DOSSIER
CINEMA DIGITALE
Per il mondo del cinema è l'alba di una nuova epoca
Il digitale sta trasformando il mondo del cinema in maniera
radicale, tanto che qualcuno già grida alla "più grande
rivoluzione dall'invenzione del sonoro". Forse è troppo presto per
sbilanciarsi in giudizi di questa portata, ma è comunque certo che
l'impatto del digitale sta avendo ripercussioni su ogni passaggio della
catena produttiva. Infine iniziano a circolare i primi film prodotti
interamente in digitale, come "Star Wars Episodio due - L'attacco
dei cloni" di George Lucas. In questo ampio dossier un adeguato
"punto della situazione", partendo dall'ottimo convegno
Unitec-Smpte-Anica di Venezia
di Riccardo Russino
Venerdì 11 ottobre 2002 in tre sale cinematografiche italiane è stato proiettato un anticipo di quello che potrà essere il cinema del futuro. All'Odeon di Milano, all'Arcadia di Melzo (Milano) e al Metropolitan di Roma è andato in scena "Pinocchio" di Roberto Benigni in digitale. La triplice proiezione è stata promossa da Telespazio, azienda attiva nelle telecomunicazioni satellitari, per "dimostrare - come si legge in un comunicato stampa - l'assoluta qualità artistica del digitale, e posto questo, l'efficacia delle soluzioni satellitari". Altro obiettivo dell'iniziativa era sensibilizzare il Governo perché "Il cinema digitale è un mercato con grandi potenzialità, ma attualmente bloccato dai costi elevati delle attrezzature per l'equipaggiamento delle sale. La legge 1213/65 per il finanziamento delle opere di rinnovo non prevede oggi interventi sufficienti per consentire il passaggio alla tecnologia di proiezione digitale in un numero significativo di sale". I sostenitori del cinema digitale ovviamente non perdono occasione di mettere in evidenza i vantaggi che la nuova tecnologia porterà. Ma, accanto agli innegabili passi avanti legati al digitale, ci sono ancora degli aspetti non ancora del tutto chiari oppure delle problematiche sicuramente risolvibili, ma che vanno affrontate. Un primo fondamentale aspetto ancora da risolvere è l'individuazione di uno standard comune: allo stato attuale ci stanno lavorando Smpte, EDCF (European Digital Cinema Forum) e ITU (International Telecomunication Union). Il primo film girato in digitale è stato realizzato utilizzando la tecnologia DLP cinema della Texas Instrumental. La pellicola in questione è "Star Wars Episodio Uno: La minaccia fantasma" di George Lucas, un convinto sostenitore del cinema digitale.
Un forum alla Mostra del cinema di Venezia Per avere un'idea complessiva della problematica, abbiamo seguito il forum L'evoluzione delle professioni e l'educazione dei professionisti per il futuro del Cinema, organizzato da Unitec, A.I.C e Smpte - sezione italiana, con la collaborazione di Anica, che si è svolto a Venezia il 3 settembre 2002 (in occasione del festival cinematografico). Pur avendo come tema conduttore le professioni del futuro del cinema, gli interventi hanno affrontato anche tematiche di carattere più generale. Di seguito riportiamo i passaggi più significativi e interessanti, che sono stati moderati da Manlio Cruciatti, presente in qualità di presidente Unitec.
Aggiornamento professionale Il primo a prendere la parola è stato Gianni Massaro, presidente Anica, che ha introdotto il tema principale della giornata ponendo l'attenzione sulle figure professionali: "In un mondo che vede la tecnologia far passi da gigante i tecnici, gli utenti, le aziende e tutti coloro i quali lavorano per il cinema devono essere pronti a saper gestire i mezzi con i quali si esprimono. Questo per evitare il rischio di subire le nuove tecnologie senza avere la possibilità di integrarle nell'ambito del proprio settore di competenza". L'intervento di Francesco Alberoni, presidente della Scuola Nazionale di Cinema - centro sperimentale di cinematografia, è stato dello stesso registro. "Nella qualità di presidente della scuola Nazionale di Cinema - ha affermato Alberoni - ho fatto una scelta di eccellenza. Abbiamo tutti gli strumenti per offrire ai nostri studenti una preparazione di alto livello. La nostra filosofia è quella di prendere delle persone che hanno già delle conoscenze, e garantirgli tre anni di corso con ottimi insegnanti in modo di offrirgli la possibilità di imparare bene a fare del cinema, per portarlo al pubblico. Possiamo prendere sei studenti per ogni specializzazione. Il nostro impegno è quello di dare un apporto al mercato tecnologico. Soprattutto si vuol cercare di formare individui che abbiano sia una competenza tecnica sia accademica del loro lavoro, e che siano messi nelle condizioni di saper diffondere, con il linguaggio del cinema, le loro idee".
