DOSSIER

Le indagini d’ascolto

Le indagini d’ascolto? Una questione di metodo

Le indagini di ascolto del pubblico radiotelevisivo hanno “spostato” una gran parte dei circa 7 miliardi e 676 milioni di Euro di investimenti pubblicitari del 2001, generando le risorse dalle quali è dipeso tutto il resto (investimenti tecnologici e rivoluzione digitale compresi). Per questo anche una rivista tutta tecnica come la nostra ha voluto riepilogare lo stato dell’arte delle indagini attualmente effettuate in Italia, non per pubblicare le conseguenti “hit parade”, ma per capire il loro funzionamento e raccogliere giudizi qualificati al riguardo. Audiradio e Auditel sono due punti cardinali, ma altre elaborazioni sono disponibili. Che ne pensano le associazioni di categoria? Cosa ci si aspetta per il futuro? Vi auguriamo buona lettura… sperando che questo dossier abbia un bel risultato di… share!

di Alessandro Miglio

Senza indugi: apriamo questo dossier con le protagoniste, Auditel ed Audiradio per la Tv e le radio analogiche terrestri. Ma poi non possiamo certo dimenticare quello che sta accadendo relativamente al mercato satellitare e a quello di Internet. Dopo i due istituti “benchmark” abbiamo scelto tre esempi recenti sugli altri fronti, a partire dalle ultime indagini sul pubblico satellitare svolte dal CIRM, proseguendo con quelle fatte su Internet dalla AC Nielsen, per poi concludere con Abacus, che è proprietaria del brevetto Arbitron per il meter applicato al mercato radiofonico.

Auditel regina dell’audience
Basta guardare la torta qui a destra del business pubblicitario per capire quanto la Tv (su tutti) e oggi anche la radio rastrellino del mercato pubblicitario italiano. Dovendo iniziare il viaggio nel mondo delle rilevazioni d’ascolto, ci pare ovvio partire con il “deus ex machina” dell’indagine più importante: Walter Pancini, direttore generale di Auditel. 
“Il riconoscimento di Auditel - ha esordito Pancini - lo abbiamo raggiunto dopo anni di investimenti e miliardi di lire spesi in ricerche e certificazioni per il controllo del nostro operato. Quindi dal punto di vista qualitativo siamo in una botte di ferro. Un sistema di questa delicatezza, che presiede gli interessi delle aziende per un valore di circa 4 miliardi di euro di investimenti in televisione, implica necessariamente che i dati siano affidabili. Per quanto riguarda le novità tecnologiche, proprio ultimamente abbiamo inserito i nuovi meter di terza generazione. Oggi tutte le ricerche televisive nei Paesi più avanzati del mondo, usano sistemi di rilevazione meter. Il TVM4, così si chiama il meter, è in grado di rilevare anche l’ascolto digitale, che oggi è quello satellitare, ma che domani potrà essere il digitale terrestre, il cavo o altro”.
Quante sono le famiglie che ospitano i meter? 
Nel 1997 abbiamo raddoppiato il campione delle famiglie coinvolte, raggiungendo oggi le 5.075 famiglie, pari a 14mila individui circa, con 8mila meter installati. Questo fa del campione italiano il più ampio per quanto riguarda il rapporto popolazione nazionale e meter. 
Quali sono le emittenti che vengono rilevate? 
Sono i sette network nazionali, le reti Rai, le tre Mediaset e La7, circa 130 locali e, da quest’anno, anche le satellitari. Essendo il bacino dell’emittenza satellitare molto vasto e considerando che Stream e Tele+ non hanno interesse ad essere rilevate, essendo solo delle piattaforme e il loro valore commerciale sono solo gli abbonati, il campionamento risulta molto dispersivo. 
E forse produce un dato basso… 
Certamente, se pensiamo a tutte le emittenti satellitari, ma diventa interessante quando ci sono degli eventi catalizzatori come quelli sportivi, all’interno dei quali si raggiungono punte di ascolto significativo. Comunque il panorama satellitare è un settore che può solo crescere. Un altro interesse per le aziende è il fatto che il bacino satellitare individua un target che è prevalentemente giovanile e con una buona permanenza davanti la televisione. Tutti questi elementi spingono alcune aziende ha guardare con crescente curiosità ed interesse il mondo satellitare. 
Il dato satellitare è quindi un nuovo elemento che fornite? 
Esattamente. Alla voce “altre” c’è stata una suddivisione del dato, altre terrestri e altre satellitari in modo da avere, già da quest’anno, un elemento, seppur complessivo, più preciso. Oggi stiamo facendo delle prove di rilevamento insieme ad alcuni editori su dei canali satellitari. Speriamo che questo ci porti a breve termine alla pubblicazione del loro dato. È il nostro augurio, ma anche delle aziende che investono in pubblicità. 
Dove l’Auditel deve migliorare? 
L’Auditel, per definizione e per convenzione, si occupa del rilevamento televisivo nella famiglia italiana e nell’abitazione principale. Questo significa che non vengono presi in considerazione gli ascolti fuori casa, che, per il satellitare sono importanti. È impossibile infatti inserire in una caserma, in un bar o in un ospedale il meter e questo implica una perdita abbastanza consistente di pubblico che non possiamo classificare. Noi continueremo a monitorare le famiglie, ma cercheremo di studiare qualche altro metodo di rilevazione per questi mondi paralleli. 
Altri problemi: la pirateria e l’abusivismo. 
Tutte le ricerche che si basano sulle interviste individuali, sia personali che telefoniche, devono fare i conti con l’interlocutore: è ovvio che se io domando ad un intervistato che possiede una smart-card falsificata, se ha un ricevitore satellitare, ci sono buone probabilità che lui mi dica no. Questo crea un buco nero a noi e anche agli altri intervistatori e su questo c’è un grande dibattito in quanto i dati prodotti dalle ricerche sono penalizzanti per le satellitari non per colpa delle ricerche, ma perché una parte dei cittadini racconta bugie per coprire la propria irregolarità. Il problema è sapere quanto questo mondo sommerso sia grande, soprattutto ai fini della valutazione del bacino pubblicitario. Quando forniremo i dati ufficiali della visione delle singole emittenti satellitare, dovremo tener conto anche di quelli legati alla pirateria. Ma devo anche precisare che noi, quando andiamo nelle famiglie ad installare il meter, non chiediamo se pagano il canone Rai o se hanno una scheda satellitare regolare o pirata, quindi questo ci fa supporre che comunque il fenomeno non sia del tutto estraneo alle nostre indagini. 
Per concludere: ma c’è davvero la… fuga dalla televisione? 
Nelle 24 ore questo dato non emerge, mentre nel “prime time” abbiamo avuto un calo pari a circa un milione di telespettatori. Le cause possono essere tante, c’è chi le attribuisce ad Internet, altri imputano questo lieve calo al tempo, se sono belle giornate le persone escono o rientrano più tardi, e i giovani preferiscono sempre di più uscire che restare in casa. Infine anche il mondo sommerso delle smart-card pirata può inquinare leggermente questo dato, ma forse la risposta può essere un po’ di tutto questo. Nell’insieme Auditel fotografa un’Italia televisivamente molto abitudinaria e stabile, non c’è stato quel crollo che qualcuno, anni fa, profetizzava.

