L'OPINIONE

Nuove tecnologie: killer applications per il terzo millennio
di Antonio Piserchia
Presidente Perspective S.r.l.
perspective@inwind.it

Introdurre questo numero di B&P, che rappresenta l'edizione "per l'IBTS 2001 e per l'IBC 2001", con una puntuale analisi sullo stato delle tecnologie per la comunicazione è veramente arduo, in un momento come l'attuale, in cui in questo settore tanto è accaduto, ma molto deve ancora accadere. Dal canto suo IBTS in particolare è sempre stata non solo una grande esposizione tecnologica, ma anche un punto di incontro dialettico, per gli operatori italiani e non della comunicazione, sullo stato dell'arte di questo delicato settore della nostra vita sociale. Dunque sarebbe bene recarsi a questi appuntamenti e andarci con un pizzico di maggiore consapevolezza sul modo in cui le nuove tecnologie possono essere oggi positivamente impiegate. Proviamo quindi a fare alcune considerazioni di scenario, ad uso e consumo di chi si appresta a visitare questa manifestazione interessante come questa e a vivere quindi un'esperienza significativa per l'approfondimento e lo sviluppo del proprio patrimonio di conoscenze.

L'ultimo romanzo di un autore radio-cine-televisivo di successo, Diego Cugia, dipinge nell'anno 2017 il terrificante scenario di una futura Grande Rete Interattiva, in cui il cinismo televisivo e la forza dissociante di Internet contribuiscono a creare, assieme ad un benessere forzato, il culto del disimpegno e l'esplosione di schizofrenie latenti.

Più che di una previsione - un po' troppo pessimistica - si tratta di un utile segnale da raccogliere in questo delicato momento dello scenario della comunicazione multimediale, oltre che di uno stimolo per considerazioni e valutazioni più positive e costruttive per il futuro.

L'avvento delle nuove tecnologie, la loro esplosione incontrollata, la "ubriacatura" di Internet e della "Net Economy", la successiva e perdurante crisi di ordine economico-finanziario per molte aziende del settore, stanno imponendo oggi una doverosa pausa di riflessione, che dovrebbe portare ad un rapido rilancio di tutta quest'area di attività.

L'aspetto più delicato e la domanda più critica del momento riguardano però le linee che dovranno essere seguite per questo rilancio, per evitare le spiacevoli sorprese del passato.

A mio avviso - e si tratta del sommesso parere di un operatore del settore, comunque attento osservatore di questa complessa realtà - una delle cause principali di molte delusioni provocate nel recente passato dalla New Economy è da individuarsi non solo in un eccesso di entusiasmo valutativo delle prospettive del settore, ma anche nell'indirizzo dato alla ricerca dei profitti: ricerca resa a volte frenetica - e quindi di per sé disorganica - dalla necessità di giustificare un "business plan" o addirittura la stessa "ragion d'essere" di una nuova azienda.

Lungi da noi affermare che la ricerca del profitto non sia un obiettivo da perseguire, a nostro avviso è l'identificazione del tipo di profitto che è stata in molti casi male indirizzata o equivocata, dando luogo a strategie aziendali fuorvianti e, alla lunga, perdenti.

L'ambito di mercato della "New Economy" non è sostanzialmente cambiato rispetto a quello della "Old Economy". L'economia è sempre la stessa e così i suoi fondamentali.

Quello che è cambiato è il campo di applicazione delle cosiddette nuove tecnologie, che sono molto più pervasive e quindi a volte incontrollabili. La correzione che si impone oggi per il mercato della New Economy non è paragonabile, come scrive "Mediamente" in una recente intervista al presidente della IBM Italia, a quella registrata negli anni '80 per il mercato dell'informatica. L'impatto di queste nuove tecnologie è molto più forte e pervasivo di quello che si è registrato per l'informatica e quindi impone una profonda trasformazione non solo nel modo di lavorare e nella stessa struttura delle imprese, ma anche nella stessa individuazione dei loro obiettivi.

Tornando quindi proprio agli obiettivi, occorre forse focalizzare l'attenzione, più che sulla pura ricerca di nuovi profitti, sull'ottimizzazione dei costi per prodotti e servizi già esistenti, concentrando quindi gli sforzi sull'applicazione delle "new information and communication technologies" alle grandi strutture pubbliche e private. Le prossime " killer application" di Internet e dei nuovi sistemi di video comunicazione a larga banda potranno essere proprio l'e.government, l'e.learning, la net.art, la e.medicine, cioè tutte quelle applicazioni che toccano prevalentemente le Istituzioni, gli Enti pubblici, e le grandi aziende. Al proposito l'Europa e l'Italia beneficiano dell'opinione favorevole di un illustre operatore del settore come Bill Gates, che le vede particolarmente all'avanguardia del campo delle e.government. Mentre per l'e.learning sia le Istituzioni pubbliche che l'impresa privata sono oggi convinte che la rivoluzione elettronica passi proprio attraverso la formazione on line. Si tratta in generale di un mercato molto vasto e interessante, nel quale si dovrà operare con l'obiettivo, più che di creare nuovi prodotti e profitti, di abbassare i costi e migliorare la qualità dei servizi forniti al cittadino. Un mercato, nel quale avranno spazio gli operatori e i fornitori di tecnologie, ma anche i broadcaster, che potranno proporsi come esperti di comunicazione e di contenuti, quali essi sono, ma anche come integratori di sistemi. Questa sembra una prospettiva molto incoraggiante e positiva per la New Economy e, in generale, per il mercato della comunicazione.

Una prospettiva nella quale la nuova tecnologia non sarà soltanto, come a volte in passato, un gadget o uno status symbol per le aziende. Perché in fondo tutti noi sappiamo che con le tecnologie occorre misurarsi, dominarle e imparare ad usarle per un effettivo miglioramento della qualità della vita. Solo così il futuro potrà essere ancora a misura d'uomo. Perché - come recita una vecchia strofa di Paul Simon - "sulla terra abbiamo il difetto di essere, oltre che tecnologici, anche un po' sentimentali".