Il digitale ci porterà a fare cose nuove Angelo D'Alessio, Smpte-Director International Section, ha fatto il punto su dove potrà portarci l'evoluzione delle tecnologie: "Dopo aver preso atto di un'evoluzione tecnologica ed averla implementata si cerca, in una prima fase, di svolgere il lavoro al quale siamo abituati in un minor tempo, con costi inferiori e con una facilita maggiore di realizzazione. Successivamente alla prima fase di implementazione, ossia quando saremo padroni della nuova tecnologia, attiveremo una fase di sperimentazione che ci porterà a fare cose non fatte in precedenza". D'Alessio si è poi ampiamente soffermato ad illustrare le peculiarità del cinema digitale e sul suo processo produttivo. "Nel sistema Digital-Cinema le immagini che riprendiamo vengono convertite in una forma digitale; questi dati digitali vengono compressi e sottoposti ad un sistema di criptaggio e poi successivamente trasferiti, tramite un server centrale, o via satellite oppure usando supporti "pacchettizzati" (ad esempio Dvd), o su fibra ottica. All'interno del teatro o della sala, il materiale filmico ricevuto viene trasferito in una memoria di massa per poi essere letto e inviato al proiettore". È possibile individuare sei aree nel processo produttivo del cinema digitale: acquisizione (la pre-produzione); digital production (la post-produzione); mastering (la creazione di un digital master); distribuzione (via satellite, fibra ottica o dvd); l'esercizio (proiettori digitali controllo e monitoraggio dell'audio e del video); l'archiviazione (l'archiviazione digitale del materiale filmico). "Il sistema adottato per il cinema digitale - ha specificato D'Alessio - si chiama Data Centric Process Flow e come nel cinema tradizionale ha una sua parte editoriale, una fase di produzione con una conseguente post-produzione. Continuando il parallelismo definiamo subito una catena distributiva che ha come prodotto di partenza il Digital Source Master (D.S.M.) che non è altro che l'A.&P. (Answer & Printer) tradizionale. La copia per gli esercenti sarà effettuata direttamente dal D.S.M. e viene definita come D.C.D.M., Digital Cinema Distribution Master". Per quanto riguarda la distribuzione nei cinema, è alla discussione se affidare le fase di decriptaggio all'esercente o di far svolgere questa fase in maniera automatica dal proiettore stesso affinché non ci possa essere il pericolo della diffusione di copie pirata. Questo per il semplice motivo che una copia pirata digitale è identica all'originale (cd masterizzati docet). Il problema della pirateria è infatti uno dei temi più scottanti legati al cinema digitale, tanto che la National Association of Theather Owners sta valutando l'ipotesi che le copie destinate agli esercenti siano protette in modo che eventuali riproduzioni illegali possano nascondere al loro interno le informazioni necessarie per scoprire da quale copia è stata generata quella pirata. Ma per gli esercenti il passaggio al digitale rappresenta, allo stato attuale, un costo notevole. Infatti si tratta di convertire tutte le sale di proiezione: gli investimenti sono stimati in circa 200mila euro a sala. Inoltre quello che per gli esercenti rappresenta un costo, per i produttori si traduce in un risparmio, in termini di costo di stampa, di quantità di copie stampate e distribuite. Il dibattito su come dovranno essere ripartiti questi costi è aperto. Infine non bisogna trascurare l'aspetto dell'innovazione tecnologica: le nuove tecnologie cambiano con una velocità in grado di spaventare gli esercenti perché il rischio è quello di "scoprire - come ha spiegato D'Alessio - dopo pochi anni di dover rinnovare quelle apparecchiature in cui si è investito, in quanto non più utilizzabili o non più conformi ad uno standard qualitativo". Altro problema fondamentale è l'affidabilità della riproduzione di un film. "Oggi le apparecchiature per la riproduzione in D-CINEMA - è sempre D'Alessio che parla - ossia i proiettori e i sistemi di immagazzinamento del prodotto filmico, sono abbastanza affidabili, ma al contrario le apparecchiature per la decodifica dei segnali e tutte quelle periferiche che servono ai fini di una buona e corretta visione ed ascolto non hanno raggiunto un alto tasso di affidabilità".
La parola al regista Al forum è intervenuto anche il regista Paolo Virzì, che ha snocciolato con simpatia cosa la sua categoria si attende dal digitale: "ci si aspetta di poter controllare l'immagine, per poterla ritoccare e insaporire in relazione a quello che effettivamente vogliano esprimere, anche quelle volte in cui o le condizioni atmosferiche o ritmi serrati di lavoro non ci permettono di curare fino in fondo in fase di ripresa. Speriamo di non essere più schiavi del cattivo tempo ogni volta che si gira una scena all'aperto, bensì di poter ritoccare quando necessario il grigiore del cielo. Oltre a questo ci si aspetta che lo sviluppo tecnologico possa permettere di avere delle macchine da presa sempre più leggere che diano la possibilità anche ad un regista che non é abituato a sostenere il peso della cinepresa di girare con maggiore agilità una scena". "Non sappiamo - ha concluso Paolo Virzì - come sarà il cinema del futuro, proprio a causa della rapidità con cui la tecnologia si evolve, fornendo mezzi che rendono sempre più versatile il modo di realizzare un film. Sicuramente si continueranno a raccontare delle storie e ci si augura che il controllo sempre più preponderante su ciò che si realizzerà renderà il modo di farlo sempre più piacevole agli occhi degli spettatori".
I set creati in 3D Uno degli utilizzi più interessanti del digitale nel cinema è quello per l'allestimento dei set in 3D prima della costruzione materiale dei set. L'argomento è stato affrontato da Vittorio Giacci, direttore della Nuova Università del Cinema e della Televisione (NUTC). "Da circa vent'anni - ha esordito Giacci - si pensava, in anticipo sui tempi, alla possibilità di applicare la computer grafica e la realtà virtuale al cinema . In quei primi esperimenti, il computer realizzava un'immagine in 3D simulata ma del tutto aderente al modello originale di un set, in modo tale da poter anticipare tutte le problematiche dell'allestimento scenico. Sulle ipotesi di un set ricreato in maniera virtuale ognuno, regista, direttore della fotografia, scenografo, costumista e attore, poteva svolgere il suo intervento creativo. Era possibile così decidere lo studio delle inquadrature la resa cromatica il volume di arredo da scegliere e come fare interagire il proprio corpo in relazione allo spazio circostante". "Questa procedura - ha continuato Giacci - è caratterizzata dalla asincronicità, ossia tutti i collaboratori possono svolgere il loro lavoro non essendo legati uno all'altro nei tempi di realizzazione. La realizzazione di una immagine virtuale della scena da parte di un computer può essere un'azione diffusa nello spazio e nel tempo, in quanto può attuarsi su qualunque computer e in ogni parte del mondo. Grazie alla visualizzazione anticipata del set un film può assumere la sua forma definitiva prima ancora di cominciare ad esistere, grazie a un lavoro progressivo estremamente approfondito che sicuramente non si potrebbe avere lavorando in maniera tradizionale se non in produzioni ad altissimo budget". "Questo nuovo uso della tecnologia - ha precisato Giacci - va ad ottemperare a quelli che sono gli esorbitanti costi di produzione. Così si dà vita ad un modello organizzativo che vede giocare un ruolo importante alla fase di pre-produzione e conseguentemente della post-produzione. A un sistema artigianale basato sulla occasionalità, sull'assenza di programmazione, sul procedere giorno per giorno viene così a sostituirsi un procedimento di tipo programmatico, industriale basato sulla programmazione sistematica, sulla previsione organica, sul controllo progressivo, sulla riduzione fino ad un annullamento tendenziale degli imprevisti e dei rischi". "Resta da chiedersi - ha concluso Giacci - come mai una tecnologia così evoluta da tempo non sia stata attuata in Italia neppure per via teorica o concettuale nonostante un forte richiamo in termini economici per autori e produttori di un film. Oggi soprattutto in Italia le nuove tecnologie vengono solo identificate con l'effetto speciale, mentre sarà importante pensare che i nuovi mezzi tecnologici messi a disposizione devono portarci ad adottare nuove metodologie di lavoro e narrative, come l'organizzazione di nuovi processi di impostazione cinematografica".
