DOSSIER
Radio Digitale
La televisione migra al digitale, sia da satellite che via etere terrestre, ma anche in Internet, via cavo, sul telefonino e via discorrendo. Ma la radio non resta a guardare, anche se nel suo caso i giochi sembrano essere più lenti e meno definiti. Ecco un ampia raccolta di informazioni e case history internazionali che, speriamo, possano alimentare sanamente il dibattito sulla questione: DAB, IBOC, DRM, Sat, Web e…
Qualche mese fa l'istituto di ricerca NCP aveva presentato i risultati di uno
studio volto a monitorare le fonti alternative di ascolto della radio in Italia.
Nella ricerca erano state considerate, quali fonti sonore, essenzialmente quelle
nuove derivanti da tecnologie digitali: i lettori di CD portatili, il satellite,
Internet, il telefono cellulare, il lettore MP3 portatile e i canali DAB.
Interessante la base di ricerca (1.600 interviste) dalla quale è risultato
che tali fonti d'ascolto erano state usate "almeno una volta" ( da
individui tra 11 e 54 anni ) come sotto indicato:
- Lettore CD portatile: 18,6% (6.403.000 individui);
- Lettore MP3 portatile: 11,3% (3.902.000);
- Telefono cellulare: 9,8% (3.385.000);
Satellite: 10,7% (3.686.000);
Internet:15,4% (5.303.000).
Interessanti anche i dati relativi all'ascolto "negli ultimi 7 giorni":
- Lettore CD portatile: 9,8% pari a 3.363.000 individui (in maggioranza donne,
impiegati, casalinghe, studenti);
- Lettore MP3 portatile: 2,8% pari a 970.000 individui (per lo più giovanissimi
studenti);
- Telefono cellulare: 6,3% pari a 2.177.000 individui (ancora giovanissimi,
residenti al Sud e Isole, studenti);
- Satellite: 6,6% pari a 2.285.000 individui (impiegati, studenti, liberi professionisti,
operai);
- Internet: 6,1% pari a 2.091.000 individui ( uomini al 58% e donne concentrate
nella fascia 18-34 anni, insegnanti, impiegati, studenti).
Insomma queste nuove fonti di ascolto sembrano essere determinanti per lo sviluppo
della radio, in particolare per le nuove generazioni. La ricerca commentava
come l’utilizzo di nuove fonti di ascolto in futuro non potrà che
incrementare ulteriormente, tanto più si ridurrà il gap con altri
paesi tecnologicamente più avanzati. Sociologicamente interessante la
nota che sottolinea come le nuove fonti producano comportamenti di ascolto strettamente
legati al mezzo, in particolare il telefono cellulare e il lettore MP3. Di fatto
i nuovi strumenti, resi disponibili dall’evoluzione delle tecnologie,
aumentano significativamente le possibilità di ascolto della radio durante
la giornata e oggi l’ascoltatore ha sempre la possibilità, in dipendenza
delle sue attività e del luogo in cui si trova, di disporre di un mezzo
con cui ascoltare la radio. Le nuove fonti d’ascolto determinano quindi
un allargamento del bacino di utenza, aumentano la fedeltà d’ascolto
e il tempo dedicato alla radio.
Di simili conclusioni alle quali giunge NCP gli editori radiofonici devono tenere
conto, decidendo di investire in maniera oculata in tecnologia per rendere sempre
più competitivi i propri prodotti.
Oggi la radio è digitale anche grazie ad upgrade delle "antiche"
onde lunghe, medie e corte, grazie alla tecnologia DRM Digital Radio Mondiale,
e sta provando a ritaglairsi uno spazio persino nei bouquet della DTT. Di tutto
questo e altro voglaimo parlarvi, proponendovi una serie di interessanti articoli
su situazioni attuali in diverse parti del mondo: il modo che ci sembra più
concreto e "sano" per stimolare il dibattito professionale tra gli
addetti ai lavori, fuori e a margine delle altre sedi di confronto (politico,
lobbistico e legislativo) che fervono in questi mesi. Non dimentichiamo, come
esempio tra tanti, che è in discussione presso l'Autorità per
le Garanzie nelle Comunicazioni la bozza di regolamento per il DAB).
L'Europa discute sullo switchoff radiofonico
Ginevra-Svizzera. La transizione della radiofonia europea dall’analogico
al digitale sta procedendo, ma molto, molto lentamente. A dispetto dei promessi
benefici, i fautori e gli entusiasti hanno scoperto che né loro né
nessun altro è in grado di spingere forzatamente una nuova tecnologia
sulle masse. Alcuni anni fa, i regolatori sembravano preparati a fissare la
data di switchoff per le trasmissioni analogiche; alcuni Paesi hanno ora fissato
le date di spegnimento dell’analogico, ma in campo televisivo, non radiofonico.
“Solo pochi Paesi hanno adottato una politica relativa al periodo di switchover
in ambito radiofonico – dice il presidente di WorldDAB Annika Nyberg Frankenhaeuser
– per non parlare di una vera data in cui questo switchover dovrà
avere luogo.”
Diverse considerazioni
Il passaggio dall’analogico al digitale in ambito radiofonico richiede
una serie di considerazioni preliminari, diverse rispetto all’ambito televisivo.
Molti servizi televisivi in Europa hanno migrato al cavo e al satellite, con
“strade cablate” che arrivano direttamente nelle case dei telespettatori.
Per la radio, invece, la portabilità rende la trasmissione via etere
un elemento essenziale; e, mentre la media delle abitazioni europee è
equipaggiata con uno o due apparecchi televisivi, avere sei o più radio
è cosa assai comune.
Universalmente gli organismi regolatori supportano il passaggio dalla tecnologia
analogica a quella digitale in ambito radiofonico al fine di migliorare l’allocazione
dello spettro radioelettrico; le cornici normative nazionali che consentono
le trasmissioni radiofoniche digitali sono in vigore in molti Paesi dalla metà
degli anni ’90, ma i regolatori sono comunque riluttanti a forzare la
data dello switchover.
Alla ricerca di un “dividendo digitale” – fornendo un maggior
numero di servizi in un minore spazio spettrale – i regolatori nazionali
si sono appellati all’Unione Internazionale delle Comunicazioni (ITU)
di Ginevra, rendendo la transizione al digitale uno dei temi centrali della
Regional Radiocommunications Conference tenutasi a maggio del 2004 (RRC-04).
