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Webstreaming
Webstreaming, l’alba di una nuova era
Delle trasmissioni Tv via Internet si parla molto ma sono poche le persone e le realtà che ne usufruiscono in maniera significativa. Lo sviluppo delle tecnologie, in particolare la disponibilità di banda terrestre o l’incremento nell’utilizzo del satellite lasciano però prevedere grandi possibilità di crescita. Nelle pagine seguenti presentiamo alcune significative esperienze per illustrare quelle che potranno essere le applicazioni future dello streaming.
“Lo streaming è una forma di magia nera”
Parli di webstreaming e inevitabilmente pensi a My-Tv (www.my-tv.it). Una visita agli studi milanese del videoportale è stata d’obbligo per approfondire gli aspetti tecnici e filosofici di una Tv via Web. Abbiamo parlato con il direttore tecnico, Pierpaolo Lento. “Il flusso produttivo di una Tv per Internet – ha esordito Lento – non cambia molto rispetto a una produzione Tv. Però esiste il passaggio della codifica e della trasmissione in Rete. In coda alla produzione, in uscita dalla regia, ci sono le macchine per la compressione del segnale (l’encoding) che sono connesse, attraverso vari tipi di protocollo, ai server che duplicano il segnale e lo inviano agli utenti finali”.
E’ possibile trasmettere dei video di qualità broadcast?
E’ difficile e non sempre può dare dei risultati corretti. Questo a causa delle larghezze di banda oggi disponibili: anche con la migliore a disposizione, la Adsl, la compressione del segnale porta a delle perdite di qualità.
E’ necessario quindi concepire i video appositamente per la trasmissione via Web?
Sì, non va bene riadattare un contenuto Tv per il Web. E questo non solo per problemi tecnici, ma anche per la diversa modalità di fruizione. La Tv ha uno schermo più grande rispetto a un Pc e la si gusta dal divano, mentre un video su Internet, oltre ai limiti fisici, soffre di una resa minore proprio perché lo si vede su uno schermo più piccolo e a volte solo su una porzione di tale schermo con qualità non ancora del tutto soddisfacente. L’effetto è diverso, anche perché da un video su Internet si cerca l’interattività, che, da un punto di vista concettuale, è la differenza fondamentale rispetto alla Tv. Senza riflettere su questo aspetto, non si spiegherebbe perché una persona scelga di vedere un filmato su un piccolo schermo e con qualità non eccelsa: l’interattività (il cui aspetto principale per ora è potersi scegliere cosa vedere e quando farlo) sopperisce alla scarsa qualità di visualizzazione.
Come bisogna ideare e realizzare un filmato apposta per Internet e quali sono le differenze sostanziali rispetto a un classico clip broadcast?
I risultati migliori si ottengono riducendo i movimenti di camera e di soggetto e riducendo i colori, o comunque mantenendo una certa uniformità di colore. Inoltre alcuni soggetti non sono per nulla adeguati alla compressione per lo streaming. In particolare le foglie degli alberi, la folla in uno stadio, i prati verdi (immagini di conformazione frattale, che per loro stessa natura hanno già un’alta entropia di informazione). Questo perché gli algoritmi di compressione uccidono il dettaglio, quindi il risultato è una massa di colori informi. Anche la trasmissione delle partite di calcio non offre, almeno per ora, grande soddisfazione.
Chi effettua le riprese quindi sa già cosa serve e cosa no.
Sì, e lo stesso vale per chi sta in regia, dove nessuno può pensare di sbizzarrirsi con troppi cambi camera: è preferibile che l’immagine sia sempre simile a se stessa. Su questo aspetto si basano gli algoritmi di compressione per lo streaming, di conseguenza non sono ipotizzabili montaggi mossi nello stile di Mtv: trasmessi sul Web offrono poche soddisfazioni.
Voi avete ripreso l’ultima tournée di Vasco Rossi (per conto di
Virgilio.it). Streammare un concerto rock, con molto movimento e molte luci, vi ha creato dei problemi?
Non troppi, perché i colori della scena, nonostante i cambi di luce, erano abbastanza uniformi: il soggetto era relativamente scuro e con molta uniformità cromatica, così la compressione veniva bene. Molto più difficoltoso era inquadrare la massa del pubblico, problema che abbiamo risolto affidandoci ai primi piani degli spettatori. Inoltre, per ottenere una buona compressione bisogna disporre di una immagine il più ferma possibile: l’ideale è quindi riprendere non a mano ma usando un treppiede.
Un tecnico che passa dal broadcast allo streaming deve affrontare un salto culturale?
Esatto, per chi arriva dal mondo della produzione broadcast quelli esposti prima sono concetti duri da digerire. In particolare i registi e i montatori si sentono privati di quelli che potremmo chiamare i loro “tocchi artistici”. La prima reazione di chi proviene dal mondo broadcast è sentenziare che “questo sistema non vale nulla”. Ma poi alla prova dei fatti si rendono conto che per il Web bisogna lavorare in maniera diversa rispetto al broadcast, altrimenti non si riescono ad ottenere dei risultati apprezzabili.
Esistono regole da manuale?
No, ci sono delle indicazioni generali ma non si può dire che siamo al cospetto di regole scritte e precise. Solo attraverso l’esperienza si riescono ad ottenere dei risultati apprezzabili … per ora lo streaming è quasi un mistero, una sorta di magia nera.
Il progresso della tecnica aiuterà lo sviluppo dello streaming?
Se tra qualche anno avremo ovunque l’ampiezza di banda alla Fastweb, l’algoritmo di compressione potrà lavorare con bit rate molto più ampi e sarà quindi possibile trasmettere immagini di qualità paragonabili ai Dvd. La qualità dell’immagine dipende direttamente da quanto bisogna comprimere il video per inviarlo in Rete, quindi tanto meno bisogna farlo tanto più aumenta la qualità dell’immagine. Di conseguenza più ampiezza di banda si ha, tanto migliore sarà la qualità.