Dalla politica alla pratica
AGB ha iniziato negli anni ’80 in Italia la sua attività di azienda di rilevamenti televisivi per poi espandersi in tutto il mondo, lavorando oggi con 18 Paesi (gli ultimi due ad aggiungersi sono stati Australia e l’Inghilterra). Per lo sviluppo del business, nel 1996 è stata creata AGB Media Service, che è la società con sede in Svizzera che fa da supporto a tutte le operazioni del gruppo, dal punto di vista hardware, software di produzione e software di analisi dei dati (che poi sono i tre pilastri delle nostre ricerche). Ci fa da guida, per scoprire come lavori questo successo di stampo italiano esportato nel mondo, Niccolò Colussi, presidente della AGB Media Service. 
Come vengono selezionate le famiglie per l’assegnazione dei meter? 
Auditel ha indetto una gara d’appalto in cui sono state stabilite le regole con cui deve essere progettato, mantenuto e cambiato il panel. Poiché il dato prodotto da queste rilevazioni è di sua proprietà, è Auditel che decide i criteri con cui questo dato deve essere prodotto. La società Medialab realizza la ricerca di base, quella che stabilisce quali devono essere le caratteristiche delle famiglie che faranno parte del panel di Auditel e fornisce una serie di nominativi. A questo punto decidiamo, in base ai diversi criteri di stratificazione, composizione del nucleo famigliare, classe sociale, posizione geografica, livello d’istruzione e ad altre variabili quello che sarà il panel definitivo. Il totale delle famiglie viene sostituito totalmente nell’arco di cinque anni. 
Una volta scelta una famiglia, cosa avviene in pratica? 
Viene contattata la famiglia, viene presentato il servizio e il suo funzionamento e nel momento in cui questa accetta viene fissato un appuntamento per l’installazione. A questo punto viene applicato un people meter su ogni apparecchio televisivo e a tutti gli altri device, che possono essere videoregistratori, playstation, decoder o Dvd. Il meter riconosce automaticamente la sorgente appena questa viene accesa e sa quando viene spenta. Il compito è quello di marcare, con un secondo telecomando, la presenza di ogni componente della famiglia davanti alla televisione; ad ogni membro corrisponde un tasto. In questo modo riusciamo ad ottenere non solo il dato di ascolto quantitativo, ma anche anagrafico a seconda dei vari componenti che in quel momento guardano quel programma. Questo è un dato altrettanto importante e fondamentale, specialmente per gli investitori, che non pianificano soltanto in base all’audience, ma soprattutto in base al target. 
Le famiglie vengono remunerate con denaro? 
No. Non sarebbe etico, ma vengono offerti dei regali di “fidelizzazione” che nell’arco di cinque anni tendono a diventare sempre più importanti. Per fare un esempio, possono essere una bambola per la figlia o un ferro da stiro per la madre. In cosa consiste l’apparato tecnico? 
Nel TVM4, il modello più avanzato e riconosciuto a livello mondiale. Rispetto ai precedenti modelli, questo apparecchio non è intrusivo, ma si colloca sopra al televisore. Prima si andava a captare tramite una sonda le frequenze su cui la televisione era sintonizzata. Oggi questo meter utilizza diversi sistemi di rilevazione altamente tecnologici. Per le frequenze terrestri vale sempre il riconoscimento della frequenza in quanto è quella assegnata dall’Autorità. Per il satellitare ci sono un set di soluzioni integrate, tra cui la cosiddetta firma digitale che viene inviata dal proprietario del bouquet. Tuttavia moltissime emittenti non hanno questo tipo di informazione, per cui si sono dovute cercare altre alternative che dessero una copertura totale del segnale satellitare, tra cui sistemi algoritmici per il riconoscimento audio o i sistemi PK. Il TVM4 si articola in due unità, la base unit e la transmition unit: la prima è collocata su ogni apparecchio televisivo della famiglia campione, mentre la seconda è unica per ogni famiglia e raccoglie i dati inviati da tutte le unità base. La notte, tra le ore 2 e le 4, avviene una chiamata dalla sede di Milano a tutti gli apparecchi installati presso le famiglie campione e nel giro di qualche secondo si scaricano i dati raccolti durante la giornata precedente. Una volta elaborati, i dati vengono forniti entro le 10 del mattino successivo alle televisioni. 
Come avvengono le connessioni tra gli apparati e la sede centrale? 
Le unità base dialogano con la trasmition unit tramite un collegamento in radiofrequenza. Il collegamento con la centrale può essere effettuato o tramite la linea telefonica domestica, in questo caso viene effettuata una chiamata particolare in modo che il telefono domestico non squilli, oppure tramite linea GSM. Nel primo caso se la linea dovesse risultare occupata la centrale ripeterà la chiamata fino a che troverà libero, nel secondo caso si tratta di un collegamento non subordinato all’utenza domestica per cui può essere contattato in qualsiasi momento della giornata. 
Il dato può essere falsato da un distratto uso del telecomando? 
Devo dire che il panel italiano è molto attento e diligente, a differenza di quello che si può pensare. Rileviamo, si vede dai dati, che chi si allontana anche solo per un break pubblicitario tende a segnalarlo comunque. 
Quanto costa un meter? 
Oltre a variare da Paese a Paese, sono molte le variabili che incidono: dai servizi che vengono richiesti, dalla struttura hardware e software di cui viene dotato il meter. Anche a seconda della composizione della famiglia e del quantitativo che viene commissionato dal cliente; per esempio in Inghilterra siamo intorno alle 700 sterline l’uno (1.100 Euro). 
Qual è il numero minimo sufficiente di meter per ottenere dei dati affidabili? 
In Paesi dove recentemente abbiamo vinto degli appalti in cui è già attivo un servizio di rilevamento (come l’Australia, l’Inghilterra o le Filippine) ci siamo paragonati con il panel già esistente e ci siamo resi conto che già con 500 famiglie rappresentative della nazione, si ottengono dei risultati che si avvicinavano molto a quelli del panel attuale, e anche raddoppiando o triplicando le famiglie i cambiamenti sono veramente marginali. Perché i comportamenti di consumo della televisione sono abbastanza standardizzati. 
Quali ricerche state effettuando ultimamente? 
Stiamo lavorando sui bambini e su come coinvolgerli nella ricerca. Proprio in questo periodo, insieme a Fox Kids, che è un nostro cliente sia in Italia che all’estero, stiamo cercando delle soluzioni per far interagire un bambino sopra i quattro anni con i programmi. Uno scopo delle nostre ricerche è dedicato agli editori che vogliono capire se quel programma viene visto e da chi viene visto, ma lo scopo principale consiste ovviamente nel dare una valorizzazione agli spazi pubblicitari. Le fasce di età che interessano sono quelle che partono dai quindici anni, quelle che hanno un potere di acquisto.

