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Set virtuale per un successo reale a Telenova
Va bene guardare a Rai e Mediaset per seguire gli esempi di innovazione tecnologica nel broadcast italiano. Ma capita (e non è infrequente) che nel dominio locale ci siano realtà che sanno comunque stare al passo con le nuove tecnologie investendo budget… coi piedi per terra!
Per questo stavolta riprendiamo e approfondiamo la notizia di Telenova , ottava Tv locale italiana stando ad Auditel, che è stata protagonista di un bel balzo in avanti sul fronte della tecnologia produttiva. Fioravante Cavarretta , il direttore generale, ci ha spiegato che "La scorsa primavera il direttore Giusto Truglia aveva in progetto di arricchire la stagione 2004/5 con svariate nuove produzioni interne, anche impegnative. In cantiere aveva messo una trasmissione quotidiana nella fascia del mezzogiorno di due ore, oltre a varie rubriche settimanali a carattere informativo ("I nostri soldi", informazione dalla Regione Lmbardia e altre). Poi c'erano programmi quali il Novastadio Sprint di sport nel pre-serale e il Telenova Notizie (il telegiornale) che necessitavano di un rinnovamento di immagine e scenografico. Vista la situazione, è stata fatta un'analisi complessiva sia dei costi di acquisto e installazione dei materiali scenografici tradizionali, sia dei conseguenti costi di messa in opera e smontaggio (attività che conseguentemente avrebbe poi costantemente comportato un notevole impegno di ore di forza lavoro). Inoltre la produzione tradizionale avrebbe implicato anche molto personale di ripresa integrativo".
Prosegue Cavarretta: "Telenova in Italia è certamente una delle più sensibili emittenti al rinnovo tecnologico. Quattro anni fa era stata la prima in assoluto a trasferire completamente in digitale nel suo processo produttivo. Questa attenzione all'innovazione non è un lusso o uno sfizio, ma abbiamo verificato che è l'atteggiamento giusto per restare competitivi, migliorando la qualità e la varietà delle produzioni, ma sempre mantenendo un livello di break even raggingibile".
Con queste premesse a Telenova hanno cominciato a pensare concretamente all'installazione di un sistema di virtual set. "Erano anni che si vedevano sistemi alle fiere - ha puntualizzato Cavarretta -, ma i costi attorno al miliardo di vecchie lire lo facevano sembrare un'ipotesi al di sopra dei nostri budget. Poi la nostra direzione tecnica ha portato all'attenzione l'offerta della For-A Italia di Giancarlo Varolo che, a differenza di altre soluzioni che avevamo valutato, sembrava rappresentare un eccellente compromesso tra costi (dimezzati) e prestazioni di alta qualità con il sistema DigiStorm ad immagine tridimensionale".
Virtuale, ma concreto
Diamo allora la parola a Ernesto Bergamin , direttore tecnico dell'emittente, il quale spiega che "a priori avevamo scartato la possibilità di scegliere soluzioni statiche: quei "simil-virtual set" che in effetti offrono immagini ad alta qualità, in standard DVE, ma che non permettono di rendere dinamica l'azione. L'intesa sul progetto ha visto la For-A affiancata e ottimamente supportata dalla Movie Engineering di Paolo Basilico e Mario Maronati per la parte dell'automazione e dei sensori delle camere ed è stata finalizzata nel mese di luglio 2004, il che poteva sembrare fuori tempo massimo per essere operativi per l'autunno, anche considerando la pausa estiva e la necessità di training dello staff prima dell'esercizio".
Bergamin ci racconta che "di fatto l'ambiente è stato trasformato e adattato a camera verde nella prima settimana di settembre (con l'intervento del personale tecnico della Tv stessa). Anche l'installazione dell'elettronica in sala apparati è stata curata dal laboratorio interno nello stesso periodo. Il software del virtual set ha cominciato a girare a metà ottobre, anche per aspettare che fosse materialmente conclusa l'installazione della robotizazione delle camere. Oltretutto questa è stata una parte complessa, poiché abbiamo deciso di partire subito con ben 4 camere in studio, delle quali una fissa, due automatizzate con 4 movimenti e una con ben 5 movimenti (con l'aggiunta del binario per poter cambiare la profondità di ripresa in aggiunta allo zoom). Le camere utilizzate sono state quelle già nello studio: 3 Thomson 1657 Digital equipaggiate con ottiche Canon IfxS (modelli J16ax8B4 Sx12, J15ax8B4 vrs e Yj12x6-5B4 krs) e una camera Panasonic DVC PRO50. Movie Egineering ha installato il suo sistema di robotizzazione Cams MD su supporti Cartoni P50. Per illuminare abbiamo usato una trentina di luci fredde DeSisti della serie De-Lux a 3200° K, il che ha comportato anche un notevole risparmio energetico, compreso quello altrimenti indispensabile per un elevato condizionamento dello studio".
