SATELLITE

a cura di Francesco Straticò

 

E alla fine ... Stream + Telepiù = Sky Italia

Finalmente è “la somma che fa il totale” come direbbe il grande Totò. Ci sono voluti più di due anni, ma pare che alla fine tutto sia andato davvero in porto, anche se con situazioni ribaltate di acquisto (o fusione, ormai non si sa più che termine usare) rispetto all’inizio delle trattative. Ma non vogliamo più ripercorrere questa vicenda, ampiamente trattata nei numeri scorsi di B&P. Analizziamo la situazione ed quali sono i possibili sviluppi.

Dunque è nata  Sky Italia, la nuova Tv a pagamento che farà capo alla News Corp. di Rupert Murdoch e sarà partecipata al 19,9% da Telecom Italia.

E gli attuali abbonati di Tele+ e Stream? Per il momento non succederà assolutamente nulla, come rassicurano gli spot in onda sui canali delle due emittenti ed i comunicati presenti sui loro siti Internet: tutti continueranno a ricevere sui rispettivi decoder la programmazione prevista dal loro attuale abbonamento, fino al lancio dei servizi e contenuti della nuova pay-Tv, previsto per giugno o comunque prima dell’avvio del prossimo campionato di calcio, l’appuntamento più importante per i progetti di business della nuova Tv, salvo “bastoni tra le ruote” da parte di Galliani e soci (vedi box a destra). Entrambe le piattaforme accettano ancora normalmente la sottoscrizione di nuovi abbonamenti.

Probabile è invece l’abbandono del sistema di criptazione dei programmi Seca 2, attualmente utilizzato da Telepiù, che sarebbe rimpiazzato dal sistema NDS, di proprietà della News Corp. ed utilizzato oggi da Stream. Questo porterebbe alla sostituzione di tutti i decoder Goldbox in possesso degli attuali abbonati alla piattaforma milanese, con un dispendio enorme di risorse: 300 euro (il costo medio di un decoder Goldbox) per almeno un milione di apparecchi distribuiti (nostra stima) vuol dire 300 milioni di euro, poco meno di 600 miliardi di lire, cioè un terzo di quanto è costata tutta l’operazione di acquisto di Telepiù. Una via davvero forse non perseguibile, ma che svincolerebbe Sky Italia dal pagamento delle royalty per l’utilizzo del sistema non proprietario Seca 2.

Ma cosa ha dovuto accettare Murdoch per la buona riuscita dell’operazione?

Tra le condizioni poste dalla Commissione europea spiccano gli impegni relativi ai contenuti che garantiranno, per esempio, che i film di grande richiamo, le partite di calcio e gli altri diritti su eventi sportivi siano comunque sempre disponibili e contendibili sul mercato. News Corp. rinuncerà ai diritti esclusivi relativamente a tali contenuti per la trasmissione non satellitare. Gli operatori via cavo, DTT e Internet, potranno così acquisire i contenuti direttamente dai proprietari dei diritti (per esempio produttori cinematografici o club calcistici).

I concorrenti non satellitari potranno inoltre acquistare i contenuti premium da News Corp. attraverso un’offerta all’ingrosso basata sul cosiddetto principio del “retail minus”, cioè prezzo all’utente meno una determinata percentuale. L’accesso ai contenuti sarà facilitato anche per i concorrenti satellitari potenziali, permettendo ai proprietari dei diritti di rescindere unilateralmente senza penali i contratti in corso con la futura Sky Italia e limitando la durata dei futuri contratti (due soli anni per i club calcistici, che potranno però recedere anche dopo un solo anno, e tre anni per i produttori cinematografici).

News Corp. si è impegnata poi a non boicottare i cosiddetti “diritti di seconda visione” dei film e a concedere l’accesso alla propria piattaforma ai concorrenti satellitari (e qui rientra il discorso Galliani…) a condizioni “eque e ragionevoli”, formula vaga ma che potrebbe rivelarsi “pesante”.

