SUONO&STUDIO

 

Uno studio “fatto in casa”, ma non solo

 

Una sala prove ben trattata può diventare una buona sala ripresa e viceversa. Ma è importante sapere che strumenti e generi musicali si registreranno, che tipo di riprese si faranno più spesso e anche i gusti acustici dell’utenza (c’è chi preferisce ambienti neutri, chi predilige un riverbero più presente, chi non lo vuole…). Esistono soluzioni ad acustica variabile per ottenere più risposte da parte di una singola stanza, che possono essere predisposte a seconda di quello che si vuole ottenere. Ma ora: a voi la parola

 

a cura dell’Ing. Lorenzo Rizzi

(L’ingegner Lorenzo Rizzi è progettista e consulente acustico della SM srl di Giuseppe Stillitano; potete anche contattarlo direttamente  per  domande e richieste di chiarimento a: lorrizzi@s-m.it)

 

 

Sto cercando un nuovo posto per il mio studio,  cosa mi consigli di tenere in considerazione?

Sono soprattutto regole di buon senso, non tutte possono essere soddisfatte in un posto solo, soprattutto in città, ma vale la pena tenerle a mente. Se possibile, evita ambienti troppo vicini a sorgenti di disturbo quali fabbriche rumorose, ferrovie, strade di grande traffico, aeroporti, etc. Dei rilievi fonometrici possono essere utili in questa fase.

Anche le linee dell’alta tensione vanno evitate per i disturbi elettromagnetici che possono comportare sulle apparecchiature. Fai attenzione alla posizione delle eventuali abitazioni rispetto alla stanza dello studio. Un altro suggerimento è che la stanza che vorresti adibire a studio non sia troppo piccola, così da poterla fare poi ‘suonare’ al meglio: suggerisco una superficie calpestabile maggiore ai 15 mq, evitando ambienti a pianta quadrata.

Le situazioni migliori sono quando si ha la possibilità di intervenire in fase di ristrutturazione, o meglio ancora di progettazione, dell’immobile, in questi casi si riescono a impostare fin da subito molti aspetti importanti. Una consulenza di una persona esperta potrebbe esserti utile fin dall’inizio, per controllare questi e altri particolari, ed evitare di partire con il piede sbagliato.

 

A che distanza devo tenere i monitors dalle pareti?

Come già detto nelle puntate precedenti, i monitors audio vanno tenuti scostati dalle pareti. Il motivo è che le prime riflessioni provenienti dalle pareti più vicine si sommano nel punto d’ascolto al suono diretto, provocando delle cancellazioni indesiderate a bassa frequenza (filtraggio arrestabanda). Le soluzioni per ovviare a questo problema sono due: incassare le casse acustiche nel muro o allontanarle, di modo che le cancellazioni accadano al di sotto della frequenza più bassa riproducibile dai monitors stessi (frequenza di taglio inferiore). Della prima soluzione ci occuperemo prossimamente, mentre della seconda posso fornirvi una semplice formula per calcolare la distanza minima necessaria tra i monitors e il muro retrostante d, data la frequenza di taglio fc in Hertz:

dove c è la velocità del suono (in condizioni ambientali standard, 344 m/s) e d viene calcolata in metri. Per motivi analoghi bisognerà tenere i monitors scostati anche dalle pareti laterali, la distanza dovrà essere almeno i tre quarti di quella appena calcolata. Ricordo che un posizionamento più accurato deve essere studiato appositamente per ogni singolo ambiente e supportato da misurazioni. Spesso non si ha a disposizione lo spazio per rispettare queste distanze, nelle puntate scorse ho parlato di una distanza minima di 90 cm quando si lavora sul parlato: la voce maschile, infatti, ha le formanti più basse tra i 100 e 175 Hz e così si può evitare che il fenomeno crei problemi (nel caso del cantato l’estensione di un cantante col registro di basso inizia dagli 87 Hz e quindi la distanza consigliata aumenta a 1 metro). Penso che sia comunque importante essere a conoscenza di questo fenomeno e soprattutto saperlo riconoscere negli studi in cui si lavora. Oltre all’esperienza e all’ascolto di brani di riferimento ben conosciuti, consiglio una semplice analisi della risposta nel punto d’ascolto: può aiutare ad approfondire scientificamente ciò che spesso è percepito a livello di sensazioni e a migliorare quindi il lavoro del sound-engineer, questo tipo di consulenza è uno dei servizi che svolgo per SM.

 

E’ meglio avere superfici parallele o superfici ‘storte’?

Questa è una questione che, nella branca della fisica acustica che si occupa degli ambienti piccoli, vede due scuole di pensiero spesso contrapposte. La base della discussione è che le superfici parallele tendono a rafforzare i modi di risonanza assiali (risonanze fra due superfici affacciate) e in certe condizioni a creare echi molto fastidiosi (‘flutter echo’) per l’intelligibilità del suono stesso. Tali motivi hanno quindi diffuso la concezione di evitare pareti parallele: studi sperimentali hanno però dimostrato che l’utilizzo di geometrie irregolari non annulla le risonanze delle stanze, ma le sposta semplicemente in frequenza e nello spazio, per giunta in posizioni non facilmente gestibili con le formule fisico-matematiche a disposizione. Un trattamento acustico ben studiato (scelta dei materiali e loro posizionamento) può in realtà ovviare ai problemi di una stanza ‘a parallelepipedo ’ , meglio ancora quando si possono decidere le sue dimensioni a priori: sfruttando il vantaggio di avere una situazione canonica, si ha più controllo in fase di progettazione e si possono proporre soluzioni più economiche. Le forme irregolari (ben dimensionate) sono molto importanti invece nel caso di sale di regia di alto livello, in cui il controllo delle riflessioni è portato al limite e il punto d’ascolto viene ottimizzato al massimo su tutta la banda dell’udibile (20 – 20000 Hz). Il mio parere è quello di non escludere nessuna delle due ‘filosofie’ a priori, ma di decidere ogni caso alla volta, in base alla situazione specifica, alle esigenze e alle disponibilità del cliente.