DOSSIER

 

Radio e Tv sul Web: realtà, tecnologie e prospettive

 

La lunga alba del webstreaming

Nonostante il diffuso entusiasmo, siamo ancora alla fase d’avvio delle trasmissioni audio e video via Internet. Tecnicamente è ancora molta la strada da percorrere per uno sviluppo di massa di questa nuova modalità di comunicazione. Per voi una raccolta di interessanti modelli editoriali e di esperienze in corso

  di Riccardo Russino

Tg on line: più libero, ma ancora bloccato dalla tecnica

In un settore in crisi come quello delle realtà giornalistiche via Internet, Tgcom (www.tgcom.it) va contro tendenza. Oltre ad assistere alla crescita dei suoi utenti e della sua credibilità, registra una situazione economica in pareggio e non tinta di rosso come molte altre realtà simili.

Per approfondire le differenze tra l’impostazione, a livello di contenuti, tra un Tg tradizionale e uno on line, abbiamo interpellato Emilio Carelli, direttore di Tgcom. “Una premessa è fondamentale – esordisce Carelli – al momento nell’informazione via Internet hanno ancora una netta prevalenza il testo e le foto, con il video relegato in una posizione secondaria. Questo perché la tecnologia non permette ancora una ricezione delle immagini in maniera rapida e in buona qualità. Questo ostacolo tecnico potrà essere superato grazie alla banda larga, quindi in prospettiva esiste la possibilità di un importante sviluppo del video su Internet”.

Quali sono le differenze principali tra un Tg classico e uno on line?

In un Tg il video è fondamentale, mentre per un portale di informazioni non lo è. Se un Tg deve dare la notizia di un omicidio e non ha le immagini del fatto, si ingegna con riprese del luogo del delitto, della polizia , con la gente che guarda. Sul Internet se non si ha il video non lo si usa, si dà la notizia con un testo, perché non avrebbe senso inventarsi delle riprese che non servono al fine della notizia. Al contrario, ha senso trasmettere un importante documento di cui si possiede il video. Ma anche in questo caso ci sono differenze rispetto al Tg: non è obbligatorio il commento a quello che si vede. Infatti il filmato può essere il completamento di un pezzo scritto: prima si legge l’articolo e poi si clicca sulla scritta “guarda il video”. Altra differenza è che non ci sono limitazioni di tempo. Un Tg ha i tempi stretti, un servizio medio non deve oltrepassare il minuto e mezzo. Al contrario su Internet se il filmato dura tre minuti, o di più, non ci sono limiti perché non ci sono problemi di tempo. Altra differenza la si può riscontrare nel caso di video in cui parlano persone stranieri: l’utente può scegliere se seguire il servizio nella lingua madre, doppiato o con i sottotitoli in italiano.

Mentre sul versante dei contenuti dei servizi?

Il Tg classico non può prescindere del fatto che spesso viene visto da un pubblico variegato, che va dai bambini agli adulti.  In questo contesto bisogna fare molta attenzione alle immagini che si trasmettono, non si possono mandare in onda video con scene cruente. Basta ricordare quanto successo due anni fa con le immagini pedofile trasmesse da alcuni telegiornali per averne un’idea più chiara. Sul Web questo problema è meno sentito, perché la fruizione non è passiva, come quella televisiva, ma attiva: ognuno sceglie personalmente cosa vedere. Questo permette una maggiore libertà nel mettere a disposizioni anche documenti cruenti. Noi abbiamo messo on line un servizio sul dramma dell’infibulazione, mostrando delle chiare immagini di questa pratica. Ovviamente abbiamo segnalato che il video in questione era scioccante, quindi chi decideva di vederlo era conscio di quello che stava per fare. Una cosa simile è semplicemente inimmaginabile per un Tg televisivo.

Come prevede il futuro del video su Internet?

La logica mi dice che con il miglioramento della tecnologia migliorerà e giocherà un ruolo più importante di quello che svolge oggi. Quello che non so è se soppianterà o meno la parte testuale. Comunque i Tg on line hanno delle potenzialità che al momento sono ancora in nuce e che esploderanno nei prossimi anni. Oggi siamo ancora nella preistoria di questo mezzo di comunicazione.

