L'INGEGNERE MASCHERATO
A cura di Mario Orazio
Le magagne del plasma
LAGGIÙ DA QUALCHE PARTE, magari non ci avete fatto caso, ma essere sexy non è tutto. Prendete per esempio i display al plasma. Dice, ma che c’entra? C’entra, c’entra, seguitemi che mo’ vi spiego.
A prima vista i display al plasma so’ sexy un casino (dice, quanto è sexy un casino? eehhh, mica poco, no?). So’ grandi. Piatti. Costano una cifra. Ci hanno lo schermo panoramico. Li puoi appendere al muro. Dico, insomma, wow. O no? Mamma mia! Se avessi 15.000 euro che mi bruciano in tasca, magari ne correrei a comprare uno pure io. Se non altro per regalarlo a qualcuno che mi sta antipatico. Continuate a seguirmi che mo’ vi spiego meglio.
La legge di Weber
Grana grossa e altro ancora
Allora proviamo a guardare una “rampa di luminanza” (detta anche “scala dei grigi”) su un pannello al plasma. Se è uno di quelli vecchi, i primi che erano usciti (o anche uno di quelli di oggi, ma più economici), avremo tanto di quel “contouring” da poterci andare a nozze… Mai stati a nozze con un “contouring”? Dicono che sia un’esperienza terrificante. Se invece è uno di quei pannelli più recenti e perfezionati, più fighi insomma, allora la correzione introduce una certa granulosità, e questo è il bello, anche nelle zone che sarebbero normalmente risparmiate dal “contouring”. I tecnici dei display al plasma la chiamano delicatamente “diffusione di errore”.
Ma non è finita. I pannelli al plasma, così come i tubi catodici, funzionano grazie ai “fosfori”, che non sono quelli dei cerini, ma sono delle sostanze chimiche che, opportunamente stimolate, generano luce.
Solo che si dà il caso che i fosfori del plasma si “consumano” abbastanza più rapidamente di quelli dei tubi catodici. E allora, se per esempio uno guarda molto spesso un programma in 4:3 (come sono la maggior parte dei programmi) su un display a 16:9 (come sono praticamente tutti i display al plasma), le due bande laterali dello schermo si consumeranno meno della parte centrale. E siccome i fosfori del blu si consumano più rapidamente di quelli del rosso e del verde, la prossima volta che vedrete un programma in 16:9 noterete una bella macchia gialla al centro dello schermo, più o meno delle dimensioni di un’immagine in 4:3.
Continuiamo. I fosfori del plasma hanno una certa “latenza”, cioè tendono a restare accesi anche dopo che lo stimolo è venuto a mancare. Questo crea dei problemi con l’interlacciamento dei due semiquadri, il che ha portato i progettisti a prevedere un’interpolazione di linea, che per farvela breve risulta in un errore di sincronismo tra il video e l’audio, con la perdita del cosiddetto “sincronismo labiale”.
Basta, vi giuro che questa è proprio l’ultima. Mentre in un tubo catodico la maggiore o minore luminosità dei fosfori si ottiene variando l’intensità del fascio elettronico che li colpisce, nei pannelli al plasma si ottiene invece con una maggiore o minore durata della loro accensione. È quello che si chiama “modulazione a larghezza di impulsi”. Mo’ qua ci vorrebbe una lavagna, ma quel fetente del direttore m’ha detto che non me la compra, e allora accontentatevi della mia parola. Il risultato è un certo movimento a scatti, quello che noi da queste parti chiamiamo “judder”, e voi non ci avete manco la parola equivalente.
Mo’, è chiaro che prima o poi, col progresso, tutte ’ste schifezze saranno eliminate, e il bello è che allora i pannelli al plasma costeranno pure un prezzo molto più ragionevole di oggi. Intanto però tutti i produttori e i registi si so’ fissati co’ ’sti cavoli di display, e poi, quando non vedono le immagini che vorrebbero, se la prendono con noi tecnici. Non c’è proprio giustizia, non c’è.