DOSSIER RADIOTV INTERATTIVE
I MERCATI INTERNAZIONALI
DVB-H e DMB : un faccia a faccia avvincente
Abbiamo intercettato nella rete e volentieri vi proponiamo questo articolo, pubblicato da Remo Pulcini, direttore del sito www.televisionedigitaleterrestre.it, nel quale potrete trovare costanti aggiornamenti sul tema della DTT. Ma ecco a voi questo interessante riepilogo della situazione, che era stato pubblicato sul finire dello scorso anno
La Tv mobile è dietro l’angolo. I terminali adatti per ricevere il segnale sono già in commercio: notebook, PDA, fotocamere digitali, riproduttori di DVD portatili o installati a bordo dell’auto, ma soprattutto i cellulari. Al momento la televisione mobile è offerta in streaming video attraverso una connessione punto-a-punto (unicast) su reti 2,5 G e 3G.
Un sistema unicast invia una «copia personale» del segnale video. Per contro una trasmissione broadcast o multicast viene inviata a tutti gli apparecchi simultaneamente, e chi vuole si sintonizza. Con un approccio unicast il server deve mantenere una connessione separata per ogni telespettatore. Questo funziona bene solo per un numero basso di utenti di tv mobile. Un servizio in tempo reale come la Tv mobile richiederebbe un server in grado di gestire contemporaneamente tutte le connessioni, il che sarebbe molto costoso. Bisogna dunque trovare altre strade. Nella zona dei sistemi di convergenza, gli sviluppi più importanti sono DVB-H e DMB.
DVB-H è un'estensione del sistema di DVB-T progettato per la ricezione sui dispositivi del handheld, mentre DMB è un'estensione del sistema che utilizza il DAB. Quale sistema è migliore?
Tanti fans
e tante sigle
A dire il vero esistono ad oggi svariati standard broadcast che si contendono il mercato, che trasmettono via satellite, attraverso la rete della televisione digitale terrestre o lungo le reti mobili, e consentono di vedere da 10 a 30 canali ad alta definizione.
Per lo standard DVB-H (Digital Video Broadcast-Handheld) fra i maggiori i sostenitori ci sono Nokia, Siemens e O2.
Gli standard T-DMB (Terrestrial Digital Multimedia Broadcasting) e la versione satellitare S-DMB sono stati sviluppati nella Corea del Sud. A settembre 2005 LG ha presentato il telefonino digitale terrestre T-DMB V9000, il cui lancio commerciale è previsto in Europa e in Cina in questo periodo.
MediaFlo (Media Forward Link Only) è invece una tecnologia proprietaria promossa dal colosso americano Qualcomm. MediaFlo è stata la star del 3Gsm Forum di Cannes e dovrebbe essere disponibile commercialmente nel 2006/2007.
Un altro standard, ISDB (Integrated Services Digital Broadcasting), sviluppato in Giappone, sarà introdotto da aprile dell’anno prossimo, e si promette che raggiungerà 17 milioni di utenti entro il 2010. Tuttavia, secondo le previsioni, non varcherà i confini del Paese del Sol Levante.
Il 3GPP (3rd Generation Partnership Project) sta lavorando al Multimedia Broadcast and Multimedia Services (MBMS), che dovrebbe essere perfezionato entro giugno 2007, e consentirà agli operatori di offrire servizi mobili triple-play (una combinazione di telefonia mobile, internet a banda larga e mobile tv) sull’infrastruttura di rete esistente.
Nel mare magnum di opzioni ribadiamo però che gli standard che si contenderanno il primato sui grandi numeri di mercato comunque sono il DMT (che utilizza il DAB) e il DVB-H (che utilizza il DVB-T).