Quale è la risposta dei vostri utenti ai video che proponete?

I servizi con immagini “normali” non riscuotono molto interesse, mentre quelli più accattivanti e particolari vengono visti molto di più. Per tornare all’esempio di prima, il servizio sull’infibulazione è stato un successo.

 

Vi siete persi un Tg? Recuperatelo su RaiNet

RaiNet (www.rainet.it) non produce video o audio per Internet ma mette on line gran parte dei servizi dei Tg e i Gr che vanno in onda sui canali radiotelevisivi della Rai. Un archivio imponente (oltre 25mila video e di 45mila audio) che permette di recuperare un Gr o un Tg che si è perso o che si vuole rivedere. In altre parole, si tratta delle prove generali del video on demand sul Web.

La procedura per la messa on line prevede la registrazione del Tg o Gr mentre questo va in onda. “I sistemi sviluppati dalla Rai riconoscono automaticamente l’inizio e la fine dei notiziari Tv e radio – spiega Gianni Del Bove, che coordina la produzione multimediale di RaiNet – attivano l’encoding su Pc specializzati codificando il tutto nello standard Real e lo trasferiscono sul server in FTP via Intranet. Il processo, per quanto complesso, parte in contemporanea con il telegiornale che si sta registrando, che sarà così disponibile sul Web pochi minuti dopo la sua fine. Una simile procedura funziona anche per i radiogiornali”. Di alcune edizioni del Tg, come quelle del mattino, vengono messi on line solo alcuni servizi. Per selezionarli un tecnico e un giornalista lavorano con una workstation DPS della Leitch (anche se alla Rai quella più usata è Avid). Su segnalazione del giornalista vengono selezionati i segmenti per il Web e quindi vengono estratti: una volta scelto il servizio, sulla DPS lo si converte in Real. Poi, grazie ad un applicativo sviluppato dai RaiNet, il file viene rinominato in maniera automatica in base alle sue caratteristiche ed alla sua destinazione finale, dove viene immediatamente inviato in FTP grazie allo stesso applicativo. Viene usato Real perché la Rai lo ritiene tuttora superiore per la fruizione in streaming rispetto a Windows Media, nonostante la versione 9 abbia fatto dei notevoli passi avanti. Fa eccezione RaiNews24 che viene distribuito in Windows Media (salvo il servizio live che trasmette il canale RaiMed in lingua araba in RealVideo). Inoltre l’attuale server Real può gestire in streaming live o on-demand anche flussi in Windows Media e in QuickTime, oltre a fornire tutti i canali della radio in diretta (anche con IsoRadio, Gr Parlamento ed i canali della FiloDiffusione).

La funzione SureStream del server Real è in grado di riconoscere la velocità di connessione dell’utente, adattandosi di conseguenza e rendendo così fruibile il video o l’audio anche a chi ha un collegamento “lento” con vecchi modem (vengono “scalati” quattro flussi a partire dai 28,8 KBps dei modem analogici più vecchi o di un collegamento GPRS fino ai 150 KBps per chi è collegato in DSL o LAN, con un conseguente adeguamento della qualità di visione ed ascolto).

Per gestire tecnicamente queste funzioni, all’interno di Rai e di RaiNet sono stati integrati workstation, Pc specializzati, schede di acquisizione (Osprey della ViewCast) con degli applicativi creati ad hoc.

Per la connettività Internet, la Rai ha collegamenti ad altissima banda e accordi di “peering” con i maggiori gestori italiani, garantendo la fruibilità dei contenuti esattamente come se fossero distribuiti dagli stessi fornitori verso i loro utenti.

 

Una Web Tv per tutti gli italiani sparsi nel mondo

“Una realtà come la nostra è potuta nascere solo grazie ad Internet” esordisce Dario Pettinelli, editore di Italia Tv (e autore e regista Rai dal 1989), un Web channel (www.italiatv.it) dedicato agli italiani all’estero nato tre anni fa. Un’affermazione che non fa una grinza e che dimostra come i bassi costi del Web (rispetto al broadcast tradizionale) possano offrire la possibilità di intraprendere iniziative molto mirate senza necessitare di consistenti ascolti.

