FIERE

IBTS 2001 - I CONVEGNI

SCENARI E DETTAGLI

Web, Sat e digitale: uno sguardo al futuro

Avete mancato uno o più convegni all'ultimo IBTS2001? Volevate partecipare ma poi, tra una chiacchiera e un business all'Expo proprio non siete riusciti ad "attraversare" la strada che divideva il salone dal palazzo degli incontri? Nessun problema: ecco a voi il resoconto completo di tutti gli incontri professionali svoltisi a Milano tra il 4 e l'8 ottobre. Una lettura veramente interessante per chiunque voglia fare il punto della situazione sul broadcast e il digitale

relazioni di Giorgio Armagni, Alessandro Miglio e Riccardo Russino

Tv e scenari evolutivi: Generalista? No grazie !
Si percepisce una grande attesa per qualcosa che sta per arrivare, ma quasi nessuno riesce o vuole chiamarla per nome. Di certo, per ora, l'interattività televisiva è poco più che una rischiosa scommessa sul futuro.
Sono questi, in sintesi, gli enunciati chiave enucleati da "Tv e scenari evolutivi", momento di analisi della possibile evoluzione del digitale in Tv.
Augusto Preta, Italmedia Consulting, si dice convinto che tutte le reti televisive passeranno gradualmente dall'analogico al digitale, per zavorrare il più possibile la Tv dai retaggi di medium passivo e passivante: e iI processo decisivo consisterà nell'utilizzo della "larga banda". Il primo degli elementi portanti si chiama "Enhanced Tv", cioè le applicazioni interattive alla trasmissione televisiva per fornire servizi e, quindi, introiti differenziati per gli editori. Il secondo è il suggestivo "Walled Garden" o canale virtuale: tradotto in E-commerce, semplicemente un'area separata (portale) cui si accede con i pulsanti del telecomando, per acquistare prodotti di qualsivoglia natura. Una Tv sempre più appetibile, onnicomprensiva ? Certo, ma non la Tv generalista che è, da alcuni anni, in fortissimo calo di audience. Questo il parere di Juan Cueto, responsabile per la programmazione Europa di Canal Plus (Telepiù): è di parte, ovvio, ma con piglio accattivante esibisce cifre e considerazioni convincenti. La Tv generalista resiste bene in Italia, causa un duopolio ammantante e vigile, e, anche se in tono minore, in Francia e Spagna; più a nord è su uno scivolo bagnato. Nelle case si moltiplicano gli schermi: almeno due Tv più un Pc più un altro Pc per Internet più una play station, ecc. "Oggi, in Europa ci sono 21,5 milioni di abbonati a canali digitali (un terzo sono di Canal Plus che ne conta altrettanti 7 milioni in analogico). Se l'Europa è arretrata nell'utilizzo del computer rispetto agli Usa, quindi deficitaria nel rapporto computer/abitante, non lo è certo nell'accesso al digitale e nell'utilizzo del telefono cellulare" (di quest ultimo non dubitavamo, quanto meno in Italia !). L'alta qualità del digitale è un biglietto senza ritorno per l'analogico: un processo irreversibile. Ma non nella direzione dell' interattività che latita ovunque: l' e-mail in Tv non funziona, lo spettatore assiste, non si espone. Solo il 5% accede all'E-commerce e quasi sempre per acquistare film o prodotti televisivi (il porno domina in assoluto). Pertanto, sopravanza un'interattività che favorisce la passività: quindi, il digitale terrestre che si rivolge a un target circoscritto serve a poco. Oltre le pantofole, nella sfera di cristallo si intravede un decoder di seconda generazione, con hard disk da 20 giga che di giorno, timerizzato, fagocita fino a 12 ore di programmi: un overdose per la sera. Senza pubblicità!! David Bogi, Responsabile servizi interattivi di Raisat, ha esaltato l' "enhanced Tv" creatrice di forte interattività e sicuro approdo a una ottimizzazione delle entrate. Non si sbilancia sul tramonto della Tv generalista che considera, sì, in leggero declino ma non così tanto come da altri prospettato. Elenca le virtù dei sette Canali tematici Rai che propongono cinema, teatro, arte, fiction, programmi per ragazzi e soprattutto consentono di sbirciare a ritroso l'immenso archivio della Rai (Album). Ma l'indole italica si materializza nel primato del canale satellitare Rai più gettonato: "Gambero Rosso", tutti i segreti della buona cucina. Ha puntato sul verde invece, quest'estate, la BBC: quello di Wimbledon. Ben sei partite di tennis in contemporanea con possibilità di sceglierne una in primo piano oppure di seguirle in combinazione, anche tutte assieme Un successo enorme: gradimento certificato da parte del 60% di coloro che possiedono un ricevitore satellitare. Ne è entusiasta Frank Boyd, Creative Director, Future Development della BBC. che conferma il declino della Tv generalista. Un pò diffonde stupore quando racconta di una vera e propria giungla totale nel settore, citando Bob Dylan : "Sta succedendo qualcosa, ma non so cosa" ("Ballad Of A Thin Man") e sussurra che la stessa BBC deve ancora capire quali servizi avranno veramente fortuna e, almeno, un futuro. E le risorse non sono infinite dato che "molti produttori non sono motivati a investire su altri canali oltre a quelli internazionali". La BBC ha chiesto approvazione al Governo inglese per lanciare quattro canali digitali sia radiofonici che televisivi: uno, addirittura, è stato respinto. Poi, riflette sul fatto che l'utente compera un decoder senza sapere quanta memoria di hard disk possiede: ce lo siamo mai chiesti ? E lancia un messaggio sibillino: "Credo che ci sia un possibile business attorno ai decoder". Anche dalla Francia giungono alcuni segnali di perplessità sullo sviluppo dei servizi all'utente aggiunti dal digitale: Philippe Thibaudault, Commercial Director di NPTV France, chiede di non dimenticare che stiamo parlando di Tv che deve venire prima dell'interattività, che deve solo aggiungere e non sostituire. Quindi, non dimenticarsi dello spettatore. "Disney Channel fa partecipare gli spettatori interattivamente". Precisa che la difficoltà tecnica maggiore nella gestione dell'interattività è la sincronizzazione, ma rimarca che il contenuto è importantissimo per convincere lo spettatore a migliorare il programma che sta vedendo ("enhanced Tv"). Il digitale deve assorbire un mix di creatività e tecnica. La televisione vera si deve proporre di inserire interattività senza interrompere l'attenzione dello spettatore al programma principale. Bruno Bogarelli, di Interactive Group, che è contents producer, collaboratore di Euro Sport News e di Ventiquattrore.Tv, traccia lo scenario delle nuove strategie editoriali, ma lamenta l'ostruzionismo fisiologico subito dai canali tematici nell'accesso alle risorse pubblicitarie. Mediaset e Rai raccolgono il 96 % degli investimenti pubblicitari televisivi nazionali: questo perché gli indici d'ascolto "ufficialmente" non subiscono flessioni, non variano da 10 anni. La raccolta pubblicitaria non diminuisce e non c'è spazio per altri. (G. A.)

Web e audiovisivi: falangi armate... di Internet
Dalla televisione a un Web sempre più audiovisivo. Sull'onda del digitale prosegue il dibattito condotto da Ana Vinuela, di "Training and research actions in Multimedia", qui espertissimo chairman.
Claude Dixaut, Director ELSE France, dà l'impressione che la Rete sia più determinata della Tv: tratteggia la vasta gamma di programmi creativi per il Web, cosa si produce e cosa si vende. Un esempio su tutti è cosituito da Scratch, un software adatto per realizzare remix e per "scracciare" sul disco con un mouse esattamente come se lo si facesse con la mano. L'obiettivo può essere quello di creare una comunità di appassionati home-deejay che si scambiano o vendono prodotti di nicchia, ovviamente forniti da chi gestisce il servizio. Il sito Globz.net è anche un catalogo di giochi molto interessanti e creativi, in quanto l'utente interagisce nel creare e variare figure in movimento. Da vedere. Molte anticipazioni sulla rete Wireless Video giungono dalla capitale britannica. Ed è proprio di Londra Chuck London di Wireless Video: "Premesso che, a differenza del Web, il palmare è a pagamento, quest'ultimo rappresenta la nuova frontiera della realtà da immaginare. Ogni utente può trovare e vedere messaggi in video inviati da chiunque e da qualsiasi località; giochi animati per passatempo, ma anche i trailer dei film che quel giorno sono in proiezione nella zona da dove l'utente chiama. E' i-mode, cioè Internet sulla mano. In Finlandia il cellulare l'hanno tutti, anche i bambini. Il numero degli utenti Internet salirà alle stelle. In Giappone in un anno e mezzo, dal febbraio 1999, la NTT DoCoMo colosso delle telecomunicazioni giapponese, ha acquisito 18 milioni e mezzo di utenti paganti (oggi sono già oltre 22 milioni, ndr). Accedere a Internet con il cellulare costa meno di 100 dollari di acquisto iniziale". Ci saranno diversi livelli di servizio, tutti a pagamento, ma per tutte le tasche: sono previsti e già applicati canoni mensili da uno a tre dollari per ogni applicazione. Il canone viene diviso dai gestori con i produttori di "content": Intrattenimento, Comunicazione, Informazione. La fantasia dei proponenti farà la differenza nel creare servizi personalizzati a "richiesta" dell'utente, che chiede una selezione specifica, tagliata su misura. Se si pensa che ci sono servizi, ad esempio i giochi, che richiedono il lavoro di soli due creativi e che all'abbonato costano solo tre dollari al mese, ma catturano ben due milioni di abbonamenti, si giunge ad un semplice totale: sei milioni di dollari al mese! E DoCoMo, sta valutando la possibilità di investire ulteriori 3,6 miliardi di dollari nell'operatore olandese KPN Mobile per promuovere i servizi di Mobile Internet in Europa, anche se molti nutrono perplessità sulla ripetizione in occidente di un tale successo. Secondo London, i giochini in rete wireless potrebbero arrivare ad una quota di mercato di sei miliardi di dollari tra meno di 4-5 anni! Dopo l'esordio, previsto per il 2002 dell'UMTS, entro il 2004 avremo a disposizione una vastissima gamma di applicazioni: coloro che meglio anticiperanno i gusti del pubblico, creeranno uno dei più redditizi business dei prossimi anni. La televisione su Internet ? C'è. E' My Tv, o meglio www.my-tv.it. La proprietà è di HDP-RCS, Medio Banca e Ciancio (Antenna Sicilia). Opera da Milano e Paola Jacobbi ne è il Direttore Editoriale. Sottoliea che è una Tv pensata, gestita e offerta da e per la Rete delle Reti. Non è una post-Tv di parcheggio, come un www.tg5.it posizionato in follow up sul desktop per i ritardatari del piccolo schermo. L'archivio è sempre on-line, ed è un catalogo ricco, quasi tutto di propria produzione. Ovviamente l' accesso è gratuito e così, oggi My Tv dichiara 500mila fedelissimi visitatori. Ogni utente costruisce un suo palinsesto, col privilegio di scegliere, ma soprattutto di ignorare ciò che non interessa. La web-Tv funge anche da talent scout di giovani volti e di comici alle prime armi: una ricerca mirata, col vantaggio di un feed-back immediato. (G. A.)