Audiradio, la sorella minore
Dalla Tv alla radio: a fare il paio con Auditel è, ovviamente, Audiradio. Per saperne di più abbiamo incontrato Felice Lioy presidente dell’UPA e di Audiradio. “Sono anni che lavoriamo su Audiradio (e Auditel, ovviamente) - ha esordito Lioy -. Ne siamo parte integrante e siamo i più interessati all’obiettività e veridicità dei dati. In base a quei dati avvengono le pianificazioni, si raggiungono i target, ma soprattutto non si rischia di disperdere i capitali. Quindi noi siamo gelosissimi dell’Auditel e dell’Audiradio, poiché le abbiamo fondate, ne abbiamo la presidenza, ne abbiamo la gestione e quindi crediamo che non ci possa essere nessun detrattore di Auditel o di Audiradio se non qualcuno che essendo un estraneo o, magari, essendone anche… “vittima” voglia creare un po’ di dubbio”. Però esistono anche altre indagini. 
Sì, questo è vero, ma specialmente per la radio e per le televisioni satellitari, anche se per quest’ultime Auditel si sta muovendo. Ogni tanto alcuni istituti misurano gli ascolti radiofonici, fanno verifiche e approfondimenti, magari incaricate dalle stesse radio per avere una serie di elementi in più per il marketing radiofonico. Per esempio se un’azienda radiofonica o una concessionaria vuole fare un’indagine per vedere come vanno specificamente una o più trasmissioni, o quale possa essere il gradimento per alcune innovazioni, può benissimo fare un’indagine a latere: ma l’indagine di riferimento rimane comunque Audiradio. Non pensate di sostituire le interviste telefoniche svolte per Audiradio con un meter come per le Tv? 
Come consiglio di amministrazione di Audiradio abbiamo fatto e continuiamo a fare un monitoraggio molto attento a livello internazionale. È vero che esistono altri sistemi, tipo lo statunitense Arbitron che funziona con i diari, ma ad oggi si stanno solo valutando dei meter per l’ascolto della radio. Noi continueremo ad usare lo stesso metodo anche se abbiamo già in calendario degli incontri con una società americana e una svizzera, proprio per sperimentare qualcuna di queste nuove tecnologie (comunque in avvio da verificare in parallelo), per comprendere cosa significhi in pratica introdurre un meter e se questo sistema sia compatibile anche con la misurazione delle piccole entità.

Misurare il satellite
Finora abbiamo esaminato indagini relative essenzialmente a trasmissioni di natura tradizionale, analogica e terrestre, ma ormai la ricezione da satellite “pesa” non poco e dunque è sempre più importante chiedersi quali siano le caratteristiche del mercato del satellitare in Italia. Per far questo abbiamo interpellato l’istituto che per primo ha cercato di lanciare un’indagine, Digitrack di CIRM, dedicata alla realtà emergente dei canali digitali da satellite. L’indagine ha saputo affrontare organicamente la problematica e offrire per prima dati originali, anche se ovviamente ha risentito delle inevitabili difficoltà che accompagnano l’avvio di ogni nuova iniziativa, soprattutto se riferita anche a un nuovo settore. “In base ai dati acquisiti – ci ha spiegato Fabrizio Masia, vicedirettore di CIRM – il mercato delle parabole è molto lento ma in costante crescita. Fino ad oggi la nostra missione era quella di rilevare solo le emittenti aderenti alla nostra indagine, ma dallo scorso primo maggio abbiamo iniziato a rilevare tutti i canali che costituiscono il mercato, andando a coprire una settantina di marchi. Le indagini sono commissionate dagli editori o dalle concessionarie (pagano la quota annuale d’iscrizione di 18mila Euro per il primo canale e 5mila Euro per i canali successivi); le rilevazioni sono effettuate tramite interviste telefoniche, con sistema CATI. Oltre alle ovvie domande principali, si chiede se è stato visto il canale in compagnia di persone estranee alla famiglia, per effettuare una stima degli ospiti. Offriamo un dato ufficiale, una stima dell’incidenza della pirateria e una stima degli ospiti per arrivare ad un’audience complessiva settimanale e nel giorno ieri. Le interviste effettuate sono 18mila in un anno con un dato mensile su medie trimestrali. Per quanto riguarda la visione del satellitare per le multiutenze (pub, bar, locali pubblici) risulta un dato rilevante per il quadro complessivo, e che sostanzialmente si limita alla visione di eventi sportivi. Viene realizzata anche una analisi accurata sulla distribuzione dell’audience secondo parametri socio demografici: non potendo puntare su numeri di pubblico imponenti, il punto di forza del canale sat consiste in un target ben qualificato. I dati disponibili rilevati per singolo canale non li renderemo pubblici, anche perché, ancora oggi, la domanda e l’offerta sono molto frastagliate. Si tratta di un anno chiave per tutto il settore caratterizzato da un po’ di sofferenza per alcune emittenti”.

