L'OPINIONE
La radio digitale ha un futuro
La radio digitale è morta, anzi non è mai nata. Lo pensano in molti, altrettanti lo sperano. Mi dispiace, ma non è così ed ho buoni motivi per affermarlo con decisione. Si può giustificare questa affermazione semplicemente ricordando che non si può fermare l'innovazione tecnologica. I radiofonici di buona memoria ricorderanno certamente l'introduzione della Modulazione di Frequenza in America negli anni Trenta. Una storia di entusiasmi, ma anche di indifferenza, di riluttanza e scetticismo da parte dei broadcasters dell'epoca. Sarà poi, proprio l'Fm, lo strumento della rinascita radiofonica prima negli Usa e più recentemente, nel Vecchio Continente.
Ora la posta in gioco è ancora più alta. La nuova sfida è la convergenza tra i media.
Chi non partecipa rinuncia allo sviluppo, perderà valore, forse si consolerà con offerte di nicchia. Ma la radio è già oggi una nicchia nel villaggio globale della comunicazione, dunque sarà più probabile una lenta uscita di scena, un declino inarrestabile.
Dunque viva la radio digitale, ma attenzione: occorre fare anche alcune precisazioni.
Il DAB Eureka 147 non è la radio digitale: è una delle possibilità offerte per diffondere programmi digitali. Il DAB nasce alla fine degli anni '80 sostenuto dall'UER (Unione Europeenne de Radio-Television), la potente associazione del settore radiotelevisivo pubblico. Questo nuovo standard doveva essere l'arma segreta per vincere la guerra lampo contro l'avanzata dilagante dell'emittenza commerciale. Nel 1995 in Germania, a Wiesbaden, si celebra la conferenza internazionale per coordinare le frequenze su cui effettuare, in ciascun paese, le nuove trasmissioni. Il futuro è pronto e confezionato a misura in base alle esigenze della radio pubblica. Il sogno si infrange con la realtà del mercato.
Senza il settore privato non c'è sviluppo, i ricevitori DAB non approdano sugli scaffali dei negozi, rimangono un'immagine virtuale e i prezzi, non c'è dubbio, sono poco allettanti. L'industria raffredda gli entusiasmi, rallenta la produzione consumer. Il segnale è chiaro.
Così anche i servizi pubblici devono rivedere la loro strategia, quasi una marcia indietro. Si aprono le porte della collaborazione, possibilmente secondo le regole volute dall'Uer, nasce l'Euro DAB Forum (oggi World DAB Forum) si tenta di imporre il DAB come lo standard di tutti, senza affrontare i nodi di base: i costi e le frequenze.
Il vero ostacolo alla diffusione del DAB è la scarsa disponibilità di frequenze per la radiofonia privata. I nodi vengono al pettine in tutta Europa e il DABva in crisi nei Paesi scandinavi, in Germania, in Francia in Belgio e Olanda.
In Italia la crisi è più contenuta solo perché gli editori nazionali non lasciano campo libero alla Rai.
La storia del DAB è dunque controversa e ciò ha provocato non pochi danni. Sfiducia e scetticismo hanno favorito mille illazioni che indicavano altrettanti destini per la radio. Nessuno, ovviamente prevedeva la sopravvivenza di questo medium in modo autonomo e originale.
La radio vuol essere artefice del proprio sviluppo. La gestione delle reti digitali è fondamentale per lo sviluppo, in particolare per i media più deboli.
Il DAB dunque non può e non deve essere abbandonato, ma dovranno essere rivisti i concetti di base, affrontando il nodo delle frequenze per offrire uno spazio adeguato a tutti i soggetti oggi operanti. Il DAB rischia di essere già tecnicamente obsoleto quando sarà applicato. Non servono più le belle brochures del World DAB Forum, occorrono azioni concrete. Il Forum, dove regna sovrana la supremazia degli interessi della radio pubblica, tenta solo di rimandare i problemi concreti nell'illusione che prima o poi il mercato si piegherà davanti al DAB. Per sostenere lo sviluppo, per accelerarlo occorre un bagno di realismo. Il DAB, deve essere chiaro, non ha e non può avere l'esclusiva per la trasformazione digitale della radio. L'Europa è sempre più integrata e i flussi di mobilità all'interno dell'Unione richiedono adeguati servizi a ricezione mobile, tra cui la radio. Esiste una nuova opportunità offerta da World Space per la diffusione di programmi radiofonici digitali a ricezione diretta da satellite. World Space, è oggi un progetto industriale molto interessante. Nato da un'iniziativa privata destinata a favorire la comunicazione in Paesi in via di sviluppo si è con il tempo trasformato.
L'ingresso di Alcatel nella compagine societaria e il rinato interesse verso la diffusione radiofonica nei paesi europei ne fanno un partner molto interessante per i broadcasters commerciali.
World Space, come i progetti americani Sirius e XM, propone un servizio integrato da satellite e terrestre per una diffusione digitale particolarmente destinata alla ricezione mobile su grandi aree.
Non riteniamo che World Space sia alternativo al DAB, bensì integrativo per poter proporre un completo sviluppo della radiofonia. World Space è un progetto di mercato con una chiara vocazione commerciale che non nasconde alcuna discriminazione a danno dei radiofonici privati.
La RNA, pur non rinunciando allo sviluppo delle reti terrestri DAB, sta stringendo un accordo con World Space per la diffusione di programmi digitali dei propri associati, superando così una sciocca diffidenza verso questo progetto, alimentata soprattutto da chi pensa ancora che il DAB sia uno strumento di selezione e non già un'opportunità per la radio.
I pessimisti avranno dunque vita dura ed altrettanto sarà per chi sogna un antico egemonismo.