L'OPINIONE
Digitale in Italia: anno zero
Il 2002 sarà l’anno in cui anche nel nostro Paese sarà avviata la sperimentazione per il digitale terrestre. Lanciata in Gran Bretagna nel 1998, con risultati controversi, e in fase preoperativa in Spagna e Svezia, la Tv digitale terrestre probabilmente nel giro di un decennio è destinata ad occupare l’intero mercato europeo. Per l’Italia si tratterà di un traguardo essenziale per molteplici ragioni. Come ministro delle Comunicazioni, come prima cosa, ho verificato con il sistema delle imprese e degli addetti ai lavori quali sono i ritardi, le criticità, quali sono gli interventi necessari affinché lo Stato possa accelerare questo processo: il governo, su mia proposta, ha poi accettato di inserire rete telefonica Umts, Tv digitale terrestre e larga banda nella legge-obiettivo Lunardi, nella convinzione che per grandi opere non si possano più intendere solo infrastrutture come strade, porti, aeroporti, ma anche i grandi interventi tecnologici per costruire un’Italia più moderna e avanzata. Per specificare poi quali strategie adottare e quali obiettivi raggiungere, è stata istituita una Commissione per il Digitale, presieduta dal sottosegretario Giancarlo Innocenzi. Ne fanno parte Rai, Mediaset, associazioni di emittenti private e locali, esperti, addetti ai lavori che stanno valutando anche in quali termini operatori nazionali e locali potranno accedere alla sperimentazione, facendo attenzione soprattutto a non creare situazioni di squilibrio tra soggetti o tra diverse aree del Paese.
Una delle nostre preoccupazioni infatti, è che ci possa essere un digital divide italiano: come governo dobbiamo evitare che si creino aree più dotate, più strutturate ed aree prive di strutture e infrastrutture di questa natura. L’obiettivo è infatti quello di cogliere le opportunità offerte dal DVB-T e favorire in prospettiva l’uso del televisore sia come strumento classico di informazione sia come strumento di alfabetizzazione digitale.
Nella fase di avviamento del servizio comunque pensiamo a una normativa il più possibile aperta, capace non solo di non ostacolare le molteplici possibilità offerte dalla rapida evoluzione tecnologica ma anche di dare fin dal principio stabilità al sistema. Le prospettive per i vari soggetti interessati allo sviluppo di questa tecnologia sono da considerare ottime in considerazione della vasta gamma di servizi che potranno essere offerti. La Tv, infatti, diventerà una piattaforma di servizi interattivi, dove convergeranno informatica e telecomunicazioni.
È singolare osservare, tra l’altro, che mentre su altri settori soffia il vento della globalizzazione portando a un’uniformità di contenuti e proposte, nel mondo della comunicazione invece, proprio grazie al digitale, ci si avvia verso una moltiplicazione dell’offerta che probabilmente, con l’andar del tempo, lascerà il passo a una Tv sempre più rivolta a specifici settori. Sarà il digitale terrestre che consentirà questa controtendenza in positivo: e non solo il DVB-T provocherà un potenziamento del servizio televisivo in termini di qualità e quantità, dal momento che il numero di programmi digitali irradiabili può quadruplicarsi o quintuplicarsi, ma consentirà l’utilizzo di servizi aggiuntivi di tipo interattivo accessibili tramite il televisore (in una prima fase attraverso il set-top-box). Così anche nelle case senza computer arriverà Internet, che potrà ad esempio essere abbinato alle trasmissioni televisive per arricchire i programmi di informazione a richiesta. I consumatori, dunque, disporranno di un’ampia gamma di programmi fra i quali poter scegliere e potranno, allo stesso tempo, compiere da casa operazioni che oggi richiedono l’utilizzo del computer (e-commerce; home banking, persino adempimenti amministrativi).
È chiaro, dunque, che a questa nuova era dovranno adeguarsi tutti gli operatori dell’industria delle Comunicazioni (ad esempio i pubblicitari, visto che anche gli spot diverranno tematici).
Di fronte a questa rivoluzione anche i broadcaster tradizionali si ritroveranno a svolgere nuovi compiti e ad addentrarsi in territori finora inesplorati. È una scommessa di fronte alla quale non bisogna aver paura di lasciarsi alle spalle vecchi schemi e sistemi non escludendo, ad esempio, partnership con operatori di altri settori. Compito dello Stato è quello di agevolare questi processi, di accompagnarli con un’accorta politica di incentivazione e regolamentazione che permetterà di alleggerire addetti ai lavori e utenti, soprattutto in questa fase sperimentale. Compito degli operatori è, invece, impegnarsi con la propria capacità imprenditoriale e la propria creatività, a cogliere questa sfida.