SPECIALE

RADIOTV IN UGANDA

 

Il sogno ugandese di Kenneth

Interessante esperienza di come sia possibile realizzare una realtà televisiva di qualità anche  in un mercato caratterizzato da una gran quantità di difficoltà logistiche ed economiche, pur rispettando il budget

 

di James Careless

 

Kenneth Tiven è un uomo con un sogno: egli desidera contribuire a sviluppare la democrazia e il progresso sociale aiutando i broadcaster a sviluppare strutture di qualità in ambito nazionale a un prezzo che essi si possano realmente permettere. Questo è il motivo per cui questo manager del settore broadcast – in passato è stato vicepresidente  dei sistemi televisivi alla CNN – si trova ora in Africa, ad aiutare gli Ugandesi a realizzare e gestire la loro emittente televisiva. “La stazione è una emittente generalista che occuperà circa 600 metri quadri al Convention Centre dell’Hotel Kampala Serena” ha spiegato Tiven ai nostri colleghi di Tv Technology Europe. “Ancora più importante, NTV Uganda proporrà una dieta ricca di programmi informativi e di news autoprodotti alla mattina, alle 13.00, alle 19.00 e alle 21.00. La stazione, infatti, disporrà di 25 giornalisti equipaggiati con camcorder. “Noi li chiamiamo ‘visioneers’, un neologismo che rende abbastanza bene il concetto che essi sono in grado di raccontare, riprendere ed editare” - ha spiegato Tiven. (Un po’ come quelli che in Italia definiamo “videoreporter”, n.d.t.). L’intera struttura richiederà in totale solamente 99 persone, dal direttore generale sino a chi si occupa delle pulizie.”

 

Qualità e rispetto del budget

Conscio della realtà dell’Africa moderna, la missione di Tiven è quella di installare una struttura televisiva che si presenti bene in onda, sia relativamente semplice da gestire e conveniente da mantenere. “Ciò spiega perché il mio obiettivo sia quello di rendere la gestione del canale relativamente immune dagli errori umani” afferma Tiven. Per raggiungere il suo scopo, la società di Tiven, Television Information Video Inc., ha contattato la Rushworks Media (www.rushworksmedia.com), un’azienda produttrice di sistemi di gestione news e master control basati su software. Per la cronaca: uno di questi sistemi, Newsrush, ha vinto il “Mario Award” al NAB 2006 e Mario Orazio, il famoso “ingegnere mascherato” della nostra consorella Tv Technology nell’occasione aveva scritto: “Consente alla stessa (ed unica) persona che effettua le riprese e realizza i montaggi di aggiungere tutte le parti necessarie per l’automazione dello studio news, il tutto a un prezzo accettabile”.

“Ho una grande fiducia in Rush Beesley (presidente e “motore propulsivo” alla Rushworks), egli è un gran sognatore, ma anche un uomo molto concreto” ha detto Tiven. Newsrush è solo uno dei tre prodotti utilizzati da Tiven a Kampala, in un pacchetto che Beesley ha definito “una stazione in una scatola”; gli altri due prodotti sono ToastMaster e DTV/Multicast.

“ToastMaster integra le prestazioni e la potenza dell’economico switcher, generatore di caratteri, mixer audio e DDR VideoToaster, insieme a un encoder Mpeg-2 in tempo reale che cattura gli incontri dal vivo e altri eventi direttamente su disco - ha spiegato Tiven -. Inoltre DTV/Multicast è un computer P4 in singola unità rack equipaggiato con quattro decoder SD Mpeg/grafici e un decoder HD Mpeg/grafica (HD-SDI), oltre al software di automazione MasterPlay, in grado di controllare simultaneamente cinque canali.”

