REPORT FIERA
SATEXPO 2005
A Vicenza un bel calendario convegni, ma l'expo broadcast resta debole
Le dichiarazioni ufficiali suonano trionfali: grandi numeri e grandi gioie. Limitandoci all'area broadcast e HD, stando a quanto direttamente visto e sentito, non possiamo confermare tanto entusiasmo. Ma comunque riconoscendo il buon esito dell'impegno convegnistico.
“La migliore edizione degli ultimi sei anni, questa che si è chiusa sabato scorso” ha dichiarato Paolo Dalla Chiara, presidente di SAT Expo. E giù a supportare l'affermazione, dando i numeri: “per il numero dei visitatori, (12.720 con un più 6% rispetto all'anno scorso), degli espositori (superiori ai 200 e provenienti da oltre 40 paesi stranieri) – ma soprattutto per l'interesse dimostrato nei confronti della miriade di convegni, seminari e corsi (oltre 50) che si sono succeduti nei tre giorni della manifestazione”.
Con dalla Chiara siamo dello stesso avviso sul terzo punto. Sui numeri non vogliamo (e possiamo) confutare nel merito, ma certo è che l'atmosfera “a pelle” (siamo stati presenti due interi giorni su tre) era alquanto “rarefatta” e comunque, limitandoci ovviamente al nostro specifico del mondo broadcast, l'umore degli espositori non propriamente “alle stelle”... il che, essendo a Satexpo, era particolarmente significativo. Probabilmente, tolto il pur interessante ma poco affollato polo HD, il successo ha baciato le altre due aree: Satellite e Telemedicina.
Resta il fatto che in Italia quella di Vicenza è stata la prima, vera e ben organizzata occasione di incontro e confronto organico sul tema dell'alta definizione, fatto dominante ormai ai grandi eventi expo internazionali. Importanti novità sono state presentate nel settore della TV ad Alta Definizione, considerata una vera e propria scommessa per il 2006, anche in conseguenza dell'importante banco di prova dei Giochi Olimpici Invernali di Torino, durante i quali molte delle più importanti competizioni sportive saranno proprio trasmesse in HD.
Lo sviluppo dell'Alta Definizione avrà un impatto non solo nella fruizione dei contenuti TV, ma anche nella produzione cinematografica, visto che con l'Alta Definizione un film potrà essere trasmesso via satellite nelle sale cinematografiche, dato che l'operatore potrà collegarsi ad un server, evitando di caricare la “pizza” nel proiettore. In questo modo sarà possibile proiettare un'anteprima contemporaneamente in tutto il mondo, in multilingua. “Il satellite ha trasformato il calcio – afferma Dalla Chiara- ed ora rivoluziona anche il cinema”.
A Satexpo non è stata una novità, ma si è comunque confermata l'attenzione per la Tv Digitale Terrestre, di cui l'Italia nel panorama europeo è una delle nazioni battistrada. I grandi broadcaster televisivi italiani, RAI, Mediaset e La7, hanno presentato a SAT Expo le proprie soluzioni
e i nuovi mux, attraverso cui saranno veicolati sia programmi di intrattenimento che le nuove possibilità di interattività, rappresentate dai progetti già in essere presso alcune P.A., tra cui spiccano quelli dei Comuni di Vicenza, Pisa e Catania. Ma Televisione Digitale Terrestre significa anche nuovi modelli di business, di lavoro e di questo si è ampiamente parlato durante la Terza Conferenza Nazionale organizzata dalla FUB (Fondazione Ugo Bordoni), che quest'anno ha anche affrontato il particolare tema del rapporto tra Digitale Terrestre e Alta Definizione. Alla cerimonia di chiusura di SAT Expo 2005, ha partecipato il Sottosegretario alle Comunicazioni, Paolo Romani, che ha visitato per la prima volta la manifestazione vicentina. Dal Sottosegretario sono stati presentati i programmi del Governo in fatto di Telecomunicazioni, in particolare per quanto concerne l'integrazione delle diverse tecnologie di banda larga.
