ALTA FREQUENZA

 

A cura di Antonello Giovannelli

(*Ing. e Prof. incaricato Compatibilità Elettromagnetica Università di Ferrara giovannelli@libero.it)

 

Campi elettromagnetici: ecco le risposte

Dal primo articolo pubblicato nel 2001 sulle misure dei campi elettromagnetici ci sono pervenute molte domande su questioni relative alle verifiche in prossimità degli impianti di trasmissione, con particolare riferimento all’utilizzo della strumentazione e alle corrette modalità di esecuzione delle misure. In questo numero cercheremo di fornire risposte ai quesiti più ricorrenti

Perché le misure selettive forniscono valori diversi da quelle effettuate con strumenti a banda larga?

Effettivamente è proprio ciò che spesso accade, la causa risiede essenzialmente nelle seguenti motivazioni:

1) Lo strumento a banda larga può fornire delle risposte spurie ai segnali posti a frequenze che cadono all’esterno della sua banda nominale di impiego. In questi casi l’effetto è una sovrastima del valore di campo rispetto a quello reale.

2) Lo strumento a banda larga può essere affetto da un errore in eccesso in presenza di più sorgenti operanti contemporaneamente. I migliori strumenti sono forniti di curva di stima dell’errore in casi del genere.

3) Con lo strumento selettivo (analizzatore di spettro) non si riescono, in genere, a misurare tutti i contributi che determinano il valore totale del campo, ma solo quelli nella banda di reale interesse. In questi casi può accadere che contributi anche importanti non vengano presi in considerazione, e che quindi la misura selettiva fornisca un valore inferiore rispetto a quella a banda larga.

Con quale frequenza deve essere effettuata la taratura degli strumenti?

Non esiste una regola fissa. La soluzione certamente meno “contestabile” è seguire le prescrizioni del fabbricante che indica un periodo di validità prima che si renda necessaria una nuova taratura. Tale periodo, che in genere è fissato in un anno, si riferisce a un utilizzo mediamente gravoso dello strumento; è evidente che il periodo di validità della taratura può variare in più o in meno a seconda di quanto lo strumento viene “stressato”. Siccome non è facile dimostrare di “avere usato poco” lo strumento, in pratica è buona norma tenere un intervallo di uno o massimo due anni tra successive tarature. Per maggiori dettagli ci si può riferire alle norme della serie EN29000 ed EN45000.

Cosa si intende per taratura?

La lettura dello strumento viene confrontata con quella di strumenti di riferimento, oppure viene effettuata la misura di una grandezza campione. Il risultato dell’operazione è, in ogni caso, la produzione di un report nel quale si indica l’entità dell’errore dello strumento sotto test. Da questo momento in poi lo strumento dovrà essere utilizzato applicando l’opportuno fattore di correzione.

Attenzione: la taratura non prevede “l’apertura” e l’intervento sullo strumento al fine di annullare l’errore; questa operazione deve essere (nel caso la si desideri) espressamente concordata e in genere non viene eseguita. Si noti, altresì, che molte delle ditte che forniscono il servizio di taratura non sono in grado di effettuare le operazioni di aggiustamento dello strumento per l’eliminazione dell’errore

In quali casi si deve passare all’effettuazione di una misura selettiva?

In generale la misura a banda larga dovrebbe essere effettuata a solo scopo di monitoraggio, ovvero per escludere la presenza di situazioni di rischio per la salute umana. A causa dei possibili errori in caso di presenza di più sorgenti, la misura a banda larga può essere ritenuta affidabile solo nei casi di sorgente a singola frequenza che non cada all’estremo della banda nominale dello strumento. La guida CEI 211-7 prescrive il ricorso alla misura selettiva nel caso in cui quella a banda larga abbia fornito un valore superiore al 75% del limite (es., 4,5 V/m se il limite è a 6 V/m). È poi evidente che in tutti i casi in cui debba essere progettata un’azione di risanamento, la misura selettiva è indispensabile per poter procedere secondo i criteri di proporzionalità fissati dal Decreto 381/98.

È possibile che il campo all’interno di un edificio sia superiore a quello misurato al di fuori?