La distribuzione attraverso i server può comportare dei problemi?
Le infrastrutture di trasmissione sono assimilabili, da un punto di vista concettuale, alla rete di distribuzione televisiva terrestre. Ma, a differenza delle trasmissioni broadcast, stiamo parlando di trasmissioni unicast. Il segnale viene replicato per ogni utente, così quando ci sono migliaia di utenti collegati il server va sotto stress e serve quindi una infrastruttura di Rete che sia in grado di trasmettere migliaia di segnali contemporaneamente. C’è un’altra modalità di trasmissione, la multicast, che è migliore della unicast e decuplica la capacità di un server di gestire le connessione utenti, tale per cui a un unico segnale trasmesso si attaccano più utenti. E qui stiamo parlando di una modalità quasi simile al broadcast, ma che per ora deve confrontarsi con i limiti tecnici della Rete. Inoltre succede che i punti di peering tra i vari operatori non supportino il multicast, che molti multicast non siano compatibili tra di loro, mentre in alcuni casi ci sono dei carriers che non riescono a configurare le loro stesse reti in modalità multicast. In più, anche qualora riescano a farlo, non sempre ne comprendono l’utilità da un punto di vista commerciale vista l’esiguità della domanda per questo tipo di servizi
La qualità del segnale che arriva all’utente dipende solo dal tipo di codifica?
No, dipende anche dalla distanza tra l’utente e il server. Questo perché nella maggior parte dei casi il segnale video compresso viene trasmesso con protocolli UDP che sono dei protocolli senza riscontro, senza ritorno della segnalazione dell’errore e quindi senza verifica di quello che è stato spedito. Tanti più sono i router che il segnale deve attraversare per arrivare all’utente, tanto maggiori sono le probabilità che si perdano dei dati e che quindi l’immagine video venga ricostruita in maniera incompleta. Invece per eventi per i quali si attende una grande audience, si utilizzano una serie di ponti (i content distribuition network): l’encoder è connesso a un server che ricopre il ruolo di punto di iniezione centrale e che replica immediatamente il segnale su server periferici (edge server) con l’obiettivo di ridurre la distanza dall’utente finale. Questa distribuzione si può fare in tanti modi, noi spesso utilizziamo le tecnologie satellitari. Il server centrale è connesso a una rete dati satellitare che ritrasmette lo stream a una serie di server periferici che infine consegnano il segnale all’utente finale. In alcuni casi abbiamo utilizzato il satellite anche per la contribuzione del flusso codificato al server di injection: l’encoder viene posto a valle della regia e a monte di un router satellitare su cui viene trasmesso il flusso già codifdicato.
Il server che utilizzate a My-Tv è proprietario?
Il server è nostro e lo utilizziamo soprattutto per i video disponibili on demand.
Per le trasmissioni in diretta valutiamo prima l’entità dell’evento per cercare di capire se la nostra infrastruttura è in grado di offrire un servizio all’altezza o se è meglio appoggiarsi a un service esterno. Per esempio, la previsione di un evento con un’audience oltre la decina di migliaia di contatti ci induce ad appoggiarci all’esterno per garantire una buona qualità del segnale.
E i video disponibili sul sito sono di vostra produzione?
La produzione è effettuata interamente all’interno di My-Tv, dal soggetto alla realizzazione e alla trasmissione. Abbiamo a disposizione sul nostro server oltre 3mila video tutti consultabili.
Che prodotti utilizzate?
Per la codifica usiamo StreamFactoryX2 della Pinnacle Systems abilitata per il digital video, standard di riferimento per tutta la nostra produzione, oppure il software Cleaner 5 della Discreet.
Quanto dura la codifica di un video?
Dipende, in generale avviene in tempo reale, quindi se un video dura due minuti, la codifica dura altrettanto. Realizziamo tre flussi, da 56 k, 100 k e 200 k.
Per vedere i vostri video, quale è lo standard migliore?
Vanno bene sia Windows Media Player sia Real Player. In Italia è più diffuso il primo perché è preinstallato nei sistemi operativi. All’estero, come negli Stati Uniti, prevale invece Real Player. Da punto di vista tecnico Real Player è superiore, in particolare per la capacità di gestire le infrastrutture di server.
Quali telecamere usate?
Per realizzare i nostri video on demand ci affidiamo prevalentemente a delle Sony PD 150. Per le produzioni esterne, che ci vengono commissionate da dei clienti, valutiamo il tipo di servizio che ci viene richiesto, e in alcuni casi molto impegnativi ci affidiamo a dei service.
Per i microfoni invece ci affidiamo prevalentemente a prodotti Sennheiser.
Per le dirette che regia usate?
Per una classica conferenza o un evento non impegnativo, ci affidiamo a StreamGenie della Pinnacle Systems, una piccola regia digitale già abilitata per l’encoding che ci permette di essere indipendenti e di non portare in giro molti macchinari. Per casi più impegnativi invece valutiamo di volta in volta.
E per il montaggio?
Usiamo Final Cut 3 della Apple, Avid Xpress DV e Adobe Premiere 6. Come schede usiamo quelle della Matrox, della Pinnacle e della Canopus.
Come software per la gestione del sito a cosa vi siete affidati?
Avremmo dovuto adottare una delle soluzioni esistenti per il mondo broadcast. Ma, dopo aver vagliato diverse piattaforme per la gestione dei contenuti multimediali, abbiamo deciso di costruirci da soli il software che ci serviva.
Questo perché nella maggior parte dei casi i prodotti disponibili in commercio sono creati per il mondo broadcast e sono sovradimensionati per noi. Inoltre avevamo delle esigenze particolari a cui questi pacchetti non rispondevano.
