SPECIALE

News in digitale

Realizzare un Tg con il digitale

Studio Aperto è stato il primo telegiornale in Italia a passare alla produzione completamente in digitale (vedi al proposito B&P dell’ottobre 2001). Un attore, e quindi testimone, di questo cambiamento ci svela i dietro le quinte, le novità, i cambiamenti subiti dal flusso lavorativo e l’approccio alla materia. Inoltre ci offre una panoramica su come sta cambiando il modo di lavorare nel giornalismo Tv in Italia e nel mondo
di Stefano Pancera 
(vicecaporedattore e membro del team 
di formazione al digitale di Studio Aperto)

Su una popolazione di 58 milioni di persone e 24 milioni di famiglie, sono 21 milioni (87,5%) le case italiane con almeno un apparecchio televisivo. Un’offerta che si basa da anni sostanzialmente su tre tipologie: informazione, film e serie Tv . Da sole esse valgono praticamente il 51% di tutta l’offerta televisiva annuale. Oggi, dal punto di vista pubblicitario, l’informazione targata Mediaset vale oltre 131 milioni di euro, circa 250 miliardi di ex lire l’anno. Leader è il Tg5 con oltre 100 milioni di euro, seguono Studio Aperto con 18,4 milioni e Tg4 di Emilio Fede con 12,5. Solo l’edizione delle 20 del Tg5 ha raccolto nel 2001 oltre 58 milioni di euro.

Il percorso che porta alle news in digitale
I primi grandi reporter maneggiavano da soli la cinepresa, generalmente 16mm in bianco e nero e il racconto per immagini di fatto coincideva con il loro vissuto. Fino agli anni 70 gran parte dei servizi esterni dei telegiornali Rai erano ancora realizzati utilizzando cineprese 16mm e la sonorizzazione era effettuata con un registratore audio sincronizzato (Nagra). Sembra preistoria, vero? A partire dagli anni 90 con i Vcr comandati da computer e la registrazione su disco fisso locale, le fasi di editing sono diventate più veloci ed efficienti: bastava trascinare con il mouse le clip che rappresentano una serie di scene per realizzare le sequenze aggiungendo suoni ed effetti speciali. I Pc più attuali (dotati di processori veloci e dischi di grandissima capacità) la diffusione del formato compresso Mpeg2 e della Lan in fibra ottica, permettono oggi un editing digitale “condiviso” tra diversi utenti di una stessa rete Lan.
Il superamento del montaggio in digitale stand alone consente dunque un approccio totalmente nuovo nelle modalità di produzione dell’informazione televisiva.
L’esperienza Mediaset: le news di Italia Uno
L’introduzione della produzione digitale nell’area news del gruppo Mediaset è partita da un pre-requisito irrinunciabile: “garantire sempre e comunque al broadcaster le identiche caratteristiche di qualità tecnica e di accuratezza della produzione analogica senza mai interrompere il normale flusso di messa in onda”. 
Non a caso infatti la possibilità di mantenere nel tempo sia gli ingenti investimenti tecnologici pregressi sia il patrimonio dei contenuti filmati, ha rappresentato di fatto la spina dorsale verso l’editing non lineare di molte aziende televisive europee (Rai/Mediaset/Tf1/Bbc/Zdf) e la conseguente informatizzazione del ciclo produttivo nelle news. In sostanza la scoperta di una tecnologia capace di compattare le immagini ed interagire con l’utente finale permettendo una nuova modalità di distribuzione non implicava necessariamente una nuova modalità nel reperimento delle risorse. Il digitale nelle news di Mediaset si è innestato su modalità di lavoro, esperienze, automatismi, consolidati nel tempo all’interno di redazioni già formate e operative con successo da anni. La scelta di non creare delle “nuove redazioni ad hoc” (come è stato ad esempio nel caso di RaiNews24) ma di far migrare verso i nuovi sistemi le redazioni esistenti, ha portato con sé una serie di rilevanti conseguenze. La più importante è che si ha a che fare con professionisti (giornalisti e personale non giornalistico) che hanno un bagaglio culturale e professionale già consolidato da molti anni nella stessa azienda. Un’altra delle caratteristiche che rendono unico il progetto digitale di Mediaset è che sta avvenendo in corso d’opera. I telegiornali (Studio Aperto ne è il primo riuscito esempio) mantengono per intero la loro organizzazione interna, le specifiche competenze di redazione, le peculiarità del