Con il software Rushworks “station-in-a-box”, un sistema di grafica computerizzata VizRT, alcuni deck digitali su nastro HDV e alcuni Macintosh sui quali è stato montato Final Cut Express (“che fa il 98 percento di quello che vogliamo”), Tiven sta creando un sofisticato sistema di presentazione che “è così semplice da far funzionare, anche un ragazzino di sette anni potrebbe farlo”. Sul piano dello studio, egli sta costruendo un set trivalente – uno servirà per lo show televisivo dell’ora di colazione, uno per le interviste e uno per la trasmissione dei notiziari – basato sul lavoro di progettazione del GraphicExpress Group di San Diego. Le roprese avvengono mediante l’impiego di sistemi remotati con telecamere Sony BRC-300. “Non voglio gettare denaro nel gestire lo studio, quando lo stesso denaro può essere speso per avere una forza lavoro di sei giornalisti in più” spiega Tiven. Le Sony BRC-300 sono camere destinate principalmente alla copertura di incontri pubblici e religiosi, piuttosto che al broadcast; tuttavia, a un costo inferiore ai 3.000 euro queste unità dispongono di chip con 3 CCD a colori, rapporto d’aspetto commutabile tra 4:3 e 16:9, e una qualità video eccellente. A tutto ciò si aggiunga la possibilità di controllare remotamente le funzioni di pan, tilt e zoom direttamente dalla control room e Tiven è definitivamente convinto. “Ovviamente Sony non ha fatto molto rumore attorno a questa telecamera; loro preferiscono infatti vendervi una telecamera da più di 10.000 euro, ma il fatto è che la BRC-300 fa decisamente un buon lavoro” ha dichiarato Tiven.

Per quanto riguarda le riprese in esterno, Tiven sta equipaggiando le 25 troupe destinate alle news con dei camcorder HDV Sony, cui vanno aggiunti dei laptop iBook equipaggiati con Final Cut Express, microfoni senza fili, luci, treppiedi e una suite di microfoni. “In totale, ciascuno di questi kit per la produzione delle news completi – che possono essere gestiti interamente da una sola persona – costano meno di 5.500 euro” ci ha spiegato. “Perché dovrei voler spendere 30.000 euro al pezzo per dei sistemi XDCAM, quando possiamo avere in giro così tante troupe per le news spendendo gli stessi soldi e utilizzando telecamere HDV?”. “Oltretutto - aggiunge Tiven -, avere così tanti camcorder HDV ci garantisce un elevato livello di ridondanza. Se un apparato si rompe, ne abbiamo ancora altri 27.”

 

Più stazioni

La stazione di Kampala del Nation Media Group in Kenya è solo una di quelle ricomprese nel progetto di Kenneth Tiven. Egli ha infatti già utilizzato un simile modello per ingegnerizzare un canale all news in India e sta aiutando a creare infrastrutture simili in Tanzania, Ghana, Namibia e Pakistan. In tutti i suoi progetti, il tema è sempre lo stesso: aiutare i nuovi broadcaster a produrre notizie accurate e ben realizzate nei propri mercati locali utilizzando apparecchiature economiche in grado di produrre contenuti almeno paragonabili, in termini qualitativi, a quelli disponibili sulla tv satellitare. E, sebbene Tiven abbia 62 anni, dichiara allegramente “Ho un grande entusiasmo per questo tipo di lavoro e non ho certo intenzione di fermarmi ora. Inoltre, il mio riferimento, ossia Burt Reinhardt, che ha costruito la CNN, ha continuato a lavorare sino a 80 anni. Se lo ha potuto fare Burt, perché non lo posso fare anch’io?”

 

 

 

 

L’INTERVISTA A KENNETH TIVEN

 

Un progetto ENG miniaturizzato ed economico che guarda al futuro

 

D. Che tipo di sistemi ENG pensa che verranno impiegati nei prossimi due anni? E nei prossimi cinque? E dieci?

R. Penso che la convergenza di sistemi quali il Wi-Fi, il 3G e il 4G con piccole telecamere che riprendono in alta qualità porterà la semplicità del live reporting alla tv e ai media basati su Internet esattamente nello stesso modo in cui la telefonia mobile ha cambiato le news per la radio. Questo è il logico percorso all’impiego di Inmarsat e dell’Internet per veicolare i report dal vivo invece che usare gli uplink satellitari; naturalmente, occorre distinguere tra le situazioni urbane e i Paesi sviluppati e le corrispondenze da località remote. Ma, man mano che le tecnologie di compressione riescono a comprimere un maggior quantitativo di dati in una minore larghezza di banda, questo sembra il percorso più logico. L’opposto sta accadendo con il concetto di reinviare l’attuale programma video al giornalista sul campo tramite sistemi compressi senza fili, così che il giornalista stesso sia in grado di capire meglio ciò che stanno facendo il conduttore, gli altri ospiti e gli eventuali altri reporter. Si tratta di un grande passo rispetto al solo feedback audio che si è finora avuto. Come punto di riferimento, alcuni dei nuovi camera/phone della Nokia offrono una eccezionale qualità. La telecamera incorporata nel nuovo computer Mac Book Pro è eccezionale considerando le sue dimensioni e il fatto che sia inserita all’interno dell’hardware di un computer.

