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FICTION RADIOTV
RADIODRAMMI, MA NON SOLO
Le storiche "storie" raccontate magistralmente da Mamma Rai
La prosa e la fiction alla radio significano inevitabilmente soffermarsi su 50 e più anni di storia di RadioRai, significa ripercorrere un passato glorioso per conoscere un presente ed un futuro che, per professionalità impiegate e per sforzo produttivo, non ha eguali nel ricco patrimonio culturale del nostro paese.
di Marco Lolli
Radiorai è stata ed è una macchina "quasi" perfetta che, pur con mille difficoltà operative, ha saputo produrre nella sua più che cinquantennale storia delle eccellenti produzioni di "fiction", che tutt'oggi sono presenti in vari segmenti della programmazione di Radio3 e nel corso della mattina della pur "svecchiata" Radio2: molti sono i lavori di prosa e fiction che RadioRai ha presentato in varie rassegne nazionali (come il Gran Prix Italia) e mondiali, e tanti sono stati i premi che l'azienda di stato è riuscita ad accaparrarsi per l?ottima qualità e originalità delle opere proposte.
Inutile aggiungerlo, ma il nostro dovere di cronisti ce lo impone: moltissimi sono i grandi nomi del teatro che hanno collaborato e collaborano tuttora con RadioRai. Qualche nome a caso: Luca Ronconi, Giorgio Pressburger, Mario Missiroli, Giorgio Bandini... e tutti i più celebri attori del panorama italiano e internazionale. Un patrimonio reso ancor più prezioso grazie ad un attento ed innovativo lavoro di realizzazione tecnica, di cui volevamo esservi partecipi. Per questo siamo andati a curiosare nel "Palazzo della Radio" di Via Asiago in Roma ed abbiamo scoperto molti aspetti interessanti: nostri ciceroni l'Ing. Enrico Guido, Piero Vendittelli e il tecnico Marco Tuzzolo.
Piccolo passo indietro, nella storia della radio, anzi, di RadioRai: evidentemente negli anni 50 il nastro era un illustre sconosciuto. Le riprese, allora, erano effettuate rigorosamente in diretta ed anche le sonorizzazioni degli ambienti e delle stesse opere erano quanto mai "artigianali" (ricordate i famosi "rumoristi"?). Le compagnie erano stabilmente al lavoro presso gli studi di Roma, ma una grande tradizione caratterizzava anche gli studi di Milano, Torino, Firenze e Napoli. L'avvento della banda magnetica non può che aver contribuito alla migliore resa delle opere: una vera rivoluzione poter montare con un accurato lavoro di cesello sillabe, parole, frasi, effetti e poi poter manipolare il tutto con estremo rigore e fantasia. Torniamo ad oggi: la seconda rivoluzione è già realtà, e si chiama "digitale".
Ci spiega Enrico Guido, ingegnere responsabile tecnico: "Tre anni fa abbiamo riconvertito la nostra sala principale di Roma utilizzata a tale scopo, la sala C o "Sala Como". Abbiamo affidato ad un professionista estero, l'inglese Andy Munro, la riprogettazione e realizzazione degli spazi, creando un ambiente davvero originale per estetica, funzionalità ed acustica. Ovviamente le scelte tecniche adottate erano, e sono tuttora, il top del mercato audio. E la prima scelta è stata quella di riconvertire l'intera produzione interamente in digitale. La sala C è costata, fra infrastrutture e macchinari, circa 1 miliardo, e viene costantemente aggiornata e migliorata secondo gli standard operativi necessari. E' stato il primo grande esempio di completa ristrutturazione tecnologica in digitale dell'intera RadioRai".
