SUONO&STUDIO
a cura dell’Ing. Lorenzo
Rizzi (progettista e consulente acustico della SM srl di Pino Stillitano.
Potete anche contattarlo direttamente
per domande e
richieste di chiarimento a: lorrizzi@s-m.it)
Continuiamo il nostro
appuntamento con l’acustica e le materie a essa correlate: iniziamo
con qualche utile elemento preso dalla psicoacustica, ripassando e
approfondendo un argomento importante per la salute di chi ascolta e di
chi suona. Poi come sempre spazieremo su discorsi vari, legati, per
esempio, al migliorare l’ascolto dell’audio (utili anche a chi si
occupa di video!) o al risolvere problemi di rumore.
Si sa che stare per molto
tempo a livelli sonori elevati crea danni irreversibili all’udito: più
il livello sonoro sale e minore è il tempo di esposizione permesso. La
legge italiana dice, per esempio, che superando un valore ponderato
(diciamo, semplicemente, “mediato” nel tempo e in frequenza) di 85
dB(A) sulle 8 ore lavorative bisogna iniziare a usare le protezioni. Una
disposizione fatta probabilmente per il mondo industriale, ma il fatto
che il suono in questione sia musicale o vocale non ci rende certo
esenti dalla questione!
Il fenomeno in realtà è
complesso perché coinvolge vari meccanismi di percezione del suono
(curve isofoniche in primis) e varia a seconda della frequenza, i suoni
gravi sono meno percepiti e meno dannosi di quelli medi e acuti. Di
seguito riporto una semplice schematizzazione della questione quando si
ha a che fare con segnali che hanno forti componenti tonali quali quelli
musicali: per ogni ottava di frequenza e livello sonoro in dB
“puri”, non ponderati, è riportato un massimo tempo di esposizione
(ottenendo 5 linee per 5 tempi di massimi di esposizione); per sicurezza
consiglio comunque di ascoltare e suonare al di sotto dei limiti
riportati. So che sono spesso i clienti a chiedere ai fonici di alzare
il livello sonoro, certe volte è il genere di musica o di segnale a
richiederlo (alcune colonne sonore). Del resto è molto diffuso
esagerare coi livelli sonori, anche in cuffia, e di conseguenza ci si
adatta…. Un piccolo excursus a proposito: pensate che una ricerca ha
appurato che i 70enni di un villaggio in una foresta tropicale sentono
meglio del 30enne medio americano, non molto diverso da quello italiano
per esposizione al suono e al rumore... direi che la cosa si commenta da
sola! Insomma, il mio consiglio non può essere che di limitare il più
possibile il “volume” sonoro e di diminuire i livelli elevati al
tempo minimo indispensabile, intercalando delle pause di silenzio.
Perché
si incassano i monitors audio principali nelle pareti?
Proseguo il discorso iniziato
la puntata scorsa (“A che distanza devo tenere…”, disponibilie sui
siti www.s-m.it e www.broadcast.it)
I monitor più importanti e
raffinati sono in grado di scendere in frequenza fino a suoni molto
gravi (dai 60 Hz in giù), ciò rende sempre più proibitiva la
soluzione di distanziare le casse stesse dalla parete frontale per
evitare i già citati “buchi” in frequenza (filtraggio arrestabanda):
semplicemente le dimensioni fisiche degli ambienti non consentono il
rispetto delle distanze necessarie!
Una valida alternativa è
quindi quella di montare le casse con il loro fronte a filo della parete
frontale, incassandole nella stessa, eliminando quindi il problema già
descritto (dovuto alla somma del suono diretto con la sua replica
riflessa sfasata).
Tale posizionamento crea
un’amplificazione naturale delle basse frequenze che può raggiungere
i +6 dB, ed è dovuta al comportamento del suono in prossimità di
qualsiasi superficie piana solida (c’è sempre un aumento delle basse
frequenze) e di riflesso si lega all’accoppiamento della radiazione
della sorgente con questi particolari punti delle stanze.
La maggior parte dei monitor
oggigiorno hanno quindi degli switches sul lato posteriore, specifici
per queste situazioni.