Sky Italia dovrà anche cedere le attività di diffusione terrestre digitale ed analogica di Telepiù (circa 700 frequenze utilizzate in tutta Italia, con un’invidiabile copertura del territorio per due reti). Un piatto che fa gola a molti, ma che richiede un investimento ultramilionario. Il commissario europeo Mario Monti ha tenuto a precisare che nessun potenziale acquirente sarà escluso. “La Commissione - ha poi aggiunto - dovrà approvare la scelta dell’acquirente in base alle prospettive economiche della società che intende acquistare, che dovranno essere sufficientemente solide da garantire il buon esito dell’operazione, ma soprattutto la totale indipendenza dell’acquirente dal venditore”. Monti avrebbe anche detto che “l’acquirente delle frequenze deve” però “dedicare almeno uno dei canali alla pay-Tv”. Come dire che Murdoch dovrà vendere ad un potenziale concorrente e che nascerà anche una nuova pay-Tv terrestre? La News Corp. non potrà poi intraprendere attività DTT (laTv digitale terrestre) né come rete né come operatore “al dettaglio”. Tutti questi impegni resteranno in vigore fino al 31 dicembre del 2011, a meno che non si decida di abbreviarne la durata perché le condizioni di concorrenza non ne giustificano più la sussistenza. Nessuna condizione invece per la presenza al 19,9% di Telecom Italia nella nuova pay-Tv, anche se, secondo Monti, sulla presenza di Telecom Italia nella piattaforma a pagamento verrà mantenuto un “occhio molto attento”, affinché la nuova società non offra contemporaneamente servizi pay-Tv e l’accesso ad Internet tramite banda larga e non discrimini i  concorrenti di Telecom nel caso in

cui decidesse di concedere in sublicenza uno o più canali ad operatori Internet.

Arrivano poi delle indiscrezioni pubblicate dal quotidiano inglese Financial Times: probabilmente si deciderà di ridurre la forza lavoro nei settori vendite, marketing, distribuzione e amministrazione.

Certamente ci sarà un completo riassetto dei canali e dei servizi, con probabile rischio per molti produttori italiani di vedersi preferire concorrenti stranieri (parliamo nella pagina seguente delle iniziative dell’Associazione Documentaristi Italiani).

Il nuovo consiglio di amministrazione è presieduto da Thomas Mockridge, già a capo di Stream. Nel consiglio di amministrazione sono entrati anche Mark Andrew Williams e Domenico La Bianca.

Come sede di Sky Italia è stata scelta Milano. Obiettivo abbonati: dai 2,3 milioni di quest’anno si mira a 2,77 milioni nel 2004, fino a 3,23 milioni nel 2005.

 

La Lega Calcio “minaccia” Murdoch con un’altra pay-Tv

Il calcio che conta appartiene a Sky Italia: fino al 2005 Juventus, Milan, Inter, Roma, Lazio, Parma, Udinese, Bologna (serie A) Bari, Lecce e Cagliari (serie B) sono legate alla piattaforma di Murdoch. Per le altre, solo briciole. Per questo la Lega Calcio ha fondato una società che dovrà gestire, e far fruttare, i diritti Tv delle squadre appartenenti al consorzio Plus Media Trading (Atalanta, Brescia, Chievo, Como, Empoli, Modena, Perugia, Piacenza, Venezia, Verona e Vicenza). Tutte le altre società senza contratto è probabile che si aggiungano alla cordata. E' da vedersi però se si farà una "vera" nuova Tv o se basterà la "minaccia" per far scendere a miti consigli l'acchiappatutto Murdoch.La nuova società, che si chiama "Gioco Calcio", ha un capitale sociale di 71 milioni di euro: la Lega partecipa con il 10%, il 25% è del Consorzio Plus Media Trading e il restante 65% è sul mercato e andrà a liberi azionisti.

 

Con Sky a rischio i documentari italiani?

L’Associazione Documentaristi Italiani Doc/It, di cui è presidente Dario Barone, ha chiesto un incontro con l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni per discutere in merito ai piani editoriali di Sky Italia. I documentaristi infatti temono che la nuova pay-Tv si possa orientare solo su cinema e sport, senza lasciare spazio ai documentari, che invece trovavano ampio spazio su Tele+ e Stream: nel periodo 1998-2002 la sola Tele + ha infatti trasmesso 133 documentari italiani, per 150 ore complessive di messa in onda e con un investimento di 2,3 milioni di euro all’anno.