Non vendere adesso: questo l'imperativo assoluto per tutte le radio e televisioni locali italiane
Il Coordinamento Aeranti-Corallo ha fornito ai propri associati, in una sala affollatissima, uno dei più significativi momenti di aggiornamento di tutto l'anno. Molti i temi affrontati, ma soprattutto lo scenario che si va profilando con l'avvento del digitale. Fabrizio Berrini, segretario generale Aeranti, ha aperto il convegno raggelando la platea: "Il digitale può essere la tomba dell'emittenza radiotelevisiva locale". Non ha esagerato: bene lo hanno capito coloro che hanno attentamente seguito le successive osservazioni del presidente Aeranti Avv. Marco Rossignoli.
Per le Tv il passaggio obbligatorio e definitivo al digitale e conseguente abbandono totale dell'analogico (sempre salvo proroghe, che in questi casi non mancano mai) è fissato al 31 dicembre 2006. Lo stabilisce la legge n.66/2001. Invece, per le emittenti radiofoniche non è previsto alcuno spartiacque temporale tra analogico e digitale. Rossignoli ha spiegato punto per punto l'evoluzione che attende il settore, ma anche le possibili insidie dei prossimi anni. L'emittente che opera oggi in analogico, realizza un palinsesto e lo diffonde con trasmettitori, di norma propri, esclusivamente riservati al proprio programma. L'emittente che opererà con la tecnologia digitale utilizzerà trasmettitori "in comune": cioè impianti che trasmettono più programmi: da tre a cinque se trattasi di televisioni o da cinque a sette se trattasi di emittenti radio. Ma l'aspetto più rilevante riguarda la separazione netta dei ruoli tra l'editore, titolare del programma e il gestore degli impianti, titolare del trasmettitore. Verranno quindi a scindersi indissolubilmente le due figure di operatore di rete, network provider e di fornitore di contenuti, content provider, che realizza il palinsesto. E ciò già si preannuncia quale elemento foriero di possibili sconquassi nel settore. Anche perché il trasmettitore digitale, oltre ai programmi audio e audiovideo, può veicolare DATI e servizi: alcuni viaggiano aggregati al segnali audio (sottotitoli, identificazione programmi, televideo, ecc.) e altri sono diretti ad un utente specifico. Pertanto, cambia lo scenario del business nella gestione di impianti che si arricchiscono di contenuti alternativi. Il cambiamento nell'ambito televisivo sarà graduale con l'utilizzo dei medesimi canali che passeranno da analogico a digitale, entro la fine del 2006. Invece nel radiofonico le frequenze utilizzate saranno altre rispetto a quelle attuali: questo significa che per lungo tempo sarà possibile il simulcast, cioè la trasmissione contemporanea sia in analogico che in digitale. I tempi potrebbero essere molto più lunghi: almeno fino a quando gli utenti non saranno fortemente indotti a comprare un ricevitore digitale: ad esempio, per ottenere servizi migliori e/o aggiuntivi. I tempi si possono anche ipotizzare in un intervallo compreso tra i 10 e i 15 anni da oggi. Riprendendo la clamorosa protesta degli editori radiotelevisivi tenutasi a Roma l'11 settembre scorso, contro la deliberazione dell'Authority, varata il 5 luglio 2001, l'Avv. Rossignoli afferma risolutamente che nel campo televisivo chi possiede le frequenze ha una posizione di vantaggio enorme rispetto a chi ne è privo: i gestori di rete sono assolutamente privilegiati, egemoni. Lo schema di regolamento, osteggiato in ogni modo, infatti poneva l'emittenza locale in subordine, dato che per essere operatori di rete è necessario avere requisiti particolari. Ma nel nuovo regolamento, emanato dall'Authority il 15 novembre u.s. sono state recepite molte istanze propugnate anche da Aeranti e Corallo, relative a criteri di valutazione per garantire la produzione di un minimo di palinsesto settimanale e per riconoscere l'esperienza acquisita dagli operatori in un quarto di secolo. Rossignoli ha sempre sostenuto che il regolamento dell'Authority non poteva dimenticare e/o modificare la legge 66/2001 che lo ha originato ma che avrebbe dovuto solo stabilire logici criteri di applicazione. Ad esempio, la legge conferisce titolo preferenziale alle Tv locali nel passaggio al digitale, anche perché la pubblicità locale, le trasmissioni di programmi e di dati ad interesse circoscritto, vengono riservati alle emittenti locali. Comunque, ora si riapre prepotentemente il mercato delle frequenze: infatti, fino al marzo 2004, tutti i concessionari televisivi in ambito nazionale possono acquisire canali televisivi locali, 𠇊 condizione che le acquisizioni operate siano impiegate esclusivamente per la diffusione sperimentale in tecnica digitale" (art.2-bis, comma2 della legge 66/2001). Una strada scelta per favorire la conversione dell'analogico in digitale con doppia e simultanea trasmissione: poi, spenti gli apparati analogici, le Tv nazionali si ritroveranno con molti canali ridondanti. Quindi, l'Aeranti fornisce agli associati un prezioso consiglio, quasi un comandamento: non vendere adesso! Oggi è il momento sbagliato per vendere canali Tv. Meglio aspettare per ritenersi la possibilità di decidere se vendere ad alto prezzo tra qualche anno o optare per un ruolo di operatore di rete (con buoni guadagni). Tra i consigli, quello di aggregarsi ad altre 3 o 4 emittenti tv, costituire una società (meglio una s.r.l.) per creare un soggetto operatore di rete digitale: pianificare l'utilizzo di canali ridondanti e destinarli alle trasmissioni in digitale, mantenendo le trasmissioni analogiche di ognuno operative senza troppe carenze di copertura; chiedere la licenza per effettuare la sperimentazione (licenza per operatori di rete e autorizzazione per fornitori di contenuti). Infatti, si possono realizzare servizi dati o stringere accordi con altri fornitori di contenuti, per sviluppare prodotti nuovi. Non è certo stato dimenticato il comparto radiofonico. Il piano per il digitale deve contemplare che tutti gli impianti abbiano la medesima copertura e quindi la identica capacità di servizio. In realtà, già ab origine, si intravedono discriminazioni che relegano gli impianti delle emittenti radiofoniche locali ad operare su frequenze in Banda L, pari a 1,5 Gigahertz, che prevede, per la copertura di una data area, l'impiego di un numero di impianti superiore a quello richiesto in Banda III per servire la medesima area. Intuitivamente, ma indubbiamente, ne conseguono costi superiori a svanrtaggio dell'emittenza locale rispetto a quella nazionale. È anche necessario che un diverso regolamento stabilisca criteri per la sperimentazione radiofonica digitale, limitata nel tempo con regole stringenti per tutti: infatti, le frequenze libere sono poche e quindi devono essere utilizzate a rotazione da tutti. Certo è che le prospettive offerte da questo digitale ai più paiono un incubo: e pensare che fino a pochi mesi, sempre ai più, veniva ammannita la rosea speranza della panacea di tutti i mali (ultraventennali !) proprio con l'adozione del digitale: fine delle interferenze e miracolosa e gratuita moltiplicazione delle frequenze. Esequie di una facile profezia. Ma questa è un'altra storia.Non è solo il digitale a creare apprensione nel settore. L'Aeranti ha sempre insistito affinché anche per le radio fossero introdotte misure di sostegno come già presenti da anni per le tv.
Per le Tv serviva comunque rimuovere le problematiche burocratiche per i pagamenti degli anni 1999-2000 per molto tempo fermi: ciò perché il Ministero stabiliva graduatorie per i contributi, prevedendo il via libera a fronte del provvedimento registrato presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri privilegiante gli utilizzatori delle agenzie di informazione; mentre ad altri spettavano tempi più lunghi. Inoltre, si è sempre ritenuto necessario modificare il regolamento per le misure di sostegno per rendere più equa la distribuzione delle risorse alle imprese. Per nulla trascurabile l'aumento del relativo stanziamento per le Tv locali, passato da 24 a 82 (ora a 120 - ndr) miliardi annui. Varie le anomalie nel regolamento di assegnazione dei contributi a sostegno. Se giusto pareva il criterio di valorizzazione dei dipendenti, quale riconoscimento verso chi crea occupazione, sul concetto di fatturato ci sono sempre state obiezioni specifiche dell'Aeranti derivanti dalla giusta considerazione che deve assumere lo stato patrimoniale: infatti, un alto fatturato non sempre corrisponde ad uno stato di salute aziendale.
Una nota: a distanza di alcune settimane dal convegno, sono poi giunti i sospirati correttivi da parte del Ministero Comunicazioni che ha fatto introdurre nella finanziaria 2002 una norma per sbloccare i contributi, incrementandoli da 82 a 120 miliardi ed istituendo un analogo fondo di sostegno per l'emittenza radiofonica locale con 12 miliardi di dotazione iniziale.
Infine, l'Avv. Rossignoli ha brevemente spiegato obblighi e scadenze derivanti dalla istituzione, avvenuta nell'agosto scorso del Registro degli Operatori della Comunicazione (R.O.C.) e dalle nuove norme in materia di pubblicità radiotelevisiva e televendite. Infine, ha reso noto che le pratiche (inviate dalle emittenti radiofoniche entro il 30 settembre scorso) relative alle conferme delle concessioni saranno espletate nell'arco di circa un anno. (G.A.)

