La chiarezza acustica di un ambiente

Il problema di trasferire ad un altro essere umano quanto si abbia in mente o, per quanto riguarda l’acustica, ciò che si senta, è molto più profondo di quanto si possa immaginare. Se infatti una persona andasse a sentire un concerto ed il giorno dopo un amico gli chiedesse come fosse l’acustica del locale, il soggetto intervistato comincerebbe a sciorinare una serie di aggettivi della più diversa natura (“non molto bene, il suono era scuro, era troppo rimbombante”, oppure “era tutto molto chiaro, ma troppo asciutto, troppo ...”) tentando disperatamente di comunicare ad un altro quella che in realtà è stata una sensazione psico-acustica avvenuta nel proprio cervello. Da sempre si è dunque sentita l’esigenza di dare un significato molto preciso ad alcuni aggettivi o sostantivi usati in acustica, in modo tale che il loro uso venisse da tutti utilizzato e capito nella maniera più aderente possibile alla realtà, sottratto così alla sola sfera della percezione ed elaborazione personale. Esattamente come succede per tutte quelle discipline in cui il giudice è uno dei sensi, (si pensi alla degustazione nel caso dei sommeliers), è stato dunque necessario codificare rigidamente i significati percettivi degli aggettivi. In acustica il primo passo in questa direzione è stato compiuto grazie a Beranek, il quale nel testo “Music, Acoustic and Architecture”, ha individuato, definito e quantificato una serie di attributi qualitativi dell’acustica di una sala, partendo da minuziose inchieste presso il pubblico ed i più qualificati musicisti, direttori d’orchestra e i critici musicali dell’immediato dopoguerra. Fra questi aggettivi si vuole introdurre in questa sede quella che Beranek ha definito Chiarezza. “E’ scritto a chiare lettere”, “ti ricevo forte e chiaro”, “questo dovete fare, chiaro?”: nella vita di tutti i giorni da sempre si è mutuato l’aggettivo “chiaro” dall’ambito cromatico e visivo a quello colloquiale, legandolo alla capacità di far capire molto bene ad un interlocutore un messaggio, un concetto, una informazione. In termini tecnici la “chiarezza” rappresenta la capacità di distinguere i suoni che si susseguono nel tempo (chiarezza orizzontale) o che giungono simultaneamente da diversi strumenti (chiarezza verticale). La chiarezza orizzontale è influenzata dalla durata della riverberazione e dal rapporto tra suono diretto e suono riverberato: essa risulta tanto maggiore quanto minore è il tempo di riverberazione. È comunque influenzata negativamente dalla distanza dell’ascoltatore dalla sorgente e dall’entità del suono riverberato rispetto a quello diretto. La chiarezza verticale, invece, è influenzata dal bilanciamento e fusione del suono di due o più strumenti che emettono contemporaneamente, dal grado di armonizzazione dei suoni dei diversi strumenti, dalla risposta della sala alle basse, medie ed alte frequenze e dal rapporto tra suono diretto e suono riverberato. Una sala priva di chiarezza rende la musica confusa ed opaca. Ovviamente la chiarezza di una sala è fondamentale anche per ambienti destinati al parlato, in quanto un elevato valore di chiarezza orizzontale permette di comprendere molto bene i fonemi pronunciati dall’oratore, e quindi rende elevata l’intelligibilità del parlato (c.f.r. l’articolo della rubrica “suono e studio” dello scorso numero). Fino a questo punto però, si è rimasti ad uno stadio puramente qualitativo. E’ necessario poter passare al piano quantitativo, ossia al definire la chiarezza attraverso una grandezza fisica misurabile in una sala. Ciò è stato fatto considerando la chiarezza orizzontale come un parametro determinabile attraverso la risposta all’impulso della sala (c.f.r. l’articolo riportato nel n°6 del 2005) appartenente alla famiglia delle frazioni energetiche, ossia quelle grandezze che misurano quanta energia utile raggiunge l’orecchio rapportata alla energia totale o alla energia disturbante. Molteplici esperimenti hanno verificato che aumentando l'energia delle prime riflessioni, quella contenuta nella prima parte del decadimento dell’impulso, si aumenta l'intelligibilità, mentre aumentando l'energia delle successive riflessioni (riverberazione) accade il contrario. Per quanto riguarda il parametro chiarezza, si è visto che per il parlato sono fondamentali le riflessioni che giungono nei primi 50 ms dall’arrivo del campo diretto, mentre per la musica l’intervallo utile si amplia fino ad 80 ms. Si sono perciò definite in maniera quantitativa le grandezze Chiarezza a 50 ms C50 (adatta a sale per il parlato) come il livello (logaritmico dunque, misurato in decibel) del rapporto tra l'energia che giunge all'orecchio entro i primi 50 ms e l'energia che perviene negli istanti successivi, mentre la Chiarezza a 80 ms C80 (adatta a sale per la musica) è il livello del rapporto tra l'energia che giunge all'orecchio entro i primi 80 ms e l'energia che perviene negli istanti successivi. La tabella riporta i valori ritenuti ottimali per queste grandezze. Come esempio si può citare ancora una volta l’analisi svolta nei nuovi studi di Radio 101, realizzati interamente dalla S-M a Milano. Il valore della chiarezza ottenuto in tutte le sale è risultato maggiore di 10 dB a tutte le frequenze, raggiungendo anche valori di 26 dB, confermando che gli ambienti erano acusticamente ottimi per lo scopo radiofonico per cui sono stati progettati.

 

Dott. Marco Fringuellino

Musicista ed Esperto di Acustica

Consulente della S-M di Pino Stillitano

www.S-M.it

 

 

Nome

Espressione analitica

Valori di riferimento

 

 

Chiarezza a 80 ms C80

 

 

 

musica: -4 £ C80 £ 2 dB

 

 

Chiarezza a 50 ms C50

 

 

 

parlato: C50 ³ 3 dB