AUDIO NOTE
Studio digitale
Con questo articolo vogliamo
chiarire alcuni concetti base che riguardano i sistemi di missaggio
digitali. Il nostro scopo è quello di avvicinare tutti coloro che non
conoscono bene questa tecnologia, ai vantaggi che essa offre e grazie ai
quali si è ormai affermata in tutto il mondo come tecnologia
predominante su quella analogica
di Marino
Vanuzzo (presidente Feel Communications - www.feel.it)
Vi ricordate quando fu
inventato il compact disc? Come per tutte le novità c’era un po’ di
scetticismo, e in molti non se la sono sentita di provare questa nuova
tecnologia, né tanto meno, di abbandonare i propri vinili. Oggi, a
distanza di vent’anni la stessa cosa sta succedendo con l’Mp3...
Perché?
I problemi erano e sono sempre
gli stessi: quando una nuova tecnologia si affaccia sul mercato, la
gente non vuole abbandonare la “strada vecchia”, che fino ad allora
ha sempre funzionato, per quella nuova. Inoltre all’inizio, le
macchine sono molto costose e non sempre affidabili al 100%, quindi il
rapporto fra costi e benefici non sempre è favorevole.
Per questo percorso obbligato
sono passati anche i mixer digitali, arrivati sul mercato all’inizio
degli anni ‘90, suscitando subito reazioni uguali ed opposte fra gli
addetti ai lavori. Infatti grande curiosità, ma anche diffidenza, hanno
col passare del tempo letteralmente spaccato in due il mondo degli studi
televisivi, musicali e radiofonici. L’ordine non è casuale, proprio
perché è stata per prima l’industria televisiva (la più ricca) a
credere e ad investire in queste macchine, che all’inizio avevano
costi stratosferici e si proponevano come macchine per pochi fortunati.
Nell’industria televisiva, per via delle situazioni di utilizzo più
disparate e della mole di segnali da gestire, gli operatori da sempre
ricercano macchine più potenti e versatili, e questo nel mondo
analogico equivale a macchine sempre più ingombranti e delicate. I
mixer digitali erano la riposta giusta alle loro esigenze: compatti e
potenti. Oggi nel broadcast televisivo europeo le macchine audio
analogiche stanno sparendo. In quello americano sono già scomparse. Nel
frattempo, nel mondo della musica si è discusso accanitamente su quale
delle due tecnologie suoni meglio,negli anni l’analogico ha perso
sempre più la sua posizione dominante. Infatti col tempo, i costi dei
mixer digitali, seppur lentamente, sono diminuiti e la qualità ha fatto
veramente passi da gigante. Anche l’industria musicale, verso la fine
degli anni ‘90, ha cominciato il suo cammino verso il digitale, ma per
ragioni diverse da quelle dell’industria televisiva: l’arrivo dei
registratori multitraccia digitali (l’ADAT nel ‘92 ed il ProTools
furono una rivoluzione) apriva la strada ai mixer digitali, che venivano
acquistati per lo più per completare la “catena”
registrazione-mixer-cd, al fine di ottenere una qualità maggiore. Poi
la tecnologia a 24bit/96kHz ha permesso di superare definitivamente la
performance dei migliori mixer analogici, e la rapida diffusione del DVD
ha ulteriormente allargato il mercato della produzione audio digitale.
Oggi siamo in una situazione
diametralmente opposta a quella di vent’anni fa: la tecnologia
digitale fa da padrona in molti campi, informatica e telecomunicazioni
innanzitutto, e poi televisione e musica. Si può facilmente affermare
che chi oggi mantiene un mixer analogico nel proprio studio, lo fa
principalmente perché non ha ancora ammortizzato i costi di un
investimento fatto qualche anno fa, o forse
perché non ha interesse a sviluppare il proprio business. Anche
l’industria cinematografica sta passando al digitale, con l’arrivo
prima dei proiettori, poi delle telecamere digitali.
E l’industria radiofonica?
Fino a pochi anni fa la radio
è stata a guardare. Infatti la qualità dell’Fm, con la sua banda
passante di 15kHz e gamma dinamica di 70-80db non trovava “colli di
bottiglia” nei mixer analogici, quindi un investimento nel digitale
non era ritenuto necessario. Oggi i mixer broadcast digitali sono ormai
una realtà matura, collaudata, e presente sul mercato in tali e tante
varietà da poter essere alla portata di tutte le tasche. Ormai, a meno
che non si parli di cifre inferiori al migliaio di euro, i mixer
digitali sono addirittura più convenienti dei loro equivalenti
analogici. A parità di canali, ingressi e uscite, si possono trovare
sul mercato macchine di ogni prezzo. Inoltre molti modelli di mixer
digitali funzionano in tutto e per tutto come una macchina analogica,
perciò il passaggio per l’operatore non è traumatico. Anche
l’industria radiofonica, per quanto riguarda le aziende medie e
grandi, sta passando alle macchine digitali, soprattutto adesso che si
parla anche con una certa insistenza del Dab (nel qual caso anche
l’anello finale della catena, cioè i trasmettitori e i ricevitori,
diventeranno digitali). Questa situazione ripropone la necessità di una
maggiore qualità audio.
Alla luce di questi fatti,
conviene passare quanto prima al digitale, per usufruire da subito di
alcuni benefici:
1) Maggior qualità sonora: si
evitano inutili e dannose conversioni.