Il digitale tra etere e satellite: l'editore radiotelevisivo deve ripensarsi per superare le sfide dei prossimi anni
E' stata una carrellata di pareri di esperti ed operatori sulla nuova frontiera del digitale radiotelevisivo, dove alcuni provano a sopravvivere nella multimedialità.
Coordinato da Mauro Roffi di Millecanali, il dibattito ha tratto spunto da una pregevole disamina conferita da Margherita Pagani, I-Lab - SDA Università Bocconi Milano, uno studio sulla Tv digitale per orientare il mercato. Ne è emerso che oltre la metà dei canali Tv digitali sono satellitari. Il terrestre si presenta molto evoluto per proporre la tanto attesa interattività, così come possono essere considerati la fibra ottica o il cavo coassiale. Il terrestre, infatti, supporta un numero maggiore di servizi interattivi.
Se Marco Rossignoli, coordinatore Aeranti-Corallo ha rimarcato che deve assolutamente essere difesa la riserva dei 2/3 dei canali digitali terrestri per l'emittenza locale, così come va tutelato l'ambito locale che non può essere appannaggio degli splittaggi dei soggetti nazionali, pena l'annientamento del settore, per l' FRT-Tv, Stefano Selli ha lapidariamente liquidato la querelle, sostenendo che la differenza la farà il mercato, mentre Roberto Giovannini, FRT-Radio ha tenuto a precisare che la radiofonia italiana oggi produce un fatturato di circa mille miliardi. Ma l'Italia deve colmare grandi ritardi: in altri paesi dell'UE il digitale terrestre radiofonico garantisce una copertura del territorio pari a una percentuale variabile da un minimo del 50 a un massimo del 90 % del territorio.
Per l'associazione Rea, Antonio Diomede è intervenuto proponendo di capovolgere le procedure: meglio iniziare subito ad autorizzare le sperimentazioni, poi si faranno i regolamenti. Se è vero che la televisione è obbligata da una legge ad abbandonare l'analogico entro cinque anni, la radio non soggiace a questa decisione politica ed è auspicabile che non si giunga ad una decisione in tal senso. Sempre per la Rea, Fabio Duranti ha evidenziato che per la radio il passaggio al digitale comporta minori costi di gestione rispetto al presente: servono meno impianti e meno assorbimento di luce. Mentre una Tv digitale terrestre in una grande città costa circa un miliardo, quasi come un canale satellitare digitale Tv.
Antonio Marano di Stream News ha sostenuto che sono le grandi aziende produttrici che, dovendo immettere sul mercato prodotti nuovi, innescano la domanda del digitale: gli editori seguono a ruota. Quindi, la tecnologia è "oltre" le esigenze dell'utente finale e spesso mancano i contenuti che sono fondamentali. Pessimisticamente, afferma che per l' emittenza locale non c'è molta possibilità di controllare le frequenze, cioè di gestirle.
Per contro, chi trasmette dal satellite desidera anche splittare sul digitale terrestre un prodotto nazionale o locale: così investirà denaro per avere maggiori contatti a costi inferiori. L'imperativo sembra essere quello di abbassare il costo contatto. Una "struggle for life", quella prospettata da Marano che premia solo i più forti, concedendo agli editori locali di salvarsi solo ragionando in termini di multimedialità: un prodotto deve convergere su Tv, Internet, cavo e digitale interattivo per fornire un servizio, ma soprattutto è necessario tematizzare.
E questo lo ha già messo in pratica Rete Brescia il cui proprietario Virgilio Baresi ha deciso di iniziare una produzione tematica satellitare dedicata ai temi della previdenza, del fisco e delle libere professioni; inoltre, produce un Tg per gli extracomunitari e un notiziario di Rugby in tre lingue.
E' già content provider di Ventiquattrore.tv che, come ha raccontato Gianbattista Bianchi, fornisce le Morning News ritrasmesse localmente via etere da 13 importanti televisioni locali italiane. Le Tv locali sopperiscono a una carenza del palinsesto mattutino e Ventiquattrore.tv, oltre al satellite, trova spazio nell'etere terrestre. Attendendo il digitale.
Infine, Mauro Borgonovo Dani di Euromedia ha illustrato le sue esperienze nel campo dell'emittenza radiofonica satellitare: una targata McDonald's per oltre 300 esercizi della catena di fast food in Italia, l'altra etichettata Radio Baby, per i più piccoli.
E in chiusura, un brivido per chi temporeggia sul digitale radiofonico: in Usa due satelliti forniscono ben cento canali radiofonici: la Ford sta producendo autovetture già dotate di idoneo ricevitore. Il mercato si muove...(G. A.)

I nuovi scenari della comunicazione audiovisiva: Web, UMTS, home shopping, cavi elettrici e digitale
Le applicazioni del digitale sono molteplici e alcune ancora in una fase sperimentale. Bernd Rehm, Interactive Director Home Shopping Europe, è orgoglioso del suo canale di televendite: la società è la nuova proprietaria di Retemia che offre trasmissioni per 24 ore al giorno di cui 11 live e 13 di repliche. La presenza su Stream comincia ad essere "stretta", tanto che il desiderio primario sarebbe quello di cavalcare l'eventuale "unificazione dell'anno" per essere ricevibili anche dagli abbonati Tele+: la moltiplicazione dei contatti resta l'imperativo assoluto.
Mediante il telecomando il cliente può comperare, semplicemente inserendo il codice del prodotto e la quantità: tutto in tempi rapidissimi, anche solo 30 secondi: todo modo per vincere la pigrizia di utenti annoiati, frettolosi...passivi. Viene utilizzato un decoder con solo 250 - 300 Kb di memoria. Rehm la sbandiera come la prima applicazione del genere in Europa e con la soddisfazione di averla realizzata in Italia.
Il digitale sta invadendo anche il cinema e per chi non se ne fosse accorto, David Bush Direttore di Cinecittà Digital, ha citato alcuni film: "La leggenda del pianista sull'oceano" e "Malena", nei quali ha utilizzato massicciamente scenografie digitali per scene di fondo o di secondo piano o in lontananza. La stessa tipologia di lavorazione è stata attuata per il film "Vajont" presentato, sul luogo della tragedia. "Vajont" è stato realizzato con montaggio virtuale, inaugurando una catena di lavoro all'avanguardia.
Un'anticipazione: Cinecittà Digital diventerà un centro di post produzione per opere ad alta qualità.
Luca Tonioli, Direttore Tecnico Startup Company-Tv interattiva, ha fornito un rapido excursus incentrato su tutte le novità tecnologiche digitali. A differenza dell'Europa, negli Stati Uniti si usa profilare l'utenza: uno studio rivela che l' 80% di coloro che hanno un computer in casa ha anche una televisione nella stessa stanza: si naviga, sbirciando la Tv.
Quindi utilizzando Internet si dà vita al canale di ritorno mediante il quale lo spettatore si registra e si fa conoscere quale preciso target. Ne scaturisce la possibilità di rivendere questi dati a chi veicola pubblicità mirata: è il "direct marketing" o "one to one marketing", sistema poco usato in Italia, dove invece si opera in termini di massa o, nei casi più selettivi, di nicchia.
Negli Usa gli Sms sono utilizzati anche diversamente: viene fatto confluire automaticamente nella messa in onda di una rete televisiva, con uno pseudonimo che consente di innescare le risposte: una video chat globale. Un modello televisivo che qualcuno vuole estendere per creare una Tv dedicata e interattiva. Costi di produzione bassissimi con ricavi derivati dalla partecipazione all'introito del traffico telefonico.
Spuntano persino i cavi elettrici: l'Enel sta già sperimentando l'uso della linea elettrica con buona capacità per trasmettere dati e video: la linea è già pronta, ovunque, ma servirà l'abilitazione da parte del gestore.
Sta per arrivare l'UMTS di cui si parla tanto e che è il sistema via radio che consente di utilizzare una larghezza di banda ampia per fare viaggiare video e dati in modalità bidirezionale. Non è sfuggito ai più che In Italia è in atto la cablatura del territorio con fibre ottiche: questo permetterà di realizzare sinergie tra cablatori locali e fornitori di contenuti (Tv locali) per distribuire programmi interattivi. Ritorna a parlare di Tv digitale Manlio Cruciatti, Direttore tecnico di Videotime, rendendo noto che Mediaset ha chiesto di ottenere una banda più ampia nel digitale per poterla utilizzare al fine di fornire servizi aggiuntivi: il set top box, quindi, deve essere libero sul mercato senza limitazioni alla ram.
Questo per fare fronte all'oneroso investimento obbligatorio previsto entro la fine del 2006 col passaggio al digitale. Inoltre, ha annunciato l'imminente attivazione di un canale sperimentale in Lombardia. (G. A.)

Flash Forum: Bozzetto@Fantasia.Flash
E' stato un vero e proprio meeting giovanile degli appassionati della tecnologia Flash per realizzare le più spericolate fantasie grafiche. Il decano di tutti gli utilizzatori era l'autore di fumetti Bruno Bozzetto, che ha esaltato le qualità di questa tecnologia nuovissima. Bozzetto usa solo quello che gli serve. Ha confessato di avere iniziato ad affrontarlo con fatica, nel 1996. Padroneggia perfettamente la versione 4, mentre per la più recente, la quinta, si sta preparando. Viene inoltre spiegato che Flash realizza da solo le intercalazioni delle figure geometriche e così con pochi disegni geometrici, l'iniziale ed il finale di ogni azione, si realizza il fumetto: così Bozzetto ha creato un dissacrante e divertentissimo cartone incentrato su molti divieti imposti dalle norme sulla circolazione stradale, ma che (qualche volta davvero !!) risulterebbe più efficace infrangere.
Ha presentato anche la sua Storia del mondo in due minuti, ormai divenuta famosa per l'esilarante sintesi del cammino dell'umanità, le cui svolte epiche vengono a coincidere con episodi marginali o cause del tutto frivole. A seguire, alcuni giovani, poco più che ventenni, hanno mostrato lavori che hanno ottenuto riconoscimenti internazionali. Dallo statunitense Erik Natzke che ha mostrato lavori in Flash 4 (per i curiosi www.natzke.com) a Nico Stumpo che ha prodotto a quattro mani con un collega d'Oltre Atlantico un mirabolante preludio giornalistico a un mai disputato match calcistico Italia-Inghilterra. (G. A.)