Italia Tv presenta una serie di servizi (scritti, in audio e video) con notizie italiane per in nostri concittadini che vivono all’estero, ma anche con notizie delle comunità italiane all’estero per gli italiani d’Italia. Un feedback, intitolato “200 secondi”, reso possibile grazie a una capillare rete di corrispondenti legati alla rete del Comitato Tricolore, che riunisce gli italiani residenti in ogni parte del mondo. Queste persone tramite una semplice e-mail possono inviare notizie, contribuendo così ad arricchire i contenuti di Italia Tv. “Con questa realtà – spiega Pettinelli – abbiamo potuto realizzare l’informazione di ritorno, per offrire agli utenti italiani notizie sulle comunità italiane all’estero. Un modo per dare un’idea di quello che fanno i nostri concittadini all’estero. Solo attraverso Internet si riesce a dare un’immagine composita ed esaustiva degli italiani all’estero: grazie ai corrispondenti del Comitato Tricolore riceviamo giornalmente, via e-mail, le informazioni. Inoltre si tratta di notizie che nel nostro contesto hanno il giusto rilievo, mentre su un mezzo di informazione generalista otterrebbero solo uno spazio marginale. Per offrire un’informazione dettagliata come la nostra in un contesto broadcast – specifica Dario Pettinelli - ci vorrebbe un centro di produzione Tv in ogni posto in cui ci sia un italiano nel mondo. Si tratta di una condizione piuttosto difficile da realizzare”.

Come molte realtà che offrono streaming video, i primi due anni di vita “sono stati segnati da dei problemi di diffusione legati ai limiti della connessione per lo streaming video: ci rendevamo conto che il numero dei contatti era di nicchia, una nicchia molto professional ed universitaria. Questo ci permetteva di fare un servizio interessante ma poco rilevante dal punto di vista numerico, avevamo 1000/1500 contatti al giorno. Inoltre anche dal punto di vista commerciale si trattava di un’iniziativa a perdere”.

Italia Tv ha acquistato una banda dedicata da WindInfostrada, 5 megabit dedicati per lo streaming video. I video sono in DV, e i software utilizzati sono: Avid, Movie Maker di Windows, Virtual Dab, che poi vengono convertiti in Real attraverso Production Studio della Real.

“Produciamo un telegiornale tutte le settimane disponibile in live streaming – specifica Dario Pettinelli – I video on demand disponibili sono solo quelli dell’ultima settimana”.

“Il paese dove Italia Tv è più vista è il nostro – illustra Pettinelli –. In seconda posizione abbiamo gli Usa, con in prevalenza utenti di tipo commercial ed educational, a seguire c’è il Canada, del quale non abbiamo il dettaglio della tipologia di utenti, poi l’Argentina”. “Il fatto che il Nord America, dove lo sviluppo delle tecnologie è piuttosto avanzato, sia il nostro primo bacino di riferimento (esclusa l’Italia) ci dà la misura di come l’assetto tecnico dell’utente sia fondamentale. Quando l’Adsl e la banda larga saranno diventati gli standard di riferimento avremo degli enormi vantaggi”.

 

Etere Web gestisce i palinsesti televisivi

Internet non è solo uno mezzo di comunicazione di massa, ma può anche essere un prezioso alleato per il personale delle emittenti Tv per gestire i palinsesti. Per raggiungere questo obiettivo ci vuole una soluzione adeguata e, al proposito, arriva da Etere una proposta interessante. Si tratta di Etere Web che permette l’integrazione tra automazione, palinsesto e Web. È possibile il controllo real-time del palinsesto e della messa in onda, la visualizzazione dei contratti e degli spazi pubblicitari. Inoltre Etere Web è perfettamente integrato con Etere Traffic, di cui rappresenta un’estensione.

Etere Web può migliorare la produttività in due settori fondamentali: programmazione pubblicitaria e comunicazione aziendale.