Per il mondo delle news, la relazione tra qualità di immagine e immediatezza è sempre stata chiara: la seconda ha sempre avuto il sopravvento sulla prima. Nel 1992, i tecnici della CNN avevano avuto da dire contro l’impiego del famoso video del pestaggio di Rodney King che diede il via ai disordini di Los Angeles in quanto si trattava di materiale ripreso con una telecamera amatoriale VHS e le riprese notturne erano virtualmente in bianco e nero. Ovviamente il video è stato usato. In alcuni casi la qualità del video può essere l’opposto dell’importanza, ma, naturalmente, cerchiamo sempre di avere le migliori immagini possibili. Se il materiale prodotto dalla gente e l’internet, come mezzo di distribuzione, continueranno con l’attuale curva di crescita, potrà non fare molta differenza ciò che i broadcaster utilizzano in quanto l’audience sarà diminuita. Ma le preoccupazioni sul fatto che la televisione avrebbe ucciso il cinema, negli anni ’50, sin sono rivelate infondate; i film hanno cambiato i loro contenuti e la cinematografia ha iniziato una nuova vita. (Così) c’è spazio per qualunque cosa, fino a quando i venditori possono trovare una linea di base economica che funziona.

 

D. Quale elemento dell’attuale kit di ENG necessita del maggiore lavoro?

R. Se uno dei maggiori produttori riuscisse a costruire una telecamera delle dimensioni della telecamera Sony HDV HDR-HC1 (1 chilogrammo) con ottiche intercambiabili, sarebbe una splendida rivoluzione. La limitazione delle telecamere più piccole resta quella delle lenti, in termini di lunghezza focale e di nitidezza delle immagini. Forse possiamo arrivare a una nuova visione, dove penseremo alle ottiche come  elemento essenziale e la scelta diventerà quale modulo di registrazione collegare all’obiettivo. Chiaramente, con la diminuzione dei costi delle memorie flash, l’idea di utilizzare memorie allo stato solido, come mezzo di registrazione, diventerà sempre più attrattiva rispetto a quanto non sia oggi. Il videotape rimane ancora oggi un mezzo meraviglioso, considerando la sua densità, durata, nonché i costi. Non sono impressionato dai registratori professionali basati su disco, in quanto le dimensioni e il consumo di energia hanno portato alla costruzione di telecamere molto pesanti; per alcune applicazioni ciò ha senso.

Tratteggiare una grande distinzione tra telecamere professionali e prosumer, sulle dimensioni o sul prezzo, diventa seriamente sempre più complicato. Oggigiorno ci sono poche persone che sono in grado di evidenziare le differenze tra una telecamera Sony o Panasonic da 4000 dollari e telecamere da 30000 dollari, se il cameraman che effettua le riprese è capace.

 

D. Cosa ne pensa della nota azione di Reuters di manipolare delle fotografie in Photoshop per fini politici? Dovremo aspettarci qualcosa di simile anche in ambito video?

R. Chi dice che non sia già accaduto? Certamente in campo video la scelta della posizione della telecamera, cosa riprendere, cosa editare e tagliare, cosa enfatizzare  sono elementi che hanno già accresciuto la probabilità di manipolazione editoriale. Non c’è bisogno di Photoshop per ottenere tali risultati. In ciascuno dei numerosi sistemi di editing non lineare, si può tagliare o ingrandire l’immagine sul raster per, ad esempio, tagliare fuori dei particolari.

 

D. Quanto è ancora possibile tagliare i costi per consentire alle emittenti, ad esempio, di mettere in campo più telecamere?

