ma un pool di cittadini-giornalisti equipaggiati con telefoni cellulari e camcorder?

 

Consegna e sicurezza

Come verranno consegnati i contenuti generati sul campo? L’approccio più sensato è quello di fornire un metodo per la consegna elettronica. Ciò può essere fatto creando un sito web che può specificamente essere marchiato per ciascuna organizzazione, al fine di mantenere l’identità di stazione. Questo aspetto si rivela particolarmente importante quando si parla di un gruppo di 16 stazioni o di un network costituito da 220 affiliati. In seguito, è possibile che vogliate suggerire a chi ha fornito il materiale di fornire alcuni metadati, quali un nome, un numero di telefono nonché di sottoscrivere la liberatoria legale. Agli utenti viene quindi chiesto di scegliere il file e di caricarlo. Ma cosa accade se il contenuto è specialmente opportuno? E sul fatto di inviare il materiale tramite Internet? Questa è anche una delle sfide da risolvere. Per esempio, oggi, i reporter riprendono sul campo, tagliano assieme le storie sui laptop e vanno in qualche Internet cafè per caricare i contenuti sul server. In questo scenario, vi sono due importanti problemi: le questioni legate alla sicurezza e i trasferimenti basati su TCP/IP. Primo, una trasmissione sicura è qualcosa di altamente desiderabile e auspicabile e dovrebbe essere stabilita tra la pagina nel browser web e il server. Un metodo di soddisfare questo requisito può essere quello di un’applet di sicurezza che viene scaricata nella pagina web. La consegna di contenuti usando l’Internet pubblico si scontra anche con la questione del trasferimento file: primo, l’FTP (file transfer protocol) su TCP/IP e le sue esigenze di conferma positiva nella ricezione limitano la velocità a cui un contenuto può essere inviato. Inoltre, altre persone sui laptop stanno usando questo ambiente. Si tratta di una rete aperta e non sicura che tutti condividono. Ciò significa che i vostri contenuti sono in chiaro e che state anche condividendo tutta la larghezza di banda disponibile. Vi sono, tuttavia, metodi per accelerare lo spostamento dei vostri contenuti. Per esempio, lasciate dire che fornite un metodo per tutti i membri del vostro staff per scegliere di accelerare lo spostamento dei contenuti. Tale soluzione può essere fornita in forma di acceleratore di WAN (wide area network) basato su software. Cliccando su un pulsante nella pagina web attivate questa tecnologia di accelerazione della WAN e i contenuti possono essere caricati circa il 60% più rapidamente tramite la rete dell’Internet cafe rispetto alla norma. La tecnologia di accelerazione WAN aiuta considerevolmente anche nei casi in cui viene introdotta, a livello di rete, una latenza considerevole. L’inclusione sia della sicurezza che della tecnologia di accelerazione WAN all’interno del processo di upload basato su web può anche beneficiare della notifica, sia per chi invia il materiale, sia per chi lo riceve, della corretta trasmissione/ricezione del contenuto. Il reporter sul campo saprà con certezza quando il suo materiale è giunto a destinazione e si potrà quindi muovere per coprire la storia successiva.

 

Cosa succede dopo?

Ora provate a immaginare la situazione al news desk, quando i contenuti sono inviati elettronicamente sia dai cittadini-giornalisti, sia dai membri dello staff. Costruendo un sistema di gestione e di revisione basato su web, il direttore delle news può ricevere delle notifiche elettroniche che un contenuto è arrivato e necessita di essere esaminato. Questa notifica può essere un’e-mail che arriva sulla scrivania o su un dispositivo mobile. Inserendo un link al media direttamente nell’e-mail di notifica, consentirà al revisore di controllare le riprese richiamando direttamente il media player più adatto. In seguito, dovranno essere assunte delle decisioni. Il contenuto è rilevante? A cui? Cosa bisogna fare di questo contenuto? Può essere inviato come video grezzo? O, prima di essere trasmesso, necessita di essere editato e confezionato in qualche modo? Tutte le domande che fanno seguito alla ricezione di un contenuto e le conseguenti decisioni che si devono prendere nel momento in cui il direttore delle news ha controllato un pezzo di materiale generato sul campo e determinato che è rilevante possono beneficiare di funzionalità di automazione del flusso di lavoro.