Il DVB-H dice la sua
DVB-H è l'acronimo di Digital Video Broadcasting - Handheld e rappresenta uno standard adottato dai principali produttori europei per la Tv su cellulare. Il DVB-H è la specifica per portare i servizi di radiodiffusione alle riceventi di telefonini, è stato adottato formalmente come standard ETSI nel mese di novembre 2004. Il DVB-H ha già generato una significativa attività industriale, ha avviato svariate prove tecniche e verifiche commerciali e già si va assistendo ad una serie di lanci di prodotto. Le prove tecniche dei servizi di DVB-H sono state avviate da subito in Germania (Berlino), in Finlandia (Helsinki) e negli USA (a Pittsburgh), mentre in eventi rilevanti quali l’ IBC o il CeBIT si sono potute apprezzare dimostrazioni complete del sistema. Il DVB-H è uno standard di trasmissione delle informazioni simile al sistema broadcast della TV tradizionale, dove un programma viene irradiato verso molti dispositivi riceventi. Le trasmissioni mobili broadcast sono decisamente più economiche e funzionali degli attuali sistemi unicast, dove l'operatore invia su richiesta dell'utente un singolo flusso di dati. Il DVB-H è uno standard derivato dal più famoso ed ormai diffuso DVB-T (Digital Video Broadcasting-Terrestial): il sistema di trasmissione della nuova Tv Digitale Terrestre, di cui sfrutta gran parte (90% circa) dell'infrastruttura di rete per la trasmissione dati. L'immagine video dei sistemi DVB-H è codificata solitamente nel formato Mpeg2, mentre i dispositivi mobili (cellulari, smartphones, PDA) che vorranno ricevere i canali broadcast dovranno essere dotati di un particolare chipset DVB. Lo standard DVB-H, rivolto specificatamente alle comunicazioni televisive verso dispositivi mobili, sembra aprire la via ad una convergenza ed unificazione tra mondi e sistemi che fino al recente passato si ignoravano e solo negli ultimi tempi hanno iniziato ad avvicinarsi: il radiomobile ed il broadcasting. I cellulari riceventi questo standard gia esistono: sono piccoli apparecchi che hanno una qualità d'immagine paragonabile a quella delle normali Tv e, con un prezzo di circa 500 dollari, sono pronti per il mercato di massa. Sul mercato ci sono anche telefoni cellulari con schermi e antenne, prodotti da LG, Samsung, ecc.
In Europa, è la Finlandia che probabilmente rappresenta il Paese più vicino a lanciare un sistema di Tv mobile realmente funzionante, mentre la Germania sta cercando di realizzare un sistema che possa almeno passare alla fase dimostrativa in occasione della Coppa del Mondo del 2006. Siemens dal canto suo ha annunciato che offrirà un servizio DVB-H in occasione dei mondiali tedeschi.Ulteriori prove sono progettate per l'Australia, la Francia ed il Regno Unito in cui ad Oxford (vedi lo scorso numero di B&P) è stato avviato un test commerciale su grande scala all’inizio del 2006. La prova britannica darà un’idea chiara sulle modalità di accesso delle 500 persone coinvolte, che stanno fruendo di un servizio a 16 canali DVB-H, caratterizzato da una ricca gamma di programmazione, compresi la musica, le notizie, gli sport, la fiction e i cartoon.
Samsung ha presentato il primo cellulare DVB-H già a inizio 2005, ma si pensa che il servizio sarà lanciato commercialmente quest’anno: secondo Informa raggiungerà 74 milioni di persone, pari al 60% degli utenti di Tv mobile, in modalità broadcast.
Ma, a differenza che in Corea del Sud , dove la Tv mobile è già una realtà e dove è pianificato un servizio commerciale con touch screen interattivi, in Europa è in corso uno scontro sugli standard da adottare. Dunque la questione è se costruire una rete con il DVB-H, o se usare lo standard DMB, come in Corea del Sud.
La risposta DMB
DMB (Digital Multimedia Broadcasting) è la tecnologia che porta la Tv in un palmo di mano. LG ha introdotto con successo per la prima volta sul mercato un telefono DMB, l’LT1000, nel novembre del 2004. LG, unendo la sua esperienza sulla Tv digitale con la tecnologia CDMA, ha sviluppato il sistema di ricezione della Tv digitale terrestre (T-DMB, Terrestrial DMB) System-on-Chip (SoC) per la prima volta al mondo nel settembre 2004 e il primo cellulare per la televisione digitale satellitare, l’S-DMB phone SB100 a maggio dello stesso anno. L’azienda ha inoltre abbracciato la tecnologia originale ATSC (Advanced Technology Systems Committee) quale standard per la TV digitale. La tecnologia DMB è basata sul campione audio stabilito della radio di radiodiffusione di Eureka 147 Digitale. Il cellulare DMB di LG rappresenta un traguardo storico nella tecnologia DMB. Per la prima volta al mondo infatti un telefono è in grado di riprodurre 264H in 30 fps (frame per secondo) e trae vantaggio da una frequenza VHF digitale terrestre di 200Mhz. Inoltre presenta tecnologie pionieristiche, in grado di portare contenuti televisivi digitali su display LCD ad alta risoluzione, grandi capacità di memoria e batterie di più lunga durata. La scorsa estate Samsung Electronics e T-Systems, una divisione di Deutsche Telekom, hanno dato dimostrazione di un sistema T-DMB che sarà reso disponibile durante i Mondiali di Calcio del 2006. Così la mobile Tv ha appena emesso i primi vagiti ed è già affollata di sigle.
