AUDIOMEDIA

Final Cut

 

Un film girato due volte

La determinazione di non avere sottotitoli o doppiaggio ha persuaso i produttori di “Napoleon” a girare due versioni separate, una in francese e l’altra in inglese

di Julian Mitchell

 

Un film su Napoleone non viene più fatto dai tempi della versione in bianco e nero di Abel Gance, nel 1920. Molti hanno provato e hanno fallito, compreso Stanley Kubrick. La serie televisiva dello scorso anno “Band of Brothers” è stata scelta come termine di paragone per la realizzazione di “Napoleon”: infatti, anche della pellicola sul condottiero francese sono state realizzate quattro parti da 90 minuti. La Francia è la prima destinataria della produzione, cui seguiranno la Gran Bretagna e gli Stati Uniti. Nei piani di produzione vi è anche la realizzazione di blocchi da tre ore per altre nazioni che avranno versioni doppiate per i mercati locali.

La decisione di produrre una serie televisiva in quattro parti è stata presa per un certo numero di ragioni. Anzitutto, fare un film sulla vita di Napoleone avrebbe significato una produzione troppo lunga e troppo costosa; si è anche pensato, come per “Band of Brothers”, che “Napoleon” sarebbe andato benissimo per la trasposizione su Dvd e che un set di dischi avrebbe generato profitti dalla distribuzione in tutto il mondo. L’unica anomalia con la versione per Dvd è il missaggio: per “Napoleon” la Sound Post ha essenzialmente realizzato un missaggio in ProLogic con un solo canale mono posteriore. Per i Dvd, invece, di solito si impiega un missaggio 5.1. 

La connessione franco-canadese

Il regista di “Napoleon” è Yves Simoneau, un franco-canadese. Ha già diretto alcune mini-serie televisive prima di dirigere, nel 2000, “Nuremberg”. Uno dei produttori è stato Alec Baldwin, che ha anche recitato nella serie. Napoleone è interpretato da un attore francese che, sino a questa produzione, è stato più conosciuto in Francia che altrove per i suoi ruoli leggeri piuttosto che per le interpretazioni drammatiche. Christian Clavier è conosciuto dappertutto con il diminutivo di  “Mostro d’Europa”. Il cast comprende anche John Malkovich, Isabella Rossellini, Anouk Aimee e Gérard Depardieu. “Napoleon” è stato editato dal franco-canadese Yves Langlois, al momento l’editor preferito da Simoneau.

“Napoleon” come serie Tv ha avuto a disposizione un enorme budget, all’incirca 35 milioni di dollari. Le riprese sono durate tutta la primavera, l’estate e l’autunno del 2001 e hanno toccato numerosi paesi, tra cui il Canada, la Francia e il Marocco. Molte scene sono state girate in località dove realmente la storia ha avuto luogo (ad esempio nell’Isola di Sant’Elena) ed è stata pesantemente usata la computer grafica per trasformare una calda estate in inverno per le scene delle battaglie.

Così, avendo a disposizione un budget paragonabile a quello di un importante film, è stata  utilizzata pellicola da 35 mm per le riprese; anzi, ne è stata pure usata molta, in quanto ciascuna scena è stata girata due volte: una volta per la versione francese e l’altra per quella inglese. Vi sono state anche speciali riprese per la versione statunitense che aveva necessità di suddividere le azioni per l’inserimento dei break pubblicitari. Tolti i protagonisti, vi sono stati altri 160 attori con parti recitate; alcuni erano bilingue, ma altri erano in grado di parlare solo una lingua: inglese, francese, italiano o tedesco. Questo è il punto di partenza dal quale è stato generato un enorme quantitativo di dialoghi.

Future Post

Steve Cook, il supervisore della post produzione alla Future Sound, è sempre stato un grande appassionato di cinema. Il suo entusiasmo per il mezzo e per l’era delle guerre napoleoniche deve aver rappresentato “l’occasione di una vita” per effettuare la postproduzione di “Napoleon”. Cook è stato coinvolto in un precedente film diretto da Simoneau intitolato “Ignition”, durante il quale la loro comune passione per Napoleone si è concretizzata nell’offerta da parte di Yves di effettuare il lavoro di postproduzione.