Programmazione pubblicitaria

Gli agenti sono in grado di monitorare in tempo reale i contratti di loro competenza, così come le agenzie pubblicitarie, i centri media e persino gli utenti finali. Il tutto avviene senza alcun lavoro aggiuntivo da parte dell’ufficio di programmazione. Ogni utente che si autentica in Etere Web, tramite una semplice password, ottiene una panoramica dei contratti che gli competono. Questi dati vengono estratti direttamente dal database di Etere, quindi senza possibilità di errore. Se abilitati, è possibile controllare la messa in onda dello spot e la programmazione del palinsesto. Inoltre è possibile visualizzare il video in low resolution nel proprio Pc.

Comunicazione aziendale

Sono molte le persone che hanno bisogno di sapere cosa sta andando in onda e cosa è stato programmato: immaginate vari studi live, manager di produzione o manager pubblicitari. I problemi si possono risolvere con Etere Web, in quanto permette una visione immediata della programmazione senza alcun collegamento diretto al sistema di messa in onda. È possibile visualizzare:

- la programmazione pubblicitaria: si può sapere se uno spot è andato in onda, quando è andato in onda oppure quando è prevista la sua programmazione;

- l’affollamento pubblicitario: in modo che tutti possono avere la situazione sempre sotto controllo; 

- lo stato degli eventi: una visione real-time della programmazione della tua emittente

- i filmati in low resolution: per controllare quale spot è stato trasmesso oppure quello previsto per la messa in onda ed eventualmente apportare modifiche.

Etere Web è stato scelto da RTL 102.5, che lo ha utilizzato per rendere la propria emittente Tv, Hit Channel 102.5, una “Tv musicale interattiva”. Infatti non solo gli addetti ai lavori possono sfruttare il Web per visualizzare il palinsesto, ma lo stesso possono fare anche gli spettatori, che hanno la possibilità di vedere i propri sms pubblicati sul Web, prendere visione del palinsesto delle prossime ore e guardare, tramite la webcam, lo studio televisivo con il veejay.

 

La realtà locale raccontata da Web e Tv

Prendi una Tv locale che vuole informare con attenzione i suoi ascoltatori su ogni notizia del suo territorio di riferimento. Prendi un piccolo portale Internet, non uno da milioni di visitatori al mese, ma uno che vuole informare su una realtà locale e che ha le stesse esigenze ed obiettivi di una Tv locale. Se il bacino di interesse è lo stesso e se le due realtà hanno intenzione di collaborare possono nascere idee originali.

La realtà appena descritta esiste, il bacino di utenza è la provincia di Macerata, l’emittente Tv si chiama TM6-Telemacerata (www.tm6.net), il portale è LaFormica (www.laformica.info).

L’idea è concretizzata in questo modo: è stato realizzato un software che consente a TM6 di inserire notizie, segnalazione di eventi, annunci direttamente nel portale, da un qualsiasi Pc collegato ad Internet. Queste informazioni rimangono pubblicate nel sito www.laformica.info, e le più recenti, a scelta di TM6, vengono rese disponibili in una pagina incorporata nel sito www.tm6.net.  Ma la novità è che esiste una pagina ad accesso riservato a TM6, che può essere vista tramite un qualsiasi collegamento a Internet, dove le stesse notizie sono pubblicate con contenuti e formattazione predisposti per la trasmissione via etere. La pagina viene aggiornata frequentemente e si alternano notizie, segnalazione di eventi, annunci, palinsesto Tv e qualche spot. La pagina è stata realizzata da LaFormica in tecnologia flash e il contenuto è completamente parametrizzabile, TM6 può scegliere lo sfondo, la durata degli annunci, la frequenza degli spot, ed è anche presente un orologio. Questa scelta consente di inserire annunci e notizie in qualsiasi momento e da qualsiasi luogo ed avere la certezza che quanto inviato venga immediatamente inserito nel portale e trasmesso in Tv.

