BROADCAST & SAT
Decoder da satellite: più unico che raro
A cura di Francesco Straticò
Questa nuova rubrica dedicata alle trasmissioni da satellite e alle relative problematiche non poteva che esordire con largomento del momento: il decoder unico. Pare proprio che i due gestori nazionali di pay Tv e pay per view digitale satellitare, D+ e Stream, siano arrivati ad un accordo, non si può dire senza fatica e sofferenza, visto anche il peso delle multe che le due aziende hanno dovuto subire (ben 800 milioni a testa). Il Simulcrypt è il sistema scelto per traghettare effettivamente verso questo nuovo status della Tv digitale: da marzo 2001 in via sperimentale e da aprile in modo definitivo, chi ha già in comodato un decoder di uno dei due gestori satellitari potrà ricevere anche i programmi dellaltra piattaforma. Abbiamo interpellato i portavoce di D+ e Stream, ai quali abbiamo rivolto un po di curiose domande sullargomento: le risposte sono straordinariamente coincidenti, cosa che fa ben sperare in una reale risoluzione della vicenda. Di seguito una sintesi di queste informali interviste.
Per iniziare: perché la scelta del simulcrypt come sistema per il decoder unico?
Le due piattaforme sono decisamente concordi. Inoltre non c’erano alternative: senza il simulcrypt si sarebbe dovuto optare per la sostituzione completa del parco ricevitori sul mercato, con costi per i due gestori e disagi per gli abbonati facilmente intuibili. Facciamo un conticino della spesa: se sul mercato ci fossero solo mezzo milione di decoder Irdeto, al prezzo medio di 800mila lire l’uno questi avrebbero un valore complessivo di 400 miliardi! E la nostra stima sa di notevole difetto…
In che modo tecnicamente si arriverà a realizzare il simulcrypt?
L’ipotesi più ragionevole sembra quella della doppia carta: cioè D+ e Stream rilasceranno a richiesta dell’abbonato la smart in Seca o quella in NDS, cosicchè ogni abbonato avrà un solo decoder, dell’una o dell’altra piattaforma, ma due schede, da inserire alternativamente o in simultanea con l’ausilio di un apparecchio «dual card».
Anche l’ipotesi di uno scambio di «chiavi» è allo studio: in questo modo non ci sarebbe bisogno di una doppia smartcard, ma ogni abbonato ad una piattaforma che decidesse di abbonarsi anche all’altra avrebbe subito la sua card «aggiornata» via satellite con i nuovi codici atti alla decodifica dei canali ulteriori: sistema questo sicuramente più semplice e «trasparente» per l’utente, ma più difficile per i gestori, visto che presuppone uno scambio dei dati degli abbonati con conseguenze magari non proprio esplorabili a priori… per esempio la possibilità che un gestore cerchi di «rubare» l’abbonato altrui con allettanti offerte, farlo passare come «primario» sulla sua piattaforma e quindi noleggiargli il decoder di proprietà.
Inoltre questo sistema sa un po’ psicologicamente di troppa commistione, quasi fosse una «fusione» tra i due operatori, non si sa bene con quali eventuali risvolti sul mercato.
Il simulcrypt sarà esteso anche ai canali interattivi e alla pay per view?
No, né ora né in futuro: i software utilizzati dai due gestori sono talmente diversi che non è ipotizzabile che oltre ai programmi diffusi ci possa essere qualche altro servizio in comune… in altre parole, un utente non potrà vedere un film o la partita in pay per view della piattaforma di cui non ha il decoder: potrà vederne solo i canali in broadcasting.
Per quanto se ne sa, comunque l’utente pagherebbe per l’abbonamento completo.
Che fine faranno gli abbonati Irdeto?
L’accordo tra i due gestori non ne parla, e questa è probabilmente la pecca più grave della lettera di intenti tra le due piattaforme: sicuramente questa mancanza di attenzione (voluta?) provocherà qualche colpo di scena. D+ sta incentivando i propri abbonati Irdeto al passaggio al Seca, con varie offerte; Stream ha bloccato gli abbonamenti Irdeto, ma non pensa di sostituire i decoder, anzi conferma la propria intenzione di continuare il servizio completo (canali diffusivi, interattivi e pay per view) anche con questo sistema di codifica.