Il computer crea le scenografie L'argomento affrontato da Vittorio Giacci è stato approfondito da Fabrizio Storaro (visual effect supervisor), che ha messo in luce come "grazie allo sviluppo tecnologico è possibile, con la computer grafica, effettuare delle pre-visualizzazioni del set. Importante è capire come passare dalla semplice visualizzazione all'attuazione, affinché la pre-visualizzazione possa servire ai fini di creare una sceneggiatura visiva". Storaro junior ha mostrato alcune immagini di "Dune", un film per il quale sono stati ricreati molti esterni nei teatri di posa. "In particolare - ha spiegato - è stata ricreata la visione del deserto con un telo alto 12 metri e lungo 110 metri che è stato opportunamente fissato a tre angoli del teatro di posa. Il deserto stampato sull'enorme telo è stato il frutto della ricreazione e sovrapposizione di tante immagini scaricate da Internet, di foto fatte ai vari deserti, e molto altro, che sono state sovrapposte e previsualizzate in 3-D, e che come risultato finale hanno dato un singolo sfondo". "Particolare - ha continuato Fabrizio Storaro - è stata in "Dune" la ri-creazione fantastica della civiltà dei Fremen. Grazie alla tecnologia è stato possibile unire nella parte inferiore tutte le fotografie della città di Petra e nella parte superiore tutti i dipinti della città; il lavoro ha avuto un buon risultato nonostante siano state ricostruite quasi tutte le visioni prospettiche della città. Grazie all'accurata realizzazione del telo raffigurante il deserto, è stato possibile ricreare diverse atmosfere semplicemente cambiando l'illuminazione dello sfondo senza avere la necessità di dover modificare la scenografia". "Questo esempio - ha concluso Fabrizio Storaro - ci fa capire che il computer è il mezzo grazie al quale possiamo ricercare immagini e modificarle a nostro piacimento per poter poi creare un prodotto visivo. Una volta stabilita l'immagine da utilizzare, potremo stampare in seguito su una serie diversa di materiali il nostro fondale in modo tale da integrare le scenografie nei casi in cui si voglia modificare prospetticamente lo sfondo di una scena e non si abbia spazio a sufficienza all'interno del teatro di posa in cui stiamo girando".
Il digitale è il futuro, ma non ancora il presente Franco Di Giacomo, presidente A.I.C., ha sfruttato il suo intervento per sottolineare che il digitale non è ancora del tutto pronto per sostituire (o affiancare) la pellicola. "Il digitale è un mezzo con il quale bisogna confrontarsi - ha esordito Di Giacomo - e mi preme sottolineare le grandi potenzialità espressive di questo nuovo mezzo, forse non ancora utilizzato al meglio. Detto questo, ammetto che per me è ancora sconosciuto, lo sto provando in queste settimane (i primi di settembre ndr) e mi sto accingendo a girare un lavoro in alta definizione. Non nascondo che questo nuovo mezzo mi è ancora estraneo, dopo 40 anni che lavoro con la pellicola mi potete capire. Penso però che bisogna avvicinarsi a questa nuova realtà in maniera diversa, la pellicola è una cosa, il digitale un'altra. Per ora nella pratica la situazione è che il digitale non mi ha ancora soddisfatto. Non voglio negare che il digitale non sarà il futuro del cinema, ma i tempi non sono così imminenti come si pensa".
Non è meglio o peggio, è diverso Importante indagare anche come si avvicinano alla realtà digitale i produttori cinematografici (quelli che, detto per inciso, ci mettono i soldi). Al forum di Venezia è intervenuto Giampaolo Sodano, presidente Eagle Pictures e presidente dell'Unione Nazionale delle Imprese Industriali di Distribuzione Multimediale. Il suo discorso è improntato all'ottimismo, ma soprattutto alla curiosità: "Al cospetto di ogni novità - ha affermato - si verificano sempre due tipi di approcci: o la resistenza o l'interesse per il cambiamento". "Personalmente credo che quando si ha l'occasione di provare qualcosa di nuovo vale la pena farlo. Quando è nato il digitale ho sostenuto la tesi "produciamo in digitale, per il semplice motivo che è nuovo e diverso rispetto alla pellicola". Verranno meglio o peggio? Non è questo il punto, questo è un ragionamento sbagliato. Non è migliore o peggiore, ma è diverso: è un'altra tecnologia che darà risultati diversi rispetto alla pellicola. Non va nemmeno posto il problema dell'integrazione tra le due tecniche, che al massimo si può affrontare a livello di esperimento. Noi abbiamo deciso di fare un investimento per produrre dei film in digitale, proprio per provare una nuova tecnologia sul campo, per vedere e verificare modelli produttivi, professionalità, risultati, qualità del prodotto. Ci siamo posti un obiettivo aziendale. Quando li avremo realizzati, questi film in digitale diventeranno un patrimonio dell'azienda ma anche della comunità dell'audiovisivo. Sarà possibile aprire una discussione in merito". Sodano ha chiuso il suo intervento con una considerazione: "le tecnologie non uccidono quelle che c'erano prima, ma vi si affiancano: la Tv non ha ucciso la radio, entrambe non hanno fatto fuori i giornali, il fax vive nonostante le e-mail. Quando il digitale si sarà affermato come tecnologia matura, si aggiungerà alla pellicola, ci sarà chi continuerà a lavorare in pellicola e chi lo farà in digitale. Non è vero che la pellicola morirà e ci sarà solo il digitale. La storia dell'audiovisivo ci insegna che ogni innovazione è diventata utile rispetto alla tecnologia precedente, che ha continuato a esistere e ad essere utilizzata. Questo nella comunità dell'audiovisivo è sempre accaduto e succederà ancora".
La post produzione e le nuove figure professionali Gianluca Rizzo, visual effect coordinator di Proxima, ha sottolineato come il passaggio dalla tecnologia ottica (con cui sono stati fatti per circa trent'anni gli effetti visivi sui film) a quella digitale (che ha ampliato la gamma degli effetti che si possono realizzare) ha portato alla nascita di nuove figure professionali, che si stanno sempre più imponendo nella catena produttiva di un film. "Per esempio nasce il DFX supervisor - ha precisato Rizzo - che è la persona che segue durante le fasi pre produzione, produzione e post produzione di un film tutto quello che riguarda gli effetti. Il DFX supervisor coordina le altre figure che lavorano sul film. Nel 2D c'è il compositor, che è la persona che assembla tutto il materiale girato durante la produzione, unisce tutti i contributi e finalizza l'effetto visivo. L'animatore del 3D è la persona che costruisce quei modelli e situazioni completamente virtuali che vanno poi inserite all'interno di un girato e che possono sostituire un'intera scena. "Gli studi di effetti visivi - ha concluso Rizzo - si stanno trasformando in case di produzione di effetti visivi, non viene fatto più un lavoro come service ma come produzione, seguendo il film dalla preparazione fino alla fine della produzione".
