L'OPINIONE
Il video matrimoniale: un prodotto difficile da realizzare
a cura di Stefano Paolillo
(Vicepresidente AITC Resp. Formazione Aggiornamento)
Quando ho letto l'opinione di Vincenzo Cicconi nel numero di novembre
2002 di Broadcast & Production sono sobbalzato. Ma io lo conosco!
Con Vincenzo abbiamo avuto un ricco scambio di idee. Ritengo, però, che
in una rivista di broadcast come Broadcast & Production sia
necessario approfondire l'argomento affrontato da Cicconi.
Un'associazione professionale è un osservatorio privilegiato: tutto
transita attraverso i racconti di colleghi dalle esperienze più varie.
E sono passate in abbondanza anche le esperienze di chi, in molte zone
d'Italia, non riesce a sbarcare il lunario con gli ingaggi nel broadcast
e integra con i matrimoni. E i matrimoni, specifichiamolo, muovono
svariati milioni di euro ogni anno ed impegnano migliaia di addetti.
Il video matrimoniale rientra a pieno titolo nell'ambito
dell'audiovisivo in quanto evento comunicativo. Ha lo stesso status di
un film o di un programma televisivo. Ma è anche un prodotto
dell'ingegno, quindi un evento creativo. È anche, infine, un vero
"prodotto", soggetto ad una commercializzazione al dettaglio,
ovvero senza intermediari. Per tutte queste ragioni, il video
matrimoniale deve essere inteso come un cortometraggio: e, a mio parere,
andrebbe realizzato con gli stessi criteri (cosa che non accade).
E passiamo alle considerazioni sull'abusivismo. Il concetto stesso
rinvia all'altro concetto chiave: l'autorizzazione. In Italia non esiste
alcuna autorizzazione necessaria all'esercizio della professione di
operatore di ripresa. Non esiste, conseguentemente, alcun albo
professionale che permetta di stabilire per legge chi può e chi non
può. Quindi, tutti possono fare delle riprese. Altro discorso è farne
commercio. Nell'ambito del broadcast, l'effetto della
non-regolamentazione consente l'ingaggio di operatori di ripresa sotto
svariate forme contrattuali e fiscali. Gli operatori lavorano come
dipendenti (fissi o a tempo determinato), come liberi professionisti
(con partita IVA), come ditta individuale, come società di cui sono
soci-lavoratori e, infine, come normali prestatori d'opera con ritenuta
d'acconto. Ah, dimenticavo: qualcuno lavora anche in nero.
Nell'ambito del video matrimoniale, nella stragrande maggioranza dei
casi, è il fotografo a fornire il video come prodotto accessorio al
servizio fotografico. È, dunque, il fotografo stesso a cercare un
realizzatore del suo video. Qui nascono le prime storture dovute
all'ignoranza (nel senso di mancanza di conoscenza). L'audiovisivo ha
caratteristiche assolutamente diverse rispetto alla fotografia: ovvero,
sapere di fotografia non aiuta a conoscere la forma e il metodo del
prodotto filmico. Chi accoglie la richiesta di un video da parte degli
sposi, dovrebbe avere l'umiltà di accettare la consulenza di
professionisti competenti dell'audiovisivo. L'alternativa è la
creazione di un audiovisivo che il più delle volte è
"rozzo". Sfocature, scavalcamenti di campo, eccesso di effetti
al mixer o in grafica per mascherare la pochezza narrativa, colonne
sonore forzate. Nel migliore dei casi si vedono dei prodotti che
scimmiottano i videoclip, ma assolutamente vuoti per coerenza ritmica.
Ma, soprattutto, non raccontano nulla. Insomma, è solo imballaggio.
Tiriamo qualche conclusione. Gli sposi, che commissionano i video
matrimoniali, sono generalmente dei grandi consumatori di televisione:
come tutti i telespettatori, vogliono essere i protagonisti del
programma televisivo che racconta il loro matrimonio (Mengacci docet).
Ci sarebbero tutte le condizioni per far diventare proprio il video, e
non le foto, l'oggetto primo del desiderio degli sposi, così da far
diventare le fotografie un prodotto accessorio (tipo fotografo di
scena). Ma questa possibilità si infrange in una deficienza
commerciale. Non esistono dei posti in cui "visibilmente" si
possa chiedere un video matrimoniale. Sono gli studi fotografici che
hanno i negozi nel corso del paese e che fanno la pubblicità con
volantini e inserzioni su giornali e riviste.
Ed ecco le risposte a Vincenzo Cicconi.
In Europa si tende verso un clima di libera concorrenza. In assenza di
regolamentazioni legislative, sarebbe più efficace, a medio e lungo
termine, ristrutturare la proprio forma commerciale (imparare a vendere
il proprio sapere). E poi, per finire, proviamo a capire quanti presunti
professionisti della ripresa e della fotografia siano
"effettivamente" competenti di quello che fanno.
Naturalmente i modi per migliorare potrebbero esserci, ma di quelli è
meglio parlarne serenamente "live".