REPORT FIERE
IBTS 2004 - Giornata DAB
Una nuova frontiera per le grandi reti nazionali e le superstation locali, uno “spettro” inquietante per le altre emittenti radio locali medio-piccole. Questo potrebbe essere in Italia quello che rappresenta il digitale radiofonico terrestre. Vediamo come e perché, a seguito della intensa giornata svoltasi all’ultimo IBTS.
di Giorgio Armagni
È vero che non costa molto realizzare in consorzio una postazione radio digitale: le cifre variano attorno agli 80mila euro globali, da ripartire però in 5 o 6 (ma anche 7) impianti/emittenti. Ma è anche vero che lo si “dovrà” fare mantenendo operativi gli impianti analogici fin tanto che la maggior parte dell’utenza non si sarà dotata di ricevitori idonei nella maggior parte di tutti gli attuali ed abituali luoghi di ascolto. E questi ultimi davvero non sono pochi.
Quindi per le radio non si tratta di un costo diverso, ma semplicemente in più e per diversi anni, sembra dato credere. Infatti si dubita che possa avvenire in breve tempo l’abbandono totale delle Fm, ma soprattutto si teme che le Fm divengano le nuove Am: una riserva con poco spazio e pure persistentemente affollato, mentre altrove una minoranza di nuovi coloni dispone “anche” di altri fertili… campi (elettromagnetici).
Per la televisione il passaggio si prospetta molto più indolore, dato che si possono utilizzare le medesime frequenze esercite per l’analogico. Il cambio sarà simultaneo e prestabilito dalla legislazione vigente. Agli utenti Tv non resta che dotarsi di un ulteriore “scatolino” decoder per ricevere tutti i programmi oggi a disposizione e qualcosa di più.
Pur di introdurre nelle abitazioni i box interattivi, senza remore di bilancio, sono stati messi a disposizione 700 mila pezzi, a costo zero per l’utente, con un impegno finanziario pari ad oltre 100 milioni di euro. Tutti esauriti, vista la gratuità che in Italia farebbe accorrere folle oceaniche anche per molto meno: così il Ministro Gasparri ha già annunciato il replay da gennaio 2005, anche se il contributo sarà dimezzato (70 euro circa per ogni decoder).
Ora tocca alla radio?
Cosa accadrà per la radio? Da più parti si chiedono incentivi per il DAB analoghi a quelli riservati al Digitale Televisivo Terrestre. Consentito, ma arduo ottenerli per i clienti, i cui ricevitori sono ben più numerosi di quelli televisivi; più probabilmente ci si orienterà a favore dei fornitori, cioè gli editori radiofonici che dovranno affrontare gli investimenti mirati alla dotazione dei nuovi impianti di diffusione.
Questo viene prospettato contestualmente alla richiesta di ulteriori finanziamenti per le televisioni, impegnate nell’analoga innovazione digitale, per il generale sostegno delle stesse televisioni, oltre alla richiesta di adeguamento delle somme stanziate quali contributi per l’editoria radiotelevisiva. E tutto ciò in uno scenario politico nazionale che certamente non mostra i tratti della floridità finanziaria. Ma quello delle risorse reperibili è solo uno dei tanti problemi.
Anche il Regno Unito ha dovuto sostenere ed incentivare l’adozione del DAB già a partire dal 2001. Lo ha ricordato Lindsey Mack, Senior Product Manager Digital Radio della BBC R&M Interactive, dando il via alle numerose relazioni previste per l’incontro, indetto con la collaborazione del Consolato Generale Britannico di Milano, per discutere di “Radio Digitale Terrestre: Il DAB decolla anche in Italia!” tenutasi nell’ambito dell’IBTS a Milano. Ormai da due anni la BBC trasmette in digitale raggiungendo quasi otto milioni di utenti televisivi e un milione e settecentomila ascoltatori radio. Esistono in commercio oltre 100 tipi di prodotti con costi a partire a 50-60 euro cadauno.