La storia della Tv, pensando al futuro
Quale sarà il futuro della televisione? E' quanto si è cercato di immaginare e spiegare nel dibattito, condotto da Maurizio Melzi con la partecipazione di Michele Spagnolo, della Sony Broadcast & Professional, e Giancarlo Giovalli, regista e consulente creativo e tecnologico. A questa domanda la Sony ha risposto attraverso il progetto Anycast, una filosofia nata dall'analisi dell'opinione di vari esperti del settore, dai content producer agli specialisti di aspetti legali, che hanno permesso di delineare il futuro della televisione. Da questa analisi è emerso un aspetto fondamentale e cioè che il mercato della comunicazione si è sviluppato seguendo l'evoluzione della tecnologia e che il cuore di questa trasformazione è stato il passaggio dal semplice contenuto audio-video a quello integrato. Grazie alle possibilità offerte dalle nuove piattaforme e dai nuovi canali di trasmissione, i nuovi mercati fondamentalmente richiedono che il contest audio-video venga unito ad altri tipi di contributi, come il testo, la grafica, il metadata (il dato sul dato), le tecnologie abilitanti, come l'Mpeg e altre che sono un po' il cuore di una certa filosofia di televisione interattiva e infine i media a cui si affaccerà l'utente del futuro. In questo contesto è sempre più rilevante capire come una struttura possa avere un impatto predominante sia sotto il profilo dei contenuti che sotto quello dell'offerta di mercato. Se analizziamo le differenze tra una Tv generalista e una Tv tematica, notiamo che la prima è dotata di un'ampia utenza e che questa utenza ha un interesse mutevole verso questo o quel programma; ci sono programmi che piacciono e programmi che non interessano, quindi c'è un concetto di bassa fidelizzazione. Quando passiamo a una Tv tematica abbiamo sì un'utenza più ristretta, ma un interesse più alto e la scelta da parte dell'utente di abbonarsi a quel canale è un concetto di fidelizzazione più forte e di conseguenza più individuabile per l'investitore. Un altro aspetto che contraddistingue le due tipologie riguarda il palinsesto che, nella Tv generalista è caratterizzato da una vasta fascia di programmi difformi tra loro, questo per far fronte alla necessità di accontentare un po' tutti, il che si traduce in una scarsa flessibilità. Sforare di pochi minuti significare tagliare programmi o spostarne altri e questo, per l'inserzionista, è molto importante, in quanto l'investitore compra per fasce e spostare la sua promozione, anche di pochi minuti, significa perdere il proprio target. Nella Tv tematica questo problema è molto meno sentito, proprio perché lo slittamento di alcuni minuti non comporta il cambiamento del target di riferimento. Gestire spostamenti o interventi all'interno del palinsesto è oggi possibile, grazie alla gestione della programmazione attraverso apparecchiature digitali, con le quali, in pochi secondi, si può reimpostare tutta una programmazione. Ma vediamo quali sono le esperienze di Giancarlo Giovalli: "Come tecnico di produzione, intendo soffermarmi sugli aspetti prettamente gestionali del palinsesto, inteso come modulo che deve pilotare i contenuti, i quali vengono successivamente messi su nastri o su dischi per essere gestiti dai tecnici e dal personale. Ho preparato delle schede che rappresentano lo sviluppo, in questi anni, della gestione e del controllo del palinsesto, a partire dagli Anni '60 fino oggi. Questo ci farà capire come la gestione di un palinsesto, dal punto di vista produttivo, è cambiata, dando all'editore la possibilità di gestire meglio la propria ricchezza e all'utente l'opportunità di scegliere meglio e in maniera interattiva i contenuti di cui ha bisogno".
L'evoluzione della televisione dalla nascita ad oggi, ha sempre dovuto fare i conti con la messa in onda dei contributi realizzati in diretta e di quelli registrati, una problematica che ancora oggi è presente.
Vediamo dunque nelle sintesi che seguono questa storia "ridotta all'osso".

Anni '60
Trasmissione Tv come diretta continua

Nei primi anni si viveva con un pathos e una adrenalina continua in regia, dove tutto avveniva in diretta, con un regista, un addetto alla sigla di inizio trasmissioni, un responsabile all'audio, uno al video, uno ai nastri, coccolati come delle vere creature, con la speranza che tutto filasse secondo scaletta senza nessun problema meccanico. In queste condizione parlare di cambiare il palinsesto, di sostituire un contenuto con un altro era difficile da gestire, specialmente se si trattava di contributi all'interno di programmi in diretta.

Anni '70
Avvento del Master Control

Ecco l'avvento delle prime Tv private che si affiancavano alla rete nazionale, con la volontà di entrare nel panorama televisivo. I palinsesti erano più semplici, meno articolati ma con le stesse problematiche. La televisione cominciava a familiarizzare con i contributi registrati. Era il periodo dell'Ampex, termine che ancora oggi viene utilizzato per identificare un contributo. Si introduceva una maggiore precisione nella gestione del palinsesto, con una conseguente riduzione del personale. Nasceva un nuovo modo di fare comunicazione e, se per i promo si sarebbe dovuto aspettare il decennio successivo, già la pubblicità cominciava a cambiare.

Anni '80
Informatizzazione

I network privati cominciavano ad avere un ritmo di messa in onda fatto di piccoli pezzi. Si avvertiva l'esigenza di spostare i moduli, di contro-programmare, ovvero seguire e monitorare il palinsesto della concorrenza, per intervenire nel quotidiano, soprattutto nelle piccole fasce, con anticipi dei tempi, inserendo o togliendo qualcosa per partire prima. Tutto questo era possibile grazie ai sistemi informatizzati che governavano, all'inizio degli Anni '80, le prime postazioni robotizzate, dove i nastri erano più di uno e di formati diversi, dove si potevano avere 10 secondi di comunicazione breve su un nastro e poi altri 15 su un altro e così via. La pubblicità cominciava ad essere programmata separatamente, con la possibilità di cambiare l'ordine degli spot. Pubblitalia cominciava a vendere il primo e l'ultimo spot separatamente da quelli che occupavano la fascia pubblicitaria. Un comunicato promozionale, se in archivio, poteva essere inserito anche all'ultimo momento e tutto questo grazie alla informatizzazione dell'intero sistema, con una conseguente, ulteriore riduzione del personale addetto all'emissione. Assemblaggio da redazione significava gestire, tramite un foglio data entry, il palinsesto, quindi capire, in fase di stesura, con il time code, esattamente a che punto si trovava la programmazione e trasferire al computer, che gestiva i playout, le nuove decisioni della redazione.

Anni '90
Digitalizzazione

Con la nascita delle televisioni tematiche e degli abbonamenti a piattaforme televisive come Tele+ e Stream, alla fine di questo decennio, compaiono i palinsesti multi layer, nei quali è possibile gestire la programmazione del singolo livello, perché in un palinsesto economico finanziario, come quello del Il Sole24, o in un palinsesto di news come quello di RaiNews24, c'è un sistema di data base interattivo con le redazioni che possono scrivere testi, inserire notizie o attingerne altre. In questo modo il telespettatore vedrà, sul proprio schermo televisivo, il contributo video, testi, news, fotografie, pubblicità, titoli, dati borsistici, previsioni del tempo, contributi da Internet e audio, il tutto condito con una gradevole veste grafica. Fino ad oggi si parlava di rendere meccanico ciò che era manuale, ma negli Anni '90, con la digitalizzazione, al di là degli standard su nastro digital Betacam, Betacam SX, sono stati introdotti supporti digitali in modo da migliorare la qualità, ma soprattutto avere la possibilità di realizzare dei file da immettere in un video server.
Così il concetto di inserire, togliere e telecontrollare, con la digitalizzazione e il software di gestione, ottiene la sua massima espressione, passando da un sistema lineare a un sistema non lineare, dove i possibili cambiamenti, sia nella programmazione che sia nel contributo stesso, sono infiniti.

Anni 2000
Multi Layer e Interattività

Quello che succederà domani è difficile da ipotizzare, sicuramente sarà un qualcosa costruito per incrementare nuovi servizi.
Oggi la tecnologia dispone di soluzioni e strumenti tali da sollecitare l'editore ad arrischiarsi in cose nuove. Per questo oggi il gruppo di lavoro, in una redazione di palinsesto, deve essere eterogeneo. Il direttore di rete, che un tempo decideva tutto da solo, deve essere coadiuvato da qualcuno che gli dice "ma sai che oggi è possibile fare questo". Anche i prodotti televisivi sono costruiti su gruppi di lavoro che ospitano, al loro interno, persone specializzate nelle nuove tecnologie; un gruppo di lavoro che si autoalimenta di stimoli sicuramente può aiutare a prevedere quello che succederà domani.
Le conoscenze richieste al personale sono completamente cambiate rispetto a quando è nata la televisione. Prima la persona doveva avere una buona competenza in merito a tutte le problematiche video e audio, doveva anche essere in grado di riparare le attrezzature. Oggi il personale deve avere una buona conoscenza informatica e viene ulteriormente preparato tramite corsi sui software di gestione.
Una persona si può formare in due, tre mesi quando prima ci volevano anni.
Il software di gestione permette di fare delle ricerche sulle parole chiave di un programma inserito nel palinsesto. Ogni contributo televisivo ha una sua scheda di identificazione in modo che chiunque può controllarlo e aggiornarlo. Inoltre il software permette incroci con i dati Auditel in modo che in ogni momento sia possibile individuare il motivo per cui c'è stato un calo o un incremento di pubblico.
Ma vediamo ora quali sono le limitazioni e le potenzialità di questo mercato degli anni 2000. A illustrarcele è Michele Spagnolo della Sony Broadcast & Professional.
"Oggi la Sony sta dimostrando sul mercato le potenzialità dei suoi prodotti. Esaminiamole con un'attenzione particolare alle problematiche di programmazione sia per una grande che per una medio-piccola televisione. Grazie alle tecnologie di cui disponiamo e a quelle che stiamo sviluppando, diamo la possibilità di automatizzare la programmazione anche in realtà locali e regionali che hanno dei budget limitati. Il server che gestisce il contenuto sia audio che video può diventare nel futuro qualcosa di più: un contenitore dal quale estrapolare alcuni contenuti per distribuirli non soltanto nel canale audio e video, ma anche in Internet e in altri media che si stanno affacciando sulla scena tecnologica mondiale.
Quindi le potenzialità per affrontare queste possibilità creative e tecnologiche ci sono e stanno crescendo. Ormai siamo in grado di gestire qualsiasi palinsesto si voglia realizzare, fornendo un supporto in grado di organizzare tutti gli aspetti produttivi di una televisione: la ripresa, la post produzione, la grafica e così via.
"Possiamo concludere - ha infine riassunto Spagnolo - affermando che, alla base di uno sviluppo del palinsesto nella televisione di domani, ci sarà la flessibilità, l'efficienza e il controllo". (A.M.)