Le riprese sono iniziate nella primavera del 2001 e il modello scelto per la ripresa ha richiesto di girare una seconda volta per la versione in lingua inglese. In sei mesi di riprese  si sono avvicendati due tecnici del suono, non a causa della seconda lingua, ma per la malattia di uno dei due. La seconda ripresa sarebbe stata registrata insieme a un certo numero di tracce libere. A causa delle tempistiche, le tracce libere sono state presto dimenticate e ciò ha causato non pochi problemi a Steve Cook e al suo team: “Abbiamo dovuto riprodurre i Dat, assemblare tanti pezzettini ed effettuare numerose ri-registrazioni. Per esempio, ciò che a volte crediamo vada bene per un francese che parla inglese non va invece bene per gli americani: non supera il test dello Iowa! Così abbiamo dovuto tornare indietro e riregistrarlo...”.

Molti sound designer e tracklayer vi racconteranno che le scene di battaglia, specialmente in un contesto storico, sono le più difficili e rappresentano gli elementi di maggior sfida in un film. “Napoleon” contiene ben sette battaglie integrali, compresa una registrazione da 20 minuti di quella di Waterloo che è conseguentemente stata ridotta a soli 10 minuti. Alcune battaglie sono caratterizzate dagli elementi sonori, mentre altre, come quella di Waterloo, sono sospinte dalla colonna sonora di Richard Gregoire. Per aiutarsi con i suoni di questo tipo di battaglie, il team si è recato in un posto chiamato “Battle in Hastings”, dove regolarmente si tengono rappresentazioni di battaglie napoleoniche. “Avevamo due team del suono e abbiamo registrato tutto, tutti i fucili sul campo, i moschetti e, più in generale, tutti i suoni”.

Costruzione delle tracce

Il missaggio della versione francese era da fare prima per via della trasmissione in Francia nell’ottobre del 2002. Attorno a marzo del 2002 il team del suono ha iniziato a lavorare sulla traccia con i dialoghi, che ha richiesto tre giorni solo per proiettare il film e pianificare gli Adr. L’Adr doveva essere fatto in Francia, Canada, Londra e Germania. Come la traccia è cresciuta così è stato per il gruppo che lavorava sul suono e, a un certo punto, vi erano ben 16 editor che vi lavoravano solo per rispettare la scadenza, cosa mai sentita per una produzione televisiva.

Per la Future Post questa produzione ha saturato la loro struttura e ha impegnato la loro sala missaggio Tv per ben sei mesi. “Il suono ha impegnato tutta la nostra struttura, dato che disponiamo di un nostro Adr e di un teatro per i Foley.

Ora abbiamo acquistato quattro sistemi ProTools che sono entrati a far parte del nostro equipaggiamento di editing. Inoltre all’interno degli studi abbiamo la società Reelsound, anch’essa con sede a Pinewood. Reelsound ha realizzato tutto l’editing dei dialoghi e l’Adr, noi, invece, abbiamo realizzato tutti gli effetti sonori, i Foley e il resto”.

Bruce Gray è il capo-mixer di “Napoleon”.

Il suo assistente è Richard Lewis, che ha controllato gli effetti provenienti dai ProTools. Pensando al modo migliore di lavorare con un mix così complicato sulla loro console Ams Libra e avendo sentito che il direttore era un maniaco dei dettagli, hanno concluso che il missaggio virtuale era l’unico modo per ottenere un buon risultato. Bruce Gray spiega: “Abbiamo realizzato missaggi virtuali praticamente su tutto, così che nulla è andato su nastro sino al missaggio finale. Così, in ogni momento negli effetti da soli avresti potuto far girare 150 diversi elementi sonori, così che si è preso cura in ProTools che, a tutti gli effetti, è diventato una sorta di sub-mixer grazie al ProControl. Questo è ciò che principalmente Richard ha fatto, il che è risultato in un terribile quantitativo di missaggi. Richard bilancia gli effetti sonori e quindi abbiamo il bilanciamento globale sul banco principale. Uno dei motivi per cui abbiamo fatto così è che non abbiamo mai avuto così tanti contatti con il direttore, che sapevamo intenzione ad essere molto puntiglioso. Così, per noi essere in grado di effettuare degli “undo” con la massima rapidità era questione vitale”. Il Libra nella sala Tv mix è stato utilizzato all’incirca al 92 percento della sua potenza, con qualcosa come quattro canali inutilizzati.