Si tratta di prezzi accessibili che hanno già escluso dal mercato i ricevitori analogici e che lasciano prevedere il raggiungimento del milione di apparecchi entro fine 2004 (ipotizzati 2,5 milioni entro il 2005 e 13 milioni entro il 2008). In merito alla situazione britannica, analogo ottimismo è stato espresso da Mike Spencer, Marketing Director di Digital Radio Development Bureau: grazie alla copertura del 65% del territorio, gli ascoltatori hanno risposto con entusiasmo all’offerta radio, incrementando l’ascolto medio quotidiano di 1 ora e 24’ al giorno. Rilevante è soprattutto il fatto che su alcuni modelli di auto, la radio digitale è già di serie e questo aspetto, per chi scrive, potrebbe rappresentare una chiave di volta per la diffusione, volenti o nolenti, del DAB anche in Italia (dove oggi sono in circolazione solo poche migliaia di ricevitori) .
Il giro d’affari inglese relativo ai ricevitori oggi si stima in 68 milioni di euro con Sony e Panasonic attentissimi all’evolversi del business. Ricevitori “versatili”, programmabili e implementabili con moduli a basso costo. Sono disponibili anche ricevitori tri - banda che riducono i costi, ha sottolineato Nigel Oakley, Sales & Marketing di Radioscape Ltd, aggiungendo che il pubblico sarà stupito dalle potenzialità del mezzo che consente di scaricare musica, riascoltare ed ottenere molteplici servizi, oltre alle numerose programmazioni che già la BBC fornisce (oltre 400 servizi).
Tutto facile? Pare di sì, ma siamo nel Regno Unito dove sono solo qualche decina gli operatori (32 stazioni locali), dediti a veicolare informazioni e dati di ogni genere, in particolare sul traffico e sul meteo, temi molto apprezzati dall’utenza.
Ampliando la visuale, Annika Nyberg Presidente di WorldDAB Forum Finlandia ha riportato i dati di una ricerca (reperibile in www.eureka-research.com) sulla copertura del DAB in diversi stati: 100% della popolazione in Danimarca (copertura realizzata in 12 mesi), 85% nel Regno Unito e in Svezia, 50% in Spagna e 35 % in Canada.
La Francia è in ritardo, ma solo da poco si è dotata di una legislazione adeguata. Insieme a Spagna ed Italia, a breve dovrebbe disporre di ampi spazi sulla banda III (ma sull’Italia ci è sembrato fosse veramente generosa nella previsione).
La grande Germania resta comunque l’obiettivo privilegiato del mercato europeo: la rete esiste, ma (non proponendo nuovi contenuti) non stimola l’appetito della numerosa potenziale utenza (82,5 milioni di abitanti).
DAB all’europea e all’italiana
Annika Nyberg ha affermato con certezza che in Europa (380 milioni di abitanti), entro un quinquennio, circoleranno oltre 40 milioni di ricevitori radio digitali, molti se si pensa che quasi tutti saranno collocati ad ovest, nell’Europa pre UE, per intenderci quella che “conta”. Pertanto, ha sollecitato la RAI a riprendere il progetto digitale! Anche perché, è il caso della Svezia, una rete DAB completa può essere ripagata dalla fornitura di servizi: 190mila utenti disposti a spendere 30 eurocent al giorno per informazioni e dati vari, basterebbero a coprire i costi.
Ma la RAI pare averlo abbandonato, il DAB, pur dopo una decennale sperimentazione.
Dal 1997 con la Legge 249 si è spalancata la porta della sperimentazione per i concessionari, ma subito è nata una disputa (ancora aperta!) sui contenuti da veicolare: devono rimanere identici a quelli presenti in analogico o possono essere altri, nuovi, multimediali?
È stato Fabio Duranti, Presidente di EuroDAB (RTL 102.5 Hit Radio, Radio 105, Radio Montecarlo, Radio Radio, Radio International Campione e la syndication Radio Hit Channel) a introdurre l’argomento “DAB in Italia” che (novità assoluta…), presenta burocrazia, problematiche pruriginose, interpretazioni contrastanti e quindi pionierismi “down by law” che comunque, lentamente, marciano… tra disattivazioni e sentenze di riabilitazione.
