ALTA FREQUENZA
LA TECNOLOGIA LDMOS
Fino ad alcuni anni fa, negli amplificatori di potenza per
applicazioni UHF potevano essere utilizzati unicamente transistori
realizzati in tecnologia bipolare, in quanto i MOS per Radio Frequenza
al tempo disponibili sul mercato erano soltanto di tipo verticale
(VMOS).
a cura di Giuseppe Vacca
(Ingegnere sezione RF del dipartimento R&D della Elettronika)
Quella geometria, introducendo una elevata capacità di feedback,
accompagnata da un'induttanza di source tutt'altro che trascurabile,
presenta un campo di impiego che risulta limitato al trattamento dei
segnali a frequenze non superiori a 300MHz (banda VHF).
Essendo i transistori RF POWER predisposti dal costruttore per essere
configurati circuitalmente a source comune (il source è rappresentato
dalla flangia del dispositivo che per ragioni termiche va fissata
meccanicamente sul dissipatore a massa) viene intesa quale capacità di
feedback, la capacità di substrato presente tra gate e drain CGD:
questa, seppur di piccolo valore, a causa dell'effetto Miller,
controretroaziona l'uscita con l'ingresso, riportando indietro quella
quota parte di segnale capace di annientare il guadagno.
A livello prestazionale, la differenza principale fra i transistori di
potenza a Radio Frequenza realizzati in tecnologia bipolare e quelli in
tecnologia MOS è da ricercare essenzialmente nel guadagno. Infatti, a
parità di potenza massima d'uscita ottenibile con medesima tensione di
alimentazione, un BJT ha un guadagno caratteristico che non supera gli 8
÷ 9 dB, per un MOS si possono facilmente raggiungere i 14 ÷ 15 dB.
Dalla panoramica decritta discende che, nella realizzazione di una
catena di amplificazione completa (dalla conversione in canale fino
all'antenna), volendo adottare amplificatori dotati di transistori di
tipo BJT, si renderebbero necessari 8 o 9 stadi. Al contrario, se si
potessero impiegare dei MOS di potenza, grazie al loro maggior guadagno,
si riuscirebbero a risparmiare almeno 3 stadi intermedi e,
congiuntamente ai dispositivi attivi, tutti quegli accessori al contorno
necessari al regolare funzionamento degli stessi stadi, come
l'alimentatore, le protezioni, il sistema di raffreddamento, oltre a
realizzare una generica contrazione degli spazi ed un aumento
dell'affidabilità della catena in termini di probabilità di guasto,
essendo il sistema topologicamente realizzato da blocchi (i vari stadi)
in serie.
L'esigenza evidenziata in precedenza ha indotto i settori di Ricerca
& Sviluppo delle maggiori Silicon foundry, già impegnate nella
produzione di transistori RF, ad un'accanita corsa mirata alla
prototipazione di MOS che riuscissero a superare le limitazioni indicate
e che quindi fossero in grado di funzionare in maniera efficiente anche
a frequenze maggiori della VHF, così da estenderne il loro impiego alle
bande più basse delle microonde (bande L ed S fino a 4 GHz).
Ovviamente, il settore trainante del mercato nel processo di sviluppo
tecnologico illustrato è stato quello consumer della telefonia
cellulare, ciò è dipeso dalla globale diffusione della dual band a
1800 MHz; di fatto si è avuta una ricaduta su tutti i settori vicini
come l'Avionico-Militare e, tra i vari, ne hanno beneficiato anche le
applicazioni broadcasting in banda UHF, al di sotto del GHz.
Da alcuni anni a questa parte hanno fatto comparsa transistori di
potenza di tipo LDMOS (MOS a diffusione laterale) con una situazione di
mercato che, per quanto riguarda il broadcasting, è spartita in misura
pressoché paritetica tra due grandi marchi: Motorola e Philips, a cui
sta per aggiungersi l'esordiente ST.
Mediante l'espediente tecnologico della diffusione laterale (LD) è
stata superata la limitazione in frequenza descritta: grazie a una
notevole riduzione della capacità di feedback si sono realizzati
dispositivi ad effetto di campo molto performanti anche in banda UHF.
Alle buone caratteristiche elettriche legate alla bassa distorsione di
intermodulazione ed alla maggiore linearità sia in classe A che in
classe AB, intrinseca dei MOS, c'è da aggiungere una elevata
efficienza, migliore stabilità termica in particolar modo nelle
polarizzazioni in classe A prossime al punto di incrocio (circa 3
ampere), ma soprattutto guadagni tipici di ben 14÷15 dB in applicazioni
a larga banda, passando addirittura a valori dell'ordine dei 20 dB se si
amplifica a banda stretta.
Sicuramente ci si attende un generale consolidamento della tecnologia
LDMOS poiché, essendo relativamente giovane, è soggetta a revisioni e
cambiamenti piuttosto frequenti che vengono operati al fine di renderla
più performante e più resistente ai guasti. Abbiamo già assistito ad
un'involuzione dei dispositivi aventi tensione di alimentazione a 50V,
di contro un forte impulso sta avendo la produzione di quelli alimentati
a 32V.
E' bene ricordare che il dispositivo MOS (analogamente LDMOS) è
intrinsecamente più delicato di quello bipolare a causa della facile
perforabilità dello strato di ossido sottile presente sotto il gate.
Allo scopo di ovviare a questo pericoloso inconveniente, nelle ultime
produzioni sono stati implementati circuiti a diodi introdotti
all'interno degli stessi dispositivi, che esplicano una protezione nei
confronti delle temute cariche elettrostatiche che vengono
accidentalmente indotte (ESD).
Nel settore del broadcast gli LDMOS hanno pagato il prezzo aggiuntivo di
dover trattare potenze di qualche ordine di grandezza superiore rispetto
ai valori in gioco in applicazioni del campo telecom-GSM. Si è quindi
presentata la necessità di affrontare e risolvere una notevole
problematica termica; in alcuni progetti è stato necessario ricorrere a
processi di lappatura delle superfici di contatto tra flangia del
transistor e dissipatore, il tutto congiunto all'adozione del rame per
la realizzazione dei dissipatori stessi in luogo del tradizionale
alluminio, così da evitare pericolosi gradienti termici che a lungo
andare produrrebbero stress ai dispositivi, inficiandone di conseguenza
le prestazioni.
Già al momento, la coesistenza delle due tecnologie, BIPOLARE e LDMOS,
in apparati amplificatori di potenza dedicati al broadcast sembra
esclusa. Il cliente è orientato in modo praticamente univoco verso la
LDMOS TECHNOLOGY: questa è nettamente preminente in quanto esibisce una
linearità sensibilmente maggiore a livello di parametri video, accanto
ad una distorsione tipica inferiore rispetto alla bipolare, entrambe
caratteristiche quanto mai necessarie alla luce degli annunciati
sviluppi dei sistemi di trasmissione di tipo DVB-T (digital video
broadcasting-terrestrial).
Solamente contemplando l'impiego della tecnologia LDMOS si riesce a
minimizzare in maniera significativa l'Output Back-off, grandezza
rappresentativa della riduzione di potenza in uscita da
"pagare" nella conversione della trasmissione da analogica a
digitale. Infatti, solo in presenza di questa tecnologia è pensabile
intervenire con una efficace precorrezione del segnale digitale in fase
di modulazione, così da far tendere al minimo, quantificabile in circa
4dB, la regressione di potenza.