Se il contenuto necessita di essere inviato a uno specifico gruppo di affiliati, ciò può essere fatto automaticamente? Il contenuto può essere inviato a una drop box o, mettiamo, al server di emissione di un affiliato? Qual è il sistema di distribuzione che può facilitare tutto ciò? E’ l’FTP? Dobbiamo accelerare il trasferimento dei file? Stiamo usando il sistema di connessione in rete più economico usando l’Internet aperto e pubblico? E ancora, non dobbiamo dimenticare che canali di distribuzione multipli sono critici e che i contenuti serviranno al gruppo di sviluppo incaricato di inserire i contenuti sulle pagine web e anche servire i partner di telefonia mobile. Questo processo di preparazione dei contenuti può essere automatizzato. Il ridimensionamento delle immagini, la codifica e la distribuzione possono diventare parte di un sistema di automazione dei flussi di lavoro.

 

Necessità di valutazione

Un sistema di ingest, revisione e distribuzione digitale per supportare contenuti generati sul campo dovrebbe tenere in considerazione tre importanti aree: 1) un upload e download su WAN sicuro e accelerato basato su web; 2) un flusso di lavoro automatizzato che offra la flessibilità dei flussi di lavoro basati su file; 3) un sistema di distribuzione gestito centralmente  che offra capacità di routing, scheduling, utilizzo della banda in rete, auditing e reportistica. Quanta parte della banda disponibile in ogni società si voglia utilizzare per ogni trasferimento o set di trasferimenti è, fondamentalmente, una questione di priorità di business.

Avere i controlli appropriati per determinare tutto ciò è importante. E’ una realtà che oggi con una telecamera, un telefono cellulare e una connessione Internet chiunque può essere un broadcaster. Ma vi è un’ampia gamma di attività che possono essere necessarie dal momento in cui un evento viene catturato al momento e al luogo in cui lo stesso viene rivisto. Mandare in onda delle breaking news significa trasmetterle su una rete terrestre o mobile, e ciò comporta la necessità di un ingest coordinato dei file, la revisione, il processo e l’impacchettamento e la distribuzione degli stessi. Le tecnologie sono tutte qui per soddisfare queste necessità e la loro implementazione non è mai stata così rapida.

 

 

Un anno di vita con l’IPTV

IPTV, IPTV e ancora IPTV. Non è un segreto che il chiacchiericcio nel mondo del broadcast è stato, negli ultimi 12 mesi, l’IPTV. Le prove e i tentativi degli scorsi anni sono stati donati agli attuali servizi, con gli attuali utenti. Tuttavia, credo che  vi sia ancora della strada prima che questi newcomer diano realmente fastidio agli incombenti operatori terrestri, del cavo e del satellite. Al momento, esistono ancora numerosi problemi nel far crescere i servizi IPTV perché siano ampiamente diffusi e funzionino realmente bene. In primo luogo, le reti e il numero di abbonati sono ancora quantitativamente piuttosto ridotti. In generale, offrire servizi televisivi è un business piuttosto nuovo per le telecom, e capire i nuovi modelli di business e adattare le loro organizzazioni all’acquisto e alla rivendita di contenuti televisivi ha presentato numerose difficoltà. Anche la divisione organizzativa in diverse aree per l’headend, la dorsale di rete, la rete di distribuzione agli utenti, ecc. significa che non vi è un unico punto di contatto con il cliente quando qualcosa non funziona. Questa mancanza di approccio coordinato al cliente  ha generato molti casi di insoddisfazione nella clientela e ha allungato i tempi di risposta per risolvere i problemi. Offrire un servizio televisivo accettabile agli utenti finali è ciò che sta causando i maggiori dispiaceri agli operatori IPTV. La mancanza di una piena visibilità della qualità del servizio in tutta la catena è qualcosa di cui ancora vi è la necessità. La chiave è quella di ottimizzare l’esperienza dei telespettatori. Ciò significa non solo ottimizzare le caratteristiche della rete, ma anche assicurare che il giusto canale/programma sia quello che uno si aspetta di vedere. La televisione è un business politicamente molto sensibile. Quando si fa una telefonata, si può dire qualunque cosa, e l’operatore telefonico non ha alcuna responsabilità e, infatti, non si curerà mai di quello che viene detto. Tuttavia, un errore di configurazione o di fornitura da parte di un operatore può far sì che, ad esempio, un canale per bambini venga sostituito da contenuti pornografici per adulti. Se ciò accade in taluni paesi, l’operatore finirà in galera, o peggio!