R. Ovviamente, nell’equazione delle news, quante più telecamere un canale ha a disposizione, quante più sono le storie da cui si può scegliere per ottenere una programmazione interessante. Lo scorso anno, mentre stavo prestando una consulenza per un grande broadcaster europeo, vi è stata una agguerrita battaglia su quali telecamere acquistare; il canale disponeva di 12 vecchi Betacam utilizzati da 24 troupe per le news. Anche tutta l’attrezzatura di supporto era evidentemente arrivata alla fine della sua vita utile; i consulenti avevano raccomandato, nello specifico caso, 30  telecamere Panasonic DVX100B DV assieme a nuove luci, microfoni, filtri, treppiedi e borse per le telecamere. L’idea di fondo era quella di assegnare una telecamera a ciascuna squadra per creare un senso di responsabilità nel mantenimento e nella cura delle apparecchiature. In aggiunta, dato che i regolamenti sindacali prevedono che le squadre siano costituite da due persone, l’operatore audio dovrebbe effettuare i missaggi sul campo. Il costo per ciascun set di apparecchiature completo si aggirava sui 10mila dollari (circa 7500 euro), ovvero 300000 dollari (230000 euro) per oltre il doppio delle telecamere attualmente a disposizione, oltre a una riduzione dei costi di mantenimento. Il direttore tecnico voleva 14 nuove XDCAM, a 30000 dollari ciascuna (23000 euro circa) senza alcuna apparecchiatura di supporto. “Non voglio telecamere da matrimonio” aveva detto. Così però nessuno dei problemi di base sarebbe stato risolto, tranne il fatto che sarebbero state acquistate delle telecamere molto pesanti per essere maltrattate nell’impiego quotidiano in pool (infatti, nessun cameraman avrebbe avuto la stessa telecamera per due giorni consecutivi, di media).

Sembrava che ci fossero ulteriori elementi di dissidio tra il tecnico e il venditore, così non è sembrato sorprendente che, alla fine di tutto, l’avesse avuta vinta l’ingegnere. Se la gente che prende queste decisioni avesse speso una settimana del proprio tempo sul campo con in spalla una telecamera da 15 kg, beh, probabilmente avrebbe avuto una diversa prospettiva. Così, forse la domanda è sbagliata. Dovrebbe forse essere “Perché i canali non aggiungono più telecamere  se i costi sono così favorevoli per apparecchi di piccolo formato dell’ultima generazione?” La riluttanza al cambiamento, un credo cieco nel conteggio dei pixel, delle relazioni interpersonali molto forti con alcuni venditori, le regole sindacali del personale e il desiderio di acquistare le apparecchiature più costose, indipendentemente dalle applicazioni. Queste sono alcune delle ragioni.

Mi sono ricordato della discussione nel 1974, quando ho acquistato due telecamere Handy Looky Ikegami HL-33, le prime telecamere elettroniche portatili; “portatile”, sia ben chiaro, era un termine molto relativo... Il direttore tecnico le aveva denigrate come “economici giocattoli giapponesi”. Io penso che egli, all’epoca, indossasse un fermacravatta della RCA. “La pellicola va giusto bene per le news”, diceva. “Ma come facciamo le coperture dal vivo” gli avevamo chiesto. E lui aveva risposto “Quello è per i grandi eventi, come le convention politiche”.

 

D. Come la tecnologia ha cambiato sino a oggi il modo di fare news televisive, e come lo cambierà in futuro?

R. Il grande salto per la televisione americana è stato la copertura dal vivo quotidiana degli eventi esterni, cominciata nel 1974. Dal 1978, l’idea della pellicola per la copertura delle notizie quotidiane è definitivamente morta. Da allora vi sono stati miglioramenti continui nella facilità e della velocità di gestione della copertura live. Questa capacità ha portato a migliori programmi e news televisive più utili? Non è chiaro, sebbene ci piaccia pensare di sì. Il problema è che come l’informazione, stampa o video, diventa più diffusa e presente da piccoli terminali mobili, il cambiamento che molto facilmente si potrà avere è una riduzione dell’audience delle news televisive, che già oggi hanno un pubblico sempre più vecchio. Io suppongo che potreste a questo punto argomentare che il cambiamento nei metodi di distribuzione riduce la probabilità che le news televisive possano ulteriormente migliorare in quanto l’economia sta collassando