DOSSIER
Convergenza broadcats e TLC
Convergenza è la parola magica!
Nell’era della New Economy la sfida si chiama “convergenza”: la creazione di un’ampia sinergia di servizi che unisca i vantaggi di un’economia di scala, un elevato grado di personalizzazione dell’offerta e la moltiplicazione esponenziale delle tipologie di servizi disponibili. Apriamo il nostro dossier con una panoramica sui servizi interattivi: Tv che navigano su Internet, cellulari che ricevono e trasmettono filmati, interazione allargata in tutte le direzioni
di Sergio Levrino sergio.levrino@fastwebnet.it
Quando si parla di convergenza si intende un modello di comunicazione integrato che unisce i vantaggi di media diversi. In particolare ci si riferisce al processo di ibridazione tra i sistemi di trasmissione audio-video di tipo diffusivo (radio e televisioni), i servizi interattivi di tipo Web (e-commerce, percorsi ipermediali) e la possibilità di utilizzare piattaforme di fruizione differenti (computer, Tv, periferiche wireless). La rivoluzione digitale porta con sé un cambiamento epocale: grazie alla codifica digitale, assieme al segnale audio-video, possono essere forniti contenuti accessori e canali interattivi. Milioni di fruitori in tutto il mondo potranno presto interagire con i programmi di intrattenimento, personalizzare il palinsesto, le modalità e i tempi di fruizione, e parallelamente scambiarsi e-mail o fare acquisti via Internet. La fruizione passiva sta tramontando per fare posto a un modello televisivo più evoluto, interattivo e bidirezionale: la iTv. Acronimo di Interactive Television, è il termine con il quale si indica ogni forma del sodalizio tra Tv e Internet. Diversamente dalla televisione tradizionale, il flusso delle informazioni non è monodirezionale, ma consente un segnale di ritorno. Considerando i benefici ottenibili dall’associazione tra la diffusione di massa della televisione e i servizi interattivi tipici del Web, si comprende quanto giustificatamene ci si può riferire alla iTv in termini di rivoluzione dei consumi. Tanto per fare qualche cifra, attualmente si contano circa 5 milioni di utenti iTv negli Usa con una previsione di crescita a 65 milioni di utenti entro la fine del 2005. Per la stessa data le stime economiche sul business generato dalla Tv interattiva vengono quantificate in 7 miliardi di dollari, tutti provenienti dalle sottoscrizioni degli utenti, 17 miliardi di dollari dagli introiti pubblicitari e addirittura 23 miliardi di dollari dall’e-commerce.
Come funziona la iTv
Come si è visto, la caratteristica fondamentale della iTv consiste nella possibilità, da parte dell’utente, di avere parte attiva nel corso della fruizione. Per la iTv si utilizzano preferibilmente codifiche digitali ad alta compressione, che consentono l’invio contemporaneo di centinaia di segnali video, tracce audio e flussi di dati. Spesso viene abilitato anche un segnale di ritorno aprendo le porte all’interattività più completa. Tutti i governi dei Paesi maggiormente industrializzati, sia pur con tempi diversi, hanno deciso di dare corso alla riconversione del sistema televisivo da analogico a digitale. Le rispettive dead line sono: 2006 per gli Usa, 2010 per il Giappone e l’Europa.
Dal punto di vista distributivo la iTv assomiglia molto alla Tv tradizionale. L’emittente (broadcaster) distribuisce i contenuti audio-video in modo diffusivo monodirezionale, raggiungendo l’utente finale in radiofrequenza terrestre, via satellite o attraverso un cavo coassiale. Il segnale trasmesso può essere sia analogico che digitale, e in questo secondo caso sarà necessario un decoder che trasformi il segnale in formato analogico per essere visualizzato sullo schermo del televisore. La novità della iTv consiste nell’impiego del set-top-box (STB): un vero e proprio computer, grande come un video registratore, corredato di telecomando e tastiera cordless, che consente la visualizzazione dei contenuti aggiuntivi trasmessi assieme alla programmazione standard, e mette a disposizione dello spettatore l’intero apparato interattivo.
Tramite il STB lo spettatore della iTv può accedere ai contenuti accessori visualizzando sul televisore interfacce grafiche che si sovrappongono al segnale video, aggiungendo informazioni a tema, menù di approfondimento, bottoni per l’e-commerce o altri servizi. Per esempio chat, e-mail e navigazione su Internet. A seconda del tipo di segnale inviato, della capacità trasmissiva del medium utilizzato e del grado di interattività concesso agli utenti, si configurano una quantità di varianti di
iTv. Servizi come il televideo, o il near on demand della pay Tv, possono essere considerati i primi esempi di iTv.
Tuttavia in questi casi l’interattività è soltanto simulata, in quanto i contenuti non vengono richiamati dall’esterno (il che implica un canale di ritorno) bensì soltanto selezionati tra quelli già presenti.
Le pagine di televideo, così come il film a pagamento che inizia ogni 30 minuti, sono già sempre trasmessi monodirezionalmente al ricettore. Selezionarli equivale a cambiare il canale di ricezione. Grazie all’aumento della capacità ricettiva (500 canali in digitale) e alla possibilità di dotare gli utenti di un canale di ritorno (Isdn, fibra, parabola trasmissiva, etc.), lo spettro dei servizi offribili (e-commerce, e-learning, video on demand, focus group) è aumentato in modo esponenziale, decretando il successo della iTv e la nascita di nuovi modelli di intrattenimento bidirezionale.
Killer application per la iTv
La iTv promette una crescita esponenziale, ma quale sarà l’elemento che trainerà lo sviluppo? Qualcuno pensa di individuare la killer application nelle possibilità di home shopping ed e-banking. Altri guardano con crescente attenzione ai videogiochi multiplayer. La maggioranza, però, ritiene che la chiave di volta sia il video on demand (VOD), che rovescia la logica distributiva dei programmi di intrattenimento: lo spettatore diventa l’autore del proprio palinsesto potendo decidere cosa, quando, dove e persino come vedere una trasmissione. Chiaramente il VOD ben si presta all’integrazione con altri servizi di tipo interattivo (contenuti opzionali, comunicazioni bidirezionali, e-commerce) che presuppongono un ruolo attivo dello spettatore. Il livello di interattività di un VOD può variare a seconda delle scelte dell’emittente o delle limitazioni del medium trasmissivo (ampiezza di banda, qualità del canale di ritorno). Al massimo livello di interattività lo spettatore potrà disporre del contenuto video come se fosse fisicamente in suo possesso (riproduzione, pausa, riavvolgimento, moviola, avanzamento veloce, menù interattivi). Ai livelli più bassi potrà decidere solo l’interruzione momentanea della riproduzione (Personal Tv), oppure potrà scegliere il momento di inizio della trasmissione. Stando alle esperienze di iTv in Nord America, l’indice di gradimento è, com’era prevedibile, decisamente a favore di un maggiore controllo da parte dell’utente. Grazie alle nuove tecnologie anche periferiche wirless, come telefoni cellulari e palmari, possono ricevere filmati (live e on demand) e contenuti multimediali. E non c’è dubbio che si tratti di un settore in rapido sviluppo. Tuttavia, le problematiche legate all’ampiezza di banda e la qualità del segnale, al momento penalizzano ancora il wireless rispetto alle più evolute soluzioni interattive fruibili attraverso i set-top-box o direttamente su computer.
