PALINSESTI RADIOTV

RADIO PROGRAMMING
Dimmi cosa ascolti e ti dirò chi sei

Creare una programmazione radiofonica è fondamentale per il successo o meno dell'antenna. Flusso o programmi, fare o non fare informazione, aprire al dibattito col pubblico o annullare persino i dj's? La scelta è aperta, ma ricordando che un buon palinsesto è premessa per la realizzazione di un'emittente vincente.

di Piero Rigolone*


*Product Support di Pro Radio

La programmazione radiofonica, a differenza di quella televisiva, ha costi di produzione relativamente contenuti, quindi in radio è particolarmente importante, per la buona riuscita del prodotto editoriale, un'accurata alchimia d'insieme dei fattori di cui il programmatore può disporre, piuttosto che il "peso" di ogni singolo elemento che compone la globalità del palinsesto. Diverse sono le variabili in gioco quando pensiamo alla stazione radio collocata nel suo ambiente competitivo: fattori esterni e fattori interni. Al momento della costruzione dei palinsesti, la correlazione tra questi due "mondi" si traduce in programmi: riportiamo a questo proposito un modello elaborato da Arbitron, istituto leader statunitense di rilevazione degli ascolti, per illustrare nel dettaglio questi elementi di riferimento.

Fattori esterni:

  • notizie ed eventi locali e nazionali
  • novità discografiche
  • altre stazioni nel mercato
  • impiego
  • eventi sportivi
  • alba, tramonto
  • tempo (meteorologico)
  • promozioni esterne alla stazione
  • periodo dell?anno
  • cambi negli stili di vita
  • altri media

Fattori interni:

  • lunghezza della playlist
  • qualità della selezione di musica nuova
  • posizione e durata dei programmi in onda
  • qualità della produzione in onda
  • carico pubblicitario
  • assenza di speaker o programmazione
  • impatto dei conduttori
  • promozioni interne (promo in onda)
  • rotazione dei brani musicali
  • numero e qualità dei brani musicali

Due sono le strade che le radio possono percorrere nell'approccio ai palinsesti. Le possiamo raggruppare in due macro-tipologie: radio di flusso e radio di programmi.
La radio di flusso ha una funzione "verticale": ne esiste "una", sempre riconoscibile e fruibile in qualsiasi momento della giornata, che in una porzione temporale definita fornisce una serie di elementi il cui mix soddisfa i bisogni di musica, informazione (compresa quella commerciale) e intrattenimento di un gruppo di ascoltatori del mezzo. Persone che normalmente seguono anche altre stazioni, scegliendone una specifica quando cercano qualcosa di preciso, sicure di trovarlo in qualsivoglia momento. La parola chiave è "consistenza".
La radio di programmi, estremizzando, è invece un canale su cui vengono diffuse produzioni tematiche ad orari prefissati. Ha dunque una funzione "orizzontale": esistono tante radio in tanti diversi momenti del giorno, con il denominatore comune della "varietà"... I programmi sono realizzati con contenuti testuali e musicali relativamente indipendenti dal brand complessivo della stazione, ognuno con una funzione specifica e di durata complessiva di parecchi minuti. Se l'ascoltatore cerca un particolare argomento, accende la radio ad un'ora precisa e ne ascolta, se possibile, l'intero svolgimento. L'approccio dell'ascoltatore è simile a quello mostrato nei confronti della televisione generalista.
Le stesse abitudini di vita degli ascoltatori condizionano la loro scelta tra flusso o programma.
Chi svolge attività che prevedono diversi spostamenti, dunque presenze discontinue, è in difficoltà se cerca di seguire una radio strutturata a programmi. Rischia di entrare nel canale quando un tema è già stato introdotto, quindi non comprendere il significato dell'argomentazione in corso, o dovere forzosamente spegnere la radio proprio quando un dibattito sta raggiungendo l'apice. Diverso per lui sarebbe entrare nel flusso anche per breve tempo, ma intanto conoscere le ultime notizie, distrarsi o emozionarsi con una sequenza musicale, sorridere ad una battuta del conduttore e poi, se necessario, uscirne. Comunque soddisfatto di quanto ha sentito.
Piuttosto che per una singola immagine dominante, gli ascoltatori percepiscono le differenze tra le stazioni in funzione della sensazione, dell'atmosfera che queste comunicano. Lo schema a "bersaglio", riportato in queste pagine, illustra gli elementi in base ai quali gli ascoltatori discriminano le differenti stazioni in competizione su un mercato. Tra di essi, la playlist musicale ha il ruolo centrale. L'obiettivo è, naturalmente, rafforzare la propria personalità, dare consistenza al brand della propria radio, per sfruttare le fette di mercato disponibili e aumentare ascolto e presenza. Ciò richiede sforzi che coinvolgono tutti i settori della produzione; l'ideale sarebbe renderne cosciente tutto lo staff, a tutti i livelli. E' infatti lo stesso staff che, alla fine, si fa carico del prodotto da distribuire in onda.
I palinsesti vengono dunque realizzati tenendo in considerazione i fattori competizione e mercato. Mercato che è anche "distribuzione". Non è un caso che in Italia, dove su ciascun bacino la qualità del segnale (veicolo di distribuzione del prodotto) varia da emittente a emittente, siano ancora numerose le stazioni strutturate a programmi. Gli ascoltatori ne sono storicamente affezionati, spesso proprio perché "li sentono meglio" di altri. In un sistema più maturo, dove tutti i segnali si equivalgono e l'utente ha maggiore possibilità di scelta, ecco che nasce l'esigenza dell'editrice di caratterizzarsi con più personalità, e la strada più immediata è l'impiego di un flusso.
Indipendentemente dai due modelli, le ricerche motivazionali sull'ascolto radiofonico evidenziano quale elemento determinante la musica, poi seguono l'informazione e la conduzione, infine l'interattività... La selezione, elaborazione e combinazione di questi elementi (secondo criteri "scientifici" basati su indicazioni statistiche, tecniche, artistiche e di finalità commerciali) determinano il risultato in onda e i relativi aggiustamenti periodici, necessari ad affinare il prodotto.