Effettivamente, visitando l'ambiente regia e l'ampio studio ci si imbatte in un universo totalmente differente da quello di un qualsiasi studio radiofonico, anche di grande dimensioni, cui siamo abituati. L'isolamento acustico è pregevole ed assolutamente funzionale, ci ha molto colpito lo studio di ripresa che - come potrete notare dalle foto in queste pagine - è attrezzato con reali scorci di ambientazioni, così da accontentare il regista che desidera l'effetto della porta che sbatte o del chiavistello, o ancora dell'attore che deve salire o scendere le scale. Nelle immediate vicinanze non manca un angolo "cucina" con un vero lavello dove poter ambientare eventuali scene. Anche se il rumorista, chiariamolo subito è praticamente scomparso. "Non se ne sentiva più l'esigenza - afferma Guido - . In effetti gli attori provvedono personalmente ad aprire la porta o girare il chiavistello. Abbiamo pensato a questo ambiente di ripresa sonora come un luogo dove potesse essere realizzato il teatro di prosa in tutte le sue sfaccettaure, come fosse un vero palcoscenico. E gli attori si integrano perfettamente in questa realtà".
Come abbiamo potuto inoltre constatare la dotazione tecnica non ha compromessi: particolarissimi microfoni valvolari Neumann M 149 "inizialmente complicati da ottimizzare - ricorda l'Ing. Guido -, ma stupefacenti nella resa delle voci" posizionati in altrettanto particolarissime aste verticali che scendono dal soffitto dello studio, sistema di hard disk recording multitraccia su magneto-ottico Akai DD 1500, hard disk recording DAD 486 della Enco System, ricostruttori sonori Cedar, cd Studer, cd recorder Marantz, dat Sony, generose casse acustiche di riferimento dalla stessa società del già citato Andy Munro, effetti Lexicon. Tra tutto questo ben di Dio fa la parte del leone la consolle scelta come riferimento non solo nella sala C ma in tutte le successive realizzazioni audio digitali dell'azienda, il banco Cantus della Stage Tec. Ancora Guido: "abbiamo scommesso su questo sistema in tempi non sospetti. Eravamo coscienti delle difficoltà di migrazione da un lavoro tipicamente analogico ad una realizzazione completamente digitale. La Cantus ha dato subito gran prova di sé, e non ci ha delusi. L'abbiamo poi adottata anche nelle nuove sale Rs, con diversa configurazione. La potenza di questi banchi è tutta nella versatilità e facilità di utilizzo: possono essere impostati sulle 30 e passa barre a disposizioni infiniti ingressi digitali ed un numero variabile di uscite, in particolare verso le 16 interfacciate al DD1500 (multitraccia a 16 ingressi mono e 8 stereo). La versatilità sta nell'impostazione di parametri e settaggi, tutti effettuati mediante software con penna ottica e facilmente richiamabili".
Marco Tuzzolo ci ha spiegato tecnicamente il corretto utilizzo delle matrici interfacciate alla Cantus, e di come esse vengono impiegate e settate. Pur saltando il dettaglio tecnico, rimane la straordinaria impressione di maneggevolezza e duttilità dell'insieme. Basta estrarre una scheda, settarla e...la Cantus è pronta. Per curiosità, la "sala apparati", cioè tutti quei rack che contengono le attrezzature e cablature di servizio, comprese le matrici della Cantus e gli hard disk magneto-ottici del DD1500, sono ubicati in una attigua stanza, a cui si accede... da una delle porte "in dotazione" dello studio C, una di quelle che gli attori possono tranquillamente scardinare, sbattere o aprire col chiavistello!
Il punto della situazione
Prosa e fiction a RadioRai significano un consistente investimento in mezzi e uomini e una complessa gestione delle risorse. Ricordiamo che non molto tempo fa, ai tempi della Direzione di Stefano Gigotti, fu addirittura messa in cantiere una serie di eventi teatrali realizzati in studio sotto la supervisione di Luca Ronconi, per una cifra stimata intorno al miliardo e mezzo e la partecipazione di volti e nomi noti del teatro italiano. Un impegno affascinante, ma anche gravoso nella sua organizzazione: a questo proposito abbiamo voluto sapere come il lavoro venisse organizzato così da poter sfruttare tutto il tempo disponibile, sempre preziosissimo in produzioni come queste.
