SPECIALE CARTONI - TECNICHE VECCHIE E NUOVE

Matita e computer: ecco come nasce un cartone

di Alessandro Miglio

Come nasce un cartone animato? Ce lo illustra Valerio Oss della Pixel Cartoon (0461.925882 www.pixelcartoon.it), azienda che utilizza le tecniche in 2D, 3D o l'insieme delle due. Ma, prima di addentrarci nei segreti dell'animazione, ripercorriamo le sue ultime esperienze: "Tra gli ultimi spot ai quali abbiamo lavorato, due ci sono stati commissionati dalle province di Bolzano e Trento. Per quest'ultimo, che aveva lo scopo di avvicinare i giovani alla salvaguardia dei boschi, abbiamo realizzato delle riprese reali, integrate da un personaggio di nostra invenzione, dalle sembianze di un pino, che svolge la funzione di narratore dello spot. In questo caso abbiamo unito il semplice video realizzato con una cinepresa digitale della Sony e i disegni realizzati in studio".
Ma vediamo ora come si sviluppa un cartone animato. "Si parte da un'idea - spiega Oss - che può essere una bozza della storia descritta in alcune righe, o un testo più dettagliato. I soggetti possono essere di forma pubblicitaria, e di conseguenza riferirsi a un target più ampio, o essere strutturati come corto, medio o lungometraggio. Un cortometraggio va da un minimo di 5 minuti ad un massimo di 25. Dopo il soggetto viene realizzata la sceneggiatura, divisa per scene e con dialoghi dettagliati e già registrati, perché in base alla lunghezza e alle parole si deve realizzare una sequenza di disegni sincronizzata con il labiale del sonoro. Successivamente si realizza uno story board, una specie di fumetto del cartone animato, con descrizione delle scene, dei movimenti di macchina, delle inquadrature particolari. Contemporaneamente si realizzano i model sheet dei personaggi, ovvero la descrizione dettagliata e grafica di ciascuno degli interpreti della storia, che vengono visti in varie pose, atteggiamenti ed espressioni del volto. Quindi i vari personaggi vengono messi in relazione l'uno con l'altro, per verificarne le proporzioni e dimensioni, in modo che in qualsiasi momento chiunque prenda in mano il lavoro abbia una scheda di riferimento sui vari personaggi che compongono il film animato. Una volta chiariti questi aspetti, si può iniziare con la produzione dell'animazione, partendo dalla tecnica che si è scelta: la 2D, la 3D o un insieme delle due. In parallelo ai personaggi vengono realizzate le scenografie di fondo, anche qui utilizzando le varie tecnologie sia quelle pittoriche con colori a olio, tempera o altro, fino ad arrivare al digitale o al 3D. Le grandi produzioni cinematografiche vengono realizzate in 24 fotogrammi al secondo mentre per la televisione sono 25. Può essere comunque realizzata un'ottima animazione a passo due, ovvero ogni disegno viene utilizzato per due fotogrammi. Questo dipende dallo stile che si vuole dare e dal budget; diciamo che oltre i 10 fotogrammi al secondo l'occhio riesce a percepire un movimento d'immagine fluido. Una volta realizzati i disegni a matita con un tratto preciso, spesso senza neanche ripassarli con pennarelli o altro, vengono scannerizzati e mantenuti a registro: ovvero ogni singolo disegno con il successivo deve avere una corrispondenza di posizione esatta. Per questo esistono dei registri particolari, che con i fogli bucati in un certo modo, permettono all'animatore di realizzare i disegni senza perdere la sequenza. Una volta acquisiti, i disegni vengono colorati con programmi appositi di paint come Toonz o Axa, che permettono di lavorare su più fotogrammi contemporaneamente. Per esempio: se selezioniamo determinate aree del disegno e le coloriamo con un determinato colore, il programma riconosce in tutti i file il particolare che noi abbiamo colorato, e lo colora su tutti nello stesso modo. Una volta finita la colorazione e le sfumature, questi stessi programmi permettono il compositing fra il disegno del personaggio e il fondale che può essere fisso o animato. Un altro programma molto diffuso e interessante per la modellazione di personaggi e scenografie bidimensionali o tridimensionali è 3D Studio Max, che permette di fare compositing sia di elementi 2D che 3D, dando più varietà e imprimendo uno stile differente al prodotto. Durante la lavorazione con 3D Studio Max si possono fare movimenti di macchina, zoomate, rotazioni, panoramiche e altro. Il tutto può essere lavorato anche con un altro programma di montaggio che è Premiere. Una volta finito, il lavoro può essere esportato su macchine Avid o simili, dalle quali poi si realizza un nastro Betacam per le televisioni o la pellicola a 35mm per il cinema. Prima di questo ultimo passaggio il filmato va sincronizzato con il parlato, che avevamo registrato all'inizio e che ora è solo da sincronizzare con l'aggiunta degli effetti sonori e della musica".