Gli esercenti: l'esperienza dell'Arcadia di Melzo Il digitale ,che per i produttori e i distributori si potrà trasformare in un notevole risparmio in termini di tempo e soldi, rischia di togliere il sonno agli esercenti. Se infatti possono tutti essere favorevoli ed entusiasti nei confronti della nuova tecnologia, rimane il problema dall'aggiornamento degli impianti, il cui costo (come già sottolineato) si aggira sui 200mila euro a sala. "È allo studio - ci ha spiegato Laura Fumagalli, marketing manager del cinema Arcadia di Melzo - un modello di business che vada bene sia per gli esercenti che per i distributori. È un problema che va affrontato, perché il digitale è un'opportunità per migliore la qualità della visione in sala e quindi per attirare gli spettatori". La convinzione del marketing manager dell'Arcadia è precisa: "La conversione deve portare un vantaggio competitivo, un valore aggiunto, deve darci la garanzia di continuare ad offrire al pubblico lo spettacolo cinematografico nel migliore dei modi possibili. È per questo che temiamo una cannabilizzazione di bassa qualità, una diffusione di sistemi che non garantiscano una soglia minima di qualità e creino così confusione tra gli spettatori. Oggigiorno l'esercente cinematografico ha la garanzia di poter offrire allo spettatore la visione del film nei migliore dei modi possibili, ed anche nell'era digitale vogliamo essere sicuri che sarà così: l'esperienza del film in sala deve essere superiore a qualsiasi altro contesto fruitivo". Il digitale ha esordito in Italia proprio sugli schermi dell'Arcadia, con la proiezione di "Atlantis: l'Impero perduto" e "Star Wars Episodio due - L'attacco dei cloni". "Con la proiezione in digitale - ha spiegato Laura Fumagalli durante il suo intervento a Venezia - vogliamo creare una consapevolezza. Stiamo vivendo un'evoluzione della nostra professionalità di esercenti cinematografici e dall'altra crediamo che sia importante il coinvolgimento del pubblico in questa evoluzione. Le cabine di proiezioni solo visibili agli spettatori, che possono così vedere la coesistenza tra il proiettore digitale e quello a pellicola. Abbiamo anche stampato delle brochure per spiegare al pubblico cosa significa proiezione in digitale, proprio per cercare di coinvolgerlo nelle trasformazioni in atto nel nostro settore. Inoltre - ha continuato Fumagalli - abbiamo preparato dei questionari per il pubblico per capire come era l'impatto. I risultati sono molto interessanti, e in particolare è emersa una soddisfazione per "Episodio due - L'attacco dei cloni"". "Il percorso è ancora lungo - ha concluso Laura Fumagalli - ma già adesso si colgono i primi aspetti positivi derivanti dalla proiezione digitale, dalla nitidezza dell'immagine alla stabilità qualitativa, ma soprattutto il non deterioramento della qualità dell'immagine all'aumentare del numero delle proiezioni. Questi sono aspetti che motivano la nostra scelta. Con il digitale si pone anche l'attenzione su quelle che sono le nuove opportunità di business e su quelli che sono gli usi alternativi della sala cinematografica. Ci sono state già esperimenti di proiezioni all'interno di sale cinematografiche di concerti, spettacoli teatri o dei recenti campionati del mondo di calcio. Noi crediamo che vada usato laddove ci sia una continuazione dell'identità della sala, come è stato in occasione della proiezione di "Episodio Due - L'attacco dei cloni" avevamo a disposizione delle immagini inedite, con interviste ai protagonisti del film".
L'incognita di conservare le immagini in digitale Vittorio Storaro ha chiuso il Forum analizzando tutte le problematiche relative alla conservazione delle pellicole. A proposito del digitale ha affermato: "Oggi c'è una grande confusione sul digitale, questo soprattutto per ignoranza. Si pensa che il digitale sia permanente, ma il digitale su materiale elettronico non è assolutamente permanente, anzi è molto impermanente. Negli Stati Uniti dicono molto chiaramente: "non è ancora stata provata la longevità dell'alta definizione", anzi c'è un grande allarme: se il nastro elettronico non viene trasferito può subire dei gravi danni. È un allarme molto più grande di quello che riguarda la pellicola, che già di per sé era era abbastanza grande. Il mio consiglio per chi gira in digitale è di riversare su pellicola per garantire al prodotto una longevità più alta. Un buon master è fondamentale, non solo come aspetto culturale ma anche commerciale". Storaro ha salutato la platea indicando una possibile soluzione: "Una maggiore sicurezza si potrà avere solo quando uniremo le informazioni ottiche con quelle digitali, ottenendo un'immagine ottico digitale". "Un'immagine che ha le informazioni digitali quindi precise, ma ottiche quindi messe su un materiale particolare che garantisce una permanenza più lunga. Il matrimonio tra ottico e digitale ci potrà dare non solo una migliore qualità di registrazione, ma anche una migliore qualità di conservazione nel futuro".
Da un burattino di legno a un film digitale Ecco le aziende che hanno contribuito alla realizzazione, distribuzione e proiezione di "Pinocchio" in formato digitale. Telespazio, azienda attiva nei sistemi spaziali e nelle applicazioni satellitari, ha coordinato le attività dei partner consentendo l'arrivo del film nelle sale secondo i tempi previsti. Ha curato le fasi di compressione del film e di trasporto dei dati multimediali nelle sale. Melampo Cinematografica, casa di produzione del film, in considerazione della qualità della visione garantita da Telespazio, ha autorizzato la trasformazione del film in digitale e la proiezione nelle tre sale attrezzate. Medusa, nella duplice veste di distributore del film ed esercente delle sale, ha consentito la distribuzione via satellite ed ha messo a disposizione due sale del suo circuito (l'Odeon di Milano e il Metropolitan di Roma) per la proiezione digitale. Cinecittà Digital ha messo a disposizione i propri esperti e i propri laboratori digitali per la trasformazione della pellicola nel formato adeguato alla distribuzione digitale, garantendo il massimo livello di qualità del risultato finale. Barco ha fornito i proiettori per il controllo della digitalizzazione e per le sale cinematografiche. I proiettori, basati su tecnologia Texas Instrument DLP Cine Première, sono installati su consolle Cinemeccanica. EVS ha messo a disposizione i propri consulenti tecnici e i propri sistemi (Alfa e Pictor) per la compressione del film e la gestione della protezione anti-pirateria. EVS ha anche fornito i server di sala (modello Solo). Dolby digital ha fornito il sistema Dolby DMA8 Digital Media Adapters per l'acustica delle sale digitali. Ha inoltre messo a disposizione i propri esperti per la realizzazione del master audio. Qubo ha offerto i propri servizi logistici e di know-how per la movimentazione, l'installazione e l'integrazione degli apparati D-Cinema nelle sale. Technicolor ha reso disponibile un proprio esperto per il controllo della colorimetria durante la trasformazione del film in digitale.
