DOSSIER
Riflessioni su HD e cinema digitale
Una raccolta di voci qualificate sull’alta definizione vengono anche dalla recente manifestazione vicentina Satexpo, dove alcuni esperti hanno tratteggiato uno “stato dell’arte” dell’HDTV
L’Alta Definizione è la Tv di domani ed è un processo irreversibile: è solo questione di tempo: forse qualche anno o forse pochi mesi. Il punto cruciale del convegno a Satexpo sull’HDTV lo si è raggiunto quando tra i partecipanti è stato sollevato il quesito: se il vecchio apparecchio Tv che ognuno ha in casa, ma anche gli attuali schermi al plasma, saranno da buttare all’avvento dell’alta definizione… non combineremo un disastro socio-economico? Non rovineremo in partenza un mercato tanto ricco di prospettive? Il rischio è quello di terrorizzare l’utilizzatore finale, che potrebbe venir assalito da una crisi di rigetto verso la novità. Meglio procedere gradualmente e rendere compatibile la vecchia apparecchiatura con la nuova tecnologia: questa la proposta emersa. Il passaggio avverrebbe quindi in modo soft, evitando il rifiuto. Di contro è stato sottolineato come di questa HD si parli ormai da 20 anni.
Abbiamo ora sufficienti riferimenti normativi, costi abbastanza contenuti e il mercato sta migrando verso gli schermi flat Tv progressivi. Negli Usa vengono offerti bouquet completi in HD (Voom), in Giappone questa tecnologia fa balzi in avanti, in Australia si usano standard europei. Insomma: l’Alta Definizione è realtà in molte zone cruciali del mondo. E l’Europa? Va cauta, finora. Ma procede. Jean Révellion, segretario generale Ebu, ha detto: “Nel 2008 saranno ben 4 milioni le famiglie europee munite di alta definizione. Oggi uno schermo di buona qualità costa 1.500-2.000 dollari (mentre negli Usa il 60% degli schermi sono venduti a meno di 600 dollari). Ovviamente puntiamo molto sullo sport, ottima leva per scardinare ogni resistenza. La lenta partenza europea costituisce un vantaggio: possiamo trarre importanti insegnamenti dagli errori altrui e usufruire delle esperienze acquisite”. Questo permetterebbe, tra l’altro, di rendere interattivi i vari broadcasting. Giuseppe Viriglio, direttore dei programmi EU e industriali Esa, ha notato che il 50% del budget dell’agenzia è impiegato in programmi strutturali. L’altro 50% viene usato per applicazioni pratiche ed operative di tecnologie acquisite (mentre l’industrializzazione spetta poi alle singole aziende). “In Europa – ha detto Viriglio - nonostante la presenza di problemi legati alla mancanza di display e apparecchi a terra, le opportunità sembrano tuttavia notevoli e ottenibili mediante opportuni investimenti”. Astra ed Eutelsat hanno canali sperimentali attivati a questo scopo. Si stimolano le capacità di crescita dell’HD soprattutto grazie agli eventi sportivi. Ottime possibilità hanno i mondiali di calcio in Germania, le Olimpiadi a Pechino, lo sci e le discipline invernali a Torino. Azioni parallele. “L’Esa – ha anche affermato Viriglio – si fa parte attiva offrendo le sue grandi capacità di banda e stimolando azioni parallele. Verso il cinema, ad esempio, che sembra in parte ancorato alle stesse tecnologie di 40 o 60 anni or sono, e cioè l’analogico sviluppato con mezzi chimici. È chiaro che all’HD si apriranno magnifiche prospettive”. Potevano gli europei restare così a lungo esclusi dal progresso HD che in Usa miete così vasti successi? Certo che no, sostiene Olivier Milliès-Lacroix di HD Forum: “È partita a luglio in Francia un’iniziativa molto forte, sostenuta da 16 società televisive pubbliche e private. Abbiamo un programma di promozione, organizzazione e studio sull’HD, con particolare attenzione al lancio presso il grande pubblico e al suo intersecarsi tecnico e culturale con il sistema digitale. Il gruppo si divide in due commissioni (tecnica e comunicativa). La sua mission è l’informazione dell’utente Tv, che in Francia è molto ricettivo verso le innovazioni. Salone auto e avvenimenti sportivi in genere sono i primi contenuti dei programmi Hd sperimentali, per i quali i satelliti Eutelsat sono semplicemente perfetti”.