L’accordo lascia aperte altre questioni. La soluzione del simulcrypt è una «cura sintomatica», risolve il problema immediato, ma non c’è alcun avanzamento tecnologico: dovremo ancora aspettare per i nuovi annunciati set-top-box (diversi dal decoder) apparecchi in grado di fare entrare l’abbonato in Internet, di fargli fare acquisti on line o di effettuare altre operazioni oggi ancora solo immaginabili.
Ed inoltre: un eventuale terzo gestore che prospettive avrebbe di inserirsi nella bagarre? Questo accordo, come si è detto, di fatto blinda il mercato a beneficio dei due competitor attuali, finalmente d’accordo.
Difficile dire se l’avvento del decoder unico beneficerà gli operatori, la cui speranza è sicuramente che il decoder diventi uno status symbol: in fondo su questo sottile, ma neanche tanto, meccanismo psicologico si è creata la fortuna dei vari provider telefonici.
Inoltre c’e’ da sperare che il Seca e l’NDS non seguano la sorte del sistema Irdeto: noto ormai l’algoritmo di codifica, i pirati non sembrano avere particolari problemi a clonare le card ufficiali.
Anche perché resta il dubbio: e se accade il peggio… si cambia di nuovo sistema?
Decoder unico, caos multiplo
Riflessione semiseria sulla televisione a pagamento satellitare in Italia
Per una volta potremo dire: siamo i primi! E già, i primi in Europa ad avere una normativa sul cosiddetto (e con termine fin troppo abusato
) «decoder unico». E anche vero però che questo record sarà un boccone amaro da mandar giù per i due gestori italiani di pay Tv satellitare, visti i «disturbi» (se così possono eufemisticamente definirsi le multe di 800 milioni già comminate) avuti da D+ e Stream. Però adesso ci siamo
o forse no? Accidenti, come è complicata questa storia
chissà se riusciamo a ripercorrerla! Allora: qualche anno fa Telepiù sbarca sul satellite, vittima della decimazione di canali per mancanza di frequenze, che la rende orfana di una rete, e lo fa come DSTV prima e D+ poi: non solo le canoniche reti terrestri già note, ma un vero «bouquet» di canali, di vario genere, che invogliano finalmente i primi e pigri telespettatori «hertziani» a scomodarsi per installare una parabola e conquistarsi la propria «libertà digitale». Il sistema utilizzato fin dallinizio per codificare i programmi è lIrdeto, usato già dappertutto nel mondo e che sembra proprio un buon prodotto
ma quei ragazzotti degli hacker, che amano tanto giocare al computer e che come Robin Hood vorrebbero sempre rubare ai ricchi per dare ai poveri, non ti trovano il sistema per gabbare la codifica? Non solo, si sta sviluppando proprio in quegli anni una terribile arma di diffusione di informazioni: Internet! E allora lIrdeto e i suoi algoritmi diventano subito il segreto di Pulcinella
Meno male che Canal + ha in serbo un nuovo sistema, il Seca Mediaguard, più sicuro, e così D+ lancia la sua offensiva: dare in comodato il nuovo decoder Goldbox per un anno se si cambia labbonamento da Irdeto a Seca
Colpo di scena! Non entra proprio adesso in gioco un competitor che finora ha fatto solo sperimentazioni di pay Tv e pay per view via cavo? Stream! E non danno pure loro in comodato il decoder, ma stavolta proprio con il sistema Irdeto? Imbarazzante, no? Da una parte te lo vogliono levare, da unaltra parte te lo danno come nuovo
Lutente furbetto dice: mi metto la parabola, diciamo 300 o 400 mila lire di spesa con linstallazione, mi faccio labbonamento a Stream, se trovo la smart pirata (che proprio complicato non sembra, basta cercare un po sul «nefasto» Internet
) mi vedo pure D+
due al prezzo di uno, come al supermercato