La natura tecnologica della iTv consente una perfetta portabilità sui Pc. A patto di disporre di connessioni bidirezionali a larga banda (fibra, satellite) la qualità video, le interfacce multimediali e il grado di interattività potrebbero persino superare la iTv dei set-top-box. Tuttavia vi sono alcuni ostacoli di tipo economico e psicologico che frenano lo sviluppo della Web-Tv rispetto alla iTv. Tra le principali differenze vi sono la barriera economica (un Pc multimediale può costare 4/5 volte un set-top-box); il freno culturale (la maggioranza degli utenti non ha la sufficiente familiarità con il Pc); la diversa modalità di fruizione, che è individuale, seduti a una scrivania, piuttosto che collettiva, accomodati su un divano; infine il fatto che la quasi totalità dei contenuti della iTv sono un adattamento di format televisivi che non consentono di sfruttare a fondo le maggiori potenzialità multimediali di un Pc moderno.
Web-Tv e VOD sul Internet
Anche su Internet il vero catalizzatore oggi è il video. In questo caso si tratta del fenomeno dello streaming, ovvero di una tecnologia di compressione che consente la trasmissione live e on demand di contenuti video in tempo reale. Rispetto alla iTv, che trasmette e riceve comunque video full screen di tipo televisivo, la ricezione dei contenuti video via Web è penalizzata dal medium trasmissivo. A meno di disporre di connessioni a larghissima banda (satellite, fibra ottica) al momento non è tecnicamente possibile visualizzare dei video via Web, se non riducendo la qualità della risoluzione e/o diminuendo le dimensioni della finestra di visualizzazione. I nuovi codec di compressione, annunciati dagli sviluppatori open source (DivX) e dai principali operatori commerciali (Microsoft, Apple, Real), promettono compressioni elevatissime che dovrebbero consentire trasmissioni video in grande formato (full screen televisivo), audio multitraccia e risoluzione prossima a quella dei Dvd, con un datarate che dovrebbe rimanere entro la soglia di capacità delle moderne Adsl. Se queste aspettative troveranno riscontro, potrebbe aprirsi una nuova stagione per la Web-Tv, finalmente slegata dai problemi di connettività e con la possibilità di rivolgersi a un mercato sufficientemente ampio rispetto a quello della sola fibra ottica, per ora troppo limitato.
UN BREVE MA ESAUSTIVO ELENCO DEI PRINCIPALI TIPI DI ITV
Enhanced Tv - parallelamente al palinsesto normale è possibile accedere a testi e grafiche che vanno a sovrapporsi del tutto o in parte alla trasmissione video, offrendo contributi aggiuntivi. In questo caso i contenuti accessori vengono trasmessi in modo monodirezionale e sono accessibili tramite un semplice switch in visualizzazione. L’interattività è simulata e non è necessario un canale di ritorno.
Internet Tv - tutte le funzionalità Internet (navigazione, e-mail, etc) trasferite sullo schermo televisivo. È necessario un canale di connessione.
On Demand Tv - tutto il palinsesto può essere visualizzato a richiesta, ideale per la pay per view. Richiede un canale di ritorno.
Individualized Tv - consente agli spettatori di adattare la trasmissione ai propri desideri, ad esempio selezionando il tipo di inquadratura, modificando lo sviluppo di una storia, intervenendo in diretta in un telequiz.
Personal Tv - gli utenti possono interrompere a piacere la trasmissione senza perdere parte dei contenuti, perché il set-top-box attiva automaticamente la registrazione della trasmissione, omettendo gli spot pubblicitari.
Può essere utilizzata per la pay per view, rendendo disponibili in ogni momento on demand i contenuti registrati in locale tra quelli trasmessi dal palinsesto giornaliero. Eventualmente l’apparecchio può dare accesso a contenuti aggiuntivi (schermate grafiche, testi d’approfondimento) e, se dotato di canale di ritorno, anche a servizi web (e-commerce, link).
Play Tv - consente di utilizzare videogiochi multiplayer sullo schermo del televisore, in competizione con gli altri utenti. Necessita un canale di ritorno.
Banking and Retail Tv - gli spettatori possono usufruire di servizi finanziari e di e-commerce attraverso il televisore.
Educational Tv - tutte le forme di distance learning interattivo fruibili attraverso il televisore.
Community Tv - comunicazioni tra gli utenti e voto telematico. Ottima per focus group e verifiche di consenso.
Global Tv - Il palinsesto viene creato per una distribuzione globale, avvalendosi di uno switch automatico della lingua dei contenuti aggiuntivi e della traccia audio.
Digitale in Italia: da regole chiare nascono le migliori opportunità
Proseguiamo il nostro dossier sulla convergenza con uno sguardo alle nuove norme che riguardano la Tv e la radio digitale (certamente elementi centrali per i nostri lettori). Il Commissario dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni propone una qualificata analisi di sistema delle nuove prospettive di comunicazione digitale, soprattutto in relazione all’importanza delle regole che ne determineranno lo sviluppo
di Giuseppe Sangiorgi (Commissario dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni)
In questo anno di avvio dell’Euro potremmo definire anche il digitale come una sorta di moneta unica del sistema audiovisivo europeo. Del resto il DVB, Digital Video Broadcasting, e il DAB, Digital Audio Broadcasting, sono nati così, come ricerca di un linguaggio tecnologico comune che si è tradotto poi in standard unici condivisi su scala europea per le trasmissioni digitali via satellite, via cavo e via etere terrestre. Un percorso che riguarda la Tv, la radio e ormai anche il cinema. Il digitale è la modalità attraverso la quale si aumenta il numero dei canali; si realizza il passaggio verso la convergenza tra informatica e telecomunicazioni. In particolare con il DVB si consente al tradizionale apparecchio televisivo di trasformarsi in una piattaforma di servizi interattivi. Per diversi anni ancora lo schermo principale sarà occupato dai palinsesti generalisti, ma accanto ad essi i canali tematici, Internet, le possibili interattività, prefigurano un cambiamento radicale dell’universo mediale nella sua struttura e nel rapporto utente–medium e della Tv in particolare, dopo le ormai lontane innovazioni del colore e del telecomando. L’impatto di questo cambiamento si intreccia con il “caso italiano”. Il nostro sistema conta una decina di emittenti televisive nazionali e circa 500 locali; una ventina di radio nazionali e oltre mille radio locali; si è sviluppato in modo prevalentemente spontaneo e al di fuori di un quadro regolamentare predeterminato; ha generato tanto pluralismo, ma anche tanta confusione di frequenze e di interessi da essere stato definito un Far West; non si è tradotto, salvo alcuni singoli gruppi, in un comparto imprenditoriale solido e tecnologicamente avanzato. Negli ultimi 25 anni abbiamo costantemente inseguito l’obiettivo di disciplinare questo settore in modo stabile e condiviso. In 25 anni l’affanno della legislazione nei riguardi di un sistema in continua evoluzione tecnologica, ed anche particolarmente esposto rispetto alla politica, alle sue dinamiche ed ai suoi rapporti di forza, non ha ancora raggiunto l’obiettivo di fornire a tutti gli operatori della scena televisiva, idonee opportunità ed occasioni. Ancora oggi, il rilascio di tutte e undici le concessioni televisive nazionali analogiche non è completato. La scarsità delle risorse, che ha prodotto la lite infinita delle frequenze, ha innescato interminabili conflitti giurisdizionali, ed ha reso estremamente complesso il governo dell’etere, trova adesso la sua opportunità di riscatto. Con la trasmissione digitale, abbiamo l’occasione non di risanare, ma di progettare il futuro del nostro audiovisivo senza più l’assillo della scarsità delle risorse hertziane, e con la consapevolezza delle nuove opportunità offerte dallo sviluppo tecnologico e dalla convergenza multimediale. Questa occasione, che il progresso tecnologico e la ricerca applicata ci forniscono, si è concretizzata nella legge 66 del 20 marzo 2001 e nel suo primo regolamento attuativo del 15 novembre 2001. La legge 66 (articolo 2 bis, comma 5) ci dice che “le trasmissioni televisive dei programmi e dei servizi multimediali su frequenze terrestri devono essere irradiate esclusivamente in tecnica digitale entro l’anno 2006” e affida all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni il compito di definire le condizioni del passaggio dal sistema analogico a quello digitale. Generalmente una nuova tecnologia, da quando viene concepita a quando comincia a produrre i primi effetti di mercato impiega un arco medio di tempo tra i dieci e i quindici anni. L’avvio dello sviluppo del DVB è del 1993. Quello del DAB risale ad un periodo ancora precedente (1987), grazie all’impegno di ricerca nel settore radiofonico dei principali operatori dell’industria elettronica e della radiodiffusione europea, nell’ambito del Progetto Eureka 147. Il progetto di sviluppo della trasmissione televisiva in tecnica digitale, viene fatto proprio in quegli anni dalla Comunità Europea dopo una fase di incertezza e di scontro a livello mondiale, non solo europeo, su quale dovesse essere il futuro della televisione: se quello dell’alta definizione analogica (HDTV), al quale puntava soprattutto l’industria giapponese, o quello, appunto, del passaggio al digitale. Questa seconda opzione ha vinto perché offriva due vantaggi invece di uno: non solo una migliore qualità dell’immagine rispetto all’analogico, ma anche una straordinaria versatilità di uso e di impiego del sistema televisivo attraverso l’interattività.