Michele Aita di Telespazio ha infine rilevato che attualmente Usa, Giappone e Australia raggiungono insieme la bellezza di 10 milioni di utenti, ma se ne prevedono entro tempi brevi 40 milioni. “In Italia – ha osservato Aita – la scelta familiare cade, per esigenze di spazio, su un unico punto di intrattenimento, sul quale occorre quindi concentrare il maggior numero possibile di offerte e fruizioni. Si può ipotizzare la prossima diffusione di schermi compatibili HD a costi minori, considerando che oggi un buono schermo al plasma HD costa sui 4 mila euro. In Europa ne sono stati venduti circa 60 mila, ma il prezzo calerà fino ad arrivare al livello americano di 6/700 euro. Un prezzo capace di fare esplodere il mercato”.
Il punto sulla High Definition in standard DV
Il formato HDV nasce per sviluppare un mercato con qualità in HD (alta definizione) a bassi costi, sia di acquisto che di gestione. Per questo l’HDV può essere usato esattamente come un MiniDV, con le stesse cassette e con trasferimento dei contenuti via Firewire IEEE1394. Utilizzando la meccanica dei camcorder MiniDV, l’implementazione a HDV ha ridotto i costi e i tempi di sviluppo mantenendo l’affidabilità raggiunta fino ad ora con il DV
di Marcello Guidelli
Nel 1989 chi vi scrive era nel pieno dell’operatività, pronto per affrontare le questioni aperte sul formato HD europeo che sembrava essere prossimo, sebbene formato da 15 proposte diverse. Alle manifestazioni europee dell’epoca come a Montreaux (Svizzera) l’Alta Definizione sembrava fosse già realtà. Ma nel 1992, forse a causa dell’exploit analogico di un’Italia detentrice del record assoluto di Tv nel mondo (al di là delle dimensioni, stiamo parlando del numero), forse per altre cause contingenti, si è di fatto “bloccata” l’attenzione nei confronti dell’HDTV. Fatto sta che per 10 anni non si è più discusso di Alta Definizione, anche se le proposte dei produttori erano interessanti.
Solo nel 2002 gli USA hanno dato una scadenza irrevocabile alle Tv di casa propria: o si produce e distribuisce in HD entro 5 anni (mantenendo la compatibilità in Standard Definition NTSC) o si chiude! Quindi tutte le stazioni televisive americane sono state coinvolte in un repentino cambiamento, peraltro senza uno standard definito: 720p (60fps) o 1080i (60 semiquadri e quindi 30fps).
E oggi dove siamo?
Resta il fatto che oggi produrre in HD è un fatto semplice e collaudato, per il quale è sufficiente avere: telecamere, mixer, videoregistratori e sistemi di trasmissione satellitari HD che sono già disponibili sul mercato. Alle Olimpiadi di Atene 2004 praticamente ogni telecamera sul campo era accompagnata da un’altra telecamera in HD. Certo pesa che l’Alta Definizione ad oggi non abbia ancora un formato standard. I formati supportati dalla Tv negli USA ed in Giappone sono: 1080i (1920 x1080i interlacciati - 60 semiquadri al secondo) e 720p, (1280x720p - 60 fotogrammi interi al secondo). Questo formato consente risoluzioni elevate, ottima qualità, ma non consente di fare un film a 24p o 25p.