E le frequenze?
Un’altra grande difficoltà che la televisione su cellulare rischia di incontrare è la carenza di frequenze disponibili (soprattutto in Europa), già riservate per la televisione digitale terrestre e per la televisione ad alta definizione. Alcune tecnologie, come il DMB e MediaFlo, promettono di garantire una copertura più capillare basandosi sulle reti DAB o cellulari. Per contro, i sostenitori del DVB-H ritengono che l’approccio migliore sia integrare le reti 2,5 G e 3G con il digitale terrestre.
Inoltre è già commercialmente chiaro che il ricevitore non dovrà far aumentare le dimensioni del cellulare. La maggiore preoccupazione al riguardo restano comunque le batterie. I nuovi standard per la mobile Tv includono tecniche per prolungarne la durata: l’approccio DVB-H consentirà di vedere 8 ore di programmi dal cellulare con una sola carica della batteria. In conclusione segnaliamo che alcuni analisti temono che gli utenti potrebbero non gradire una televisione grande quanto un francobollo. In tal senso va notato che gli operatori stanno sviluppando contenuti ad hoc per i cellulari, che tengono conto delle dimensioni dei display. I produttori di cellulari hanno sviluppato modelli con uno schermo di dimensioni superiori (almeno di 4 pollici con risoluzione VGA) per consentire una visione più confortevole dei programmi.
Quando le società di TLC gestiscono il trasmettitore: lo scenario USA
Un tema familiare in queste pagine è quello della tradizione del mondo broadcast di fornire – e gestire - sia la creazione di contenuti che l’emissione. Si tratta di una condizione pressoché unica nel mondo dei new media, dove la maggior parte degli attori si trova a gestire un anello della catena o l’altro, non entrambi. Così, nello spazio dei media “non broadcast” – in primo luogo, oggi si tratta del mondo dell’online – la creazione di contenuti e il delivery vengono gestiti ciascuno da aziende separate. Si è stabilita una separazione in cui i creatori di contenuti e i service provider operano in diversi settori industriali e spesso si trovano in conflitto l’uno con l’altro. I broadcaster, d’altro canto, hanno goduto del beneficio di avere due carte di differenti colori dal mazzo dei media, mentre i nuovi concorrenti ne hanno solo una. La sfida per i broadcaster è quella di sapere come giocare le loro carte nell’attuale, rischioso gioco dei media. Competere con due diversi tipi di operatori, ciascuno dei quali può essere ben posizionato nel proprio particolare ambito, richiede che i broadcaster agiscano come se stessero operando due differenti business – uno relativo alla creazione di contenuti, l’altro relativo al trasporto degli stessi. Per il tradizionale modo di vedere il broadcast, entrambi gli elementi continuano a lavorare assieme, con i servizi emissione che trasportano i contenuti dello stesso broadcaster. Ma i broadcaster necessitano di non essere bloccati in questa unica modalità diffusiva, e dovrebbero valutare l’opzione di avere sistemi di distribuzione di terze parti in grado di trasportare i propri contenuti a pubblici diversi, che altrimenti lo stesso broadcaster non sarebbe in grado di raggiungere – oppure in modalità che non è in grado di offrire – con i propri sistemi di distribuzione. Naturalmente ciò sta già avvenendo. Per esempio, mentre i broadcaster continuano a gestire i propri trasmettitori, essi non devono mettere mano alla infrastruttura che trasporta i loro contenuti attraverso Internet. Come risultato, un service provider online può trasportare i contenuti di un broadcaster al pubblico a maggiore distanza rispetto alla copertura dei suoi trasmettitori, oppure in modalità on demand, aggiungendo potenzialmente un significativo valore al servizio senza però richiedere significativi investimenti di capitale o spese folli di manutenzione dell’infrastruttura.