Abbiamo quindi creato tutta quella che è l’infrastruttura di erogazione del sito, poi a questa abbiamo agganciato il nostro sistema proprietario di gestione dei contenuti stream, attenendoci a determinati standard di classificazione dei contenuti. La gestione dei contenuti è completamente gestita da questo sistema integrato di classificazione degli asset multimediali fino poi alla esposizione sul sito.
Quanti video vengono visti ogni giorno?
Una media di 150/200mila video.
Da dove avvengono la maggior parte dei contatti?
Un buon 50% del traffico è concentrato nelle grandi città dove la larga banda è già arrivata, rendendo la visione dei nostri video più semplice.
Al contrario in alcune zone di provincia l’unica possibilità è ancora il modem a 56 K, che, per quanto venga comunque usato per connettersi a My-Tv, offre inevitabilmente prestazioni inferiori.
Domanda d’obbligo: in un periodo recessivo per il mondo on line, come è la situazione di My-Tv?
My-Tv non è solo videoportale ma opera anche nel B2B offrendosi ai clienti come unico interlocutore per la loro presenza video su Internet: il nostro vantaggio consiste nell’offrire un servizio altamente integrato che va dal concept dei contenuti all’erogazione finale passando per tutte le fasi intermedie.
Anche sul video portale stiamo andando bene, grazie anche a una tecnologia proprietaria da noi sviluppata per la raccolta pubblicitaria, quella dei video spot. Siamo gli unici in grado di erogare spot tipicamente televisivi all’inizio e alla fine dei nostri video, che stanno dando un ottimo tasso di ritorno. Il video su Internet all’interno di una pagina è l’unico punto di attrazione, quindi è lì che va messa la pubblicità. Un banner tradizionale non ha efficienza, mentre questo sistema ha una resa e una attrattiva dieci volte superiore a quelle dei banner tradizionali.
Adesso stiamo lavorando a un nuovo sistema, quello di rendere interattivi gli spot, fare giocare gli utenti con lo spot. Pensiamo che possa avere dei risultati ancora superiori rispetto a quelli dei video spot.
… che poi è quello che in molti si augurano di realizzare quando ci sarà la Tv digitale…
Per come la vedo io, Internet e lo streaming su Internet possono essere un laboratorio di sperimentazione per quello che sarà un domani la Tv digitale interattiva.
Con pochi investimenti si possono fare degli esperimenti e concepire dei format che poi potranno essere rilanciati in grande sulla Tv digitale. La tecnologia è abilitante già da adesso e grazie a questa dovrà nascere una nuova generazione di autori (o meglio di team multidisciplinari) in grado di coniugare il contenuto puro con l’interattività e il feedback tipici della rete.
Un ruolo importantissimo sarà anche quello giocato dalla facilità d’uso delle interfacce di interazione: al momento non esistono modelli di riferimento, il linguaggio televisivo del futuro è ancora tutto da inventare.
(Riccardo Russino)
La società della conoscenza: chirurgia in diretta con StreamGenie
Due anni fa ho iniziato la mia collaborazione con l’Istituto Nazionale per lo studioe la cura dei tumori di Milano, dove avevano l’esigenza di veicolare, attraverso la loro rete Intranet, un segnale audio/video proveniente dalla sala operatoria nelle aule per finalità didattiche.
L’Istituto è uno dei centri di ricerca e cura dei tumori più avanzati d’Italia e d’Europa e la didattica, è uno dei punti cardine per la divulgazione della conoscenza.
Quando ho iniziato a collaborare con loro si stavano dotando di una rete interna su fibra ottica, quindi un’attrezzatura di altissima qualità. Per portare a termine le loro richieste ho utilizzato la regia mobile StreamGenie della Pinnacle Systems, un computer trasportabile di piccole dimensioni, con monitor integrato LCD a matrice attiva ad altissima luminosità e risoluzione, adatto ad operare in ogni condizione di luce e attrezzati con tutte le tecnologie Pinnacle necessarie per realizzare uno streaming video con compressione Microsoft Media e Real Media. StreamGenie può gestire sei canali video di qualità brodcast e dodici audio tra bilanciati e non bilanciati, rendendolo, di fatto, la più potente regia mobile su sistema operativo Windows NT per produzioni video in diretta e streaming Live.
In sala chirurgica abbiamo installato due telecamere controllate da un sistema motorizzato, che permette di non intralciare il lavoro dei chirurghi e a sua volta evita di inquadrare le teste di chi sta operando. Le telecamere devono essere schermate, perché non devono dare nessun tipo di interferenze sulle apparecchiature mediche. Generalmente le telecamere sono due: una più esterna per dare un’immagine d’insieme dell’équipe che sta lavorando, mentre l’altra, montata sopra il paziente, si focalizza sulla parte che è operata.
Dalla sala operatoria il segnale è inviato, tramite la Rete Intranet dell’Istituto, alle aule nelle quali è in funzione un computer ricevente che decodifica il segnale attraverso il lettore software Windows Media (presente all’origine su tutti i computer Microsoft Windows). Questo è poi portato, attraverso il segnale della VGA, al video proiettore e quindi proiettato in grandi dimensioni su uno schermo a parete. A questo punto è possibile fare didattica in diretta. Il grande vantaggio è che il sistema funziona comprimendo contemporaneamente streaming in formato Microsoft e Real da un minimo di pochi Kbs al massimo di oltre 3 Mbs senza perdere un frame (25 fotogrammi al secondo a 3 Mbs, indubbiamente un valore molto alto).
Per ora il segnale va solo nella Rete Intranet (una scelta dell’Istituto), ma tecnicamente nulla vieta nel prossimo futuro di trasmetterlo in Rete Internet verso altre strutture.