Stiamo in banda
I canali per il digitale, vero oscuro oggetto del desiderio, sembrano essere già un problema insormontabile. La banda III UHF è popolata dalle Tv; il canale 13 (nello standard internazionale ad appannaggio del DAB) è pregiudizialmente assegnato al Ministero della Difesa e solo la volontà politica potrebbe sbloccarlo così come ha già fatto, per motivi commerciali, a vantaggio della telefonia cellulare; il canale 12, assegnato dal ’95 al DAB è spesso utilizzato dal primo canale televisivo RAI, tranne che a Milano dove si è appunto iniziato a trasmettere (sono 30 i canali attivi): ma in queste condizioni è difficile operare; non si può pianificare a macchie senza un progetto complessivo e definitivo, soprattutto per le emittenti nazionali. E pensare che per anni è stato detto che “con l’avvento del digitale ci sarebbero state frequenze nitide e per tutti”. Esiste un’intera banda, da 230 a 240 MHz che, qualora venisse assegnata al DAB assorbirebbe il 90% della capacità richiesta. Secondo Duranti, ci sono associazioni di categoria che sono fredde, se non addirittura ostili. E qui ricordiamo che tre anni fa, proprio all’IBTS, il Segretario Generale dell’Aeranti, Fabrizio Berrini, disse che “il digitale può essere la tomba dell’emittenza radiofonica locale”.
Chi tira il freno, chi accelera
Un timore condiviso da molti radiofonici italiani che “sanno” come vanno le cose in Italia….
Infatti, il 4 novembre scorso, nel corso di un’audizione incentrata sull’emanando regolamento sul DAB-terrestre, l’Aeranti-Corallo ha chiesto fermamente all’AGCOM (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) che “vengano preventivamente garantite parità di condizioni a tutti i soggetti legittimamente operanti in tecnica analogica”.
La contestazione verte sull’utilizzo della banda III (che consente una copertura ampia del territorio servito) contestualmente alla banda L (che serve aree ridotte: circa un terzo della banda III). Le disparità sarebbero significative: alle emittenti locali occorrerebbero molti più impianti in banda L, rispetto alla banda III, per coprire la stessa area oggi coperta dall’analogico. Alcune autorizzazioni sono state prontamente rilasciate ai pochi consorzi DAB nati per lo più dalle iniziative delle reti nazionali e dalle macro emittenti regionali.
Ma le circa duecento domande di abilitazione alla sperimentazione piovute al Ministero delle Comunicazioni hanno provocatoriamente e scientemente saturato le disponibilità della banda III, di fatto bloccando l’eventuale l’iter di rilascio delle ulteriori autorizzazioni alla cosiddetta sperimentazione (e comunque va ribadito che non si sperimenta nulla di nuovo, per ora si trasmette l’analogico in digitale).
Allo stato delle cose è lecito pensare che possano aprirsi scenari preoccupanti che potrebbero sfociare in una nuova era “post 1974”, quando l’etere divenne progressivamente occupato dai pionieri che si installarono sulla banda FM, costituendo una situazione di fatto, nel tempo divenuta inalterabile e foriera di eterni contenziosi.
Questa volta la “gold rush” inizierebbe con un migliaio di cow-boys concessionari, ma la griglia di arrivo ne potrebbe ospitare molti meno della metà. E difficilmente la selezione potrebbe essere “politica”, pena una valanga di ricorsi. Più facilmente sarà ispirata da… una selezione “naturale” di sapore darwiniano (grosso mangia piccolo)!
Dentro che ci metto?