Come funziona il cinema digitale Il film viene sottoposto ad un processo di digitalizzazione e di correzione dei colori al fine di rendere "elettronica" la pellicola. Con le tecnologie oggi disponibili è possibile mantenere una qualità artistica vicina a quella del master tradizionale. Il film digitale viene sottoposto ad un processo di compressione MPEG-2 a 100 Mbit/s (circa 10 volte superiore alla qualità del miglior Dvd) al fine di renderne possibile la trasmissione satellitare. Il film viene quindi immagazzinato all'interno del centro servizi per la distribuzione satellitare verso le sale di proiezione. La distribuzione avviene via satellite in modalità IP Multicast, una sola volta, prima dell'inizio della programmazione del film nelle sale. Una volta scaricato il film presso il server del cinema, speciali sistemi di protezione ne consentiranno la proiezione solo per il periodo di programmazione previsto. Il livello di sicurezza contro gli atti di pirateria rappresenta uno dei punti di forza del sistema in quanto superiore a quello offerto dalla distribuzione tradizionale. Sofisticati sistemi di protezione intervengono sia durante la trasmissione sia nella fase di proiezione, consentendo la rintracciabilità dei titoli proiettati. La tecnologia digitale, già ampiamente utilizzata nella realizzazione di film di fantascienza, effetti speciali e animazioni, viene impiegata per la distribuzione e la proiezione nelle sale.
I vantaggi del cinema digitale Questi i vantaggi che i sostenitori del cinema digitale individuano nella nuova tecnica cinematografica e che Barco ha riassunto in un pratico memorandum.
PRODUZIONE E POST-PRODUZIONE CINEMATOGRAFICA risparmi sui costi di ripresa, riscontri anticipati sulla qualità del materiale girato, maggiore predisposizione agli effetti digitali.
DISTRIBUZIONE CINEMATOGRAFICA evoluzione dei modelli di distribuzione, riduzione dei rischi di tiratura e dei costi legati alla stampa e alla movimentazione delle pellicole.
AGENZIE DI PUBBLICITÀ possibilità di nuovi modelli per la pubblicità nelle sale.
SALE CINEMATOGRAFICHE possibilità di nuovi servizi da offrire alla clientela; nuovi modelli di programmazione dei titoli ( doppiati, in lingua originale, con o senza sottotitoli); eventi in diretta come incontri sportivi, eventi culturali, festival del cinema; usi commerciali (conventions, eLearning, eCommerce).
CULTURA possibilità di trovare maggiori spazi per le opere prime e per i lavori di autori "minori" grazie ai vantaggi per la produzione e la distribuzione.
ECOLOGIA il ciclo di vita, sempre più breve, dei film richiede oggi la stampa di centinaia di copie in pellicola che devono presto andare al macero. Il digitale non inquina.
LA DISTRIBUZIONE VIA SATELLITE permette una vasta copertura territoriale con una piccola parabola televisiva in ricezione, garantendo contemporaneamente costi limitati ed un livello di sicurezza adeguata.
L'esperienza digitale del cinema Arcadia di Melzo (Milano) L'Arcadia di Melzo (Milano), un multiplex con cinque sale e 1510 posti, è il primo cinema in Italia dotato di impianto permanente per proiezione digitale D-Cinema. La sua esperienza all'avanguardia potrà essere utile per lo sviluppo del cinema digitale in Italia. "Il D-Cinema - spiegano all'Arcadia - è un sistema mediante il quale le immagini non sono più proiettate sullo schermo utilizzando la tradizionale pellicola 35mm, ma immagazzinate su un server e inviate ad un proiettore digitale. La proiezione digitale assicura una qualità elevatissima di immagine e suono, e una presentazione sempre costante dalla prima all'ultima proiezione". Atlantis: L'Impero Perduto della Walt Disney è stato il primo film ad essere presentato in Italia e in esclusiva nazionale all'Arcadia in versione digitale. La prima proiezione digitale aperta al pubblico è avvenuta il 21 dicembre 2001. Sempre in esclusiva nazionale Arcadia ha poi presentato Star Wars Episodio 2 - L'Attacco dei cloni di George Lucas in versione digitale sia italiana che inglese. Pinocchio di Roberto Benigni è stato invece il primo film italiano ad essere presentato in digitale all'Arcadia. La proiezione digitale D-Cinema avviene con l'utilizzo di un server collegato al proiettore digitale BARCO D-Cine Premiere su consolle Cinemeccanica, unico proiettore digitale certificato THX, che utilizza l'avanzatissima tecnologia DLP Cinema (Digital Light Processing) della Texas Instruments. Il DLP Cinema utilizza tre microchip DMD (Digital Micromirror Device) per il controllo dell'immagine. All'interno di ogni DMD sono montati 1,3 milioni microspecchi capaci di oscillare indipendentemente gli uni dagli altri così da riflettere i tre colori primari della luce (verde, rosso e blu) e formare sul grande schermo le immagini cinematografiche. Ogni microspecchio è grande circa un quarto della sezione di un capello umano. L'unità DOLBY DMA8 completa l'installazione digitale. Le cabine di proiezione sono completamente visibili agli spettatori e tutti possono verificare direttamente tecnologie, impianti e funzionamento dell'intero sistema digitale.