HDTV: s'è vista, toccata, se ne è parlato
La zona HD Expo Forum ha visto di scena un buon numero di aziende del settore: Panasonic e Sony innanzitutto (anche se, per la verità, Panasonic era presente con una selezione di prodotti 100% HD, mentre Sony non ha resistitto alla tentazione di esporre anche qualche “prodottino” SD più accessibile), poi Trans Audio Video con la gamma Canon, 3g Videogroup e le sue soluzioni Matrox, ospitando nel suo stand anche Kramer Italia e Sierra Video. Ancora da ricordare gli schermi Pioneer , i professionali Hyunday anche di grandi dimensioni e componibili in versioni prive di cornice per una perfetta resa in vidiwall.
In ambito convegnistico si è cercato di fare il punto sulla rivoluzione prossima ventura: nuovi canali a breve irradiati via satellite, grandi eventi sportivi prodotti in Alta Risoluzione, set top box presto in arrivo. E l'alta definizione? Da quanto visto e detto, una realtà. Che si sta affermando a passi piccoli ma sicuri. Gli incontri sull'HDTV sono stati organizzati da HD Council e HD Forum Italia. In evidenza il fatto che oggi c'è un quadro normativo sicuro che ha consentito di individuare tutte le tecnologie necessarie - da DVB-S2 a Mpeg-4/H.264 - per la trasmissione via satellite, la produzione in HD è già stata avviata da qualche tempo da alcuni dei principali broadcaster e società di produzioni continentali, tra cui la RAI. Alcuni grandi eventi sportivi, le cui immagini spettacolari sono ideali per la fruizione in alta risoluzione, sono alle porte: le Olimpiadi Invernali di Torino e i Campionati Mondiali di calcio di Germania 2006 saranno prodotti completamente in HD. I set top box? Saranno sugli scaffali dei negozi tra qualche mese dal momento che la produzione dei chipset è già avviata con decisione. E saranno ricevitori DVB-S e DVB-S2, Mpeg-2 e Mpeg-4, cioè garantiranno la ricezione della vecchia e "bassa" tv digitale via satellite e di quella nuova e "Alta". Insomma, non c'è nessun ostacolo a un rapido dilagare della nuova modalità di rappresentazione del'immagine? Non proprio, come si è evinto dall'intervento di Cristiano Benzi di Eutelsat , che pur avendo, da operatore di rete, un approccio entusiastico all'argomento, non nasconde che il basso volume di vendite dei display HD ready - le tv davvero in grado di far vedere l'alta definizione - in Europa, stimate intorno al 3-4% per il 2005, è il maggior freno. Del resto, ha rincarato Benzi, provate a cercare di far capire a una massaia che per vedere la sua soap preferita con una qualità migliore dovrebbe spendere tra 1.500 e 8.000 euro. Se l'HD non è ancora entrata tra le priorità dei consumatori europei, dal momento che tutti gli altri indicatori sono positivi, si possono accettare questa spiegazione e quella secondo cui i broadcaster latitano. Ma Benzi ha ricordato che in dicembre il provider francese TPS lancerà nel suo bouquet tre canali in HD. Mentre Thomas Wrede, di Astra, segnalava le partenze di nuovi canali in Alta da parte di Pro7 e SAT.1 in ottobre e quelli di Premiere in novembre, mentre Canal+ e BskyB si muoverà in questa scia nel 2006. Insomma, se alcuni tra i principali produttori europei stanno per avviare i loro canali in HD, qualcosa trasmetteranno. Sport, fiction e documentari sono i generi che in tutto o in parte sono prodotti in Alta. Anche per broadcaster e società di produzione hanno capito lavorare in HD dà solo vantaggi nel momento in cui le apparecchiature hanno un prezzo comparabile a quelle in Standard Definition. Wrede ha segnalato