linguaggio visivo, la linea editoriale, lo standard di emissione in qualità broadcast. Punto di forza delle news digitali Mediaset è dunque la produzione digitale broadcast, trasparente all’utente, che mantiene tutti i vantaggi della diffusione generalista e delega a Mediadigit, la new media company del gruppo guidata da Yves Confalonieri, tutte le diverse possibili declinazioni per i nuovi business su nuovi media. All’inizio poteva sembrare un sogno possibile solo sulla carta. Da una parte si trattava di integrare tra loro, per la prima volta, tecnologie diverse di differenti aziende in una combinazione mai sperimentata prima in nessuna altra realtà televisiva del mondo. Così lo staff di VideoTime diretto da Manlio Cruciatti, con la collaborazione di Marco Pellegrinato responsabile della Ricerca Sviluppo e del team produttivo coordinato da Roberto Voltolini, ha realizzato quello che all’inizio era solo una “utopia informatica” scarabocchiata alla lavagna. Dall’altra, per avviare quello che nel progetto partito due anni fa era un telegiornale “beta test”, per dirla nel linguaggio dei programmatori, bisognava anche introdurre un cambio di mentalità, una condivisione delle reciproche conoscenze. Cambiamento culturale che ha coinvolto tutto l’intero corpo dei giornalisti, dei rappresentanti sindacali e della produzione news di Mediaset. Questa seconda delicatissima fase (contrattuale, sindacale, strategica) è stata progettata e seguita direttamente dalla Direzione Generale News diretta da Mauro Crippa e Andrea Delogu. Come vedremo, a fronte di importanti investimenti iniziali e di una (per ora) assenza di business, con l’introduzione del digitale nelle news in parte si riducono i costi (fattore cruciale in un mercato pubblicitario) e soprattutto si abbatte il time to market nella creazione e nella proposta di nuovi programmi come ad esempio gli speciali news monografici o le brevi serie di tre/quattro puntate di “instant Tv” legate ad argomenti di attualità (Bin Laden, delitto di Cogne, Padre Pio ecc.).
Il caso Studio Aperto
Se entrate oggi nella redazione di Studio Aperto, il telegiornale di Italia Uno, noterete qualcosa di insolito per una redazione Tv: non ci sono cassette beta. Solo computer e monitor. Quello che prima i giornalisti potevano realizzare solo in alcuni giorni con lunghe ricerche d’archivio, oggi può essere portato a termine in pochi minuti. Ora il redattore di Studio Aperto può infatti consultare direttamente tutto il materiale presente negli archivi digitali, visualizzarne il contenuto sulla propria scrivania ed editare, in un assemblaggio semplice, il suo servizio. Senza correre da una sala di montaggio Rvm all’altra, da una scrivania di un collega al desk immagini, o viceversa. Il redattore confeziona direttamente dalla propria workstation l’intero servizio, pronto per la messa in onda.
Contemporaneamente la line e la direzione possono controllare a intervenire dalle loro postazioni sull’intero work flow del telegiornale. Una velocità produttiva molto elastica e tale da consentire un’informazione più ricca, più aggiornata, ma non per questo meno attenta o meno sofisticata. L’editing complesso è infatti delegato a una stazione digitale di post produzione (DNE2000) totalmente dedicata alla testata Studio Aperto. Proviamo a seguire più da vicino le principali fasi operative nella realizzazione di questo telegiornale digitale 
Filing e Daily Server
Il sistema digitale integrato (Sony/Media 360/Ann) è composto da alcune stazioni di “Filing” utilizzate per acquisire il materiale video in entrata (SDI) e renderlo disponibile nei server dove potrà essere lavorato (Mpeg1, Mpeg 2). Da queste postazioni di Filing corredate di Vtr Sony Betacam SX, Cd player e DAT è possibile dunque acquisire video e audio: ricezioni da ponti e satelliti, agenzie video come Aptn, Reuters, girati ENG, dirette dalle varie regioni, collegamenti satellitari, lanci extra delle agenzie video, contributi dall’archivio Mediaset , e tutto quanto può essere utile a confezionare il servizio. Tutti questi diversi contributi video e audio vengono dunque acquisiti e indirizzati nel Daily-Server, dove rimangono per quattro giorni prima di essere re-indirizzati in un altro grande archivio/server digitale news.