Un approccio meno strutturato
Nelle considerazioni iniziali fatte all’RRC-04, il direttore dell’ufficio
comunicazioni radio dell’ITU, Valery Timofeev, si è soffermato
sulle necessità di regolazione. “I gestori delle frequenze ricevono
pressioni per liberare alcune parti dello spettro radiofrequenziale, attualmente
utilizzato per i sistemi di trasmissione analogici, per altre applicazioni,
non necessariamente nel settore broadcast.” ha detto Timofeev. I primi
accordi internazionali per le pianificazioni dello spettro risalgono al 1961,
con il Piano di Stoccolma che ha stabilito le regole di base per il coordinamento
pan-nazionale nell’impiego delle frequenze.
Ma la tecnologia digitale ha cambiato tutto, e il passo del cambiamento ha fatto
sì che molti organismi regolatori nazionali preferissero un approccio
meno strutturato e più flessibile e dinamico. L’attuale approccio
forza i regolatori a considerare l’effetto dei nuovi servizi su quelli
già esistenti non appena i nuovi servizi vengono implementati.
La conferenza dell’ITU è terminata con due opzioni per le trasmissioni
digitali: una vorrebbe consentire ai regolatori di stabilire una scaletta di
tempistiche per la transizione dall’analogico al digitale così
prolungata da fare in modo che i regolamenti di un Paese non causino interferenze
all’altro. L’altra opzione vorrebbe definire delle date per la transizione
tra il 2028 e il 2038, senza richiedere uno spegnimento dell’analogico.
Nel 1998, lo spegnimento dell’analogico è stato previsto come evento
da considerare nell’arco dei successivi 10 o 15 anni.
Il responsabile tecnico della Voice of America, Don Messer, uno dei principali
partecipanti al meeting dell’ITU, ha definito i piani per lo spegnimento
dell’analogico, pur considerando la data del 2038, come un “non
senso”. Effettivamente, le decisioni dell’RRC-04 liberano i regolatori
nazionali da qualunque preoccupazione relativamente al definire una data per
lo spegnimento dell’analogico.
Convergenza dei regolatori
Tradizionalmente, i legislatori europei hanno sempre tenuto separate le regole
per la radio e per la televisione, con la maggior parte dell’attenzione
focalizzata sulla televisione. Comunque, l’avvento delle tecnologie digitali
ha aumentato le strade percorribili per la diffusione dei programmi. I regolatori
hanno risposto cercando di sviluppare leggi e regolamenti che coprano tutti
i media elettronici.
Lo sviluppo del digitale viene visto come essenziale per mantenere i media europei
e le tecnologie competitivi nello scenario mondiale l’Unione europea è
ben conscia che la maggior parte della tecnologia digitale per la radio –
Eureka-147 (DAB) e Digital Radio Mondiale (DRM) – è stata sviluppata
nel vecchio continente. Un considerevole capitale politico è stato dunque
speso per promuovere un’innovazione “domestica” (qui intesa
come di origine europea).
Anche con un ampio interesse nella promozione dell’innovazione europea
e nella creazione di consistenti politiche pan-europee, la Commissione europea
è stata estremamente cauta nel supportare le tecnologie individuali.
Un effetto di questa convergenza regolatoria è stato il ripensamento
dello scopo degli organismi regolatori nazionali; nel 2003 il Governo britannico
ha unito cinque diverse agenzie in un’unica entità per formare
l’Ufficio delle comunicazioni (Office of Communications, Ofcom), che si
occupa di regolamentare radio, televisione, telecomunicazioni e servizi senza
fili.
Il Ministro spagnolo dell’Industria, Turismo e Commercio José Montilla
Aguilera ha proposto un “super-regolatore” simile anche in Spagna.
I regolatori europei hanno tradizionalmente favorito il lavoro di concerto con
i broadcaster pubblici nazionali per definire politiche e standard; per la radio
digitale, tale orientamento ha compreso il fatto di garantire ai broadcaster
pubblici una sorta di “diritto di prelazione” sulle licenze. I grandi
e ben finanziati broadcaster pubblici hanno investito somme considerevoli nei
canali radio digitali, spesso senza nemmeno consultarsi con gli operatori commerciali
che possono avere diversi obiettivi per le trasmissioni in tecnica digitale.
Da quando la transizione al digitale si è assopita in molti Paesi, i
regolatori hanno concluso che la partecipazione dei broadcaster commerciali
privati è essenziale per portare la radio digitale al mercato di consumo.
In Svezia, il Riksdag ha creato uno speciale comitato per il digitale radiofonico,
che ha fornito le proprie indicazioni a febbraio dello scorso anno. Le proposte,
che sono state sottoscritte dal broadcaster pubblico Sveriges Radio (SR) e dell’associazione
delle radio private commerciali Radioutgivareforeningen, dovrebbe garantire
accesso ai broadcaster commerciali ai multiplex digitali gestiti dalla SR già
da quest’anno, limitare ulteriori investimenti della SR nel digitale ed
effettuare nuove valutazioni del mercato del DAB nel 2008, prima di impegnarsi
i ulteriori manovre di espansione.
La radio digitale ha il suo maggior sostenitore in ambito europeo nel mercato
britannico, dove gli operatori commerciali offrono 130 canali, 32 dei quali
sono solo disponibili attraverso il DAB. La radio digitale DAB copre l’85
percento della nazione, secondo il Market report 2004 della Ofcom. Tale report
rivela inoltre che il 29 percento degli adulti ascolta la radio tramite la televisione
digitale e che il 15 percento ha ascoltato almeno una stazione radiofonica via
Internet. La ricerca Radio Joint Audience Research (RAJAR) mostra che la radio
digitale è il segmento di radioascolto con il più elevato tasso
di crescita. I ricevitori sono ampiamente disponibili e i produttori stanno
immettendo regolarmente sul mercato nuovi prodotti.