Dimensioni del mercato digitale
Il digitale apre al settore industriale e commerciale dell’elettronica professionale e di largo consumo enormi opportunità di sviluppo, con un mercato che secondo le stime più accreditate (come riferisce anche il nostro Libro Bianco sulla televisione digitale terrestre) può essere stimato nell’ordine dei 30 miliardi di Euro. Da un punto di vista socio-culturale, oltre alle potenzialità che si aprono per l’industria dei contenuti, in ragione delle tecniche, dei nuovi linguaggi e delle creatività che andranno a svilupparsi intorno al digitale, si pongono le premesse per un nuovo salto culturale: per una nuova alfabetizzazione del Paese, stavolta tecnologica e informatica, addirittura paragonabile ai primi processi di alfabetizzazione di massa dell’Italia post-unitaria. Questo avviene attraverso la saldatura tra un mezzo domestico, familiare e capillarmente diffuso, quale il televisore (in Italia ci sono oltre 35 milioni di apparecchi Tv, l’indice di penetrazione familiare è del 96 per cento, il 51 per cento dei nuclei familiari è dotato di un secondo televisore, 21 milioni sono le famiglie complessivamente raggiunte) e le potenzialità di interattività fornite dalla tecnologia digitale. Un processo molto più ampio di quella che è stata finora la penetrazione nelle famiglie italiane del personal computer e di Internet.
La legge 66 e il suo primo regolamento attuativo rappresentano in questo senso uno spartiacque. Segnano la conclusione di un percorso di ricerche tecnologiche, di accordi e di successive scelte legislative per l’introduzione di questa tecnologia; e segnano al tempo stesso l’avvio di un percorso che deve diventare quello del mercato. Di un mercato che, per le sue caratteristiche, ha forti implicazioni con i temi più generali del pluralismo e quindi della democrazia del Paese.
Qualche nota sul regolamento
Il regolamento sul digitale, come la legge 66 da cui deriva, ha il suo asse portante nella distinzione, tipica fin qui del settore delle TLC, fra operatori di rete da un lato e fornitori di contenuti e fornitori di servizi dall’altro.
L’avvio del mercato prevede un periodo di “trading” delle frequenze, ammette cioè la compravendita di impianti o di rami d’azienda tra gli attuali concessionari locali e tra questi e i concessionari nazionali, a condizione che le acquisizioni effettuate siano impiegate esclusivamente per la sperimentazione in tecnica digitale. Questa fase di trading dovrà esaurirsi, a norma di legge, nel marzo del 2004. In rapporto a quella che sarà stata poi l’evoluzione concreta del mercato nei primi anni, l’Autorità ha facoltà di modificare, o integrare l’attuale regolamento.
Quella che stiamo vivendo è quindi una fase transitoria e insieme di avvio del mercato. In questa fase non ci sono ancora le licenze agli operatori di rete, che saranno rilasciate a partire dall’aprile 2004. Ci sono le abilitazioni alla sperimentazione, rilasciate ai soggetti che legittimamente oggi fanno televisione sulle frequenze analogiche. Queste abilitazioni possono essere richieste individualmente, o da più soggetti costituiti sotto forma di consorzi. Altro carattere generale del regolamento è il mantenimento della distinzione tra ambito nazionale e ambito locale, sia per quanto riguarda gli operatori di rete che per quanto riguarda i fornitori di contenuti. Senza sovrapporre i due ambiti, l’operatore di rete nazionale può veicolare anche programmi di fornitori di contenuti locali e l’operatore di rete locale può veicolare anche programmi di fornitori di contenuto nazionale. Nessun operatore di rete può essere titolare di una licenza nazionale e di una locale, fatti salvi i casi nei quali i blocchi di diffusione in ambito locale non possono essere assegnati a operatori locali perché non ci sono richieste in tal senso.
Conclusioni
Un mercato non nasce e si sviluppa soltanto perché ci sono una legge e un regolamento. Il mercato si sviluppa intorno alle convenienze. Al tempo stesso, un quadro chiaro di regole del gioco rappresenta un contesto utile per chi deve decidere, deve investire, deve rischiare. In questo senso, il regolamento sul digitale è nato attraverso un dialogo molto intenso fra Autorità e operatori dell’audiovisivo, con un risultato che è stato ritenuto soddisfacente dai più.
Peraltro non si può immaginare che l’inquadramento normativo di un processo complesso come quello del digitale possa essere stato esaurientemente risolto da una singola legge come la 66/2001 e da un suo primo regolamento attuativo. È necessaria un’attenzione di sistema a questo problema. I temi ancora da affrontare sul piano legislativo riguardano numerosi snodi di fondo del processo: una nuova disciplina antitrust, il rapporto tra comunicazione nazionale e comunicazione locale dopo la riforma del titolo V della Costituzione; il ruolo del servizio pubblico nel nuovo sistema; le risorse del settore; la disciplina delle frequenze.
C’è quindi un piano legislativo ancora da completare, e ci sono altri piani di intervento che si connettono a quello legislativo: gli incentivi, fiscali e d’altro genere, per dare impulso al mercato; gli accordi tecnici sullo standard MHP per dar vita a un decoder unico di basso costo; il concreto muoversi delle industrie e degli imprenditori del settore. Le politiche di modernizzazione di un Paese si guidano, ma si spingono anche con il concorso di tutti i fattori richiamati.
Un crocevia di raccordo fra questi diversi piani di intervento è oggi la “Commissione Innocenzi” al ministero delle Comunicazioni.
Un primo obiettivo lo si è già ottenuto: le reti per il digitale terrestre, così come quelle per l’UMTS e per la larga banda, col parere favorevole del CIPE verranno inserite nella legge obiettivo delle infrastrutture ritenute strategiche per lo sviluppo del Paese. È un segnale importante, che avrà le sue ricadute concrete nella realizzazione di questi impianti.La data del 2006 come termine per la transizione dal sistema analogico a quello digitale va mantenuta, per il forte valore di impulso al sistema che essa contiene. Abbiamo visto, nel caso dell’Euro, come il passaggio dallo stato virtuale a quello reale abbia subito prodotto un effetto di accelerazione verso i nuovi traguardi dell’Unione europea. Così può essere per il digitale.