Come è nato "Star War Episodio 2 - L'attacco dei cloni" La peculiarità di Star Wars Episodio 2 - L'Attacco dei cloni è la completa digitalizzazione di ogni fase della realizzazione del film, dalle riprese alla proiezione in sala. "Episodio II" infatti è la prima produzione americana ad alto budget ad essere stata girata non più con la tradizionale pellicola 35mm, ma con nastri digitali utilizzando la nuova macchina da ripresa digitale della Sony, la HDCAM HDW-F900 1080/24p con lenti modificate appositamente dalla Panavision. Questo camcorder è stato realizzato per lavorare nel settore della cinematografia elettronica. È dotata di tre CCD 16/9 in alta definizione con una risoluzione di oltre 2.200.000 pixel per colore primario a 12bit. La sezione di registrazione incorporata nel camcorder registra su cassette simili al digital betacam con una durata compresa tra i 40 e i 50 minuti di registrazione. Ma ciò che contraddistingue la HDW-F900 dalle attuali video camere è soprattutto quello di poter registrare la immagini a 24 fotogrammi progressivi al secondo (24p), proprio come una convenzionale macchina da presa 35mm (invece di scomporre il fotogramma in due "semiquadri" come avviene oggigiorno nelle riprese effettuate con le video camere digitali). Questo aspetto tecnico, indispensabile per poter sottoporre il film al successivo montaggio e alla elaborazione di complicati effetti visivi, rende questa nuova macchina da presa la prima vera digital movie camera. Le immagini hanno una definizione di 1920 per 1080 pixel con una risoluzione prossima a 2k, cioè la risoluzione minima che il cinema considera per la proiezione su grande schermo. Una volta terminate le riprese e il montaggio, la produzione ha a disposizione un master digitale. Il distributore del film, tenendo conto della presenza di sistemi di proiezioni digitali, decide la modalità di distribuzione: tradizionale cioè stampando centinaia di copie in 35mm, o digitale, cioè trasferendo il film su dischi ottici o inviandolo via satellite direttamente ai multiplex affinché venga proiettato con i nuovi proiettori digitali.
Una giornata per comprendere l'alta definizione Lo scorso16 novembre si è tenuto a Roma un corso tecnico operativo sull'utilizzo delle tecnologie ad alta definizione, organizzato da Panasonic Italia, A.I.C. (Associazione Italiana degli Autori della Fotografia) ed A.R.C.O. Due. Il corso, tenuto presso la sede della società A.R.C.O. Due, era indirizzato a direttori della fotografia, operatori ed assistenti operatori. Lo scopo era quello di fornire le nozioni basilari per utilizzare al meglio le tecnologie digitali nel settore delle riprese cinematografiche, televisive e nella post-produzione. La partecipazione è stata considerevole. Fin dalla mattina, oltre 120 persone hanno affollato i locali impeccabilmente attrezzati dalla A.R.C.O. Due, che recentemente ha acquistato due Camcorder AJ HDC27FE VariCam ad alta definizione della Panasonic. Il programma è stato serrato. Fabio Farina, technical and sales support specialist della Panasonic, ha avuto il compito di gestire la parte preminente del corso, che è scorso fluido anche grazie all'apporto di numerosi esempi filmati che di volta in volta mostravano lo svolgimento pratico delle descrizioni tecniche. Dopo un'introduzione su nozioni teoriche dello standard HD, si è passati a descrivere la tecnologia del Variable Frame Rate, sviluppata da Panasonic e applicata alla telecamera VariCam. Molti dei presenti, che provenivano dal mondo cinematografico, hanno apprezzato le nozioni propedeutiche sul linguaggio televisivo e sui termini tecnici usuali. Ampio spazio è stato dedicato ad uno dei punti di forza della tecnologia Panasonic, il gamma cinematografico, che consente ad una telecamera, insieme ad altre caratteristiche peculiari, di avvicinarsi a quei parametri, come la latitudine di posa e la resa colorimetrica, che hanno permesso alla pellicola di essere il punto di riferimento della qualità visiva. È stata poi presentata una approfondita analisi dei menu operativi della telecamera. Dato che una parte determinante della qualità del prodotto finale in alta definizione è demandata alla sezione ottica, la Trans Audio Video ha presentato le ultime novità della Canon. Sergio Brighel, dopo aver menzionato le caratteristiche fisiche dei nuovi prodotti appositamente sviluppati per l'alta definizione, ha descritto le soluzioni Canon dando enfasi ad indicazioni operative sull'uso più appropriato. La sessione pomeridiana ha presentato due film girati con la telecamera AJ-HDC27FE e riversati su 35mm. Entrambi erano di produzione giapponese. Il primo, "Kyoka", è un corto di circa 15 minuti che ha mostrato immagini suggestive di un'ambientazione tipicamente nipponica. Ha molto colpito la definizione e la resa fotografica. Il secondo film presentato, "La scelta di Hercules", è un poliziesco tratto da una storia vera, accaduta nel 1972, riguardante un'operazione di polizia atta a sgominare un gruppo di terroristi. "Un aspetto interessante - è stato spiegato - è che il film è stato girato per buona parte in montagna, a 1.169 metri con una temperatura di -15°". E secondo quanto affermato dalle persone della Panasonic, la telecamera, pur operando in condizioni limite, non ha avuto alcun problema tecnico. La resa delle immagini, secondo molti spettatori, è stata di grande qualità ed indistinguibile da una produzione originale in 35mm. In merito alle problematiche relative alla post produzione e al film transer, ha dato il proprio contributo di esperienza Augusto Pelliccia della Augustuscolor, che ha descritto l'iter completo della realizzazione di un film, dall'ingresso della videocassetta in stabilimento, all'uscita su una pellicola cinematografica. Durante gli intervalli, tra una proiezione e l'altra, sono intervenuti, in veste di testimonial, il regista e direttore della fotografia Italo Pesce Delfino, che per primo in Italia ha girato un cortometraggio in digitale intitolato "Red Pause", ed Enzo Napoletano, direttore della fotografia della sede Rai di Napoli, che ha girato due corti. Entrambi hanno ribadito l'importanza di evitare confronti tra alta definizione e pellicola. Le nuove tecnologie, secondo gli intervenuti, aprono nuove frontiere, con opportunità ancora da esplorare, sia in termini di linguaggio sia di creatività. Questi interventi hanno preparato il terreno per un acceso dibattito tra il pubblico e chi aveva già avuto esperienze di produzioni in HD. Un argomento che è stato sviscerato fin nei minimi dettagli ha riguardato le problematiche inerenti l'editing, con i passaggi tra gli standard 24 e 25 fotogrammi al secondo. Grazie anche al contributo di Andrea Burla e David Tesi, due profondi conoscitori del mondo editing, on e off-line, è stato chiarito in quale modo i moderni sistemi di montaggio sono in grado di affrontare il passaggio tra i diversi standard, consentendo un'operatività che lascia sempre più spazio alla creatività. Una parte rilevante della discussione si è incentrata sull'economicità della produzione in alta definizione. Come esempio è stato citato il film "La scelta di Hercules", che in origine era stato progettato per essere girato in 35mm. Salvatore Palillo, general manager della divisione Broadcast di Panasonic, ha spiegato che era stato stabilito un budget di circa 25mila metri di pellicola 35mm. Grazie all'utilizzo della tecnologia digitale è stato possibile girare in elettronico, l'equivalente di 60mila metri di pellicola. Nonostante questo, con inclusa la post produzione ed il film transfer, il costo totale della parte tecnica e dei materiali di consumo è stato inferiore ad un quarto di quanto necessario con la pellicola. Comunque, l'impressione generale che si è avuta, è che ci troviamo all'alba di una nuova era e c'è ancora una gran parte dell'universo alta definizione che deve essere esplorato, e le cui problematiche richiederanno nuove competenze ed un'esperienza consolidata per consentire un utilizzo del pieno potenziale. Una nota di merito va spesa per gli organizzatori dell'iniziativa: tenere inchiodate ad una poltrona, di sabato, oltre cento persone, per circa nove ore è un'impresa difficile. Il plauso va a Panasonic e ad A.R.C.O. Due per gli argomenti trattati e per l'inappuntabile organizzazione. Gli intervenuti hanno avuto l'occasione di migliorare la propria conoscenza di un mondo che, molto spesso, viaggia più velocemente anche di quanto chi opera all'intero possa capire. Ben vengano iniziative simili, che permettono non solo di acquisire know-how operativo, ma offrono l'occasione di condividere esperienze utili alla crescita culturale e professionale.