Il direttore della Ofcom Stephen Carter ha detto che l’agenzia vorrebbe
fare pressioni per promuovere la radio digitale in Europa: “La Ofcom userà
tutto il suo potere di persuasione per la radio digitale... ovunque si possa
in Europa. Se l’industria chiede che la Ofcom sia attiva nei forum della
radio digitale in ambito europeo, la nostra risposta non potrà che essere
positiva.” ha detto in un discorso nell’ambito della conferenza
“Radio digitale – mantenere la Gran Bretagna in posizione di leadership”
organizzata lo scorso mese di settembre dalla Social Market Foundation.
Comunque, la Ofcom resta riluttante nel definire una data o anche una serie
di date per la cessazione delle trasmissioni analogiche, a dire che mentre parlare
di un “digital switchover” in ambito televisivo è appropriato,
“ciò non è scientificamente un’accurata descrizione
di quello che la radio è o di dove stia andando”.
Enfasi aggiuntiva
Carte ha detto che non è importante una data definitiva per lo switchover
in ambito radiofonico; l’elemento chiave è quello di sviluppare
una massa critica per portare la radio digitale a tutti gli ascoltatori. “Ciò
che crediamo che si dovrebbe pensare e di cui si dovrebbe parlare – ha
aggiunto – è di come noi possiamo portare la radio digitale a tutti.
Oppure, detta in un altro modo, come si può far in modo che sia lo stesso
pubblico dei radioascoltatori a volere lo spegnimento dei segnali analogici?”
I commenti di Carter contrastano con quelli fatti la scora estate la membro
dell’esecutivo della Ofcom Kip Meek. All’annuale festival della
radio organizzato dalla Radio Academy britannica, Meek suggeriva che lo spegnimento
dell’analogico radiofonico dovrebbe avvenire dopo che la televisione avrà
effettuato il passaggio al digitale. “Stiamo pensando al 2012 per la televisione
– spiegava durante il suo intervento – e non penso che per la radio
si dovrà attendere tempi sensibilmente più lunghi”.
Con i regolatori e i legislatori riluttanti a definire lo spegnimento dell’analogico,
gli sviluppatori della radio digitale si sono organizzati in ambito regionale,
mettendo una maggiore enfasi sull’offerta di programmi, sulla disponibilità
di ricevitori e sui prezzi. Per promuovere direttamente agli ascoltatori la
radio digitale, sono state attivate specifiche organizzazioni in Gran Bretagna,
Francia, Germania, Italia e nella regione scandinava. L’Ufficio britannico
per lo sviluppo della radio digitale (DRDB) ha rilasciato una ottimistica previsione
del 29 percento di penetrazione del DAB nelle case britanniche per il 2008.
“Le autorità francesi dicono che è troppo presto e vogliono
prima lanciare la radio digitale” ha detto Yannick André-Masse
di Vivement la Radio Numérique, l’associazione della radio digitale
francese. Il luglio dello scorso anno, l’Assemblea nazionale francese
ha approvato una nuova legge che definisce un quadro per la radio digitale.
“La Germania sembra stia facendo retromarcia” ha detto un osservatore
all’Assemblea generale del WorldDAB dello scorso ottobre. Diversi lander
tedeschi – il più recente è il Schleswig-Holstein –
stanno considerando di ritirare il supporto finanziario allo sviluppo della
radio digitale a causa dell’assoluto disinteresse dei consumatori in questo
mezzo.
Pubblicità nazionale
La primavera dello scorso anno, Initiative Marketing Radio Digital (IMDR) la
lanciato una campagna nazionale per promuovere la radio digitale presso gli
ascoltatori tedeschi, focalizzata sull’aumento dell’offerta di programmi
ricevibili attraverso il DAB.
In Italia, la situazione è ancora confusa; vi sono in atto alcune sperimentazioni
condotte da Club DAB Italia, che ha ottenuto l’autorizzazione sperimentale
per alcuni impianti nel 1996, nonché da Eurodab e da Crt DAB. L’Autorità
per le garanzie nelle comunicazioni ha iniziato le consultazioni, lo scorso
mese di febbraio, con le associazioni radiofoniche, in merito allo schema di
regolamento che dovrebbe creare i presupposti per la partenza dei servizi DAB
sia a livello locale che nazionale, ma, a parte l’entusiasmo di alcuni
(pochi) broadcaster, pare che la maggior parte delle emittenti non nutra particolari
ambizioni di andare in digitale.
In Scandinavia, Nordini, la Nordic Radio Digital Inititive è stata creata
dalle emittenti pubbliche scandinave per cercare di interessare altri soggetti
al DAB; in Belgio, invece, Radio Numérique si occupa di promuovere la
radio digitale in quel Paese.
Paul Brown, direttore della Commercial Radio Companies Association (CRCA) ha
riassunto il punto di vista della maggior parte dei broadcaster, che stentano
a pensare a una data per il passaggio al digitale. “Una strada per andare
avanti – ha detto Brown – potrebbe essere quella di definire le
condizioni necessarie da raggiungere prima di pensare alla data di transizione
e di reincontrarci tra tre anni per vedere il progresso dello scenario e capire,
a quel punto, quali elementi abbiamo in mano per pensare a una data possibile
per il passaggio al digitale.” (Michael Hedges)
CBC entra nel secondo anno di impiego del DRM
Sackville, New Brunswick (Canada). Il proghetto DRM Digital Radio Mondiale vanta
oltre 70 membri, tra i quali Deutsche Welle, BBC, Radio France International,
Radio Vaticano, All India Radio, Voice of America e produttori quali Dolby Laboratories,
Hitachi, JVC, Bosch e Sony. Per molti broadcaster il sistema di radio digitale
internazionale finalizzato a sostituire le tradizionali trasmissioni analogiche
in onde corte, medie e lunghe, è una tecnologia sperimentale. Ma non
si conti tra gli sperimentatori la Canadian Broadcasting Corporation (CBC):
dal 16 giugno 2003, la struttura per le trasmissioni internazionali della CBC
a Sackville sta trasmettendo regolarmente segnali DRM con una potenza di 70
kW sulle bande dei 7, 9 e 11 MHz. “Abbiamo iniziato a provare il DRM circa
tre anni fa” dichiara Jacques Bouliane, manager anziano per lo sviluppo
business di CBC Transmission, società che gestisce le risorse trasmissive
della CBC in ambito televisivo e radiofonico.