Attualmente TM6 sta trasmettendo queste pagine la notte al posto dei programmi musicali, e sta verificando la possibilità di inserire delle strisce durante la programmazione giornaliera. Sono stati anche installati dei Pc, collegati ad Internet, nelle vetrine di alcuni negozi, ed anche loro possono visualizzare news, annunci e pubblicità. (Stefano Arduini)

 

Portale e radio: faccia della stessa medaglia di Lifegate

Lifegate rappresenta uno dei migliori esempi di come radio e Web possano completarsi a vicenda nell’ottica di un unico progetto editoriale. Lifegate è “una community – spiega il suo fondatore Marco Roveda – cerchiamo di unire tanta gente e di diffondere la nostra filosofia di vita, rispettosa dell’ecosistema: diffondiamo coscienza ecologica attraverso un magazine, una radio e un portale Web” (www.lifegate.it). Il messaggio infatti riscontra interesse, tanto che “i nostri associati raddoppiano ogni sei mesi, il che significa che c’è un’interazione molte forte – afferma con orgoglio Roveda –. Gli associati sono già più di 50mila dopo un anno e quattro mesi”.

Essendo nata di recente, non ha ancora spento le due candeline, Lifegate ha avuta la possibilità di partire subito su tre fronti: “in modulazione di frequenza sulla Lombardia, attraverso il satellite in Europa e con il Web nel mondo, che ci permette di avere ascoltatori in tutta la Terra – spiega Roveda –. Lo vediamo sia con i report ma soprattutto dalle numerose e-mail che riceviamo da ogni parte del mondo. Abbiamo un prodotto editoriale unico che gestiamo su tre fronti. Non è stato complicato partire gestendolo in tre maniere diverse: essendo già un portale, fare lo streaming via Web non è stato un problema. Per andare via satellite è bastato firmare il contratto con Telecom. Il difficile è stato inventarsi un prodotto editoriale completamente differente da tutti gli altri già presenti. La risposta è stata buona”.

Il sito è un’estensione dell’offerta musicale della radio: “Tutto il prodotto editoriale è identico – precisa Roveda –. Tramite il portale l’utente può avere informazioni musicali in generale e sulle canzoni che stanno andando in onda”. “Non avendo fatto una promozione pubblicitaria ed essendoci affidati solo al passaparola, il mezzo che ha più visibilità e che realizza più contatti è la modulazione di frequenza. Quindi – prosegue Roveda – Lifegate è nata come fenomeno milanese, poi lombardo e nel futuro diventerà un fenomeno italiano e quindi uno europeo. Via Web ci ascoltano 20mila persone al giorno, che per il Web è un numero spaziale. Sul satellite non abbiamo dati, non c’è ancora modo per saperlo”. Il numero dei fruitori via Web della radio è in tale crescita che a Lifegate si sono visti costretti ad introdurre una Supporter Card necessaria per poter ascoltare la radio via Web (la carta dà altre agevolazioni legate al mondo di Lifegate). Il costo della Supporter Card è di 24 euro all’anno e “non basta a coprire i costi” assicurano negli uffici di Merone (Lecco) dove ha sede la radio. Comunque, la Supporter Card porta entrate fresche e screma gli ascoltatori via Web, “perché se superano un certo numero cade la linea”.

“Per il futuro – conclude Roveda – stiamo cercando di portare il nostro prodotto radiofonico oltre la Lombardia. Per raggiungere questo obiettivo stiamo cercando degli sponsor che ci seguano. Stiamo lavorando a un modello nuovo che è più complicato da mettere in pratica: miriamo ad avere quattro/otto partner l’anno che seguano il nostro progetto, non centinaia con altrettanti spot che inquinano la radio”.

 

“Sul Web le radio dovrebbero avere più fantasia”

Cosa cerca una radio quando crea il proprio sito Internet? In cosa le conviene investire e in cosa no? Per approfondire queste tematiche abbiamo contattato Paolo Monesi, nota voce radiofonica oltre che fondatore di Trip Multimedia (www.trip.it), realtà che ha creato i siti di Radio Montecarlo e di Radio 105.