La regia è effettuata con il supporto di un infermiere che assiste l’operazione, addestrato all’utilizzo del software di StreamGenie. StreamGenie, come tutte le regie, ha dei monitor interni (simulati in finestra video via software) che permettono all’infermiere di scegliere quale immagine mandare in onda.
Ci sono due preview per i sei canali video, un DVE per effetti di transizione e una titolatrice in Real Time. A questo punto lo schermo di program mostra quale immagine è stata scelta ed è in onda. Per semplificare l’operazione, il tutto avviene aprendo una sola schermata software.
Il chirurgo utilizza un radio microfono, che lo lascia libero di muoversi e gli permette di spiegare in diretta l’operazione. Dalle aule è possibile avere un segnale di ritorno, che offre l’opportunità a chi sta seguendo l’operazione in streaming di porre quesiti e domande.
Le telecamere usate sono di tipo broadcast e come tali hanno una ottima risposta cromatica nella definizione dei particolari ripresi garantendo nitidezza e luminosità, caratteristiche indispensabili in un ambiente difficile tipico di una sala chirurgica.
Il program che è visualizzato a schermo, oltre a essere codificato in streaming e trasmesso in Live, può essere sia salvato su disco sia registrato su nastro in simultanea: StreamGenie, infatti, emette anche un segnale video registrabile.
Problemi grossi non ne ho incontrati: grazie alla “banalità sofisticata” delle tecnologia il servizio è stato semplice da portare a termine, grazie anche all’eccezionale Rete interna e al personale dell’Istituto, in particolare, nella persona del Dottor Marco Vitellaro e della Dottoressa Elena Sini, responsabile ICT.
Infatti, in questi casi i problemi maggiori solitamente derivano non tanto dalla apparecchiature utilizzate, ma dalla Rete, che nel mio caso si è dimostrata all’altezza.
(Stefano Pastori)
Stefano Pastori è consulente in tecnologie ICT.
Per informazioni:
Pinnacle Systems
Tel. 02 93796165
www.pinnaclesys.it
Stefano Pastori
Tel. 3296296678
Stream Z elimina il gap tra sistemi tradizionali e IP
Una novità sul mercato italiano che vogliamo segnalare con particolare attenzione è questa Stream Z di Digital Rapids: si tratta una soluzione ad qualità sia per il webstreaming che per l’archiviazione, che può essere configurata in analogico e anche in digitale.
Le soluzioni standard di real time encoding di Stream Z prevedono una configurazione a doppio canale.
Ogni canale è in grado di migliorare i video di scarsa qualità e di ottimizzare i segnali video di alta qualità, riuscendo a riprodurli ottimamente sfruttando la banda a disposizione per lo streaming.
La qualità della trasmissione dell’audio è garantita dal massimo che le tecnologie possono oggi offrire: dispone di I/O bilanciati e sbilanciati, oltre che di porte AES/EBU per segnali digitali.
Sul fronte video ingressi e uscite sono disponibili in composito(4), Y/C (2), component (2), DV (1) e SDI (2), ovviamente queste ultime per i segnali video digitali.
La scheda audio lavora con processo interno a 20 bit per 8 canali equalizzabili su 7 bande in modo parametrico; dispone anche di compressione ed espansione del suono (con 4 diverse possibilità di azione, una per ogni coppia di canali), oltre ai controlli del volume, degli alti e dei bassi.
Per la riduzione del rumore nel video dispone anche di filtro 3D (temporale) e 2D (spaziale), oltre alla possibilità di agire indipendentemente con filtro verticale o orizzontale. Nonostante sia potente, l’apparato si caratterizza per la sua estrema compattezza.
Per informazioni:
Gruppo TNT
Tel. 030.83.36.227
www.gruppotnt.com
www.digital-rapids.com
DTS potenzia il centro di produzione della Cisco
Sette anni di esperienza nell’integrazione di sistemi per la produzione broadcast e contratti con le maggiori società di streaming media, aggiunte alle raccomandazioni di precedenti clienti, spiegano i motivi per cui Digital System Tecnology (DST) è stata scelta per la progettazione e costruzione della nuova production facility effettuata all’interno della Cisco.
La Cisco, leader mondiale nel campo del networking per Internet, è estranea alla tradizionale categoria di clienti di DST, operanti nel mondo del broadcast. Quello che Cisco voleva che si costruisse, una facility di produzione/ broadcast che avrebbe utilizzato lo streaming media per training interno, invece in qualche modo era molto più vicino alle usuali richieste che DST riceve dai suoi normali clienti.
Al proposito Mark Siegel, vice presidente Business Development e socio della DST, ha affermato “la DST è uscita dal proprio tradizionale segmento di mercato e ha cercato nuove opportunità di business nello streaming media e nel mercato corporate, in quanto la comunità broadcast, malgrado tutto, non è più sufficiente a sopportare i nostri costi”. La facility, aperta alla fine di gennaio, è costituita da un master control, quattro studi di produzione, quattro control room e numerosi laboratori per le verifiche tecniche degli apparecchi. Cisco sta usando il centro di produzione e broadcast principalmente per il tirocinio interno e, specificamente, per ridurre i tempi di addestramento per la propria forza commerciale.
Economie di scala
La decisione della Cisco di costruire la propria facility di produzione e broadcast, è stata più una scelta in termini di economia di scala piuttosto che la volontà di acquisire nuove tecnologie.
“Facciamo streaming video da diverso tempo - afferma Mike Mitchell, business e production manager del Media Center della Cisco - E non penso che negli ultimi sei mesi si sia trattato tanto di un cambiamento tecnologico, poiché sono state considerate più che altro le economie di scala per giustificare la costruzione dello studio”.
Ai tempi dell’arrivo di Mitchell alla Cisco, quasi sei anni fa, sarebbe stata presa in affitto una facility di produzione video e una squadra sarebbe arrivata in volo da San Jose a Dallas, con una spesa attorno ai 200mila dollari per ogni evento.