Un’analisi del mercato dei media digitali in Ue
Qualsiasi valutazione tecnica diventa inutile se si perde di vista il contesto di mercato in cui va realizzandosi la convergenza. Per questo abbiamo dato la parola a chi ha fatto dell’esame di queste problematiche la propria “vocazione” professionale
di Margherita Pagani (Coordinatrice New Media&Tv-lab I-LAB Centro di Ricerca sull’Economia digitale dell’Università Bocconi)
Il quadro europeo, in termini di penetrazione delle tre piattaforme digitali (Tv, Pc, telefonia mobile), presenta uno scenario molto eterogeneo. Nella maggior parte dei Paesi europei, Italia compresa, si assiste a una fortissima penetrazione del cellulare. Internet è presente in misura preponderante nei paesi nordici e la Tv digitale è in progressiva espansione in tutti i Paesi europei, dei quali l’UK rappresenta il mercato leader. La forza che guida tale evoluzione è, senza dubbio, dettata dai progressi che si sono consolidati nella tecnologia digitale, stimolo e rinforzo delle complementarità strutturali tra mercati ITC. La convergenza non si riferisce, pertanto, a un singolo evento, ma piuttosto a un processo evolutivo attraverso il quale si genera una fusione progressiva tra settori, e quindi tra tecnologie, che operavano, originariamente, più o meno indipendentemente le une dalle altre. Per convalidare questa affermazione è sufficiente fare riferimento a due prodotti che ci sono familiari, il telefono, le cui applicazioni si stanno progressivamente ampliando rispetto all’uso originale, e il personal computer. La trasformazione di questi prodotti è da ricercare nell’integrazione di tecnologie diverse, pensate per funzioni e scopi specifici, che, cooperando insieme, permettono di introdurre nuove funzioni e applicazioni, soddisfare nuovi bisogni, reinventare il prodotto originale e integrarlo in altri sistemi. Tutto ciò è possibile perché imprese diverse hanno iniziato a oltrepassare i confini che le relegavano nei settori originali, integrando capacità asimmetriche con un obiettivo ben definito: reinventare il loro business originale o inventarne di nuovi. Misurare l’indice di convergenza per ciascun Paese europeo e interpretarlo attraverso la misurazione dell’impatto esercitato da quattro driver (tecnologia, normativa, grado di apertura del mercato, domanda) sono i principali obiettivi della ricerca, sviluppata nel 2001 dal laboratorio New Media&Tvlab nell’ambito di I-LAB, e presentata il 5 dicembre scorso durante il convegno “Televisione@Internet: esplorare le opportunità della convergenza”. La ricerca ha esplorato tre livelli di convergenza: nei network, nei device e nei contenuti. L’Italia è ottava nella classifica delle nazioni europee più convergenti preceduta dai Paesi dell’area britannica, quelli scandinavi e l’Olanda, ma davanti a Germania, Francia e Spagna. I contenuti convergono, ma la domanda vuole utilizzare strumenti diversi in momenti diversi. Dall’analisi dell’utente risulta che nella fascia di età tra i 25 e i 39 anni si nota una saturazione, che porta a confinare l’uso degli strumenti tecnologici in spazi e tempi definiti.
L’indice di convergenza
La convergenza tra i mercati della televisione, di Internet e della telefonia mobile, in Italia, ha raggiunto un livello paragonabile a quello dei maggiori partner europei. Il nostro Paese risulta, infatti, ottavo sui 13 esaminati, preceduto da nazioni dell’area britannica, dalla Scandinavia e dall’Olanda, ma davanti a Germania, Spagna e Francia. La ricerca riconosce le opportunità di business create dalla convergenza, ma rigetta la visione di un futuro dominato da un solo apparecchio, che assolverebbe le funzioni di Tv, Internet e telefono. Si nota invece una forte convergenza dei contenuti, congiunta a una domanda che vuole utilizzare strumenti diversi in condizioni diverse. La convergenza dei contenuti è dimostrata dall’alto grado di sovrapponibilità della suddivisione per temi dell’offerta di Tv digitale e Web-Tv. L’indice di convergenza , che esprime le opportunità di business per le imprese dei media e dei new media in 13 Paesi europei, viene calcolato quale prodotto di tre diversi indicatori: l’indice di massa critica digitale (il totale della penetrazione di Tv digitale, Internet e telefonia mobile ), il fattore di convergenza (consumatori che utilizzano tutte e tre le tecnologie, ovvero il fronte più avanzato del mercato ) e il fattore di interattività (che misura la diffusione delle tecnologie a più alto potenziale interattivo - tabella nella pagina successiva). Svezia e UK rappresentano i Paesi con un maggior livello di convergenza, evidenziando un’elevata ed equilibrata penetrazione di Pc, cellulari e Internet, e una conseguente massa digitale critica più elevata (163 per Svezia e 149 per UK). L’Italia presenta, invece, una maggiore penetrazione di cellulari e Internet , e una minore per la Tv digitale. L’analisi bivariata consente un confronto tra la penetrazione di Tv digitale, rapportata al totale di abitazioni Tv, e la penetrazione di Internet, rapportata al totale della popolazione e l’evidenziazione di due cluster di Paesi definibili come Pc-centrici e Tv-centrici.
Italia, Francia Spagna e UK sono paesi più Tv-centrici e il trend di crescita delle piattaforme digitali evidenzia un maggiore sviluppo nei prossimi anni per la Tv digitale rispetto a Internet. I Paesi nordici e quelli gravitanti attorno alla Germania, invece, appaiono più orientati alla fruizione del Pc. Poiché Tv e Pc rappresentano i due terminali utenti attraverso i quali vengono erogate le diverse offerte di televisione digitale con funzionalità tipiche dell’ambiente Internet, emergono due diversi modelli di sviluppo. La televisione interattiva, utilizzando il televisore come terminale utente, rappresenterà l’applicazione della convergenza di Internet e Tv soprattutto nei mercati più Tv-centrici, mentre la Web-Tv, che eroga contenuti audio-video e funzionalità interattive attraverso il Pc abilitato a servizi on line offre più opportunità di sviluppo nei paesi più
Pc-centrici.
Il driver normativo
La normativa e l’apertura di mercato si dimostrano fattori determinanti per il grado di convergenza dei Paesi. Gran parte della regolamentazione è, infatti, disciplina di apertura dei mercati alla concorrenza e ne consente perciò un più efficiente funzionamento. Quasi tutti i paesi europei evidenziano un elevato livello di regolamentazione derivante dal recepimento e applicazione delle direttive emanate a livello comunitario e dall’adozione di specifiche normative a livello nazionale. Svezia, Paesi Bassi, UK, Finlandia e Italia si collocano nel cluster caratterizzato da un elevato livello di convergenza e un medio alto livello di normativa. L’impatto della normativa sul livello di convergenza è ancor più comprensibile se si tiene conto del fatto che la disciplina dei singoli mercati, attraverso regole certe per i concorrenti e potenziali entranti e le maggiori garanzie per gli utenti (per esempio, decoder unico), favorisce la penetrazione delle piattaforme digitali incidendo sulla massa digitale critica del sistema Paese e sul fattore di convergenza.
La domanda
L’analisi della domanda di multimedialità evidenzia quattro segmenti di utenti distinti in base all’età. Dall’analisi emergono quattro cluster di utenti:
Spregiudicati (15-18 anni): molto disinvolti nell’utilizzo del Pc e della Rete e caratterizzati da un approccio precoce e automatico al mondo telematico;
Esperti (19-24 anni): utilizzano costantemente il Pc per lavoro o studio e sono profondi conoscitori di strumenti e potenzialità software e hardware;
Pavidi (25-39 anni): utenti moderati degli strumenti tecnologici in spazi e tempi prestabiliti, rappresentano la categoria meno orientata allo sviluppo delle nuove categorie di servizi interattivi;
Convertiti (40-55 anni): categoria più interessata alle nuove tecnologie e attenta ai fenomeni evolutivi e alle nuove tendenze.