anche gli aspetti positivi per quanto riguarda il lato consumer, in particolare il fatto che i loghi HD Ready e HD Tv aiuteranno i consumatori nella scelta di ricevitori e display effettivamente in grado di consentire la fruizione dell'alta definizione. Nel lungo periodo - entro il 2015 - la previsione di Astra è che siano presenti nelle case degli europei 90 milioni di sets HD. Manlio Cruciatti di Mediaset ha portato il punto di vista dei broadcaster. Il dirigente del Biscione ha subito gelato la platea affermando di non essere persuaso della superiorità della qualità dell'immagine dei display flat rispetto ai CRT. Ma dopo quest'opinione, contestata da altri relatori, Cruciatti ha spiegato che Mediaset è sostanzialmente interessata nell'immediato agli sviluppi dell'HD, tanto che lo switch off dell'analogico, anticipato alla fine di quest'anno, nelle regioni Sardegna e Valle d'Aosta, dovrebbe permettere a Mediaset di iniziare dall'anno prossimo la sperimentazione dell'Alta sul digitale terrestre, usufruendo in quelle regioni delle frequenze lasciate libere dal "vecchio" segnale. Il problema attuale riguardante l'HD, secondo Cruciatti risiede nella mancanza di coordinamento tra i vari operatori della filiera. Almeno finora. HD Council e HD Forum Italia, i due organismi nati quest'anno per promuovere l'Alta in Italia, hanno tra i loro obiettivi anche quello di consentire ai vari attori di coordinarsi e confrontare le esperienze.
Mediaset in prima fila nella DTT
Manlio Cruciatti, responsabile area tecnologica Mediaset, in fiera ha anche detto che "SAT Expo ha ormai assunto una veste istituzionale, divenendo l'evento irrinunciabile per tutti gli attori che ruotano attorno al mondo delle nuove tecnologie." “A testimoniare lo sviluppo di questo settore - dice Cruciatti - c'è l'offerta sostanziosa di opportunità di canali (62) che il mercato italiano in questo momento propone". "In questo mercato - prosegue Cruciatti - Mediaset ha saputo apportare novità; un canale gratuito dedicato ai più piccoli (Boing), l'ospitalità ad altri operatori TV che nell'analogico non esistevano, l'introduzione del pay-per-view. Ed è proprio il pay-per-view il fiore all'occhiello dell'azienda. Con l'"invenzione" della carta prepagata - spiega Cruciatti - Mediaset ha creato un modello rivoluzionario, pensato per il grande pubblico (il costo della tessera è di 30 euro con 25 di credito con tagli di ricarica da 10 a 100 euro)". Aggiunge Cruciatti che i "dati di vendita esprimono al meglio la bontà dell'intuizione: 3milioni di box interattivi venduti (tra i quali una parte non finanziata), costante aumento nella vendita delle card e delle ricariche. E se nel pay-per-view il calcio è il fenomeno trainante, comincia ad assumere rilievo l'offerta di Film". Mediaset a questo proposito presenta un invito di qualità sia per ciò che concerne i contenuti (si prevedono 100 titoli l'anno suddivisi in 4 film per serata) sia per il valore tecnologico del prodotto. La visione in 16/9, la possibilità del multilanguage, l'opzione dei sottotitoli in due lingue (quando disponibili) e il dolby digitale sono la miglior confezione di un buon prodotto. "L'Alta Definizione – ha concluso Cruciatti - è il futuro della televisione ed il successivo obiettivo Mediaset. Aspettando le frequenze, (ed i tempi si prospettano di medio lunghi) Mediaset si prepara per arrivare pronta all'appuntamento, implementando tecnologia ad alta definizione in fase di produzione e continua ricerca e collaborazione con gli operatori di settore".