Ci ha risposto Franco Beretta, che si occupa proprio dell'ottimizzazione degli studi e delle risorse: "In effetti la nostra è una vera e propria catena di montaggio. La sala C lavora dalle 9 del mattino fino alle 24, almeno ogni qualvolta ci sono produzioni in corso, e questo periodo è diviso in due turni lavorativi ciascuno seguito da due tecnici specializzati che prestano la loro opera esclusivamente per questa sala. Al week-end generalmente non si lavora, perché organizzare le chiamate degli attori è dispendioso e difficilmente realizzabile: ma se la mole di produzioni dovesse aumentare questa si rivelerebbe come l'unica soluzione possibile. Spesso la difficoltà maggiore in produzioni di questo tipo sta proprio nell'organizzazione dei turni degli attori, ciascuno alle prese con i propri impegni. Fortunatamente il buon senso prevale, non è infatti raro che gli stessi attori stabiliscano insieme al regista i propri turni di impegno cercando così di non bloccare la macchina".
Quello della Sala C è davvero un universo parallelo: altre emittenti radiofoniche europee contano grandissimi ed attrezzatissimi studi di ripresa dedicati alla fiction, con budget anche maggiori rispetto a quelli Rai. Ma qui l'impressione è quella di un concreto utilizzo della tecnologia al servizio della fantasia, e non viceversa. Fondamentale a questo punto l'utilizzo di tecnici audio in grado di risolvere qualsiasi problematica realizzativa. Durante la nostra visita abbiamo conosciuto Violetta Parodi, da più di 20 anni in azienda, di cui gli ultimi 6 spesi proprio nella prosa e nella fiction, che ci ha detto: "Vengo da anni di riprese audio dell'Orchestra Rai, che è stata dismessa. Ho sempre cercato di adattare il mio gusto e la mia sensibilità a quello dei miei interlocutori, ed ho trovato nel lavoro in sala C la naturale evoluzione di quella esperienza. E' accaduto tutto casualmente: una volta arrivata qui, ho seguito varie produzioni con diversi registi di fama mondiale. E ancora più casualmente, appassionandomi a questo tipo di lavorazione, mi è stato proposto di lavorare stabilmente in Sala C. L'esperienza con i grandi registi è stata fondamentale, e l'ho potuta acquisire esclusivamente "sul campo", anche perché non esistono scuole. Cerco di entrare nella psicologia del regista e di realizzare al meglio ciò che lui chiede.Spesso è da uno scambio di opinioni con il regista che nascono tante idee "sonore": a volte cerco i stessa di suggerire delle soluzioni alternative. L'estrema pazienza, disponibilità e un buon rapporto personale favoriscono la creatività e la bontà del risultato. Mentre sul piano strettamente tecnico avendo a disposizione il massimo con cui poter esprimersi, non c'è limite a quello che posso realizzare. Per fare un esempio: usiamo il DAD486 come libreria degli effetti sonori realizzati direttamente da noi in sala. Perché, pur avendo a disposizione tutte le librerie di effetti più all'avanguardia, spesso capita di "costruire" un particolare suono od effetto. Così lo memorizziamo, pronto per una qualsiasi altra lavorazione che lo richieda...
Alla Parodi chiediamo infine quale sia il supporto "finito" per la messa in onda, una domanda legittima se notiamo che ben 3 registratori a nastro Studer sono in dotazione nella regia: "Il nastro è morto - ammette la Parodi -. Con simili apparati lavoriamo solo ed esclusivamente in digitale, e quindi anche il supporto deve essere digitale. Riversiamo il prodotto finito direttamente dal DD1500 al registratore di Cd. E il cd così ottenuto è il master finito".
