L'OPINIONE

Ma le fiere servono ancora?

di Alessandro D’Auria (Direttore Vendite di Avid Italia)

NAB e IBC sono da anni gli eventi expo commerciali di maggior successo per il mondo broadcast. Da qualche tempo sono emersi anche altri appuntamenti in Estremo Oriente, come Broadcast Asia, ed esiste una pletora di eventi locali, ciascuno dei quali è di rilievo per il proprio mercato. 
In generale la fiera resta un motivo di attrazione per gli addetti ai lavori, però oggi la nostra azienda si è posta il problema di capire se l'organizzazione di una fiera riesca ancora a creare motivi di attenzione che siano veramente attuali ed efficaci. NAB ha dimostrato, anche quest'anno, di essere capace di stare al passo coi tempi e lo si vede dal fatto che sono state previste nuove aree di expo, si sono aggiunte molte aziende informatiche di rilievo e che, dunque, la fiera ha risposto bene alle conseguenze inedite prodotte dalla convergenza. Anche il programma dei convegni a Las Vegas è stato strutturato molto bene. Purtroppo in molte altre occasioni espositive abbiamo constatato che l'ente organizzatore della fiera tende a replicare un proprio format ormai stereotipato e che perde di anno in anno il contatto con gli interessi veri e nuovi del mercato audiovisivo, cinetelevisivo e dei media in genere. Per prima cosa oggi crediamo si debba uscire dalla “gabbia” ideologica tradizionale che porta a pensare al broadcast come ad un mondo fine a sé stesso, al limite integrato con i soliti ambienti “collaterali”. Oggi anche nel nostro mondo si deve guardare globalmente ai Media. Smau, per esempio, ha sviluppato un'evoluzione veramente aperta a questo tipo di dinamiche, anche se poi dal nostro punto di vista ha il limite che ha tenuto al centro la dimensione consumer: una scelta perfetta per l’evento in sé, anche se ormai è chiaro che in una situazione consumer nessuna azienda professionale riesce più a sviluppare leads qualificati. Se invece prendiamo in considerazione IBTS, che negli scorsi decenni era stato sicuramente un momento importante di incontro e di sviluppo proprio del broadcast italiano, dobbiamo prendere atto che nelle ultime edizioni ci è sembrata mancare una adeguata reazione all'evoluzione del mercato e una sufficiente risposta alle nuove domande degli operatori. Già dall'edizione 1999 e poi ancor più in quella del 2001 si è vista persistere una dominanza delle tematiche tradizionali e di modalità di comunicazione e di incontro consuete. Anche l'etichetta “crossmedia marketplace” nei fatti è stata solo un'operazione di marketing, ma non s'è vista tradotta in concreto. Forse non c'è stata da parte del mercato un'adesione attiva a questa provocazione, ma è pur vero che sin dal programma preliminare s’è visto che la modalità degli eventi e il calendario sono rimasti sostanzialmente immutati per come erano stati proposti negli ultimi 10 anni. IBTS a parte, chiunque continui a riprodurre format espositivi analoghi a sé stessi nel tempo non può che fallire. Perché oggi l'esigenza prioritaria delle aziende è quella di avere buone occasioni per incontrare direttamente, ma anche in modo personalizzato e approfondito, il pubblico. Perché ogni singolo cliente o potenziale cliente esige una adeguata attenzione e vuole essere aiutato a comprendere non solo quali siano le novità dal punto di vista commerciale e, più in generale, vuole avere indicazioni concrete ed utili sull'evoluzione del proprio mercato, delle tecnologie e delle conseguenti modalità di lavoro, anche alla luce di questa esplosione di opzioni collegate a diversi media coi quali operare. In un contesto fieristico canonico, con annessi convegni “di tutto un pò”, non si riesce più ad esprimere pienamente questo tipo di relazione approfondita e personalizzata.
Anche se resta valido l'aspetto dell'happening, del evento "sociale" settoriale, va sottolineato che gli attuali costi per partecipare ad una fiera rendano tale occasione, ancorché vivacemente "mondana", decisamente non giustificata. Avid dal canto suo ha reagito a questa situazione, decidendo nel 2002 di non partecipare ad alcun evento fieristico (a parte il NAB, che è stato gestito direttamente dalla sede centrale e che comunque resta un valido evento, per le ragioni già evidenziate). Avid in Europa ha preferito promuovere Experience Avid|Naked: un format itinerante in una decina di nazioni, di respiro paneuropeo, che è iniziato a maggio e finirà a settembre e che permette di incontrare un gran numero di operatori di settore (se ne prevedono a consuntivo circa 5.000, tutti ben selezionati e focalizzati sui nostri prodotti, ma provenienti da tutta la gamma di media esistenti). Anche con partnership qualificate abbiamo creato un evento che vuole essere innanzitutto formativo rispetto a problematiche attualissime quali l'interoperabilità, il lavoro multiformato e multipiattaforma, lo sviluppo dei media tradizionali e la scoperta delle tendenze nei new media. Il primo giorno è di respiro più generale, il secondo giorno viene dedicato alle risposte Avid a queste nuove condizioni di lavoro. In ogni caso, come anche provocatoriamente dice il titolo dell'evento, l'obiettivo è quello di "mettere a nudo" bisogni e intenzioni degli addetti ai lavori, per poi cercare assieme di trovare risposte adeguate e personalizzate. Una riflessione per concludere: non siamo certo qui a dire che le fiere specializzate di settore non debbano più esistere, ma è fuori discussione che crediamo possono sopravvivere solo se evolvono nel senso di una più attuale e concreta capacità di risposta alle esigenze degli addetti ai lavori, sia tenendo conto dei livelli di impegno economico degli espositori, sia creando condizioni migliori per generare una diversa e più qualificata capacità di interazione con i visitatori. Altrimenti le aziende, soprattutto quelle più evolute, si troveranno sempre più spesso costrette a generare in proprio gli eventi promozionali e informativi.