Riguardo all'illuminazione Bergamin ha precisato che "mettere attenzione alle luci è un aspetto cruciale, ma se si riesce a illuminare a dovere (il che non vuol dire tanto, ma accuratamente), si riducono di molto le esigenze della struttura. Per esempio abbiamo constatato che, con le luci ben disposte, la base curva delle pareti può anche essere inferiore a quanto richiesto per i limbo tradizionali, senza provocare alcun effetto sgradevole all'immagine virtuale e recuperando spazio calpestabile. La qualità dell'immagine e quella dell'elettronica della camera sono importanti per supportare con buoni risultati lo stress del colore che è dato dal lavorare in ambiente virtuale. Per le luci abbiamo alla fine ottenuto una grande semplificazione rispetto al passato, in quanto le luci ora si concentrano sulle persone, non essendoci la vera scenografia da esaltare. La luce di fondo è una luce piatta e semmai l'unica accortezza nuova da avere è stata quella di illuminare anche dal basso i volti per evitare che virassero al verde". Una nota a parte Bergamin la dedia alla formazione delpersonale: "Per il training, anche se può sembrare azzardato, abbiamo deciso (dati i tempi) di rischiare in diretta, senza rete! I risultati sono stati da subito più che soddisfacenti, anche grazie al fatto che il regista Ermanno Colombo ci ha creduto da subito e che effettivamente il sistema si è rivelato gestibile senza esagerate complicazioni. Oltretutto abbiamo da subito usato scenografie realizzate da noi, nel nostro studio di computer grafica. E le scenografie che usiamo sono anche ben complicate, con videowall virtuali sullo sfondo che funzionano in modo indipendente. La scena è anche arricchita con immagini fisse che possono ruotare".
Lo stesso regista Ermanno Colombo conferma che "Il sistema offre tante opportunità creative. Al momento quello che ci manca è solo il tempo per sperimentare, ma in prospettiva stiamo già studiando metodi per rendere più vivace e dinamica la ripresa, annche aggiungendo quinte con le quali "muovere" e rendere più vivace la scenografia".
Dal punto di vista logistico va sottolineato che con questo sistema non serve il datore luce e per il controllo camere basta una persona che controlla da remoto tutta la scena. Oltretutto l'automazione di Movie Engineering ha memoria delle posizioni di base e quindi basta un tocco da remoto per far assumere alla ripresa la posizione desiderata, con fuoco e diaframma a posto. La memoria della posizione può essere fissata anche nel corso del programma e ogni camera può avere quindi una serie di posizioni richiamabili di volta in volta e salvabili anche per eventuali ripetizioni di situazioni analoghe. Anche la carrellata può essere memorizzata.
"Sembra un aspetto marginale - ha comemntato Bergamin-, ma abbiamo stressato persino lo sporco del pavimento della scena, per vedere sino a che punto avrebbe retto il sistema. Nonostante fosse davvero sporco, l'immagine virtuale non ha dato problemi. Adesso abbiamo in cantiere un programma che sarà in onda a ruota della striscia sportiva, nello stesso studio, utilizzando due diversi set. Abbiamo calcolato che il cambio scena sarà fatto durante la sola pausa pubblicitaria (circa 3 minuti), semplicemente ruotando le camere, che assumeranno automaticamente le posizioni di default grazie alle suddette memorie di scena. La nuova scenografia sul computer rimpiazzerà quella precedente nello stesso, brevissimo, lasso di tempo!".
Conclude il nostro incontro Fioravante Cavarretta con una considerazione che certamente suonerà interessante per molti editori e amministratori: "Abbiamo fatto una stima tra i costi sostenuti e le economie gestionali, più che altro in termini di maggiore capacittà di produzione senza aumento dei costi, e abbiamo visto che l'investimento è recuperato in meno di tre anni. E questo senza contare che adesso siamo liberi di integrare altre produzioni oggi non prevedibili, anche estemporaneamente, con risibili costi aggiuntivi".