Deve essere sempre chiaro che la misura può essere notevolmente influenzata dalla presenza di oggetti metallici posti nelle vicinanze dello strumento. Questo può facilmente capitare, all’interno di appartamenti, nelle immediate vicinanze di lampadari, termosifoni, tubazioni dell’acqua e del gas, pensili ed elettrodomestici con superfici metalliche molto estese. È del tutto evidente che all’interno dell’abitazione non dovrebbe essere rilevato, salvo casi eccezionali, un valore di campo superiore a quello riscontrato all’esterno dell’abitazione, in quanto il campo subisce un’inevitabile attenuazione (qualche dB) nell’attraversamento del muro. Attenzione agli specchi, in quanto la verniciatura che rende riflettente lo specchio contiene elementi metallici, per cui è possibile rilevare elevati valori di campo nelle loro vicinanze. In generale, se i valori all’interno sono decisamente più elevati di quelli all’esterno dell’edificio (ovviamente a parità di quota), è opportuno riflettere bene su cosa si sta facendo.

Quali sono i dettagli che più frequentemente vengono trascurati nell’esecuzione delle misure e che possono diventare oggetto di contestazione?

Purtroppo sono molti, a volte anche importanti. Vediamone alcuni:

1) Taratura degli strumenti. Spesso ci si dimentica di effettuare la taratura dell’antenna, del cavo e dell’attenuatore eventualmente utilizzato. Sono tutti dati che dovrebbero essere presenti nella relazione. Si ricordi che le caratteristiche del cavo e dell’antenna sono determinanti per l’esito della misura.

2) Casi in cui si riportano valori di campo all’interno degli appartamenti superiore a quello esterno

3) Media spaziale della misura: la misura di campo a banda larga deve essere effettuata in modo da ricavare il valore mediato sull’altezza di una persona. In altre parole, per ciascun punto occorre effettuare più misure a diverse altezze rispetto al suolo. Questa tecnica, prescritta dalle norme, fornirà in genere un valore minore o uguale a quello rilevabile a una sola altezza di circa 1,5 metri. Questo può accadere, in particolare, quando si è in presenza di campi polarizzati orizzontalmente: poiché le componenti di campo elettrico tangenziali alla superficie di riflessione devono annullarsi (per una legge fisica dei campi elettromagnetici) nel caso di polarizzazione orizzontale si avrà un valore tendente a zero in prossimità del suolo. È chiaro che se la media viene fatta anche con i valori vicino al suolo, il risultato sarà tendenzialmente inferiore a quello fornito da una singola misura effettuata, ad esempio, a un metro e mezzo di altezza.

4) Verifica dell’immunità del cavo e del ricevitore. La Guida CEI 211-7 prescrive l’esecuzione della seguente prova di immunità: scollegare il cavo dall’antenna e connetterlo a una terminazione resistiva da 50 ohm; sotto queste condizioni non devono essere misurati valori di campo superiori a -20 dB rispetto a quelli rilevati con l’antenna. Questa prova viene effettuata raramente, e comunque difficilmente viene riportata nelle relazioni.

5) Scelta dei punti da misurare: a volte questi non sono rappresentativi della situazione di caso peggiore, o non sono dettagliati adeguatamente (coordinate, distanze da riferimenti fissi). In quest’ultimo caso risulta difficile se non impossibile ripetere la misura in momenti successivi, magari con strumentazione diversa.

6) Impostazioni dello strumento selettivo. Queste sono prescritte dalla Guida CEI 211-7 che consigliamo di leggere in modo esteso. Per comodità, riportiamo una tabella con le principali impostazioni. Si ricordi che deve essere applicata una correzione (prescritta dalla ITU 326) in tutti i casi in cui la misura sia effettuata sul valore di picco: tale correzione riporta il valore di picco al valore efficace corrispondente. Attenzione: l’entità della correzione può essere notevole, si pensi che per un segnale video misurato sul picco di sincronismo deve essere decurtato di un valore compreso tra i 2,7 dB (in caso di trasmissione del nero, o assenza di trasmissione) e i 7,5 dB (in caso di trasmissione di segnale bianco). Al proposito vedere la tabella presente in questa pagina.

7) Distanza dell’operatore. L’operatore deve rimanere il più lontano possibile dal sensore dello strumento (o dall’antenna). Si assume che tale distanza debba essere superiore ai tre metri; l’operatore non deve posizionarsi tra la sorgente e lo strumento ricevente.

8) Indicazione dell’errore. Nel risultato della misura deve essere chiaramente indicato l’errore complessivo: in mancanza di tale dato non è possibile attribuire un livello di confidenza alla misura. I valori compresi nella banda di incertezza non possono essere utilizzati come definitivi.