Il montaggio delle casse in
questo caso è ricco di particolari delicati, rientra nel progetto
dell’intero ambiente e va affidato a tecnici esperti in materia.
Voglio
avere una parete vetrata, cosa ne pensi?
Indubbiamente il vetro ha il
suo grande impatto e fascino estetico, oggi si è anche in grado di
utilizzare grandi superfici ottenendo al contempo valori elevati di
fonoisolamento e quindi è spesso utilizzato (e abusato) negli studi
“audio”, dove l’ascolto deve essere ottimale.
Consiglio sempre di affidare a
un progettista acustico la cura delle dimensioni e del posizionamento
dei vetri in questi ambienti (sale regia, speaker, riprese, stanze
d’ascolto): esso è infatti un materiale fortemente riflettente in
tutto lo spettro udibile e genera quindi delle riflessioni intense.
Sono soprattutto le
riflessioni forti, temporalmente vicine al suono diretto, che tendono a
corromperlo in maniera irrevocabile (distorsione e modificazione del
timbro, perdita di intelligibilità): lo spettro del segnale viene
modificato e non c’è equalizzazione che riesca a compensare il
fenomeno perché il problema risiede nel mondo del tempo (somma di suoni
al microfono o alle orecchie dell’ascoltatore) e non nello spettro del
suono originario.
Gli effetti tipici descritti
dai fonici sono quelli di sentire “troppo ambiente” , di avere dei
rientri difficili da gestire e modifiche imbarazzanti dei timbri sonori,
spesso troppo “brillanti” o “riverberati” sui medi e gli alti.
Esistono comunque diverse
soluzioni progettuali: dall’utilizzo di tende particolari a quello di
materiali specifici (trasparenti e non), sempre in uno studio
complessivo del sistema stanza-ascoltatore, stanza-microfoni.
Qual
è il miglior materiale fonoisolante?
Il più famoso di tutti è il
piombo, dalle dubbie proprietà salutistiche, anche se ormai ne esistono
di competitivi sia in fatto di resa che di spesa. Il discorso è lungo e
coinvolge una serie di approfondimenti di fisica: il punto importante
che voglio sottolineare è che quando si insonorizza non basta affidarsi
alle schede tecniche dei materiali, diffidate da chi promette mari e
monti solo sulla loro base. I valori misurati in laboratorio che vengono
riportati non sono quasi mai replicabili in opera, per di più è sempre
dall’utilizzo di più materiali, installati con tecniche e attenzioni
specifiche che si ottengono i migliori risultati!
Come ho già detto altre volte
ogni situazione merita una sua analisi, per ognuna si possono
individuare e pianificare soluzioni diverse.
Nella nostra zona uffici abbiamo problemi di rumore, che soluzioni ci puoi offrire?
Anche negli uffici la fisica
acustica può aiutare a migliorare la qualità della vita delle persone,
la qualità del loro lavoro e quindi la loro produttività.
Vi porto di seguito alcuni
esempi di nostri interventi tipici: si possono creare zone a privacy
superiore, tramite nuove pareti, il potenziamento di quelle esistenti o
la creazione di setti acustici; si può diminuire la rumorosità
d’ambiente degli uffici e degli open space con materiali e soluzioni
ad hoc; si può abbassare il brusio, migliorare l’intelligibilità
delle parole in sale riunioni, aule o sale conferenza che non siano
state trattate adeguatamente. La tecnica e l’estetica dei materiali di
finitura ha fatto passi da gigante, si è dunque in grado di offrire
numerose soluzioni per tutte le esigenze di gusto e di budget.
Dev’essere
più grande la sala regia o la sala di ripresa?
Solitamente si preferisce avere la ripresa più grande della regia, in questo modo è più facile avere un tempo di decadimento (T60, detto solitamente tempo di riverbero in ambienti Sabiniani, ben più grandi e meno fonoassorbenti dei nostri studi) più basso in regia rispetto a quello della ripresa. La regia infatti non deve coprire l’impronta sonora della ripresa con la propria, altrimenti il sound engineer non riuscirebbe a capire appieno proprio l’influenza della ripresa e del posizionamento dei microfoni sul suono che sta registrando.