Circa tre anni fa, la Cisco è passata al video streaming basato su IP; ciò ha consentito di realizzare le produzioni direttamente a San Jose, riducendo il costo di ogni produzione da 200mila a 20mila dollari. “Con quelle economie di scala – spiega Mitchell - siamo passati alla fase successiva, quella di ridurre i costi mediante la centralizzazione delle produzioni”.
Dopo aver ottenuto i fondi per il progetto ed aver lavorato con alcune apparecchiature di base, la Cisco ha richiesto un’offerta, verificando che la DST era la società più adatta. Come ha detto Mitchell, la DST è arrivata con un impressionante curriculum: “Di solito, in questo lavoro capita sempre di trovare qualcuno arrabbiato dopo aver speso alcuni milioni di dollari; in questo caso, però, non abbiamo trovato nessuno che avesse qualcosa di male da dire sul loro conto”. “Abbiamo fatto girare la proposta agli integratori di sistema nella zona della Baia – ha spiegato - ma nessuno di essi aveva la manodopera che facesse i turni che a noi servivano allo studio, e che invece la DST aveva“.
“Nei miei dodici anni di lavoro, non ho mai lavorato su un progetto che filasse liscio come questo” ha affermato Siegel. Dick White è stato il project manager della DST e Randy Sparks della Randy Sparks and Associates è stato il riferimento per la costruzione e per il progetto architettonico.
Live
Il più grande fra gli studi di produzione ha iniziato a funzionare a dicembre; adesso, secondo Mitchel, Cisco realizza circa 50 trasmissioni live al mese, oltre a 400 progetti video su richiesta. Le prenotazioni vengono fatte con molto anticipo.
Oltre agli studi di broadcast, la facility comprende laboratori per migliorare lo streaming; uno dei laboratori dispone di equipaggiamento per postproduzione mediante editing non lineare. “Tutto lo studio è orientato al video su IP – illustra Mitchell - così siamo in grado di fare cose come codificare direttamente il materiale video durante una trasmissione dal vivo, in modo che i file siano immediatamente disponibili per la visione on demand”.
Secondo Kessler, per far funzionare lo studio più grande occorrono otto persone, oltre a tre operatori; quattro, invece, sono i tecnici necessari per il funzionamento degli studi più piccoli.
L’equipaggiamento fornito dalla DST comprende ricevitori rack-mount della Sennheiser, switcher di Ross e Sony, router di Pesa Tiger e Cougar, sistemi di effetti digitali DVEXtreme della Pinnacle, terminal gear della Leitch, nonché telecamere Sony e Panasonic e obbiettivi a definizione non-standard della Fuji. “Vogliamo gestire tutti gli aspetti del progetto, affinché i nostri clienti trovino presso di noi tutto ciò che serve” ha concluso Siegel. Oltre ai recenti progetti per la Cisco, la DST ha completato sistemi per CNN, the Olympics, RealNetworks, Activate e NaviSite.
(Patty Gaul)
StreamFactory X2 per il Festival della Canzone Europea
Elisa Communications Oyj (Helsinki, Finlandia) ha scelto le soluzione di codifica Web media StreamFactory X2 di Pinnacle Systems per fare tutto il webstreaming dell’Festival della Canzone Europea, l’Eurovision Song Contest, che era trasmesso da Tallinn, in Estonia, dalla locale televisione di stato.
Il sistema della Pinnacle non è stato usato soltanto per il webstreaming dell’evento, ma anche per video dal back stage e per trasmettere interviste ai cantanti.
Elisa usa quattro sistemi StreamFactory con l’opzione HIQ par garantire un’ottima qualità di streaming audio e video.
L’opzione permette di ottenere immagini precise e belle, oltre a garantire una migliore qualità del suono con voci più chiari e comprensibili per ogni bit rate. La qualità dell’audio è ovviamente essenziale per un evento come l’Eurovision.
Elisa Communications Oyj è il più importante fornitore del servizio di webstreaming in Finlandia, grazie ai suoi equipaggiamenti di produzione che sono interamente digitali.
(Jyrki Antikainen)
Jyrki Antikainen è manager delle comunicazioni a Elisa Communications Oyj
Per informazioni: Video Signal - Tel. 02 48405015
www.videosignal.com
www.pinnaclesys.com
www.elisa.fi.