Servizio regolare
I test sono andati bene, e Bouliane commenta: “questo è probabilmente
il motivo per cui la BBC World Service ci ha chiesto di iniziare a ripetere
il loro servizio per le Americhe utilizzando il DRM già dall’inizio
del 2003. Comunque, le nostre trasmissioni DRM sono diventate regolari non prima
del mese di giugno del 2003.” Realizzata nel 1938 come sito di trasmissione
nazionale per la CBA (AM) a Moncton, nel New Brunswick, la struttura di Sackville
è ora la sede di Radio Canada International, il servizio radiofonico
canadese in onde corte destinato all’estero. In aggiunta, la disponibilità
di ben nove trasmettitori e di un rilevante numero di antenne ha fatto del sito
una sorta di “collettore” per la ripetizione di diversi segnali
di broadcaster esteri, tra i quali la BBC World Service, China Radio International
(CRI) e altri broadcaster in onde corte orientati a servire gli ascoltatori
del Nord e Sud America. Data la preminenza del sito di Sackville per le trasmissioni
in onde corte analogiche, non vi è da stupirsi se la struttura sta rapidamente
assumendo la leadership nello sviluppo del DRM in Nord America. La scaletta
di trasmissione digitale di Sackville è qualcosa di impressionante, considerando
che i ricevitori consumer per il DRM devono ancora arrivare da questa parte
dell’Atlantico. Attualmente, le antenne del sito irradiano quotidianamente
trasmissioni DRM per BBC, CRI, Deutsche Welle, Radio Nederland Wereldomroep,
RCI e Radio Sweden International. “Mettiamo in onda settimanalmente anche
trasmissioni dal Belgio nonché programmi settimanali prodotti dalla National
Association of Shortwave Broadcasters (NASB), struttura con sede negli USA”,
spiega Bouliane.
Collegare l’eccitatore
Per generare le proprie trasmissioni DRM, la CBC ha modificato un trasmettitore
da 250 kW della Thales, collegandogli in ingresso un eccitatore DRM. “Ciò
ci rende circa 70 kW di potenza di uscita in modalità DRM” dichiara
Bouliane. Una volta che il segnale DRM è stato generato, la stazione
interna di commutazione di Sackville lo invia all’antenna appropriata.
Da qui, i segnali DRM vanno nell’etere, proprio come fanno i convenzionali
segnali in onde corte. In comparazione con le onde corte tradizionali, le prestazioni
del DRM non sono facili da quantificare né da qualificare, specialmente
considerando il ridotto numero di radioricevitori disponibile sul mercato nordamericano.
“Si tratta – conferma Bouliane – di sistemi particolarmente
sofisticati, dove il segnale DRM viene catturato utilizzando radioricevitori
convenzionali di fascia alta, e quindi questo viene inviato a un PC per la decodifica
e la riproduzione.” A parte queste difficoltà, vi è un numero
sufficiente di ricevitori DRM sintonizzato sulle emissioni di Sackville per
dare un senso alle caratteristiche di propagazione delle trasmissioni digitali.
“In generale - spiega Bouliane – i segnali DRM si propagano in maniera
simile alla modalità seguita dai segnali analogici; la differenza sta
tutta nel modo di reagire sul lato ricevitore.” Dato che i segnali DRM
sono digitali, gli ascoltatori si trovano in una sorta di condizione binaria:
o ricevono abbastanza dati perché il segnale sia decodificato, oppure
non li ricevono: non c’è una via di mezzo. DI contro, i segnali
analogici possono essere soggetti a un forte effetto di fading.
Ma i tecnici della CBC hanno imparato abbastanza relativamente ai capricci di
propagazione dei segnali DRM per poter lavorare con questo nuovo mezzo. “Se
si desidera fornire un segnale mono di qualità FM a un bitrate tra 21
e 24 kbps, si dovrà sacrificare la distanza - dice Bouliane. Ma se si
riduce il bitrate a circa 17 kbps, il che offre comunque una qualità
comparabile a una buona ricezione AM, si può arrivare oltreoceano. Di
base, riducendo il bitrate si ottiene un segnale più robusto; così,
maggiore è la distanza che si vuole coprire, più basso sarà
il bitrate da utilizzare.”
Sfide di conversione
Visto il crescente interesse sul DRM da parte dei broadcaster di tutto il mondo,
la CBC sta valutando la possibilità di convertire il sito di Sackville
alla standard digitale. “Sappiamo che è possibile modificare abbastanza
rapidamente trasmettitori costruiti sino a una quindicina di anni fa per l’impiego
con il DRM - spiega Bouliane. E comunque, anche i trasmettitori costruiti negli
anni ’50 e ’60, macchine di cui disponiamo di alcuni esemplari,
possono essere modificati, ma è necessario un lavoro più complesso
e lungo.”
L’array di antenne non necessita di alcuna regolazione o modifica, in
quanto possono accettare sia segnali analogici che digitali senza particolari
problemi. Ancora, Bouliane non prevede che Sackville potrà essere convertito
esclusivamente a trasmissioni DRM prima di 10 o 15 anni. Il problema non è
la tecnologia di trasmissione, ma la carenza di ricevitori DRM. “Anche
quando saranno disponibili sul mercato ricevitori DRM di tipo consumer, ci vorranno
anni perché l’utenza sostituisca i propri ricevitori analogici
con modelli DRM” prevede Bouliane. A quell’epoca, Bouliane si aspetta
che il pubblico utilizzerà sistemi multistandard, in grado di ricevere
segnali in standard Eureka 147 (il DAB europeo), Iboc, satellite digitale e
DRM.
“Il DRM – conclude Bouliane - consentirà di coprire interi
continenti via etere con una buona qualità audio, anche in situazioni
di mobilità. Ciò è qualcosa che la radio satellitare già
è in grado di fare, la differenza è che il DRM sarà gratuito.”
(James Careless)
Anche la radio in DVB-T: a Parigi il test
Parigi. Dopo diversi rinvii, le trasmissioni in tecnica digitale terrestre DVB-T
dovrebbero finalmente essere avviate nel corso di quest’anno. Sebbene
lo scenario regolamentare per questo nuovo mezzo possa ancora cambiare, il fornitore
di servizi towerCast ha iniziato lo scorso mese di luglio a effettuare dimostrazioni
di trasmissioni radiofoniche attraverso un multiplex televisivo digitale terrestre.
