LUCI&STUDIO

 

Un Tg, tre soluzioni di illuminazione

Opportunità e limiti dei vari modi possibili per illuminare un piccolo studio usato per il telegiornale. Scoprendo i vantaggi delle nuove lampade con bulbo a ceramica, che coniugano una luce performante  a consumi e riscaldamento assai contenuti

 

In occasione dell’ultimo Nab, lo stand De Sisti si è proposto con una sezione dedicata ai set di luci a confronto. Su una scena da Tg ricostruita per l’occasione sono state installate tre diverse configurazioni di illuminazione possibili per un telegiornale realizzato in uno spazio di ridotte proporzioni.

Nel primo caso (foto 1, con vista della scena da riprendere e del controluce acceso) sono state impiegate due DeLux 4 (lampade da 55W) come luci chiave, due DeLux 2 (lampade da 55 W) come back light (controluce) e due DeLux 4 Cyclorama (pure da 55 watt) ad ottica asimmetrica per l’illuminazione del fondale.

Nel secondo caso (foto 2, con vista delle luci chiave accese) ad illuminare la postazione del giornalista sono state utilizzate lampade convenzionali con filamento a tungsteno e più precisamentedue Fresnel da 1 kW ciascuna e un Soft light compatto da 1 kW come luci chiave; per il controluce due Fresnel da 650 watt e ancora i due DeLux 4 Cyclorama, come prima.

Nel terzo e più importante caso (foto 3, tornando alla vista della scena in ripresa e delle back-light in azione) ci sono in campo due CST 250 watt dmx dim come luci chiave e due analoghi illuminatori per il controluce.

 

Risultati

Nel caso dell’uso dei soli fluorescenti c’è il vantaggio di garantire bassi consumi e basse temperature in studio, e l’immagine al video risulta piuttosto omogenea e dalle ombre ammorbidite.

Una scelta soft light che può risultare utile con soggetti caratterizzati da rughe sul viso, piuttosto che oggetti caratterizzati da spigoli e pieghe (che creerebbero ombre nette).

Nel caso delle lampade tradizionali si ha una illuminazione del set che potremmo definire “da manuale”, per come si è abituati a vedere sin dalle origini. Certamente resta lo svantaggio delle elevate temperature (termiche, non cromatiche) e conseguente necessità di condizionamento. Senza contare che è necessario poter disporre di carichi elettrici abbastanza impegnativi, cosa che a volte potrebbe risultare difficoltosa, soprattutto per allestire studi “temporanei” in location non abitualmente destinate a studio televisivo. Nel caso delle nuove lampade CST è interessante sottolineare che si ottiene una flessibilità di esercizio molto elevata, evitando al contempo problemi di temperatura eccessiva in studio, oltre a poter attrezzare il set anche impiegando consumi elettrici contenuti. Inoltre la linea CST, siccome dimmera senza cambiare temperatura di colore, ha il vantaggio di poter essere utilizzata in diverse posizioni del set semplicemente cambiando la percentuale d’intensità della luce. Usato al 30%, l’apparato serve da back light, mentre al 100% si utilizza come key light. Questo a vantaggio della massima flessibilità del parco luci di cui si dispone.

 

La lampada a scarica da 250W

La terza soluzione, quella tecnologicamente più innovativa, è nata dalla collaborazione che De Sisti porta avanti da alcuni anni con Philips.

Al centro della soluzione si trova una lampada a scarica da 250W, con temperatura colore a 3.200°K, con possibilità di riaccensione anche a caldo e della durata di circa 2.000 ore.

La lampada ha un bulbo in ceramica ed è stata sfruttata da De Sisti per dar vita ad un Fresnel, ad un PAR e ad un diffusore che sono entrati a far parte della gamma CST, Ceramic Studio Theater.

Essendo una sorgente a “luce fredda” di natura puntiforme, la nuova 250W (che offre una resa equiparabile a una quarzo “CP40” da 1.000 W) può essere facilmente utilizzata in abbinamento anche a sorgenti di altro tipo, traducendo vantaggiosamente in luce addirittura il 31% dell’energia elettrica attinta dalla rete (ricordiamo che le lampade fluorescenti e quelle a filamento traducono in luce rispettivamente il 25-26% e il 6,5% dell’energia assorbita).

Ecco perché i nuovi corpi illuminanti basati sulla Philips da 250W possono riuscire a servire in modo egregio, per esempio, un piccolo studio televisivo giornalistico, fornendo tutta l’illuminazione necessaria, senza però mai surriscaldare l’ambiente.

Per questa ed altre lampade a scarica caratterizzate da un wattaggio non eccessivo, De Sisti ha reso disponibile (e brevettato) un dimmer ottico/meccanico che riesce a modulare da 0 a 100 l’intensità luminosa, senza alterare la temperatura colore, né la geometria del fascio di emissione.