Streaming, una realtà in crescita costante
Tutti gli aspetti dello streaming sono stati affrontati dalle società e dagli studi specializzati che, in Italia e in Europa, si stanno interessando al nuovo modo di produrre in digitale, che si rivolge non solo al mondo televisivo ma anche a quello più generale della comunicazione. Si stanno infatti aprendo all'uso dello streaming nuovi settori di mercato mentre si vanno delineando più precisamente i progetti industriali, le metodologie produttive e i servizi. Iniziamo con l'introduzione fatta da Carlos Somaini, produttore di nuove tecnologie all'interno di programmi: "La crescita dello streaming è stata conseguenza del crescere del successo di Internet. Oggi 30 milioni di persone ascoltano la radio su Internet, 6mila ore di programmi vengono creati appositamente per lo streaming ogni settimana, 3.900 stazioni radio trasmettono in broadcasting su Internet, 58 televisioni americane trasmettono live e 34 on demand, circa 70 televisioni nel mondo utilizzano il webcasting. Una cosa importante è l'indice di gradimento raggiunto con quasi il 50% dei fruitori, che ritiene di essere soddisfatto per il servizio ottenuto. Gli argomenti più richiesti sono i trailer dei film, i video musicali, le previsioni del tempo, le notizie varie; questo vuol dire che la parte del leone la stanno facendo il settore dell'intrattenimento e l'industria del cinema. Per quanto concerne i siti più visitati nel 2000, al primo posto troviamo Real.com, con oltre 85 milioni di contatti, a seguire wwf che non è il fondo mondiale per la salvaguardia dell'ambiente, ma è il sito del World Wrestling Federation, che in America è una delle attività sportive più seguite, inoltre ricordiamo Yahoo e CNN. Tra gli eventi del 2000 il top è stato il concerto di Madonna, streammato live in Internet con 9 milioni di richieste in un giorno; un evento che alla Microsoft è costato 45 milioni di dollari. Negli Usa il Grande Fratello ha avuto 90.000 richieste simultanee, 11 milioni in tre mesi. Un altro esempio è la finale di Wimbledon. Trasmessa dalla BBC, ha avuto un picco di 16 mila richieste simultanee. La broadband sarà sicuramente un fattore cruciale per lo sviluppo dello streaming che porterà ad 85 milioni gli utilizzatori dello streaming entro il 2005. Si stima che in quell'anno, negli Stati Uniti, lo streaming a banda larga realizzerà un utile di 7 milioni di dollari. I network che distribuiscono nuovi contenuti attraverso multicast satellitare faciliteranno l'espansione dei servizi e comunque le aziende che offriranno servizi streaming avranno sicuramente un ruolo significativo e le televisioni dovranno avere una parte molto attiva".
A seguire ha parlato Roberto Rocchietti, presidente della Euphon: "Oggi l'azienda offre non solo competenze televisive, ma anche comunicazioni aziendali che sono estremamente importanti per creare dei messaggi relativi alle applicazioni aziendali. Le ricerche ci dicono che i siti che hanno questo tipo di contenuti sono circa l'11%, con un incremento del 200% nel corso dei prossimi dodici mesi. Gli utenti di streaming in Europa sono circa 26 milioni, tanti quanti sono gli utenti della televisione digitale. Un altro dato europeo riguarda le stime di circa un milione di collegamenti broadband; ciò significa che la maggior parte dei fruitori dello streaming ancora utilizza la banda stretta. Le aziende che utilizzano lo streaming lo sfruttano per più applicazioni: advertising, comunicazione interna ed esterna, entertainment, training e formazione a distanza, fino ad arrivare alle teleconferenze e ai servizi helpdesk ed altri".
"Nell'arco dell'ultimo anno - continua Rocchietti - c'è stato un incremento dell'48% delle aziende che utilizzano streaming, con un aumento dell'86% degli investimenti in questo settore. Il numero delle ore è aumentato del 230% e i byte trasferiti hanno avuto un incremento del 465%. "Absolute streaming" per noi significa presidiare in maniera concreta tutta la catena, questo perché riteniamo che un risultato efficace, sia in termini qualitativi, sia in termini di comunicazione, è assolutamente tale solo se si riesce a presidiare tutte le parti del processo, dal progetto alla distribuzione, studiando e progettando ogni singolo anello. Al di là della ripresa e della post-produzione, oltre alle attrezzature, rivestono altrettanta importanza la scenografia, l'illuminazione e così via. Disponiamo di dodici regie mobili digitali, di cui quattro attrezzate con sistema di encoding per uscita in streaming, dieci studi televisivi, tra Torino e Roma, di cui uno virtuale e tre attrezzati e cablati per la distribuzione. Questo è un segnale che abbiamo voluto dare ai nostri clienti proprio nel concetto del prodotto finito, nel senso di offrire le nostre tecnologie non solo nella televisione ma anche nelle applicazioni di streaming e di webcasting. Un altro aspetto interessante che abbiamo sviluppato ultimamente è lo storage, ovvero la possibilità di fruire del servizio non solo in maniera larga, ma anche on demand, cioè a richiesta, effettivamente dove, come e quando voglio. Questo è tutto un discorso di gestione dei database in bassa e in alta qualità che avrà un futuro interessante, insieme alla gestioni degli archivi digitali nella televisione. Quando parliamo di approccio integrato, parliamo anche di distribuzione. Ultimamente abbiamo fatto un grosso investimento satellitare con Eutelsat e stiamo costruendo, a Torino, un teleporto con la capacità di circa 120 canali streaming, a seconda della banda. Questo utilizzo è indirizzato principalmente al B2B. Il mondo dello streaming satellitare ci porterà, in futuro, discrete soddisfazioni soprattutto perché la soglia di ingresso è crollata in questi ultimi anni. Si è passati dai 5/6 miliardi per un canale televisivo analogico di sei anni fa, a un miliardo o poco più per un canale digitale nel 96/97, fino ad oggi che parliamo di alcune centinaia di milioni. In questo modo si favorisce la crescità di televisioni aziendali, business television, Intranet e larga banda che potranno avere uno sbocco sul satellite molto agevolato. Una importanza notevole la riveste il cavo e per questo abbiamo fatto un accordo con Albacom per la distribuzione sia unicast che multicast, per offrire il servizio non solo a livello di satellite ma globale. Riassumendo le applicazioni sono: l'informazione a distanza, la business television interattiva, gli eventi, le convention, il mondo finanziario, le presentazioni e in generale quella che è la comunicazione d'impresa".
Ma vediamo ora quali sono state le considerazioni di Lugetti Alberto della Netdish: "Le opportunità sono molteplici. Se pensiamo che ci sono milioni di monitor sulle nostre scrivanie che, nella maggior parte dei casi, vengono utilizzati solo per leggere, questo è un fatto allarmante. L'importanza del video come elemento di impatto emotivo, unito alla didattica per la formazione del personale, trovano la loro massima applicazione nella comunicazione al corporate, nella formazione e nelle comunicazioni di rete. Oltre alla didattica e alle slide sono molto importanti i link e le comunity che si possono creare con dei sistemi Web per rendere collaborativo quello che ogni persona fruisce attraverso il video. Tutti questi elementi fanno del Web una potenza micidiale per la comunicazione. Il problema principale rimane la rete che deve sopportare tutti i contributi sia audio che video, altrimenti questi perdono di significato. L'architettura di Internet non è fatta per applicazione in Real Time, il video non è un'applicazione come quella dei dati, che sfruttano il percorso che è in quel momento disponibile e dopo qualche secondo ne utilizzano un altro. Il video necessita che il canale sia sempre disponibile e per tutta la durata necessaria, un percorso stabile e continuo. Quindi c'è bisogno di una banda più larga. Un esempio che può fare chiunque è provare a collegarsi a un sito dove c'è del video e, tramite un programmino che si può scaricare gratuitamente, è possibile vedere graficamente quale è il percorso che fa il segnale che parte dal proprio Pc per raggiungere il sito scelto. Noteremo che gli snodi sono molteplici, il segnale passerà per almeno dieci, dodici o più tratte e se riproviamo dopo qualche secondo il percorso già è diverso e questo per lo streaming è molto negativo. Una delle soluzioni possibili per un business specializzato per il video a servizio dello streaming è quella di bypassare la rete Internet. Per questo abbiamo creato una rete unica in Italia che permette di fare il multicasting su più domini, utilizzando il satellite. Oggi disponiamo di reti satellitari, di IP nostri e di un Teleporto nel nord est del paese. L'elemento satellitare non è alternativo alla rete di terra ma è un ottimo complemento per certe applicazioni di tipo specialistico".
A seguire è intervenuto Massimo Cortinovis, presidente della MP Esperia, azienda con notevole esperienza sul tema: "Sicuramente il grande sviluppo di Internet sarà nel video. MP Esperia grazie alle soluzioni proprietarie MPe Vision e MPe Publishing , al proprio know how e alla propria rete di premier partner, è in grado di offrire garanzia di qualità di tutti i servizi e prodotti implementati e di rispondere con soluzioni tecnologiche altamente innovative ed end-to-end alle necessità di formazione aziendale e training sportivo, comunicazione, marketing, produzione di eventi e gestione e pubblicazione di informazioni attraverso siti e portali. Siamo una azienda che sviluppa soluzioni per Internet, utilizzando le giuste tecnologiche, software, webdesign o integrazione dei sistemi, soprattutto dove ci sia un alto contenuto multimediale. Le aree principali d'intervento sono racchiuse nel progetto che abbiamo chiamato Merlino che è la soluzione globale divisa in tre aree d'intervento: la Content Owner, la Content Syndication Management e la Digital Rights Management che sarebbero la gestione degli assi digitali, la gestione delle regole di distribuzione del contenuto e la gestione dei diritti digitali. Le piattaforme che gestiscono gli assi digitali principalmente si occupano di archiviare e catalogare i contenuti per permettere delle ricerche e facilitare gli editing integrandosi con gli strumenti di publishing, tutti passaggi necessari per arrivare al prodotto finale. L'obiettivo della seconda area di intervento è trasformare i contenuti in prodotti, per esempio trasformare la partita di calcio in una serie di prodotti: le statistiche, le schede sui giocatori, le sincronizzazioni, i replay ecc. In questa area si definirà chi gestisce il contenuto, che cosa deve ricevere, dove lo deve ricevere e come lo deve ricevere.
Si determineranno le caratteristiche finali del prodotto, il formato e i bit ai quali viene incodato, nonché eventuali integrazioni con oggetti, e le tempistiche di consegna.
Tutto questo si può riassumere nelle seguenti definizioni: passaggio dai contenuti audio-video alla piattaforma di gestione dei contenuti in digitale, aggiunta delle regole di syndication e di altri eventuali oggetti che si possono approfondire, successiva distribuzione. Il terzo punto è quello più caldo e fonte di preoccupazione, ovvero la gestione dei diritti digitali".
Tra i vari esempi concreti che sono stati proposti, in chiusura vogliamo ricordare quello molto interessante, relativo agli effetti di queste nuove opportunità nel mercato della canzone. Esaminiamo il file di una canzone: una volta inserito nel server, vengono create le licenze elettroniche e le chiavi di decriptazione e soprattutto vengono stabilite le regole secondo le quali quel file deve essere utilizzato in seguito. Il passaggio seguente consiste nel fatto che l'utente scarica sul proprio Pc questo file.
Esso è leggibile solo parzialmente, a seconda delle regole che gli sono state date da chi ne detiene i diritti. Per esempio il brano musicale potrebbe essere ascoltabile per soli dieci secondi. Ipotizziamo ora che il cliente decida di comprare la canzone: dopo una transazione di denaro, l'utente acquista la licenza per poterla ascoltare interamente, ma solo sul suo computer. Se poi vuole scaricarla sul proprio lettore Mp3 o realizzarne un Cd, deve pagare ancora per up gradare la licenza. Si può inviare il file ad un amico, ma questi potrà ascoltare la canzone solo per i dieci secondi promozionali; se anche lui vorrà ascoltare l'intera canzone dovrà pagare i diritti che ha pagato il primo che, in questo caso, riceverà dei punti da accumulare per ricevere dei buoni d'acquisto, dei premi o altro. (A.M.)

