SUONO&STUDIO

 

a cura dell’Ing. Lorenzo Rizzi*

 

(* L’ingegner Lorenzo Rizzi è progettista e consulente acustico della SM srl di Giuseppe Stillitano; potete contattarlo direttamente,  per  domande e richieste di chiarimento, a: lorrizzi@s-m.it)

 

Troppi materiali fonoassorbenti: lo studio è sordo

 

Prima di entrare nel vivo delle domande, apriamo questa seconda puntata della nostra rubrica trattando un problema alquanto ricorrente: la sensazione di “sordità” che si percepisce entrando in certe sale di ripresa. In questi casi, di regola, il problema consiste nel fatto che è stata esagerata la quantità di materiali fonoassorbenti per le frequenze medio-alte (piramidali, bugnati, tende, tappeti, ecc.). Si tratta di un errore purtroppo molto comune. Quella strana sensazione che si prova è dovuta al fatto che la stanza non riflette più le frequenze in questione mentre invece tende a “rimbombare” nei bassi (gli effetti più comuni sono la poca chiarezza nel parlato e la poca articolazione nei suoni gravi degli strumenti musicali) proprio perché non si è fatto molto per correggerli. Per risolvere il problema, consiglio sicuramente di rimuovere o rivestire con materiali più riflettenti parte dei materiali esistenti e di introdurre alcuni materiali specifici alla correzione delle basse frequenze bilanciando meglio il comportamento dell’ambiente. SM spesso è intervenuta con un’ampia gamma di soluzioni, da quelle modulari a quelle create su misura per un particolare studio o per specifici gusti, integrandole in un progetto acustico che corregga l’acustica della stanza, impostandolo dall’inizio o come “bonifica” dell’esistente.

Ma adesso a voi la parola.

 

Inizierò a lavorare in 5.1, che suggerimenti mi puoi dare?

Sicuramente cura la disposizione delle sorgenti: le cinque a larga banda devono essere tutte alla stessa distanza dalla tua testa e puntate esattamente verso le tue orecchie, il canale destro e sinistro rispetteranno la regola del triangolo equilatero e assieme al canale centrale (dritto di fronte a te) avranno la stessa altezza da terra (tra 1,20 e al max 1,90 m). I canali retrostanti dovranno essere posti tra i 100 e i 120 gradi dall’asse mediano centrale (quello che corre dalla tua testa al canale centrale di fronte a te), la loro posizione esatta dipende dal tipo di materiale su cui lavori e dagli effetti che desideri avere, la loro altezza da terra può essere un po’ più elevata rispetto a quella dei canali frontali. La distanza fra la testa e le sorgenti dipende molto dal modello che vuoi utilizzare, nella puntata scorsa ho suggerito un minimo di due metri ma in certi casi essa può essere inferiore, quindi dovresti riferirti al manuale di installazione dei tuoi monitor per essere più sicuro. Il subwoofer dovrà essere posizionato con cura all’interno della stanza di modo da ottimizzare l’equalizzazione delle basse frequenze nel punto d’ascolto.  Altre raccomandazioni importanti sono che si rispetti la simmetria destra-sinistro (rispetto alle pareti e agli oggetti presenti nella stanza), che non vi siano ostacoli ingombranti lungo le linee di ascolto e che si preveda una modifica della correzione acustica attualmente presente nella stanza: i due canali retrostanti implicano infatti un maggiore controllo delle riflessioni e un comportamento diverso dell’interazione sorgenti-ambiente.

 

Non voglio disturbare chi abita al piano di sopra, che tipo di soffittatura devo usare?

Purtroppo trattare una superficie soltanto non basta ad avere garanzie sull’efficacia di una insonorizzazione. La maggior parte degli edifici in cui viviamo ha una struttura che conduce bene le vibrazioni alle frequenze dell’udibile (si  pensi al tipico cemento armato), ciò significa che il suono può aggirare facilmente proprio come vibrazione le singole barriere per vie laterali. Tecnicamente infatti si chiama “trasmissione laterale” quando il suono “entra” nella struttura dalle superfici non isolate della stanza, viaggia come vibrazione nei materiali della costruzione e viene re-irradiata negli ambienti anche non immediatamente adiacenti. Consiglio quindi sempre di stare molto attenti a riguardo, la garanzia di un buon funzionamento si ha sempre trattando opportunamente tutte le superfici di una stanza, si possono fare delle eccezioni solo dopo un sopralluogo e un attento esame dei singoli casi.

 

Quando riprendo più voci in simultanea ho problemi a fare bene i suoni.

I rientri, si sa, sono fonte di distorsione del segnale, quando si somma il suono diretto ad una o più sue copie leggermente ritardate nel tempo, come quando si hanno più microfoni aperti nello stesso ambiente, si ottiene qualcosa di diverso dall’originale, cosa quasi mai apprezzata dagli speaker/cantanti e dai sound engineers stessi! Per questo quando si vuole la massima pulizia si riprende ogni traccia singolarmente. Spesso però si è costretti a registrare più sorgenti contemporaneamente, si pensi al caso della diretta. Rispondo dando come sempre un po’ di concetti veloci guardando la questione dal punto di vista della fisica acustica: la prima cosa a cui pensare sarà di sfruttare le direzionalità dei microfoni e la loro disposizione nell’ambiente per ridurre questi rientri (un cardioide per esempio “pesca” poco dalla zona opposta alla sua membrana); usare delle partizioni mobili può talvolta aiutare anche se le attenuazioni ottenute in questo modo non sono mai enormi.   L’acustica stessa della sala di ripresa conta molto in questi frangenti: per esempio la presenza di una o più superfici dure (vetri, muri intonacati, ecc.) nelle vicinanze dei mics può incrementare il numero e l’intensità dei rientri (al suono diretto si sommano più riflessioni forti); la disposizione dei modi nella stanza può influenzare lo spettro del segnale sonoro emesso e ricevuto. Se la correzione acustica dell’ambiente non è ben bilanciata ci possono essere quindi diversi tipi di guai. Si noti che il problema può sussistere anche nel caso di microfonaggio vicino. Dualmente anche una sala regia non corretta può dare dei problemi al fonico, se questa stanza ha infatti un’impronta acustica troppo forte essa tenderà a mascherare quella della sala ripresa che si vorrebbe riconoscere in fase di monitoraggio, rendendo questa operazione quasi impossibile.