Ma la prosa e la fiction a RadioRai non è solo Sala C: anche la sala M (Sala Milano) è dedicata alla produzione di prosa e fiction radiofonica, mentre si utilizzano a regime anche altre 3 sale di produzione, più piccole per dimensioni, ma egualmente efficienti e duttili nell'operatività. Le sale sono dette "RS" e servono non solo le produzioni oggetto della nostra inchiesta, ma anche tutta la restante produzione di RadioRai. Costruite a tempo di record ed inaugurate non più di un anno e mezzo fa, le RS sono anch'esse un valido esempio di tecnologia digitale. La configurazione e le apparecchiature impiegate sono pressoché le medesime della "madre" Sala C, diversa è la filosofia di utilizzo. Anche qui non si scende a compromessi. Una curiosità: mentre il colore dominante della Sala C è quello tipico del legno, un marrone chiaro molto "caldo", le RS sono tutte blu. Ancora Guido: "Queste sale RS le abbiamo costruite nell'adiacente "Casa del Soldato" - il palazzo di Via Asiago dove esiste l'ingresso secondario al Centro di produzione e che veniva appunto utilizzato durante la guerra come rifugio dei soldati della zona. Questo palazzo ha anche altre origini da ricordare: è infatti il palazzo dove è nata la televisione italiana". Ricorda ancora Guido: "proprio dove abbiamo ricavato gli studi RS, esisteva un unico grande ambiente, il cosiddetto studio P1, dove per molti anni sono state realizzate trasmissioni televisive di successo, e dove venivano realizzate le famose prove tecniche di trasmissione della tv a colori: quei filmati con clown e ballerini... La ristrutturazione è stata difficile, moltissimi sono stati i problemi che abbiamo dovuto risolvere. Ancora una volta ci siamo rivolti ad un professionista, questa volta italiano, un qualificato ingegnere dell'Aes: e moltissime sono state le soluzioni tecniche innovative adottate. Ad esempio l'isolamento acustico e la divisione degli spazi: abbiamo dovuto riconfigurare tutto il lavoro tenendo conto di mille variabili, dal rumore dei passi al trambusto esterno agli studi. La soluzione adottata, davvero particolarissima, è stata quella di spostare il fronte sonoro rispetto al centro della regia semplicemente... spostando l'asse a 45 gradi. La consolle risulta inclinata rispetto alle vetrate separatrici tra studio e cabina di regia. In definitiva siamo molto soddisfatti del risultato ottenuto riguardo la creazione delle sale RS, era veramente difficile poter ottenere risultati migliori".
Non possiamo fare a meno di pensare che ogni tecnico di produzione di RadioRai sarà rimasto nel vedere un mixer "storto" rispetto al vetro e immaginiamo i conseguenti "torcicolli" per intercettare al meglio lo speaker... A parte gli scherzi, le sale RS risultano assolutamente funzionali, forse anche troppo rispetto alla media delle produzioni realizzate. E' qui che nascono, ad esempio, trasmissioni a metà tra fiction e prosa come quell' "Alcatraz" di cui tanto si è parlato nella stagione passata e che prosegue con una nuova edizione su Radio2 alle 12. E la dotazione tecnica, in particolare il sistema di hard disk recording Akai, supplisce ad ogni difficoltà realizzativa. In verità gli studi RS sono 5, di cui i primi 4 sono ubicati al primo piano dell'edificio ed hanno identiche misure. Il quinto, il più grande, è invece ubicato al piano superiore (ricordiamo inoltre che ancora un piano più su c'è il cuore di Radio2 e Radio3, le cosiddette "suite", cioè gli studi di trasmissione delle due reti).