Di contro, i broadcaster possono operare come società di distribuzione, trasportando contenuti offerti da altri all’area di servizio coperta dai trasmettitori. Ciò è in atto da diverso tempo con i servizi di sottoportante e con il desiderio – ma è anche una importante parte delle promesse del datacasting – che i broadcaster possano unire servizi dati provenienti da terze parti in uno stream “impacchettato” che possono irradiare in maniera uniforme, unidirezionale e poco costosa a un ampio pubblico su base regionale.
La radio sta a parte
Negli anni recenti, l’industria del broadcast televisivo si è spostata da questo modello, da quando le stazioni televisive sono diventate molto più importanti come content provider che non come servizi di diffusione. Sì, le stazioni televisive ancora gestiscono i propri trasmettitori – nei fatti, in questo periodo gli impianti vanno aumentando a ritmo vertiginoso, dato che si opera sia in analogico sia in digitale – a un costo non certamente basso, data la loro elevata potenza di emissione. Ancora, la maggior parte del pubblico televisivo statunitense riceve i segnali di queste stazioni locali attraverso altri sistemi di distribuzione (cavo e satellite Tv raggiungono insieme circa l’85 percento degli ascoltatori statunitensi). Frattanto, questi operatori di distribuzione creano alcuni dei loro contenuti, agendo semplicemente come aggregatori di contenuti nazionali e locali offerti da società esterne, con le quali essi hanno negoziato gli accordi di trasporto dei segnali.
La radio sta dunque diventando, almeno negli Stati Uniti, l’ultimo mezzo “dual mode” o, all’italiana, a doppia modalità, dove i broadcaster sono sia creatori che distributori primari dei propri contenuti (è interessante notare come ciò accada anche per la radio satellitare che, a differenza della Tv satellitare, per la maggior parte crea autonomamente i propri contenuti, invece che limitarsi ad aggregare canali creati da altre entità). Così, la disciplina di agire come due diverse società diventa sempre più importante per gli operatori radiofonici, se devono mantenere l’agilità richiesta per competere nell’ambiente – molto competitivo – dei new media.
La rete colpisce dietro
Il business di avere altri contenuti di broadcaster da distribuire non è sempre stato un processo morbido, come le Tv hanno imparato nelle loro negoziazioni condotte con gli operatori Tv via cavo e vi satellite. Su molti di questi argomenti, la FCC e altre autorità di regolazione locali hanno dovuto agire da arbitri deliberando operazioni di riequilibrio per cercare di rendere le regole il più possibile equanimi per tutti. Grazie ai broadcaster radiofonici, l’ambiente dove vivono la maggior parte dei nuovi servizi è Internet, che è stato per la maggior parte libero da questi “filtraggi”. Sì, l’industria discografica ha scommesso su grandi guadagni che avrebbe potuto ottenere dalle emittenti radiofoniche relativamente alla trasmissione della musica online che le radio tradizionalmente ricevono per l’emissione, ma, in termini di servizio fisico di distribuzione, l’hosting e la larghezza di banda che i broadcaster acquistano per il trasporto online dei loro contenuti è semplicemente un fattore di quanto essi hanno voluto investire in quello che è diventato sostanzialmente un mercato di “commodities”.Questa situazione potrebbe però essere a un punto di svolta. Gli operatori delle reti fisiche che trasportano questi servizi stanno cominciando a realizzare che da quando i broadcaster e altri aggiungono valore ai loro servizi tramite queste reti, gli operatori di rete perdono terreno. La richiesta di banda continua a crescere, il che aggiunge costi di capitale e di manutenzione per gli operatori di rete; inoltre, molti dei nuovi introiti che giungono come risultato di un incremento nel trasporto di contenuti finiscono potenzialmente nelle tasche dei content provider, non in quelle dei fornitori di sevizio. Ciò risulta particolarmente ovvio nel caso del VoIP (o telefonia tramite Internet), dove, per esempio, i nuovi accessi a Internet a larga banda forniti dai servizi DSL delle compagnie telefoniche stanno consentendo agli utenti di ridurre le spese pagate alle società di telecomunicazioni, dato che molti utenti sostituitscono l’uso del loro tradizionale servizio di telefonia commutata con servizi VoIP per le loro chiamate telefoniche. Non sorprende, dunque, che gli operatori di rete stiamo considerando un approccio diverso; le società