Il secondo aspetto controverso e rilevante del DAB riguarda la problematica relativa ai contenuti: all’estero il successo del DAB è derivato proprio dalla fornitura di servizi e contenuti nuovi: l’interattività viene considerata ad alto valore aggiunto, più di quello televisivo: la musica on demand è già nei piani aziendali di molti. I produttori che hanno nel proprio core-business la telefonia cellulare hanno già approntato tecnologie di convergenza con sistemi di telecomunicazioni mobili. Insomma, pare che la radio in versione digitale possa risalire un gradino sul podio delle TLC, erodendo spazi proprio alla Tv che sul terreno del digitale pareva stravincere. Ma in Italia per ora non è possibile: il Ministero delle Comunicazioni nega questa possibilità nel bouquet DAB e impone che le programmazioni siano identiche a quelle in FM (simulcast) e che siano irradiate nel medesimo bacino di utenza. Salvo che il regolamento di attuazione porti ad una improvvisa riapertura, sulla spinta del dato di fatto, come spesso accade in tanti frangenti della vita economica italiana. Per Duranti, di EuroDAB, la sperimentazione “vera” è solo di mercato e quindi per gli attori che attualmente stanno percorrendo la strada del DAB non può prescindere dal veicolare contenuti innovativi.
Altre campane, altre opinioni
Fabrizio Guidi, Presidente del Club DAB Italia (Italia Network della RCS, Radio 24-Il Sole 24 Ore, la triade Radio Deejay, Radio Capital ed m2o de L’Espresso, Radio Dimensione Suono, Radio Maria, Radio Radicale, Radio Italia Solo Musica Italiana) ha concordato nel chiedere spazi di manovra ed un regolamento agile e senza proibizioni di sorta.
Roberto Giovannini, Presidente del Consorzio Radio DAB, ha rappresentato le istanze delle radio locali aderenti all’FRT. Attivati gli impianti pilota di Valcava e Roma, entro il 2005 verranno aperti altri punti di irradiazione in altre 13 città italiane: tra le prime, Torino, Venezia, Bologna, Napoli, Bari, Catania e Palermo. L’operazione dovrebbe coinvolgere due emittenti radio nazionali e 72 locali, per lo più a copertura regionale. Investimenti essenziali richiesti? Solo 13mila euro a postazione per ogni radio aderente al pool che realizza una postazione. Le potenze richieste per i trasmettitori sono molto limitate: 500 watt. E ciò significherebbe un utilizzo di potenze degli impianti variabili dal 2 al 5 per cento di quelle attualmente in uso: parliamo di circa sei impianti/emittenti consorziati ed utilizzanti un solo trasmettitore. Quindi: molti meno impianti, risparmio di energia elettrica ed anche bassissimo inquinamento radioelettrico.
Facciamo un’ipotesi: se il digitale partisse oggi e comportasse l’abbandono secco dell’analogico, tutto il lavoro ed il tempo dedicato alle leggi regionali sull’inquinamento elettromagnetico (elettrosmog), ai piani provinciali di delocalizzazione degli invasivi impianti analogici, alle riunioni oceaniche presso Arpa e Comuni, ai progetti di nuovi siti extraurbani, e tutte le risorse relative potrebbero azzerarsi? Si tratta di una mera ipotesi, appunto. Ma questo avverrebbe solo se ci fossero tempi rapidi e solo quando fosse veramente terminato l’utilizzo delle frequenze Fm che, come già detto, purtroppo (o per fortuna dell’emittenza locale?) non si spegneranno a breve. Anche perché impostando sul ricevitore una specifica funzione MIX tra il DAB e l’ Fm, laddove l’autoradio non trovasse ancora la copertura DAB, automaticamente trasmetterebbe la stessa stazione in Fm.
Si ricorda pure che il DAB consente di ricevere automaticamente, senza dovere cercare le “frequenze”, ma solo l’ identificativo (il nome) della radio.
Non c’è posto per tutti
In ogni caso, non c’è posto per le oltre mille emittenti radio attualmente operanti: lo spazio in banda L è disponibile solo per quasi 400 radio. E le altre, che farebbero?
