REPORT OLIMPIADI

 

Movie Engineering: le Olimpiadi… da tutti i punti di vista

 

Le XX Olimpiadi Invernali di Torino hanno impegnato l’azienda italiana veramente al massimo delle sue capacità.  Il bilancio finale è stato di successo a tutto campo. Una bella soddisfazione, anche grazie all’impiego di molte novità tecniche, e nonostante le difficoltà non siano mancate e i momenti frenetici siano stati molteplici.

Paolo Basilico di Movie Engineering non cela oggi la sua soddisfazione e si fa portavoce anche di quella del suo socio, Mario Maronati: “Abbiamo cominciato ad avere contatti con la struttura che ha organizzato tutte le riprese televisive, il TOBO, nel 2002, subito dopo che lo stesso si era insediato a Torino. Anche in virtù della vicinanza fisica della nostra sede con Torino ci furono  subito affidate tutte le problematiche di produzione più adatte ad essere risolte con interventi “sul posto”. Abbiamo quindi risposto alle richieste sia con prodotti già esistenti, sia con la modifica di quelli disponibili, sia con la progettazione di nuovi dispositivi”. Ed è proprio la parata di novità l’aspetto più interessante del riuscito intervento di questa dinamica azienda italiana. Il gruppo di lavoro ha visto Movie Engineering quale capo commessa, ma anche il coinvolgimento diretto di Movie People nella fase esecutiva.

La squadra che ha coperto l’evento è stata composta complessivamente da 25 persone, tra direzione lavori, installazione impianti e assistenza tecnica in corso d’opera. I nostri apparati sono stati utilizzati in 13 differenti località di gara da troupe di ogni parte del mondo, dai giapponesi di NHK ai norvegesi di NRK, dagli svedesi e dai finnici della YLE, agli australiani. in tutto sono state gestite 73 telecamere: dalle microcamere nei paletti dello snow board, alle camere HD sul braccio da 18 metri.

 

Rotazioni senza sosta

Per iniziare è da notare la testa MD in versione Slip Ring ad alta definizione per il centro dedicato al Pattinaggio e allo Short Track: una testa con possibilità di rotazione continua senza alcun limite. Questo apparato ha praticamente ruotato con continuità per tutta la durata delle gare di short track, infatti la testa seguiva continuamente il girare degli atleti (che avveniva in circa 10 secondi). Veniva messa in onda sistematicamente in diretta, sia per dare dinamicità alle riprese sia per informare meglio lo spettatore sulle posizioni in classifica. Quando poi si verificavano delle cadute o delle irregolarità tra gli atleti, veniva utilizzata prioritariamente per mandare in onda i replay. La difficoltà costruttiva è stata quella della mancanza di informazioni preliminari adeguate, ma la messa a punto ne ha fatto una delle soluzioni più affidabili e sfruttate del Circo Bianco.

 

Dire curling

sembra facile

Interessante anche la speciale montatura per MD con livella elettrica a distanza che è stata progettata su misura per il Curling; infatti in queste gare è indispensabile inquadrare il bersaglio verticalmente dall’alto in modo geometricamente perfetto. Sono state quindi realizzate non solo delle strutture ancorate al soffitto del Palaghiaccio di Pinerolo, ma anche un sistema di livellamento motorizzato gestibile a distanza dallo stesso operatore. Ciò è stato reso possibile grazie alla estrema versatilità del sistema MD, che permette di gestire fino a otto motori tramite il doppino telefonico che collega la testa motorizzata al controllo. Sulla verticale di bersagli c’era una testata MD, quindi in totale ne sono state impiegate 8, che a consuntivo sono state mandate in onda per ben il 70% delle trasmissioni del curling. Inoltre lo stesso sistema è già stato riutilizzato a San Siro per il calcio, dove c’e costantemente bisogno di piccoli perfezionamenti della messa in bolla prima della partita e dove precedentemente si interveniva a mano, sporgendosi dalla balconata.

E restando a parlare delle varie soluzioni ad hoc che hanno coinvolto la MD, vogliamo segnalare la versione ultracompatta che è stata sviluppata per essere alloggiata nel materasso del Palavela. Una speciale conformazione della testa modulare è servita per potersi inserire nell’imbottitura che circondava il ghiaccio del Palavela ed è stata utilizzata per la telecamera HD. Da notare che in questo caso sia la camera che la testa non dovevano avere nessuna sporgenza per ovvi motivi di sicurezza. E a proposito di compattezza e sicurezza, un altro piccolo “gioiello” di intervento è stato rappresentato dalle micro camere “imboscate” nei paletti dello Slalom: dei punti di ripresa spettacolari e opportunamente imbottiti per evitare, in caso di urto con l’atleta, danni allo stesso o alla camera.