Un'anteprima per B&P
La domanda nasce spontanea: perché di questi studi ne vengono utilizzati solo 3, anziché 5? Risponde ancora l'ingegner Guido: "Ciò fa parte di un progetto aziendale ormai pienamente operativo e che proprio oggi (ai primi di marzo, giorno della nostra visita - n.d.r.) viene inaugurato. Essendo molteplici le richieste di sonorizzazione di fiction e seriali a puntate televisivi, abbiamo riconvertito due degli RS in vere e proprie sale di doppiaggio. Lavoriamo ovviamente per conto della Rai, ma nulla ci vieta di offrirci al mercato per il prossimo futuro, anzi è probabile che lo faremo. Si tratta di una struttura creata ad hoc e che è stata impiantata grazie alla consulenza di veri esperti: direttori di doppiaggio, tecnici qualificati, ecc. Sono stati riconvertiti, in questa nuova struttura, alcuni tecnici precedentemente utilizzati a Saxa Rubra - sede dei Giornali Radio e dell'emissione di Radio1 - ed avviati alla formazione con corsi specializzati. La vera novità è la nostra peculiarità già in atto: avendo pensato questi studi per il digitale, si tratta del primo esperimento di doppiaggio interamente in digitale in Italia, almeno a nostra conoscenza".
Felici di aver presentato questo progetto in assoluta anteprima ai nostri lettori, va detto che non è stato complicato adattare questi studi al doppiaggio televisivo: eliminate apparecchiature non strettamente necessarie, come i registratori a nastro, i lettori compact disc e gli effetti più specificamente dedicati alla produzione radiofonica, sono stati installati monitor di controllo interconnessi tra loro al fine di agevolare il lavoro del direttore di doppiaggio, dell'assistente e del tecnico audio. L'Akai 1500 è stato interfacciato al software AVS per gestire i cosiddetti "anelli" che vengono fatti girare su dischi Doremi. Si tratta di una configurazione particolarmente flessibile da utilizzare, e che - dalle nostre prime impressioni - dà ottimi risultati. Nell'ambiente "studio", eliminato il tavolo con i microfoni tipico della precedente utilizzazione, è stato predisposto un leggio per gli attori, dotato di microfoni Neumann (tipo M 149), ed ovviamente uno schermo di medie dimensioni dove vengono proiettate le immagini generate da un ottimo proiettore tri-tubo, che è stato completamente isolato acusticamente al suo interno al fine di evitare rumori indesiderati.
Qualche nota sull'ottimizzazione del lavoro anche nelle sale RS: "Siamo riusciti a contenere - spiega Beretta - tutte le produzioni di Radio2 e Radio3 nelle tre sale Rs in digitale e poi, per le altre produzioni non specifiche, abbiamo aumentato il carico in altre sale analogiche. Molte produzioni di Radio1 sono state spostate a Saxa Rubra. Da ciò siamo poi partiti nell?estendere anche qui la turnazione dalle 9 alle 24, con due turni "lunghi". Stessa turnazione anche per il doppiaggio di fiction. Al momento la strada è quella giusta, siamo perfettamente in grado di far fronte ad una mole lavorativa così particolare ed intensa come quella di RadioRai".
In realtà un cruccio esiste, ed è rappresentato dalla assenza di produzioni di prosa e fiction nelle "storiche" sedi decentrate di Milano, Torino e Napoli. Mentre a Firenze si produce una ottima stagione musicale. Afferma Guido: "Al momento la prosa è tutta qui, a Roma. D'altra parte stiamo parlando di produzioni che vengono trasmesse principalmente su Radio3 (nel corso della giornata) e su Radio2 nel solo spazio mattutino delle 9, quindi esiste una domanda al momento un po' limitata".
L'esperienza di Modugno
Un vero e proprio peccato anche secondo Paolo Modugno, noto autore ed esperto regista di fiction e prosa a RadioRai: "Adesso so che chiuderanno anche gli studi di Torino: è una cosa triste. Quando ero attore, ricordo di aver girato l'Italia e le varie sedi regionali Rai. La professionalità e la creatività sono sempre state ai massimi livelli. Adesso di prosa se ne fa poca, di fiction ancora meno: è una questione di budget, che sono sensibilmente diminuiti". Modugno racconta una storia personale dedicata a tali produzioni: "Ho iniziato con la radio negli anni '50 quando ero ancora bambino, a 5 anni. Mi avevano scelto come attore ed ho interpretato il meglio della prosa di quei tempi con i mostri sacri dell'epoca. Poi la voce è cambiata perché sono cresciuto, e quindi come personaggio non ero più "identificabile". Fu proprio in quell'occasione che scoprii di essere maggiormente interessato al mio futuro di autore e regista. Ho partecipato a rassegne in tutto il mondo, e ho girato molti paesi europei realizzando produzioni presso gli studi radiofonici delle più note emittenti di Stato. Tra le tantissime cose che ho fatto, mi prendo il merito di aver inventato insieme ad altri colleghi la prima edizione di Radio Anch'io nel 1979, che era uno strano esperimento di "fiction" interattiva col pubblico a casa. Poi un anno e mezzo dopo arrivò Bisiach e fummo estromessi dal programma...".