La fascia di utenti sopra i 40 anni evidenzia forte interesse e curiosità per le tecnologie mentre la fascia di età compresa tra i 25 e 39 anni, che utilizza le tecnologie per lavoro, evidenzia un marcato senso di saturazione e non nutre aspettative particolarmente elevate sulla loro utilità al di fuori di contesti prestabiliti.
Conclusioni
A livello di contenuti il processo di convergenza appare molto più marcato. I medesimi contenuti sono fruibili, con format diversi, dalle varie piattaforme digitali. La ricerca ha considerato un database composto da 565 servizi di televisione interattiva (Tv-based) e 99 siti di Web-Tv (Pc-based) in Europa. La televisione tende a fornire sempre più servizi interattivi puntando sull’attrattività e remunerabilità dei medesimi e i servizi tendono a divenire sempre più personalizzati in base alle specifiche richieste dell’utente.
Anche in ambiente Pc emerge la tendenza a trasmettere contenuti audio-video attraverso la Web-Tv, in modo più personalizzato e volti a fornire un grado elevato di controllo dell’offerta.
Si assiste perciò a un processo di convergenza a livello di contenuti, ma le piattaforme rimangono divergenti e ciascun device è caratterizzato da peculiarità distinte e separate.
NEW MEDIA&TV Lab
Nell’ambito di I-LAB centro di Ricerca Sull’Economia Digitale diretto da Enrico Valdani è operativo il laboratorio New Media &Tvlab coordinato da Margherita Pagani. Il laboratorio ha come obiettivo generare e diffondere conoscenza sugli scenari che caratterizzano il settore televisivo digitale italiano ed europeo ed i mercati convergenti attraverso la realizzazione di rapporti di ricerca, seminari tematici e occasioni di dibattito e confronto tra i principali operatori. Le aziende sponsor del laboratorio per il 2001 sono Mediaset, MTV, Nokia, Philips, Hdpnet, SHS Multimedia, Sitcom, Stream, Telepiù, Ventiquattrore.tv. Varie e innovative sono le tematiche sviluppate dai seminari formativi disegnati e concordati con le stesse aziende sponsor in funzione dei loro fabbisogni. Le tematiche sviluppate vanno dal ruolo del brand nella nuova economia televisiva digitale al Content Asset Management, dal ruolo dei new media nell’ambito della salute allo sviluppo e criticità dei servizi di T-commerce.New Media&Tv-lab produce inoltre working paper di ricerca sulle tematiche emergenti legate all’economia televisiva digitale alcuni dei quali sono stati discussi in rilevanti convegni accademici in Europa e Usa. Maggiori informazioni sono disponibili sul sito www.i-lab.uni-bocconi.it
PRIME ESPERIENZE DI PUBBLICITÀ INTERATTIVA
L’esperienza di Internet insegna che uno dei vantaggi più consistenti delle tecnologie digitali è l’interattività, ovvero la capacità di far diventare l’utente parte attiva nel processo di comunicazione. Con la tecnologia digitale, l’interattività si può applicare anche alla Tv, dando allo spettatore la possibilità di comunicare partendo dal proprio televisore. Ciò significa la possibilità di interagire con i contenuti della Tv (che si tratti di trasmissioni oppure di spot), consultare programmi interattivi e, a richiesta, ricevere contenuti personalizzati. La televisione interattiva è senza dubbio uno strumento più efficace di Internet per agire sulle emozioni, per far vivere allo spettatore un’esperienza più coinvolgente con la marca e si rivela come il media dell’acquisto di impulso, deciso dopo l’impatto immediato dell’immagine.
Grey Interactive, il network internazionale di Grey Global Group, ha tradotto in pratica il potenziale offerto dalla Tv digitale operando in particolare sul fronte della pubblicità interattiva. Grey Interactive ha infatti già all’attivo diverse case histories in Europa.
In Francia, ad esempio, Grey Interactive Europe ha realizzato uno spot interattivo per Pantène. Della durata di 30’’, proponeva una diagnosi del capello per consigliare poi al cliente il prodotto più adatto e inviarne un campione direttamente a casa. Altro caso interessante riguarda lo spot realizzato in Gran Bretagna da Grey Interactive UK per Going Places, un’agenzia di viaggi che ha compiuto rilevanti investimenti sulla Tv digitale. Lo spot, mandato in onda nei giorni precedenti il week-end, consentiva di prenotare, pagare e ricevere direttamente a casa i biglietti con un semplice click sul telecomando.
Per quello che riguarda l’Italia, Grey Interactive sta lavorando soprattutto per il T-banking, una delle aree considerate a più ampio e rapido potenziale di sviluppo, con partner di prestigio.
Per saperne di più, potete contattarci o visitare il sito www.greyinteractive.it.
(Gabriele Ronchini - Amministratore Delegato di Grey Interactive Italia)
RADIO IN SIMULCASTING PER FACOLTÀ DI FREQUENZA DI SIENA
Sono alcune decine in Italia le emittenti radiofoniche ad aver optato per il simulcasting, la trasmissione contemporanea via etere e su Internet. Tra queste c’è anche Facoltà di Frequenza, la radio dell’Università di Siena, che vanta la prima, e per il momento unica, esperienza di college radio. Vediamo in pratica come funziona. Il segnale stereo proveniente dal mixer viene elaborato in input dalla scheda audio di un Pc dedicato grazie a un plug-in di codifica Mp3, il conosciutissimo Shoutcast, in tempo reale. Attraverso l’indirizzo IP della macchina server, il segnale, compresso in qualità mono 24Kbit /s ad una frequenza di 22KHz, viene captato dal server di Live 365 che provvede a reindirizzarlo in maniera statica su due differenti indirizzi di rete.
Nel sito Internet di Facoltà di Frequenza esiste una sezione dedicata all’ascolto. All’interno del codice Html della pagina viene creato un link ad un file playlist in cui viene inserito l’IP fornito da Live 365. È possibile in questo modo, tramite sottoscrizioni multiple al portale americano, avere più canali radio disponibili per reggere l’accesso simultaneo ai flussi audio di più utenti per canale. La bassa qualità di codifica del segnale è spiegabile in termini di risorse di banda richieste all’utente e di potenza della macchina streaming server. Con una qualità più bassa si garantiscono un numero più elevato di utenti ammessi dal server e una velocità in ingresso lato client più accessibile (anche un comune modem a 33.600 Bit/sec). Ultimamente Facoltà di Frequenza ha iniziato a offrire ai propri utenti un servizio aggiuntivo grazie a una strumentazione completamente digitale di bassa frequenza per la messa in onda. Tramite un computer per la regia che gestisce l’intera programmazione è possibile configurare il plug-in Shoutcast per mostrare agli utenti informazioni addizionali sulle canzoni (nome artista, brano, etc.) semplicemente usando la risorsa dei tag offerta dai file Mp3. Facoltà di Frequenza ha scelto come standard broadcast Mp3 pur nella consapevolezza di una non piena rispondenza del formato di compressione alla qualità radio digitale offerta, per esempio, da Mpeg 2. Mp3 però permette di mantenere un archivio ampio e sicuro, essendo la struttura di rete dell’Università di Siena completamente protetta da firewall e da accessi condizionati da identificazione. La macchina di regia inoltre mantiene il log della programmazione radiofonica e non consente accessi da IP esterni e persino interni alla stessa rete universitaria. (Romeo Perrotta e Dario Di Zanni)
ROMA UNO: LA RADIO TELECOMANDATA
Le soluzioni tecniche adottate nella realizzazione di Roma Uno, la nuova emittente romana di proprietà del Gruppo Sugar, sono il risultato di come possano miscelarsi tecnologie classiche ed innovative nel settore broadcast. Pro Radio, consulente del gruppo, utilizzando la migliore tecnologia disponibile sul mercato, non solo ha permesso a Sugarnet di controllare la propria emittente romana direttamente dalla sua struttura situata nel centro di Milano, ma ne ha anche permesso la completa operatività, consentendo allo staff di Roma Uno di realizzare e mandare in onda un prodotto confezionato a 600 Km di distanza. Il tutto è stato possibile affidandosi a due tipi di connessione.