 

Le riprese a braccio

Cambiando genere di apparato, mettiamo in evidenza anche il braccio Olympic, lungo 18 metri (!),15 dei quali effettivi, e con peso totale inferiore ai 600 Kg. Spiega Paolo Basilico: “In realtà la prima richiesta del TOBO era stata di un semplice supporto a sbalzo da montare sulla cabina dei giudici che si trovava a fianco della pista e davanti alla quale gli atleti avrebbero fatto le loro acrobazie. Il tetto della cabina si trovava a 12 metri dal suolo e il massimo peso sopportabile non permetteva certo l’istallazione di un braccio normale. Successivamente la richiesta degli organizzatori è stata quella di portarsi, possibilmente, con la camera HD il più in fuori e il più in alto possibile. Abbiamo quindi allestito una versione, battezzata per l’occasione Olympic, del nostro braccio modulare portandolo a 15 metri effettivi di lunghezza pur rimanendo al di sotto dei 600 Kg totali di peso. Se si considera che in questo peso sono compresi testata e telecamera HD si tratta evidentemente di un risultato eccezionale. Non esiste al mondo un braccio così lungo e così leggero”.  Ciò è stato reso possibile dalla sofisticata tecnologia costruttiva di partenza del Bamboo che è stato progettato 5 anni fa dallo stesso Paolo Basilico con il concetto, tipico del modo aeronautico, della robustezza accoppiata alla leggerezza. Il risultato è stato di avere una camera che partiva dalla base delle rampe del salto e arrivava a circa 26 m di altezza rispetto al piano gara!

 

Hockey sotto tiro

Un altro esclusivo sistema che Movie Engineering ha sviluppato è stato quello del pantografo per l’installazione di camere fisse a soffitto, con corsa di 9 metri. Ancora Basilico: “Per l’hockey abbiamo preparato un sistema per sospendere le camere sulla verticale delle porte, a 10 metri di quota: una cosa che sembrerebbe semplice, se non fosse che ad hockey si giocava in due posti “scomodi”. Torino Esposizioni è un palazzo storico e Il Pala Isozaki era, al momento dell’allestimento, a tutti gli effetti un cantiere in costruzione. Abbiamo quindi montato delle piattaforme metalliche ancorandole con dei sottili cavi d’acciaio. Sotto queste piattaforme abbiamo fissato due pantografi fatti costruire appositamente dalla De Sisti Lightning. Tali pantografi servivano a far scendere le piastre porta telecamera al livello del ghiaccio, sia per l’installazione delle camere, sia per la manutenzione o la messa a punto. Infatti il soffitto dei due luoghi di gara diventava inaccessibile dopo la formazione del ghiaccio. Un incastro particolare garantiva che la camera, una volta messa in quota, ritornasse esattamente allo stesso posto di partenza”.  

 

E per concludere

Le cose da dire sarebbero assai di più, ma per esigenze di spazio concludiamo questa insolita e avvincente rassegna di “idee” per la produzione broadcast segnalando il binario verticale con fix mount per PSO: un’altra applicazione per Hockey 1 è stata l’installazione della telecamera destinata ad inquadrare  il tabellone del punteggio. Si trattava di un binario verticale di 10 metri che scendeva da una passerella del soffitto del Palasport. Quando necessario, si poteva sollevarlo fino alla passerella per eventuali interventi. Altre due chicche: un custom pedestal alto fino a 3m, ma con base ancorata di soli 50x50 cm e un fix mount a tre assi motorizzabile. In conclusione Paolo Basilico ha commentato che “certo le difficoltà non sono mancate. Non tanto tecniche, quanto burocratiche e organizzative. Certe location hanno patito il fatto di non disporre delle infrastrutture idonee ad ospitare apparati di produzione. Penso alla mancanza in certi casi delle passerelle di accesso sui soffitti degli stadi… In altri casi l’organizzazione ha mostrato la corda su aspetti specifici quali la gestione delle frequenze radio per i remotaggi. Ma possiamo dire che la nostra azienda ha doppiamente dimostrato le sue caratteristiche anche alla luce di questi aspetti: la capacità sempre e comunque di far fronte ai problemi contingenti o con risposte efficienti e concrete”. Scusate se è poco…

E per saperne di più: www.movieengineering.com