Mr Fink svela i suoi segreti cinematografici
Tra gli altri appuntamenti fieristici ricordiamo anche l'incontro che si è tenuto con Michael Fink, Visual Effects Supervisor della Cinesite in America, nonché Oscar per "Batman il Ritorno". Secondo Variety, la rivista specializzata del settore, Michael Fink è uno dei tre più famosi Visual Effects Supervisor, ed è venuto a Milano in occasione dell'IBTS proprio per testimoniare ai giovani che si preparano ad un futuro in digitale le sue esperienze. Nonostante le vicende terroristiche che hanno colpito l'America e il mondo intero, Michael Fink non ha voluto cancellare l'appuntamento con gli appassionati del settore accorsi numerosi per scoprire i trucchi di un mestiere affascinante come quello del 3D. Il suo intervento è stato continuamente supportato dalle immagini, elemento fondamentale in questo campo. Sono passate scene di "X-Man" e altre tratte dal film "L'Uomo Senza Ombra", del quale si è potuto vedere come è avvenuto il montaggio di ogni singola scena. Ha presentato anche una piccola storia degli effetti cinematografici dagli inizi del cinema fino al digitale di oggi. Descrivere le emozioni e le sensazioni suscitate dalla proiezione di queste immagini e ascoltare Michael Fink che le raccontava, come un bambino racconta ai grandi la sua prima avventura, non è cosa semplice. Quando gli abbiamo chiesto come fosse diventato Visual Effects Supervisor, Michael ci ha risposto così: "Per caso! Ho iniziato come fotografo alle cerimonie matrimoniali, ma lavoravo solo 5/6 mesi l'anno così, nel restante periodo, scattavo qualche foto sui set cinematografici e cominciavo ad aiutare sulle scene a preparare le luci e davo consigli sulla scenografia. Dopo qualche anno ho lasciato del tutto la professione di fotografo e mi sono dedicato interamente al cinema". Ma allora quali sono le caratteristiche che deve avere un Supervisor? Risponde Fink: "Non deve per forza conoscere tutti i programmi e le loro potenzialità, ma deve essere un buon osservatore, capire l'ambiente che ci circonda, conoscere le regole della natura per valutare se il risultato ottenuto è il più vicino possibile alla realtà, ma soprattutto deve saper lavorare in un team dove ci sono professionalità diverse da dover coordinare". (A.M.)

Nell'animazione domina ancora la creatività
"Bisogna rivedere tutto il ciclo di produzione, le nuove tecnologie stanno portando degli importanti cambiamenti per chi lavora nella produzione dei cartoni animati". Così Laura Fiori, presidente Asifa Italia, ha aperto i lavori del Workshop "Il compositing per l'animazione".
Nelle tre ore di workshop l'entusiasmo per le tecnologie è stato costantemente stemperato dalle affermazioni, da parte di tutti i relatori, che l'aspetto umano è assolutamente preponderante su quello tecnico: "la tecnologia da sola non va da nessuna parte" è stato il filo rosso di ogni intervento.
Comunque, questo non toglie nulla alla comune certezza che le tecnologie portano un determinante contributo durante il processo lavorativo, "permettendo agli autori di concentrarsi di più sul processo creativo" come ha sottolineato John Attard, supervisore Effetti Speciali di Chinatown (Milano), vero mattatore del workshop. "Il mio compito - ha spiegato Attard a un pubblico che pendeva dalle sue labbra - è quello di creare soluzioni tecniche che permettano a chi deve creare di dare per scontati alcuni passaggi strettamente tecnici. Così si possono concentrare su quello che è il loro lavoro: creare. Il mio invece è quello di trovare il modo di creare degli effetti speciali nel minor tempo possibile". "Non si può negare - ha continuato Attard - che il digitale abbassa i costi e semplifica i problemi tecnici lasciando spazio alla creatività. E' un sistema dinamico, che permette di agire sulle immagini in maniera inedita. Per motivi economici, la post-produzione inizia sempre più a essere presente nella pre produzione, cioè quando si fanno le analisi di quello che si deve realizzare". Parlando della propria attività ha inoltre specificato: "Ogni settimana prendo l'aereo alla volta degli Stati Uniti, perché noi di Chinatown offriamo soluzioni inedite per il mercato statunitense: spieghiamo come fare una cosa spendendo di meno. In America in molti sono interessati alle nostre proposte, anche perché lì in molte realtà vige ancora l'idea di spendere molto, anche perché hanno le possibilità. Noi invece diciamo: "Con queste tecnologie possiamo farvi risparmiare soldi e farvi ottenere gli stessi risultati"".
Entusiasmo per il 3D, ma anche la certezza (abbastanza diffusa per la verità) che "le tecnologie in 3D sono solo all'inizio, tra pochi anni è facile immaginare che rideremo di quello che oggi ci entusiasma oltre ogni misura".
"L'animazione tradizionale in 2D - ha affermato Attard rispondendo a una domanda del pubblico - non sparirà: è arte e ci sarà sempre".
Il botta e risposta con il pubblico si è infiammato sullo stato di salute della produzione dei cartoni animati in Italia e sulle sue prospettive. Al proposito John Attard ha tenuto a precisare che l'Italia deve assolutamente puntare sulla "italianizzazione dei suoi personaggi e delle sue produzioni. E' inutile copiare dagli Stati Uniti, perché non ci si riesce e poi perché in pochi sono interessati alle imitazioni". "In Italia si respira cultura soltanto camminando - ha sottolineato Attard, italiano di origini ma da poco nel Bel Paese - quindi dovete sfruttare questo patrimonio. A New York la gente fa la fila per vedere un antico vaso romano!".
Matteo Valenti, supervisore post produzione Audiovisivi De Mas & Partners, ha affrontato l'argomento del montaggio e la post produzione digitale di serie e nei lungometraggi in animazione. Al proposito, dopo aver illustrato tutte le fasi produttive, Valenti ha spiegato l'utilità del video board nella produzione, concetto che poi è stato approfondito da Michele Buri. Valenti si è invece dilungato sulle nuove modalità di procedere offerte dal digitale "che sono infinite rispetto alla pellicola. Inoltre il risultato del lavoro si può vedere man mano che si procede, così se si trova qualcosa di cui non si è contenti è possibile rifarlo immediatamente. Ovviamente si rifà solo quello che non convince e non tutto il resto". Altro vantaggio rappresentato dall'utilizzo dei computer è la fase del pre-montaggio: "banalizzando per semplicità, con i computer è possibile realizzare una "messa in fila" grezza delle immagini e mandare il tutto nello studio di post-produzione, dove tutto viene organizzato per il montaggio. Tutto avviene in maniera automatica con apparecchiature Avid".
Il compito di illustrare l'utilizzo del video board lavorando nel composting è toccato a Michele Buri, Technical Director a "La Lanterna Magica": "Ho una lunga esperienza di montaggio "dal vero", ed è una realtà completamente diversa dal video board. Il video board è ormai una prassi consolidata, viene utilizzato quasi all'inizio del processo lavorativo, subito dopo lo story board. La sua vera utilità è aiutare a capire la lunghezza di un film Tv o di una serie Tv. Questo è un aspetto meno importante per i film realizzati per il cinema, cinque minuti in più o in meno non cambiano nulla, mentre un prodotto realizzato per la Tv deve inserirsi in un palinsesto rigido, quindi anche in cinque minuti sono importanti". Altra utilità del video-board è "che serve anche per avere un'idea completa del film che si sta realizzando, per capire se funziona o meno. Inoltre aiuta a capire se ci sono degli scavalcamenti di campo".
Marco Massa, technical director free lance ha affrontato le problematiche creative, tecniche produttive nell'integrazione dei contributi tridimensionali e bidimensionali, sottolineando che la diverse origine del 2D e del 3D "porta inevitabilmente a qualche problema, proprio perché sono due mondi diversi che entrano in contatto". (R.R.)