La connessione primaria, una linea dedicata (CDN) utilizzata per lo streaming audio in formato Mpeg L2 384Kbit ed il traffico necessario al controllo remoto delle apparecchiature installate a Roma. La connessione secondaria, avente funzione di backup della connessione primaria, affidata alla classica linea telefonica Isdn.
Questo mix di tecnologie consente il diretto controllo del sistema di messa in onda (l’affidabile e flessibile suite di Rcs con i suoi prodotti Master Control, Selector e Linker) installato fisicamente presso la sede milanese del gruppo e la gestione delle apparecchiature dedicate all’emissione basate a Roma. Per lo streaming dell’audio ci si è rivolti ad un prodotto software, I-Live, installato su server dedicati ISP1100 di Intel, che, grazie alla modalità full duplex, ha permesso di inviare l’uscita monitor del processore audio (Orban Optimod FM 8400) alla sede di Milano, garantendo un “real feedback” con l’emissione. Il sistema di emergenza è stato affidato ai dei classici ed affidabili codec Isdn (Telos Zephyr XStream) che opportunamente interfacciati ai necessari silent guard permettono il ripristino della connessione, pressoché istantaneo, in caso di problemi di ricezione dello stream audio attraverso la connessione primaria.
Nel rispetto della tradizionale affidabilità delle soluzioni proposte da Pro Radio, è stato aggiunto un ulteriore dispositivo di sicurezza per ovviare ad eventuali gravi problemi legati alle linee di telecomunicazione. In questo caso la scelta è caduta su HitPlayer di Digigram, un prodotto digitale, a lungo testato dalla nostra società, nato appositamente per il mercato broadcast. Installato presso la sede romana di Roma Uno, l’ HitPlayer possiede al suo interno una playlist configurabile ed aggiornabile da remoto, al fine di garantire un ulteriore livello di affidabilità a tutto il sistema.
Tutte le apparecchiature utilizzate sono monitorate e gestite attraverso browser e connessioni telnet da Milano: grazie a questa connessione Milano-Roma è anche possibile riascoltare il prodotto andato in onda utilizzando le caratteristiche dell’audio logger installato presso la sede remota.
Sebbene il livello tecnologico dell’attuale installazione sia alto, non appena la centrale telefonica, sulla quale sono attestate le linee dati della sede romana, sarà tecnologicamente aggiornata, la costosa connessione CDN cederà il posto ad una più economica connessione HDSL a banda garantita che permetterà di implementare ulteriori servizi al sistema. Per ulteriori informazioni: www.proradio.it
CRIT: LA RAI PROTAGONISTA ANCHE NEL DIGITALE
Ad integrazione di questo dossier non poteva mancare la testimonianza dell’ingegnere Alberto Morello, direttore del Centro Ricerche e Innovazione Tecnologica Rai, che si trova a Torino in Corso Giambone, proprio di fronte agli ex mercati generali nel centralissimo quartiere Santa Rita, nei pressi della stazione Lingotto. L’ingegnere ci ha spiegato come sta operando il suo centro per realizzare la convergenza broadcast e telecomunicazioni. Da anni, infatti, il CRIT costituisce il presidio dell’innovazione tecnologica della Rai. È qui che si svolgono gli studi e che si porta avanti il progetto sulla Tv interattiva collaborando con il DVB (Digital Video Broadcasting) per lo sviluppo della norma MHP e con la Direzione Strategie e Sviluppo Business per la definizione delle strategie sulla DTT (Digital Terrestrial Tv). La Rai crede, infatti, che l’evoluzione verso la Tv interattiva raggiungerà la maturità quando la DTT entrerà a regime, perciò sta definendo i piani strategici per la DTT e prevede di esser pronta già per il 2002, data in cui ci sarà il lancio dei servizi sperimentali che daranno un peso rilevante all’interattività televisiva. Per la realizzazione di questi obiettivi, il CRIT ha collaborato con Raisat, la società della Rai che si occupa di satellite, per lo sviluppo di esempi di Tv interattiva Mediahighway ed ha sviluppato applicazioni MHP collaborando con l’industria (es: Philips, Nokia, Grundig, Sagem, Sony, ..) per il collaudo dei STB MHP. Per i primi anni di introduzione della DTT, svilupperà le applicazioni MHP di Tv interattiva, con un progressivo coinvolgimento delle divisioni di produzione Tv ed editoriali. Applicazioni tipiche saranno nel campo informativo (tipo Teletext evoluto), dei servizi di pubblica utilità, e nel campo dell’interactive advertising (per intenderci: tutte le applicazioni che riguardano la pubblicità interattiva, mercato a cui i pubblicitari puntano molto). In particolare l’attività ha obiettivi a breve termine per i servizi “tecnicamente semplici” (per esempio quelli che non richiedono l’utilizzo del modem, quelli indipendenti dai programmi Tv), che si concretizzeranno già nel 2002, mentre i servizi più complessi saranno sviluppati in seguito. Soffermandoci sul ruolo strategico dei progetti di digitalizzazione in Rai, l’ingegner Morello ha tenuto a ricordare che “la Rai è un’azienda tecnologicamente al passo con l’Europa. Il Centro Ricerche ha ricoperto e ricopre ruoli di leadership su alcune tematiche in discussione nei grandi progetti tecnologici europei (es: DVB, gruppi tecnici UER, ...). In ambito nazionale, il CRIT è attivo nel Comitato per lo sviluppo dei sistemi digitali dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni. Promuove iniziative di indirizzo per l’Industria (nazionale e non) in vista della digitalizzazione dei servizi di broadcasting”.
(Francesco e Diana Falcone)
Dal satellite arriva una risposta concreta
Anche il satellite vuole ovviamente porsi come protagonista sulla scena della convergenza. Ecco quali sono le ragioni a proprio vantaggio, esposte da un esperto che si occupa di servizi avanzati via Sat ma anche una serie di interessanti riflessioni sulle possibilità di ritorno economico derivanti dai nuovi servizi digitali
di David Bogi (Gestione Strategie del palinsesto, archivi e servizi interattivi di RaiSat)
Lo scenario della convergenza digitale appare tuttora dominato dalla presenza statunitense: gli Stati Uniti hanno il controllo dell’hardware informatico, del software e dei contenuti premium per i media. Ma il modello di convergenza made in Usa, Internet driven, Pc centrico, non è l’unico modello di sviluppo possibile. Esiste in Europa un modello di convergenza più articolato e, per questo, più adatto alle caratteristiche evolutive dei singoli mercati dei media e delle Tlc. Esso è caratterizzato, allo stato attuale, dal rilevante ruolo giocato dalla Tv digitale. Il differenziale fra il tasso di penetrazione di Internet e quello della televisione digitale è, in Europa, nettamente inferiore rispetto a quello che si registra Oltre Oceano. Alla presenza di Internet in più della metà della abitazioni statunitensi (54%) fa riscontro una base di possessori di decoder digitale (per l’acceso a servizi televisivi) di poco inferiore al 20% (18%). In Europa, il dato relativo alla penetrazione della new televison, pari al 16%, non è invece così sensibilmente distante da quello relativo gli accessi al Web (23%), configurando, dunque, una condizione di maggiore equilibrio. Il fatto che nel Vecchio Continente la DTV (Digital Television) presenti un peso relativo maggiore, nel settore ICT, rispetto a quello esercitato in Usa ha portato (a livello europeo) all’avvio di un processo di specializzazione ed arricchimento dell’offerta DTV che ha promosso una più veloce e marcata introduzione dell’interattività. Un ulteriore incentivo a questo sviluppo è stato costituito dalla lievitazione dei costi del contenuto chiave in ambito pay: il calcio. In questi ultimi cinque anni la quasi decuplicazione del costo dei diritti del calcio criptato ha portato gli operatori DTV a tentare di diversificare le proprie fonti d’entrata affiancando a quelle tradizionali, abbonamento e pubblicità, nuove fonti tipiche del modello iTv (Interactive Television), quali il percepimento di una fee sul valore del bene venduto via t-commerce, di una fee sul traffico telefonico generato dall’utilizzo del canale di ritorno, di una tassa d’ingresso e di presenza nel portale di iTv, della commercializzazione dei dati relativi agli utilizzatori del servizio ecc.