Clip Server
Mentre avviene questo processo di acquisizione viene anche realizzata contemporaneamente una copia in bassa qualità su Clip Server, che sarà utilizzata dai redattori per l’edizione dei servizi. Operazione del tutto trasparente per il giornalista-utente del sistema che “vede” e usa il solo server di bassa qualità. Questo “sdoppiamento” del segnale consente di rendere disponibile contemporaneamente su tutti i desktop delle tre sedi milanesi di Mediaset connesse alla rete interna in fibra ottica (routers Cisco Catalyst) la visione e la lavorazione, in contemporanea, dei video presenti nel server di bassa qualità. Per fornire immagini contemporaneamente a molti utenti, il sistema Sony usa dunque due server nei quali copia le stesse immagini: uno immagazzina le immagini in alta qualità, un secondo quelle a bassa qualità. I giornalisti visionano le immagini ed assemblano il servizio usando il server di bassa qualità, per poi “consolidarlo” con un click del mouse solo i contributi necessari presenti nel server di alta qualità. Al termine del loro lavoro il server di alta qualità esegue il montaggio del “pezzo” e lo invia automaticamente in scaletta al server di messa in onda. Ovvio che nulla è fisicamente registrato all’interno del desktop del giornalista (Pc Compaq) che costituisce una semplice interfaccia, un puntamento, una sorta di ponte con il sever finale di On Air che opera in mirror per acquisire i comandi relativi alle sequenze di montaggio audio video “virtualmente” scelte dal giornalista.
La scrivania del giornalista
Come abbiamo visto il punto fondamentale della catena produttiva della newsroom di Studio Aperto è dunque rappresentato dalla scrivania del giornalista, che diventa l’elemento che subisce la rivoluzione più eclatante in questo nuovo sistema. Questo spazio diventa di fatto il punto di ricerca, convergenza ed elaborazione dei contenuti. Infine ogni postazione è dotata di un microfono a bassa sensibilità (Coles) che permette di registrare lo speech del giornalista senza le interferenze di rumore tipiche di una redazione. Per l’editing più avanzato, come si accennava, è disponibile una postazione di post produzione Sony Dne2000. Una matrice SDI consente di interfacciare i server sulle stazioni di acquisizione: in pratica dalla sua workstation il redattore può inviare con un click del mouse il suo “assemblato grezzo” alla post produzione Sony Dne2000, dove un operatore lo affiancherà per le successive “rifiniture”. Due software integrati, Sony Clip Edit (per l’editing video) e Open Media Ann (per la gestione di testi agenzie e scalette) gestiscono l’intera filiera produttiva del telegiornale. A questi si aggiunge l’archivio digitale Media 360 in cui confluiscono tutti i servizi emessi dall’inizio del 2000 ad oggi, il girato pulito da riutilizzare, i feed d’agenzia (tipicamente Aptn e Reuters), e tutti quei supporti (trailers, backstage, videoclip) che normalmente erano prima sparsi in vari “micro archivi analogici” più o meno personali. Ora invece tutti gli asset sono utilizzabili immediatamente e contemporaneamente con un semplice browsing da tutti i desktop collegati. Questa ultima integrazione, ovvero la disponibilità di un archivio digitale facilmente consultabile e potenzialmente infinito, è un prototipo realizzato grazie ad un grande lavoro di interfacciamento curato dalla Shs Multimedia. Il cuore tecnologico dell’archivio digitale (oggi di 10mila ore, implementabili) è l’i-DHSM che gestisce il sistema di archiviazione nelle differenti codifiche (Mpeg1, Mpeg2, Mpeg4 e Virage). In pratica il sistema Sony dà gli imput (dal desktop del giornalista) e fornisce a Media 360 i dati relativi ai materiali richiesti. Media 360 avvia la ricognizione, abilita la struttura (Server->Virage->Data-Storage) e rende quindi disponibili i video richiesti sullo stesso desktop del giornalista. 
