L'OPINIONE
Trasmettere in digitale... nonostante tutto
di Sergio Visentin*


*Presidente DBTA (Digital Broadcasting Technology Association)

Le sfide che i "broadcaster" pubblici e privati stanno affrontando sono una conseguenza delle spinte rivoluzionarie che le nuove tecnologie hanno dato a tutto il sistema radiotelevisivo.
I principali "driver" e "fattori di cambiamento" si possono così riassumere:
·innovazione tecnologica con particolare riferimento all'introduzione della digitalizzazione nei segnali radiotelevisivi e allo sviluppo dei metodi di compressione,
·processo di convergenza che vede confluire in un unico grande mercato telecomunicazioni, informatica, prodotti "consumer" e "contenuti",
·globalizzazione/internazionalizzazione dei mercati nell'offerta radiotelevisiva.

In questo scenario complesso si richiede una strategia completamente innovativa da parte dei "broadcaster" ed aperta a tutte le rivoluzioni in atto, avendo di mira il nuovo ruolo ed il nuovo posizionamento che essi dovranno occupare per non essere cancellati da nuovi attori che stanno comparendo sul mercato.Particolarmente attenta ed interessata a questi cambiamenti epocali è naturalmente tutta l'industria italiana. Vorrei in questa sede ricordare che l'industria italiana ha avuto ed ha tuttora, a livello mondiale, un ruolo preminente nella fornitura di apparati di trasmissione radiotelevisiva (oltre il 20% del mercato). Naturalmente le dimensioni delle industrie operanti in questo settore, che è mercato di dimensioni limitate, non consentono alle stesse di fare da sole gli enormi investimenti richiesti dalle nuove tecnologie e tantomeno non possono permettersi di non avere chiari riferimenti dalle scelte strategiche a livello nazionale. Per aiutare con la formazione e l'informazione le scelte da effettuare, è stata fondata alcuni anni fa la D.B.T.A. (Digital Broadcasting Technology Association). Questa associazione, che raccoglie al suo interno l'industria, il mondo scientifico ed i broadcasters pubblici e privati, ha lo scopo di definire, nel comune interesse degli associati, le linee guida per la nascita e lo sviluppo nelle nuove reti digitali, sottoponendo le proprie valutazioni all'attenzione degli Organi pubblici preposti alla definizione delle norme e dei piani necessari a tale sviluppo (Autorità per le Comunicazioni, Commissioni Parlamentari, etc.)
Nonostante questi sforzi ed iniziative, in Italia le nuove reti digitali terrestri di diffusione radiotelevisiva circolare non decollano nonostante il gran parlare che ogni giorno se ne fa attraverso i media. Nel frattempo gli altri Paesi della Comunità hanno già concluso le loro fasi di sperimentazione e stanno gradualmente costruendo le nuove reti, con piani che prevedono la totale copertura, a seconda dei paesi, tra il 2006 e il 2010. Ed in Italia? Nessun problema anche noi abbiamo già definito la data di arrivo (2007): peccato che non sia siano ancora fissati la data di partenza e il percorso da fare!
Ancora una volta però il ritardo nelle decisioni e, ancor di più, nell?applicazione delle norme sta mettendo in grave difficoltà l'industria italiana. Mentre in tutti i Paesi della Comunità Europea sono state completate le fasi di sperimentazione con i conseguenti enormi benefici sulle industrie locali che ne possono beneficiare, in Italia si sta ancora cercando di capire come liberare le frequenze necessarie per la fase sperimentale. Gli stessi grandi operatori che oggi controllano il mercato nazionale sono poco motivati al cambiamento né l'Autorità per le Comunicazioni sembra avere la forza necessaria per imporre scelte che vadano nella direzione del progresso e della tecnologia. In questa situazione le nostre industrie si battono da sole e da sole cercano di sopravvivere all'ennesima "calata dei barbari". Le grandi industrie del Nord Europa sono già pronte a fare ciò che è avvenuto nell'ultimo decennio nel settore delle TLC. Telettra, Italtel, Safnat, etc.... insegnano.