Il digitale guida la riscossa del cinema di provincia Il digitale potrà segnare la riscossa del cinema in provincia. Infatti se solo su corso Vittorio Emanuele a Milano si affacciano oltre 15 sale cinematografiche (alle quali si aggiungono molti altri cinema cittadini), nei comuni medio-piccoli la realtà è diametralmente opposta. Una situazione figlia della crisi del cinema degli anni 80, che ora il progetto Microcinema mira a scardinare. Il digitale, e le sue potenzialità, sono il mezzo con il quale portare a termine questo obiettivo. Microcinema è una società creata di liberi professionisti (avviata in collaborazione con il centro studi e ricerche della Rai) all'interno della quale Euphon recita la parte principale, possedendone il 24.5 per cento e apportando le proprie conoscenze per le attività di digitalizzazione, post produzione e comunicazione satellitare. "Nel dettaglio - si legge in un comunicato stampa di Euphon - il progetto si concreta nella trasmissione digitale di film attraverso la rete satellitare, con l'intento di creare e gestire un network di sale di media dimensione, in aree scarsamente servite dai cinema esistenti, ad alto contenuto tecnologico (videoproiettori digitali, impianto audio, downlink satellitare) per la proiezione di film e di altri contenuti audiovisivi, e per lo svolgimento di attività collegate alla multimedialità (videoconferenze, educazione a distanza)". Il progetto sarà sviluppato seguendo due direzioni: aree geografiche con scarsa penetrazione di sale cinematografiche (dove il mercato potenziale è maggiore); sale a basso contenuto tecnologico, per le quali si rende necessario ammodernare i vecchi impianti di proiezione. Terminata la prima fase, che è servita per porre le fondamenta di Microcinema (dalla catena tecnologica ai contatti con i fornitori di contenuti e con gli esercenti), il passo successivo è quello di vero e proprio star-up del progetto, che prevede come principali attività: l'affiliazione delle sale con relativa ristrutturazione, il set up della centrale operativa di Torino, la negoziazione dei contratti per i film con i distributori cinematografici. Parallelamente Euphon e i partner di Microcinema stanno lavorando alla creazione, con il contributo delle parti interessate (istituzioni, esercenti, distributori, fornitori di tecnologia) di un numero limitato (4/8) di sale pilota, ubicate in grandi centri urbani (Torino, Milano, Roma, Napoli) per la promozione del progetto e per un test operativo dei cicli di produzione. "La conversione al digitale - ha commentato Roberto Rocchietti, presidente di Euphon - migliora la distribuzione cinematografica riducendone i costi e garantendo una qualità tecnica costante (audio e video) e di alto livello. Consente quindi l'ampliamento dell'offerta in termini di numero di titoli e di copertura territoriale di aree geografiche meno servite". "Attraverso la distribuzione digitale promossa da Microcinema - ha concluso Rocchietti - è possibile ottenere una maggiore economicità delle sale grazie ad usi alternativi al cinema, come la diffusione di programmi Tv, attività multimediali, educazione a distanza, tele conferenza e centri con collegamento Internet veloce". Interessante il test condotto, lo scorso 19 novembre, da Euphon e dal Museo Nazionale del Cinema di Torino: "Cinema digitale: alla ricerca di uno standard possibile". Si è trattato di un test comparativo di gradimento tra diversi sistemi di proiezione. Al test hanno partecipato oltre 200 tra addetti ai lavori, giornalisti e semplici appassionati di cinema. Allo scopo sono state effettuate tre proiezioni di uno stesso soggetto (il trailer di "Dragonfly" e due minuti estratti da "Romeo e Giulietta"): una nella tradizionale pellicola 35 mm, una in alta definizione e una in standard definition. Le attrezzature di proiezione sono state nascoste alla vista dei partecipanti alla sperimentazione, a cui è distribuito un questionario per manifestare, al termine di ogni visione, le osservazioni personali e un voto all'immagine. Le proiezioni sono state fatte su uno schermo di 8 metri di base per 3,40 di altezza (rapporto 2,35 a 1) e tutti i formati sono stati proiettati con lente anamorfica (2,35:1) per tutte le proiezioni (pellicola e video HD e SD). I filmati sono stati proiettati con sistemi di diversa qualità e di diverso costo industriale (server, trasmissione satellitare, telecinema). È importante sottolineare che i formati non rappresentavano l'attuale stato dell'arte della proiezione digitale, bensì un livello oggi commercialmente possibile. I differenti sistemi utilizzati per le proiezioni sono stati: proiettore Kinoton pellicola 35 mm; Videoproiettori 8000 e 3000 Ansi lumen formato video High Definition compressione 80 MBits/sec; formato nativo 1280 x 1024 caricato su server EVS. Formato Standard Definition, compressione 10 MBits/sec. Sorgente Betacam digitale, caricato su server EVS. I filmati campione in digitale sono stati ottenuti mediante telecinema delle copie in pellicola utilizzate durante il test. E' stata volontariamente utilizzare una catena commerciale a basso costo per verificare il gradimento del risultato ottenuto in questo modo. Considerando 100 il gradimento della pellicola, quello in HD è stato l'83% rispetto alla pellicola e quello SD l'81,4%. Inoltre il formato elettronico è più gradito dagli under 30, risultato dovuto all'abitudine all'immagine televisiva e la disabitudine a quella chimica cinematografica. Al contrario la pellicola risulta ancora più amata dai cinefili. Il risultato di gradimento dell'81,4% del segnale video SD rispetto alla pellicola d'origine ne conferma la bontà, soprattutto tenendo conto che quest'ultima è ancora molto migliorabile. Il risultato dell'HD si avvicina di più a quello della pellicola ma non lo raggiunge, mentre lo standard SD richiama di più alla mente un formato proprio nuovo, più vicino agli standard televisivi "acrilici". La qualità dell'HD utilizzata non era al meglio delle sue potenzialità per una serie di problemi tecnici tuttora in discussione.