Digitale Terrestre, non solo televisione
La DTT è ormai matura tecnologicamente, offre contenuti d'interesse, offerta di pacchetti, canali free to air pay per view. Ma anche possibilità di servizi con certificazione e il workshop organizzato da ADB ha fatto il punto della situazione sul digitale terrestre. Giacomo Mazzone dell'EBU, introducendo l'argomento, fornisce alcuni dati indicativi sulla penetrazione del DTT prevedendo lo switch-over per il 2010. E se, come spiega Mazzone, vi è una fascia della popolazione che resiste al cambiamento tecnologico, sono molteplici le motivazioni che fanno pensare ad un incipiente cambiamento. Da quelle economiche (l'entrata di nuovi operatori romperà l'equilibrio monopolistico rendendo dinamico il mercato dell'offerta), a quelle politiche (le raccomandazioni dell'UE, i summit mondiali sulle Telecomunicazioni, le politiche di agevolazione per il cambiamento), metteranno in moto processi che coinvolgeranno la società dei consumi e vincoleranno il mercato. Molti, ha continuato Mazzone, sono stati nel passato i fallimenti del DTT in Europa: basti pensare a On Digital o a Chiero. I motivi di questi fallimenti vanno ricercati nella non competitività dei contenuti offerti, nell'alto costo dei servizi di abbonamento e dei decoder. Imparata la lezione, il rilancio del DTT trasforma questi punti di debolezza in forza: contenuti di interesse, offerta di pacchetti, canoni raggiungibili dalla massa, maturità tecnologica; il DTT è una realtà che comincerà a dimostrare tutta la sua validità.
Andrea Ambrogetti , presidente di DGTVi , ha aggiunto che proprio in questa ottica l'Italia è diventata negli ultimi due anni una case history Europea in tema di DDT. Il numero di decoder venduti, (3milioni) è stato superato in questi giorni e si può realisticamente pensare che, con il periodo natalizio, sarà superata la soglia del 15% di penetrazione. Il tasso di crescita di diffusione del decoder in Italia è più veloce della media europea. Questo successo non si improvvisa, ma deriva dal comune intento e dalla volontà collaborativa dei broadcaster, che sono riusciti, attraverso faticose trattative a comporre un'unica strategia di diffusione (scelte di sistema nei decoder e analisi dei contenuti). A questo va aggiunta la grossa "spinta" governativa che ha proiettato il DTT in una fase di start up insperata. I fattori vincenti del DTT in Italia sono da ricercare nella ricca offerta di canali free, che possono essere o vecchi canali "arricchiti" o canali nuovi, (oggi infatti si possono contare 30 canali del bouquet free, si prevede di arrivare a 50 a breve termine) e nella possibilità offerta dall'interattività. Proprio per implementare l'interattività si è puntato su uno standard basico come MHP che ha il vantaggio di poter entrare nelle case di tutti. Il caso sperimentale della Valle d'Aosta e della Sardegna sarà la conferma che la fase di passaggio dall'analogico al DTT sarà entrata nel vivo. Il tema che si deve cominciare ad affrontare ora è quello della standardizzazione dei Box interattivi immessi nel mercato; il lavoro svolto fino ad ora dai produttori europei è di alta qualità ma il prezzo al pubblico può apparire elevato se si valuta che in ogni casa (senza contare altri tipi di struttura), sarà necessario avere più di un decoder. Per contrastare i prodotti che arrivano dall'Oriente sarà necessario ripensare al Box, ha spiegato Ambrogetti, che propone una soluzione di decoder "a buon mercato" (30,0-40,0¤) da aggiungere al primo acquistato, che abbia gli standard qualitativi richiesti senza tutto lo sviluppo dell'interattività.