Un occhio al mercato
Certamente ci troviamo davanti ad una svolta tecnologica:
Sony spinge sulla HDR-FX1, un compatto camcorder da 1/3”. Ottimo per costruzione, design e funzioni con supporto dei formati 1080/50i e DV PAL 50i, limitato all’uso televisivo PAL (in quanto sprovvisto del formato 720p). Se si vuole girare in HDV progressivo è possibile settare l’otturatore ad 1/25 con conseguente perdita di mezza risoluzione (a circa 5mila euro più Iva). Da febbraio 2005 sarà disponibile la versione professionale che consentirà la registrazione in DVCam, avrà ingressi audio bilanciati con microfono e la funzione Time Code Preset (a circa 6mila euro più Iva).
Panasonic invece ha saltato uno step tecnologico: niente più videoregistratori e supporti con meccanica, ha preferito una vera rivoluzione in termini di tecnologia e affidabilità con i prodotti P2 che utilizzano delle PCMCIA che, una volta infilate in un Pc portatile o desktop, consentono di montare immediatamente! Panasonic ritiene di realizzare ciò che la fotografia ha già fatto in favore del digitale: flessibilità, economicità ed elevatissima affidabilità. Contando su camcorder leggeri, con bassi consumi, manutenzione nulla e costi di gestione azzerati, Panasonic ha lanciato una nuova linea di prodotti che spazia dal DV all HD lossness, passando per l’HDV.
Presentato al NAB , visto all’IBC e “nascosto” all’IBTS, dalla primavera 2005 il primo Camcorder P2 HDV (HDV come compressione, ma senza cassetta) nel formato progressivo 720/25p o PAL DV interlacciato e progressivo, avrà dimensioni e consumi ridottissimi (il look è evidentemente derivato dalle cineprese 8mm con tanto di maniglia estraibile). Il prezzo sarà di circa 3.500 euro più Iva senza scheda P2 .
JVC verso la fine del 2005 renderà disponibile il Camcorder da spalla GR-HD1, basato sulla scocca della GY-DV5000. Questo Camcorder supporterà i formati 1080/50i, 720/50p e 720/25p, di cui il 720/25p è ideale per applicazioni HD nel nostro mercato.
Praticamente tutti i produttori di editing, compositing ed effetti speciali supportano oggi l’HDV e chi non lo fa ancora si dice comunque già pronto per l’HD.
Avid ha annunciato una nuova versione dei suoi sistemi per l’ HDV (Xpress Pro HDV e Adrenaline HD e HDV a 12mila euro più Iva). Pinnacle propone Liquid Edition 6 Pro, che contempla l’HDV (circa 850 euro più Iva). Apple lo supporterà con Final Cut HD.
Canopus all’IBC e all’IBTS ha mostrato i primi sistemi HDV (Edius HD a circa 20mila euro più Iva e HDV a circa milla euro più Iva), mentre Matrox con le nuove schede ha garantito il supporto (visto all’IBC e all’IBTS) a circa 10mila euro più Iva. Vegas, che è di proprietà Sony, è già pronto e presto sarà disponibile. Adobe darà supporto sia all’editing con Premiere Pro che al compositing con After Effect (montando una scheda sarà possibile lavorare anche in HD non compresso).
Ricapitolando
Per capire meglio queste strategie va ricordato che la capogruppo Matsushita ha lascito carta bianca a JVC (che come Panasonic, Technics, Ramsa sono controllate da Matsushita stessa) che ha definito uno standard, l’HDV.
Sony ed altre multinazionali si sono accodate, formando un gruppo e Panasonic ha deciso di anticipare i tempi con il video su Card PCMCIA. Quindi la scelta si fa difficile: un responsabile tecnico di una Tv, di vecchia generazione certamente sceglierebbe Sony per la storia e l’affidabilità.... Il seguace degli standard guarderebbe a SKY con i Camcorder DV JVC… Uno zelante avanguardista sceglierebbe Panasonic per la filosofia e l’innovazione....
Allora a chi serve l’HDV?
L’HDV 1080i (televisivo) è indispensabile per mantenere e sviluppare il mercato di tutto ciò che è ad alta redditività nella Tv commerciale e che si trasformerà in HD nei prossimi 10 anni (forse).
