Una… Mezza idea sul NAB

 

Michele Mezza, Vice Direttore della Direzione Strategie Tecnologiche della RAI ha scritto per B&P questa nota a commento della sua visita a questo NAB2005: un opinione qualificata alla quale diamo volentieri spazio

 

Come sempre il Nab rende visibile la tendenza vincente del momento e propone una bussola sensibile per decifrare i processi del futuro. Sulla stretta attualità , mi pare che a Las vegas sia stata ratificata la completa transizione della filiera televisiva sul protocollo IP. Diciamo che si considera conclusa l'evoluzione del sistema industriale del broadcasting che ormai si assesta tutto nel nuovo ambiente multimediale: Internet diventa la fabbrica e non piu' la vetrina della televisione. Tutti i grandi marchi dell'industria televisiva hanno presentato infatti sistemi e processi di produzione e distribuzione tutti Internet Integrated. Questo comporta una completa e drastica riclassificazione del modello produttivo della Tv: nuova procedura, nuove figure professionali, nuovi modelli di business. Il driver di questa fase è la cosidetta produzione a matrice, ossia produrre un singolo contenuto e poi di declinarlo su ogni qualsivoglia piattaforma. Grazie a questa soluzione il digitale diventa realmente un'economia di scala e non un tassa insopportabile come diventa in Italia, dove nel broadcasting la diversificazione dei formati avviene per aggiunta e non per integrazione, allungando la filiera produttiva.

Basta vedere i prodotti presentati da Sony, Panasonic, Microsoft, Apple, Avid. Sono tutti incredibilmente improntati ad un unico modello di workflow che la Sony identifica - bonta' sua - con la pionieristica esperienza di Rainews24. Si tratta di identificare, in sostanza, un luogo unico dove concentrare tutti I flussi di entrata nella redazione, luogo che non puo' non identificarsi in internet perchè è dalla rete che verranno, in maniera sempre più alluvianale i contenuti news. Se non si affronta questo scoglio , ridisegnando le mappe professionali e gli assetti redazionali, quando ad esempio si parla di riforma della RAI, rischiamo di disegnare castelli in aria, dove concetti quail :divisione contabile, separazione di missione, specializzazione produttive, diventano solo metaforiche suggestioni. Il secondo punto che emerge da Las Vegas, e che riguarda invece una visione più strategica investe proprio l'idea di televisione al tempo del digitale. I due corni del ragionamento sono rappresentati dal modello Sony e dal Modello Microsoft. In sostanza Sony è venuta a presentare una serie di soluzioni ( nuova telecamera in alta definizione dal ridicolo costo di 4000 euro, nuovo sistema produttivo integrato, nuovo schermo a 72 pollici con definizione cinematografica che fra due anni costerà non più di 1800 euro) che presuppone una televisione che loro definiscono "Rich": una Tv di grande e spettacolare intrattenimento dove l'alta definizione diverrà una pretesa sociale e dove i sistemi utente, come appunto i grandi schermi, imporrano grandi e costosissime produzioni ( film, sport, eventi in real time). Diciamo questa è la Tv del tempo libero che sarà preda di tre o quattro gruppi a livello mondiale. Sul versante opposto Microsoft propone il modello "Light": la televisione sempre più leggera, legata alla velocità e alla stretta attualità, la Tv del tempo sociale, una televisione di informazione continua, di servizi, di narrazioni locali, questa sarà ancora la TV nazione. Si tratta di capire dove collocare Rai, sapendo che dobbiamo dare al servizio pubblico un campo operative dove sia credibile acquisire un primato: un servizio pubblico che non sia leader in almeno un settore non regge. Credo che questa discussione possa aiutarci a sciogliere i nodi che abbiamo davanti, rimuovendo rigidità corporative e provincialismi culturali.