Monesi esordisce ricordando lo scetticismo degli editori con il quale si è inizialmente scontrato: “il sito di Radio 105 era pronto già nel 1996, ma è andato on line solo 1998: ci abbiamo messo due anni per convincere l’editore della bontà dell’operazione”. “Abbiamo usato Flash  - ricorda Monesi - garantisce animazione e dà più visibilità al sito, che risulta molto dinamico. L’unico problema è legato agli aggiornamenti di Flash, che sono piuttosto rognosi”.

Trip Multimedia si è comportata come una mamma nei confronti di RadioMontecarlo e Radio 105: dopo aver creato i siti “abbiamo seguito le due emittenti per alcuni anni – precisa Monesi – mettendole così in grado di gestire autonomamente i propri spazi Web”. Per il webstreaming “la scelta della piattaforma è caduta su Windows Media – precisa Monesi – ed è stata una decisione frutto di un misto tra lungimiranza e scelta economica. Lungimiranza perché è un sistema già installato su Windows, scelta economica perché il server costa meno di Real Player (almeno nel 1996 quando lo abbiamo adottato)”.

Monesi non ha però parole confortanti per come le emittenti radiofoniche sfruttano il Web:  “l’approccio delle radio via Internet è sbagliato: il sito non deve essere usato solo come una vetrina, ma deve diventare un mezzo per coinvolgere sempre di più l’ascoltatore nella vita della radio. Questo sia per tastare il polso del gradimento sia per poter fare del direct marketing. Il che non vuol dire che le radio si devono mettere a vendere i cd, ma che possono fare da ponte tra l’acquirente e il venditore. Per esempio, possono diventare delle realtà che sostengono le nuove proposte musicali. Purtroppo questo non avviene ancora, e i siti offrono poche novità interessanti. Anche le presentazioni dovrebbero mirare a offrire un’immagine della radio migliore, più stuzzicante e che comprenda anche una panoramica sugli aspetti tecnici della radio, anche per far comprendere la quantità degli investimenti tecnici che ci sono dietro a una voce che va on air. Invece vedo troppo spesso delle tristi foto con qualche dj che mette in onda un cd. I siti vengono usati come magazine musicale, con qualche notizia d’attualità, ma che novità sono? Non ce ne sono già abbastanza?. Così sono solo delle realtà statiche, mentre dovrebbe essere aumentata l’interazione: le radio devono puntare su questo aspetto”.

Monesi affronta di petto anche un argomento spinoso: “non si può fare un sito Internet con pochi soldi, ci vogliono investimenti sia per i software sia per le persone che ci lavorano. Infatti per fare lo streaming ci vuole esperienza, altrimenti succede che quello che viene mandato on line lo ascolta una persona in Australia, cosa bella  ma poco utile ai fini del rendiconto della radio: che pubblicità puoi vendere a un australiano? Bisogna selezionare le zone che possono collegarsi per ricevere il webstreaming, così si può offrire anche un prodotto commerciale agli inserzionisti”.

 

Da Optibase tre soluzioni per lo streaming

Lo scorso 28 febbraio si è svolto a Milano un open house per far conoscere i prodotti Optibase per lo streaming. All’open house hanno partecipato VSE (distributore in Italia dei prodotti Optibase), presente il presidente Marco Emilitri, e Kasenna. 

Dopo una prima parte teorica, l’attenzione si è concentrata sui modelli MGW 2000, MGW 2400, MGW 5100. 

MGW 2000 trasmette canali televisivi e video su una rete IP. Può ricevere fino a sei segnali analogici, codificarli in tempo reale in Mpeg-1 o Mpeg-2 e quindi trasmetterli in un network IP in modalità multicast e unicast. MGW può anche supportare trasmissioni near on-demand di dieci stream pre-registrati, inclusi i file Mp3. Gli operatori possono utilizzare le loro linee DSL, in fibra e LAN Ethernet per broadcast Tv basato su IP. Le operazioni di MGW 2000 può essere controllato attraverso delle applicazioni Web.

