L'OPINIONE

Senza formazione, niente digitale
di Cesare Massarenti*

*Università degli Studi di Milano
www.media.dsi.unimi.it/corsodtv

Unione Europea e Governo Italiano hanno programmato per il biennio 2006-2008 la transizione dall'analogico al digitale per tutte le reti tv: la "deadline" del 31 dicembre 2008 segnerà la cessazione delle trasmissioni analogiche via etere. Questa transizione è determinante per l'intero settore della comunicazione digitale e in particolare per quello della comunicazione interattiva. Di fronte a tale scadenza il quadro italiano appare preoccupante: è un dato di fatto che, tranne poche eccezioni, nessuno ha compiuto passi decisi verso la digitalizzazione; d'altra parte, manca personale qualificato per guidare e gestire la transizione e non esiste ancora un punto di riferimento per la formazione di questo personale. L'Università degli Studi di Milano cerca di rispondere a questo gap formativo, proponendo, con la Facoltà di Scienze e il Dipartimento di Scienze dell'Informazione, un Corso di perfezionamento che tratti in modo organico l'insieme delle problematiche legate alla comunicazione digitale. Formare al digitale comporta un cambiamento radicale nell'approccio stesso al problema: occorre creare percorsi formativi dinamici, caratterizzati dall'aggiornamento continuo e dall'abitudine al confronto tra competenze diverse. Da oggi al 2008 la situazione sarà sottoposta a mutamenti continui e sarà pertanto necessario capire i nuovi scenari che via via si presenteranno: questo significa superare l'ambito ristretto delle proprie competenze specifiche, avendo uno sguardo d'insieme di tutti gli aspetti, in modo da arricchire le competenze stesse. Si aggiunga, inoltre, che l'integrazione tra tv e Internet sta già trasformando e trasformerà ulteriormente le modalità di produzione e di fruizione dei media. La capacità di indirizzare queste modalità dipenderà allora da una comprensione delle influenze reciproche, e a livelli diversi, tra tecnologie e contenuti. Le esperienze già in atto dimostrano che nel mondo digitale la creatività e le nuove idee muovono la transizione. La realtà italiana sembra frustrare i propri creativi affidandosi a schemi apparentemente consolidati e sicuri, ma in realtà inadeguati, ai format della televisione digitale e, più in generale, della comunicazione interattiva. Il Rapporto 2000 sull'Occupazione nell'Informatica e nelle Telecomunicazioni (ICT) di Assinform rileva che già mancano 70.000 specialisti ICT in Italia, gap destinato a crescere a 170 mila addetti entro il 2003: questo fattore determinerà per l'Italia la perdita di un giro d'affari di 42 mila miliardi. Il confronto con l'estero è significativo: nel resto d'Europa la differenza è data proprio dall'attenzione alla formazione. In quasi tutti i Paesi occidentali la formazione professionale permanente è ben radicata e, in special modo nell'ambito delle società operanti nella convergenza e della comunicazione interattiva, è un momento privilegiato che merita investimenti importanti. In Francia, per esempio, la media degli investimenti in formazione in questi settori è superiore in valore al 10% del fatturato lordo, mentre l'obbligo legale è dell'1,5%. Fattore che certo non appartiene all'Italia se lo stesso Rapporto dell'Assinform conclude che "mai come oggi il sistema Italia è in bilico tra nuove opportunità di occupazione qualificata e blocco dello sviluppo nelle aree più promettenti, e questo proprio per carenza di competenze. Istituzioni, Università e imprese non possono dunque più sfuggire all'obbligo di creare nuovi equilibri tra sistema della formazione e mercato del lavoro". Si aggiunga a questo l'ulteriore svantaggio dato dal fatto che solo ora comincia ad essere disponibile in Italia connettività a banda larga e comunque a costi molto elevati e non paragonabili a certe zone avanzate d'Europa. In questo quadro i due leader italiani della televisione, il cui peso relativo nella totalità della comunicazione è evidente, non rappresentano alcun modello di riferimento per la formazione. La stessa considerazione vale per i grandi gruppi editoriali nazionali. Il Corso si propone, da una parte, di rispondere in modo molto concreto a queste carenze nelle due direzioni della formazione e del confronto; dall'altra, si presenta come luogo privilegiato di incontro per le società: sin da subito interverranno come docenti professionisti provenienti da diverse televisioni europee e da altre società del mondo della comunicazione digitale e interattiva di media grandezza. La prospettiva è di creare un forum tra di esse. Rispetto alla formazione, verranno esaminate sia le questioni giuridico-economiche, sia le questioni relative ai contenuti e alle tecnologie. La continuità della formazione verrà assicurata nei prossimi anni da una serie di corsi e seminari di durata variabile. I partecipanti dei primi corsi disporranno di un flusso d'informazioni continuo in grado di tenerli costantemente aggiornati sull'evoluzione del mercato, dei modelli economici, dei contenuti e delle tecnologie. Per quanto riguarda il confronto, invece, avverrà sin da subito, con l'intervento di alcuni tra i principali protagonisti del digitale in Europa, e permetterà di valutare i problemi che già si sono presentati altrove e di esaminare come sono stati eventualmente risolti con vari gradi di successo. Questo è il modo in cui, dal canto suo, l'Università degli Studi di Milano vuole rispondere a tali problematiche, partecipando in modo attivo alla definizione degli scenari della convergenza e della comunicazione interattiva.