di telecomunicazioni stanno recentemente affilando le armi con richieste di interventi regolatori che dovrebbero consentire loro di fatturare tariffe a sovrapprezzo a certi clienti sulle loro reti di servizio Internet in cambio di una garanzia di qualità del servizio (QoS). Per esempio, per un certo prezzo, un operatore potrebbe offrire a un sito web la possibilità di caricare le pagine più rapidamente rispetto al concorrente; o, più vicino a casa, l’operatore potrebbe garantire un bitrate minimo a un provider di streaming media così che i suoi servizi possano mantenere un livello qualitativo stabile e più elevato rispetto ai concorrenti. L’arrivo prossimo venturo della tecnologia IPv6 rende la questione della “strozzatura” della qualità del servizio più semplice, così queste mosse verso la “prioritizzazione” come viene chiamata, non sono minacce a vuoto delle compagnie di telecomunicazioni. Ma altri hanno lanciato una provocazione altrettanto evidente, nascosta sotto il mantello della “neutralità delle reti”. Si cita a tale proposito la tradizione di apertura di Internet come componente irrinunciabile del suo successo nell’attrarre un numero sempre maggiore di utenti. Mentre le società di telecomunicazioni cercano di spingere questa come una caratteristica di pregio, offrendo a certi utenti dei servizi premium, il rovescio della medaglia di coloro che vedono il “bicchiere mezzo vuoto” punta il dito verso la neutralità della rete, interpretando l’offerta di tali servizi come uno svantaggio per i clienti che ne beneficiano a pagamento. L’ultimo gruppo inoltre si preoccupa che alcune delle stesse società di telecomunicazioni hanno piani di lanciare servizi di nuovi media, entrando direttamente nella gestione degli stessi.I servizi senza fili a larga banda potrebbe anche essi essere soggetti a questo o forse anche a un maggiore controllo da parte dei service provider e, data la mobilità di tali servizi, ciò potrebbe avere un impatto competitivo sulle prospettive dei broadcaster radiofonici. La battaglia sulla neutralità della rete sta diventando un fronte-chiave nel processo di riorganizzazione delle telecomunicazioni, che è iniziato a Washington e presumibilmente durerà ancora per un certo periodo. I broadcaster che considerano il servizio online importante per il proprio futuro dovrebbero tenere conto di tutte queste considerazioni. (Skip Pizzi - collaboratore di Radio World US)
Il decollo del Video mobile DMB in Corea
In Corea l’inizio di una transizione globale dalle trasmissioni radio in tecnica analogica AM/FM al digitale multimediale ha trovato una convergenza con i broadcaster disponibili, una legislazione favorevole, le reti necessarie e una domanda dell’utenza legata anche alla disponibilità di dispositivi di ricezione. Il risultato è stato il “Digital Multimedia Broadcasting”, abbreviato in DMB, che la Corea ha già lanciato nel proprio mercato interno e sta cercando di proporre all’esterno. Una ricerca di mercato stima che il mercato DMB coreano possa valere oltre 800 milioni di dollari entro la fine di questo decennio; dato questo ampio potenziale di entrate, è sorprendente che agli organismi regolatori quali la Korean Braodcasting Commission (KBC) e il Korea Electronics Technology Institute (KETI) sia stato assegnato il compito di portare il DMB in esercizio senza il coinvolgimento di adeguate risorse e strategie. Dall’ottobre 2003, il KETI ha preso l’impegno di sviluppare la tecnologia di ricezione per la nuova generazione di sistemi digitali: il progetto si articola in cinque anni ed è previsto che termini a settembre del 2008. Assieme al progetto DMB, il KETI sta anche gestendo un progetto separato, un centro di sviluppo per un ricevitore DMB: per questo sta lavorando in stretta collaborazione con alcuni partner, tra i quali la Samsung, KBS, LG, Philips e altri. La realizzazione del centro per lo sviluppo del ricevitore DMB prevede anch’esso un tempo di cinque anni. Ma le politiche governative e le capacità delle apparecchiature non sono comunque elementi sufficienti, da soli, a far decollare il DMB senza il supporto del pubblico. Sempre più i consumatori sono consapevoli dei contenuti che vorrebbero essere in grado di ricevere tramite un dispositivo portatile – un telefono o un PDA – o anche per mezzo di un sistema AV in automobile. In corso di sviluppo, anche le possibilità sono cambiate e il DMB sarà probabilmente disponibile su piattaforma terrestre e satellitare. Una ricerca