L'OPINIONE

Il freno analogico rallenta il motore digitale

di Andrea Rivetta (Condirettore Broadcast&Production)

In questo numero troverete un dossier che approfondisce lo stato dell’arte della convergenza tra broadcast e TLC raccogliendo qualificati punti di vista sui diversi aspetti della questione. Qui invece occupiamo lo spazio dell’opinione per offrirvi una sorta di riepilogo complessivo. Partendo dal Contenuto Audiovisivo, oggi abbiamo o stiamo per avere quasi una trentina di modalità diverse di distribuzione, sia analogica che digitale. Quest’ultimo dominio rappresenta il futuro, ma è chiaro che attualmente la parte del leone in termini di mercato in Italia la sta ancora facendo il mondo analogico (che per questo tende a demotivare una transizione radicale verso le nuove opzioni digitali): la trasmissione tradizionale via etere tra radio e Tv raggiunge praticamente la totalità della popolazione, via satellite abbiamo circa cinque milioni di parabole installate, mentre sono “solo” (anche se è già una cifra importante) circa due milioni e mezzo gli utenti dei servizi digitali (ben sapendo come tale cifra sia oggetto di molte “interpretazioni”, in conseguenza della diffusa pirateria dei segnali pay). Da satellite è in mezzo al guado l’offerta di segnali a standard IP: dopo le spinte dal non entusiasmante risultato di Netsystem al mass market e di TvFiles al mercato business, sarà ora da vedere se con il lancio operativo dei servizi OpenSky tale opportunità avrà effettivamente un futuro (attualmente possiamo parlare di circa 10mila utenti in totale). Passando all’area dei supporti fisici, affermati e diffusissimi sono tutti quelli tradizionali, anche se il DVD è ormai una realtà di mercato e si affacciano le nuove memorie portatili tra i supporti digitali. Tra cavo e fibra rileviamo l’irresistibile ascesa di Internet, anche se per la massa l’accesso è ancora a 56Kb, ma si registra la buona diffusione delle linee ISDN (128Kb) quali alleate del Web ricco di contenuti. Nel dominio xDSL (che trasporta da 1 Mb, sino ai 26Mb del VDSL) era stato lanciatoda Telecom Italia un bando per fornitura apparati nell’ordine delle 700mila linee e questo dato ci offre un ordine di grandezza di tale mercato, mentre l’accoppiata su fibra (direttamente in casa o sino all’edificio) oggi permette flussi da 2 Gb e registra 10mila abbonati, di cui circa 5mila utenti anche dei servizi video (stiamo sostanzialmente parlando di Fastweb che è in rapida ascesa). Più potente, con 4-6 Gb di capacità, è la soluzione ibrida HFC Fibra-Cavo, che oggi può vantare ben (si fa per dire) 20mila abbonati… solo che sono tutti concentrati a Siena, città laboratorio per l’esperimento Socrate (che non ha un futuro di mercato). Fenomeno invece sempre più diffuso è quello delle reti Ethernet, supporto ideale anche in realtà aziendali complesse per dar vita a esperimenti anche impegnativi di Tv aziendale e servizi di formazione audiovisiva. Novità assoluta e rivoluzionaria è infine quella che vede Enel impegnata nel lancio di una soluzione chiamata “Power Line” e basata sull’utilizzo della rete elettrica come veicolo di trasporto dati: è recentissimo il lancio a Grosseto del primo field trial, su 6mila famiglie, che promette 10 Mb dalla presa elettrica di casa (se funziona, sarà certamente uno dei driver della rivoluzione digitale). Concludiamo rientrando nell’area dell’etere terrestre, dove attualmente si stanno combattendo pugnaci battaglie dagli esiti a volte incerti. Inutile dire che il “fenomeno” GSM ha chiuso trionfalmente il milennio passato e sta ancora dando segnali di imperiosa crescita. A parte questo, in Italia si può dire che ad oggi sono tante strade aperte, ma siamo solo all’inizio del processo di affermazione del mercato di canali digitali. Sembra avviarsi bene l’iter per il DVB-T (Rai, Mediaset e Telepiù stanno sperimentando e investendo), che può reggere 34 Mb di banda, mentre si registra qualche incertezza in più per il DAB-T (Radiorai ha acceso e poi spento alcuni impianti, ClubDab eroga servizio da anni tra Milano e Torino, ma di autoradio DAB non se ne vede ancora una). Il GPRS offre 2 Mb di banda, è in avvio di esercizio, ma è ancora quasi a zero come utenza… mentre è del tutto a zero l’UMTS, nonostante i miliardi sborsati per il suo sviluppo da qualche compagnia TLC. LMDS (detto anche Wireless xDSL) e Multimedia Wireless Systems, evoluzione del wireless local loop (30-36 Mb) sono opportunità tecnicamente possibili, ma ad oggi non si parla quasi neppure di field trial. In conclusione teniamo a sottolineare che stiamo parlando in ogni caso di uno scenario dinamico e in rapida evoluzione. Francamente auspichiamo che arrivino, anche a seguito di questo dossier, delle reazioni da parte dei protagonisti del mondo della convergenza, volte ad integrare tale problematica, che (a parte le resistenze di sistema tutte italiane) rappresenta sicuramente l’elemento centrale del dibattito sull’audiovisivo in questi anni.