 

Italia: terra di DTT

Secondo i migliori analisti del settore, l’Italia è il paese europeo che promette meglio riguardo lo sviluppo del digitale terrestre. Questo perché nel nostro paese si registra una netta prevalenza della piattaforma terrestre di tipo generalista, che raggiunge il 98% della popolazione, contro il 73% del Regno Unito e il 15% della Germania. L’implementazione del digitale terrestre è stata anche sostenuta a piene mani da precisi interventi legislativi, che fissano il passaggio al nuovo sistema entro il 2006. Germania e Francia hanno fissato lo switch off rispettivamente al 2010 e al 2012.

Ricordiamo che la Rai, dal 1999, ha diversi siti trasmittenti che diffondono il segnale in digitale, al momento in fase di test, e che anche la Mediaset ha già pronto il suo piano per il settore.

Oltre a partecipare a giochi e scommesse, la nuova Tv permetterà, utilizzando il telecomando, di acquistare prodotti o di interagire con la pubblicità. Per sfruttare le maggiori potenzialità del digitale, Mediaset ha anche previsto contenuti ad hoc, come il “Milionario Interattivo”, già in voga in Inghilterra.

 

Ma come sarà questa DTT made in Italy?

Il Consiglio dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha approvato il Piano Nazionale di assegnazione delle frequenze per la radiodiffusione televisiva in tecnica digitale. Il provvedimento adottato dall’Agcom predispone un piano di primo livello che, analogamente a quanto previsto per le frequenze in tecnica analogica, riguarda l’assegnazione di frequenze per le reti nazionali e per quelle locali su base regionale. Le bande di frequenza pianificate sono la VHF-III, la UHF-IV e la UHF-V, per un totale di 54 frequenze.

Le reti sono del tipo 3-SFN (single frequency network): utilizzano tre sole frequenze per emittente per la copertura del territorio nazionale. Il numero di reti pianificate complessivamente è di 18, di cui 12 destinate all’emittenza nazionale e 6 all’emittenza regionale.

La tecnica di trasmissione digitale consente per ciascuna rete di diffondere 4-5 programmi. Pertanto la capacità totale in termini di numero di programmi è di 48-60 a livello nazionale e 24-30 a livello regionale.

Il piano è stato concepito per permettere un’ulteriore pianificazione di reti provinciali o pluriprovinciali (dette “reti di secondo livello”), analogamente con quanto effettuato con la pianificazione analogica. Si potrà arrivare a ricevere circa 140 programmi diversi.

La versione integrale del piano è consultabile sul sito web dell’Autorità (www.agcom.it).

 

La radio digitale IBOC ucciderà le piccole emittenti Usa?

L’emergenza parte dagli Usa, dove il nuovo standard adottato copre il segnale tradizionale delle stazioni indipendenti.

La commissione federale delle comunicazioni (FCC) degli Stati Uniti ha da poco approvato il sistema di trasmissione misto analogico-digitale, che dovrà essere usato nella fase di transizione verso l’abbandono delle trasmissioni in AM e FM.

La tecnologia scelta è la IBOC, che sta per in-band on-channel: un sistema di trasmissione che funziona “avvolgendo” il segnale analogico con una specie di “guaina digitale”. In questo modo le radio tradizionali potranno continuare a ricevere normalmente, mentre quelle abilitate alla ricezione digitale potranno approfittare di servizi aggiuntivi, come la visualizzazione di informazioni sui brani trasmessi. Il problema è che la “guaina digitale” finisce per coprire di fatto il debole segnale di piccole emittenti di servizio, per lo più legate alle numerose comunità locali dell’enorme territorio degli Stati Uniti, che usano per le proprie trasmissioni i cosiddetti “sottocanali”, inutilizzati dalle stazioni commerciali.

E così il digitale invece di sfruttare meglio lo spazio per le trasmissioni radio finisce praticamente col lottizzarlo a favore delle emittenti più forti e più ricche, in grado di poter pagare la strumentazione necessaria per utilizzare il sistema IBOC.