Laura Fullton di Nagravision , ha sottolineato l'importanza degli standard di sicurezza dei decoder (la smart card è più difficile da "piratare") in un mondo che si avvia all'utilizzo di questo strumento attraverso il quale passeranno operazioni che andranno a toccare la sfera dei dati sensibili. Il decoder va vissuto quindi come un computer, può essere attaccato da virus; a mano a mano che vi si aggiungono funzioni, vanno implementati i necessari dispositivi di sicurezza. Sicurezza e fantasia, questi i due temi sui quali puntare secondo Marco Pellegrinato di Mediaset . Sicurezza sia per chi offre sia per chi riceve e fantasia che deve avere la sua base di appoggio proprio nella nuova forma di comunicazione creata dalla DTT. Mediaset offre da DTT una ricca offerta pay per view senza alcun canone di abbonamento. Oltre al calcio è ora possibile il pay per view di film in formato originale 16:9, l'opzione del multilanguage, dei sottotitoli in due lingue (quando disponibili) ed il multi canale audio digitale. Nadine Zaramella Nocent , marketing di TV-Card ha invece presentato la smart card detta Privativa pensata da TV-Card, azienda che opera nella televisione digitale satellitare. Le possibilità di accedere ai servizi per gli utenti che si autentificano e di operare nel marketing diretto televisivo per le aziende è una prospettiva molto attraente soprattutto se si pensa che Privativa è studiata per essere compatibile con tutti gli altri lettori di cui normalmente ci si avvale (sportello bancario, Pos). Anche Nokia ha presentato la sua novità di mercato: la Mobile TV. Partendo dal presupposto che 2milioni di persone utilizzano oggi i mobile phone multimediali, è ragionevole pensare, secondo Paolo Gessaga ,di Nokia, che nel 2010 saranno 3miliardi gli utenti di device mobili e quindi ci saranno altrettanti potenziali spettatori TV. La sperimentazione di marzo - luglio 2005 ha coinvolto 500 utenti paganti ad Helsinki e, anche se per stile di vita e numero poco indicativo per rappresentare un campione significativo, queste persone hanno gradito la novità tecnologica che può essere molto interessante per i broadcaster. Il pacchetto base Nokia può essere acquistato con 4,90¤ al mese e se proposto in Italia, ha concluso Gessaga, avrà una probabilità di redemption del 50%.
Il Testo Unico, visto dalle emittenti
L'avvocato Marco Rossignoli di Aeranti- Corallo, in una sala incredibilmente gremita e attenta di addetti ai lavori ha affrontato con grinta il complesso delle leggi che regolano la materia del Testo Unico. La normativa che riassume le regole per trasmissioni radiofoniche, tv analogiche e digitali, competenze del servizio pubblico e privato. Ma, a quanto detto, non senza qualche svista pericolosa. Anzitutto, alcune norme sono rimaste fuori dalla raccolta. In secondo luogo, un semplice pronunciamento dell'Autorità di garanzia avrà il potere di modificare quanto dice il T.U. che in tal modo sarà parzialmente superato. Possono così mutare disposizioni come quelle che riguardano la pubblicità (fondamentale per gli operatori) o i limiti di affollamento, oppure le televendite: le norme sono pertanto da leggere (e interpretare) in modo coordinato con l'Authority.
Poi, l'abrogazione delle norme precedenti viene esplicitamente elencata, talvolta però alcune disposizioni si devono intendere abrogate implicitamente, in quanto recepite nel testo o contraddette. Occhio al registro. In un caso - quello del famoso Registro delle programmazioni effettuate - la legge attuale sembra carente (diciamo: se ne dimentica!). Ma è molto meglio per l'emittente seguire la norma vecchia che prevede la sua scrupolosa tenuta. Questo se si intende avvalersi delle provvidenze previste per l'editoria. E ancora: la Pubblica Amministrazione non trasmetta. Una possibile obiezione rivolta al TU riguarda gli enti locali. I quali - secondo le disposizioni della legge Mammì risalenti al '92 - non potevano avere la titolarità di emittenti, né diretta né indiretta. Comuni come Milano e Firenze (o regioni come la Sardegna) che a suo tempo hanno provato a comunicare attraverso proprie stazioni in nome del servizio pubblico, fornito al cittadino/utente in omaggio al T-Government, hanno trovato la strada sbarrata dalla legge.
L'Iptv secondo Nagravision
Per concludere, un accenno ai temi dei programmi e sicurezza, quali priorità per lanciare la tv su protocollo Internet. In un workshop organizzato da Nagravision sono stati sviscerati gli aspetti tecnici e legali della Internet Protocol Television. Ad introdurre l'argomento Ivan Verbesselt , esperto delle problematiche tecniche che ruotano attorno a questo mondo, con un intervento diretto a dimostrare come l'IPTV da "cenerentola" delle telecomunicazioni si trovi ora tra i protagonisti.