L’HDV 720p darà invece una svolta alle produzioni audiovisive indipendenti europee, per film di alto livello, ma a basso costo: una svolta definitiva rispetto ai meccanismi attuali dell’industria cinematografica, così da dare giuste opportunità anche ai migliori autori e non solo ad esaltare i film di Natale...
La scuola del cinema viaggia in digitale
Il mondo del cinema è sempre più lanciato verso la dimensione digitale. Tiene il passo anche la Scuola Nazionale di Cinema, che grazie al supporto del Gruppo TNT può oggi vantare un rivoluzionario sistema di gestione del work-flow
Protagonista di questa storia è il Gruppo TNT (www.gruppotnt.com): e non è una storia di…fantascienza! Lo diciamo, un poco scherzando, per introdurre la presentazione dell’imponente e totalmente innovativo lavoro che l’azienda ha sviluppato e realizzato per conto della prestigiosa Scuola Nazionale del Cinema. Qui si formano le nuove generazioni di professionisti dell’industria cinematografica nazionale e quindi è stato deciso di mettere a disposizione di docenti e studenti un’infrastruttura didattica d’avanguardia, veramente educativa “in sé”, oltre che funzionale a permettere, nella pratica e non solo nella teoria, la formazione di adeguate professionalità. Per capire quale sia la natura dell’intervento è necessario premettere quali siano le fasi fondamentali del processo di lavorazione in un contesto di elaborazione digitale di contenuti cinematografici.
Possiamo suddividere le fasi in: Content Creation (Camera Virtual Set – Image creation); valutazione della qualità - Specifiche proiettore; Indicizzazione – Catalogazione - Modalità di accesso – Digitalizzazione dei contributi; Generazione dei contributi digitali.
Il processo formativo a due uscite indipendenti
Tutto il sistema è stato progettato prestando particolare attenzione al processo formativo grazie alla particolare architettura della Content Creation ed in particolare dalla postazione “docente”. Le postazioni garantiscono in particolare alcuni “plus” quali: l’applicativo di virtual set residente in tutte le postazioni, così da non averne una sola situata nello studio, l’applicativo Nucoda “data Play” residente in tutte le postazioni per la visualizzazione di clip a risoluzione variabile dal PAL al 2K. Particolare attenzione al fine dell’insegnamento è stata data alle postazioni nella sala di Content Creation includendo applicativi per soddisfare qualsiasi esigenza: Compositing con Discreet Combustion, 3D con Alias Wavefront, Discreet 3D Studio Max e Softimage XSI 3.5, MediaAsset con Cinegy, virtual set con Orad, editing con Premiere, conforming e play fino a 2K con Nucoda.
Quella che va evidenziata è la caratteristica di poter pilotare lo stesso segnale video su due uscite indipendenti, fatto che consente la gestione contemporanea del proiettore di visualizzazione e del monitor da 24” in modo da poter calibrare esattamente le lut dando a docenti e alunni una visione perfettamente coerente del prodotto.
Ogni postazione è corredata di applicativo per il controllo delle postazioni degli alunni con funzionalità di remotaggio e di interazione alunno-docente direttamente su protocollo IP-LAN. Nella Content Creation è attestato un collegamento con dei multiplex FC to PAL e PAL to FC da e per il Virtual Set. Questo permette di poter catturare direttamente dallo studio delle scene nel caso si volessero utilizzare dei motion camera per effetti particolari dove non sia richiesta la grafica composta in real time.