I maggiori broadcaster digitali europei sono entrati nel mercato dell’iTV con modelli di business e di offerta fondati sui Walled Garden (letteralmente giardini cintati) cioè portali, aree separate nelle quali vengono collocati i contenuti interattivi ed ai quali possono accedere soltanto determinati utenti, gli abbonati alle singole offerte televisive a pagamento, ed in modalità sostanzialmente asincrona rispetto alla visione dei contenuti televisivi tradizionali. Dopo un primo periodo caratterizzato da forte ottimismo e grandi aspettative, i Walled Garden, il cui modello si fondava su un basso livello di competizione, un basso costo della tecnologia proprietaria, una certa facilità di gestione del sistema a bassi livelli di articolazione dell’offerta ed un forte potere contrattuale da parte dei gestori delle piattaforme nei confronti delle aziende che attraverso esse vendevano i propri beni, hanno iniziato a mostrare i primi segni di difficoltà. I primi dati di mercato hanno fatto registrare un certo affanno dei Walled Garden in quanto eccessivamente fondati su contenuti e servizi che ciascun utente avrebbe dovuto attivamente ricercare, cioè su un’esagerata aspettativa di pro-attività da parte degli spettatori.
La piattaforma di servizi interattivi lanciata da Sky Digital (la prima lanciata a livello europeo), nonostante un discreto livello di entrate iniziali, ha finito per presentare un bilancio fortemente negativo. Ciò ha indotto BSkyB, l’azionista di maggioranza, ad assumerne completamente il controllo e ad avviarne il processo di incorporazione in Sky Active (la divisione interattiva di Sky Digital ad essa preesistente) favorendo, in questo modo, un sensibile aumento dell’offerta di enhanced Tv (contenuti televisivi trasmessi in combinazione con approfondimenti, in formato testo e grafica, ad apertura opzionale e visualizzabili in porzioni dedicate dello schermo), ritenuto essere un vettore più funzionale alle transazioni di t-commerce. Il modello di offerta iTv, di tipo push, ha cominciato, dunque, ad affiancarsi ad un modello di tipo pull, cioè fondato su un’offerta di servizi interattivi fortemente integrati con i contenuti televisivi tradizionali e maggiormente in grado, dunque, di indurre lo spettatore ad assumere un atteggiamento attivo. La maggiore funzionalità del modello pull avvalora il ruolo del produttore di contenuti cioè dell’attore che, intervenendo nel processo produttivo sin dall’origine, è effettivamente nelle condizioni ottimali per integrare al meglio contenuti interattivi e lineari. All’accresciuta rilevanza del ruolo dei produttori di contenuti non fa riscontro, però, un’eguale possibilità, da parte loro, di generare profitti aggiuntivi. Il produttore di contenuti paga all’operatore DTV, nel caso dello sviluppo di un’applicazione di iTv, (enhanced tv/t-commerce) prestazioni di diversa natura quali una fee sul valore del bene venduto via t-commerce, l’affitto della banda trasmissiva funzionale al broadcasting dei dati oggetto dell’applicazione interattiva, l’attività di gestione del canale di ritorno, l’ottenimento dei dati relativi agli abbonati che hanno interagito, i costi di sincronizzazione e trasmissione dei dati interattivi. Si delinea dunque un quadro disomogeneo, per così dire schizofrenico, nel quale l’operatore DTV, il proprietario degli abbonati, fa la parte del leone nel percepimento delle entrate generate dall’offerta di sevizi di iTv pur non essendo nella condizioni ideali, a differenza dei produttori dei contenuti, per renderli omogenei ai programmi televisivi e promuoverne l’utilizzo. Esiste però una combinazione vincente di ruoli che consente di massimizzare sia l’utilizzo dei servizi interattivi da parte dell’utente che il percepimento delle entrate: l’accorpamento in un solo attore dei ruoli del produttore dei contenuti e dell’operatore DTV. Questa combinazione ideale non appare ancora praticabile nel mercato italiano a causa del ritardo evolutivo che lo contraddistingue. Nel nostro Paese, infatti, l’offerta di servizi di Tv interattiva, seppur si stia gradualmente sviluppando, presenta un grado di avanzamento inferiore rispetto agli altri Paesi europei dovuto ad una corrispondente arretratezza del mercato televisivo digitale. Chi intenda identificare le cause di tale difficoltà non può che partire da un’analisi attenta dei connotati di base che informano il nostro sistema televisivo complessivamente inteso. Innanzitutto un’alta predisposizione alla fruizione di contenuti Tv generalisti in chiaro: in 3h e 50’ è fissata la quota d’ascolto medio giornaliero dovuta anche alla scarsa disponibilità degli italiani a pagare per fruire di servizi di intrattenimento in generale e televisivi in particolare. Secondariamente un alto tasso d’evasione del canone Rai ed un elevatissimo numero di smart card pirata, stimate fra i due milioni e mezzo ed i quattro milioni. In terzo luogo le gravi difficoltà economiche nelle quali, anche a causa dei fenomeni ora ricordati, versano i due operatori televisivi a pagamento Stream e Telepiù
Quali prospettive
Si tratta allora di capire quali siano le prospettive di sviluppo del mercato della Tv digitale nel nostro Paese. Considerando il dato infrastrutturale si scorge una situazione caratterizzata da un’articolazione molto ridotta delle tecnologie trasmissive. Il cavo digitale ha una penetrazione che raggiunge a malapena l’1% su tutto il territorio nazionale e, da quando si è arrestato il progetto Socrate, non è più apparso sul terreno alcun piano organico e sistematico di cablatura del Paese. Il digitale terrestre non è ancora partito e gli indicatori principali non depongono certo per un suo start up veloce nonostante, relativamente alla chiusura delle trasmissioni analogiche, vi sia una data, molto prossima, fissata per legge: il 2006. Il digitale satellitare costituisce l’unica modalità trasmissiva con una penetrazione soddisfacente: è presente nel 14% delle famiglie italiane, preponderantemente sotto la forma pay (12%), senza considerare una quasi equivalente presenza di utenti “pirata”.