SMPTE - Gli archivi digitali e la loro gestione
"Archivi digitali e la loro gestione" è stato il titolo del Forum SMPTE che si è svolto, diviso in tre sessioni, tra il 5 e il 6 ottobre all'interno dell'IBTS. I relatori si dividevano tra chi realizza gli standard e chi li utilizza. Divisone che ha dato vita al filo rosso di tutto il Forum: gli utilizzatori chiedono a gran voce delle soluzioni, degli standard comuni "perché noi dobbiamo comunque lavorare" come ha efficacemente affermato Manlio Cruciatti, direttore tecnico di Videotime.
I lavori sono stati aperti da Franco Visintin (SMPTE Italy Section, Milano) che ha annunciato la nascita dei primi tre Student Chapters in Europa, più precisamente a Milano (corso di specializzazione sulla Tv digitale presso il Dipartimento di Scienza della Comunicazione dell'Università di Milano e Master su convergenza e società dell'informazione, organizzato presso il Politecnico di Milano) e a Lugano (corso di tecniche multimediali presso il Conservatorio di Scienze Audiovisive).
A causa delle conseguenze sui voli internazionali causati dall'attentato dell'undici settembre, Vittorio Storaro non è riuscito a giungere a Milano. In compenso ha fatto pervenire la relazione che avrebbe presentato, della quale sono stati letti alcuni passi. Storaro, da cineasta, si preoccupa della conservazione dei negativi dei film a colori degli anni 50 che, con il passare del tempo, si stanno rovinando: per questo motivo si augura che gli originali vengano riversati su supporti in grado di preservarne la qualità.
Il lavoro di riversamento non deve però alterare o manipolare i dati perché "il cinema è un linguaggio delle immagini, e alterare le immagini significa alterarne l'espressione, lo stile e, alla fine, il film stesso". Come soluzione, Storaro indica il Kodak Digital Optical Tape System. "La nuova tecnologia DOTS della Kodak credo che risolverà tutti i problemi per la preservazione del suono e dell'immagine".
Guido Vannucchi, ideatore delle Teche Rai, ha sinteticamente illustrato quali devono essere gli aspetti fondamentali di un grande archivio digitale: nuovi criteri di catalogazione ("è il problema fondamentale: trovare un metodo di documentazione automatica"), il catalogo ("ci vuole un metodo efficiente per trovare velocemente quello che si cerca, la ricerca per parole chiave è la nuova frontiera"), la teca ("è un supporto migliore rispetto al nastro magnetico, si possono trasferire dati senza perdere qualità"), la rete Intranet e servizi ausiliari ("servizi di sicurezza per gli archivi").
Peter Dusek (responsabile archivi Tv di stato austriaca e presidente Federation Internationale des Archives de Television) dopo aver ricordato la sua esperienza negli archivi austriaci ("negli anni '70 erano tremendi") ha evidenziato come per il passaggio agli archivi digitali ci vorrà ancora molto tempo ("il patrimonio analogico durerà ancora 20/30 anni"). Questo perché mancano sia i fondi sia i tecnici preparati per riversare tutto il materiale video. "Siamo vicini al paradiso artificiale - ha ironizzato - ma siano ancora in purgatorio".
Adriano Aprà (direttore della Cineteca nazionale di Roma) ha affrontato il tema, già presente nella relazione di Storaro, della conservazione delle matrici cinematografiche. In particolare ha posto un dubbio: "non sappiamo ancora quanto i supporti digitali possano durare nel tempo. Spero che non ci troveremo in una situazione simile a quella delle pellicole a colori: dopo anni si è scoperto che il colore decadeva. Anche perché con i digitale il rischio è che al posto di degradare il colore, sparisca l'immagine".
Horst Schachlbauer (project leader di IRT a Monaco) ha affrontato il tema degli archivi Tv del futuro, mettendo in luce una serie di problemi tecnologici che potrebbero nascere. Comunque il relatore non aveva dubbi su un aspetto: "Le nuove tecnologie dovranno essere flessibili e scalabili in aumento perché ormai tutti vogliamo tenere tutto". Il futuro degli archivi Tv è comunque atteso con ottimismo: "Ridurranno e semplificheranno i tempi di lavoro, impiegando meno personale. Collaboriamo attivamente con Sony e Panasonic per ottenere dei risultati migliori". Inoltre Schachlbauer ha posto il problema della gestione dei diritti d'autore: "Negli archivi ci sarà del materiale del quale si ignora chi detiene i diritti d'autore".
Fulvio Maurizio e Nicola Di Fabio della Ascential (www.ascentialsofware.it) hanno illustrato le caratteristiche di Media360, una soluzione che raccoglie, organizza e distribuisce ogni tipologia di contenuto multimediale.
"Chiedo aiuto alla SMPTE - ha esordito Giovanni Soldi amministratore delegato Shs Multimedia - perché si arrivi a uno standard comune, che ora non esiste". Soldi ha quindi posto l'accento sulle necessità di chi lavora, che è alla ricerca di sicurezze più che di bei discorsi. "E' impellente uno standard per i dati - ha continuato Soldi - e suggerisco che lo SMEF (Standard Media Exchange Framework), che non è ancora uno standard, venga tenuto in considerazione. Il problema di un data model da affiancare a un data base è importante nel successo di un progetto". Soldi ha concluso: "Nel mondo della televisione è stato introdotto il concetto di "file" che è diverso da quello di video. La tecnologia file è migliorata ed è diventata una realtà con costi ragionevoli".
Manlio Cruciatti, direttore tecnico di Videotime, ha aperto la seconda giornata del forum SMPTE, seguendo le orme di Soldi: "Non si può aspettare l'ultima tecnologia, altrimenti non si parte più. Nello stesso modo non si possono aspettare gli standard, quindi bisogna lavorare con degli standard de facto e poi forzare perché le istituzioni competenti li accettino". "I nuovi archivi digitali presuppongono una nuova metodologia di archiviazione, in vista della loro utilità basilare: devono essere rapidi e facilmente leggibili. La rete Intranet è un asset essenziale. Per il supporto, l'unica soluzione attuale è il nastro magnetico". A seguire l'intervento di Roberto Cecatto, responsabile Struttura Ingegneria della Divisione Produzione della Rai, che ha illustrato l'organizzazione e la gestione del nuovo sistema degli archivi Rai, spiegando quanto i lettori di Broadcast & Production hanno già letto nell'intervista esclusiva apparsa nel numero di ottobre. Dopo aver presentato il sistema noto come "Teche", Cecatto ha tenuto a precisare che "l'archivio "vecchio" funziona con efficienza tutti i giorni".
Mike Wood della BBC Technology ha esposto l'esperienza del broadcaster inglese che nel 1997 ha creato l'archivio digitale "Con lo scopo di preservare e di iniziare il processo di passaggio all'archiviazione digitale, oltre che di individuare un metodo per accelerare l'accesso ai media. E' stato quindi sviluppato un nuovo "business model" per le news e gli archivi.
Come conseguenza di questa attività, sono stati iniziati dei progetti per esplorare come la tecnologia dei media asset management possa supportare questa nuova visione, in particolare nell'area delle news e della produzione".
L'ultimo intervento è stato di Marco Pellegrino (Videotime): "Il rapporto tra i costi e l'efficienza degli archivi digitali sta diventando interessante. Comunque, l'archivio digitale è anche una conseguenza del fatto che tutti i processi lavorativi stanno diventando digitali".
"La cassetta sarà catalogata e collocata negli archivi e da lì verrà utilizzata, senza la necessità che esca fisicamente dall'archivio". (R.R.)

Aumentano le soluzioni Etere
"Vorrei precisare che è vero che Etere è in partnership con SHS Multimedia, ma che è falso che Shs abbia comprato Etere". Una precisazione alla quale Fabio Gattari, amministratore di Etere, tiene, ovviamente, molto e che di fatto apre il workshop, nel quale Marcello Dellepiane (vice presidente di SeaChange International), Leonardo Girardi (amministratore unico di Professional Show) e Simone Naldi (product manager di Terasystem),oltre allo stesso Gattari, hanno presentato il prodotti Etere per la programmazione e la gestione dell'affollamento pubblicitario. “Per il prossimo gennaio - ha annunciato Gattari - sarà pronto Etere 12, che permetterà di vedere le immagini come andranno in onda, comprensive di eventuali sottotitoli o loghi. La particolarità di Etere è che gli spot sono già nel palinsesto, così se si sposta il programma, lo si sposta con dentro gli inserti pubblicitari. Questo è utile per i venditori, che vendo la pubblicità legata a un determinato programma più che a un'ora di messa in onda". "L'archivio delle Tv locali va valorizzato - ha continuato Gattari -: digitalizzarlo significa pulire le immagini e vederle in bassa risoluzione sul Pc. Un passaggio importante, perché il Dvb terrestre vivrà degli archivi delle emittenti locali". Leonardo Girardi ha parlato del lato pratico del lavoro: "Quando dobbiamo metterci all'opera, il primo aspetto da affrontare è quello di intendersi con la softwarehouse per non creare nessun problema di sorta". Marcello Dellepiane ha illustrato le potenzialità dei videoserver di SeaChange ("Quello per Mediaset è attualmente il più grande mai costruito" ha precisato): "Noi abbiamo un'architettura che ha eliminato l'esigenza della ridondanza. Inoltre, non bisogna comprare tecnologia proprietaria per far funzionare queste apparecchiature. Basta tecnologia informatica normale". Simone Naldi ha infine presentato la Terasystem che si occupa di sistemi integrati. "La nostra scelta - ha spiegato Naldi - si è indirizzata verso le librerie a nastro realizzate con la tecnologia AIT, che danno più affidabilità".
"Il ProMPEG Forum è nato nel 1998 per promuovere il dialogo tra fabbricati e utenti finali per cercare una collaborazione per l'interoperabilità attraverso canali produttivi e distributivi - così esordisce John Ive (director strategic planing della Sony Broadcast e Smpte Chairman) che continua - La missione del forum è quindi quella di arrivare all'interoparibilità digitale nel video professionale".
Ive ha poi illustrato diverse versioni di Mpeg: "Mpeg2 si occupa della alta definizione, mentre l'Mpeg è destinato al mercato consumer, ma con una qualità molto buona". Al proposito basta ricordare le tragiche immagini delle Torri Gemelle lo scorso undici settembre, molte delle quali sono state riprese da telecamere consumer e sono state trasmesse senza nessun problema qualitativo. "Mpeg4 - continua Ive - atteso per un futuro non molto prossimo, elaborerà immagini complesse a bassa velocità. Inoltre sarà utilizzato per la prossima generazione di cellulari. Mpge7 non si occupa della compressione del video, ma di informazioni su informazioni. E' collegato a dati e metadati, conterrà informazioni sul video".
Ive ha poi brevemente illustrato i formati messi a punto dal ProMpegForum: AAF (formato avanzato d'autore, un formato di file studiato per la post produzione e le applicazioni d'autore); MXF (formato interscambio materiale, formato di file per lo scambio di programmi tra sistemi di archiviazione ed elaborazione come server, tape streamer e archivi digitali); SDTI (una soluzione per il trasferimento dei segnali video compressi utilizzando le infrastrutture video digitali esistenti, gli SDI). Ive si è soffermato in particolare su MXF: "E' fondamentale per tutti i produttori Tv". Ha preso poi la parola Manlio Cruciatti, direttore tecnico di Videotime, che ha di fatto confermato quanto già esposto durante il forum SMPTE: " Ho dovuto trovare delle soluzioni per lavorare, questo mentre si attendevano i miglioramenti o gli standard. Si tratta di soluzioni orribili (testuale - n.d.r.) ma sono sempre meglio di niente. Ci vogliono anni per la standardizzazione: è un periodo troppo lungo per chi deve andare in onda tutti i giorni".
Ive ha infine illustrato quale deve essere la filosofia dei nuovi prodotti: "costruiti non per durare ma per cambiare. Dovranno essere delle piattaforme aperte per poter interagire con diversi formati". (R. R.)

