L'OPINIONE
Radiotv locali e digitale: nuovo ruolo, nuovo business
Come è noto il D.L. 23/01/01 ha introdotto i principi normativi di base per il passaggio alle trasmissioni digitali terrestri: ha stabilito che il piano di assegnazione delle frequenze per le trasmissioni radio digitali debba essere emanato entro il 30/06/2002, quello per le trasmissioni Tv digitali entro il 31/12/2002 e che le trasmissioni Tv dei programmi e dei servizi multimediali su frequenze terrestri debbano essere irradiate esclusivamente in tecnica digitale entro l'anno 2006; la legge ha inoltre istituito le nuove figure di "fornitore di contenuti" (chi avrà la responsabilità di predisporre i programmi destinati alla diffusione) e di "operatore di rete" (chi avrà il diritto di installare ed esercire gli impianti di trasmissione per diffondere i programmi prodotti dai fornitori di contenuti). La legge 66/01 ha poi previsto l'adozione, da parte del Ministero delle Comunicazioni, di un programma per lo sviluppo e la diffusione della nuova tecnologia digitale su frequenze terrestri e da satellite e per l'introduzione dei sistemi audiovisivi terrestri a larga banda, individuando contestualmente misure a sostegno del settore. Infine la legge ha previsto che i provvedimenti abilitativi per la diffusione delle trasmissioni radio e Tv in digitale debbano essere rilasciati dal Ministero delle Comunicazioni sulla base delle condizioni definite in un regolamento adottato dall'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni.
Il Ministro con decreto del 24/07/01 ha emanato il programma di propria competenza per quanto riguarda il digitale Tv e con decreto del 14/11/01 ha emanato quello radiofonico. L'Autorità con delibera del 14/11/01 ha emanato il Regolamento per le trasmissioni digitali terrestri. La preoccupazione degli editori locali era quella di ottenere condizioni tali da permettere anche il loro effettivo accesso alle trasmissioni digitali. Il dibattito generato dal convegno organizzato da Aeranti-Corallo nel settembre 2001 ("La radiotelevisione digitale deve essere anche locale") ha portato all'accoglimento di molte proposte in quella sede formulate: in particolare sono state introdotte norme che permettono l'effettivo accesso delle locali, oltre che all'attività di fornitore di contenuti, anche alla più importante attività di operatore di rete; è stata introdotta la riserva di un terzo della capacità trasmissiva del piano delle frequenze Tv digitali a favore delle locali; è stato disciplinato il titolo preferenziale previsto dalla L.66/01 a favore delle Tv locali; è stato ribadito il divieto di differenziazione di segnale e programmi dati per le emittenti nazionali (fatta salva la Rai); è stata prevista la possibilità di svolgere attività di syndication da parte delle locali. Inoltre per la radio il regolamento ha previsto parità di trattamento a tutti i richiedenti l'abilitazione alla sperimentazione, in relazione all'effettiva disponibilità delle frequenze. Ora però è necessario che il Ministro delle Comunicazioni emani una circolare esplicativa delle modalità di presentazione delle domande per le trasmissioni sperimentali e per il rilascio delle relative abilitazioni. In materia radiofonica sono poi importanti alcuni passaggi del programma per lo sviluppo del digitale (approvato dal Ministro delle Comunicazioni) che pure recepisce molte osservazioni di Aeranti-Corallo; in particolare si evidenzia che "per consentire uno sviluppo su vasta scala, potrà rivelarsi utile, se si creeranno le condizioni, una rinegoziazione a livello europeo delle frequenze attribuite all'Italia dalla Conferenza di Wiesbaden, che oggi sembrano inadeguate sotto il profilo quantitativo, anche in considerazione del fatto che l'utilizzo della banda VHF-III e della banda UHF-L non consentono, come sopra rappresentato, una identica diffusione del segnale e, pertanto, non offrono parità di condizioni tra tutti gli operatori". Inoltre il programma individua correttamente gli obiettivi per lo sviluppo e la diffusione in Italia della nuova tecnologia di trasmissione. Da quanto detto sopra consegue che la normativa ha introdotto una serie di principi che permettono innanzitutto alle emittenti Tv locali di passare effettivamente al digitale (mentre per la radio, locale e nazionale, occorrerà verificare le effettive condizioni di mercato che al momento non paiono sussistere). Ora pertanto spetta agli editori Tv locali impegnarsi a fondo per realizzare nei fatti questo passaggio. Qualcuno potrebbe essere tentato di cedere i propri canali alle reti Tv nazionali, uscendo quindi di scena o limitandosi a svolgere l'attività di fornitore di contenuti. Sarebbe un errore imperdonabile. Chi saprà convertire la propria impresa all'attività di operatore di rete locale, potrà veicolare sui propri canali i segnali di fornitori di contenuti e di servizi, realizzando un business che in breve tempo garantirà una redditività certamente superiore a quella derivante da una vendita dei canali. L'imperativo pertanto è quello di non vendere, ma di trasformarsi da semplice impresa Tv in operatore di telecomunicazione locale. Questa è la sfida che lanciano le televisioni locali di Aeranti-Corallo.