Lo standard di Microcinema Lo standard adottato da Microcinema permette di avere proiezioni di qualità paragonabile al grande cinema per sale di dimensioni ridotte. Infatti in queste sale è possibile usare uno standard inferiore senza perdere qualità. Questo è dovuto ad un rapporto proporzionato tra la misura dello schermo e la distanza dalle poltrone. La massima dimensione dello schermo è di 8/10 metri di base, la risoluzione è di 1280 per 1024 pixel, il contrasto è 1:1000, il bit rate è 10 Mbit/sec, la luminosità è 5000/6500 ansi lumen. Ogni sala sarà dotata di un server, e un software capace di gestire proiezioni, controllo remoto, anti-pirateria.
Premiato il camcorder digitale Panasonic La Panasonic ha ricevuto dalla National Academy of Television Arts and Sciences il prestigioso Technical Emmy Award per aver realizzato il primo camcorder in grado di realizzare riprese secondo la tradizionale tecnica cinematografica, ma con la convenienza del video digitale. Il prodotto in questione è il VariCam AJ-HDC27FE, un camcorder ad alta definizione espressamente progettato per produzioni cinematografiche. Tra le caratteristiche fondamentali va ricordata la possibilità di effettuare riprese con scansione progressiva a 24 fotogrammi al secondo e con una latitudine di posa molto vicina a quella della pellicola cinematografica. L'AJ-HDC27FE inoltre è un camcorder a frame rate variabile che permette agli operatori di scegliere da 4 fotogrammi al secondo fino a 60 fotogrammi al secondo a singoli incrementi. Il risultato è una ripresa che permette effetti di slow e fast motion direttamente in acquisizione. Fra i possibili formati HD, Panasonic ha scelto il formato 720/60p, che è l'unico che permette di avere fino a 60 frame progressivi al secondo, e quindi di realizzare direttamente durante le fasi di ripresa gli effetti di under/over cranking tipici della cinepresa. Un vantaggio chiave delle riprese ad alta definizione è costituito, rispetto alla pellicola, dall'economicità del sistema di archiviazione che utilizza una comune videocassetta DVCPRO che arriva alla durata di 46 minuti. Il materiale ripreso in digitale, rispetto alla pellicola, può essere elaborato in post produzione senza alcun passaggio e costo intermedio. Infine, la possibilità di rivedere istantaneamente quanto girato permette di apportare direttamente sul set eventuali modifiche che si riscontrassero necessarie. L'AJ-HDC27FE registra per 46 minuti a 720/60p (720 linee a 60 frame per secondo) su cassetta large-size DVCPRO fornendo una sensibilità equivalente a 640 ASA a 24p/shutter 180° ed è quindi in grado di riprendere nelle condizioni di luce più disparate; il guadagno elettronico della telecamera VariCam può essere impostato per ottimizzare i livelli del segnale a scelta dell'operatore fra - 6 e + 36 dB in 12 step. Utilizzando il Frame Rate Converter sviluppato da Panasonic, le immagini possono essere convertite a 1080/24p o in altri formati tra cui lo standard PAL.L'AJ-HDC27FE, utilizzato con un frame rate di ripresa molto basso e senza otturatore, può anche creare in tempo reale effetti speciali quali trascinamento e deformazione. Grazie ad un sistema avanzato di correzione colore, che utilizza una matrice a 12 poli, si possono variare singoli colori senza modificare la colorimetria totale dell'immagine. Il camcorder offre la scelta tra 12 set up diversi che possono essere memorizzati internamente o su una memory card removibile. Il consumo è inferiore ai 32 watt (39 watt in condizioni operative con ottica, viewfinder, VTR in funzione e SDI attiva). Due uscite SMPTE 292M HD-SDI permettono il monitoraggio diretto tramite un monitor in formato 720p/60 oppure la registrazione per applicazioni di Studio Mastering con conversione A/D 10-bit e banda piena tramite un D5-HD. In Italia due esemplari AJ-HDC27FE sono stato acquistati da A.R.C.O. DUE, un'importante società specializzata nel settore cinematografico, che ne ha poi noleggiato uno per le riprese del cortometraggio "Red Pause" del regista Italo Pesce Delfino (prodotto dalla Sidecar Films & TV e dalla Cydonia). l cortometraggio sarà trasferito in pellicola per la proiezione nelle sale cinematografiche. Questo il commento di Italo Pesce Delfino: "Allo stesso modo del contenuto, la forma espressiva scelta produce significato. In questo senso le nuove tecnologie permettono di espandere le possibilità del linguaggio filmico". La AJ-HDC27FE è stata utilizzata anche per le riprese di "Carrie", un film basato sull'omonimo libro di Stephen King, che è stato trasmesso ai primi di novembre dalla NBC. "Sono completamente soddisfatto della performance della VariCam in questo progetto - ha spiegato il direttore della fotografia Victor Goss -. Mi piace il modo in cui riprende e la considero la telecamera che più si avvicina alla pellicola, per questo motivo ho richiesto con forza di usarla per "Carrie". In particolare la telecamera rappresenta con profondità e sottigliezza i colori verdi, i kaki ed i toni della pelle ed inoltre gestisce la sovraesposizione in modo molto simile alla cinepresa".