Così, ci vuole un po’ di più per fornire un servizio televisivo robusto che faccia transitare i pacchetti attraverso la rete. Naturalmente il caos nel mercato dell’IPTV serve a stimolare l’attività in tutti i segmenti dell’universo televisivo. Ma la tecnologia IP, in generale, ha qualcosa da offrire a tutti gli operatori tv, non solo agli operatori IPTV. Stiamo vedendo che l’IP viene utilizzato come interfaccia generica per assolvere a sempre più funzioni all’interno del flusso di lavoro televisivo, compreso l’uso estensivo di collegare i componenti degli headend e anche i trasmettitori. La migrazione verso Ethernet per sostituire l’ASI o l’SDI è in pieno corso. L’uso della comune tecnologia IT promette una eccezionale scalabilità e risparmi in termini economici. Tuttavia, si tratta, dopo tutto, di una nuova tecnologia che presenta i suoi propri problemi e le sfide a essi correlate. Sono sicuro che gli operatori televisivi saranno in grado di trovare una miriade di prodotti IP all’avanguardia. Unire quei prodotti in un sistema sensato e funzionante sarà la loro prossima sfida.

 

 

 

IPTV: Una storia di successo dall’Europa

 

di Wess Simpson

 

L’IPTV è stato un argomento molto dibattuto all’ultima IBC, tenutasi nell’autunno 2006, e per una buona ragione. I service provider stanno rapidamente proponendo servizi di IPTV ai consumatori di tutto il continente. Non tutte le speculazioni sono state vincenti, ma vi è stato un certo numero di attivazioni di successo e altre sono sulla strada di diventarlo. Graeme Packman, della Understanding & Solutions, una società di consulenza nel Bedfordshire, in Inghilterra, ha fatto una interessante presentazione della IPTV ad Amsterdam, fornendo alcuni dati aggiuntivi che sono stati utili nella preparazione di questo articolo. Una nazione dove l’IPTV sembra prendere piede è la Francia; negli ultimi tre anni più di 300mila utenti si sono abbonati a servizi IPTV di Orange (France Telecom). L’ISP alternativo Free offre un servizio IPTV con oltre 80 canali in un pacchetto che comprende l’accesso a Internet e la telefonia. Circa i due terzi dell’1,9 milioni di abbonati broadband di Free sono qualificati per questa offerta. Altri provider di IPTV includono l’operatore alternativo Neuf Cegetel, recentemente acquisito da AOL France, la sussidiaria di Telecom Italia Alice e Club Internet di T-Online (Deutsche Telekom). La Francia ha circa 25 milioni di famiglie televisive, con circa 3 milioni di abbonati CATV e 4 milioni di abbonati satellitari (in aggiunta al milione e mezzo di abbonati ai servizi IPTV disponibili).

