L'INGEGNERE MASCHERATO

A cura di Mario Orazio

Le magagne del plasma

LAGGIÙ DA QUALCHE PARTE, magari non ci avete fatto caso, ma essere sexy non è tutto. Prendete per esempio i display al plasma. Dice, ma che c’entra? C’entra, c’entra, seguitemi che mo’ vi spiego.

A prima vista i display al plasma so’ sexy un casino (dice, quanto è sexy un casino? eehhh, mica poco, no?). So’ grandi. Piatti. Costano una cifra. Ci hanno lo schermo panoramico. Li puoi appendere al muro. Dico, insomma, wow. O no? Mamma mia! Se avessi 15.000 euro che mi bruciano in tasca, magari ne correrei a comprare uno pure io. Se non altro per regalarlo a qualcuno che mi sta antipatico. Continuate a seguirmi che mo’ vi spiego meglio.

La legge di Weber
Mai sentito parlare della legge di Weber? Beh, riguarda la percezione dei dettagli da parte dell’occhio umano e, senza farla tanto lunga, insomma semplificando un po’, possiamo dire che noi siamo sensibili a variazioni di contrasto di non meno di circa l’un per cento. Non mi aspetto di essere contraddetto… tanto Weber è morto. 
Allora, disegniamo due linee rette verticali parallele (se so’ tutte e due verticali saranno parallele, no?) a, diciamo, dieci centimetri di distanza una dall’altra. Segniamo su ognuna delle due un punto un po’ sotto la metà, e chiamiamolo 100. Diciamo che questo indicherà un certo livello di illuminazione su una scala arbitraria. La legge di Weber (o almeno la mia versione) dice che uno può appena distinguere due livelli che differiscono dell’1%, allora, rispetto al 100 della nostra scala, il 99 o il 101. Chiaro fino a mo’? Andiamo avanti. Mo’ pigliamo la linea di sinistra e dividiamola in 256 parti uguali, e diciamo che rappresentano i livelli di luminosità corrispondenti a una codifica lineare a 8 bit (le sapete ’ste cose, no?). Allora, se andiamo a vedere che succede intorno al livello 100, la nostra sensibilità ci permette di distinguere 99 da 100 e da 101, e va giusto giusto bene così. Mo’ proviamo a zompa’ in cima, dove ci sta il livello 255. Andiamo al prossimo che siamo in grado di distinguere, se è 1% meno sarà un poco sopra il 252. Come dire, troppa grazia, qua di livelli ce ne stanno pure troppi. 
Andiamo però a da’ un’occhiata ai piani bassi. Pigliamo per esempio il livello 10. Il prossimo livello distinguibile sarà, vediamo un po’, l’1% in meno…9,9. Oh, cacchio, ma questo qua non ci sta. E manco il 9,8 e il 9,7… Insomma il prossimo disponibile è 9, cioè il 10% in meno, altro che 1%… E non parliamo se andiamo ancora più giù… pensate, la differenza fra 1 e 2 è del 100%. Questo è l’effetto chiamato “contouring”, che più o meno vuol dire che un’immagine sullo schermo, quanto più è scura, meno si distingue… Sì, ho capito, è come diceva Totò: “A Milano, quando c’è la nebbia, non si vede”. Insomma, voglio di’ che le parti meno illuminate dell’immagine hanno un contrasto ancora peggiore di quello che dovrebbe essere normalmente. Tanto per capirci, se vedete la faccia di uno abbronzato, molto abbronzato, fai conto uno come Mike Tyson, se non c’è effetto “contouring”, vedete, appunto, la faccia di uno abbronzato, se l’effetto c’è, vedete una bella palla nera e più niente. 
Mo’ andiamo sull’altra linea retta, quella di destra, e dividiamola ancora in 256 parti, ma questa volta spaziamole di una distanza corrispondente sempre all’1% del valore di ogni livello. 
Così i livelli 100, e 99, e 101, staranno più o meno nello stesso posto che sulla linea di sinistra, ma in cima i diversi livelli saranno molto più spaziati, mentre in basso saranno tutti stretti insieme. Si chiama scala logaritmica e corrisponde alla sensibilità dell’occhio umano. Benvenuti al tubo a raggi catodici. Infatti questo è esattamente quello che ha sempre fatto il caro, buon vecchio tubazzone, tutto da solo, senza che nessuno glielo avesse mai insegnato. 
E allora i fabbricanti di telecamere avevano introdotto la correzione di gamma (ve la ricordate?) per riprodurre lo stesso andamento.

Grana grossa e altro ancora
Allora proviamo a guardare una “rampa di luminanza” (detta anche “scala dei grigi”) su un pannello al plasma. Se è uno di quelli vecchi, i primi che erano usciti (o anche uno di quelli di oggi, ma più economici), avremo tanto di quel “contouring” da poterci andare a nozze… Mai stati a nozze con un “contouring”? Dicono che sia un’esperienza terrificante. Se invece è uno di quei pannelli più recenti e perfezionati, più fighi insomma, allora la correzione introduce una certa granulosità, e questo è il bello, anche nelle zone che sarebbero normalmente risparmiate dal “contouring”. I tecnici dei display al plasma la chiamano delicatamente “diffusione di errore”. 
Ma non è finita. I pannelli al plasma, così come i tubi catodici, funzionano grazie ai “fosfori”, che non sono quelli dei cerini, ma sono delle sostanze chimiche che, opportunamente stimolate, generano luce.
Solo che si dà il caso che i fosfori del plasma si “consumano” abbastanza più rapidamente di quelli dei tubi catodici. E allora, se per esempio uno guarda molto spesso un programma in 4:3 (come sono la maggior parte dei programmi) su un display a 16:9 (come sono praticamente tutti i display al plasma), le due bande laterali dello schermo si consumeranno meno della parte centrale. E siccome i fosfori del blu si consumano più rapidamente di quelli del rosso e del verde, la prossima volta che vedrete un programma in 16:9 noterete una bella macchia gialla al centro dello schermo, più o meno delle dimensioni di un’immagine in 4:3. Continuiamo. I fosfori del plasma hanno una certa “latenza”, cioè tendono a restare accesi anche dopo che lo stimolo è venuto a mancare. Questo crea dei problemi con l’interlacciamento dei due semiquadri, il che ha portato i progettisti a prevedere un’interpolazione di linea, che per farvela breve risulta in un errore di sincronismo tra il video e l’audio, con la perdita del cosiddetto “sincronismo labiale”. 
Basta, vi giuro che questa è proprio l’ultima. Mentre in un tubo catodico la maggiore o minore luminosità dei fosfori si ottiene variando l’intensità del fascio elettronico che li colpisce, nei pannelli al plasma si ottiene invece con una maggiore o minore durata della loro accensione. È quello che si chiama “modulazione a larghezza di impulsi”. Mo’ qua ci vorrebbe una lavagna, ma quel fetente del direttore m’ha detto che non me la compra, e allora accontentatevi della mia parola. Il risultato è un certo movimento a scatti, quello che noi da queste parti chiamiamo “judder”, e voi non ci avete manco la parola equivalente. Mo’, è chiaro che prima o poi, col progresso, tutte ’ste schifezze saranno eliminate, e il bello è che allora i pannelli al plasma costeranno pure un prezzo molto più ragionevole di oggi. Intanto però tutti i produttori e i registi si so’ fissati co’ ’sti cavoli di display, e poi, quando non vedono le immagini che vorrebbero, se la prendono con noi tecnici. Non c’è proprio giustizia, non c’è.