Un sistema “familiare”
La scelta di convertire direttamente il video in sequenza di immagini e quindi di non immagazzinare direttamente in un formato video composto di una sola clip, è indispensabile in quanto consente di fruire di un processo di lavorazione pari a quello che viene attualmente eseguito con gli “scanner” da pellicola. Docenti e alunni possono familiarizzare così con la moderna generazione di file in formato .dpx o .cin. Inoltre, anche se di diverso formato, i file .tga o .tiff garantiscono l’inalterabilità del supporto e della qualità delle informazioni in esse contenute. Anche il formato SDI (Virtual Set ed altre sorgenti) non viene compresso, viene campionato nella sua purezza a 270Mb/sec e direttamente convertito “on the fly” frame by frame. Possiamo così direttamente andare a visionare, con appositi software a corredo della postazione, ogni singolo momento della ripresa, senza avere alcun tempo di conversione o di importazione in applicativi dedicati, ma potendo usufruire di tools come il pan e lo scan indispensabili per definire l’effettiva riuscita di una scena. La scelta inoltre di non inserire alcun algoritmo di compressione, sia MPEG o MJPEG o Wavelet, garantisce il massimo della qualità in tutti gli step della lavorazione.
Collegamento rete tra Gigabit e Video
Con queste due tecnologie sono state poste le basi per una serie di infrastrutture tali da poter far veicolare tutte le informazioni sia nel loro formato tradizionale (video analogico), che nel formato ormai digitalizzato. Infatti una volta acquisite le clip nel server del Virtual Set sono immediatamente a disposizione nel Content Creation attraverso un collegamento di rete gigabit tale da poter sfiorare un tempo di 1:1 grazie ad una veloce dorsale in Fibre Optical. Il Virtual Set ed il Content Creation sono perciò dotati di uno standard Gigabit in alcune tratte in rame con connessione RJ45, mentre in altri punti, ove le distanze sono superiori ai 100 metri, la tecnologia Fibre Optical supporta lunghezze fino a un chilometro eliminando qualsiasi interferenza che potrebbe danneggiare il trasferimento delle sequenze.
Questo standard di gestione delle informazioni, unico nel suo genere, è fonte primaria per la gestione di tutte le sequenze video che poi sono gestite con il software di conforming e di play Nucoda. Questo infatti riesce a leggere direttamente dagli hard disk sequenze di immagini partendo da risoluzioni PAL fino al 2K.
Tenendo in alta considerazione la facile evoluzione del mercato e la vicina realtà di standard come l’HDTV, ormai consolidata dai successi dei molti film che vengono già prodotti dalle major in questo formato, la proposta è ineguagliabile, in quanto tutto il sistema, escluso i dispositivi di Input, può gestire tranquillamente risoluzioni 2K, senza dover (nel caso si inserisse uno “scanner” nel ciclo produttivo) intraprendere dei “corsi” specializzati a studenti e docenti sulle nuove metodologie di formazione.
Le 4 colonne del sistema
Il virtual set
Il Server Virtual Set è la sorgente unica ed indispensabile ad una corretta elaborazione delle clip per questa fase: è il sistema che consente la cattura direttamente da una sorgente PAL SDI in formato video non compresso; grazie all’insieme di software ed hardware dedicato viene acquisita in Real Time una sequenza di fotogrammi nei formati più diffusi (.tga, .tiff, .bmp) e non in un formato video proprietario difficile da gestire successivamente e soggetto a continue conversioni. Con tali formati proprietari infatti anche una conversione da YUV a RGB introduce dei tempi di lavorazione che, pur lasciando il formato inalterato, rendono i tempi di import e di export sicuramente più lunghi. La generazione della sequenza di fotogrammi è possibile anche in formato HD; un formato non ancora definito come standard per il Digital Cinema ma sicuramente pronto per poter garantire risultati di alta qualità e versatilità. Il sistema CyberSet della Orad è un set Virtuale in cui il video diretto (live) del presentatore che opera su uno schermo blu, viene inserito integralmente in una scena generata al computer in tre dimensioni. La scena si conforma al movimento della telecamera negli assi x,y,z e grazie al rendering del DVG in tempo reale e al suo carattere vettoriale, mantiene anche con zoommate particolarmente ravvicinate la qualità broadcast.
In particolare, il CyberSet è un set virtuale 3D ad alte performance, con rendering in tempo reale. Utilizza il sistema DVG di Orad che è uno dei dispositivi video grafici più potenti disponibili sul mercato. Il DVG contiene un chromakeyer interno di alta qualità che viene usato per la composizione della scena artificiale con le riprese reali.Il software per CyberSet fa uso di 3D Studio Max che è il sistema di disegno 3D più popolare al mondo.