la legge non mi dice neanche che sto facendo un reato
è giusto: litaliano da sempre sa arrangiarsi! E così Stream decolla negli abbonamenti, D+ si assesta come primo provider, i pirati forse sono la vera seconda piattaforma
Ma meno male comunque che cè stata la possibilità del decoder in comodato, che ha traghettato lItalia dal medioevo televisivo analogico verso lera della Tv digitale via satellite. La guerra a questo punto si sposta sul prodotto di maggior appeal: il calcio, panacea di tutti i mali del Bel Paese
A colpi di acquisizioni e di sentenze dellAntitrust, Stream ritaglia la sua consistente fetta di diritti calcistici
non me ne vogliano i due gestori se saltiamo qualche passaggio, cosa a volte assolutamente necessaria: la vicenda ha risvolti pressochè quotidiani, tanto che è davvero difficile seguirla passo passo
comunque a questo punto della storia D+ decide di non trasmettere più la pay per view in Irdeto, quindi neanche il calcio: ciò vuol dire che ora neanche i pirati col decoder Irdeto in mano possono vedere a sbafo le partite! Ed è qui che ci si arrabbia davvero! Ma come, anche un (onesto) fruitore di una smart-card pirata non può godersi la pace familiare domenicale con un po di rotolanti palle su un campo verde? E una vergogna! Ci vuole il decoder unico! Faticosamente eccoci arrivati ai giorni nostri, quando intanto Stream ha deciso anche lei di non fare più abbonamenti in Irdeto e ha già lanciato il suo sistema di codifica proprietario, lNDS Videoguard, non senza avere allinizio contraccolpi sul numero di abbonamenti giornalieri stipulati subito dopo il cambio di sistema, ma per fortuna forte di un prodotto tanto pubblicizzato da diventare trainante da solo: il Grande Fratello, sempre lui
figuriamoci se anche noi non lo incontravamo sul nostro cammino! La legge si adegua (meglio tardi che mai) e ci dice: guardate che ora anche usare, e non solo vendere, la smart pirata è un reato! Ah si? E allora ti pare giusto che io debba avere due decoder per vedere la mia squadra preferita? No, dice il legislatore, siamo pazzi? Che ci vuole: sistemiamo tutto entro il 1° luglio 2000! Beh, non ce lo fate dire
vabbè, lo diciamo: il 1° luglio 2000 non è cambiato niente: si, perché D+ proponeva la condivisione del calcio e basta, ma Stream diceva: se uno vuole vedere i cartoni per non far piangere il pupo? Allora multa, doppia multa e finalmente laccordo, che recita più o meno così: «Noi, D+ e Stream, consapevoli che ci siamo fatti un po di dispetti e che ci avete anche molto castigato per questo, tanto da farci un pò piangere, promettiamo che dal marzo 2001 non faremo più i birbantelli e saremo più buoni con gli abbonati, e che da aprile daremo a tutti la possibilità di ricevere i nostri canali con un solo decoder in simulcrypt
siamo pentiti, ecc. ecc.». Insomma una sorta di letterina di Natale
Non scritto, ma tra le righe: «Comunque senza di noi chi faceva decollare la vendita in Italia di decoder, parabole, cavetteria varia e amplificatori? E come nascevano tanti installatori ufficiali? Alla fine un po di bene lo abbiamo fatto! Mo ci mettiamo daccordo: dobbiamo usare per forza il simulcrypt, che è lunico modo per evitare la rottamazione di tutti quei decoder che abbiamo in giro, sennò ditecelo che chiudiamo proprio e vi lasciamo alle prese con qualche gruppo (completamente) straniero che penserà a colonizzare tutti noi dal cielo, e poi altro che primi in Europa
» Pace fatta? Aspettiamo marzo e la sorpresa delluovo di Pasqua, sperando intanto di non restare vittima di uno scherzo di Carnevale
(Arturo Clarco)