Misurare Internet
Oggi molti protagonisti della Tv e della Radio sono anche impegnati nella Rete, con iniziative del tutto autonome, ma spesso anche con i propri canali on line in versioni più o meno “internettizzate”. Ebbene anche nel Web esiste un grande bisogno di informazioni certe, tempestive e comparabili con gli altri Paesi. Sono conoscenze preziose per orientare il marketing, per pianificare gli investimenti in comunicazione e pubblicità, per indirizzare lo sviluppo dei siti, per verificare la propria situazione rispetto alla concorrenza e infine per capire quali iniziative del Web incontrino veramente il gusto dei cibernauti e quali invece non siano molto attraenti. Nielsen//NetRatings combina l’esperienza della ACNielsen Corporation, leader mondiale nelle ricerche ed analisi di mercato, con la partecipata NetRatings Inc., società specializzata nelle ricerche sull’audience di Internet. Nielsen//NetRatings è il primo servizio di misurazione globale in grado di esaminare, in tempo reale ed in maniera analitica, il comportamento degli utenti Internet nel mondo. La società fornisce statistiche sulla navigazione nel Web, dall’accesso reale ai siti alla funzionalità dei banner pubblicitari, calcolandone l’audience per profili demografici, attraverso l’analisi statistica di un panel di utenti adeguatamente selezionato. Il panel italiano di Nielsen//NetRatings è formato da 7.500 utenti, mentre nel mondo sono 250mila, in quanto il servizio è stato replicato in 29 Paesi. “Si è raggiunto questo panel – ci ha spiegato Alessandra Gaudino del reparto marketing analisi speciali della divisione Nielsen// NetRatings – attraverso un sistema assolutamente casuale su una serie di numeri telefonici. Abbiamo chiesto agli utenti selezionati se utilizzassero Internet e se volessero far parte del nostro panel di rilevazione. In caso di risposta positiva ne abbiamo verificato la rappresentatività sul campione italiano, e quindi abbiamo inviato un software da installare, inizialmente, dal luglio 2000, nel computer domestico, successivamente, dal settembre 2001 anche nel computer in ufficio. Questo programma permette di registrare tutti i comportamenti che l’utente effettua durante le navigazioni su Internet. Le informazioni raccolte vengono associate ad un profilo socio-demografico. Per quanto riguarda le procedure di scaricamento di file, audio, video o immagini non siamo ancora in grado di determinare il tempo di download, in quanto è un’attività extra Web, ma solo da quale URL è stata attivata la procedura di scaricamento, senza sapere che tipo di file è stato scaricato; la prossima versione, che sarà rilasciata prima dell’estate, ci permetterà di conoscere anche questo tipo di informazione. Il tutto avviene tramite tutti i click through del mouse, anche per le varie aree esistenti all’interno di una pagina Web. Il prodotto finito (che viene venduto) è un database nel quale vengono indicate tutte le informazioni riguardo alla Rete: i siti più visti, le categorie dei siti più visti, i profili degli internauti. Su questi dati abbiamo sviluppato dei prodotti aggiuntivi che sono delle analisi speciali, di mercato o di target, che vengono vendute a chi opera su Internet, editori, centri media, società finanziarie o di largo consumo che stanno cominciando ad investire on line per la propria attività. Il costo varia dai 30mila ai 40mila Euro. Periodicamente il panel invia, tramite Internet, un pacchetto di informazioni al nostro centro elaborazione dati che ci permette di avere ogni mese un’indagine aggiornata, compiuta da 7.500 individui; ovviamente il sistema ci permette di disporre anche del dato al minuto”. Nielsen//NetRatings è il primo servizio di misurazione globale, in grado di analizzare in tempo reale ed in maniera analitica il comportamento degli utenti Internet nel mondo. 
La Società fornisce statistiche sulla navigazione nel Web, dall’accesso reale ai siti alla funzionalità dei banner pubblicitari, calcolandone l’audience per profili demografici attraverso l’analisi statistica di un panel di utenti adeguatamente selezionato. Misurare “ad hoc”.
Abbiamo approfondito anche la conoscenza di Abacus, che fa parte del gruppo Taylor Nelson Sofres che è il quarto gruppo al mondo per ricerche ad hoc (il mercato dei media rappresenta uno dei settori strategici per l’attività di ricerca). Abacus realizza indagini “ad hoc” di audience measurement (sulle radio e le Tv non rilevate dalle indagini istituzionali, per esempio) realizzate utilizzando congiuntamente due diverse metodologie: interviste telefoniche coincidenziali e ricostruzione dei comportamenti d’ascolto del giorno precedente e, tra gli altri, pre-test quantitativi sull’ascolto potenziale di nuovi canali tematici, realizzati con il metodo del Time Budget. I “pre test” sono metodologie atte a verificare preventivamente l’interesse per i media. “Post test quantitativi” servono invece per verificare il gradimento e l’interesse per i nuovi prodotti editoriali una volta immessi sul mercato. Vengono anche svolte indagini per l’ottimizzazione dei bouquet della pay-Tv, realizzate con il metodo della Conjoint Analysis.
“Realizziamo solo indagini ad hoc – ci spiega Stefano Ghezzi, Direttore Ricerca di Abacus – su commissioni di editori o di concessionarie degli editori per quei clienti o per certi tipi di analisi non rientranti nell’attività di Auditel, quindi Tv locali o eventi particolari, canali satellitari a pagamento e non. Un’indagine per un’emittente televisiva regionale può costare circa 50mila Euro. Effettuiamo invece raramente indagini d’ascolto per emittenti radiofoniche, in quanto andremmo a fare un lavoro che si sovrapporrebbe a quello svolto da Audiradio. Bisogna specificare che tutte le indagini sull’audience sono materia di discussione, sia perché coinvolgono interessi economici forti sia perché il terreno dell’indagine della ricerca sociale è un terreno opinabile, dove si possono fare scelte diverse e mai perfette, in quanto si scontrano con i comportamenti dell’individuo. Anche l’Auditel deve affrontare la condotta dei suoi panelisti: questo non significa che non sia affidabile, ma è pur sempre una ricerca sociale”. 
Bisogna però rimarcare che recentemente il gruppo Taylor Nelson Sofres ha siglato un contratto di esclusiva per utilizzare il metodo di rilevazione dell’ascolto dei media via etere, che è stato brevettato dalla società Arbitron, che (lo ricordiamo) è la più grande società in America che rileva le indagini attraverso i meter per la televisione e diari per la radiofonia. Dopo dieci anni di studi effettuati in merito, ha messo a punto un meter per l’ascolto della radio. “Questo meter dalle dimensioni molto ridotte, circa la metà di un pacchetto di sigarette - ci ha spiega Dario Erjavec della TNS Abacus – riesce a captare un segnale caratteristico dell’emittente radiofonica che la radio emette contemporaneamente alle proprie trasmissioni. Il segnale non è udibile all’orecchio umano, ma percepibile dall’apparecchio. Questo strumento deve essere indossato dall’individuo che farà parte del panel di riferimento e se dovesse dimenticarlo sopra al comodino o lasciarlo di fronte ad un apparecchio radiofonico, il meter non percepisce più il movimento della persona e invia un segnale di comportamento anomalo; da quel momento il dato viene scartato fino a quando ricomincia a comportarsi in maniera corretta. Il vantaggio è quello di poter monitorare l’ascolto dell’individuo in tantissimi ambiti, (supermercati, negozi, in casa di amici, ecc.): questo ci permette di far emergere quel dato che finora rimane occultato in quanto l’intervistato spesso non sa neanche che radio era quella ascoltata in quell’ambiente e in quel dato momento; in questo modo quell’informazione commerciale o quella canzone ascoltata dall’individuo non va persa. Questi dati sono importanti, entrano a far parte del bagaglio di informazioni nel momento in cui si va a comprare qualcosa. Per rilevare il segnale della radio o della televisione il meter ha bisogno di percepire un segnale che viene emesso dall’emittente tramite un encoder, che è un apparecchio che costa circa un paio di milioni, che modula un segnale che viene riconosciuto. Questo sistema si chiama PPM Portable People Meter. In questo modo chi vuole essere rilevato deve avere questo apparecchio mentre chi non vuole essere rilevato non emette nessun segnale e il dato non emerge; non si ha neanche spreco di informazione. Ora l’Abacus ha il contratto di esclusiva per questo apparecchio sul mercato italiano. Dopo un periodo di sperimentazione, dal 1997 al 1999 in Inghilterra a Manchester per mettere a punto l’apparecchio, sono stati fatti studi e investimenti per circa 20 milioni di dollari. Ora questa tecnologia sta per essere sperimentata negli Stati Uniti, c’è già un contratto con Singapore e un altro in Australia, e una sperimentazione in Belgio. Anche in Italia si potrebbe fare una sperimentazione sull’intero territorio o su aree test parallelamente a quella effettuata da Audiradio”.