"All'inizio c'era solo la diretta - prosegue Modugno - "Poi arrivò il nastro e io mi divertivo molto a tagliare anche una sola lettera o a ricomporre una frase, una situazione. Si lavorava tutti insieme con grande entusiasmo, con grande passione. Si dava il massimo, perché la prosa rappresentava il massimo che la radio potesse offrire: il genere era all'apice della popolarità. L'impiego delle nuove tecnologie ha migliorato notevolmente il prodotto e si è formata una generazione di nuovi bravissimi tecnici. Diciamo che la differenza tra tecnologie tradizionali e nuove tecnologie, come la ripresa audio totalmente in digitale, sta in un solo concetto: adesso è possibile realizzare qualsiasi cosa, anche la più complessa, con grandi risultati. Paradossalmente è proprio questo il punto debole della questione: adesso si può fare moltissimo, ma il genere è meno di successo".
Un'ultima annotazione di Modugno riguarda il posizionamento della prosa e della fiction alla radio, a suo parere svilita dal recente indirizzo dato alle reti: "Ogni direttore ha cercato di fare ciò che poteva, ma non ha mai potuto esprimersi al meglio perché era costretto a lasciare dopo troppo poco tempo e dunque le sue reali intenzioni restavano incompiute. Tornando al presente, penso sia sbagliato dare a Radio1 il carattere di rete esclusivamente votata all'informazione. Proprio per Radio1, con Giancarlo Santalmassi direttore, ho realizzato una fiction quotidiana sull?economia che ha avuto un grandissimo successo. Mentre per Radio2 capisco l'avvicinamento verso un pubblico più giovane, anche se c'è il rischio di scontentare doppiamente il pubblico: sia quello "anziano" che si riconosceva nella vecchia Radio2 e che ora non ci si riconosce più, sia quello "giovane" che è saldamente legato alla sana e simpatica "cialtroneria" delle emittenti private, che parlano una lingua che in RadioRai, sempre isituzionale e ingessata, è difficile da capire. Per la prosa e la fiction rimane poco spazio, forse è un segno dei tempi: fortunatamente Radio3 rimane con la sua vocazione culturale la bandiera e l'emblema della buona prosa in Italia".
Il nostro viaggio dentro RadioRai ha evidenziato la componente tecnica e quella "umana" delle trasmissioni di prosa e di fiction, fuse in un tutt'uno emozionante e denso di significato. In altri paesi europei, a differenza che in Italia, la cultura alla radio è considerata un imprescindibile punto fermo, ma va detto che RadioRai rappresenta in tal senso un'isola nel panorama radiofonico nazionale, ma anche dei media in genere (vista la ben nota "smania di ascolti" che caratterizza le produzioni televisive). C'è però moltissimo da fare e non è solo una questione di budget (comunque evidentemente rilevanti): è anche una questione di volontà editoriale. La prosa e la fiction alla radio rimangono per ora un'esclusiva di RadioRai, e probabilmenet così sarà ancora per molto tempo. All'emittenza rimangono la musica, l'intrattenimento leggero, le notizie veloci... Per l'ente pubblico questa "esclusiva" potrebbe rappresentare un terreno originale su cui combattere, con idee nuove, la sfida dell'audience.
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