Nella dimostrazione effettuata, towerCast ha trasmesso ben 42 canali radiofonici
in DVB-T.
Terminale singolo
La larghezza di banda allocata a un canale DVB-T consente di sfruttare un bitrate
massimo di 8 Mbps. Il canale è, dunque, in grado di ospitare da 40 a
50 stazioni radiofoniche con bitrate che possono spaziare da 192 kbps a 128
kbps in un singolo canale DVB-T. Grazie alla tecnologia, le stazioni radiofoniche
possono anche trasmettere audio multicanale in formato 5.1 occupando la larghezza
di banda necessaria a due trasmissioni stereofoniche con codifica Dolby Digital.
Il codec standard DVB-T è un Mpeg-1 layer II, che consente solamente
di effettuare trasmissioni in stereofonia; comunque, tale standard accetta anche
il Dolby Digital, nonché il Digital Theater System (DTS) e l’Advanced
Audio Coding (AAC), sistemi questi che supportano tutti l’audio multicanale.
La trasmissione di segnali radiofonici attraverso il DVB-T presenta alcuni interessanti
vantaggi: primo, la ricezione a basso costo di radio e televisione con un unico
terminale rende il sistema accessibile a un ampio strato della popolazione;
i terminali attualmente in commercio offrono solo l’audio MPEG-1 Layer
II, ma l’aggiunta di altri codec per audio multicanale dovrebbe far incrementare
solo di poco il loro prezzo di vendita al pubblico.
Il secondo vantaggio è rappresentato dal costo per i broadcaster radiofonici
di tale sistema; secondo le stime di towerCast, il costo per raggiungere il
90 percento della popolazione metropolitana francese dovrebbe essere equivalente
ai costi necessari alla copertura in FM di una sola regione francese. In terzo
luogo, tutte le stazioni DVB-T beneficiano delle medesima copertura, il che
non è necessariamente il caso delle trasmissioni FM.
Servizi associati
Una robusta ricezione mobile, grazie alla codifica QPSK utilizzata da towerCast,
assicura una ricezione senza interruzioni in ambienti urbani, comprese le gallerie.
La modulazione COFDM associata alla codifica QPSK contribuisce ad assicurare
una maggiore robustezza di ricezione, inclusa la ricezione mobile, grazie alla
forte immunità intrinseca a eco e percorsi multipli, alla potente correzione
degli errori e alla correzione dell’effetto doppler introdotto da movimenti
ad alta velocità.
Per la dimostrazione, tre trasmettitori da 800 W collocati alle porte di Parigi
(Bagnolet, Porte Maillot e Sèvres) hanno consentito di ottenere una copertura
isofrequenza (SFN) di circa la metà della regione nota come Ile de France.
La tecnologia DVB-T offre anche servizi associati, un altro vantaggio non indifferente
del sistema. Tra i servizi è compresa la trasmissione delle guide ai
programmi elettroniche (EPG), l’identificazione del programma attuale
e di quelli in arrivo, immagini fisse o animate e possibilità di annunciare
concerti ed eventi. Inoltre, l’interattività è una funzione
standard nel DVB-T.
Ammettendo che le previsioni dell’Autorità di regolamentazione
lo consentano, le stazioni saranno facilmente in grado di trasmettere applicazioni
interattive per stimolare ulteriormente l’interesse degli ascoltatori.
Ricezione mobile
Per le applicazioni mobili, vi sono diversi componenti già disponibili
per la ricezione del DVB-T in automobile. L’impiego dello stesso mezzo
di trasmissione renderà presto possibile avere, a un prezzo ragionevole,
un ricevitore capace di ricevere sia segnali televisivi che radiofonici. Comunque,
con i ricevitori per auto DVB-T, i costruttori dovranno riesaminare l’integrazione
dei servizi radiofonici e televisivi. Per esempio, gli ascoltatori dovranno
poter vedere il nome della stazione su cui sono sintonizzati senza necessità
di dover abbassare gli occhi sullo schermo televisivo. Tale problema potrà
essere risolto con la tecnologia per display già utilizzata da alcuni
costruttori di automobili, che risolve i problemi legati alla sicurezza consentendo
al guidatore di vedere le informazioni sul parabrezza, senza quindi che sia
costretto a distrarsi dal guardare la strada.
Per la sua dimostrazione, towerCast ha avuto a disposizione due veicoli, equipaggiati
con ricevitori DVB-T, che ha utilizzato attraverso le strade di Parigi per dimostrare
le potenzialità del sistema in movimento.
I segnali radio per la dimostrazione sono stati forniti da un’ampia pletora
di broadcaster privati e pubblici, tra i quali Fréquence Jazz, France
Musiques, Chèrie FM, France Bleu, France Inter, Coleur 3, France Info,
Le Mouv’, Rire & Chansons, BFM, TSF, Ado FM, Forum, Nostalgie, Média
Tropical, FIP, Sud Radio, Radio Classique, RMC Info, NRJ, Radio Nova, Radio
FG, Vibration, Voltage, Alouette, Radio Scoop, Radio Neo, Contact, Radio Latina,
MFM, Radio Notre Dame, Oui FM, France Culture e Superloustic. (Christian Marcelin)
DAB: si scalda il dibattito in Germania
Colonia, Germania. L’autorità che rilascia le licenze per Berlino
e il Brandeburgo ha “messo il gatto tra i piccioni” con una ben
calibrata proposta di terminare gli sforzi tedeschi per introdurre il DAB (Eureka-147).
La Medienanstalt Berlin-Brandeburg (MABB) ha rilevato che il sistema esistente
è già fuori tempo massimo e che bisogna prendere nuove decisioni
per adottare un nuovo sistema prima che l’industria e i consumatori investano
ulteriore denaro nella radio digitale.
Il MABB è già stato un forte supporter dei nuovi servizi, ha concesso
la licenza al maggior numero di stazioni DAB rispetto a qualunque altra Autorità
tedesca ed è stato il pioniere in Germania nell’introduzione del
DVB-T, lo standard per la tv digitale terrestre.