MGW 2400 è un server multi-channel WMT di encoding e streaming. MGW 2400 codifica e trasmette in stream fino a sei live Microsoft WMT su un broadband terrestre e su un network wireless come ADSL, FTTx, satellite, cavo, Lan Ethernet e Internet. MGW 2400 supporta lo stream live WMT aggiornato a Microsoft Windows Media Server e mulitcast IP, unicast, UDP e protocolli HTTP. MGW 2400 codifica fino a sei canali in contemporanea a un bitrate tra 64 kbps e 2 Mbps. MGW 2400 offre un controllo centrale e un interfaccia di controllo per Windows Media Server. Il controllo remoto SNMP permette di configurare le operazioni di stream di una postazione remota.

MGW 5100 è una piattaforma modulare che permette di codificare, decodificare, trasmettere e ritrasmettere fino a 36 Mpeg-1, Mpeg-2, Mpeg-4 o canali video WMT in tempo reale. MGW 5100 permette di trasportare immagini Tv su broaband IP o network ATM come xDSL, LMDS e FTTx.

Per maggiori informazioni su prodotti citati: www.optibase.com e www.vse.it.

 

La fibra ottica farà nascere Tv indipendenti

La diffusione delle fibra ottica, e quindi di una maggiore potenza e affidabilità di Internet, è alla base di una rivoluzione culturale legata all’uso e alla fruizione della televisione.

Questa è la sfida lanciata a Bologna da Urban TV (www.urbantv.it): “le teste pensanti che da anni gestiscono il blog Rekombinant hanno fatto tesoro delle modalità attraverso cui la rete innerva i tessuti sociali localizzati, e hanno deciso di trasferirne i meccanismi sul medium televisivo”. Il progetto, “basato su teorie a lungo discusse e condivise, quali il dominio pubblico dei media, l’autogestione della comunicazione e l’incontro tra media diversi”, aspira a creare all’interno di ogni città italiana una o più televisioni locali, autonome ed autogestite, i cui contenuti vengano veicolati attraverso canali alternativi all’etere (la fibra ottica, per esempio) e possano essere fonte di reddito. Proprio qui sta il nocciolo innovativo della questione. Urban Tv non nasce come progetto utopico auto-finanziato.

I suoi fondatori hanno perfettamente compreso che è possibile realizzare nuove forme di comunicazione sociale credibili e alternative al monopolio solo se queste sono in grado di dotarsi di un’autonomia economica.

Urban TV di Bologna vuole essere il primo tassello di un mosaico per il quale “la cittadinanza delle maggiori città italiane è invitata a dotarsi di televisioni urbane che trasformino il fermento del media e della comunicazione sociale in un processo costituente e duraturo, con la prospettiva di formare un network italiano ed europeo.

Il progetto bolognese rappresenta un prototipo sperimentale per tutte le altre città italiane.

Urban TV Bologna prende corpo attraverso tre primi passaggi: costituzione di una associazione non-profit per organizzare le strutture produttive e il forum degli utenti e delle associazioni che sostengono il progetto. Apertura di un sito internet (www.rekombinant.org) per rendere il processo di progettazione e organizzazione collettivo e aperto. Lancio di una campagna sociale per coinvolgere tutti gli attori sociali e sensibilizzare ad una nuova cultura civica dei media e della televisione.

Le tecnologie che il progetto intende vagliare nella fase di sperimentazione per la distribuzione dei programmi comprendono i sistemi analogici e digitali sulle seguenti infrastrutture: reti televisive terrestri (via etere) e satellitari, reti IP a banda larga su infrastruttura telefonica o su fibra ottica.

"È possibile  - si legge sul sito www.urbantv.it - ipotizzare che nell’area metropolitana bolognese il supporto particolarmente interessante per la nostra sperimentazione sarà una tecnologia IP su cavo.

La trasmissione dei contenuti televisivi si intende quindi, nello scenario migliore, su reti Internet a banda larga (in fibra ottica)". L'obiettivo è raggiungere gli utenti attraverso i televisori tradizionali muniti di set-top-box e non solo attraverso i Pc . Non è da escludere, nella fase di sperimentazione, l'opzione della trasmissione via etere (in partnership con Tv locale ).