2) Versatilità di utilizzo:
impostazioni e scene memorizzabili anche nelle macchine di fascia
medio-bassa.
3) Espandibilità: i mixer di
fascia media e alta sono modulari e permettono di essere espansi man
mano che crescono le esigenze della radio.
4) Interconnessione: le
macchine di fascia alta (solo alcune, purtroppo) sono configurabili in
rete e diventano un sistema di messa in onda integrato molto potente.
5) Risparmio energetico e
quindi economico a lungo termine.
Come scegliere
la macchina giusta?
Per scegliere una macchina
analogica, in genere si tiene conto di alcuni parametri di base, quali:
-la fascia di prezzo
-le dimensioni in termini di
canali, ingressi e uscite,
-la facilità e comodità di
utilizzo,
-gli ingombri.
Se poi si deve realizzare più
di uno studio, la scelta viene ripetuta per
ogni locale, e si rende poi necessaria la realizzazione di un
quadro di smistamento dei segnali. Questo aspetto, che nasconde non
poche difficoltà, viene solitamente affrontato più tardi, in fase di
cablaggio. Le macchine digitali offrono più possibilità, e per
valutare quella che fa per noi dobbiamo prima fare una classificazione
generale di ciò che oggi si può trovare sul mercato: 1) Mixer di tipo
stand-alone; 2) Mixer di tipo stand-alone, espandibili e configurabili;
3) Sistema di mixer configurabile in rete di piccole e medie dimensioni;
4) Sistema aperto, con matrice centrale interamente programmabile.
Vediamo allora nel dettaglio
queste tipologie:
1) Sono macchine complete,
costruite con la stessa filosofia dei mixer analogici, e per funzionare
non usano computer o altre periferiche esterne. Hanno in genere un
numero prefissato di canali, ingressi e uscite, e sono caratterizzati da
una espandibilità molto limitata o nulla. L’operatore si trova di
fronte a una macchina che funziona come una analogica. Il vantaggio è
soprattutto in termini di qualità sonora. In genere appartengono alla
fascia di prezzo più bassa, e sono ideali quindi per stazioni radio di
piccole dimensioni con uno o due operatori, e con al massimo due regie.
2) Come le macchine
precedenti, ma non sottoposte ai vincoli tipici delle “sorelle”
analogiche. In genere sono divisi in due parti: una superficie di
controllo ed un processore. La prima è scalabile nelle dimensioni e
numero di cursori, è programmabile per effettuare operazioni diverse.
La seconda è scalabile nel numero di canali, ingressi e uscite tramite
l’aggiunta di schede. Non è prevista una vera e propria rete, ma si
può utilizzare una matrice esterna, cioè separata dal sistema per
smistare l’audio degli studi. Ideale per chi non ha esigenze
complesse, ma vuole un mixer potente e dalle buone prestazioni, con DSP
a bordo (equalizzatori, compressori ed expander/gate). In genere è la
scelta giusta per chi necessita di una macchina versatile, che possa
memorizzare le diverse configurazioni in scene richiamabili a piacimento
a seconda delle trasmissioni e degli operatori. Macchine di questo tipo
sono comunque indicate per chi trasmette su una sola frequenza.
3) Ora si parla di
“sistema” e non più di mixer singolo. Un sistema nasce per chi
prevede di collegare due o più regie a diverse “risorse”, e di
andare in onda combinandole fra loro. Tali risorse possono essere
rappresentate da sale speakers, regie automatiche, o qualsiasi altra
sorgente audio. Singolarmente, le macchine sono potenti e versatili come
quelle del punto precedente, ma prevedono in più una propria matrice
che permette l’accesso aperto a tutti i segnali. In questo modo tutti
i segnali audio sono disponibili nelle regie. Recentemente è apparso
sul mercato un sistema di questo tipo che utilizza addirittura il
protocollo LAN: superfici di controllo, interfacce di ingresso/uscita,
processori e periferiche GPI sono tutte collegabili con cavi CAT5 a un
comune switch di Rete che fa da matrice. Un Pc con un software in
dotazione completa il gioco permettendo di collegare e indirizzare tutti
i segnali a qualsiasi mixer, con possibilità di monitorarne e gestirne
il livello. L’audio è lineare, quindi della massima qualità. I costi
di cablaggio si abbassano enormemente, e si può entrare finalmente nel
mondo della “radio in rete”. L’utente-tipo di un sistema di questo
genere, ha un’installazione di medie dimensioni dalla quale trasmette
su una o più frequenze, e necessita di un sistema estremamente
flessibile. Al tempo stesso però non ha particolari esigenze di
interfacciamento con i propri operatori, e non necessita di avere un
software progettato su misura per la gestione della radio.
4) Sono sistemi potentissimi e
completamente “aperti” sia nell’hardware che nel software. Questo
significa che programmando opportunamente il sistema, esso può compiere
qualsiasi funzione. Le superfici di controllo, le matrici, ed il
software di gestione con la sua interfaccia grafica, possono essere
realizzate su misura per la radio. La rete può assumere qualsiasi
configurazione e dimensione, e il collegamento fra gli studi non avviene
su rame ma tramite fibra ottica, il che permette di coprire distanze di
migliaia di metri e si adatta quindi a installazioni di grandi
dimensioni. Non c’è limite alle possibilità di un sistema così
aperto. L’unico limite... è il budget.
Ci fermiamo, ma in un prossimo
articolo approfondiremo caratteristiche e funzionalità di questi mixer.