Giovannini (FRT) ha proposto la banda III per le radio nazionali e per i macro impianti delle locali che non prevedono splittaggi ristretti, mentre la banda L ospiterebbe le locali interessate al digitale terrestre e che splittano pubblicità in aree ristrette: alle stesse potrebbero essere elargiti incentivi, agevolazioni fiscali e creditizie per l’utilizzo di una banda che, dice, non è di serie B e che oggi è inutilizzata. Rimane solo da stabilire quali incentivi dirottare alle emittenti “disinteressate” o meglio “inabili” al digitale.
Il vero patrimonio in gioco sono le frequenze digitali: ottenerle è basilare, poi le novità verranno senza dubbio, anzi già alcune sono in fase “unofficial” di sviluppo e sperimentazione! Lo sostiene entusiasta Eugenio La Teana, Direttore R&D di RTL 102.5. Nel suo bouquet infatti fanno bella mostra anche i nuovi programmi TOP Digital Gold - la più bella musica Evergreen, TOP Digital Dance - i più attuali successi da ballare e Digital Caroline - i classici del rock più famosi al mondo. La Teana assicura che già nel corso del 2005 verrà lanciato un ricevitore mobile pocket di audio e immagini con display a 700 euro, cifra destinata rapidamente a calare a 500 euro e giù giù, proporzionalmente inversa alla domanda crescente. Tanti servizi, musica, dati, informazioni e, appunto, anche le immagini…. et voilà: ecco ilDMB, la Tv sul DAB. Sì, un “programma televisivo” diffuso su un canale radiofonico digitale terrestre. E in effetti noi stessi lo abbiamo visto, proprio lì, sul palco attrezzato della radio digitale che RTL ha realizzato all’IBTS.
Qualche conclusione
Siamo alla fine delle barriere autorizzatorie? L’osmosi multimediale arriverà alla partenogenesi del tele-radio- web- foto-fonino?
Se così fosse, allora temiamo che la radio digitale, in quanto tale, interesserà pochissimo fino a quando non esisterà davvero l’offerta ad hoc, salvo poi… diventare rapidamente “qualcos’altro” rispetto alla radio!
Ad oggi sarebbe che siano già oltre i 5 milioni i potenziali utenti serviti dai segnali DAB in Italia (ma altri smentiscono, ricevitore alla mano). Fatto sta che il giorno in cui le maggiori emittenti saranno attive in DAB e arrivasse sul mercato un’autoradio a 99 euro (o fosse di serie su alcuni modelli), oppure un ricevitore portatile a 50 euro, o ci fosse ampia disponibilità di ricevitori “tri banda” AM-FM-DAB a cifre competitive, chi rimanesse solo in FM potrebbe paragonarsi ad un imbonitore col megafono sul piazzale dello stadio alle 4 di mattina di Capodanno…
Per concludere, ecco alcune… “certezze intuite”: il settore radiofonico italiano è ancora troppo frammentato e non piace a molti dei soggetti che si trovano “in campo” e “a bordo campo”; invece l’ipotesi di una concentrazione piace soprattutto ai più ambiziosi editori (siano essi network o content provider), piace agli utenti pubblicitari e anche, diciamolo, agli opinion maker politici. Chissà, forse piacerebbe anche alle Authority, ai Ministeri, ai Corerat-Corecom e via discorrendo? Certo è che i più tra loro sarebbero sollevati da onerosi compiti. Il DAB in tal senso potrebbe fare assai bene alla bisogna. Ma producendo effetti collaterali già visti in Italia (ricorsi amministrativi e contenziosi legali a centinaia). In tal caso la panacea digitale di tutti i mali della radio italiana potrebbe rappresentarne, per paradosso, la causa per un’ulteriore e rinnovata “epidemia”. Il DAB è alle porte. Ma, chissà perché, questa affermazione ci evoca l’analogo titolo del colossal Hollywoodiano “Il nemico è alle porte” di Jean-Jacques Annaud, dove si parlava del lungo e doloroso assedio di Stalingrado del 1942. Ma probabilmente è solo una questione di assonanze…