condotta in Corea ha rivelato che la diversità dei terminali e i contenuti appropriati per la fruizione in mobilità potrebbero influenzare la richiesta da parte del pubblico. “Ciò implica anche che i content provider in Corea siano i soggetti più influenti della catena, seguiti a ruota dai produttori di terminali.” ha detto Park Jun-Seon, direttore della divisione tecnologica all’ufficio regolamentazione della Korean Broadcasting Commission. Le motivazioni del perché la Corea abbia un proprio standard - Terrestrial DMB o T-DMB – muovono dal fatto che furono fatte delle considerazioni interne relativamente alla transizione dall’audio analogico a quello digitale” – spiega Park–. Mentre lo standard ATSC è stato adottato per le televisione digitale in Corea, vi è un problema con la mobilità. “Allo stesso tempo stavamo anche riguardando il DAB e abbiamo trovato che con alcune modifiche l’avremmo potuto utilizzare per il video” ha aggiunto. L’alta qualità video del T-DMB, l’audio e i servizi dati vengono forniti mediante la compressione video MPEG-4, mentre per l’audio si usa il BSAC. La larghezza di banda di ciascun ensemble è di 1,54 MHz e di 1.152 kbit/s di dati trasmissibili in ogni secondo. In tale modo si può far viaggiare video e audio attraverso un multiplexing. Il DMB satellitare (S-DMB) consente agli utenti di guardare la televisione o ascoltare la radio o ricevere dati utilizzando dispositivi personali o montati sull’automobile quando si trovano all’esterno o in movimento. In aree dove il segnale satellitare non può essere ricevuto, è possibile utilizzare dei gap-filler per offrire il servizio. L’S-DMB è attualmente attivo e ha già circa 200-250mila abbonati, ciascuno dei quali paga circa 10 dollari al mese per il servizio. L’obiettivo è quello di raggiungere i 4 milioni di abbonati per la fine dell’anno.
TU-Media – un consorzio costituito da SK Telecom che offre contenuti per la Tv mobile, servizi mobili multimediali e audio digitale per l’S-DMB – sta lavorando con emittenti nazionali quali la Korea Broadcasting Systems, MBS e la Seoul Broadcasting Systems per ritrasmettere i loro contenuti al satellite. Mentre TU Media fornisce anche il proprio materiale, spera di poter offrir contenuti migliori con il supporto di tali broadcaster.
Nel frattempo, il T-DMB – che è in fase di test sin dal marzo del 2004, è previsto per il lancio commerciale a dicembre del corrente anno, Il lancio è stato leggermente posticipato a causa di alcune problematiche collegate alla trasmissione in alcune aree in ombra e in zone con ricezione qualitativamente scarsa. “Sebbene si possano usare i gap filler per consentire al segnale di essere ricevuto e ritrasmesso nelle zone in ombra, la questione verte su chi pagherà per l’installazione dei gap filler” commenta Yong Suk Park, ricercatore al centro di ricerca sulla convergenza nelle comunicazioni del KETI. I problemi comunque potranno essere presto risolti, secondo Park della KBC, non appena i produttori di terminali e gli operatori broadcast decideranno di suddividersi i costi. Al momento, sei broadcaster (KBS, MBC, SBS, YTN, KMMB e Korea DMB) hanno ottenuto la licenza per offrire servizi T-DMB e collettivamente offriranno sei programmi video e 25 servizi audio. Ma il Governo coreano ha posto alcune restrizioni sul numero di servizi che i broadcaster possono offrire. “Ciascun broadcaster offrirà da due a tre (audio, video o dati) servizi per prevenire il rischio che alcuni broadcaster possano divenire monopolisti” ha detto Park della KBC. I servizi T-DMB prenderanno inizialmente avvio da Seoul e in seguito saranno resi disponibli a tutta la nazione. Tutta questa attività di video in mobilità sta avvenendo in un ambiente dove l’infrastruttura tradizionale per il broadcast è fluida; la Corea spera di offrire servizi Tv digitali alla fine di quest’anno e rimane aperta la questione per i produttori di ricevitori coreani, quali la LG e la Samsung: quando il Governo coreano deciderà di spegnere definitivamente l’analogico? Dato che i produttori di ricevitori vivono nell’incertezza, l’unica via è per loro quella di offrire apparecchi flessibili per i broadcaster, così che il massimo numero di utenti possa acquistare ricevitori. Mentre la data-obiettivo verrà annunciata solo il prossimo anno, si parla già, a livello informale, del 2010 come anno in cui la Corea vedrà lo spegnimento definitivo dei segnali analogici. (Patricia Lee – collaboratrice di Tv Technology Asia Pacific)