Il digitale nel giornalismo televisivo
Broadcast & Production si occupa principalmente degli aspetti tecnici del mondo del broadcast. Per questo seguiamo attentamente il passaggio al digitale, cercando di capire quanto e come cambierà il modo di lavorare del personale tecnico di emittenti radio e Tv. Ma il passaggio al digitale sta cambiando anche il lavoro dei giornalisti. Questo aspetto, specificatamente di quello dei giornalisti Tv, è stato affrontato nel convegno Il riflesso del digitale nel giornalismo televisivo al quale sono intervenuti Federico Bini (caporedattore redazione scientifica di Mediaset), Roberto Amen (caporedattore Rainews 24), Mauro Buffa (responsabile redazione Tv del Ilnuovo.it), moderati da Mauro Parissone dell'agenzia H24.
Apertura affidata a Roberto Amen che descrive la sua attività: "A Rainews 24 siamo praticamente sempre in diretta. Utilizziamo quello che producono le tre Reti Rai, noi non produciamo nulla. L'avvento del digitale ha cambiato il nostro modo di lavorare". Concetto approfondito da Federico Bini: "Il passaggio al digitale è una strategia professionale evolutiva. Le macchine fanno i lavori e liberano risorse creative. I giornalisti risparmiano tempo e possono così curare meglio il prodotto. Ma la strategia evolutiva - continua Bini - non è semplice, richiede collaborazione e partecipazione da parte di tutti, perché il lavoro è cambiato". Bini procede con un esempio: "Oggi non perdo più tempo nel cercare una videocassetta in archivio o facendo la fila per una sala di montaggio. Grazie a un prodotto come Clipedit di Sony, posso avere tutto senza alzarmi dalla mia sedia, così posso passare più tempo a curare il servizio al quale sto lavorando". "Con il sistema digitale della Sony si ingrassa - afferma con un sorriso Mauro Buffa - perché non ci si muove più. A Ilnuovo.it siamo partiti da zero, cosa che ci è costata molta fatica, ma che ci ha permesso di impostare tutto il lavoro con una nuova filosofia di lavoro nella quale i giornalisti condividono il materiale".
"La maggiori resistenze a questo nuovo modo di lavorare - ha spiegato Bini - sono arrivate dai giornalisti "graduati" (caporedattori, ecc) che ora hanno più responsabilità, perché effettuare il controllo dei pezzi prima che vadano in onda è più semplice. Al contrario, i redattori hanno accolto meglio il cambiamento, perché, come detto, gli facilita il lavoro. Gli archivi sono importanti - continua Bini - i Tg Mediaset sono archivi-dipendenti. Il passaggio degli archivi al digitale cambierà parecchio il modo di lavorare, perché potrò vedere le immagini che cerco più facilmente, mentre per ora è tutto ancora in analogico con una grande perdita di tempo". "Il modo in cui una Tv debba gestire una tragedia come quella dell'undici settembre può aiutarci a capire come sia cambiato il nostro lavoro - afferma Bini -. Avendo dieci giornalisti a disposizione, l'ideale era metterne due a seguire la CNN per realizzare dei file di immagini in base ai vari soggetti, mentre gli altri otto andavano occupati nel preparare i servizi. Un metodo simile permetterebbe una maggiore facilità di lavoro se paragonato alla "disperata" ricerca su una videocassetta dell'immagine che serve". "Grazie alla diffusione della banda larga - afferma Buffa - i nostri servizi Tg per il Web si possono vedere in televisione. eBiscom offre Tv on demand e offre la possibilità di personalizzare il proprio Tg, in base al profilo dell'utente". "I digitale richiede meno personale per fare le stesse cose che si facevano in analogico - afferma Roberto Amen - ma questo non deve automaticamente significare che il personale va tagliato, ma che deve essere utilizzato in un altro modo, proprio perché il lavoro è cambiato. Al proposito, l'esempio di Bini relativo alla tragedia dell'undici settembre è perfetto".
La conclusione è affidata a Bini: "Bisogna comunque rimarcare che non è il digitale che fa un buona informazione, ma sono i giornalisti che la fanno. Il digitale al massimo li aiuta". (R.R.)

ProMPEG Forum: il confronto tra produttore e utilizzatore di tecnologia
"Vorrei precisare che è vero che Etere è in partnership con SHS Multimedia, ma che è falso che Shs abbia comprato Etere". Una precisazione alla quale Fabio Gattari, amministratore di Etere, tiene, ovviamente, molto e che di fatto apre il workshop, nel quale Marcello Dellepiane (vice presidente di SeaChange International), Leonardo Girardi (amministratore unico di Professional Show) e Simone Naldi (product manager di Terasystem),oltre allo stesso Gattari, hanno presentato il prodotti Etere per la programmazione e la gestione dell'affollamento pubblicitario. “Per il prossimo gennaio - ha annunciato Gattari - sarà pronto Etere 12, che permetterà di vedere le immagini come andranno in onda, comprensive di eventuali sottotitoli o loghi. La particolarità di Etere è che gli spot sono già nel palinsesto, così se si sposta il programma, lo si sposta con dentro gli inserti pubblicitari. Questo è utile per i venditori, che vendo la pubblicità legata a un determinato programma più che a un'ora di messa in onda". "L'archivio delle Tv locali va valorizzato - ha continuato Gattari -: digitalizzarlo significa pulire le immagini e vederle in bassa risoluzione sul Pc. Un passaggio importante, perché il Dvb terrestre vivrà degli archivi delle emittenti locali". Leonardo Girardi ha parlato del lato pratico del lavoro: "Quando dobbiamo metterci all'opera, il primo aspetto da affrontare è quello di intendersi con la softwarehouse per non creare nessun problema di sorta". Marcello Dellepiane ha illustrato le potenzialità dei videoserver di SeaChange ("Quello per Mediaset è attualmente il più grande mai costruito" ha precisato): "Noi abbiamo un'architettura che ha eliminato l'esigenza della ridondanza. Inoltre, non bisogna comprare tecnologia proprietaria per far funzionare queste apparecchiature. Basta tecnologia informatica normale". Simone Naldi ha infine presentato la Terasystem che si occupa di sistemi integrati. "La nostra scelta - ha spiegato Naldi - si è indirizzata verso le librerie a nastro realizzate con la tecnologia AIT, che danno più affidabilità".
"Il ProMPEG Forum è nato nel 1998 per promuovere il dialogo tra fabbricati e utenti finali per cercare una collaborazione per l'interoperabilità attraverso canali produttivi e distributivi - così esordisce John Ive (director strategic planing della Sony Broadcast e Smpte Chairman) che continua - La missione del forum è quindi quella di arrivare all'interoparibilità digitale nel video professionale".
Ive ha poi illustrato diverse versioni di Mpeg: "Mpeg2 si occupa della alta definizione, mentre l'Mpeg è destinato al mercato consumer, ma con una qualità molto buona". Al proposito basta ricordare le tragiche immagini delle Torri Gemelle lo scorso undici settembre, molte delle quali sono state riprese da telecamere consumer e sono state trasmesse senza nessun problema qualitativo. "Mpeg4 - continua Ive - atteso per un futuro non molto prossimo, elaborerà immagini complesse a bassa velocità. Inoltre sarà utilizzato per la prossima generazione di cellulari. Mpge7 non si occupa della compressione del video, ma di informazioni su informazioni. E' collegato a dati e metadati, conterrà informazioni sul video".
Ive ha poi brevemente illustrato i formati messi a punto dal ProMpegForum: AAF (formato avanzato d'autore, un formato di file studiato per la post produzione e le applicazioni d'autore); MXF (formato interscambio materiale, formato di file per lo scambio di programmi tra sistemi di archiviazione ed elaborazione come server, tape streamer e archivi digitali); SDTI (una soluzione per il trasferimento dei segnali video compressi utilizzando le infrastrutture video digitali esistenti, gli SDI). Ive si è soffermato in particolare su MXF: "E' fondamentale per tutti i produttori Tv". Ha preso poi la parola Manlio Cruciatti, direttore tecnico di Videotime, che ha di fatto confermato quanto già esposto durante il forum SMPTE: " Ho dovuto trovare delle soluzioni per lavorare, questo mentre si attendevano i miglioramenti o gli standard. Si tratta di soluzioni orribili (testuale - n.d.r.) ma sono sempre meglio di niente. Ci vogliono anni per la standardizzazione: è un periodo troppo lungo per chi deve andare in onda tutti i giorni".
Ive ha infine illustrato quale deve essere la filosofia dei nuovi prodotti: "costruiti non per durare ma per cambiare. Dovranno essere delle piattaforme aperte per poter interagire con diversi formati". (R.R.)

Reti IP a banda larga: videocomunicazione e business Tv
Di minor interesse per Broadcast & Production il workshop Reti IP a banda larga: videocomunicazione e business Tv, focalizzato principalmente sulle esperienza di videoconferenze, insegnamento a distanza, comunicazione d'impresa.
Da segnalare comunque alcuni passaggi del workshop, a partire dal collegamento in video via Internet da SatExpo di Vicenza di De Vincenti di Eutelsat.
Una dimostrazione pratica delle potenzialità di Internet via satellite, che se pure viziata da alcuni problemi di audio, faceva chiaramente intravedere i possibili sviluppi attesi per i prossimi anni.
Massimo Mazzanti, direttore di Numidia, ha aperto i lavori: "Numidia si occupa della migrazione dei contenuti tra vari mezzi, tra cui anche la televisione. Nel brodacast non c'è molta distinzione nell'utilizzo dei prodotti consumer e professional. La convergenza è poco progettabile e molto imprevedibile. La banda larga è stata utilizzata per usi poco ragionati o previsti. Quindi è difficile prevedere i servizi per il futuro, che potrebbero interessare anche la Tv. Alla Tv la banda larga offrirebbe un consumo non lineare. Lo sviluppo delle tecnologie permetterà lo sviluppo della Tv on demand".
Gianluca Ferré della Cisco si è soffermato sulle soluzioni avanzate sulla Rete: "Il trasporto video sulla Rete è innovativo, ma oggi non è ancora pensabile fare Tv su Internet, ma lo si può fare su Rete IP. Il video sulla Rete si può integrare con AVVID, che sta per Architecture for Voice Video and Integrated Data, un unico cavo in cui ci sta tutto". (R.R.)