Siti e contatti delle aziende citate in questo dossier

AC Nielsen: www.nielsen-netratings.com Tel. 02.451971
AGB: www.agbitalia.it Tel. 02.579631
Aeranti-Corallo: www.aeranti.it Tel. 071.2074300
Audiradio: www.audiradio.it
Auditel: www.bilink.it/bilink/mercato/ascolti.htm Tel. 02.5829861
Boker: www.boker.tv Tel. 06.9630111
CIRM: www.istituto-cirm.it Tel. 02.550561
FRT: www.frt.it Tel. 06.4402104
My-TV: www.my-tv.it Tel. 02.4306901
Onetone: www.onetone.it Tel. 02.4333101
Radio e Reti: www.radioreti.it
RNA: www.rna.it Tel. 06.6793645
Studio Frasi: Tel. 02.31801791
TNS Abacus: www.tnsofres.com/about/europe/italy/index.cfm Tel. 02.581651
UPA: Tel. 02.58303741
UNICOM: www.unicom-mi.org Tel. 02.863815

Tv via Internet: una realtà agli albori tutta da scoprire
Chi è lo spettatore della Tv via Internet? Quale è la realtà per chi ci lavora? A queste e ad altre domande è possibile trovare delle risposte sul sito sito Boker, attivo nella ricerca di audiovisivi, di Web Tv ed altre realtà simili: non sarà una vera indagine, ma rappresenta un prezioso osservatorio sul fenomeno. Poi sentiremo la testimonianza del “caso” più rappresentativo in Italia, My-Tv.
 “I nostri osservatori sul fenomeno dello streaming video sono sostanzialmente due – osserva Andrea Palladino della Boker –. Il primo è www.boker.tv, un portale dedicato alle notizie sullo streaming, con un target formato soprattutto da professionisti dell’area. Il secondo è www.golem.it che, da circa due anni, ospita un catalogo di prodotti audiovisivi distribuiti in Rete e di siti che, in forme diverse, si occupano dello streaming video. Il catalogo permette (con una semplice procedura) a chi possiede un sito dedicato allo streaming video di sottoporre alla redazione la richiesta di registrazione nel catalogo. I siti inseriti sono stati tutti previamente recensiti e controllati. Ci occupiamo di streaming video da circa tre anni ed abbiamo potuto seguire da vicino l’evolversi del mercato”.
 “Vi è sicuramente - ha continuato Palladino -una crescita dell’interesse del pubblico verso la distribuzione di audiovisivi via Internet; la crescita dei contatti al sito-catalogo golem.it è stata costante nei 24 mesi precedenti, raggiungendo oggi una media di 40mila contatti mensili (senza nessuna campagna pubblicitaria di supporto). Golem.it è, ad oggi, l’unico catalogo del genere in lingua italiana. 
Analizzando come il pubblico trova il sito golem.it (cioè che parole chiavi utilizza sui motori di ricerca più importanti) emerge un fortissimo interesse verso le nuove tecnologie di codifica video che permettono di usufruire di audiovisivi in buona o ottima qualità con accessi ad Internet non particolarmente veloci (ISDN e/o ADSL); in particolare esiste un forte interesse al formato DivX;-) (ndr: si scrive proprio con lo smile finale), che sta di fatto diventando quello che l’Mp3 ha rappresentato per la musica negli anni scorsi. 
La ricerca di notizie, documentazione e soprattutto materiali audiovisivi in formato DivX;-) rappresenta circa il 50% delle ricerche effettuate all’interno del catalogo golem.it. Le altre aree di interesse sono sostanzialmente ‘spalmate’ sul rimanente 50%, con un interesse principale nel settore Web-Tv (televisioni che trasmettono esclusivamente in streaming) e documentari (dove la produzione indipendente è prevalente)”.