Flusso o programma?
Nel caso di una emittente di flusso ci si trova ad assemblare, accodare, miscelare con una certa facilità questi elementi in porzioni minime, su una rigorosa griglia, coerentemente con il brand della stazione. Una radio a programmi invece, nel rispetto del progetto editoriale complessivo, delega ai relativi curatori l'assemblamento delle produzioni e questi concentrano i loro sforzi nel rendere attraente e contenutisticamente valido il proprio spazio, ma anche a mantenere alta l'attenzione sul singolo programma più che sulla stazione nel suo complesso. Altri elementi ricorrenti quali slogan, promo in prossimità dei cluster pubblicitari, rubriche di servizio cadenzate nella giornata, contribuiscono poi ad amalgamare il prodotto complessivo e rafforzare (non a creare, in questo caso) il brand con cui la stazione si presenta al pubblico.
Esistono in realtà diverse forme ibride tra i due modelli spiegati, alcune delle quali rappresentano un momento di transizione per stazioni storicamente a programmi (vedi alcuni canali Rai) verso il flusso. In un grafico abbiamo tentato di classificare, a titolo esemplificativo, l'impostazione a "flusso" o a "programmi" di alcune emittenti a caratterizzazione musicale operanti in Italia, in funzione dei criteri con cui programmano la musica e di come si pongono nei confronti dei programmi a tema.