La modellazione dei set grafici, la applicazione di mappe di texture agli oggetti, la definizione delle luci e delle animazioni degli oggetti generati tramite computer è fatta con 3D Studio Max. CyberSet è comunque in grado di lavorare con Maya, Softimage, Wavefront, Ligthscape e molte altre applicazioni per la grafica 3D. CyberSet è lo strumento Mapset per fare il rendering automatico di mappe di texture e migliorare il look dei set virtuali finiti.
DVG è la piattaforma hardware sulla quale viene realizzato il rendering 3D in tempo reale usata da CyberGrapics e CyberSet. Il DVG è una delle più potenti piattaforme grafiche 3D in tempo reale presenti nel mercato broadcast.
La Content Creation
Nella fase iniziale della lavorazione si prevede come primo indice la stesura di uno story-board, atto a definire:
quantità delle scene, tipologia di ripresa e durata della sequenza. Senza entrare nello specifico di “compilazione” di uno story-board, possiamo comunque andare ad analizzare quelle che sono le fasi di assegnazione delle competenze dei vari blocchi, che possiamo dividere in due: tradizionale (telecamera, scanner, etc..) e digitale (computer animation, cg, etc…). La prima “sorgente” prevede tutta quella metodologia di studio che fino ad oggi accompagna gli attuali corsi di istruzione dell’ente. Per poter parlare però di contributi che possono poi essere utilizzati facilmente in un settore “informatizzato”, si utilizzano tecnologie come “green screen” e “virtual set”. Il primo diventa fondamentale quando, in fase di “compositing”, vanno eliminati gli artefatti o aggiungere elementi “digitali” alle riprese effettuate. Il secondo aiuta notevolmente nella ripresa e la corretta registrazione di tutti i “movimenti camera” che altrimenti richiederebbero un notevole investimento in termini di tempo e di tecnologia dopo la ripresa. Una volta effettuate le riprese dello story-board, abbiamo fisicamente la digitalizzazione dei nostri contributi, possiamo rivederli, ed eliminare quelli che sicuramente non servono. Da questo punto in poi la fase di Content Creation su un sistema tradizionale si può dire finita in quanto la/le sequenza/e definitiva/e possono essere catalogate ed inviate per la successiva fase lavorativa. Nel caso in cui si parta da un prodotto completamente in digitale ovviamente si deve sostituire la fase di creazione del media da sorgente “tradizionale”, in quanto tutti i contributi del nostro story-board sono già pronti nelle workstation grafiche. Ovviamente è possibile unire le due tecnologie anche in fase di ripresa, cioè poter “miscelare” direttamente un contributo 2D-3D in “real-time” nel “virtual-set” per poter avere immediatamente una visione globale della scena che poi sarà archiviata.
La valutazione della qualità
Una volta che una EDL viene generata dal sistema di Media Asset Management questa viene importata in un prodotto unico nel suo genere in grado di poter leggere direttamente i seguenti formati: .tga, .tiff, .cin e .dpx.
Letta la EDL, questa viene associata automaticamente, via rete o via FC, alle corrispettive sequenze di file ed il sistema permette di poter mandare in play direttamente queste ultime senza convertirle in un file system proprietario. Ovviamente è indispensabile poter agire su quelle che sono le LUT del sistema in quanto come ben noto tutti i monitor e i proiettori, per quanto possano essere di elevata qualità, non avranno mai la stessa temperatura colore e lo stesso gammuth. In questa particolare applicazione questi parametri sono fondamentali e tali da non poter essere minimamente trascurati. Il prodotto di play deve poter quindi analizzare e cambiare le LUT in realtime. Il sistema realizzato comprende questa funzionalità aggiungendo anche la possibilità di poter utilizzare funzioni di pan & scan in real time. Grazie alla tecnologia FilmLight’s Truelight colour cube, è possibile cambiare in Real Time una LUT. I monitor, Sony e Lacie, sono prodotti che, grazie ad un pacchetto dedicato composto da hardware e software, permettono la calibrazione in maniera semplice e immediata della temperatura colore e della scala dei grigi. Il profilo una volta impostato può essere registrato e, potendone creare più di uno, si può cambiare da uno all’altro in maniera molto dinamica.