L’allineamento dei dialoghi è stato assai complicato e abbastanza confuso da piccole parti di attori che non erano in grado di parlare  francese o inglese.

Queste parti hanno dovuto essere doppiate in francese e inglese. Molti dei protagonisti erano bilingue, ma attori come John Malkovich e Toby Stephens hanno parlato in inglese durante le riprese della parte francese e quindi hanno dovuto essere doppiati in francese alla Future Post.

Non meraviglia che ci siano stati oltre 7000 anelli Adr registrati per sostituire il suono di sincronismo.

Quando il regista è arrivato, le voci che fosse una persona puntigliosa sono state confermate. Aveva qualcosa da dire su ogni effetto. I mixer avevano realizzato i propri missaggi prima dell’arrivo del regista: quest’ultimo li ha apprezzati al 65 percento. Ma per tre settimane i tecnici del suono hanno lavorato sulle tracce, arrivando a correggere anche i passi con l’accuratezza di un frame! Per il team si è trattato di un lavoro piuttosto istruttivo, in quanto mentre alcuni sapevano bene cosa fare, molti altri non avevano le idee ben chiare.

Missaggio virtuale

Con il missaggio virtuale che è via via diventato qualcosa di sempre più utilizzato, forse non per la Tv, ma certamente per produzioni come questa, vi è un lato oscuro. Lo illustra Richard Lewis: “Vi è sempre la possibilità che una serie di cose non funzioni: se perdiamo una delle sessioni, se ne vanno anche tutte le automazioni e il missaggio. Facciamo sempre un backup triplo di tutto quanto almeno una volta al giorno”. Steve Cook spiega invece che “quando il regista dice qualcosa come “voglio evidenziare quel cannone lì”, tu guardi il tracklay e ti accorgi che ce ne sono almeno 20 tra cui scegliere. Il fatto negativo è che devi faticare per trovare quello giusto. Quell’attesa può a volte essere frustrante dal punto di vista del regista, in quanto lui vorrebbe che la modifica avvenisse immediatamente”.

Grazie alle dimensioni di Future Post, i ragazzi sono stati in grado di creare nuovi suoni  negli studi al piano superiore, collegati direttamente con la sala missaggio. Sempre in sala mix vi erano degli Akai e un Fairlight MFX che è stato utilizzato come dubber.

Roger Walker, Capo Sound Designer di “Napoleon”, avrebbe voluto a volte avere a disposizione altri sette o otto editor: l’editor dei cavali, quello del fuoco, degli armamenti, insomma, tutto quel genere di cose.

Le battaglie hanno ancora una volta rappresentato la sfida più intrigante e tutti i trucchi sono stati impiegati per rinforzare i suoni dei fucili che, nella realtà, fanno abbastanza poco rumore.

Quando viene presentato un progetto del suono complesso ai mixer, il loro lavoro diventa quello di provare e fare buchi, così che il missaggio possa respirare. In caso contrario si ha il problema di un “muro di suono” che diventa una “pappa”.

“Napoleon” è un’immensa produzione audio per la televisione, simile a postprodurre quattro pellicole importanti, ma il labirinto della sostituzione dei dialoghi lo mette in una prospettiva internazionale. Questo tipo di produzione Tv sta uscendo dalla straordinarietà per diventare qualcosa di “regolare”: si parla già di un altro film del genere di Yves Simoneau su Alessandro il Grande.