 

IPTV pool

Secondo la società di consulenza londinese Point-Topic, la Francia contava su 10 milioni di abbonati alla larga banda a dicembre del 2005, così vi è un significativo numero di potenziali utenti IPTV per il futuro. Il successo della IPTV in Francia si è verificato per un certo numero di motivi, alcuni dei quali sono specifici del mercato francese e alcuni altri potrebbero essere veri anche per altri Paesi. Lasciatemi fare una rapida carrellata sulle motivazioni principali di cui ho discusso con Mr. Packmann. Essendo un mercato molto competitivo, i prezzi dei servizi IPTV sono bassi; il servizio IPTV di base di Orange/France Telecom con più di 40 canali costa appena qualcosa di più di 20 dollari al mese (circa 15 euro). Il pacchetto di base “triple play” di Free, che comprende l’accesso a Internet ADSL2+, chiamate vocali gratuite a telefoni fissi in oltre 20 Paesi e IPTV costa circa 38 dollari al mese (circa 28,5 euro).

 

Video

A questo prezzo ridotto, molti abbonati di Free sono felici di acquistare il pacchetto solo per avere Internet e il servizio di telefonia, e non utilizzano la televisione. L’incumbent Orange ha iniziato a offrire in bundle il proprio servizio IPTV di base, che comprende oltre 30 canali, gratuitamente con alcuni dei suoi pacchetti di accesso a larga banda. Come menzionato più sopra, le principali alternative all’IPTV sono la tv via cavo e il satellite, entrambi con una penetrazione inferiore ai livelli raggiunti in altri Paesi. Nel caso della tv via cavo, sino a un anno fa, vi erano diversi operatori cavo che non avevano ancora convertito la propria base utenti al digitale, così rapidamente come accaduto in Uk senza le capacità di video on demand. Recentemente vi è stato un certo numero di fusioni tra operatori CATV, il che dovrebbe incrementare la competitività di questi sistemi e spingere ulteriormente la transizione al digitale, comprendendo l’introduzione di servizio di video on demand. Nel caso della tv satellitare, la penetrazione è stata compromessa dai regolamenti locali che in molti casi hanno reso difficoltosa l’installazione di antenne individuali. Come risultato, per molti potenziali telespettatori la IPTV rimane l’unica alternativa per avere servizi di tv digitale.

L’offerta di canali dei due principali fornitori di IPTV è abbastanza ampia; in aggiunta ai canali francesi, entrambi i servizi offrono una programmazione internazionale di base da un numero di altri stati europei e mediorientali. In aggiunta, Orange/France Telecom offre oltre 200 canali premium. Entrambi gli operatori hanno creato una partnership con il gruppo Canal+ per offrire dei contenuti premium. Mentre i costi e la scelta possono essere elementi di grande importanza, anche i contenuti HD e VOD possono spingere gli utenti all’IPTV. Il mercato del broadcast HD in Francia è meno sviluppato che negli Stati Uniti. I fornitori di servizi IPTV in Francia si stanno schierando per catturare il mercato HD quando lo stesso comincerà a svilupparsi grazie anche alla disponibilità di set top box in alta definizione. In Francia, anche il VOD non è comune, e i provider IPTV sono in pratica i primi soggetti a offrire il video on demand. Altri Paesi in Europa hanno diverse tendenze per l’IPTV; per esempio, il Regno Unito, un Paese che ha all’ingrosso lo stesso numero di famiglie televisive della Francia, ha il doppio di abbonati alla tv satellitare digitale (oltre 7 milioni). NTL/Telewest gestisce sistemi CATV che raggiungono metà delle case del Regno Unito e ha 3,3 milioni di abbonati. Nel complesso, la penetrazione dei servizi di tv digitale nel Regno Unito è di circa il 70 percento degli spettatori, un rapporto molto più elevato che in Francia o in molti altri Paesi europei. Come risultato di questi e di altri fattori, la penetrazione dell’IPTV nel Regno Unito è molto inferiore – solo 30mila abbonati, circa un anno fa, secondo un articolo comparso in The Register. Ci si aspetta che i livelli britannici restino al di sotto di quelli francesi per diversi anni.