Per la proiezione è stato scelto Barco con tecnologia Texas Instrument DLP Cinema. Il proiettore DP 30 ha una risoluzione nativa di 1280 x 1024 pixels, in grado quindi di visualizzare sia rapporti 2:1 che 16:9 mediante opportuna lente anamorfica e grazie ad accorgimenti elettronici interni. Poiché il proiettore digitale accetta esclusivamente segnali HD SDI (1920 x 1080 24/25 FP), la visualizzazione del segnale SDI avviene tramite ACSAR (Alternative Content Switcher Router), il cui compito è quello sia di commutare diversi ingressi che quello di trasformare qualunque altro segnale, indipendentemente dalla risoluzione e dal formato, in un segnale HD SDI compatibile con SMPTE 292M. Dal punto di vista didattico, l’uso dell’ACSAR è importante potendo visualizzare anche contenuti esterni di formato differente. La commutazione è effettuata sia localmente da touch screen che remota tramite laptop o Pc. I proiettori, tramite il D Cine Communicator sono collegabili via LAN e dal PC/laptop è possibile avere accesso a tutte le funzioni disponibili.
Quarta e ultima fase
Successivamente alla creazione di scene, possiamo procedere al suo inserimento nel DB Cinegy basato su tecnologia MS-SQL, e la creazione di file di proxy. I file di proxy sono dei file in formato MPEG-2 PAL che contengono lo stesso media dell’alta qualità, ma con uno “stress” molto minore per la rete e un conseguente tempo di “interscambio” delle informazioni tra una postazione e l’altra in real time. I formati che si possono scrivere in real time possono essere di due formati, MPEG-2 e Windows Media 9, ma per ogni formato video, posso specificare tutti i parametri di compressione desiderati. Si deve ovviamente pensare che il prodotto finito non è SDI, ma HDTV o 2K e quindi avere un file proxy è un obbligo che deve permettere funzioni di editing delle scene, di screening di un asset e di inserimento di metadata riguardanti quel determinato shot.
Queste tre fasi avvengono tutte nello stesso framework, permettendo all’utilizzatore di non dover uscire da un programma per aprirne un altro, o di dover adattarsi a diverse GUI locate in diversi posti del monitor SVGA.
Per il processo di editing si è scelto Adobe, in grado di lavorare a risoluzione indipendente e con la più ampia tipologia di formati video sia in importazione che in esportazione. Permette anche un compositing da non sottovalutare, integrato direttamente nella timeline, e una gestione dell’audio anche multicanale di buon livello.
Il prodotto finito è poi possibile masterizzarlo direttamente su un DVD-R Video in quanto è stata integrata la parte di esportazione MPEG-2 e un piccolo tool di authoring. Per il compositing 2D e 3D è stato selezionato Discreet Combustion, ormai uno standard per lavorazioni che incorporano footage di risoluzione dal PAL al 4K, con possibilità di espansione anche per il rendering distribuito dei processi di calcolo.
Per la creazione di oggetti e scene in 3D è utilizzato Discrete 3D Studio MAX, un pacchetto che include con una notevole semplicità tools di qualità notevoli sia per la generazione di oggetti che nella animazione dei soggetti “umanoidi”.