Se questi sono i tratti distintivi del mercato della Tv digitale in Italia, mi sembra che le aspettative di una sua evoluzione futura dipendano dalla capacità abbassare le principali barriere al suo sviluppo, che sono, sia barriere d’accesso per gli utenti, che barriere di natura, come abbiamo visto, infrastrutturale. L’abbassamento delle barriere d’ingresso per gli utenti passa, in sostanza, attraverso la riduzione o l’abbattimento delle principali voci di costo che essi sono chiamati a sostenere: il pagamento dell’abbonamento e l’acquisto della stazione di ricezione del servizio (Set Top Box, allacciamento, installazione). L’importo dell’abbonamento è difficilmente azzerabile o comprimibile, salvo nel caso in cui ci si trovi in un mercato nel quale prevalga un’offerta in chiaro e nel quale sia stata raggiunta una “massa critica” minima d’utenza sufficiente a finanziare il mercato tramite la sola raccolta pubblicitaria. Questa condizione, però, è ottenibile nell’ipotesi in cui si sviluppi un’infrastruttura trasmissiva a basso costo di connessione. La stazione di ricezione ha, nel Set-Top-Box, l’elemento che comporta la maggiore spesa relativa: i decoder attualmente in uso, di prima generazione, hanno un prezzo che oscilla fra i 120 e i 150 Euro e la riduzione o l’azzeramento di tale costo è ipotizzabile soltanto nel caso in cui vi sia, o si faccia avanti, un attore che ne sopporti il sussidio totale o parziale. Nel mercato britannico sono stati, fino ad ora, i principali operatori DTV (Sky Digital ed ONDigital) a caricarsi di questo onere avendo deciso di rilasciarli gratuitamente od in comodato gratuito ed avendo, in buona parte, favorito anche la veloce crescita della propria base d’utenza. Nel caso italiano non si scorgono ancora all’orizzonte né operatori in possesso della forza economica necessaria a condurre una simile operazione né candidati di altra natura, ad esempio istituzionale, che la inquadrino all’interno di un piano di politiche pubbliche tese a guidare il processo di ammodernamento e rinnovamento dell’intero sistema televisivo. La seconda tipologia di barriera, quella di natura infrastrutturale è la più difficile da superare in quanto pretende uno sforzo economico, in termini di investimenti iniziali, non indifferente. Non è infatti pensabile lo sviluppo di un’infrastruttura trasmissiva digitale che ambisca a coprire prospetticamente l’intero Paese senza l’intervento di un forte propulsore, di un driver.
Questo fattore di spinta può essere, come nel caso del sussidio dei decoder, spontaneo, cioè proveniente dal mercato, oppure istituzionale ma deve, senza alcun dubbio, essere attivato od essere messo nelle migliori condizioni per muoversi al più presto possibile, affinché il grave ritardo italiano non cronicizzi e diventi incurabile.
TV ON LINE: LA FORZA DEL CINGHIALE
Recentemente è nata Tvision (www.tvision.it), la prima Web-Tv della Toscana, pensata per essere un vero e proprio laboratorio di comunicazione. Tvision diffonde informazioni, suggerimenti e approfondimenti in un modo nuovo, sfruttando principalmente le potenzialità del video digitale. Molti sono i personaggi già ospitati da Tvision, dal Premio Nobel Nelson Mandela al Presidente dell’Autorità Palestinese Yasser Arafat. Il palinsesto di Tvision è composto dalla programmazione di canali tematici: cultura, enogastronomia, arte e spettacolo, turismo, economia. Ogni canale è un insieme di risorse video, audio e di testo di facile e dinamica consultazione. Mascotte e logo di Tvision è il simpatico cinghialetto Tusco di Joshua Held, designer noto per essere l’animatore del pollo Gino di My-tv.
Responsabile dell’hosting per Tvision è Playnet, divisione Brain Tecnology.
Gli apparati utilizzati per produrre i contenuti audiovisivi consistono in un client per la codifica del segnale audio video, un Pc con due processori 512 MB Ram e una scheda video Osprey 500 per l’acquisizione e la conversione diretta in formato Windows Media.
Per la produzione video Aida dispone di un centro di produzione di contenuti audiovisivi interno. Per le riprese destinate a Tvision viene utilizzata una Betacam con VTR Beta e una telecamera DV CAM 150. Per l’editing sono utilizzati: una workstation Avid MediaComposer, una workstation Matrox Digisuite LE Edit 6 e una Matrox Digisuite Max Première 6. La trasmissione dei contenuti video dalla produzione al dominio digitale e l’apparato attraverso cui si diffonde lo streaming video avviene attraverso tre server (un server Web, un database server, un server video) Windows Media Server (WMS) di Microsoft su linee digitali (CDN). Tvision è un progetto Aida (www.aidanet.com) in collaborazione con Brain Tecnology (www.brain.it)
LA ITV CON BARCONET: KILLER APPLICATION PER IL BROADBRAND
La Tv su piattaforma IP è una soluzione che funziona sul principio dello streaming ed include molte applicazioni che possono essere implementate su reti a banda larga (tipo ADSL, VDSL, fibra, LMDS o LAN Wireless). BarcoNet ha curato numerose sperimentazioni che oggi hanno reso concreta la possibilità di offrire soluzioni operative efficienti per la televisione interattiva su canali digitali.
Se fino ad oggi non abbiamo assistito ad un exploit della banda larga, questo è anche dovuto alla carenza di applicazioni specifiche messe a disposizione del pubblico. Il business però può riprendere forza proprio grazie all’introduzione efficiente e massiccia dei servizi Tv su IP, che possono diventare uno dei motori di profitto maggiori per l’operatore broadband.
Il fatto che i clienti ricevano tutti i servizi convergenti su un singolo protocollo ed interfaccia da un singolo fornitore che provvede a tutte le necessità di comunicazione (telefono, voce e Tv) si traduce in una manutenzione tecnica più semplice, in una fatturazione dei servizi più agevole ed anche in un migliore servizio al cliente. Un operatore Telecom può implementare da 50 a 150 canali Tv su IP e tale contenuto normalmente può provenire da un HeadEnd Broadcast, il cui flusso dati in uscita è trasmesso sulla dorsale messa a disposizione dall’operatore TLC. A partire dal ufficio centrale, il video viene distribuito e trasmesso fino all’ultimo miglio. Altri apparati di streaming complementari possono essere aggiunti per inserire canali addizionali di contenuto locale.
Questi contributi locali potrebbero anche essere indirizzati solo verso gruppi specifici di utenti. Le architetture che possono essere implementate sono tre: Tv su fibra direttamente a casa FTTH(2 Gb), su linea DSL (a partire da 1 Mb)o su linea VDSL (fino a 26 Mb). Non importa quale sia la struttura di rete, lo streaming ed l’instradamento sulla rete devono essere installati presso l’headend, nel sito centrale. Naturalmente è possibile utilizzare soluzioni Scientific Atlanta-BarcoNet per realizzare tale genere di architetture.
Per saperne di più: www.barconet.com (A.R.)
UN DOSSIER NON BASTA
Quando abbiamo deciso di dedicare un dossier alla convergenza, temevamo di faticare a coinvolgere attivamente pionieri e protagonisti di questo dominio… Invece eccoci ad avere rapidamente utilizzato tutto lo spazio a nostra disposizione, dovendo mettere in lista di attesa altri contributi molto interessanti. Un’altra interessante novità riguarda l’uscita l’uscita del Rapporto Anfov 2002: una pubblicazione sullo scenario della convergenza realizzata grazie al lavoro di un comitato composto da Augusto Preta, Fabio Bassan, Roberto Montemurro e Annamaria Rossi (potete dare un’occhiata al sito www.anfov.it). Per questo annunciamo sin d’ora che organizzeremo, prossimamente, un dossier “fuori programma” per integrare le testimonianze e le opinioni di questa prima tornata con altre interessanti esperienze e punti di vista qualificati, che ci aiutino a completare il quadro del complesso e variegato mondo della tecnologia e del mercato conseguenti l’incontro dei contenuti audiovisivi con le mille opportunità offerte dalla distribuzione attraverso i canali digitali. Al riguardo, esortiamo a farsi avanti tutti i lettori eventualmente interessati a portare proprie esperienze o a commentare quanto abbiamo sin qui raccolto sull’argomento.
I contatti potranno avvenire tramite bpitalia@tin.it