La situazione dell’IPTV negli Usa è totalmente differente. Con 110 milioni di famiglie televisive, l’IPTV deve ancora lasciare un segno tangibile – meno dello 0,5 percento del mercato globale. La maggiore società che promuove l’IPTV oggi, la AT&T, ha ufficialmente reso disponibile il proprio servizio di IPTV solo a San Antonio. Un altro dei principali operatori statunitensi, Verizon, non sta utilizzando l’IPTV per il suo servizio FiOS TV – essi stanno offrendo un servizio di video a larga banda (in stile CATV) su fibra ottica.  Un fattore che rallenta lo sviluppo dell’IPTV negli Stati Uniti è che molte linee DSL del  Paese devono coprire ampie distanze e utilizzano tecnologie a bassa velocità, non ottimizzate per l’IPTV. Un altro fattore è che più della metà degli utenti dati a larga banda negli Stati Uniti riceve servizi dalle compagnie di CATV, che hanno piccoli incentivi per spingere un servizio IPTV a competere con le loro offerte su cavo digitale.

 

Una strada possibile

L’IPTV è una possibile nuova strada per veicolare contenuti ai telespettatori che, nelle giuste condizioni, può avere successo sul mercato. Tuttavia, è utile ricordare che i consumatori si preoccupano di più dell’accesso ai contenuti e si interessano invece meno a come i contenuti sono veicolati. Gli studi di Graeme Packmann hanno evidenziato che il fattore dominante che spinge gli spettatori verso le tecnologie video digitali è quello di incrementare la gamma di contenuti. Ciò è tanto vero per l’IPTV quanto per le precedenti tecnologie video digitali. Un personale grazie va a Packman per la condivisione dei suoi dati e delle opinioni.

 

 

 

Radio France investe nel Podcasting

di Emmanuelle Pautier

 

Sebbene stia ancora sviluppando il suo approccio alla tecnologia, Radio France sta raggiungendo più ascoltatori sia in Francia che nel resto del mondo attraverso il podcasting.

Il broadcaster pubblico francese ha iniziato a gennaio del 2006, offrendo una vasta scelta di programmi dalle sue sette stazioni radio nazionali – France Inter, France Info, France Bleu, France Culture, France Musique, Le Mouv’ e FIP – assieme a contenuti di Radio France Multimédia. Radio France raccoglie qualcosa come 15 milioni di ascoltatori tra tutte le sue stazioni; ciò significa che un cittadino francese su quattro è un ascoltatore di Radio France.

 

Più che una stazione

Pascal Delannoy, in precedenza direttore di France Info e manager del progetto multimediale a Radio France ha supervisionato l’ingresso di Radio France nel podcasting e ama citare uno slogan che evidenzia l’enorme potenziale del medium: “Podcasting: più che una semplice stazione radio!”

Delannoy ha detto che vede il podcastng come una importante iniziativa per catturare l’attenzione degli zapper in mobilità che sono trasmigrati all’iPod e ad altri lettori musicali e che non possiedono più una radio. “La Baladodiffusion” (la “diffusione da passeggio”), per usare il termine francese per indicare il Podcasting, permette ai radioascoltatori di scegliere la programmazione à la carte per personalizzare il proprio ascolto. Gli ascoltatori semplicemente si iscrivono a un podcast usando iTunes, un lettore di feed RSS o scaricando i file direttamente dal sito web di Radio France.