La Tv sui cellulari? Grazie, preferisco di no! Dalla tecnologia dobbiamo esigere applicazioni davvero utili
A una recente fiera mi è stato mostrato un ingegnoso organizer portatile senza fili, o telefono cellulare, che mostrava Peter Jennings a colori durante la lettura delle ABC News, con le dimensioni di un grosso francobollo. “Che gliene sembra? – mi chiese un commerciante - Non è forse splendido?”. Non volendo spegnere il suo entusiasmo interrogandolo sul perché a qualcuno sarebbe dovuto interessare Peter Jennings con le dimensioni di un telefono cellulare, risposi che lo trovavo davvero eccellente. Avevo già uno di questi apparecchi: si tratta di un piccolo Tv a batteria che ogni notte “riceve” senza fili Peter Jennings dalla locale stazione affiliata alla ABC. Il Communicator, che pesa circa 400 gr, è un cellulare GSM e un minicomputer wireless con tastiera e applicazioni compatibili con Microsoft Office e con RealPlayer della RealNetworks. Che bello, lo streaming media arriva dal cellulare! Non per essere irrispettosi verso la tecnologia, ma dopo che la novità si affievolisce, quante persone si troveranno ad usare giornalmente un aggeggio così complicato ? Per cosa li userà la gente, ora che le reti di telefonia cellulare si stanno muovendo verso sistemi 2,5G e 3G, in grado di gestire in modo molto più performante le necessità di larghezza di banda per il video? Questa è la grande domanda alla quale alcune società di telefonia vorrebbero rispondere. Per quanto questi aggeggi senza fili possano apparire convenienti in teoria, l’esperienza mi suggerisce che il loro valore pratico sia spesso inadeguato alle aspettative dell’uso giornaliero, e anche che nel tempo tende a emergere la loro insufficienza, e inevitabilmente ce ne si accorge dopo che è trascorso il periodo in cui si ha la possibilità di restituire l’apparecchio e farselo rimborsare. Non sempre la tecnologia più avanzata si traduce in un prodotto utile. La semplicità è una grande virtù. Ne è un buon esempio il Palm, del quale la maggior parte della gente usa le funzioni semplici e basilari per trovare i numeri telefonici, appuntamenti e quant’altro. Tuttavia, i produttori hanno provato a trasformare organizer facili da usare in sofisticati computer audio-visuali da tasca. Come ci si poteva aspettare, il mercato non ha ancora risposto positivamente a una maggior complessità, maggior costo e minore durata della batteria. Scommetto che adesso che è disponibile Internet senza fili, la gente non guarderà più Peter Jennings, ma farà cose semplici, come controllare la posta o il ritardo degli aerei. Ma ci serve forse una rete senza fili a elevata larghezza di banda per quelle operazioni? Uno dei più nuovi e pratici apparecchi senza fili collegati a Internet che ho sperimentato di recente utilizza la minima quantità di larghezza di banda su una delle più lente reti nazionali di dati. A un transfer rate massimo di 8 kbit/s, si pianterebbe subito con le applicazioni video, ma ciò non ha importanza. Questo nuovo congegno, facile da usare, esegue bene alcune cose molto pratiche, a un costo ragionevole. Si tratta del nuovo Palm i750, un organizer palmare senza fili da 570 gr di peso. Il Palm i705 conta essenzialmente sulle comuni funzioni di organizer della piattaforma cui aggiunge una applicazione per l’e-mail senza fili, molto efficiente e flessibile e sempre attiva. La sua radio incorporata consente agli utenti di scaricare le e-mail in 260 aree urbane sulla rete senza fili Cingular Interactive’s Mobitex (in origine RAM Mobile Data), una rete a pacchetto solo per dati esistente dal 1990 e che ancora supera in prestazioni la maggior parte delle più nuove reti cellulari digitali. Accedere dieci anni fa alla posta elettronica su questa rete, a un costo medio di 90 euro mensili, era molto dispendioso. Tramite il suo Palm.Net Service, per la modica cifra di meno di 20 euro al mese, la Palm offre adesso un accesso limitato, mentre la connettività flat viene offerta a circa 35 euro mensili. Progettato specificamente per la posta elettronica, e con un accesso limitato al Web, l’i705 è indirizzato a coloro che hanno bisogno di restare aggiornati con i propri messaggi di posta elettronica, in qualunque posto si trovino. Si tratta di un apparecchio molto flessibile, che consente l’accesso crittografato della maggior parte dei tipi di account e-mail, e che funziona anche con AOL Instant Messaging. I nuovi messaggi vengono segnalati da un bip, da una vibrazione o dal lampeggiare di una spia rossa.
Un’altra funzione utile consiste nella possibilità di utilizzare un indirizzo di posta elettronica già esistente per rispondere a messaggi mandati o inoltrati all’indirizzo della Palm.Net, fornito con il servizio; dunque, coloro che ricevono messaggi generati dall’i705 vedono il vostro normale indirizzo piuttosto che uno non conosciuto.
Per anni la maggiore larghezza di banda è stata offerta come qualcosa di prezioso, che certamente darà una spinta alla tecnologia Internet“ in ogni tempo e luogo”. Ora, con il wireless ad “alta velocità” che diventa reale, si è di nuovo manifestato lo stesso problema che ha rallentato l’adozione della banda larga wired, ovvero una incredibile mancanza di applicazioni.
La domanda è se le tlc si stiano muovendo sulla stessa pericolosa traiettoria seguita dai broadcaster con la DTV terrestre, ovvero, costruire un’altra tecnologia solo per amore della tecnologia.
Il flusso video sui cellulari è forse la miglior applicazione per giustificare la nuova infrastruttura senza fili? Spero di no. Si deve trovare subito un’altra killer application! O potrebbe soltanto essere un altro deja vu.
(Frank Beacham)
Frank Beacham è produttore, e vive a New York.
Per informazioni:
frank@beacham.com
“Il webstreaming via satellite moltiplica i canali”
Il webstreaming via satellite è una realtà in via di sviluppo, già diffusa per le applicazioni business e in fase di lancio commerciale anche per gli utenti consumer. L’attuale stato dell’arte lascia intravedere grandi possibilità per questa tecnica di trasmissione. Per approfondire la tematica abbiamo raggiunto telefonicamente Antonio Arcidiacono, capo divisione servizi multimediali a larga banda di Eutelsat, i cui satelliti trasmetto in quattro continenti oltre 1.100 canali televisivi tra i quali anche un centinaio in videostreaming.
“Prima di affrontare la realtà del webstreaming via satellite – ha esordito Arcidiacono – concediamoci un riassunto delle puntate precedenti dal punto di vista tecnico”.