La Tv è tutta My
Chi di voi non conosce “Gino c’è (Jesahel), l’inno ufficiale del pollo delle libertà”, o “Gino cult: tu vuo’ fa’ ‘o talebano”. Conoscenza fatta per diretta esperienza o per merito di qualche amico che ci ha omaggiato dei video tutto made in Italy, realizzato in Flash da My-Tv. Per chi comunque non conoscesse ancora questo Web-Tv, gli consigliamo di dare un’occhiata. Già leggendo queste righe vi potete fare un’idea, grazie anche alle dettagliate informazioni forniteci da Daniele Contini, direttore marketing: “My-Tv nasce circa un anno e mezzo fa, come progetto di televisione sul Web, un progetto innovativo se pensiamo al periodo. Oggi è diventata la Internet Tv di riferimento in Italia. In questi ultimi mesi si è caratterizzata ancora di più, togliendo sempre più spazio al testo per lasciarlo al video e ai cartoni animati. La visione avviene in streaming, come per la Tv tradizionale, con il vantaggio però che si possono decidere i contenuti. I video presenti sono divisi per canali tematici: musica, spettacolo, notizie, … e i contenuti presentano un taglio complementare e innovativo rispetto a quelli che possiamo trovare sulla televisione di tipo tradizionale. 
Questo perché sulla Rete c’è molta domanda da parte degli utenti di questo tipo di contenuti e pur mantenendo un taglio generalista, riusciamo a dare un nostro stile. Cerchiamo sempre di dare una lettura alternativa ed interessante, diversa da quella che si può trovare normalmente in televisione”. “Il materiale prodotto, sia video che cartoon - prosegue Contini - viene per la maggior parte realizzato dalla divisione di produzione o da collaboratori. Una volta realizzato, il video, viene montato e codificato per lo streaming. Sono oggi disponibili più di 3mila video della durata media di circa 3 minuti, il che vuol dire circa 150 ore di girato. Nessun video dura più di 5 minuti, in quanto abbiamo costatato che dopo questo tempo la soglia di attenzione si abbassa molto velocemente. Mediamente abbiamo 30mila visite al giorno che vedono due o tre video ciascuna, rimanendo collegati per una media di circa dieci minuti. È interessante il fenomeno che si è scatenato da questo prodotto, in quanto è possibile fare intrattenimento anche in un contesto che non è quello tipico del mezzo. La nostra utenza si collega dall’ufficio, per ritagliarsi quello spazio di svago prima, durante o alla fine di una giornata di lavoro e inoltre i collegamenti normalmente sono migliori che da casa. Abbiamo comunque anche un’utenza serale nella fascia 20/24, con connessioni ISDN o ASDL. I dati a disposizione sono ricavati, oltre che dal nostro server, da un’indagine dell’istituto Nielsen//NetRatings e dalla società Impression che analizza i nostri numeri per fornire un’ulteriore garanzia agli investitori. Il pubblico di My-Tv è un pubblico prevalentemente maschile, nella fascia di età compresa tra i 20 e i 40 anni, con un concentramento degli utenti nelle città, buon profilo socio culturale e una buona disponibilità economica. Anche queste informazioni sono fornite dalle indagini di cui parlavamo prima e dall’esame dei nostri 35mila utenti registrati. Noi diamo anche la possibilità alle aziende sponsor di inserire degli spot video. Tra le ultime campagne abbiamo ospitato Lancia, Barilla e Alfa Romeo, fatturando nel 2001 circa un miliardo di lire. Anche se quest’anno si è aperto con un calo degli investimenti che ha interessato tutto il primo bimestre, da marzo è cominciata la ripresa”.

Auditel e Audiradio: bravi, bene, ma ...

Dopo la rassegna dei principali sistemi di rilevazione attualmente operanti sul mercato, illustrateci dai loro promotori e realizzatori, ascoltiamo ora il punto di vista di alcune organizzazioni che rappresentano le diverse parti in causa interessate a queste indagini

Coordinamento Aeranti-Corallo
Dice l’avvocato Marco Rossignoli, Coordinatore Aeranti-Corallo: “La nostra federazione, che rappresenta buona parte delle imprese radiotelevisive rilevate da Audiradio e da Auditel, ritiene tuttavia che tali indagini di ascolto, pur se tecnicamente corrette, si basino su metodologie che non sono idonee a rilevare nel dettaglio il settore radiotelevisivo locale. Si ritiene pertanto necessario che Audiradio aumenti la propria campionatura e Auditel aumenti il numero dei meter, permettendo così un maggiore approfondimento dei dati dell’emittenza locale. 
Il Coordinamento Aeranti-Corallo ritiene inoltre molto importante che vengano realizzate anche indagini di ascolto sostenute dalle Regioni e dai Corecom/Corerat, perché solo attraverso queste ultime sarebbe possibile far decollare gli investimenti di pubblicità pubblica sulle emittenti locali in quanto per tali investimenti pubblicitari non è possibile fare riferimento ad Audiradio e Auditel che pubblicano i dati solo di una parte delle emittenti. Il Coordinamento Aeranti-Corallo ritiene infine necessario che l’Authority, come previsto dalla legge 249/97, debba affrontare la problematica delle indagini di ascolto tenendo conto dell’esigenza di un maggiore approfondimento del dato riguardante l’intero comparto locale. Sul punto Aeranti-Corallo ha apprezzato la presa di posizione del Ministro delle Comunicazioni Maurizio Gasparri che, rispondendo ad una interrogazione parlamentare presentata lo scorso 28 novembre relativamente ad Audiradio, ha evidenziato che la legge istitutiva dell’Autorità prevede che tra i suoi vari compiti vi sia quello di curare le rilevazioni degli indici di ascolto e di diffusione dei mezzi di comunicazione rilevati da altri soggetti, effettuando verifiche sulla congruità delle metodologie utilizzate e i riscontri sulle veridicità dei dati pubblicati”.