Isola tecnologica
I supporter del DAB non ci hanno messo molto nel manifestare la propria contrarietà
rispetto all’iniziativa del MABB l’organizzazione di supporto del
DAB, la Initiative Marketing Digital Radio (IMDR), che rappresenta i produttori
di ricevitori, i broadcaster e gli operatori di rete, ha dichiarato che la Germania
è destinata a diventare un’isola tecnologica qualora abbandonasse
il DAB. Anche il WorldDAB Forum è stato rapido nel criticare la posizione
del MABB. “Il DAB continua a crescere in tutto il mondo e a collezionare
successi. Un sempre maggior numero di Paesi sta mostrando la propria propensione
per il DAB e la radio digitale e anche la consapevolezza dei consumatori sta
rapidamente crescendo” ha dichiarato Annika Nyberg, presidente del WorldDAB
Forum, che ha aggiunto “Il DAB è una realtà mondiale consolidata.”
Le critiche nei confronti del DAB sono state per anni numerosissime; specialmente
le stazioni private, non vedono come potrebbero guadagnare denaro con questo
mezzo di trasmissione. Negli ultimi due anni, vi sono stati diversi casi di
emittenti che hanno reso le loro frequenze DAB.
I produttori sono stati lenti nel produrre ricevitori e i broadcaster nonsono
stati interessati nell’offrire nuovi format. Ancora, molti richiedenti
hanno richiesto frequenze DAB semplicemente nella speranza di migliorare le
possibilità di competizione rispetto allo scenario FM. E, infine, una
volta che una stazione era disponibile in FM, si è visto che pochi utenti
hanno richiesto la sua presenza in DAB.
Attacco fondamentale
Il documento del MABB è anche il più fondamentale attacco alla
tecnologia. In esso si evidenzia che quella DAB è una tecnologia degli
anni ’80, progettata, almeno in Germania, per riflettere solamente l’esistente
mercato analogico e non per fornire programmi sostanzialmente nuovi. Il DAB,
legato agli schemi di compressione dell’Mpeg-2, è stato sorpassato
da nuovi schemi di codifica; molti nuovi servizi digitali non sono disponibili
in DAB, specialmente i servizi che richiedono dei pagamenti.
“I servizi addizionali, che venivano offerti nei programmi pilota del
DAB, sono stati abbandonati per mancanza di sostenibilità finanziaria”,
spiega il documento, aggiungendo che “Molti di quei servizi sono ora disponibili
sui telefoni cellulari.”
Se la tecnologia è cambiata per offrire nuovi servizi, gli attuali utenti
non saranno in grado di riceverli, evidenziano gli oppositori.
Una seconda importante critica è che come risultato della carenza di
segnale, la ricezione all’interno di edifici, dove è l’80
percento degli ascoltatori, è spesso peggiore della ricezione FM. Questa
situazione non potrà cambiare sino alla Regional Radiocommunications
Conference del 2006 (RRC-06).
La promozione iniziale del DAB è stata focalizzata sulla stabilità
del segnale per gli utenti mobili, ma, segnala il MABB, i giovani non sono i
primi ad acquistare autovetture equipaggiate con ricevitori DAB. Infine, a differenza
della Gran Bretagna, dove il DAB ha avuto qualche successo, virtualmente nessuno
ha investito in marketing; anche a Berlino, dove il MABB ha offerto all’operatore
di rete T-Systems programmi aggiuntivi e una frequenza FM per effettuare promozioni
incrociate, l’Autorità segnala che non vi sono stati impegni per
importanti campagne di marketing.
“Nella stagnazione del DAB risiede l’opportunità per un nuovo
inizio” spiega l’ente tedesco. Al momento, vi sono così poche
persone che hanno acquistato un ricevitore DAB in Germania che c’è
ancora tempo per investire in una nuova tecnologia.
Il MABB vuole vedere ricerche in due tecnologie già parzialmente consolidate:
il Digital Multimedia Broadcasting (DMB) e il Digital Video Broadcasting-Handeld
(DVB-H). Il DMB si basa sulla piattaforma DAB Eureka-147, utilizza un sistema
di trasmissione simile, ma supporta una quantità di dati considerevolmente
più elevata, mentre il DVB-H è uno sviluppo del DVB-T ed è
progettato per trasferire il video ai telefoni mobili e ai dispositivi palmari.
Il DVB-H, i cui test sono previsti per questa prima parte dell’anno nella
regione di Berlino, può trasportare sino al sestuplo di programmi rispetto
al DAB. Il DMB, attualmente in fase di verifica a Berlino e che presto verrà
testato anche in Baviera, dovrebbe essere migliore per la ricezione mobile.
Iniziative di marketing
Frattanto l’esplorazione di altre opzioni va avanti: Energy a Berlino
e tre stazioni facenti capo al gruppo FFH a Francoforte sul Meno hanno fatto
richiesta di frequenze sul DVB-T, i cui ricevitori sono già predisposti
per la ricezione di segnali radiofonici.
Il consorzio Digital Radio Mondiale (DRM) ha deciso nel frattempo di iniziare
le trasmissioni di test nel corso di questa primavera. Il presidente di IMDR
Helmut Egenbauer ha intanto attaccato il documento del MABB: “E’
essenziale per il futuro della radio digitale in Germania che la politica, l’industria,
gli operatori di rete e i fornitori di contenuti si concentrino sui medesimi
obiettivi. Una gestione della problematica lasciata ai singoli stati tedeschi
porta solo a insicurezza per gli attori di questo mercato.”
Non è disponibile alcuna infrastruttura per le tecnologie che il MABB
cerca di promuovere, continua la nota dell’IMDR; non vi è, inoltre,
alcun accordo sugli standard per questi servizi a livello europeo.
L’IMDR è d’accordo sul fatto che il DAB non sta andando particolarmente
bene in Germania, ha detto Egenbauer, ma vuole vedere un maggior lavoro in direzione
del marketing e della promozione di questo sistema. “Le emittenti radiofoniche
in Germania non hanno ancora capito la possibilità e le prospettive offerte
dalla radio digitale” ha spiegato Egenbauer.
L’autorità che rilascia le licenze in Baviera, la Bayerische Landesanstalt
fur Medien (BLM) è tornata sulla posizione dell’IMDR; a ottobre
dello scorso anno ha proposto di unire i diversi partner in Baviera per una
nuova iniziativa promozionale che la stessa Autorità sta pensando di
lanciare.