Passaggio utile e obbligatorio: come per ogni altro argomento, conoscere il passato aiuta a comprendere meglio il presente. Arcidiacono apre il libro della sua memoria: “Iniziamo dal periodo a cavallo tra la fine degli anni ‘80 e i primi anni ‘90: la realtà della Tv via satellite era legata al formato analogico. I costi erano elevati: per coprire una popolazione come quella europea servivano circa 10 miliardi di lire all’anno. Poi si è iniziato a lavorare alla compressione digitale e sono nati l’MPEG-1 e l’MPEG-2. Con l’arrivo di quest’ultimo formato e del protocollo DVB (Digital Video Broadcasting), è stato possibile impacchettare otto canali Tv nello spazio che prima serviva per trasmetterne uno. E’ partendo da questa nuova realtà che si è arrivati ai 1100 canali che Eutelsat trasmette oggi. Questo ha comportato una riduzione dei costi, perché con l’avvento del digitale il costo di trasmissione ha potuto essere diviso almeno per otto. Si è passati così a circa un miliardo e mezzo di lire per trasmettere un canale televisivo in DVB. Parallelamente si affermava l’utilizzo del protocollo IP (Internet) per la trasmissione in Rete: l’IP è stato utilizzato anche per dei tentativi – o poco più – di trasmissione broadcast o multicast (punto-multipunto) di contenuti audiovisivi, condotti da Cisco (con un sistema che si chiamava IP-TV), da Real Network e da Microsoft. Il limite principale di questi sistemi era ed è un limite intrinseco imposto dall’IP, perché il protocollo Internet è fatto per la trasmissione punto-punto e il suo impiego per la trasmissione punto-multipunto obbliga a replicare per n volte quanti sono gli utenti delle singole connessioni punto-punto. Il risultato è che, al di là della ristrettezza di banda imposta dal passaggio degli streaming sull’ultimo miglio, che di solito è il doppino di rame del telefono dell’utente finale, un numero elevato di collegamenti porta facilmente a saturare anche le infrastrutture di trasmissione a monte, cosa che con il satellite non accade perché esso è nato proprio per fare il broadcasting, cioè per trasmettere lo stesso contenuto a tutti gli utenti nello stesso istante”.
La rievocazione storica si evolve in una serie di ricordi provenienti dal passato prossimo: “Le prime prove di streaming via Internet – prosegue Arcidiacono – hanno dovuto fare i conti con il problema della banda: sul piano statistico sono praticamente insignificanti gli utenti che hanno la possibilità di usufruire di un collegamento terrestre a velocità uguale o superiore a 4 Mbps, che è la larghezza di banda richiesta all’incirca dalla compressione digitale MPEG-2 per dare un risultato audivisivo di alta qualità, tipo DVD. Velocità del genere sono poi praticamente impossibili con il rame accoppiato tipico del supporto telefonico. Anche l’Adsl, sviluppato nel frattempo, non arriva a tanti a condizioni economiche accettabili. Tutti gli esperimenti di fare Tv con lo streaming terrestre per grandi numeri di utenti (come i consigli di amministrazione di grandi società, o i concerti di cantanti famosi) si sono esauriti nel collasso del server centrale, che non è riuscito a garantire il servizio a causa vuoi dell’insufficienza della banda passante, vuoi del numero di licenze disponibili quando è stato adottato il sistema proprietario di Real Networks”.
“Noi oggi continuiamo a lavorare con l’MPEG-2, l’ideale per le trasmissioni televisive per il pubblico dei decoder e puntiamo molto sull’MPEG-4 per i computer”. Si tratta di un passaggio fondamentale, come illustra Arcidiacono: “L’MPEG-4, rispetto al suo predecessore 2, ha un fattore di compressione ancora maggiore, che ne fa un attore protagonista nel mercato dell’audiovisivo da vedere sul computer. Esso permette infatti di trasmettere un canale Tv, 24 ore al giorno, in una buona qualità e a un prezzo che va ulteriormente diviso per sei rispetto a quanto costava trasmettere un canale digitale in MPEG-2. Altrettanto importante è la possibilità, offerta dal satellite, di trasmettere in multicast, quindi una sola volta contemporaneamente e non in base agli utenti collegati come era (ed è) per le trasmissioni terrestri a protocollo IP”.
L’accoppiata satellite/MPEG-4 rende possibile realizzare una nuova generazione di servizi ad hoc per i personal computer, come OPENSKY di Eutelsat. OPENSKY è una piattaforma che, oltre ai canali in streaming, trasmette anche contenuti Internet in modo sincrono (pull) e asincrono (push). Un esempio di canale OPENSKY è Model Flat, un programma ideato da Fashion Tv (emittente dedicata alla moda): “Model Flat è una real-Tv, tipo il Grande Fratello, ma nella “casa”, appropriatamente ribattezzata “loft”, abitano delle modelle. Nell’appartamento ci sono una ventina di telecamere ed essendo i costi di trasmissione più bassi rispetto alla Tv in MPEG-2, la regia ha a disposizione quattro canali fino all’utente finale. Rispetto allo streaming terrestre è tutto più lineare: una piccola stazione da Milano invia al centro di trasmissione di Parigi il segnale e da qui viene ripetuto in Europa. Il costo per un canale in streaming 24 al giorno con copertura di tutta l’Europa viene a costare circa 100mila euro all’anno. A questo punto ognuno potrebbe farsi il proprio canale personale in streaming. Per esempio, trasmettere un’ora a settimana costerebbe meno di 200 euro. Fondamentalmente si tratta della stessa opportunità offerta dal Web, che ha permesso a costi abbordabili a tutti di avere il proprio sito Internet”.
Dopo aver indagato le possibilità offerte, cerchiamo ora di capire quali attrezzature servono per poter ricevere il segnale streaming via satellite. La spiegazione di Arcidiacono è concisa quanto precisa: “serve un normale Pc con una scheda PCI, scheda che deve essere connessa all’antenna parabolica con la quale si riceve la Tv digitale”.
Eutelsat, prima di iniziare il servizio, ha portato a termine un beta test su un campione di 5mila persone. Questo ha permesso un importante riscontro su quello che gli utenti vogliono e sul loro comportamento. Il servizio, lanciato nel mese di giugno, ha già visto “la trasmissione di molti canali già presenti nell’offerta satellitare tradizione, oltre ai campionati di calcio europei under 21, e a canali in esclusiva per computer, come il “Wave Channel” di Arezzo Wave e le conferenze di Civitas. Abbiamo inoltre siglato un accordo con la Reuters per la trasmissione in tempo reale di 12 servizi di vari tipi, declinati in quattro lingue (francese, inglese, italiano e arabo). Si tratta di trasmissioni in push, quindi non c’è bisogno di connettersi, il che vuol dire che basta accendere il computer, proprio come accendere la Tv. Inoltre con le trasmissioni via satellite c’è il vantaggio di poter sfruttare i dischi fissi dei Pc”.