FRT
“Il sistema televisivo italiano – afferma Filippo Rebecchini presidente dell’FRT – è uno dei più complessi, per non parlare di quello radiofonico. In uno scenario competitivo di questo tipo, è particolarmente necessario disporre di informazioni affidabili, prodotte con una metodologia adeguata, scelta e controllata da tutte le parti coinvolte, riunite, ad un tavolo di responsabilità reciproche, in una sistema tripartito a “controllo incrociato”. Questo si è raggiunto per il panorama televisivo con Auditel grazie alla tecnologia meter”. Mentre in quello radiofonico siamo ancora alle interviste telefoniche che possono presentare degli squilibri rispetto al reale ascolto. L’Auditel rileva gli ascolti sul televisore, le altre indagini intervengono invece sulla memoria. Ricordo un caso curioso, alcuni anni fa a Roma, quando si facevano le indagini basate sulle interviste. Alla domanda “Che televisione vede?”, una cospicua parte degli intervistati rispondeva GBR, anche quando l’emittente non c’era più! Per la cronaca, GBR è una emittente che è tornata a trasmettere perfettamente e da tempo. Analogo caso è successo di recente con Audiradio quando a Radio Sport Network sono stati certificati 91mila ascoltatori nel giorno medio. Ma, al contrario di GBR, Radio Sport Network è solo un marchio registrato e non ha mai trasmesso un solo secondo nell’etere nazionale. Questi e molti altri sono i problemi che possono dare i risultati delle indagini basate sulle interviste. Non per questo sono inaffidabili, ma necessitano di un campione molto più ampio in modo da ridurre la percentuale d’errore al minimo possibile”. 
“Questo dato, sia radiofonico che televisivo – continua Rebecchini – è importante sia per gli editori che per il mondo pubblicitario. Le aziende, che utilizzano il mezzo televisivo come veicolo pubblicitario per valutare il ritorno dei loro ingenti investimenti, consentono alle Agenzie e alle Centrali Media di svolgere analisi per l’ottimizzazione dell’investimento pubblicitario dei loro clienti, ed alle reti televisive di valutare le performance di ascolto dei vari programmi. Altro problema che emerge dal mondo dell’etere radio-televisivo è il satellitare. Sicuramente è un dato in continua crescita che oggi, in Italia, ha superato l’11% dei nuclei familiari coinvolti, ma che, nel panorama televisivo, sviluppa solo il 3% del pubblico, l’1% del quale è comunque riconducibile alle reti Rai e Mediaset, mentre il restante 2% viene diviso tra tutte le altre emittenti. Poi conosciamo tutti il problema della pirateria e qui entriamo nel… gioco del lotto. Ognuno tira fuori dal proprio sacchetto un numero: degli ascolti pirata c’è chi dice che siano pochi e chi dice che siano tanti. Le emittenti forse sono quelle che su questo dato speculano di più, spacciando i loro veri fruitori per molti di più di quelli rilevati statisticamente. Purtroppo questo discorso non si trasforma in denaro né per le televisioni a pagamento, Stream e Tele+, né per quelle in chiaro, ma indica che il fenomeno è reale e c’è ne accorgiamo solamente guardandoci intorno. Non mi soffermerei sulle indagini di ascolto Auditel o Audiradio nel voler spaccare il capello in quattro. Questa gara tra chi arriva primo e chi arriva secondo, mi sembra una corsa stupida. Avere 100 mila o 200 mila ascolti in più rispetto alla propria concorrente, cosa determina? Neanche agli investitori interessa che una determinata radio abbia mezzo milione di ascolti in più se è fuori target. Il target è l’unica cosa che conta. Se devo promuovere un giocattolo utilizzerò i programmi televisivi terrestri per bambini o i canali satellitari specializzati, Fox Kids, Disney Channel o Cartoon Network e per la radio sceglierò Radio Baby non certo Radio Dimensione Suono perché ha più ascolti. Quello che invece gli investitori vogliono sapere è: chi sta ascoltando la radio in quel momento? Chi sta guardando la televisione in quel momento? Chi sta navigando su Internet in quel momento? Queste sono le domande degli investitori. Se si pianificano gli spot nelle fasce d’ascolto dove il mio target non è presente, ho buttato milioni”. 
“L’Auditel, dopo aver tanto penato, oggi è riconosciuta da tutti – conclude Rebecchini –. Che Auditel e Audiradio facciano egregiamente il proprio lavoro di rilevazione nell’ambito della televisione e radio nazionale e anche locale è ormai un dato acquisito. Infatti quasi tutte le emittenti associate a FRT sono iscritte ad Auditel o ad Audiradio e ogni volta che qualcuno promuove nuove soluzioni di rilevamento fatte da altri istituti, si registra un tremore generale. Gli editori non possono iscriversi ad ogni indagine che si presenti “.

Radio e Reti
Con 160 miliardi di raccolta pubblicitaria nel 2001, è la concessionaria di pubblicità del settore radiofonico e della televisione digitale che effettua la raccolta pubblicitaria anche attraverso l’integrazione dei vari media, come Internet e SMS. Da loro cerchiamo di capire come si utilizzino in concreto i dati d’ascolto per vendere i mezzi. Abbiamo chiesto al presidente Enzo Campione di cominciare proprio da un “caso anomalo”: la rete, anche satellitare, Radio e Video Italia Solo Musica Italiana.
 “Cominciano ora le prime indagini – ci ha spiegato Campione – con una ricerca della CIRM e con il nuovo dato satellitare fornito da Auditel. Con questi dati si potrà lavorare meglio rispetto al passato. Sicuramente uno degli aspetti più penalizzati per le televisioni satellitari è il fatto di non aver avuto alcun tipo di dato fino ad oggi. È questo è penalizzante in quanto il nostro mercato, quello della pubblicità, vuole sapere come effettivamente stanno le cose. Abbiamo lavorato con le indagini fatte privatamente che possono essere attendibili per gli editori, ma non certo per i media e per i planner che hanno bisogno di un’indagine riconosciuta ufficialmente dai soggetti e dalle organizzazioni che operano nel settore, perché l’indagine abbia un valore.Per le sole radio invece ormai da molti anni c’è la rilevazione fatta da Audiradio. In questi anni si è perfezionata ed ha inserito nuove domande, tra cui quelle riguardanti l’ascolto in auto. Oggi, effettivamente, reputo dia un riscontro attendibile al 99%; l’attendibilità riguarda sia le aziende, che hanno uno strumento di valutazione per le pianificazioni, che gli editori, i quali possono effettuare in ogni periodo dell’anno una valutazione del loro prodotto editoriale e capire se abbia incontrato o meno il favore del pubblico. Audiradio ormai ha raggiunto una affidabilità ed un riconoscimento tale che ci permette di lavorare in estrema tranquillità sia con le aziende che con gli editori”. “Da qualche anno - ha concluso Campione - la radio ha assunto un ruolo rilevante nel panorama dei media; non dimentichiamoci che la radio è il secondo mezzo per audience in Italia e c’è stato un continuo incremento degli investimenti da parte delle aziende. Solo nel 2000, a causa della new economy, si è creata una bolla anomala, che ora comunque si è ridimensionata, fino a permettere ai mercati tradizionali di riprendere sostanzialmente l’andamento di crescita precedente”.