L'evoluzione passa attraverso fasi diverse e per spiegarla Verbesselt introduce la metafora delle stagioni legate ai cicli agricoli. Secondo Verbesselt possiamo individuare un inverno, che corrisponde circa a 5 anni fa, quando l'idea di IPTV, che pur era conosciuta ed apprezzata, non funzionava. Le ragioni di questo inverno vanno ricercate nell' "overdose" di tecnologia e nella complessità della stessa riversate in un mercato ancora impreparato, immaturo. A questo va aggiunto che nel 2000 non erano affinate le capacità di presentare un prodotto "ben confezionato" e sicuro sia per il fruitore che per il produttore. Quindi, senza un contenuto di valore non è stato riscosso quel successo auspicato e potenziale. Successo che si comincia a respirare oggi, momento che Verbesselt definisce la "primavera" dell'IPTV. Ora infatti ci sono sia i modelli di business che gli utili per poter sperare non solo di arrivare all'"estate" ma di mietere anche frutti prelibati.
Primo tra tutti gli ingranaggi che hanno contribuito ai risultati odierni è lo sviluppo tecnologico (basti pensare alla penetrazione della xDSL, la media Europea è del 20%), il secondo elemento è l'accessibilità alla tecnologia (un box interattivo costava nel 2000 ben 1.500 euro, oggi costa in media 200 euro), il terzo riguarda la concorrenza. Infatti, come in tutti i tipi di mercato quando l'obiettivo di più aziende diviene comune, si apportano migliorie e qualità. Dunque, secondo l'analisi di Verbesselt, nel 2005 la tecnologia funziona ed il mercato è maturo; dalla fase pioneristico-esplorativa si è arrivati all'industrializzazione e all'interesse verso IPTV. Dalla condivisione di informazioni tra IP puro (banda larga) e DTT nasce una combinazione in grado di offrire un mix che genera aspetti che il relatore divide in "non sconvolgenti" e "sconvolgenti". Tra i primi la protezione del contenuto, tra i secondi l'aumento di attori nella catena del valore (le aziende telefoniche ad esempio), e l'avvento del Triple play (voce, video, dati). A conferma del quadro offerto da Verbesselt l'intervento di Ian Walker , direttore per i nuovi sviluppi di business di ADB , che ha sottolineato la necessità di una convergenza tra Broadband, IPTV, VOD e Broadcast, DVB, per una complessiva miglioria dei servizi offerti all'utente finale. E qui si è inserito l'intervento di Davide Rossi , dirigente AEPOC sottolineando come interesse comune sia la sicurezza. L'AEPOC, al fine di consentire uno sviluppo legale delle applicazioni tecnologiche, lavora per far adottare un codice di condotta condiviso e per trovare soluzioni positive al fenomeno della diffusione abusiva di contenuti digitali attraverso le reti telematiche, oltre che per consentire e promuovere lo sviluppo virtuoso del mercato. Lo scopo è creare un ambiente digitale "sicuro" che incoraggi i titolari dei contenuti a mettere a disposizione sulle reti telematiche il maggior numero possibile di opere. ha aggiunto Rossi che è da evitare ciò che successe in Italia solo pochi anni fa; si sono arrivate a contare oltre 2 milioni e mezzo di tessere pirata, fenomeno che hanno generato una battuta d'arresto in tutta la filiera, facendo supporre agli investitori che la nazione non fosse un buon mercato. Oggi, dopo aver in parte regolato il fenomeno, si ha la dimostrazione che quelle conclusioni erano errate. I dati di vendita dei pacchetti Mediaset o La7 ne sono un chiaro segnale. Quindi, dato che la "pirateria" non può essere l'incipit di un successo, è importante intervenire da subito anche nell'area dell'IPTV "pulendo" il campo da tutte quelle forme che rallentano l'innovazione. Ha concluso Rossi che questo obiettivo può essere perseguito con una seria e determinata collaborazione tra quanti sono impegnati nella diffusione di contenuti sulle reti telematiche: governi, fornitori di connettività, titolari dei diritti, case di produzione (musicale, cinematografica, televisiva, editoria, intrattenimento, etc.) e gestori di infrastrutture.