“Le carenze non sono tanto nello standard DAB, quanto nella carenza di
informazioni sul sistema e nella mancanza di azioni di marketing” ha detto
il presidente del BLM Wolf-Dieter Ring. Egli vorrebbe che le stazioni utilizzassero
sia l’FM che il DAB per promuovere il DAB in FM. Ma, al momento, nessuno
lo sta facendo.
La “Direktorenkonferenz der Landesmedienanstaiten (DLM), ovvero la conferenza
dei direttori delle Autorità statali che rilasciano le licenze, che comprende
tra gli altri sia il MABB che il BLM, ha detto che non vorrebbe abbandonare
il DAB. All’ultimo meeting, tenutosi a dicembre, il MABB è rimasto
praticamente isolato.
Ma i direttori hanno chiesto alle rispettive commissioni tecniche di verificare
tutti i vantaggi e gli svantaggi dei sistemi disponibili. In aggiunta, hanno
detto che essi coopereranno nel dare licenze a stazioni a carattere nazionale,
viste come elemento critico nei confronti del mezzo, nel senso che una copertura
nazionale dovrebbe aiutare il consolidamento di nuove stazioni. In precedenza,
la commissione tecnica del BLM ha emesso un comunicato in cui veniva evidenziato
che taluni aspetti dello standard DAB, quali la codifica di canale e il protocollo
di trasmissione COFDM sono ancora allo stato dell’arte.
Codifica sorgente
Altri aspetti, come la codifica sorgente, potrebbero essere sorpassati, ma il
DAB presenta il vantaggio che la codifica sorgente è ormai solidamente
acquisita nel mercato internazionale. Qualunque tecnologia, nel momento in cui
viene introdotta a livello commerciale, potrebbe sempre essere sorpassata dagli
ultimi sviluppi tecnologici.
Nel frattempo, i broadcaster pubblici sono intervenuti poco al dibattito; il
responsabile del comitato radiofonico della federazione delle radio pubbliche
ARD, Gernot Romann, ha detto a un quotidiano, subito dopo un meeting dei direttori
generali che i passi del MABB non hanno modificato la posizione dell’ARD
sul DAB. “Le proposte non si occupano delle questioni tecniche –
ha detto Romann – ma sono finalizzate a una riorganizzazione del mercato
radiofonico.”
Non sorprende che la radio pubblica non sia particolarmente interessata alla
riorganizzazione del comparto; le radio private ritengono che la radio pubblica
sia iper-privilegiata rispetto al rilascio delle frequenze, e l’attuale
piano DAB riflette quella situazione. Una riorganizzazione in tale ambito potrebbe
cambiare le cose.
In Band On Channel, chi era costui?
Lo standard IBOC (In Band On Channel) è un sistema di trasmissione misto,
analogico-digitale, è stato sviluppato da iBiquity (www.ibiquity.com)
e già posto in esercizio negli USA quale standard radiofonico digitale
e come soluzione alternativa all' europeo DAB. Con la tecnologia IBOC i ricevitori
radiofonici già in circolazione possono continuare a funzionare normalmente,
mentre chi dispone di ricevitori digitali può contemporaneamente godere
di servizi aggiuntivi, quali la visualizzazione di informazioni sul display.
Infatti IBOC, come la stessa sigla-acronimo sottolinea senza equivoci possibili,
a differenza del DAB non necessita di frequenze dedicate, ma "aggiunge"
informazione digitale alla normale trasmissione analogica. In particolare nella
fase di transizione dalle trasmissioni analogiche a quelle digitali, permette
la coabitazione dei due standard sugli stessi canali già impiegati dalle
stazioni in modulazione di frequenza (a seconda dei casi). Un problema tecnico
è dato dal fatto che in banda FM il sistema IBOC impegna parecchia larghezza
di banda, il che provoca (come immaginabile) facili stramodulazioni e relative
"invasioni di campo" sui canali limitrofi. Per operare in condizioni
ideali IBOC necessita di un intervallo di protezione pari a 100 KHz. Certo è
che resta assai attraente la condizione alla base del sistema: con IBOC è
possibile le trasmissione contemporanea di un segnale analogico e di un segnale
digitale, utilizzando addirittura la stessa antenna e senza modificare in alcun
modo la propria frequenza. Potremmo dire che il segnale analogico viene "ricoperto"
da una sorta di “pellicola digitale”. Unico limite da rispettare
il fatto che la potenza del segnale digitale sia inferiore di almeno 30 dB rispetto
alla potenza del segnale tradizionale in FM. Una condizione di esercizio che
negli USA, alla prova dei fatti, ha messo a rischio molte emittenti cosiddette
"low power", ovvero le indipendenti locali che utilizzano i cosiddetti
sottocanali inutilizzati dalle stazioni commerciali.
Tra i vantaggi che IBOC vanta rispetto alla tecnologia DAB possiamo evidenziare
il fatto che non richiede l’ausilio di nuovi impianti trasmittenti in
aggiunta a quelli usati per la modulazione analogica nel periodo di symulcasting,
mantenendo la frequenza dalle radio e permettendo la migrazione degli utenti
da analogico a digitale senza una riorganizzazione del piano delle frequenze.
Il difetto, forse insormontabile in Italia, è che il sistema richiede
una canalizzazione meglio marcata e spaziata per prevenire le interferenze.
Tra le aziende già impegnate nella filiera dell'IBOC segnaliamo Harris,
BE, Andrew, Orban, Telos/Omnia. Tra i produttori di semiconduttori Texas Instruments
e Philips Semiconductor; tra i produttori di ricevitori Kenwood, Alpine, Clarion,
Harman Kardon, Panasonic e Sanyo. Nello sviluppo di vari servizi alcuni nomi:
AudioVAULT, D.A.V.I.D, Dalet Digital Media, RCS.
Cari podcast, vicini e lontani
Parlando di "simil-radio" digitale è da rilevare un nuovo fenomeno
che, neanche a dirlo va prendendo piede a partire dagli Stati Uniti: si chiama
podcast ed è possibile grazie ad una nuova tecnologia, disponibile dallo
scorso anno, che consente di registrare l'equivalente di veri e propri programmi
radiofonici che possono poi essere da pubblicati in Internet. Il software è
stato sviluppato dall’ex VJ di MTV Adam Curry e dal blogger David Winer
: da allora sono oltre 3.000 i podcast (una specie di "blog parlato")
spontaneamente nati nel mondo.