In principio fu RaiNews 24
Per citare anche altre esperienze in questo ambito, ricordiamo che nel caso di Rai News 24 il punto di forza è stata l’integrazione, o se preferite la convergenza, ovvero l’uso dei server digitali come piattaforma, come strumento di integrazione con il Web. In RaiNews 24 la maschera dello schermo è una vera e propria pagina ideata nel linguaggio HTML del computer, che porta in Tv le opportunità di accesso trasmettibile tanto via satellite, quanto via Internet, con una tecnologia multicast che non ha precedenti. Attraverso il Teleport, cioè una sala di monitoraggio, registrazione e anche trasmissione, presidiata 24 ore su 24 da giornalisti e tecnici, sono inoltre costantemente ricevibili le immagini e i lanci delle agenzie-video internazionali, dei circuiti europei dell’UER, nonché di circa 70 fra broadcaster pubblici e privati di ogni angolo del pianeta, i cui segnali vengono ricevuti via satellite a Saxa Rubra e sono immediatamente inseribili nel server Sony (gli stessi in uso a Mediaset) per essere selezionati ed assemblati, ma non montati con testo in “voice over” e musiche come nel Tg “pilota” di Mediaset .
Ventiquattrore.tv
Nel mondo della televisione oggi la tecnologia digitale consente attività fino a ieri disponibili solo per chi fosse provvisto di grandi ricavi e, quindi, di grande capacità di spesa. Per dare un idea di massima il costo annuo di una rete all news come il Ventiquattrore.tv, con tutti i collegamenti, la redazione, le agenzie ecc. può essere paragonata al costo di un paio di puntate di un’importate show di prima serata di Rai Uno. Ventiquattrore.tv è forse la prima start up, fortemente orientata sul “pregio” dei suoi contenuti, che è riuscita ad ottenere buoni risultati di ascolto e di co-brandig a costi relativamente contenuti.
Cnn e Bbc
Gli inviati della Cnn si collegano dai luoghi più sperduti del mondo autoinquadrandosi con un videotelefono collegato via satellite. Lo avrete visto molte volte. Infatti la scelta di Cnn è stata quella di mettere le singole tecnologie digitali al servizio del reporter. Vale per tutti l’esempio del Pirellone in fiamme: anche in questo caso le prime immagini sono andate in onda non da Rai, Mediaset, o da una locale Tv milanese, ma appunto dalla Cnn di Atlanta. Motivo: l’impareggiabile ragnatela di fonti video (collaboratori, free lance, tecnici, Web cam, semplici amici, ecc.) che rende unico il patrimonio Cnn. Per la Tv all news più famosa del mondo l’importante è dare immediatamente la notizia: che arrivi da una Web cam, da una linea Isdn, da uno zainetto da tre chilogrammi che, grazie alla tecnologia Gsm, consente al singolo giornalista Tv di trasmettere in diretta interviste ovunque si trovi, oppure dal satellite o dalla fibra, da una ENG o da una DVCAM poco importa: tutte le tecnologie sono utili purché siano al servizio della notizia e della sua tempestività. Esperienza che con le dovute differenze sta facendo propria anche un grande broadcaster generalista analogico come la Bbc. I suoi giornalisti che lavorano dagli Stati Uniti, ormai non usano più il satellite per inviare i loro servizi (satellite-> trasponder analogico da beta fonte ->a beta recorder di Londra) ma usano i computer per inviare a Londra i loro servizi trasformati, attraverso un procedimento di encoding, in file audiovideo.
E il futuro…
Se è vero che ancora non c’è in Italia un modello finanziario per la Tv digitale terrestre, dalle diverse esperienze fin qui citate emerge un chiaro cambiamento di rotta nella tanto sbandierata “convergenza”: non si sta più cercando il matrimonio tra Tv, telefonia e Web ma si punta piuttosto alla distribuzione del contenuto su molteplici piattaforme. Il digitale infatti non è solo una opportunità trasmissiva della “Tv digitale terrestre” ma si sta rivelando uno strumento più elastico, scalabile, e duttile del previsto. Un tesoro di esperienze (frutto anche di errori, correzioni, ripensamenti) che probabilmente consentirà una visione più lucida del prossimo futuro, e dei nuovi business che ancora riserva.