Attivi da anni sono invece i servizi business: “Abbiamo iniziato nel 1997, il primo cliente è stata la Borsa Parigi, poi quella di Madrid e a seguire altre ancora. Altri servizi li forniamo all’Ansa, a Radiocor, a sedi distaccate di aziende e istituzioni per collegarsi agli uffici centrali. In Francia forniamo un servizio che si può utilizzare nelle stazioni di servizio delle autostrade, dove ci sono dei chioschi multimediali verso i quali trasmettiamo dati audio, video e testi facilmente consultabili. Un classico esempio – continua Arcidiacono – è la Tv delle banche. Abbiamo sviluppato un sistema di criptaggio che funziona su IP e permette di indirizzare lo streaming solo alle persone che sono autorizzate a riceverlo. Questo permette di scegliere se far vedere il video a tutti i dipendenti di tutte le filiali, oppure solo ai dipendenti di determinati uffici di tutte le filiali. Insomma sono vari i livelli di filtraggio possibili”.
Il futuro del videostreaming sarà “radioso” con l’arrivo “del full MPEG-4 a norme standard ISO, “che stiamo aspettando da un momento all’altro. Esiste un problema più legale che tecnico: esistono varie versioni dell’MPEG-4 che vengono usate dai vari provider di sistemi di codifica (ce n’è uno proposto da Microsoft, uno da Real, uno da Apple). Nel momento in cui l’MPEG-4 ISO diventerà la regola, avremo quell’esplosione del videostreaming simile se non superiore a quella che c’è stata per l’MPEG-2, quindi per la televisione digitale. Perché quando si vuole attaccare un grande mercato, gli standard aperti sono la chiave per entrarci”.
Il videostreaming via satellite non rappresenterà un concorrente per la Tv, perché “sono due strumenti diversi – precisa Arcidiacono –. I canali satellitari sono nati mirando a un pubblico selezionato. Il videostreaming da satellite permette di scegliere spettatori ancora più selezionati, anche perché (come abbiamo visto) i costi si abbassano sempre di più, permettendo di mirare a delle nicchie di spettatori molto limitati in termini di dimensioni. Quindi il videostreaming via satellite permetterà di fare nascere accanto ai mille canali della Tv digitale i diecimila servizi di streaming per le applicazioni business, di tele education, di tele training, tele medicina”.
(Riccardo Russino)
ClipMail e FlipFactory fanno risparmiare tempo per il webstreaming
TechTV (in passato conosciuta come ZDTV) è una realtà televisiva che diffonde i suoi programmi su un network via cavo dedicato agli stili di vita nell’era del digitale. La programmazione viene diffusa anche in web streaming sul sito www.techtv.com, mentre alcune ore vengono vendute ad altri siti Web come Yahoo!.
Il processo per creare e inviare i file necessari per lo streaming, ora gestito con FlipFactory e ClipMail Pro di Telestream, era in precedenza un passaggio lungo e laborioso. Molti tecnici dovevano utilizzare, sia su Pc che su Mac, appositi software che consentivano manualmente di codificare i contenuti nei formati RealVideo, Windows Media e QuickTime (un apposito computer si dedicava a ciascuna codifica e combinazione di bit-rate). Poi i tecnici inviavano via FTP ciascun file all’appropriato server per streaming, presso e-Media, il partner di host. Alla fine del processo i tecnici notificavano al webmaster che i file erano stati spediti e creavano i link necessari affinché il webmaster potesse a sua volta collegare i contenuti all’interno del sito Web di TechTV. Un processo che necessitava di alcune ore per ciascun programma e che in alcuni casi produceva risultati inconsistenti quando clip derivati dallo stesso girato non sempre avevano lo stesso punto di partenza e di fine in tutti i vari formati. La svolta è arrivata quando TechTV ha deciso di impiegare FlipFactory e ClipMail Pro per la codifica e la trasmissione di filmati in streaming. I prodotti di Telestream hanno permesso di automatizzare l’intero processo, dall’acquisizione del programma alla codifica multi formato per arrivare alla spedizione ai server per streaming dedicati all’acceso su Internet. Dapprima ClipMail Pro, che si adatta bene al controllo delle sorgenti a nastro e codifica il programma fonte in un file con larghezza di banda conveniente in formato MPEG, acquisisce il programma da un videoregistratore o da un server per trasmissione on-air. Quindi il file MPEG creato viene consegnato all’applicazione FlipFactory che gira su un server locale con sistema operativo Windows NT.
FlipFactory è stato preconfigurato per generare sei file per streaming a due bit-rate diversi: due per Real, due per Windows e due per QuickTime. Non appena viene generato, ciascun file può essere automaticamente trasmesso via FTP al server appropriato per streaming, presso e-Media, oppure spedito a un server intermedio per QA, ed eventuali aggiunte di metadati.
Alla fine della spedizione di tutti i vari file presso e-Media, l’amministratore del sistema di TechTV riceve un messaggio e-mail da FlipFactory che consente di collegare tutti i file di streaming all’appropriato link nella giusta pagina Web.
La rete integrata di trasmissione di e-Media, e-MediaSphere, è composta da un robusto network di server ridondanti che supportano una ricca offerta di contenuti, l’autenticazione, la commercializzazione, e precisi report di tipo statistico.
Per informazioni
Video Systems
Tel. 02 33107449
www.videosystems.it
www.telestream.net