I programmi trattano in genere temi di cui l'entusiasta podcaster è appassionato:
la registrazione, messa on line in un qualsiasi sito web, può essere
scaricata ed ascoltata su iPod o un qualsiasi player MP3. Sono on line programmi
quali "Why Fish", dedicato ai pescatori, "Dutch Cheese and American
Pie", di un olandese desideroso di vivere negli Stati Uniti, Grape Radio",
dedicato al vino, "Say Yum", di musica e ricette, "Five Hundy
by Midnight", tutto su Las Vegas, "Lifespring", a carattere religioso,
"Reel Reviews", di recensioni cinematografiche per noleggiatori di
video. E adesso già numerose emittenti radiofo americane (tra tutte,
anche National Public Radio e Air America), pubblicano alcune loro trasmissioni
in formato podcast, così come ci sono aziende stanno progettando pubblicità
per podcast. Per dirne una, Heineken ha realizzato un podcast musicale.
Siti di riferimento per i poadcaster sono certamente Podcastalley.com (che tiene
aggiornata una classifica di ascolto dei poadcast) e Podcastbunker.com. Questi
e altri siti propongono, oltre alle classifiche, anche link ai vari podcast.
Il bacino d'utenza per il podcasting è di grandi dimensioni: basti pensare
che Apple ha venduto dieci milioni di iPod dal 2002 (il 50% sul finire del 2004)
e che il fenomeno registra un elevatissimo tasso di crescita.
Un mondo di radio dal satellite
WorldSpace Corporation è pioniere nella trasmissione radio via satellite
di servizi radiofonici in digitale (DARS, digital audio radio services) ed opera
in Asia, Europa, Medio Oriente ed Africa. Attraverso un servizio di abbonamento,
WorldSpace trasmette notizie, musica e contenuti di emittenti radiofoniche partner
quali NPR, Virgin Radio U.K., BBC, Fox News, oltre a programmi educativi e fornisce
un servizio a copertura globale in varie zone geografiche raggiungendo oltre
4 miliardi di persone. I suoi programmi sono rivolti ai consumatori in generale,
ai governi e ad altre organizzazioni. La società si avvale di due satelliti
geostazionari, AfriStar e AsiaStar, e dispone di licenze ad ampio raggio per
l' utilizzo di oltre 100 canali digitali per ciascun satellite, oltre alla trasmissione
di contenuto multimediale direttamente ai ricevitori radio via satellite di
WorldSpace. La tecnologia WorldSpace, di proprietà della società
e brevettata, è usata dalle principali emittenti radiofoniche satellitari
americane. Con sede principale a Washington D.C. (Stati Uniti), la società
dispone di uffici in Europa, Asia, Australia, Medio Oriente e Africa. WorldSpace
è guidata da un management esperto che vanta un' enorme esperienza nel
settore radiofonico, del broadcasting internazionale e delle comunicazioni.
Ulteriori informazioni sono reperibili all'indirizzo Internet: www.worldspace.com.
Ma digitale fa rima con illegale?
Le discografiche e, in particolare, la RIAA (Record Industry Association of
America) ce la mettono tutta per contrastare la pirateria digitale. In prima
linea c'è ovviamente lo scambio di file musicali via Web. Ma si affaccia,
a loro detta, lo spauracchio inedito della registrazione die trasmissioni radio
digitali via etere e via satellite.
Non è una novità la registrazione su Pc dei programmi radio digitali,
ma da un anno circa cresce la quantità di emittenti che trasmettono in
digitale, così come vanno raffinandosi i sistemi software e hardware
che permettono registrazioni automatizzate. Registrazioni che, a differenza
di quelle da radio analogica, hanno spesso una qualità paragonabile a
quella dei CD. Target primario dei legali delle discografiche e oggetto dello
scandalo è, su tutti, TimeTrax della NeroSoft: un'applicazione che registra
sul personal in formato mp3 qualsiasi trasmissione radio digitale e, addirittura,
è in grado di suddividerle automaticamente in diverse tracce, ciascuna
corrispondente ad una singola canzone. Con TimeTrax si stima sia possibile acquisire
circa 3000 canzoni al giorno. Sta di fatto che appena è uscito TimeTrax
le statistiche hanno registrato un sensibile aumento di vendite di PCR recivers,
i ricevitori per radio digitale su PC. Scott MacLean, proprietario di NeroSoft,
sostiene che il proprio programma permette semplicemente di fare quello che
si fa da sempre con una qualsiasi radio equipaggiata di registratore a cassetta,
ma Steven Marks (consigliere generale della RIAA) invece distingue tra registrazione
manuale e la registrazione automatizzata mediante tecnologia digitale.
XM Satellite Radio cresce, anche nelle perdite
Xm Satellite Radio, la prima radio satellitare statunitense, ha reso noti i
risultati del quarto trimestre 2004. Nel periodo concluso crescono del 66 per
cento gli abbonamenti, ma aumentano in parallelo anche le perdite. Il dato relativo
ai clienti in verità ha battuto le previsioni degli analisti: nel quarto
trimestre le perdite si sono attestate a 188,2 milioni di dollari (contro i
162,9 milioni di dollari) ma è raddoppiato il fatturato, passato a 83,1
milioni di dollari, rispetto ai 33,5 milioni dello scorso anno. Il numero di
abbonati è oggi pari a 713.101, contro i 430.580 dello stesso periodo
del 2003. Nel corso dell'ultimo periodo natalizio oltre 240 mila clienti hanno
sottoscritto una delle formule di abbonamento alla radio satellitare. Di questi,
50 mila nel solo giorno di Natale.
DAB a 40 milioni in UE, nel 2010
Secondo un sondaggio chiamato“Eureca” e dedicato allo sviluppo del
DAB, nel 2010 i radioricevitori DAB in circolazione in Europa saranno circa
40 milioni, di cui 17 milioni in UK. DAB e DVB non saranno però gli unici
standard di radiodiffusione digitale: saranno protagonisti anche il DRM (Digital
Radio Mondiale) e il sistema proprietario DSR "Digital Satellite Radio“.
Lo scorso autunno il consorzio DRM ha sottoscritto con il consorzio DAB un contratto
avente per scopo lo sviluppo di ricevitori compatibili DAB-DVB-DRM.