Dimensione cartoni
Come nascono nello specifico i cartoni in 3D ce lo spiega Marco Massa, fondatore della società Cartoonia, la quale, dopo aver abbandonato la colorazione degli acetati, si è specializzata nell'acquisizione e colorazione dei disegni e nel compositing. Dopo aver ceduto la società, Massa è oggi direttore tecnico, come consulente esterno, della Lanterna Magica (011.8606111) per seguire la realizzazione della "Aida", film animato che dovrebbe uscire nei cinema per le imminenti feste natalizie. Prodotto dalla Medusa, è un insieme delle due tecniche 2D e 3D, dal costo di circa 15 miliardi per due anni di lavorazione.
I primi ad utilizzare il 3D sono stati i francesi dello Studio Phantome che hanno realizzato, anche grazie ai contributi statali dedicati a questo tipo di ricerche, delle intere serie come "Le Favole Geometriche" del 1990 o "Insektors". Rispetto a queste produzioni, sono stati compiuti dei grandi passi avanti, anche se sono del parere che non si debba eccedere troppo nella ricerca dell'iperealismo, in quanto esiste il rischio di perdere le peculiari caratteristiche del 3D.
Anche i macchinari utilizzati si sono sviluppati, dalle costosissime macchine della Silicon Graphics ai nuovi Pc in ambiente Windows NT, molto più veloci ed economici. I software oggi più utilizzati nella creazione del 3D sono Maya, Softimage, o, a medi livelli, 3D Studio Max. Inizialmente vengono create le linee di forza del movimento, una sorta di scheletro con i suoi punti di giuntura e le sue relazioni di movimento. Successivamente viene realizzata la modellazione esterna, la cura del texture, ovvero della corposità della carne e poi della pelle. Infine, una volta realizzato il soggetto, si passa al movimento e alle ombre. Tutto questo vale anche per le scenografie, in cui si parte da un paesaggio lineare e spoglio per arrivare, con l'inserimento di particolari sempre maggiori, alla realizzazione di ambienti realistici. La tecnica che preferisco è l'unione dei due mezzi, il metodo tradizionale e il 3D, come è il caso de "Il Principe d'Egitto", in cui i personaggi vengono disegnati in tradizionale, ma gli ambienti, le grandi costruzioni sceniche e i macchinari vengono realizzati in 3D, per poi montare insieme il tutto. Unendo queste due tecniche vengono applicati dei filtri particolari chiamati shader, veri e propri ombreggiatori, che renderizzano l'immagine partendo da un modello tridimensionale, ma visualizzandolo come un disegno bidimensionale, in questo modo fondale e personaggi risultano perfettamente armonizzati. Le scelte e gli stili possono essere vari, sia per il numero dei disegni, sia per il montaggio degli stessi, a seconda che siano realizzati su macchine per il 2D o per il 3D. Questo influenza tutta la produzione e per questo deve essere presa una decisione in fase di progettazione, perché ne scaturisce tutta la tecnica di realizzazione dei disegni.
I programmi maggiormente utilizzati per l'acquisizione, colorazione e montaggio nel 2D sono Pegs, Toonz, Animo e US Animation. I primi due lavorano i disegni in formato Bitmap, quindi con un disegno scansionato punto per punto che mantiene il tratto della mano dell'artista, gli altri trasformano i disegni in tracciati rendendoli vettoriali, con il vantaggio di poter essere modificati e ripetuti all'infinito, ma a scapito della personalità del tratto che diventa più freddo e impersonale. Una qualità media televisiva viaggia mediamente sui 600/700 disegni al minuto, una qualità media cinematografica viaggia mediamente sui 1.000/1.200 disegni al minuto. Un'altra variabile è la qualità che si ricerca nel tratto del disegno".
Un aspetto molto importante ma sottovalutato - conclude Marco Massa - è la formazione del personale specializzato nelle tecniche di realizzazione e utilizzazione di questi programmi. Purtroppo non abbiamo scuole che permettano formazione sul cinema d'animazione e su questo ci stiamo battendo da tempo: abbiamo bisogno di personale e non lo troviamo. Al massimo possiamo sperare in qualche iniziativa regionale che, con i fondi dell'Unione Europea, finanzi un corso per un anno o due, ma non è una scuola continuativa. Ci siamo trovati a volte nel dover mandare del lavoro all'estero, e sono tre anni che non si riesce a organizzare un corso, o peggio sono fatti da società che vogliono solo speculare sui giovani senza coinvolgere aziende e professionisti del settore, con i risultati che possiamo facilmente immaginare".

(le foto 2D sono state gentilmente concesse dal catalogo "Fox Kids")