Gli show preregistrati e i programmi informativi sono scaricabili come file mp3 e possono essere ascoltati su un Pc o su un lettore portatile di musica digitale. Il podcast di Radio France comprende più di 160 programmi informativi e show, incluse le news di France Inter, France Culture e i notiziari informativi. Fino a qui, il servizio è stato ben ricevuto, registrando una media di 61mila download quotidiani dal lancio ufficiale, avvenuto il 2 gennaio 2006; infatti, 48 ore dopo che Radio France ha iniziato il servizio di podcasting, le sue caselle di e-mail hanno iniziato a essere inondate da commenti degli ascoltatori, come questo: “Grazie ai podcast di  Radio France posso ora ascoltare i programmi di France Inter nella mia auto negli Stati Uniti”. Il podcastng offre anche la grande opportunità ai programmi che vanno in onda a orari con pochi ascoltatori; per esempio, il podcast che ha ricevuto il maggior numero di accessi alla data in cui questo articolo è stato scritto era “2000 Ans d’Histoire” (2000 anni di storia), un programma quotidiano di Patrice Géllinet che va in onda dalle ore 14 alle 14.30 su France Inter. Lo step successivo del progetto è il lancio di bouquet tematici – economia, sport, rassegne stampa, ecc. – che prendano tutti i vantaggi di Radio France. In media, gli ascoltatori francesi focalizzano la propria attenzione su tre o quattro stazioni; il podcasting può allargare questa tendenza ed essere complementare. Per esempio, Delannoy ha detto di sperare che un ascoltatore della giovane stazione Le Mouv’ possa scoprire un programma di France Culture tramite il podcast.

 

Lingue regionali

Il podcasting aiuta inoltre a estendere l’ascolto di programmi trasmessi nelle lingue regionali. Da maggio dello scorso anno, i Bretoni in tutta la Francia (e in tutto il mondo) hanno avuto la possibilità di seguire “Sul, Gouel ha Bemdez” (Domeniche, ferie e tutti i giorni), un programma settimanale trasmesso in lingua bretone da France Bleu Amorique. Una programmazione simile in alsaziano, corso e basco, tre altre importanti lingue parlate in ambito regionale, è disponibile tramite podcast. Due milioni di cittadini francesi vive al di fuori della Francia e il 30 percento dei visitatori ai siti di Radio France proviene dall’estero. Un accordo di partenariato con i servizi pubblici  francofoni di Canada, Svizzera e Belgio aiuta ad incrementare l’audience mondiale dei programmi di Radio France. Il podcasting può anche aiutare gli studenti di francese di tutto il mondo ad imparare di più sia riguardo alla lingua che alla cultura francese; e, data l’imminenza delle prossime elezioni, il podcasting può anche aiutare i francesi che vivono all’estero a seguire la campagna presidenziale. Delannoy ha detto che vede il podcasting come “una nuova frontiera”, comunque “questo non sostituirà mai la radio, in quanto non vi è un buon podcast senza una buona radio”.

Ciò non significa, comunque, che Radio France non stia sollecitando dei buoni podcast; a maggio del 2006, il broadcaster ha lanciato una competizione di podcast. I concorrenti sono stati invitati a creare un programma di 3 minuti sulla primavera; ogni settimana una delle migliori 52 proposte è stata messa in onda.

 

Archivi e copyright

Attualmente, non vi è un archivio storico dei podcast di Radio France; settimanalmente i programmi vengono aggiornati e i vecchi programmi vengono rimossi ogni sette giorni. I programmi quotidiani, invece, vengono sostituiti ogni 24 ore. Tuttavia, stanno considerando anche l’idea di mantenere dei podcast più vecchi online. Un altro importante tema di dibattito è quello relativo al copyright e ai podcast musicali; al momento, la questione viene affrontata valutando di volta in volta le diverse implicazioni. Per Eric Duval-Valachs, webmaster di Radio France, il formato di trasmissione usato per i podcast, ossia file in mp3 di qualità 128 kbps, garantisce un audio stereo di qualità broadcast, ma i file non possono essere protetti dalla copia. Il mercato sta cambiando, tuttavia, e soluzioni per la protezione universale potranno aiutare a risolvere le problematiche relative al copyright.

Allo stesso tempo, il podcasting – solo una delle molte attività che mantiene impegnato il team multimediale di 35 persone a Radio France – è già un successo per l’emittente pubblica francese.