RNA
L’Associazione Radio Nazionali Associate promuove e sostiene lo sviluppo della radiofonia privata ed in particolare di quella a diffusione nazionale. Fin dalla sua fondazione, hanno aderito alla RNA le principali aziende radiofoniche nazionali che vedono, in questa loro struttura di categoria, il miglior strumento per la salvaguardia dei propri interessi imprenditoriali nel settore della radiodiffusione. Dal 1990 il loro Segretario Generale è Sergio Natucci, che ha dichiarato: “Ritengo che lo sviluppo tecnologico sia assolutamente interessante e le novità che si stanno affacciando siano molto importanti, ma andranno testate correttamente. I test devono essere lontani dagli interessi commerciali del nostro mercato, per evitare di giudicare il nuovo sistema sulla base degli ascolti rilevati con i sistemi tradizionali. Questa tecnologia mi sembra ancora acerba e lo dimostra il fatto che c’è molto interesse ma anche molta perplessità. Le sperimentazioni vanno avanti da più parti, ma, con l’esclusione della Svizzera che è un sistema molto semplice sia dal punto di vista della struttura radiotelevisiva sia dal punto di vista del mercato, il resto dell’Europa e parte dell’America le guarda con interesse e cautela. Le indagini, specialmente per il settore dei network privati, rappresentano l’unico sistema per dimostrare la forza delle aziende e il loro valore commerciale. Vista l’accettazione unanime dell’attuale mezzo, ogni modifica è opportuna e necessaria ogni volta che sia effettivamente utile e che permetta un miglior rilevamento”. 
“Nel mondo sono al vaglio due sistemi di rilevazione alternativa - ha proseguito Natucci -. Perlomeno sono i due al momento più promossi: quello svizzero e quello l’americano. 
Per sceglierne uno bisogna fare molta attenzione, perché le scelte che vengono fatte condizioneranno i nostri sistemi di rilevazione per i prossimi dieci, quindici anni. Quello che attualmente viene usato nella confederazione Svizzera si chiama Radio Control ed è un orologio da polso o da taschino che registra per pochi secondi ogni minuto l’audio di quello che si sta ascoltando. A fine giornata viene fatta una comparazione tra l’audio registrato di tutte le emittenti che operano in Svizzera con quello che ha registrato l’orologio, i punti di contatto ci rivelano cosa ha ascoltato l’individuo. Il PPM Arbitron (statunitense) è di dimensioni leggermente più grandi, rispetto al precedente, circa la metà di un pacchetto di sigaretta e bisognerebbe miniaturizzarlo ulteriormente. Tuttavia ha il vantaggio di registrare dei codici, non udibili, inviati dall’emittente. Successivamente viene fatto un esame dei codici memorizzati dall’apparecchio. 
Audiradio attualmente effettua circa 70mila interviste attraverso telefonate e il colloquio dura circa tre quarti d’ora. Pensiamo invece al meter radiofonico: bisogna creare un panel di soli 3/5mila individui, che però dovranno portare questo apparecchio per un anno intero. Mi sembra una cosa un po’ esagerata, da… Grande Fratello. Per esempio, in Inghilterra hanno testato il sistema Arbitron a Manchester, ma il metodo non è stato ancora utilizzato. Non credo sia attuabile in Italia comunque prima di quattro o cinque anni”. “Intanto - ha concluso Natucci - per l’attuale sistema è già iniziata una revisione del questionario per renderlo il più possibile flessibile, duttile e aderente alla situazione radiofonica che viviamo in questo momento. Si potrebbe snellire molto, riformulare le domande, lasciando solo quelle che forniscono dati utilizzati dai pianificatori e di conseguenza eliminare quelle domande che invece forniscono dati inutili”.

UNICOM

Dell’Unione Nazionale Imprese di Comunicazione abbiamo incontrato il presidente Lorenzo Strona. “Audiradio e Auditel - ha esordito Strona - sono un mezzo valido anche per una ragione… sono praticamente le uniche! Auditel funziona bene, mentre Audiradio… così e così. Esiste un problema di fondo: al tavolo di questi istituti e negli organi decisionali siedono anche i proprietari dei mezzi che vengono testati. Questa è un’anomalia che avviene solo in Italia: l’ideale sarebbe che queste indagini fossero curate, commissionate, seguite e firmate da soggetti terzi, che sono le associazioni delle Agenzie e dall’UPA. Gli editori possono essere coinvolti come parti in causa e quindi ascoltati per capire quali sono le loro richieste, ma poi le decisioni devono prenderle coloro che poi andranno a investire milioni di Euro sulle loro emittenti. In questo modo forse scomparirebbero dubbi ed equivoci. Forse l’inserimento dei meter potrebbe perfezionare il sistema di rilevamento per le radio. Per principio, ogni innovazione tecnologica o tecnico-scientifico che possa essere utile a migliorare il prodotto finale dovrebbe essere la benvenuta. Per la televisione sat ci si muove con molta fatica e speriamo in futuro di avere un dato il più analitico possibile. La Tv sat è un mezzo completamente diverso da quella terrestre, ha un target molto più preciso. Con i canali tematici il criterio di distribuzione delle risorse cambia radicalmente: si può lavorare sulle nicchie, ma anche qui abbiamo bisogno di avere dei dati per realizzare un rapporto costo-beneficio corretto”.

Radio, sat e Internet: le soluzioni allo studio
“Per tutti i protagonisti del mercato, l’indagine Auditel è ritenuta soddisfacente – ci ha detto Francesco Siliato, studioso di comunicazione di massa, di pubblicità e partner, con Clelia Pallotta, dello Studio Frasi –: un po’ meno positivo è il giudizio per quanto riguarda Audiradio e per tutte le altre indagini che adottano ancora sistemi arretrati rispetto alle possibilità tecnologiche. Il problema della radio oggi in Italia, rispetto ai primi meter utilizzati in America, è che l’ascolto radiofonico è un ascolto anche nomade, non è solo stanziale, quindi il problema è risolvibile, grazie alla tecnologia che ha miniaturizzato e perfezionato dei meter portatili. Il satellitare sicuramente seguirà la strada dell’Auditel, anche se il rilevamento è un po’ più complesso rispetto alla televisione terrestre, in quanto non viene riconosciuta la frequenza, ma viene riconosciuto il segnale inviato da ogni singolo canale (questo invio di dati si chiama PCB). Un altro metodo è quello utilizzato in Inghilterra: il voice, che effettua un rilevamento vocale. Per quanto riguarda Internet bisogna fare un passo avanti. Diversamente dalla televisione, Internet si può utilizzare anche al lavoro, e ha un rapporto più diretto e più coinvolgente rispetto alla radio. Di conseguenza bisognerebbe monitorare anche i Pc degli uffici, ma sono pochi quelli disposti ad essere monitorati nella propria navigazione, e questo principalmente per motivi di segretezza di ufficio. Un altro sistema è quello del controllo attraverso i server, ma ha dei limiti in quanto non riesce a monitorare tutto quello che risiede nella cash memory del Pc monitorato. Un altro sistema ancora è quello realizzato dall’AGB Italia insieme alla Red Sheriff, società australiana, con la quale ha messo a punto un software che traccia la navigazione. Anche la Media Consulting, insieme ad una società francese, misura i siti su commissione. Esiste anche Onetone che è l’azienda che ha vinto l’appalto Audiweb della gara che l’UPA ha indetto per monitorare il consumo di Internet in Italia. Sono molti gli istituti e le società che forniscono dati, ma non esiste ancora un’indagine soddisfacente che venga riconosciuta da tutte le categorie del settore”.