AUDIO NOTE
L'architettura "full-digital" per gli studi radiofonici
Oggi è possibile progettare e realizzare uno studio radio digitale al 100% con risultati al di sopra di ogni previsione e a costi del tutto accessibili. Inizia con questa puntata introduttiva un ciclo di "appunti audio" per scoprire come questo sia possibile. Le soluzioni suggerite sono "di parte", ma consigli e dritte possono valere anche con marchi diversi da quelli citati
a cura di Marino Vanuzzo
(presidente Feel Communications, da 15 anni progettista studi
radiofonici www.feel.it)
Quale che sia l'architettura di uno studio radiofonico, i percorsi sui
quali i segnali audio devono poter transitare sono sempre tanti. È
pertanto essenziale che la filosofia di progetto di uno studio sia
improntata alla semplicità e costruita su apparecchiature che fanno
della qualità il loro punto di forza. Nell'architettura
"full-digital" che abbiamo pensato di illustrarvi, i segnali
audio rimangono analogici solo fino ai front-end previsti per il
collegamento di apparecchiature inevitabilmente analogiche (come i
microfoni, ad esempio) e qui vengono comunque convertiti con
convertitori di alta qualità. In tutti gli altri casi, i segnali
rimangono digitali dall'inizio alla fine della catena audio: il
vantaggio è che il transito avviene senza alcuna perdita di qualità e
con tutta la versatilità che il formato digitale consente. Il mixer
digitale che abbiamo preso a modello in questa configurazione è un
Klotz Paradigm, ma in ogni caso bisogna scegliere un'apparecchiatura il
cui valore sia dato dalla elevata qualità costruttiva e di
progettazione, che assicuri una dotazione di funzioni studiata per le
applicazioni radiofoniche e che però non preveda inutili fronzoli (che
spesso incidono molto sul prezzo, ma poi di fatto non producono vantaggi
concreti). Quello che bisogna valutare in fase di scelta è la dotazione
di equalizzatori, compressori ed altri accessori che siano
preferibilmente già on-board. Nel caso di Paradigm tutto il sistema
risulta, oltre che semplice, anche alquanto elegante: questo aspetto,
pur esulando dalle note tecniche, oggi non va trascurato, perché appaga
l'utente e dà valore anche a chi, cliente o ospite (seppure
tecnicamente non qualificato), è in visita agli studi. Altra
caratteristica da esaminare in fase di scelta è l'affidabilità, che è
garanzia di importanti benefici anche nella velocità con cui gli
operatori acquisiscono confidenza e produttività nell'utilizzo della
macchina. Passando dal cuore del sistema (la consolle) all'interfaccia
con la sezione di AF, un processore d'antenna, anch'esso full-digital,
(ovviamente nel nostro caso abbiamo preferito l'Omnia) potrà trarre il
massimo beneficio da un'architettura come quella in esame: sarà in
pratica come collegare direttamente al processore la sorgente da mettere
in onda. Il processore deve essere basato su una filosofia di progetto
votata alla conservazione della massima qualità del segnale originale,
operando i processi necessari al contenimento della modulazione entro i
limiti ammessi in maniera rigorosa ed essenziale (anche qui sono del
tutto inutili e spesso costose le funzioni che esorbitano la vera
necessità di base). Il compito di un processore d'antenna è oggi assai
più delicato di un tempo, soprattutto a causa della notevole dinamica e
qualità delle attuali sorgenti digitali. Se un tempo il processore
poteva essere concepito solo come strumento per rendere più
accattivante il suono di una sorgente altrimenti povera, oltre a
renderlo compatibile con le norme di emissione, oggi lo stesso approccio
renderebbe il suono quantomeno affaticante all'ascolto, troppo carico e
distante dalla qualità alla quale oggi siamo ormai abituati. Un
processore valido è oggi chiamato a preservare la qualità originale
durante l'obbligato passaggio per le forche caudine del modulatore FM, a
darci in pratica una "qualità Cd". E per poter controllare
l'effettiva qualità di ciò che viene messo in onda, non si può
trascurare il sistema di ascolto: i monitor. Anche in questo caso, il
sistema deve essere concepito come strumento di lavoro e deve quindi
assicurare le prestazioni necessarie per poter rivelare gli eventuali
difetti del materiale sonoro destinato all'emissione. Uno studio
acustico appropriato e la scelta di diffusori monitor adeguati per
l'ascolto ravvicinato in ambienti piccoli, come gli NHT per fare un
esempio concreto, consentiranno di ottimizzare la spesa necessaria
assicurando il massimo risultato. Ottimizzazione, quindi, è la parola
chiave per descrivere e qualificare i sistemi audio radiofonici
costruiti attorno alla soluzione ipotizzata: per garantirsi un
investimento mirato alla massima qualità ed alla massima efficienza per
un risultato di ottimo impatto sul pubblico.