Una volta che il prodotto viene definito in sede di ripresa tale da poter essere trasmesso dal teatro di posa alle successive lavorazioni deve necessariamente essere digitalizzato da un’apposita apparecchiatura che converte in tempo reale il nostro segnale SDI in una sequenza di immagini, in maniera analoga è quello che avviene in una procedura di scansione di una pellicola nella quotidiana realtà cinematografica. In entrambi i casi, infatti, per poter meglio apprezzare e agire sui fotogrammi, l’unico formato di trasporto delle informazioni avviene sempre in formati “non compressi” e con tutti i singoli fotogrammi scritti step-by-step, anche se questa tipologia risulta essere la più dispendiosa in termini di “spazio” su disco, ovviamente risulta la migliore in termini di preservazione di qualità del media.
Per dare un parametro di stima si pensi che in SDI abbiamo un “peso” per ogni singolo fotogramma di circa 1.4Mb, questo valore potrà raggiungere tranquillamente i 9-12Mb per fotogrammi a risoluzioni HDTV o 2K a seconda poi dei bit di risoluzione colore. Fissata quindi la tipologia di “scansione” del contributo, sia questa proveniente da SDI o da pellicola, possiamo addentrarci in quella che è la successiva fase di produzione.
Parallelamente a questa “scansione” del video dobbiamo anche creare dei file che andremo a identificare con il nome di “proxy” che necessariamente contengono le stesse informazioni, ma che avendo una qualità inferiore (non per questo però scadente) ci permette di poter agilmente fare delle ricerche o delle visioni senza essere costretti a copiare o leggere una grande quantità di Mb, in alcuni casi anche di Gb, costringendo l’utente del servizio a delle attese lunghe, quando invece nella stesura di uno storyboard o nella semplice consultazione definita come “browsing” delle clip si ha l’esigenza di un supporto flessibile e modulare. In questo caso è stata fatta una scelta su una tecnologia di compressione variabile in formato standard ISO MPEG2 4:2:2, ad esso è anche associabile un file audio di riferimento ed un TC. Tutta questa parte di conversione, di archiviazione, di trasmissione punto-punto delle informazioni deve poter avvenire su tecnologia (ove possibile dal passaggio di cavi) in FC o quantomeno in connessioni Gigabit
Fondamentale è la procedura di indicizzazione del Media, fase cardinale questa per poter poi correttamente introdurre quei parametri nei campi di ricerca al fine di poter ottenere delle risposte alle richieste impostate al momento nel DB. I campi che vengono previsti dal DB comprendono tutte le fasi di lavoro, includendo le info di
Ingest, Music & Effect, Product Information, Sequenze, Usage e Qualità. Tutti questi campi possono essere riempiti direttamente dalla postazione di Ingest o indifferentemente in un secondo momento, aggiungendo informazioni, modificando i valori, eseguendo ricerche. Peculiarità del sistema è anche la possibilità di avere un browser; quindi non solo effettuare delle ricerche ma generare o importare EDL che ci verrano poi in aiuto quando, successivamente alla ricerca, dovremo poter leggere il formato “originale” della sequenza in alta qualità. Il prodotto si adatta ad una soluzione innovativa e di alta tecnologia dove tutte le informazioni sono immediatamente a disposizione dell’utente e direttamente si ha la possibilità di crearsi autonomamente un EDL in pochi istanti.
Una volta creata una timeline, dove è anche possibile eseguire funzioni di voice-over, è necessario esportare un EDL che contenga tutti i riferimenti necessari al conforming delle clip in alta qualità. Garanzia del sistema di MAM sviluppato dal Gruppo TNT è quella che a prescindere dalla risoluzione video dell’alta qualità è possibbile gestire contributi dal PAL al 2K. Tutta queste informazioni ovviamente devono risiedere su un server e su uno storage scalare che permette in qualsiasi momento l’espansione sia del DB che dello spazio sui dischi. Per ovviare al secondo punto si fa affidamento a tecnologia Fiber Channel, l’unica al momento che garantisce questi due parametri in maniera sicura ed affidabile. È stato inoltre necessario specificare due tipologie di cache, una di primo livello ed una di secondo livello proprio per poter permettere una situazione di “near on-line” completamente trasparente all’utente e automatizzando una serie di procedure di backup che sia durante l’anno scolastico che alla fine del corso permettano l’archiviazione duratura del materiale.