Sotto esame
Analizziamo ora dei palinsesti attualmente in onda che ricadono sotto le due diverse tipologie. Come esempio più eclatante di flusso, nella conduzione e nella musica, possiamo citare Rai Isoradio. Non è un caso: questo servizio deve essere disponibile ventiquattr'ore al giorno agli automobilisti, mantenere inalterato il suo standard e fornire, indipendentemente dalla fascia oraria, tutte le informazioni utili in viaggio. La musica è, più che altro, una colonna sonora sufficientemente varia e mirata all'ascolto in auto da parte di un pubblico maturo, quindi non necessariamente si abbina al tema dei contributi informativi. Notiziari e bollettini si alternano frequenti nel palinsesto, proprio per dare una copertura completa e sintetica di quanto interessa al viaggiatore che, ricordiamolo, entra nel flusso anche per pochi minuti.
Restando tra le radio con chiara caratterizzazione musicale, parliamo di Deejay. E' costruita a programmi tematici, sia sotto il profilo musicale sia sotto quello contenutistico. Solo all'interno di questa suddivisione trova spazio una rotazione musicale di brani abilitati a diverse fasce. Lo show del mattino, il primo pomeriggio per i più giovani, o veri e propri programmi a cadenza infrasettimanale nella fascia serale, sono un esempio chiaro di quanto, in questa tipologia di emittenti, le selezioni musicali siano strettamente collegate al contributo in voce e agli argomenti trattati dai conduttori. Talvolta la musica è l'argomento stesso del programma.

La via di mezzo
Importante sottolineare che alcuni fattori massicciamente impiegati nelle radio di flusso quali identificativi, jingles e sigle, ed anche altri eventi distribuiti in precisi punti-ora (come potrebbero essere i brevi notiziari allo scoccare dell'ora piena), non sono comunque prerogativa esclusiva di questo tipo di emittenti. Lo stesso esempio di Deejay sopra riportato ne è la prova: impostata in buona parte a programmi, o meglio a fasce tematiche, ha tuttavia il clock pressoché immutato nello scandire interruzioni pubblicitarie, notiziari o dischi in promozione al punto-ora. Una stazione in cui certe categorie di jingles ricorrono in modo trasversale su tutta la programmazione quotidiana, e così via.
Nel grafico dei posizionamenti delle stazioni italiane leader abbiamo posto in zone intermedie radio come Montecarlo che si presenta di giorno con caratteristiche marcatamente di flusso, ma poi la sera dà ampio spazio a un particolare genere musicale e alle atmosfere che questo suscita.
Proprio la fascia serale o notturna, o momenti particolari come la domenica mattina, possono essere i momenti in cui la stazione di flusso si lascia contaminare senza tradire le aspettative del suo pubblico.
Tanti sono, comunque, gli esempi di approcci ibridi. Senza proseguire con esempi reali, immaginiamo il caso di una radio in cui una "trama" consistente è garantita dalla presenza di elementi fissi quali brevi notiziari, categorie musicali suonate in posizioni fisse del clock, cluster o back-to-back musicali in altrettanto obbligate porzioni dell'ora-tipo, ma la struttura "a programmi" si legge negli argomenti specifici affrontati in ciascuna fascia oraria. Qui, le argomentazioni del conduttore relativamente al tema caratterizzante, possono essere ad esempio avvalorate da ulteriori brani musicali, schedulati in posizioni a categoria mobile del clock, che soddisfano determinati requisiti quanto a contenuto, impatto, umore, energia, ritmo. Anche in considerazione delle attività che il potenziale utente svolge in quella fascia.
Tecnicamente sappiamo che le regole di selezione e rotazione espresse nei clocks traducono in pratica le strategie editoriali. Risulta piuttosto immediato considerare come ormai da qualche anno le tecnologie e i software applicativi aiutino enormemente le fasi di pianificazione e produzione di un palinsesto di flusso, ma anche di programmi. Alla luce della vasta gamma di strade percorribili, resta da suggerire ad un programmatore di non dimenticare che gli strumenti informatici realmente flessibili, agevolano allo stesso modo il controllo di radio impostate a flusso o a programmi. Prendendo l'esempio di un software leader per la generazione di playlist quale è Selector di RCS (tanto per citare un "classico") constatiamo come permetta, con la stessa facilità, tanto un approccio per rotazione di categorie musicali in posizioni fisse nel clock, tanto la gestione di un flusso musicale variabile nel tempo entro estremi controllabili, quanto l'estrazione di scalette per "temi" da suonare nelle emittenti "a programmi". Programmare al meglio la radio si fonda dunque su un mix di qualità, che potremmo così sintetizzare: spiccato gusto artistico, disponibilità al marketing e alla sua "filosofia", accortezza nella scelta dei supporti tecnologici.