SUONO&STUDIO

a cura dell’Ing. Lorenzo Rizzi

(L'ingegner Lorenzo Rizzi è progettista e consulente acustico della SM srl di Giuseppe Stillitano; potete contattarlo direttamente per domande e richieste di chiarimenti a: lorrizzi@s-m.it)

 

Nuove tecnologie audio

 

In questo numero parto da alcune considerazioni che ho condiviso negli ultimi tempi con colleghi e persone del settore, sia italiane che estere. Da qui procedo con un riassunto sugli effetti dell’acustica degli ambienti sull’atto dell’ascolto e rispondo ad alcune curiosità che mi vengono chieste spesso.Riservo però le prime righe a un pensiero di carattere generale.

 

I grandi passi compiuti dall’elettronica e dell’informatica sono sotto gli occhi di tutti. I sistemi di ricezione e di riproduzione digitali, le capacità che queste offrono (per esempio ascolto multicanale, ma non solo), stanno trasformando il modo di lavorare negli studi e anche nel mondo del broadcast.
Una buona fetta di pubblico, del resto, sta diventando sempre più esigente nell’ascolto: ha a disposizione buoni impianti audio a prezzi sempre più appetibili e i progressi tecnologici provenienti dalla fisica acustica stanno finalmente entrando nelle case e persino delle automobili di tutti gli europei.
Tutto ciò comporta una maggiore attenzione all’audio, anche da parte della televisione.
Il trattamento acustico di tutti gli studi (anche negli ambienti audio-video dove l’audio è spesso stato tralasciato) dovrebbe essere quindi ottimizzato o spesso modificato per soddisfare le nuove esigenze (per esempio il montaggio in multicanale richiede soluzioni diverse rispetto allo stereo, l’ergonomia delle postazioni deve essere riconcepita, etc.).

 

Che effetti ha la stanza sulla percezione del suono?
Ne abbiamo già parlato più volte: la stanza interagisce col suono fin dalla sua emissione dall’impianto audio, modificando ciò che arriva alle nostre orecchie e quindi ciò che percepiamo. I fenomeni sono sia fisici che fisiologici, oggi ne riassumiamo semplicemente gli effetti principali, indesiderati da chi vorrebbe la massima qualità dell’ascolto e della riproduzione (fonici, musicisti, audiofili, ecc. ), facendo dei piccoli esempi:
Modifiche del timbro sonoro, sentiamo il suono come se fosse equalizzato dalla stanza a suo piacimento, detto musicalmente alcune note suonano ben più intense di altre, anche a distanza di un semitono;
Effetti di spazializzazione distorti, ciò può rovinare l’ascolto, per esempio di colonne sonore particolari o di lavori fatti coi moderni software di simulazione, ma non solo;
Mascheramento eventi brevi, un riverbero troppo lungo o riflessioni troppo forti possono coprire e nascondere molte finezze, per esempio di un campione o di un passaggio musicale;
Perdita di chiarezza del parlato, tipicamente le voci maschili diventano cavernose in ambienti troppo piccoli, d’altra parte i riverberi lunghi di ambienti più grandi compromettono l’intelligibilità stessa delle parole;
Perdita di articolazione dei bassi, il basso perde mordente e suona ‘pasticciato’, inarticolato;
Forti variazioni di qualità da un punto all’altro della stanza, il sound engineer sente in un modo mentre il cliente, il produttore o l’ospite un metro da parte sente tutt’altro!

 

Toglimi una curiosità, i classici “porta uova” servono a qualcosa?
Effettivamente hanno un’azione fonoassorbente (ricordo, non volta a isolare il suono nella stanza ma a migliorarne la qualità all’interno).
Essa in effetti è migliore di quanto ci si potesse aspettare: in America si sono scomodati a misurarne il coefficiente di assorbimento acustico in camera riverberante e i risultati sono interessanti, riassumendoli, il valor medio nelle ottave dai 250 ai 2000 Hz (NRC) è pari al 40% (il classico piramidale poliuretanico 20+50 rende meglio con un NRC medio del 54%) .
Come tutti i fonoassorbenti “resistivi” di poco spessore applicati sulle pareti, agiscono veramente dai 500 Hz in su proprio per lo spessore esiguo, inoltre hanno un picco intorno agli 800 Hz ed uno vicino ai 2000 Hz dovuti al loro pattern e alle dimensioni geometriche.
La loro forma vagamente “piramidale” gli permette di rompere il fronte d’onda con un’azione quindi fono-diffondente.
Voglio sottolineare però che la regolarità delle forme limiterà questo fenomeno ad una banda di frequenze molto stretta, rendendo quindi blando anche questo fenomeno.
Il vantaggio di questi materiali è sicuramente l’estrema economicità che li rende appetibili a chi cerca il massimo risparmio; bisogna comunque considerarli per quello che sono: un ripiego, sottolineo che non sono ignifughi, caratteristica importante da tenere in considerazione in ambienti spesso pieni di linee elettriche e di apparecchiature “calorose” e che la qualità che danno alle stanze non è solitamente amata dai professionisti.

 

Quanto spazio porta via una insonorizzazione?
Dipende dal tipo di superficie considerata (materiali e tecniche costruttive) e dal livello di isolamento acustico richiesto, SM ha sviluppato tecniche che massimizzano la resa riducendo ingombri e pesi, usando materiali ignifughi e atossici.
Riusciamo infatti a realizzare controsoffitti e contropareti fonoisolanti che ingombrano dai 3 cm in su, pareti fonoisolanti spesse fin da 9 cm e pavimenti antivibranti che occupano dai 4 cm a crescere.

 

A cosa servono i pannelli divisori?
Sicuramente ad attenuare la propagazione del suono diretto tra punti vicini.
Ne esistono di tutte le forme e dimensioni, sono utili negli studi e nei live per diminuire i rientri fra microfoni, vengono usati negli uffici e negli open spaces per aumentare la privacy fra le postazioni.
Voglio ricordare però che la funzione di isolamento acustico di qualsiasi barriera e divisorio non è mai miracolosa (i suoni gravi tendono infatti ad aggirare gli ostacoli facilmente e possono essere contenuti solo da una chiusura completa); rimangono comunque uno strumento molto utile nei progetti di trattamento acustico degli ambienti, soprattutto se concepiti appositamente, cioè con il giusto grado di fonoassorbenza e fonoisolamento, come quelli realizzati da SM.