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L’Anno Zero di Catalyst: quando l’esperienza italiana è fattore di crescita per il prodotto

 

Poniamo il caso che rientrate a fare televisione dopo un po’ di tempo d’assenza e che vi venga assegnato uno studio in coabitazione con un altro programma. Succede che l’altro programma va in onda tutti i giorni della settimana nella fascia mattutina, compreso il giovedì (serata in cui è stato inserito nel palinsesto il vostro programma). Consideriamo che vi venga messo a disposizione lo studio verso le ore tre del pomeriggio e che quindi abbiate solo 6 ore per allestire la vostra intera scenografia. È vero che i tempi televisivi sono corti, ma di solito, almeno per allestire lo studio, si hanno a disposizione alcuni giorni, quando non settimane.

RAI con “Anno Zero” di Michele Santoro per 16 settimane ha sperimentato con successo un prodotto che proprio da questa trasmissione è andato sviluppandosi e crescendo. La risposta del problema di cui sopra è statunitense e si chiama Catalyst V4 111. Importato in Italia da Ianiro,  Catalyst è un software di gestione che consente di comporre immagini su superfici complesse e/o irregolari teleoperando su proiettori (ROBE DT 5000 ansilumen). Guardato all’inizio con scetticismo, il Catalyst è oggi oggetto di studio da parte di molti registi televisivi. Una vittoria in particolare per Massimiliano Mazzon (il regista di Anno Zero) che ha fortemente voluto impiegare il sistema. Sistema che Mazzon, assieme al suo staff, ha portato sino agli estremi limiti; anche perché l’utilizzo “live” del sistema non era previsto e l’esigenza di dover modificare la scaletta “in corsa” ha creato delle problematiche tecniche del tutto nuove. Il lavoro sperimentale effettuato in RAI è divenuto oggetto di analisi da parte degli stessi ingegneri americani che hanno studiato modifiche e migliorie inserite  negli aggiornamenti. Oggi, grazie alle modifiche apportate in virtù del lavoro fatto congiuntamente con i tecnici della Ianiro, il prodotto è alla versione V4 132.

La gestione del sistema è affidata all’interfaccia operatore che, nel caso, si è tradotta nella consolle Whole-hog 3. La consolle gestiva due sistemi Catalyst che lavoravano in parallelo (ma ne potrebbe gestire fino a 682, per un totale complessivo di proiettori controllati di ben 8.192!). Ogni Catalyst è deputato al controllo di 4 video proiettori. La scenografia viene così composta da una sorgente video “spacchettata” in otto parti e ricomposta a formare un'unica enorme immagine di 60 metri di larghezza per 5 di altezza. Essendo la scenografia statica di altezza variabile a “ciclorama”, utilizzando il software è stato possibile “ritagliare” le immagini consentendo di creare un assieme avvolgente la scenografia, pur senza mai essere invasivo.

 

Ore 21.00

Per vedere il Catalyst all’opera ci siamo “nascosti” nella regia Catalyst, guidata dall’aiuto-regista Rita Ghilardi, in occasione dell’ultima puntata del programma. La direzione è rapida… la voce di Massimiliano Mazzon tramite l’interfono scandisce i ritmi. Rita dirige il sistema con evidente maestria. Ai comandi, Fabio D’Angelo (oggi senza il collega Fabio Pagano), guida con perizia la consolle. Dal “dietro le quinte” appare in tutta la sua evidenza l’impressionante capacità del sistema. Ascoltiamo Massimiliano che, supportato da Flavia Unfer (l’altra aiuto-regista del programma), dispone il tutto dalla regia… Nella quantità di informazioni che vengono distribuite al minuto si riassume la potenza del sistema. Non c’è sbavatura e il controllo è totale su quattro regie (video, audio, luci e Catalyst). Il prodotto è promosso alla sua prima televisiva. (Michele Fazzalari)